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La Famiglia Peruzzi di Firenze e le tessere mercantili.


Oppiano
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Apro questa discussione con un esemplare di recente acquisito (AE.  2.96 g. 21.50 mm BB) con riferimento al tipo 629 del lavoro di A.Banti sul mondo delle tessere medievali.

Molto si è detto e si è scritto sulla Famiglia Peruzzi di origine fiorentina, conosciuta fin dal XII secolo.

Qualche info da Wikipedia.

Sono ricordati da Dante Alighieri nel XVI canto del Paradiso della Divina Commedia, mentre Giotto affrescò la loro cappella privata dentro Santa Croce a Firenze. La loro fama era legata al commercio e alle banche ed erano una delle famiglie più ricche d'Europa.

Nella Firenze del XIV secolo la Compagnia dei Peruzzi non era l'unica compagnia commerciale: dimensioni analoghe avevano anche le compagnie dei Bardi, degli Acciajuoli e degli Scali.

Queste compagnie, anziché farsi concorrenza, formarono un consorzio per fare prestiti ai grandi sovrani dell'epoca.

Il consorzio divenne permanente per i prestiti internazionali: da un lato faceva grossi prestiti al re di Francia, ma dall'altro finanziava il re d'Inghilterra che stava preparando la Guerra dei cent'anni contro la Francia. È chiaro che i banchieri fiorentini rischiavano di non venire ripagati almeno da uno dei due nemici, e inoltre temevano rappresaglie contro i loro agenti da entrambe le parti.

In effetti le somme prestate all'Inghilterra erano più cospicue ed inoltre da quel paese proveniva la lana che era la materia prima della principale industria fiorentina, di cui le tre famiglie erano maggiori imprese: perciò scelsero di parteggiare per l'Inghilterra: la confisca dei loro beni da parte del re di Francia non si fece attendere. Vano fu il tentativo di mediazione da parte del papa. Edoardo III d'Inghilterra promise ai fiorentini di risarcirli delle confische subite dal re di Francia.

Il problema era che Edoardo non aveva i soldi nemmeno per rimborsare il prestito fatto a lui. E quando la notizia si seppe anche il re di Francia e quello di Napoli decisero di non pagare e così nel 1343, le tre compagnie fiorentine fallirono[1]. Da questo momento la ricchezza dei Peruzzi fu notevolmente ridimensionata; nonostante il crollo finanziario, questo non si tradusse in un declassamento sociale: i Peruzzi infatti detenevano castelli, signorie e beni fondiari che gli garantirono il loro livello sociale.

Coinvolti nella Congiura dei Pazzi, un ramo della famiglia fu costretto a fuggire da Firenze emigrando in varie altre città come Verona, Padova o Venezia fino anche a stabilire, con i de Berluc-Pérussis, un ramo anche in Francia. Altro ramo di detta famiglia si stabilì nelle città di Cagli e Mondolfo sul finire del XV secolo.

I Peruzzi contribuirono al governo della città con 10 gonfalonieri (capi esecutivi) e 54 priori (membri del governo).
 

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Riporto alcune info tratte e rivisitate da un lavoro a firma di L.Simonetti apparso sulla RIN 1958 e dal titolo LE COMPAGNIE MERCANTILI DEI PERUZZI E DEI BARDI E LE LORO TESSERE consultabile gratuitamente in Internet.

Le tessere (o quarteruoli, termine con cui erano conosciuti quando erano in uso a Firenze) dei Peruzzi appartengono alla categoria dei così detti gettoni di conto che venivano coniati per servire alle amministrazioni dei grandi feudatari e delle Repubbliche mercantili. Altri tipi sono stati battuti invece per l'uso delle Compagnie Mercantili o di alcuni grandi mercanti.
Sono tessere anepigrafi.


I « della Pera », come erano detti anticamente erano borghesi di parte guelfa.
La più antica menzione della Compagnia Peruzzi risale al 23 Giugno 1283.
Dal 1308 al 1310 il capitale della Compagnia fu di 130.000 lire, aumentato a 147.000 nel 1310.


La Società dei Peruzzi ebbe succursali nelle principali piazze mercantili quali Londra, Parigi, Avignone, Bruges, Napoli, Sicilia, Castel di Castro in Sardegna, Barletta, Pisa, Genova, Venezia, Maiorca, Tunisi, Chiarenza, Rodi e Cipro. Dal 1335 al 1338 ben 134 Fattori o agenti mantenevano i contatti fra Firenze e le varie succursali. Assieme ai Bardi i Peruzzi furono i maggiori banchieri del Medio Evo. Possedevano navi per i loro commerci, città lontane come Alessandretta in Armenia esentavano le loro merci dalla metà dei dazi, ed il re di Napoli scrivendo alla Signoria li diceva suoi famigliari. Tuttavia, nel 1347, non avendo potuto farsi rimborsare le somme imprestate ai re d'Inghilterra e di Napoli la Compagnia dovette fallire.


Le tessere del Peruzzi che sono giunte a noi attraverso i secoli presentano il segno araldico (la pera) che si ripete al diritto ed al rovescio, mentre su altri esemplari essa si nota soltanto al diritto.


I Peruzzi o « della Pera » usarono questo frutto come stemma parlante, e la pera appunto troviamo non solo su dei sigilli, ma anche sulle monete fiorentine che essi contrassegnano in questo periodo come ufficiali della zecca.


Alcuni esemplari dovrebbero aver servito per la diretta amministrazione della Compagnia od a membri della famiglia, poiché la pera si ripete su ambedue i lati, mentre i pezzi col segni araldico dei Peruzzi soltanto al diritto è probabile siano stati fatti coniare da elementi affiliati.


Purtroppo non ci è dato sapere se la Compagnia era tenuta fornire ai soci i gettoni di conto oppure se gli affiliati li facevano coniare a proprie spese.

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Edited by Oppiano
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Per chi volesse approfondire l’argomento sulla Compagnia mercantile dei Peruzzi, segnalo questo interessante l’acoro del 1934 a firma di A.Sapori:

https://www.jstor.org/stable/26242459

 

Sapori, Armando. “STORIA INTERNA DELLA COMPAGNIA MERCANTILE DEI PERUZZI.” Archivio Storico Italiano, vol. 92 (Serie 7, Vol. 22), no. 3 (351), 1934, pp. 3–65. JSTOR, http://www.jstor.org/stable/26242459. Accessed 4 Jul. 2022.
 
Edited by Oppiano
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Interessante, aggiungo un esemplare della mia collezione, entrambe le facce identiche. 

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Le compagnie dei Bardi e dei Peruzzi finanziarono a lungo la Corona inglese, che venne assistita anche dai Frescobaldi e dai Ricciardi di Lucca. In seguito all’inizio del lungo conflitto noto come “guerra dei cento anni”, intrapresa tra il Regno di Inghilterra ed il Regno di Francia nel 1337, il sovrano inglese Edoardo III non riuscì più a rimborsare i prestiti concessi dai banchieri italiani che avevano accordato credito illimitato fino all’enorme importo di 1 milione e mezzo di fiorini (900.00 fiorini i Bardi e 600.000 fiorini i Peruzzi). Nel 1340 iniziò il tracollo finanziario dei Bardi e dei Peruzzi, che sfociò nel fallimento dei Peruzzi nel 1343 e dei Bardi nel 1346, default causato sia dall’insolvenza della Corona inglese, sia dalla carenza di liquidità che caratterizzava le compagnie bancarie dell’epoca, che tendevano ad investire in eccessive immobilizzazioni i capitali raccolti, con conseguente difficoltà a rimborsare a vista, in caso di emergenza, le somme depositate. I banchi dei Bardi e dei Peruzzi non riuscirono infatti a far fronte alla “corsa agli sportelli” da parte dei titolari dei depositi presso le compagnie fiorentine, spinti dal clima di sospetto, alimentato dal progressivo aggravarsi della crisi, ad una vera e propria corsa al prelievo. 

I primi fallimenti causarono una reazione a catena inarrestabile, con un micidiale “effetto contagio”, come si direbbe con linguaggio moderno. A partire dal 1341 dichiararono bancarotta, in catastrofica successione, tutte le principali compagnie bancarie fiorentine e le case minori, il cui crollo travolse un grande numero di depositanti, dai ricchi capitalisti ai piccoli risparmiatori, e coinvolse anche commercianti e artigiani. 

L’impatto di tale crisi finanziaria fu devastante per l’economia urbana, anche perché le compagnie svolgevano spesso, oltre all’attività bancaria, l’attività mercantile e manifatturiera.
 

https://www.meer.com/it/27406-la-prima-grande-bancarotta-della-storia

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