Zanzaretta007 Inviato 8 Settembre, 2021 #1 Inviato 8 Settembre, 2021 Buonasera, Qualche settimana fa ho visto all'asta questo splendido denario per circa 25€ (comprato dal Canada, con tutta la documentazione necessaria). Dite che ho speso troppo? Ho una sola altra moneta della gens Tituria (quella col Ratto delle Sabine), questa non l'avevo mai vista se devo essere sincero. Cosa ne pensate? Quale può essere il suo valore di mercato? Grazie! Cita
Afranio_Burro Inviato 8 Settembre, 2021 #2 Inviato 8 Settembre, 2021 (modificato) Ciao, la conservazione è modesta e si tratta di una moneta piuttosto comune. Non mi piace parlare di prezzi, dal momento che si tratta di una valutazione sempre molto soggettiva... Tuttavia, 25 euro per la moneta "fatta e finita" sono una cifra ragionevole. Bisogna poi vedere quanto ti costeranno la spedizione e l'eventuale dogana. Il valore di mercato, in questi casi, corrisponde a quanto uno è disposto a spendere.. Qui il link al catalogo: https://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-G137/2 Modificato 8 Settembre, 2021 da Afranio_Burro 1 Cita
Scipio Inviato 9 Settembre, 2021 Supporter #3 Inviato 9 Settembre, 2021 Conservazione abbastanza povera, ma è sempre un bel pezzo di storia. Questa è anche la varietà meno comune, caratterizzata dalla legenda A PV, sciolta in (EX) ARGENTO PVBLICO. L. Titurio Sabino, monetario nell'89-88, operò durante la Guerra Sociale prelevando il metallo dal pubblico tesoro in virtù della Lex Plautia-Papiria, come prova la legenda della variante 2c. Nel 79 divenne legato del proconsole Q. Caecilius Metellus Pius, partecipando alla guerra contro Sertorio. Si vantava, dal nome, di discendere dai Sabini, onde il riferimento al re Tito Tazio, re dei Sabini, che mosse contro Roma per vendicare il ratto delle Sabine. Il rovescio richiama il mito di Tarpeia, vergine vestale figlia di Spurio Tarpeio, comandante della cittadella sul Campidoglio, invaghitasi di Tito Tazio nell'assedio di Roma. I guerrieri Sabini avevano l’abitudine di indossare pesanti bracciali d’oro (armille) sul braccio sinistro e anelli riccamente ornati di gioielli, e che la ragazza fece loro promettere di darle “quello che avevano sul braccio sinistro” se li avesse fatti entrare; così, i Sabini ammucchiarono i loro scudi su di lei schiacciandola, invece dei preziosi monili d’oro. Nella raffigurazione della vicenda di Tarpeia, il crescente rinvia ai versi di Properzio (Elegie, IV, 4): "saepe illa immeritae causata est omina lunae / et sibi tingendas dixit in amne comas" (Spesso addusse a pretesto i presagi dell'innocente luna e disse di dover immergere nel fiume le sue chiome). Il riferimento all'argento publico compare solo sui denarî RRC 322/1b (EX. A. PV), RRC 324/1 (PV), RRC 325/1 (ARG. PVB), RRC 328/1 (P), RRC 344/1c e RRC 344/2c (A. PV), RRC 351/1 (P.A., che però il Mattingly scioglie in Pecunia Assignata o Attibuta), 352/1b (EX. A. P) e RRC 353/2 (EX. A. P.); inoltre, un monogramma di dubbia interpretazione (sciolto anche in Apollo o Roma) è presente sui denarî RRC 298/1 e RRC 353/1. Secondo Crawford, la sigla sulle prime quattro emissioni argentee attesta che la moneta fu prodotta con metallo pubblico in un momento di grave scontro socio-politico (gli ultimi anni del II sec.), mentre sulle ultime tre indica la monetazione dell'eredità tolemaica. Tolomeo Alessandro, sovrano d'Egitto che - come riferito da Cicerone - lasciò il suo regno al popolo romano. Secondo il Badian tale eredità fu lasciata dal primo Tolomeo Alessandro, morto nel settembre od ottobre dell'anno 88. A seguito del suo lascito un cospicuo quantitativo di metallo prezioso giunse nelle mani dei Romani e fu in parte utilizzato per coniare monete, dando modo al console dell'86, Valerius Flaccus, di ridurre i debiti di tre quarti. Secondo Cr., che accoglie la proposta cronologica del Badian, la pecunia deposita sarebbe stata monetata tra gli anni 86 ed 85 ed i relativi denarî emessi, con legenda AP (Argentum Publicum), sarebbero appunto i denarî 352/1 e 353/1. La presenza della sigla sulle serie 344, databile alla Guerra Sociale, non trova però motivazioni. Secondo Barlow, la sigla sugli argenti indica la provenienza del metallo dall'Aerarium Sanctius, in momenti di grave difficoltà finanziaria. Secondo altri studiosi, la sigla sugli argenti va sciolta in aeris pondere e fa coppia appunto con L.P.D.A.P.; entrambe andrebbero riferite alle Leges Papiriae de aere publico e de argento publico (promulgate nell'89 dal tribuno C. Papirius Carbo, proveniente da una nobile gens consolare divisa in ramo patrizio e ramo plebeo) e rinvierebbero a un prelievo dal tesoro pubblico, connesso con la difficile situazione finanziaria conseguente alla Guerra Sociale (attestata anche dai bronzi anonimi RRC 339, ritenuti una serie d'emergenza). Secondo Pedroni (Interrogativi sulla magistratura monetaria in età post-annibalica, 2000), il riferimento all'argento pubblico sarebbe una delle prove del fatto che, ordinariamente), l'argento non veniva prelevato dal tesoro dell'erario, bensì era fornito da privati che avevano preso il relativo servizio in appalto e, per questo, potevano apporre (essi, e non i monetarî) il proprio nome sui conî. Questa pratica sarebbe nata dopo la Seconda Guerra Punica dall'abitudine, maturata già in epoca molto risalente, di apporre sulla monetazione itinerante simboli (e tipi) che testimoniassero la provenienza del metallo da un determinato bottino bellico, poi anche (a partire dalla guerra annibalica) sigle (CROT, L/T, KOP, etc.) che indicassero la piazza militare dove era avvenuta la coniazione (forse per indicare che si era attinto alle risorse locali) e, infine, il nome del condottiero che aveva distribuito il bottino. 5 Cita
Secondo Crawford, la sigla sulle prime quattro emissioni argentee attesta che la moneta fu prodotta con metallo pubblico in un momento di grave scontro socio-politico (gli ultimi anni del II sec.), mentre sulle ultime tre indica la monetazione dell'eredità tolemaica. Tolomeo Alessandro, sovrano d'Egitto che - come riferito da Cicerone - lasciò il suo regno al popolo romano. Secondo il Badian tale eredità fu lasciata dal primo Tolomeo Alessandro, morto nel settembre od ottobre dell'anno 88. A seguito del suo lascito un cospicuo quantitativo di metallo prezioso giunse nelle mani dei Romani e fu in parte utilizzato per coniare monete, dando modo al console dell'86, Valerius Flaccus, di ridurre i debiti di tre quarti. Secondo Cr., che accoglie la proposta cronologica del Badian, la pecunia deposita sarebbe stata monetata tra gli anni 86 ed 85 ed i relativi denarî emessi, con legenda AP (Argentum Publicum), sarebbero appunto i denarî 352/1 e 353/1. La presenza della sigla sulle serie 344, databile alla Guerra Sociale, non trova però motivazioni. Secondo Barlow, la sigla sugli argenti indica la provenienza del metallo dall'Aerarium Sanctius, in momenti di grave difficoltà finanziaria. Secondo altri studiosi, la sigla sugli argenti va sciolta in aeris pondere e fa coppia appunto con L.P.D.A.P.; entrambe andrebbero riferite alle Leges Papiriae de aere publico e de argento publico (promulgate nell'89 dal tribuno C. Papirius Carbo, proveniente da una nobile gens consolare divisa in ramo patrizio e ramo plebeo) e rinvierebbero a un prelievo dal tesoro pubblico, connesso con la difficile situazione finanziaria conseguente alla Guerra Sociale (attestata anche dai bronzi anonimi RRC 339, ritenuti una serie d'emergenza). Secondo Pedroni (Interrogativi sulla magistratura monetaria in età post-annibalica, 2000), il riferimento all'argento pubblico sarebbe una delle prove del fatto che, ordinariamente), l'argento non veniva prelevato dal tesoro dell'erario, bensì era fornito da privati che avevano preso il relativo servizio in appalto e, per questo, potevano apporre (essi, e non i monetarî) il proprio nome sui conî. Questa pratica sarebbe nata dopo la Seconda Guerra Punica dall'abitudine, maturata già in epoca molto risalente, di apporre sulla monetazione itinerante simboli (e tipi) che testimoniassero la provenienza del metallo da un determinato bottino bellico, poi anche (a partire dalla guerra annibalica) sigle (CROT, L/T, KOP, etc.) che indicassero la piazza militare dove era avvenuta la coniazione (forse per indicare che si era attinto alle risorse locali) e, infine, il nome del condottiero che aveva distribuito il bottino.
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