dabbene Inviato 16 Settembre, 2020 #101 Inviato 16 Settembre, 2020 Complimenti, gran bella storia e narrazione, qui poi oltre alle monete arriviamo anche alle aggregazioni numismatiche, fai bene a tenere vivo su questo forum questo ambito di racconti e storie numismatiche, ci vuole oggi più che mai ... 2 Cita
Sirlad Inviato 16 Settembre, 2020 #102 Inviato 16 Settembre, 2020 2 ore fa, dabbene dice: Complimenti, gran bella storia e narrazione, qui poi oltre alle monete arriviamo anche alle aggregazioni numismatiche, fai bene a tenere vivo su questo forum questo ambito di racconti e storie numismatiche, ci vuole oggi più che mai ... Concordo in toto con te, hai pronunciato una parola magica “aggregazione”, la numismatica deve essere passione, aggregazione, deve essere attrattiva per i giovani e non divisiva... Tu @dabbene sei un grande divulgatore, ti rinnovo i miei complimenti per tutto quello che fai per la numismatica, grazie. 2 Cita
giuseppe ballauri Inviato 16 Settembre, 2020 Autore #103 Inviato 16 Settembre, 2020 Ciao @dabbenee @Sirlad, sono pienamente d'accordo con Voi. Stiamo vivendo un momento terribile, eppure sembra di assistere all'Orchestra del Titanic che continuò a suonare fino a quando la nave si inabissò. E' un pò triste assistere a quello che considero un'avvilimento della moneta. Non voglio sempre dire le stesse cose, ma ormai la Numismatica ha preso una brutta piega: i nostri amati tondelli se non sono in FDC e se non hanno un potenziale valore, sono poco considerati. Eppure la "passione per le monete" ( come si diceva una volta), dovrebbe appunto essere passione, studio, amore per la storia e soprattutto ricordi. Rispetto tutte le idee, ma se non si ha ben presente questo, tanto vale comperarsi un Rolex e sfoggiarlo alla Prima de La Scala. Ciao Beppe, 2 Cita
dabbene Inviato 16 Settembre, 2020 #104 Inviato 16 Settembre, 2020 La passione e’ indubbiamente il motore e le passioni vanno anche giustamente raccontate come sta facendo molto bene @giuseppe ballauri, ma e’ anche bello condividerle nelle aggregazioni e non essere collezionisti solitari. A proposito di aggregazioni l’editoriale del prossimo Gazzettino che ho già preparato avrà come titolo “ Aggregazioni numismatiche” riferite al momento difficile in cui viviamo e alla doppia modalità virtuale e quella reale. 1 Cita
ART Inviato 19 Settembre, 2020 #105 Inviato 19 Settembre, 2020 Il 16/9/2020 alle 23:20, dabbene dice: collezionisti solitari. Presente. Il 16/9/2020 alle 14:26, giuseppe ballauri dice: ma ormai la Numismatica ha preso una brutta piega: i nostri amati tondelli se non sono in FDC e se non hanno un potenziale valore, sono poco considerati. Senza contare la battaglia contro il contante che a me sembra stia diventando più simile a una caccia alle streghe. Cita
Questo è un post popolare Stilicho Inviato 12 Novembre, 2020 Questo è un post popolare #106 Inviato 12 Novembre, 2020 (modificato) Dopo un lungo silenzio, forse anche grazie al blocco forzato a casa, ho deciso di scrivere di nuovo. E’ una storia che parte da un vero ritrovamento, ma che poi si dipana tra racconto, ricordo e fantasia. Buona lettura (spero). 10 LIRE Era marzo e si era nel pieno del blocco dovuto a questa maledetta epidemia. Piuttosto stanco dopo una lunga giornata di lavoro, dopo aver parcheggiato l’auto nel viale sotto casa, in un silenzio surreale mi avviai verso il mio portone. All’improvviso, mentre infilavo le chiavi nella toppa, la mia attenzione fu attirata da un piccolo oggetto tondo e chiaro posto proprio davanti alla soglia. Con movimento un po' impacciato a causa della grossa borsa da lavoro che portavo a tracolla, mi chinai e lo raccolsi. Quale stupore! Si trattava di un 10 lire spiga del 1984. Ma cosa ci faceva là, davanti a casa mia, una moneta da 10 lire? Chi poteva averla persa? In quei giorni vuoti, poi? Magari un vecchio nostalgico che l’ aveva nel borsellino. O magari qualcuno che la teneva in tasca come porta-fortuna. O forse qualche bambino che la usava come gioco…..Certo la cosa era strana, considerato che in quei giorni tutte le attività erano chiuse e la gente in giro pochissima. E se fosse stato un segno del destino? Chiunque l’avesse persa, l’aveva lasciata lì in bella vista per me. Possibile? Dopo uno sguardo sommario e se vogliamo anche un po' distratto (10 lire……erano sempre e solo 10 lire….ci ero passato…) misi la moneta nella tasca dei pantaloni con un movimento rapido e distratto e salii le scale. Entrato in casa, come d’abitudine, mi fermai salutare mia moglie; le chiesi come era andata la giornata, come stavano le ragazze. La solita routine, pensai. La routine…la rovina delle nostre vite…. Avevo sempre cercato di evitarla, ma inevitabilmente ci cadevo dentro….Come e’ difficile vivere, pensai. Come sono difficili e impegnative le relazioni umane….ci voleva anche questo maledetto virus….. Quindi mi recai in camera per mettermi comodo; una bella doccia, tuta, divanone e via! Ma ecco che, nello sfilare i pantaloni, sentiii un tintinnio ovattato sul pavimento; mi girai e vidi lei, bella , adamantina, che spiccava argentea sul legno nodoso. La 10 lire! L’avevo proprio dimenticata! La ripresi in mano e la guardai con attenzione, ora. Era ancora in buono stato, qualche riga e qualche macchia, ma nessuna ammaccatura. Tenerla in mano mi diede una bella sensazione di leggerezza, di freschezza, forse anche di spensieratezza. Era da tantissimo tempo che non toccavo una vecchia 10 lire. Gli anni passano e dimentichiamo facilmente, purtroppo….. Ma poi, del resto, già molto tempo prima di passare all’euro, le 10 lire erano state snobbate (proprio come i centesimini di oggi), nessuno le voleva. Ricordo bene quegli anni: quando me le trovavo tra le mani, arrivato a casa, me ne liberavo velocemente mettendole in una piccola ciotola che tenevo vicino al telefono fisso che ancora campeggiava su una mensola della sala da pranzo. Dunque, per la prima volta (credo) mi soffermai a guardarne le fattezze. La moneta mi colpì per la sua semplicità. Sul dritto due belle spighe rigogliose, sul rovescio un aratro. Immagini georgiche che mi portarono alla mente ampie distese di campi gialli sotto il sole azzurro, ondeggianti su un terreno ricoperto di terra grassa e fertile che non poneva alcun ostacolo al lavoro dell’uomo. Ricordai quando ero piccolo, la terra dei nonni, le tante corse nei campi, i giochi spensierati, le lunghe giornate che non finivano mai, il pane e salame all’ombra degli alberi e qualche timido assaggio di vino, di quello buono della vigna…. Girai e rigirai la moneta. Poi la mia attenzione cadde sulla data. 1984….. Avevo 17 anni. Ero uno studente del liceo classico, allora…Mentre pensavo, all’improvviso sentii un tuffo al cuore, una sorta di ansia che non era ansia, una sorta di fremito che non era un fremito. Era una sensazione che conoscevo bene. Il ricordo corse alla mia compagna di classe di allora, Emma. Il mio primo vero amore. Lei mi piaceva: era semplice, molto intelligente, una delle migliori della classe, sobria nel vestire, da portamento elegante e pulito. Io, invece… ero io: non certo un adone, non particolarmente appariscente, studioso, dal buon rendimento scolastico, ma piuttosto anonimo, oltre che molto timido. Con le donne ero sempre stato imbranato. Non sapevo mai come muovermi e questo non giocava mai a mio favore, come e’ facilmente intuibile. E anche con lei fu così. Un lungo approccio impacciato che durò tutta la primavera e l’inizio dell’estate. Ad un certo momento mi sembrò che anche lei fosse interessata a me, e non poco. Ma poi la scuola finì e per me fu il dramma. Non ci saremmo rivisti per mesi. Lei mi scrisse. Mi fece capire molto. Io risposi, ma stupidamente non colsi che fosse arrivato il momento giusto. Non so perché accadde, ancora me lo domando. Poi la lontananza fece il resto. Al rientro a scuola niente fu più come prima. Dopo poco, lei si mise con un altro. Era finito tutto. Da allora, nonostante gli anni, sento ancora quell’ansia che non e’ ansia, quel fremito che non e’ un fremito, ogni volta che il ricordo di lei solo mi sfiori la mente. Proprio come ora con quel 1984 impresso su una stupida moneta da 10 lire. Ah, se almeno l'avessi baciata! Ecco la 10 lire. Scusate le foto, sono negato. Buona serata da Stilicho Modificato 12 Novembre, 2020 da Stilicho Tolta una parola ripetuta 10 Cita
Litra68 Inviato 3 Dicembre, 2020 #107 Inviato 3 Dicembre, 2020 Buonasera a tutti, è sempre un piacere rileggere i post di questa bellissima discussione e di cui ringrazio @giuseppe ballauri per averla creata. Ne approfitto per riportare il racconto di una mia monetina, moneta che è da tanti anni che accompagna il mio percorso Numismatico, con vera pazienza direi, perché la tengo sempre in movimento da una casella all'altra e da un vassoio all'altro, è quasi l'unica moneta estera che ho in vassoio tra le Napoletane, devo dire che si trova a suo agio, da gran signora con tutti i suoi 123 anni. ? Poco fa la guardavo, le parlavo addirittura, mi chiedevo e le ho chiesto, ma Lei Gentilissima Madam quale è la sua storia, cosa ha visto, cosa ricorda, cosa le piacerebbe raccontarmi? Mi ha fatto cenno di avvicinarla al mio orecchio, e quasi bisbigliando mi ha detto di chiamarsi Cerere e che al momento mi avrebbe raccontato un fatto di quando era bambina quasi in fasce. ? Ha aggiunto, è il racconto di un avvenimento triste ma che va ricordato. '' Il Bazar de la Charité'' Il Bazar de la Charité fu un evento di beneficenza, organizzato dall'aristocrazia cattolica francese a Parigi e creato da Harry Blount nel 1885. È conosciuto soprattutto per l'incendio del 1897, nel quale persero la vita 126 persone, di cui ben 118 donne; molte appartenevano all'aristocrazia e tra di esse la più famosa fu Sua Altezza Reale, la duchessa di Alençon, nata Sofia Carlotta di Baviera, sorella della celebre Sissi, imperatrice d'Austria e regina d'Ungheria. Il Bazar de la Charité si svolgeva ogni anno in luoghi diversi grazie a un consorzio di organizzazioni di beneficenza che condividevano l'affitto e le tasse, riducendo così i costi e favorendo l'afflusso di potenziali acquirenti. Nel 1897 il Bazar si tenne in un grande capannone di legno, di 80 metri per 13, a rue Jean-Goujon 17, nell'ottavo arrondissement di Parigi. All'interno di questo capannone fu costruita una strada in stile medievale con legno, cartone, stoffa e cartapesta. Le uscite non vennero adeguatamente contrassegnate. Questi fatti contribuirono notevolmente al disastro. Una delle attrazioni di questo Bazar era una stanza dove si potevano ammirare le immagini in movimento proiettate con la tecnologia messa a punto dai fratelli Lumière. Il pomeriggio del 4 maggio, il secondo dei previsti quattro giorni di bazar, le attrezzature del proiezionista (che utilizzava un sistema a base di etere e di ossigeno anziché di energia elettrica) presero fuoco. Il conseguente incendio e il panico della folla causarono la morte di 126 persone. Oltre 200 persone rimasero ferite. Il disastro ebbe risonanza a livello nazionale e internazionale. Alcuni dei visitatori, in fuga attraverso il cortile, furono salvati dalla cuoca e dalla direttrice dell'Hotel du Palais, M. Gauméry e Madame Roche-Sautier rispettivamente, che li aiutarono a sfuggire al fuoco attraverso le finestre della cucina del palazzo adiacente. L'identificazione dei resti carbonizzati mediante metodi dentali costituisce una pietra miliare nella storia dell'odontoiatria forense. Dopo la terribile catastrofe del Bazar de la Charitè furono tenute orazioni funebri e discorsi da parte di Frate Marie-Joseph Ollivier (1835-1910), domenicano, predicatore, storico e biografo. Dopo i suoi discorsi a Notre Dame del 1897, egli dovette dimettersi poiché i suoi discorsi furono interpretati come une attacco contro il governo di allora. Ollivier si ritirò in Belgio. Saluti e al prossimo racconto Alberto 6 Cita
Questo è un post popolare giuseppe ballauri Inviato 7 Dicembre, 2020 Autore Questo è un post popolare #108 Inviato 7 Dicembre, 2020 BASTIAN CONTRARIO Che fine aveva fatto mio padre Cesco, fu Giuseppe? Quel mattino era un Mercoledì di inizio Novembre ed il Mercoledì nella nostra cittadina di provincia è un gran giorno. Fin dalle prime ore del mattino, quando tutto è avvolto nelle brume di un incipiente inverno ed ancora non albeggia, si sentono rumori metallici, grida, l'ansimare dei motori asmatici di vecchi furgoncini e l'inconfondibile profumo delle caldarroste. Allora ti tiri giù dal letto, sbadigli, smoccoli qualche improperio rivolto ai profanatori del sonno altrui, e piano piano, perchè l'aria è fredda e foriera dei primi raffreddori, apri una finestra e capisci da una sommaria occhiata che è giorno di Mercato. Come tutti i Mercoledì mio padre si alzava presto, apriva la serranda della Tabaccheria e con un foglio in mano svolazzante salutava mia mamma: “ Ohh, io vado, ci vediamo alle 11 !”. Era ormai diventato una sorta di rituale: il foglio in mano era la “distinta” dei Tabacchi da consegnare ad un vecchio arcigno ed incartapecorito come i faldoni di scartoffie accumulate negli anni sulla sua scrivania. Un saluto, un cenno del capo, due bolli per vidimare e mio padre impaziente che non vedeva l'ora di fuggire da quell'ufficio pieno di polvere e di ragnatele. Chiusa alle sue spalle la porta cigolante, si sentiva felice perchè ormai aveva tutta la mattinata da dedicare a se stesso. Una bella passeggiata sotto i portici di Via Roma, un'occhiata alla merce esposta dalle bancarelle, una sensazione olfattiva di tessuti, di scarpe ben lucidate, di prodotti dell'orto e poi, rilassato, una capatina da “Barberino” proprietario del più bel Caffè della zona. Qui si sentiva a proprio agio, e seduto su una poltrona di cuoio bordeaux, cominciava con gli sfottò nei confronti del proprietario che era un numismatico eternamente dilettante. Nel frattempo arrivavano gli altri appassionati di monete e tra un tondello, una battuta e qualche tentativo di scambio, il tempo correva veloce. Puntuale come un orologio svizzero, mio padre alle 10.45 salutava tutti e con passo veloce ritornava a casa per dare il cambio in negozio alla mamma che doveva badare ai fornelli ed alla casa. Quel giorno non fu così. Era ormai quasi mezzogiorno e lui non si vedeva. Venni mandato alla ricerca del “disperso”. Quasi correndo, passai tra i banconi un paio di volte, ma niente. Scoraggiato, mi apprestavo a ritornare a casa, quando la mia attenzione venne destata da voci altisonanti, quasi delle grida, che provenivano dai portici vicino alla Cattedrale. Era lui, che stava discutendo animatamente con una persona che sembrava quasi un mendicante. Mi avvicinai per vedere se per caso fosse successo qualcosa e subito si creò il silenzio. La persona che parlava accoratamente con mio padre, mi fece quasi un inchino dicendomi: “ Ah questo è il Dottorino, felice di conoscerla! Mi presento sono Bastiano per chi mi vuole bene, per chi trova da ridire “Bastianass” ( Bastianaccio ), o “Bastian Contrario” per i più eruditi. Io e Cesco abbiamo avuto qualche scambio di vedute su una Banconota, ma... io sono sempre a disposizione! “ Non avevo mai visto una persona così contraddittoria: vestito con un pastrano militare decorato, invece che con medaglie, con chiazze di unto di ogni tipo e colore, scarponi da montagna lisi e sporchi ed un olezzo di capra e selvaggina che si sentiva a distanza. Eppure i modi erano signorili, l'eloquio fluente e forbito. Mio padre mi strappò a queste considerazioni prendendomi bruscamente per un braccio ed a passo di carica, mi costrinse ad andare a casa. Ad un certo punto si piantò in mezzo ai portici, si rivolse a me con occhi quasi spiritati: “ I Buoi !!! Ne ha 4 di Buoi!!! E non ne vende nessuno perchè sono un ricordo!!!” Pensai che fosse andato fuori di senno, avesse preso uno strano morbo, o nella migliore delle ipotesi, avesse cominciato ad allevare bestiame. Quando era così, la cosa migliore da fare era tacere...tra mezz'ora si sarebbe calmato. Infatti nel pomeriggio mi spiegò che Bastiano aveva una collezione strepitosa di Banconote che nessuno sapeva come avesse fatto a mettere assieme. I buoi erano il “50 Lire Buoi” una delle banconote più rare ed ambite dai collezionisti. Nessuno conosceva la storia di Bastiano, perchè era una persona selvatica e strana, eppure aveva modi che denotavano una cultura ed un'appartenenza diversa da quello che sembrava. A questo punto, a chi chiedere qualcosa, se non a Ciccì il Barbiere che recepiva le più recondite confidenze della popolazione? Detto, fatto. Lo scampanellìo della porta della Barberia annunciò a Ciccì i soliti clienti, in questo caso io e mio padre che sbottò subito: “Ma lo conosci Bastiano? “ Ciccì indicò il cliente sulla sedia, portandosi l'indice sul naso...era il Maresciallo della GdF. Finito il servizio al Maresciallo, Ciccì che era molto pettegolo, chiuse la porta: “ Cesco ma non sai la grande storia? Bastiano è il figlio del Marchese di San M*** , questo era un donnaiolo impenitente ed i Signori avevano a servizio una ragazza che era “nù Babbà “. Il Marchese, sai la carne è debole... da questa povera ragazza ebbe un figlio!” ( Pausa di effetto ) “ Siii proprio lui...Bastiano ! Poi la fine della storia è triste e lasciamo stare...” Ciccì era un grande commediante, voleva sentire la platea sbavare, vedere gli occhi fissi ed in trepida attesa. Si schiarì la voce: “... mamma e figlio furono reclusi per molti anni in un Istituto di suore, Bastiano ebbe una buona istruzione ed alla fine conobbe chi era il padre”. Ciccì prese un mozzicone di Antico Toscano e dopo qualche tiro, fu avvolto da una nube biancastra. Da questa specie di fantasma uscirono delle parole alternate a colpi di tosse: “Bastiano ebbe coraggio, si presentò davanti ai Marchesi che rimasero allibiti. Con uno sguardo pieno di odio, la Madama Marchesa prese una manciata di banconote e le sbattè in faccia al figliastro. Senza scomporsi, Bastiano le raccolse ad una a una, salutò e girò i tacchi”. “ Umm che brutta storia!” esclamò mio padre e fece per andarsene. “ Ehh...non è mica finita! Bastiano si comperò un rudere vicino alla Villa signorile dei Marchesi, cominciò ad allevare bestiame che appestava tutte le zone vicine, soprattutto la loro Villa. Ma per lui, la più bella soddisfazione era aspettare sul ciglio della strada i Marchesi che, in calesse, andavano a Messa. Faceva un profondo inchino e li salutava sventolando una manciata di Banconote! Hai capito Cesco da dove arriva questa passione ?” Dopo qualche tempo ricevetti una telefonata inaspettata. Era Bastiano che, tra un colpo di tosse ed uno sternuto, mi chiedeva se lo potevo andare a visitare. La casa era proprio un rudere, la strada fangosa e tutto attorno era avvolto da una puzza insopportabile. Con modi gentili mi fece accomodare nella stanza che usava come cucina, salotto e, dal divano sfondato, presumevo anche da camera da letto. Fui colpito dalla vista di un'enorme scaffalatura che teneva tutta una parete, ricolma all'inverosimile da libri e vecchie riviste. “Quella è la mia passione, leggo di tutto e sa da dove arrivano?..Dai cassonetti dell'immondizia! Bisogna sempre guardare nei cassonetti, la gente butta via cose incredibili!” Dopo averlo visitato e prescritto i farmaci, non vedevo l'ora di ritornare a casa a fare una bella doccia, ma sull'uscio Bastiano mi disse: “Dottore, non posso pagarla, ma le faccio vedere una cosa”. Entrò in un'altra stanza e lo sentii trafficare per qualche minuto, poi si presentò con un libro e cominciò a sfogliarlo delicatamente. “Eccolo qui !” I miei occhi si illuminarono quando vidi l'oggetto del desiderio di mio padre, il mitico 50 Lire Buoi. Bastiano cominciò a dire “ Decreto numero...del...firme...rarissimo e poi sembra stampato ieri! Dottore, le prometto che la prossima volta che viene qui glielo regalo, perchè è una brava persona, equilibrata e comprensiva...non come quel testone di suo padre..oh mi perdoni non dovevo dirlo!” e scoppiammo in una risata. Purtroppo non ci fu una prossima volta. Non lo vidi più. Ciccì affermò che era passato a miglior vita improvvisamente, trovato riverso sul pavimento dopo qualche giorno, grazie al fatto che gli animali senza cibo sembravano impazziti. Mi venne in mente la sua vita “al contrario”, il “Buoi” e la sua grande raccolta di banconote conservate tra le pagine dei libri. L'angoscia mi assalì, pensando che qualcuno sicuramente li aveva buttati nei cassonetti dei rifiuti. I n questo caso era stato profetico, nei cassonetti si trova di tutto, ma non ci sarebbe stato un altro Bastiano pronto a recuperarli. Per approfondimenti sul 50 Lire “Buoi”: https://www.ilgiornaledellanumismatica.it/laffascinante-storia-delle-50-lire-buoi-ambasciatrici-filigrana-dellarte-italiana/ Immagine tratta da: F. Gavello - Cartamoneta Italiana – Ed. Montenegro Saluti a Tutti, Beppe 14 1 Cita
DOGE82 Inviato 7 Dicembre, 2020 #109 Inviato 7 Dicembre, 2020 Buonasera! Bellissima storia come sempre!! Saluti! 1 Cita
Stilicho Inviato 4 Luglio, 2021 #110 Inviato 4 Luglio, 2021 Il mio contributo a "La moneta racconta" e' una discussione che ho aperto poco tempo fa nella sezione "romane imperiali" e si intitola OLD-FASHIONED LOVER SALONINA. Spero vi piaccia. Buona serata da Stilicho Old-fashioned lover Salonina - Monete Romane Imperiali - Lamoneta.it - Numismatica, monete, collezionismo 1 Cita
Questo è un post popolare Litra68 Inviato 18 Maggio, 2022 Questo è un post popolare #111 Inviato 18 Maggio, 2022 Buonasera a tutti, ogni moneta racconta la sua storia, basta saperla ascoltare, darsi il tempo necessario per ascoltare cosa ha da dire. La protagonista di questo racconto oltre ad avere tanto da raccontare ha fatto in modo di attirare la mia attenzione in un modo particolare. Era un sabato pomeriggio dello scorso mese, mi dilettavo a fare degli spostamenti di vecchi mobili dei suoceri da una stanza ad un altra per liberare spazio per consentire dei lavori di manutenzione. La mia attenzione è stata catturata da due picvole scatole di latta, per istinto le ho scosse a mo' di sonaglino, immaginate la mia gioia nel sentire un piacevole rumore di ferraglia, di spiccioli. Ho aperto le due scatoline per vedere cosa vi fosse, in una dei ciondoli di bigiotteria, ma nell' altra, una scatola circolare, tipo quelle per la cipria di un tempo, che presentava due cassettini, tipo mezzaluna, che si aprivano di lato, meraviglia...tante monete, nel primo le 100 lire, 200 lire , 20 lire repubblica , nel secondo, monete di Vittorio Emanuele, Umberto I e grandissima sorpresa..un bel monetone scuro, un 10 Tornesi di Ferdinando II, effigie adulta, uniche cose leggibili, il Busto, la corona e il valore, la data sparita del tutto. Ho esclamato prendendola e tenendola in mano...ma tu che ci fai qua? Mi ha risposto, tu cosa ci fai? Io vivo in questa casa da prima che arrivassi tu. Come sei finito in quella scatola? Sono curioso. La curiosità fa bene! Io ero fresco di zecca , conobbi la luce moltissimi anni fa, quanto gli anni sulle monete iniziavano con 18... però vivevo nella provincia di Salerno, non lontano da Napoli dove sono nato, allora si chiamava Regno Delle Due Sicilie. A Salerno giravo tra il cassetto di un negozio alla borsa di una Signora, dal Borsellino alle mani di un ragazzo, un bel andare e venire, cambiavo spesso di mano insieme ai mie fratelli più piccoli. Ho perso il conto dei giri, le cadute che ho fatto, le ammaccature, che fanno di me una Moneta Vissuta. Ho perso le cifre della data ma non so neppure io come sia successo, sicuramente un po alla volta. Ricordo le mani di un Bambino che mi tenevano stretto, un monetone in mano ad un bambino, una piccola manina, non c'è stato verso di farla mollare, nessun baratto con il papà, con la mamma , con il nonno che mi aveva tenuto fino ad allora, niente voleva me. È stato un bel viaggio nel tempo, e attraverso le città per giungere qui , quel bambino è diventato grande, un simpatico vecchietto di 86 anni...tuo suocero?. Giusto, mio suocero, ha fatto in tutti questi anni da custode al 10 Tornesi, ora è nelle mie mani , la osservo con orgoglio, la terrò ancora un poco, ma dopo la rimetterò nelle mani di quel bambino cresciuto, le dita non sono più quelle di un Bambino ma le mani gentili di un dolce Vecchietto. Saluto Alberto 10 Cita
giuseppe ballauri Inviato 19 Maggio, 2022 Autore #112 Inviato 19 Maggio, 2022 Bel Racconto Alberto @Litra68, soprattutto scritto con passione. Mi fa molto piacere che sia stata ripresa questa Discussione. Stiamo passando un periodo terribile e molti di noi hanno perso la voglia di sognare e di andare dietro le proprie fantasie. Bisogna cercare di invertire la tendenza, assecondare la nostra passione x le monete che di cose ne hanno viste e vissute. Quando le abbiamo in mano le risvegliamo dal loro sonno centenario e hanno voglia di raccontare, basta saperle ascoltare. Ciao a Tutti ed ancora grazie Alberto. 1 Cita
ART Inviato 21 Maggio, 2022 #113 Inviato 21 Maggio, 2022 (modificato) Il 19/5/2022 alle 12:21, giuseppe ballauri dice: Stiamo passando un periodo terribile e molti di noi hanno perso la voglia di sognare e di andare dietro le proprie fantasie. Credo esista un nesso importante fra le due cose, anche se nel mio caso mi sto accorgendo con una certa sorpresa che avviene più spesso il contrario: alcuni periodi terribili mi fanno da stimolo invece che da freno. Questo perchè possono portare a sconvolgimenti di schemi consolidati che almeno a me non piacevano per niente, al risveglio delle coscienze e alla reazione a problemi che si erano incancreniti nel quieto vivere della normalità... una "normalità" in cui mi accorgo sempre più spesso di non trovarmi a mio agio. Modificato 21 Maggio, 2022 da ART 2 Cita
Tm_NPZ Inviato 24 Maggio, 2022 #114 Inviato 24 Maggio, 2022 La fantasia applicata alla nostra passione è un qualcosa di stupendo Bisogna sempre essere così, quindi attendiamo nuove storie! Cita
Questo è un post popolare Litra68 Inviato 31 Maggio, 2022 Questo è un post popolare #115 Inviato 31 Maggio, 2022 Buonasera a tutti, stasera osservavo una delle mie monete Napoletane , cercavo di coglierne delle sfumature. Le nostre amate monete ogni volta che le prendiamo in mano hanno qualcosa di nuovo , qualcosa che ci era sfuggito, soprattutto qualcosa da raccontarci, in verità sono due giorni che reclama la mia attenzione il buon Ferdinando. Domenica 29 maggio 2022 , Nando ( come mi piace chiamarti) chissà quante cose hai visto, vissuto sentito nel tuo lungo e travagliato Regno. Il ritratto che ti immortala sulla moneta è del 1792, cosa ti ricorda quell'anno in particolare? Stai pensando alla tua dolce consorte, sua Altezza Maria Carolina, alla sua infanzia spensierata con i suoi fratelli e sorelle, eh già sorelle. Il pensiero corre subito a Maria Antonietta, si Alberto i pensieri volano, erano anni turbolenti, in tutta la penisola, e in tutta Europa e non solo. Ti riassumo in poche righe chi era Maria Antonietta o meglio cosa è stata. Maria Antonia Giuseppa Giovanna d'Asburgo-Lorena, nota semplicemente come Maria Antonietta, è stata regina consorte di Francia e Navarra, dal 10 maggio 1774 al 1º ottobre 1791, e regina dei Francesi, dal 1º ottobre 1791 al 21 settembre 1792, come consorte di Luigi XVI. Fu l'ultima regina di Francia dell'ancien régime. Sai già dalla storia poi come è andata a finire. Proprio il 29 Maggio 1792 Francia: • decreto di dimissione della guardia costituzionale del Re , organo sospettato di opinioni controrivoluzionarie ; • il duca di Cossé-Brissac ( 1734 - 1792 ), comandante in capo della guardia costituzionale, viene condannato per aver fatto regnare in questo corpo uno spirito controrivoluzionario e aver fatto giurare ai suoi uomini di accompagnare il re ovunque andasse. Caro Alberto, come ti dicevo anni turbolenti, come quello in cui scriviamo...e la storia ci insegna che il tutto è un susseguirsi di corsi e ricorsi, vale in Economia ( come insegneranno illustri economi nel 1900) e nelle vicende storiche . Il 1792 fu Teatro della guerra russo-polacca del 1792 o, come riportata in fonti polacche, la guerra in difesa della costituzione (in polacco wojna w obronie Konstytucji 3 maja), ebbe luogo nel 1792 con la Confederazione polacco-lituana da un lato e l'Impero russo e la confederazione di Targowica (la nobiltà ostile alla ventata riformista che stava sperimentando la Polonia-Lituania con l'adozione della Costituzione polacca di maggio) dall'altro. La guerra si svolse in due teatri: uno settentrionale, in Lituania, e uno meridionale, in quella che oggi è Ucraina. In entrambi gli scenari, le forze polacche si ritirarono davanti alle forze russe numericamente superiori, malgrado fossero riuscite a resistere in maniera significativamente maggiore nel sud, grazie all'efficace guida dei comandanti polacchi Józef Poniatowski e Tadeusz Kościuszko. Durante i tre mesi di lotta, si combatterono diverse schermaglie, ma nessuna delle fazioni ottenne una vittoria decisiva.Il maggiore successo ottenuto dalle forze polacche risultò la battaglia di Zieleńce del 18 giugno; all'indomani dello scontro fu istituita la più alta onorificenza militare polacca, la Virtuti militari. La guerra terminò quando il re polacco Stanislao II Augusto Poniatowski decise di cercare una soluzione diplomatica, chiedendo una tregua con i russi e aderendo in quell'occasione alla confederazione di Targowica, come richiesto dall'Impero. La cessazione delle ostilità non si rivelò senza conseguenze per la Confederazione, poiché subito dopo la resa ebbe luogo la seconda spartizione. Sarebbero tante le cose da raccontarti, solo per il 1792, figuriamoci quante cose ancora ci saranno da raccontare, basta solo avere tempo e pazienza e mettersi in ascolto. Le fonti storiche le ho prese dal web. Wikipedia. Riprendo la parola, la voce narrante era del buon Ferdinando che ringrazio per avermi raccontato un po quella che era la situazione nel 1792. Spero di avervi incuriosito e stimolato all'approfondimento e perché no, a fare raccontare anche le vostre monete, in questa bella discussione del nostro Amico Beppe, @giuseppe ballauri. Riporto un Dipinto di Orlowsky relativo ad una battaglia della guerra Russo/Polacca Perdonatemi eventuali strafalcioni Saluti Alberto 10 Cita
giuseppe ballauri Inviato 1 Giugno, 2022 Autore #116 Inviato 1 Giugno, 2022 Complimenti Alberto @Litra68, per questo bel racconto e questo "frammento" di Storia che non conoscevo ed è particolarmente attuale. Una amara constatazione: la Storia evidentemente non insegna niente al genere Umano e gli errori e le atrocità continuano a ripetersi incessantemente. Buona Giornata a Tutti 1 1 Cita
gennydbmoney Inviato 1 Giugno, 2022 #117 Inviato 1 Giugno, 2022 14 ore fa, Litra68 dice: . Il ritratto che ti immortala sulla moneta è del 1792, cosa ti ricorda quell'anno in particolare? Buongiorno Alberto,nell'anno 1792 morivano anche due delle figlie di Re Ferdinando, Maria Clotilde di Borbone nata il 18 febbraio 1786 e mancata il 10 settembre 1792,e poi Maria Enrichetta di Borbone,nata il 31 luglio 1787 e mancata 10 giorni dopo sua sorella Maria Clotilde,il 20 settembre 1792... Non ho trovato notizie su Maria Clotilde,mentre su Maria Enrichetta ho trovato questo link... https://it.frwiki.wiki/wiki/Marie-Henriette_de_Bourbon 2 1 Cita
magicoin Inviato 15 Giugno, 2022 #118 Inviato 15 Giugno, 2022 Il 15/11/2019 alle 15:50, giuseppe ballauri dice: Cari Amici del Forum, in queste giornate uggiose, sto mettendo un po' di ordine alle mie monete ed affiorano i ricordi del passato. La moneta che posterò è modesta, non è un FDC, ma ha una storia, come la maggior parte di quelle che abbiamo in collezione e quando le riprendiamo in mano, si risvegliano, prendono vita e ti raccontano qualcosa. E questa ha una storia “simpatica”... il titolo potrebbe essere “ Ciccì e la Moneta Scomparsa”. Premessa: Ciccì era il Barbiere Siciliano appassionato di monete, grande amico di mio padre, fonte inesauribile di aneddoti, che ho già ricordato ( vedi il post # 10 “L. 5 1911 La Cenerentola degli Scudi ?” ). Ciccì il Barbiere arrivò alla Stazione una Domenica di Agosto, di ritorno dalle Ferie passate dai parenti in Sicilia. Giorno con caldo infernale, di quelli che l'aria sembra liquida, l'asfalto un mare di pece e nessuno che si azzarda a scendere in strada. Poveraccio, aveva viaggiato tre giorni su un treno “Accellerato” che fermava anche in piena campagna, perchè allora, anche le più piccole Frazioni avevano la Stazione. Eppure, era come sempre impeccabile: giacca e cravatta, capelli impomatati, baffetti “da sparviero” ed un sentore di Colonia che si era ormai impregnato sulla pelle. Mio padre era andato a prenderlo alla Stazione con uno scooter “Iso Moto”, residuato post bellico, lontano parente della Vespa, che quando doveva affrontare una salita, ansimava come una vecchia asmatica. Ciccì già dal predellino del treno si sbracciava: “ Cesco !( così tutti chiamavano mio padre ) Grandi acquisti e... una “ monetazza” pee tte... che ti piacerà !!” . Portato a casa, Ciccì disse: “ Adesso metto a posto le monete “bedde, bedde”, ma veramente “ 'nu bigiù” e domani vieni a prendere “ 'a monetazza!”. Con la curiosità del collezionista, mio padre “Cesco”, il mattino dopo si precipitò nel negozio e Ciccì, lasciando qualche barba e tagli dei capelli a metà, lo portò al piano sopra dove abitava, a vedere le monete. I suoi monetieri erano gli armadi dove teneva gli asciugamani per il negozio, la sua biancheria e i suoi vestiti, in ordine casuale e sparso, ma incredibilmente preciso ( per lui ! ). Però la “monetazza” per mio padre era incredibilmente sparita! Dopo aver aperto e svuotato tutti i cassetti, non si trovava. Affranto, si accasciò sul letto quasi piangente: “ E' colpa della Netina ( la donna delle pulizie ). Stamattina, l'ha vista, mi ha guardato storto e mi ha detto che è una cosa indecente.. con tutti quei cosi lì...fuori ed in bella vista! ! Chissà dove è finita! “ Il giorno dopo Ciccì, entrò ringalluzzito ne nostro negozio ( i miei avevano una Tabaccheria ? “ Cesco !! Guarda! “. Il malloppo che portava era inequivocabile: un paio di mutande di lana, di quelle con lo “sportello” ben ripiegate, ma di un giallo intenso “ di lana vecchia” ,pulite ma che non ispiravano molto...mia mamma inorridita si ritirò velocemente nel retrobotega. Con tocco d'artista le dispiegò sul bancone e tirò fuori la moneta dallo “sportello delle mutande”. Era un 20 L. LITTORE DEL 1927. : “ Cesco... nun la fa vedere a tuo figlio Beppino, che... è studioso, c'ha la faccia da Vescovo... quello diventa proprio un Vescovo! Assicurato! “ P.S: Non ho mai intrapreso la carriera ecclesiastica e non sono diventato Vescovo, la moneta però l'ho tenuta ed è quella che vedete in foto. Mi piacerebbe sentire qualche storia da Voi, a prescindere dal valore e dalla conservazione della moneta, perchè, questo umile tondello di metallo, se lo tenete in mano, racconta... Ciao Beppe Davvero piacevole leggere un così un bel racconto! Complimenti per la scrittura! magicoin 1 Cita
giuseppe ballauri Inviato 16 Giugno, 2022 Autore #119 Inviato 16 Giugno, 2022 Ciao a Tutti e Grazie agli amici che hanno ripreso questa Discussione, Vi propongo un modesto racconto che giaceva nel cassetto da un pò di tempo, scusandomi per la lunghezza e sperando che qualcuno abbia voglia di leggerlo. Buona Giornata Beppe 1 Cita
giuseppe ballauri Inviato 16 Giugno, 2022 Autore #120 Inviato 16 Giugno, 2022 Il Tesoro dell'Abbazia Una notte infernale di inizio Luglio. L'anno... e chi lo dimentica! Il 1990, quello dei Mondiali e delle “Notti magiche”, di Schillaci, dei caroselli di auto con il Tricolore . In quel periodo, avevamo il punto fisso di ritrovo: la Pizzeria-Bar del Centro, che alla sera esponeva nel dehor un grosso TV ed il proprietario, compaesano del Totò Goleador, offriva a tutti un giro di birra gratis se l'Italia vinceva, due giri se Totò segnava. Quella sera, con l'Argentina, ahimè, andò male e quindi dovemmo tirare fuori il portafoglio. A tarda notte mi giravo ancora nel letto, sopraffatto dal caldo e dall'umidità. Il vecchio ventilatore ai piedi del letto sparava aria calda come un phon. Non ne potevo più di nuotare in questa specie di acquario e mi alzai sconsolato. Un bel calcione all'aggeggio inutilmente ronzante e decisi di provare a dormire sulla sdraio del balcone. Subito fui assalito da sciami di zanzare che sembrano degli Stukas in picchiata e precipitosamente ritornai nel letto senza il misero conforto del ventilatore che giaceva a pancia in su, scassato ed inservibile. Quando ormai l'impresa di prendere sonno sembrava una chimera, qualche refolo di vento mi fece assopire. Ma, poco dopo, uno scampanellio insistente mi destò dal dormiveglia. Smoccolando e chiamando a rapporto tutti i Santi del Paradiso, mi affacciai alla finestra. “ Dottò, Appuntato Gargiulo sono, mi scusasse per l'ora ma il Maresciallo La Paglia l'aspetta urgentemente in Caserma”. Sulla Fiat Campagnola, Gargiulo detto “Pennelò” sembrava ancora più alto e magro di quello che era e non mi guardava. “Che succede Gargiulo ?” Tirò su il mento, schioccò la lingua e aprì la mano a voler dire che erano ordini e lui non sapeva niente. Il Maresciallo Vitaliano La Paglia ( soprannominato per la mole e la somiglianza, “Sergente Garcia” ) si presentò sul balcone della Stazione con un camicione bianco da notte che mi ricordò subito il mitico Demis Roussous. “Dottò guarda che bella” indicando un'auto che era un'obbrobrio: una rarissima ( perchè nessuno l'aveva mai comprata ) Alfasud Station Wagon color anice stipata all'inverosimile. Guardai Gargiulo che fu più espansivo, sussurrando: “Va in ferie... al Paese e...la macchina è in prestito, tutto il ben di Dio che è dentro invece...sono i soliti regali!”. In quello che chiamava “studio”, Vitaliano si presentò in divisa sempre più gemente e con i bottoni che potevano diventare dei veri proiettili, considerando l'enorme pancia che premeva. “Peppe, domani si parte...” Alzò la mano destra, manco dovesse testimoniare in Tribunale e cominciò ad enumerare: “Iooo..., i miei figli Aureliano e Isabella e mia moglie Annunziata...tutti al Paese dopo tre anni!”. Mi alzai di scatto facendo cadere la sedia, probabile residuato bellico. “E tu mi svegli alle 7 di Domenica per dirmi che vai in ferie???!!!, ma vaffa...” Il Maresciallo si adombrò: “ Ohhhh... dottorino!!! se ti ho chiamato è per una questione importante assai! “ E da un cassetto tirò fuori una busta di plastica che lasciò cadere sulla scrivania. “ Peppe, tu che sei un esperto... almeno così dicono, devi aiutarmi a fare il Verbale, perchè qui sono tutte monete, questa è una refurtiva e... cosa scrivo al Capitano? Poi io domani parto e me ne impippo di queste cose, che sono pure sporche e puzzano di cane bagnato...anzi portale a casa e mi fai un resoconto”. “Caro Vitaliano, io non mi porto a casa niente se non mi dai qualche notizia...” Con un certo fastidio, allentando la cravatta che era diventata una specie di cappio sudaticcio, Vitaliano mi guardò male e con fare sbrigativo, visto che doveva procedere ad un giro d'ispezione ( in realtà era il solito giro tra le cascine per accapparrarsi qualche salume, qualche pollo e, vedi mai, anche qualcuno che badasse al proprio orto), mi spiegò. Da qualche tempo nella valle aveva notato un movimento strano. Non erano i soliti giovani che si infrattavano con le morose in un posto solitario. Erano macchinoni con targhe strane, che arrivavano alla povera dimora di un certo Carlìn della Costa, uno che, quando gli girava giusta, poteva permettersi solo un chilo di pane alla settimana. I Carabinieri ispezionarono la baracca dell' “uomo dei boschi” e scovarono un tesoretto di monete nascosto dietro il caminetto. Carlìn era nella guardiola, non parlava, masticava del tabacco e sputava, mirando quasi sempre agli stivali del Maresciallo. Era un uomo consumato da una vita di stenti. Orfano, era andato come servitore dai Marchesi F*** che erano proprietari di quasi tutte le terre produttive della zona. Il povero Carlìn sgobbava giorno e notte, mentre il coetaneo Eriberto ( detto Berto ) figlio unico dei Marchesi, era un nanerottolo obeso e rubizzo dedito solo agli ozi ed ai suoi stravizi. Tra i due era stato odio a prima vista e quando la Marchesa concesse a Carlìn un pezzo di terra lungo le rive del fiume, fu guerra continua. L'appezzamento corrispondeva a quella che era stata una grande Abbazia del 1100 della quale restavano solo le fondamenta. Carlìn si incaponì nel cercare di rendere produttivo quello che era considerato da tutti un terreno maledetto, nel quale non crescevano neanche le erbacce. Con un bue ed un vecchio aratro ammucchiò un enorme quantità di mattoni, pietre e ghiaia. Provò con le patate...niente. Con le rape...niente. “Sai Peppe quello è un terreno maledetto. Sull'Abbazia dei Cappuccini niente cresce! A proposito di Cappuccini, mi è venuto un po' di languorino... Gargiulo scendi al Bar e prendi 3 Cappuccini e 3 Brioches!” Il naso adunco dell'Appuntato abbozzò e partì. Conoscevo la storia. “Sono Cistercensi Vitaliano! La prima Abbazia cistercense in Italia!!!” Mi lanciò uno sguardo di compatimento: “Vabbè Peppe, sempre Frati sono!”. Gustai Cappuccino e brioche, presi il malloppo e...via velocemente a casa. Ero impaziente di vedere il tesoretto: versai il contenuto del sacchetto sul tavolo di cucina e presi tutti i manuali della mia biblioteca, dividendo le monete in vari mucchietti. La maggioranza erano “ramini” talmente consunti da risultare indecifrabili, poi un mucchietto di monete romane del basso impero, quindi qualche moneta di Asti, Savona e Genova. Registrai tutto fino a tarda notte, tanto era impossibile dormire con il caldo, le zanzare ed il Bar vicino a casa che continuava a proporre “Notti Magiche”. La mattina dopo, con la refurtiva ed il registro, mi recai dal Sergente Garcia. Gargiulo era in piedi e, tra uno sbadiglio e l'altro, ciucciava avidamente una sigaretta MS. “ Com'è Gargiulo?” “ Dottò un disastro, mi sono rimesso a fumare per il nervoso!” Con il nasone acquilino mi fece un cenno che era tutto un programma. “ Il Marescià sta uscendo pazzo...niente ferie, sta gridando contro tutti, e qui abbiamo recuperato un ferito e ci stà pure un morto, ma quello è nel comune vicino...” In sala d'attesa giaceva Carlìn della Costa, con il volto coperto di sangue ed un occhio pesto. Lo medicai alla meglio perchè lui era più selvatico del solito. Con gli occhi grifagni e le unghie che erano degli artigli mi allontanava ed emetteva dei versi come un lupo ferito. Il Maresciallo intanto aveva finito la telefonata riassunta nelle frasi ”Certo Capitano..sarà fatto Capitano...a completa disposizione Capitano!”. Mi affacciai alla porta con discrezione, le arrabbiature del Maresciallo erano mitiche. “Peppe so' rovinato... a parte le ferie... saltate e ti raccomando mia moglie... tre anni che non vede la famiglia...” Quasi piangeva. “E poi il Marchese Berto si è buttato giù dalla finestra... e quel Carlìn che non parla neanche sotto tortura! Maledizione! E.... il Capitano che dice che devo trovare una connessione tra...”. Mi fece pena. Si alzò, chiuse la porta e sottovoce “E poi c'è questa”. Trafficò nel cassetto e tirò fuori una moneta d'oro. Era diventato paonazzo e sembrava sull'orlo di un infarto. “Maledetta 'sta Abbazia di San Teo..San Teo..coso! “ “San Teofrasto, Maresciallo, la più antica...” La manona sbattuta sul tavolo mi mozzò le parole dalla bocca e la povera moneta aurea rimbalzò e cadde a terra. La raccolsi, le diedi uno sguardo veloce prima che fosse recuperata rapidamente dal mio interlocutore. “Trattasi di reperto di reato e la metto sottochiave!” Dopo un po' si calmò e prese il verbale. “Questa notte è stato trovato poco lontano dalla casa nobiliare dei Marchesi F**, il qui presente** detto Carlìn della Costa, che presentava contusioni multiple su tutto il corpo ed una profonda ferita da taglio alla testa, presumibilmente dovuta a...” “ ...probabilmente dovuta ad un colpo di badile di taglio” “ Bravo dottò sembra così”. Lasciò il verbale sbattendolo sul tavolo. “Poi è saltata fuori dalla tasca la moneta d'oro e...non basta! Il cadavere del Marchese Berto, precipitato da una finestra e finito nel fiume. Omicidio? Suicidio? Me ne fotto, tanto è del Comune vicino! “. Le indagini finirono presto: Colluttazione tra due persone, diciamo “strane” e successivo suicidio del Marchese Berto. Punto e stop. Chi aveva voglia di approfondire una questione che coinvolgeva due pazzi? Passarono molti mesi e quando arrivò di nuovo l'estate, tutto era ormai dimenticato. Un giorno passai al Bar del Centro. Nel dehor si stagliava la sagoma inconfondibile di Gargiulo che ciucciava alternativamente un aperitivo e la MS fumante. Mi fece un cenno col capo e mi accomodai al tavolo. Per una volta percepivo che aveva voglia di parlare. In paese non si era ancora spenta l'eco del trasferimento o scomparsa repentina del Maresciallo La Paglia. “Gargiù come è la storia della scomparsa del Maresciallo?” Le guance ossute ripresero improvvisamente colore e aspirando il cocktail come fosse una sigaretta e ciucciando la MS come fosse un aperitivo. Cominciò a tossire: “Dottò, siamo stati Tutti infinocchiati”. Si guardo circospetto attorno e smozzicò una frase: “Nell'Abbazia c'era veramente un grande tesoro!!“ Un ultimo colpo di tosse e la voce sommessa si fece più limpida: “Quel fetentone, senza dire nulla, ogni giorno andava in perlustrazione e cominciava a frequentare Carlin, e...Maronna 'o Carmine, era sempre più nervoso, più misterioso! Poi, un bel giorno, arriva con un sorriso a 42 denti, si compera una Volvo grande come un panfilo e nella notte imbarca tutto, familiari e masserizie, e se ne va.” Ammiccai con un sorriso stentato. Per una persona che era quasi muto, sembrava un fiume in piena. “ ...invece l'altro fetentone, Carlin, avete visto Dottò che la sua baracca è diventata una villa, tutta cintata perchè dice che alleva i tacchini...tsè! mai visto un tacchino!!!” Mi alzai gli diedi una pacca sulla spalla ossuta, “Così è la vita...”. Gargiulo aveva gli occhi persi nel vuoto e per il nervoso, aveva spento la MS nell'aperitivo e non gli restava più niente da ciucciare. Come sempre. 7 Cita
Questo è un post popolare Fondamentale Inviato 30 Marzo, 2024 Questo è un post popolare #121 Inviato 30 Marzo, 2024 (modificato) NON Collezionabile? Non offendiamo, per favore... Salve a tutti, sono una Piastra Napoletana del 1791, conosciuta comunemente come "Soli Reduci" e sono nata, in questa forma, alla fine del XVIII secolo, mi hanno messo in circolazione e sono passata di mano in mano in cambio di cose utili per gli uomini di quel tempo; poi uno di questi uomini ha deciso di mettermi al collo, o al collo della propria donna e mi ha fatto un buco. Dopo, sono stata data ai figli e dimenticata in cassetto, o forse sono stata rubata insieme ad altri monili, non lo so, ma l'unica cosa certa è che sono passata ad altre persone che mi hanno avuta, ma solo per un periodo limitato. Passano i decenni e i Re. I nuovi regnanti del Nord Italia, alla ricerca di oro e argento Borbonico, non mi hanno presa e sono rimasta in segreto custodita da un ragazzo che pensava che io fossi un gioiello. Poi sono passata nelle mani di chi, per necessità economiche, avrebbe potuto vendermi come argento o fondermi per fare dell'argenteria o semplicemente dei lingotti, ma non lo ho ha fatto! L'ho scampata in un periodo di grandi ristrettezze, dove anche le monete più più belle di me non ce l'hanno fatta. Non so come ma dopo la Seconda Guerra Mondiale sono finita in un mercatino e sono stata notata da un collezionista di monete che, nonostante tutto, mi ha ritenuta interessante. Dopo vari anni dalla morte del collezionista, che mi ha amata a modo suo, il figlio consegnò l'intera collezione del padre dove mi trovavo anche io ad una Casa d'Aste che opera in quella che tutti chiamano "Internet". Un siciliano mi ha notata e mi ha voluta con se. L'ultimo viaggio, per adesso, l'ho fatto con un corriere, non senza rischi, che mi ha portato a casa di Alberto. E pensare che qualche trombone, che vede la realtà solo con il filtro dei soldi, mi definirebbe con tono definitivo, "NON COLLEZIONABILE". Un Saluto a tutti e soprattutto al mio amico @giuseppe ballauri che ha creato questa splendida rubrica. Alberto Modificato 30 Marzo, 2024 da Fondamentale 16 Cita
Oppiano Inviato 30 Marzo, 2024 #122 Inviato 30 Marzo, 2024 E pensare che qualche trombone, che vede la realtà solo con il filtro dei soldi, mi definirebbe con tono definitivo, "NON COLLEZIONABILE". Mah! Cita
Fondamentale Inviato 30 Marzo, 2024 #123 Inviato 30 Marzo, 2024 1 ora fa, Oppiano dice: E pensare che qualche trombone, che vede la realtà solo con il filtro dei soldi, mi definirebbe con tono definitivo, "NON COLLEZIONABILE". Mah! La mia Soli Reduci la pensa così... è lei che parla. Qualcuno se l'è presa? Cita
Oppiano Inviato 30 Marzo, 2024 #124 Inviato 30 Marzo, 2024 “La rappresentazione iconografica di questa moneta allude al ritorno di Ferdinando IV di Borbone e della regina Maria Carolina a Napoli nel 1791, dopo il lungo soggiorno a Vienna per il matrimonio delle figlie Maria Teresa e Maria Luisa Amalia con gli arciduchi d'Austria Francesco e Ferdinando. I segni dello zodiaco, come si può notare nella fascia del rovescio, si riferiscono ai mesi immediatamente successivi la loro partenza, come se la popolazione, orfana dei sovrani, volesse contare i giorni mancanti al rientro dei reali a Napoli. L'idea di questa piastra si deve all'avvocato d'Urso, che propose la legenda SOLI REDUCI (Al sole che ritorna) insieme all'impronta del "sole che torna ridente dal Tropico e coi più vicini e ravvivanti suoi raggi ferisce la terra". [Pandolfini] L’esemplare non è collezionabile; si può trovare di meglio. Cita
nikita_ Inviato 30 Marzo, 2024 Supporter #125 Inviato 30 Marzo, 2024 Una domanda per chi vuole rispondere: Cos'è di preciso una moneta 'non collezionabile' ? 1 Cita Awards
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