AlfaOmega Inviato 8 Maggio, 2007 #1 Inviato 8 Maggio, 2007 questa ae19 di gr. circa 3 imperatore Costantino I ( costantinusavg) al retro (dncostantinimaxavg/vot.xx), presenta sotto la patina l'argentatura dei suberati( credo che si dica così). In esargo io leggo PA alternativa potrebbe essere TA, ma vedo abbastanza bene la semicirconferenza della P. Quindi dovrebbe trattarsi della zecca di Arles. Avrei identificato tale moneta come Ric 228 arles, ma essendo la prima volta che vedo questa tipologia abbastanza comune al retro con argentatura, chiedo se tale identificazione si può dirsi corretta in quanto nel libro del ric al numero 228 non mi pare che si faccia cenno al fatto che tale moneta sia suberata, o forse tutte quelle monete lo sono ed io non conoscendo affatto l'inglese non sono riuscito a capire. Grazie a chi mi potrà aiutare Roberto Cita
crivoz Inviato 8 Maggio, 2007 #3 Inviato 8 Maggio, 2007 No Roberto..la moneta non e' suberata...e' argentata, come lo erano tutte in origine. Purtroppo la circolazione, il tempo e l'incuria di chi li pulisce ce le rendono quasi tutte prive dell'argentatura... Le monete suberate sono quelle d'argento con anima di metallo vile, che viene fuori per eccessiva circolazione o corrosione. La pellicola d'argento, generalmente piu' spessa dello strato di argentatura della tua moneta, cede e lascia in vista il rame o il bronzo. E' un fenomeno tipico dei denari, sia repubblicani che imperiali. Cita
tacrolimus2000 Inviato 8 Maggio, 2007 #4 Inviato 8 Maggio, 2007 E’ probabile che l’argentatura delle emissioni dell’epoca di Costantino I fosse realizzata mediante imbiancatura (*). Questa tecnica non riveste o fodera l’anima di rame/bronzo come accadeva per la produzione dei suberati, ma conferiva un aspetto argentato in virtù dell’arricchimento superficiale dell’argento a scapito del metallo vile a seguito di alcuni trattamenti termici e chimici. Brevemente, il tondello di rame veniva surriscaldato e gli ossidi di rame prodotti erano allontanati mediante immersione in bagni acidi o basici naturali; gli agenti chimici contenuti (acido acetico, acido citrico, ammoniaca, etc. ) avevano una scarsa attività sull’argento. Il risultato era una superfice più ricca di grani d’argento rispetto alla inizio del trattamento (o al suo interno). Una successiva martellatura a caldo e la coniazione vera e propria provvedevano ad appiatture i grani d’argento, conferendo così un aspetto argentato alla moneta. Lo strato era di fatto molto sottile; alcuni esemplari meglio conservati mostrano ancora oggi questa argentatura, altri no. (*) Esistono anche teorie diverse Luigi Cita
AlfaOmega Inviato 9 Maggio, 2007 Autore #5 Inviato 9 Maggio, 2007 ok grazie della notizia ne ho da fare di strada per capirci qualcosa. Quindi presumo che l'identificazione sia esatta. Grazie Roberto Cita
Giovenaledavetralla Inviato 9 Maggio, 2007 #6 Inviato 9 Maggio, 2007 E' vero in queste monete è molto difficile che l'argentatura rimanga attaccata a meno che non trovi delle particolari condizioni di terreni neutri o poco acidi. Cita
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