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okt

colonialismo linguistico

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okt

Leggo sempre più spesso, anche in questo forum, il verbo aiutare seguito dalla preposizione con, ad esempio: mi potete aiutare con l'identificazione...
E' chiaramente uno dei troppi anglicismi (to help with) che affliggono la nostra povera lingua. Perché non usare l'italiano e dire: mi potete aiutare a identificare ?

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littleEvil

Ciao @okt, che sia sbagliato non c'è dubbio, ma non  so se è un anglicismo, forse è dialettale (?).

Anche in italiano si usa "Aiutare con..." in frasi tipo

Aiutarsi con le mani per prendere qualcosa

Aiutarsi con la scala per appendere qualcosa

Etc.

Non cerchiamo sempre un nemico ovunque...

Servus 

njk 

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Arka

Nel caso citato da @littleEvil con presuppone il mezzo tramite il quale ci si deve aiutare. Nel caso citato da @okt l'identificazione non è il mezzo quindi con è un errore.

Arka

Diligite iustitiam

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apollonia

Aiutare è un verbo che regge la forma “a + infinito”: aiutare qualcuno a fare qualcosa (Posso aiutarti a portare la valigia?).

Seguito dalla preposizione con, può indicare il mezzo/strumento con cui si aiuta (aiutare con i propri mezzi/col martello) o ci si aiuta (aiutarsi con le mani) oppure il modo di aiutare (aiutare con generosità).

Quindi aiutare a identificare (o all’identificazione di) ci sta, ma aiutare con l'identificazione di è un accostamento orrendo.

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littleEvil

Cia a tutti, ciao  @apollonia, @Arka

occhei... fino ad ora stiamo dicendo tutti la stessa cosa.

5 ore fa, littleEvil dice:

Ciao @okt, che sia sbagliato non c'è dubbio, ma non  so se è un anglicismo, forse è dialettale (?).

La questione che io ho posto prima era: è questo colonialismo linguistico o no?

L'errore secondo me non è importato, ma deriva da un uso scorretto di una forma italica.

Bye,

njk

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Arka

Tipo: Scendi il cane... 

Arka

Diligite iustitiam

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littleEvil
17 minuti fa, Arka dice:

Tipo: Scendi il cane...

si può fare di meglio... ;)

Qui il famoso: "Adesso scendo il cane che lo piscio..."

 

Ciao, a dopo:

Adesso vado ad allarmare la porta!

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Servus,

Njk

Edited by littleEvil

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nikita_
Supporter

Scendi il cane :D

 

Edited by nikita_
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okt
1 ora fa, littleEvil dice:

Cia a tutti, ciao  @apollonia, @Arka

occhei... fino ad ora stiamo dicendo tutti la stessa cosa.

La questione che io ho posto prima era: è questo colonialismo linguistico o no?

L'errore secondo me non è importato, ma deriva da un uso scorretto di una forma italica.

Bye,

njk

Anche se questo non fosse un anglicismo, come credo sia, se ne sentono tuttavia moltissimi altri; l'ultimo, che sta imperversando in radio e tv, è la politica domestica (per politica interna): orrendo!.

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littleEvil
59 minuti fa, okt dice:

politica domestica

direi questo è un boomerang che sta tornando a ... casa! :)

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apollonia

Quindi, a parere dell'Accademia della Crusca, «Scendi il cane» si può dire in ambito colloquiale (ma non scrivere).

La frase evoca una situazione di ambito domestico, spesso caratterizzato da rapidità di linguaggio, e ammette la deroga grammaticale nella lingua parlata ma non scritta.

Con buona pace dell’inglese «Get the dog down».

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mariov60

Alcuni inglesismi ormai largamente utilizzati sono: "settimana prossima" senza l'articolo... da next week; tipo "ci vediamo settimana prossima"... oppure i complementi di  luogo "lavoro in Milano" anzichè "lavoro a Milano" o di moto a luogo... etc.etc.

Ma parlare di colonialismo linguistico mi pare fuorviante... noi soffriamo di una vera e propria tendenza all'auto contaminazione linguistica e culturale, ben veicolata da giornalisti e personaggi pubblici che per snobismo (ops! un inglesismo...ci sono caduto anch'io) preferiscono termini inglesi anche quando esistono prefette descrizioni in italiano...

Avete mai partecipato ad un incontro di settori commerciali e/o forze vendita per una qualunque categoria di prodotto?... anche quando si parla di Parmigiano-Reggiano o di Zampone di Modena bisogna portarsi un vocabolario "inglese/commercialese-italiano"

Mario

 

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lorluke
Supporter
1 minuto fa, mariov60 dice:

noi soffriamo di una vera e propria tendenza all'auto contaminazione linguistica e culturale, ben veicolata da giornalisti e personaggi pubblici che per snobismo (ops! un inglesismo...ci sono caduto anch'io) preferiscono termini inglesi anche quando esistono prefette descrizioni in italiano...

Credo che tu abbia colto nel segno. Mi sembra che in molte altre nazioni ci sia un po' più di amor proprio e attenzione nella tutela della propria lingua natia. Qui in Italia, invece, se non condisci il tutto con termini inglesi (o di ispirazione inglese) non sei figo.  

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Adelchi66

Non è legata al linguaggio ma la pratica di prendersi vicendevolmente i pollici invece di stringersi la mano  quando ci si incontra mi fa vomitare... 

 

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okt
2 ore fa, mariov60 dice:

Ma parlare di colonialismo linguistico mi pare fuorviante...

Se fosse limitato alla lingua sarebbe difficile parlare di colonialismo ma non è così: siamo stati influenzati in moltissimi campi, dall'abbigliamento (odio i jeans) all'aperitivo, dalla taglia delle automobili alle canzoni (la maggior parte dei brani che si sentono alla radio sono in inglese-nordamericano), dalla didattica alle scelte economiche...
Ma, per non rischiare di sfiorare argomenti politici parlando di neo colonialismo, mi fermo qui!

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apollonia

Amo la lingua italiana, cerco di difenderla dall’uso errato in tutti i sensi come capita spesso anche sul forum e dall’abuso dei forestierismi. A tal proposito faccio notare che alcuni termini e locuzioni sono entrati nella nostra lingua nella forma plurale (jeans, avances, mass media), ma la grande maggioranza dei forestierismi che entrano a far parte dell’italiano mantengono invariata al plurale la forma con la quale sono entrati. Infatti la parola che entra nella nostra lingua deve seguire le nostre regole per la formazione del plurale e non quelle della lingua da cui proviene. Quindi si dice e si scrive fan, follower, alt tag, link, chef, brioche, film, computer, blitz, referendum, sport, ecc. anche quando questi termini sono riferiti al plurale.

A proposito dei termini inglesi inseriti in un testo italiano, si legge in http://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/domande_e_risposte/grammatica/grammatica_391.html

Anni fa Renzo Arbore, rifacendo il verso a chi, per malinteso snobismo o per ingenua faciloneria, pronunciava filmsbarspulloverssports, sibilava in modo strafottente quella innaturale (per la morfologia italiana) esse finale. Terminato il sorriso al ricordo della divertente presa in giro, consigliamo seriamente di resistere alla tentazione di volgere al plurale... inglese parole che, pur provenendo da quella lingua, vanno accettate, una volta che sono entrate nella nostra, come elementi particolari, congelati nella loro essenza irriducibile alle strutture morfologiche di base del sistema flessivo nominale dell'italiano. Perciò diremo i bari filmgli sporti pulloveri bitle top modeli top player e così via.

 

Eppure ricordo d’aver letto anni fa, in vari interventi sul forum, termini come forums, curriculums e altre oscenità del genere, mutuate dal colonialismo d'oltreoceano.

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ART

Questo è un argomento molto delicato, perchè se è vero che spesso alcuni termini inglese vengono usati senza che ce ne sia una reale necessità (io ad esempio non sopporto l'uso di intelligence al posto di spionaggio) è anche vero che di questa situazione approfittano sempre i nazionalisti - cosiddetti "sovranisti" - per campagne di altrettanto idiota autarchia linguistica assoluta. L'inglese è un idioma europeo e le lingue variano nei secoli arricchendosi di nuove forme e nuovi termini dirivati anche da altre, è una cosa normale. Del resto io non sopporto anche la tendenza diffusa a usare strani modi di dire tutti in italiano al posto di quelli corretti (come il parlare di "governatore di X" al posto di "presidente della regione X", di "tomtom" al posto di "ricevitore GPS" o di "sovranismo" al posto di "nazionalismo") e anche le derivazioni dialettali (come il dire dalle mie parti "cosa costa" invece di "quanto costa").

Edited by ART

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Tm_NPZ

Pure io non amo particolarmente questi barbarismi linguistici; un conto è utilizzarli quando non esistono altre parole equivalenti nella nostra lingua, un altro è quando i termini esistono ma non si vogliono utilizzare per apparire retrogradi... ricordiamoci che comunque la lingua inglese (utilizzata prevalentemente a tale scopo) non è di certo la più recente al mondo! :P Ha il solo vantaggio di essere pratica e molto parlata.
Personalmente, a me è successo di sentire un commesso dirmi: "Gli sconti li applichiamo solo se viene acquistato un articolo di baby food"... che senso ha?! Dire "alimentazione o alimentari per bambini" è da età della pietra?! Tra l'altro, suona malissimo e quasi forzato! :P La stessa cosa per gli "animali domestici", chiamati sempre più spesso pet.
Altro termine è il verbo "realizzare"; a causa del "doppiaggese" (cioè, il linguaggio dei prodotti audiovisivi dell'estero doppiati in italiano) viene spesso usato al posto del verbo accorgersi: es. solamente dopo l'acquisto ho realizzato che quella moneta già la possedevo. Sono molte le traduzioni non corrette che vengono poi recepite dalla lingua italiana, effettuate per mantenere una sincronia con il labiale dei personaggi doppiati. Provo molta irritazione nel sentire quelle parole :P
Altra cosa per me odiosa, ma che non penso provenga dall'estero, è il nominare al singolare un qualcosa che per sua natura è in coppia: es. quel pantalone è ottimo con quella scarpa (una solamente? :D ) e usare "piuttosto che" invece di "oppure".
Io la penso così :)

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apollonia

Un altro aspetto da considerare è la pronuncia dei termini inglesi adottati dalla nostra lingua nell’uso parlato. È istruttiva a tale scopo la lettera scritta qualche anno fa da Giuseppe Trovato a Beppe Severgnini sul Corriere della Sera riguardante la corretta pronuncia di “privacy”.

Caro Beppe, giovedì scorso ti ho rivisto su uno di quei funzionali zatteroni coperti della Darsena di Milano per un incontro incentrato sulla bergamasca Valle Seriana, dove nella tua adolescenza eri solito trascorrere le vacanze con la famiglia. Stavi leggendo ad alta voce un brano di un tuo libro, denso di ricordi di quegli anni, di quei luoghi e delle abitudini di allora. Il libro l'avevo già letto e quindi la mia attenzione era a un livello un po' superficiale; così a un certo punto, nel fluire discorsivo, ho potuto cogliere (favorevolmente), più che il contenuto di una frase, la pronuncia di una parola in essa contenuta: "privacy" (con la "i", proprio come lo è anche in italiano). Al termine dell'incontro mi sono avvicinato per ringraziarti per quel "privacy" (con la "i"): compiaciuto della mia attenzione anche formale, mi hai così confermato di solitamente pronunciare quella spesso abusata parola nella corretta pronuncia inglese. Mi sono allora venute alla mente le espressioni di compatimento dei miei interlocutori quando anch'io pronunzio quella parola all'inglese e non "all'italiana" (vale a dire paradossalmente "praivacy", come avviene anche nella storpiata pronuncia americana). Dopotutto, anche quando si parla o si chiacchiera, è bene essere consapevoli che "privacy" (con la "i") ha una radice latina, e mi sembra anche per questo motivo essere opportuno usare la versione "priva" della "a" prima (anche qui non "praima"!) della "i". Insomma, quando non vogliamo proprio usare i corrispettivi termini italiani (in questo caso, per esempio, "riservatezza"), cerchiamo almeno di utilizzare quelli alternativi stranieri nella loro versione originaria più corretta (ricordiamoci tra l'altro che un vero inglese di solito inorridisce quando sente dire "praivacy"). La questione non è soltanto formale, trattandosi di un argomento generale che riflette la nostra non completa consapevolezza nel parlare corrente e purtroppo, similmente, anche nell’agire quotidiano. Cordiali saluti,

Giuseppe Trovato

Da http://italians.corriere.it/2015/10/19/la-corretta-pronuncia-di-privacy/

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ART

Tutto bene, basta che alla fine ognuno rimanga libero di esprimersi come ritiene opportuno, anche perchè la faccenda non si limita solo all'inglese. Se voglio usare "hotel" al posto di "albergo", perchè mi gira così, a nessuno deve saltare in testa di venire a rompermi i c... (mi riferisco all'ambito politico).

In fondo è sempre di nostre lingue, di lingue lingue europee, che parliamo.

Edited by ART

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apollonia

Tengo a precisare a scanso di equivoci che il passo della lettera a Severgnini che volevo porre in risalto è quello che segue qui sotto in neretto, dopo la conferma di Beppe della corretta pronuncia inglese "privacy" (con la "i").

Mi sono allora venute alla mente le espressioni di compatimento dei miei interlocutori quando anch'io pronunzio quella parola all'inglese e non "all'italiana" (vale a dire paradossalmente "praivacy", come avviene anche nella storpiata pronuncia americana).

Per dire che personalmente non vado a rompere i c… a chi dice “praivacy”, ma nemmeno accetto che qualcuno venga a romperli a me (magari con aria di compatimento!) se dicessi “privacy”.

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ART
8 ore fa, apollonia dice:

Per dire che personalmente non vado a rompere i c… a chi dice “praivacy”, ma nemmeno accetto che qualcuno venga a romperli a me (magari con aria di compatimento!) se dicessi “privacy”.

Su questo concordo, anche perchè in errore sarebbe lo stesso lui (il mio precendente post era in generale, non rivolto a te).

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apollonia
2 ore fa, ART dice:

Su questo concordo, anche perchè in errore sarebbe lo stesso lui (il mio precendente post era in generale, non rivolto a te).

Guarda che non avevo mai pensato che lo fosse. Anche il mio chiarimento era in generale.

apollonia

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littleEvil

Ciao a tutti!

Oggi ho pensato a voi, quando su radio due ho sentito il termine "impicciamento" riferito al presidente americano. Credo - o spero - che i conduttori abbiano abbastanza senso dello humour 😁 per usare questa creazione.

Bye

Njk 

 

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