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La Via Appia scrigno di tesori


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Agricola

La via Appia antica nel suo lungo percorso da Roma a Brindisi era un museo a cielo aperto , questa sua prerogativa era naturalmente scontata per gli abitanti dell’ Impero abituati a percorrerla su e giu’ tra due file laterali di monumenti funebri , miliari , luoghi di sosta per il riposo , centri abitati grandi e piccoli e citta’ ; normalita’ per gli antichi e questo valeva un po’ per tutte le arterie stradali romane , ma non per noi uomini posteri che percorriamo le moderne strade e autostrade spoglie di bellezze architettoniche , anzi spesso anche dissestate .

Per fare un piccolo esempio di quanto si trovava sulla via Appia in un piccolo borgo quasi sconosciuto ai piu’ , e’ quello  rinvenuto nel 1856, in località Albero in Piano a Rapolla , localita’ della Lucania in provincia di Potenza sul versante orientale del Vulture , zona ricca di acque termali ; una breve presentazione storica di Rapolla per meglio inquadrare il contesto storico, da Wikipedia :

"La leggenda vuole che la sua nascita sia da collocarsi nell'XI secolo a.C. ad opera dei discendenti del mitico eroe Diomede che costruirono nella zona tra il Vulture e l'Ofanto alcuni tempi tra cui quello di Venere a Rocchetta e quello di Apollo a Rapolla, da cui l'etimo dell'antica Strapellum che potrebbe essere derivato da stratiotai apollon che significa soldati a guardia del Tempio di Apollo.[senza fonte]

La storia ufficiale di Rapolla risale al V secolo a.C. ad opera dei coloni greci che fondarono, in Italia meridionale ed insulare, la Magna Grecia. Assieme ai maggiori centri dell'epoca: Metaponto, Heraclea, Taranto, Siponto, Bari, Lucera e Troia, Rapolla si configura come una delle sentinelle greche più estreme nell'entroterra.

Notizie più precise sono legate alla battaglia di Heraclea nel III secolo a.C., sulle coste ioniche, quando le truppe del generale romano Luscino ritiratosi nell'entroterra lucano dopo la sconfitta con i greci di Pirro e i loro Trenta Elefanti, si accamparono sulle Terrazze del Cerro site a oriente del territorio rapollese; di lì i romani intravidero una fortificazione ai piedi del Monte Vulture: era l'allora Strapellum, un fortilizio militare con un tempio greco al centro dominato da una torre; quando i soldati romani oltrepassato il vallone dell'Ontrolmo entrarono a Strapellum, ansiosi di incontrare la Cavalleria Lucana, videro gente riversa a terra e resti di battaglia; allora, convinti di non aggiungere "sangue al sangue" i soldati romani posero sulla porta del paese (presumibilmente l'Arco dell'Annunziata) una mattonella di terracotta rossa con una iscrizione recante due serpenti attorcigliati che nel linguaggio militare romano di allora voleva dire, "Attenzione: è luogo sacro, non si passa, non si fa rumore". Tale significato attribuito ai due serpenti rimane dubbio in quanto oggi sullo stemma comunale i due serpenti attorcigliati stanno a raffigurare le due fiumare Melfia e Ontrolmo che delimitano, sui versanti nord e sud, il vecchio centro abitato.

In epoca romana si hanno notizie legate alla battaglia contro Annibale in contrada "Querce d'Annibale" dove il condottiero africano si sarebbe accampato prima della battaglia contro il console Marco Claudio Marcello della vicina Venusia, nel 210 a.C. In epoca romana Strapellum faceva parte dell'Apulia e fu nominata da Plinio (circa 70 d.C.), nell'elenco delle città Daune, ed aveva un'importante funzione di crocevia per i traffici lungo la via Appia, assieme alla vicina Venusia, come testimonia il ponte ancora ben conservato in località Toppo d'Avuzzo. Altra testimonianza d'epoca romana è il Sarcofago di Rapolla rinvenuto nel 1856 in località Albero in Piano, lungo il toperchio una donna dormiente. Conservato oggi nella torre dell'orologio del castello di Melfi, la sua datazione è da riferirsi intorno alla seconda metà del II secolo d.C. Un'argomentata ipotesi è che il monumento possa essere appartenuto ad una esponente della gens Brutia. Gruppo familiare di origini lucane, asceso a grande potenza in età imperiale e molto legato alla dinastia degli Antonini, al punto che Bruzia Crispina sposerà l'imperatore Commodo . Il sarcofago venne trovato lungo il tracciato della via Appia antica nel XIX secolo , e' in marmo ed è tra i migliori esempi di arte funeraria dei maestri dell'Asia Minore, esso raffigura nella parte inferiore una serie di divinità e sul coperchio la donna sepolta in grandezza naturale"

Qui , nei pressi di Rapolla , lungo il tracciato stradale dell’ antica via Appia , venne trovato uno dei piu’ bei sarcofagi romani ad oggi conosciuti e risalente alla seconda meta’ del II secolo d. C.

Controversa l’ identita’ della donna romana raffigurata sul coperchio del sarcofago , alcuni pensano che sia Emilia Scaura , ma essendo questa donna vissuta nel I secolo a. C. , questo non coincide con lo stile artistico del sarcofago attribuito al II secolo d. C.

Chiunque sia la donna sepolta , nulla toglie alla grande bellezza artistica di questo monumento funebre situato in una zona abbastanza secondaria ed appartata della via Appia , questo fa riflettere su quanto doveva essere presente quando la via si avvicinava od usciva dai medi e grandi centri abitati che questa attraversava lungo il suo percorso da Roma a Brindisi .

http://www.ilquotidianodellapa.it/_contents/news/2015/ottobre/1445511464242.html

 

 

 

 

 

Sarcofago-di-Rapolla.png

sarcofago8.jpg

S. DI RAPOLLA.jpg

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