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IGNORED

Dupondio


Villanoviano

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Buongiorno,non ho saputo a resistere all’acquisto fuori asta di questo dupondio,non solo per l’effige di Cesare,ma per il frazionamento voluto,non avendo resto,si è ricavato un asse,senza tante storie.La moneta è gradevole sebbene abbia una patina delicata che può saltare,come è già successo,in caso di urti,ma se ne starà buona a riposo,più che meritato vista l’età…………

https://www.deamoneta.com/auctions/view/937/499

 

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DE GREGE EPICURI

Le monete dimezzate sono sempre interessanti. Inoltre, questo dupondio di Vienne, integro o spezzato, è molto meno comune di quello di Nemausus.

Edited by gpittini
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Supporter

Capisco che sia solo una domanda formale: e' una moneta repubblicana o provinciale?

Ciao.

Stilicho

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Ciao @Stilicho , la moneta dovrebbe essere stata emessa dalla zecca di Vienne in  Gallia Narborense , vicino Lugdunum , quindi e' moneta provinciale .

In foto la moneta intera , C.I.V. ( Colonia Iulia Viennense (?) )

RPC_0517.jpg

Edited by Cremuzio
foto della moneta intera
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Posted (edited)
21 ore fa, Stilicho dice:

Capisco che sia solo una domanda formale: e' una moneta repubblicana o provinciale?

Ciao.

Stilicho

 

In realtà la domanda è molto meno banale di quel che sembra.

 

Per l'epoca repubblicana si suole identificare una serie di monete ritenute emesse dalla repubblica (che corrispondono, pezzo meno pezzo più, a quelle catalogate dal Crawford), affermando che quelle (e non altre) sono "repubblicane". Ma la situazione è molto più complessa.

In primo luogo, molte di quelle monete furono emesse fuori Roma e, molte di quelle emesse fuori Roma, furono fatte battere dai comandanti militari. Si suole ritenerle "repubblicane" per il fatto che  il potere che le avrebbe legittimate sarebbe stato l'imperium esercitato dai comandanti. La riconducibilità alla repubblica si identificherebbe, allora, nel profilo giuridico del potere capace di conferire loro valore. Ma se così fosse, che dire dalle monete emesse da due diversi comandanti in momenti di guerra civile? O di quelle emesse dalle colonie, quando si trattava di colonie di diritto latino (e quindi, formalmente, non facenti parte dello Stato di Roma)?

In secondo luogo, e soprattutto, durante la repubblica, sui territori governati da Roma, circolavano moltissime monete (soprattutto bronzi, ma anche argenti) emesse palesemente da "governi locali". Alcune di esse portano iconografie chiaramente repubblicane (un asse siciliano, ad esempio, ha Giano bifronte al dritto e, al rovescio, addirittura, la lupa che allatta i gemelli). Altre riportano i titoli dell'autorità emittente, e sono titoli repubblicani (questore, ad esempio, o triumviro per la deduzione della colonia; alcuni di questi titoli peraltro sono scritti in Greco). Se il criterio di distinzione è il potere dell'autorità che emette la moneta, perché non riconoscere anche queste (o, almeno, alcune di esse) come repubblicane?

 

Per meglio analizzare il fenomeno, dobbiamo fare un passo indietro. 

Dopo la nascita degli Stati nazionali, siamo abituati a considerare lo Stato come un'entità totalizzante e assoluta, con un confine terrestre ben definito. All'interno del confine tutto fa capo - quanto a legittimità - a quell'apparato statale; all'esterno di esso invece è un mondo diverso, e la legittimità va incardinata in altri apparati statali.

Ai tempi di Roma (e, in verità, fino più o meno alla pace di Vestfalia, nel 1648) non era così: la legge era regolata dal principio di personalità, non di territorialità. I cittadini di romani si regolavano secondo la legge di Roma ovunque fossero. Non esisteva un confine (salvo il pomerium, vestigia più sacrale che giuridica del territorio originamente collocato al di fuori delle mura della città-Stato); lo stesso limes (concetto, peraltro, sedimentatosi in epoca imperiale) era un "limite" oltre il quale non valeva la pena di avventurarsi, perché la civiltà (quella di Roma, beninteso) non vi era arrivata. La Repubblica, quindi, era un'entità non territoriale, ma sostanzialmente "sparsa" per il mondo grazie al disperdersi dei cives Romani (e destinata, dagli dei, a governare sulle altre genti).

Una prova storica di questa mentalità, personale e non territoriale, è data dalle rivendicazioni di molte genti italiche (tipicamente, ma non solo, durante il bellum sociale): chiedevano non la fusione con lo Stato di Roma (che non esisteva), ma l'estensione ai propri componenti della cittadinanza romana.

 

In tale contesto culturale e giudico potevano coesistere, uno a fianco all'altro, regole commerciali incompatibili, modelli matrimoniali differenti, forme di governo amministrativo alternative ... e anche sistemi monetali diversi.

E' ben noto che l'espansione di Roma in Italia avvenne mediante un tessuto, a macchia di leopardo, di regimi giuridici diversi: città federate, socii, municipia, città alleate, colonie di diritto romano, colonie di diritto latino, etc. In tale contesto, fu concesso a realtà cittadine distintesi per la loro maggior fedeltà a Romana, di continuare a battere le proprie monete; a quelle assoggettate con la forza, invece, questa potestà fu negata, non però in forza di un'idea (inesistente all'epoca, come evidenziato) che la monetazione fosse monopolio del governo centrale, bensì per contribuire al loro assoggettamento culturale e (di riflesso) commerciale. Ne derivò da subito l'idea che sul territorio governato (di diritto o di fatto) dai cives Romani fosse normale la circolazione di monete diverse; va da sè che quelle della repubblica erano ovunque le monete maggiormente accettate (mutatis mutandis un po' come il dollaro, oggi). In altri termini, nacque da subito il fenomeno di una "monetazione provinciale" ante litteram; "ante litteram" perché, vale la pena ricordarlo, l'Italia non fu mai provincia.

 

Con l'acquisizione delle prime province, a partire dalla Sicilia, lo strumento della monetazione provinciale fu attuato in un'ottica diversa. Era tipico infatti della mentalità romana pescare dalle esperienze del passato per adattare vecchie soluzioni a nuovi problemi.

Si ricordi infatti che i lunghi viaggi erano fatti in nave ed erano pericolosi, e quindi costosi. Se, in ipotesi, trasportare mille assi di bronzo da Roma a una colonia costa più di mille assi, o anche poco di meno, ecco che diviene assolutamente antieconomico accentrare la zecca a Roma; meglio coniare le monete in loco, magari con metallo estratto (o depredato ai nemici) a poche miglia di distanza.

In questo modo, il fenomeno della monetazione provinciale si diffuse per il mediterraneo con l'espandersi del dominio di Roma, e interessò tutta la storia repubblica a partire della fine della Prima Guerra Punica. Le monete "provinciali repubblicane" sono tante, anche se (per quanto mi consta) non sono mai state studiate in un'ottica unitaria, con riferimento alla storia di Roma; al più, trovano spazio negli studi delle comunità locali.  Si tratta soprattutto di bronzi (perché i bronzi, a parità di valore nominale, sono più pesanti degli argenti e, quindi, più onerosi da trasportare da Roma alle province), ma non mancano casi di argenti (ad esempio, in Spagna, in Macedonia e nell'Asia Minore).

 

In questo contesto, esiste ovviamente una fascia grigia: per alcune monete è difficile affermare se siano "repubblicane  provinciali" o di comunità del tutto indipendenti da Roma. Esistono addirittura emissioni (locali) che secondo alcuni autori sono proprio ascrivibili al governo di Roma (sarebbero, in altri termini, "repubblicane" ufficiali), come i tre piccoli argenti citati da Debernardi nell'articolo "Un aggiornamento dei tesoretti romani repubblicani del fronte ispanico", in “Acta numismatica” 49, 2019: infatti, Debernardi, Lippi e Campana ("Dal denarius quadrigatus al denarius bigatus: manovre finanziarie e monetarie dopo canne", in “Monete antiche”, gennaio/febbraio 2023) hanno proposto che si tratti di "libelle", intese quali decima parte di denarii che Publio e Gneo Scipione coniarono in Spagna (per gli autori, infatti, il “denario” bigato, così come le didracme o "denarii quadrigati", erano divisi in 10 unità finanziarie - non in 10 assi - denominate, appunto, "libelle").

 

Edited by L. Licinio Lucullo
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21 ore fa, Stilicho dice:

Capisco che sia solo una domanda formale: e' una moneta repubblicana o provinciale?

Ciao.

Stilicho

Fatta la premessa di cui sopra, e considerato che la moneta è datata al 36 a.C. (e, quindi, non è "imperiale", in quanto precede le riforme introdotte da Ottaviano Augusto che segnano il passaggio al nuovo sistema monetario tipico dell'epoca imperiale), la risposta secca è questa:

da un punto di vista formale, è provinciale (in quanto non è censita fra quelle ritenute "ufficiali" dagli studiosi più eminenti);

da un punto di vista sostanziale è sicuramente provinciale (fu coniata lontano da Roma, per esigenze locali), ma questo non esclude che sia anche "repubblicana" (proprio perché la repubblica era una struttura a macchia di leopardo, non monolitica, da un punto di vista sia costituzionale sia, per quel che qui interessa, numismatico).

Edited by L. Licinio Lucullo
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38 minuti fa, L. Licinio Lucullo dice:

da un punto di vista sostanziale è sicuramente provinciale (fu coniata lontano da Roma, per esigenze locali), ma questo non esclude che sia anche "repubblicana" (la repubblica era una struttura a macchia di leopardo, non monolitica, da un punto di vista sia costituzionale sia, per quel che qui interessa, numismatico) 

Ciao @L. Licinio Lucullo , hai fatto un discorso generale ineccepibile , complimenti .

Da un punto di vista prettamente numismatico la moneta va comunque considerata provinciale , in quanto , come giustamente hai scritto sopra "fu coniata lontano da Roma, per esigenze locali" 

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Posted (edited)

La moneta fu emessa a Vienne, nella Gallia Narbonese, su piede romano. 

Anche queste furono coniate nella Gallia Narbonese, precisamente nella capitale, Narbo, su piede romano:

https://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-G168/1

https://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-G37/1

 E allora? Perché la prima dovrebbe essere "comunque considerata provinciale", e le altre invece sarebbero repubblicane ufficiali?

 

Ora, confronta i tre argenti nell'illustrazione allegata.

Tutti e tre sono denarii.

Per tutti e tre, il peso medio si addensa attorno a 3,80 g.

Tutti e tre sono stati emessi a Bolskan, nome latino Osca, nome attuale Huesca.

Sono datati, rispettivamente, circa 150 a.C. (il primo, SNG BM Spain 695-742); circa 80 a.C. (il secondo, SNG BM Spain 743-753); 39 a.C. (il terzo, SNG BM Spain 754-757). La città iberica di Bolskan entrò in orbita romana già dal 205 a.C. e fu definitivamente assoggettata nel 179 a.C. dal pretore Aulo Terenzio Varrone, che le impose il nome latino di Osca. Fu capitale dell'effimero regno di Sertorio (generale romano secessionista), dal 77 al 72 a.C.

Una città "romana" a tutti gli effetti, quindi, e giuridicamente ricadente nel più completo imperium esercitato dalla repubblica, e tutte e tre le monete furono battute nel periodo in cui era sotto completo dominio romano.

Unica differenza? la legenda, che su tutte e tre porta il nome della città, ma è scritta a caratteri iberici sulle prime due, caratteri latini sulla terza. Ebbene, la terza, e solo la terza, è censita da Crawford come moneta repubblicana: https://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-G223/1

 

Conclusione: la differenza fra repubblicana e provinciale in certi casi è, a mio modesto avviso, del tutto formale, per non dire aleatoria.

 

 

Immagine.jpeg

Edited by L. Licinio Lucullo
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20 minuti fa, L. Licinio Lucullo dice:

Conclusione: la differenza fra repubblicana e provinciale è del tutto formale e, in parte, aleatoria.

Se dovessimo fare un discorso giuridico repubblicano su queste monete emesse fuori dalla zecca di Roma , allora dovremmo abolire dall' antico ordinamento romano la parola Provincia .

Naturalmente il discorso e' rapportato ad oggi , 2000 anni fa i Romani probabilmente non si ponevano distinzioni tra monete emesse dalla zecca di Roma e monete emesse in "Provincia" 

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Supporter

Ringrazio molto @L. Licinio Lucullo e @Cremuzio .

Ne approfitto per un altro quesito.

La casa d'aste parla di "dupondio", ma io sapevo che tale divisionale (in oricalco) fu inserito con la riforma monetaria di Augusto imperatore.

Come definire meglio questo nominale, quindi?

Per comodità di tutti e nel timore che il link possa non funzionare con il tempo, allego immagini e descrizioni tratte dal collegamento postato da @Villanoviano

Ciao.

Stilicho

 

image fullscreenimage fullscreen

Octavian, with Julius Caesar. Halved AE Dupondius, Vienna (Gaul) mint, c. 36 BC. Obv. [IMP] CAE[SAR DIVI F] DIVI IVLI. Bare heads of Caesar left [and Octavian right]. Rev. [C]IV. Prow with superstructure, right. RPC I 517. AE. 9.63 g. 29.50 mm. R. Rare. Lovely green patina with stable flaws. Good VF.

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Supporter

Tornando al discorso della classificazione, come detto, e' chiaro che tutto nasce dalla nostra esigenza di catalogare e classificare tutto (forse perchè ciò ci rassicura, ci dà certezze), ma la monetazione romana e' complessa (così come la sua evoluzione durata un millennio, a braccetto con la storia in senso lato) e non sempre si può giungere a conclusioni definitive, esistendo ancora molti punti oscuri. E' chiaro che questo deve essere lo sprone a studiare e ad approfondire.

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1 ora fa, Stilicho dice:

Tornando al discorso della classificazione, come detto, e' chiaro che tutto nasce dalla nostra esigenza di catalogare e classificare tutto (forse perchè ciò ci rassicura, ci dà certezze), ma la monetazione romana e' complessa (così come la sua evoluzione durata un millennio, a braccetto con la storia in senso lato) e non sempre si può giungere a conclusioni definitive, esistendo ancora molti punti oscuri. E' chiaro che questo deve essere lo sprone a studiare e ad approfondire.

 

Ciao @Stilicho , poni osservazioni giustissime e competenti .

Per la prima parte del tuo intervento la casa d' asta infatti scrive genericamente AE (bronzo) con peso di 9,63 grammi il che riconduce la moneta piu' ad un Asse piuttosto che a un Dupondio .

Di contro la moneta che ho postato nella risposta n° 4 , presa dal RPC 517 ha un peso di 20,40 grammi , quindi compatibile con un Dupondio (ma anche con un Sesterzio) , il RPC 517 lo riporta come Dupondio (credo che tutta la monetazione in bronzo di Augusto faccia riferimento ai tre moduli A-D-S , esclusivamente in base al peso piuttosto che alla composizione delle monete) 

Di conseguenza la moneta di Deamoneta pesando solo 9,63 grammi si puo' ascrivere ad un Asse .

Per quanto riguarda la composizione mineralogica della moneta , cioe' se composta di solo Rame oppure di Rame e Zinco (oricalco) , concordo con te quando scrivi che le nostre conoscenze , sulla Storia romana e in particolare sulla monetazione , presentano punti ancora poco chiari .

Nel caso specifico l' Oricalco , gia' conosciuto in Grecia fin dal V secolo a.C. , fu introdotto costantemente da Tiberio , prima di lui Augusto conio' Oricalco di prova ? come diremmo oggi proof ?

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Supporter
Posted (edited)

Circa il peso,  la casa d'aste indica in realtà "Halved AE Dupondius". Ipotizzo quindi che, riferendosi a mezza moneta, il peso vada grosso modo raddoppiato portandoci ad un valore vicino ai 20 grammi.

Ho provato a guardare su  RPC on line (RPC — Home (ox.ac.uk)

image.png

Parla in maniera generica di "bronze (30 mm)" con peso medio degli esemplari catalogati di 19.11.

Edited by Stilicho
correzione di errore battitura
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Si hai ragione , dimenticavo , normalmente si discute di monete intere , che si trattava di mezza moneta .

Wildwinds lo descrive :

Vienne RPC 517 SG 152

Ottaviano, AE31 (dupondius) , Vienne, Gallia. 40-30 a.C. circa. , 20,40 g. IMP CESARE DIVI F DIVI IVLI , Testa laureata di Giulio Cesare a sinistra e a capo scoperto di Ottaviano a destra . / C I V sopra la prua destra sormontata da sovrastruttura e albero . RPC 517 ; SNG Poliziotto 703 ; Sear Grecia 152 .

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Salve , la moneta del post dovrebbe essere una delle ultime emissioni in bronzo con la gloriosa ed antica prua di nave al rovescio , sulle quali , dopo le prime emissioni anonime fuse e coniate , vennero impressi simboli o/e nomi di magistrati . Moneta storica che prese parte attiva nella storia di Roma dalla prima guerra punica fino alle soglie dell' Impero .

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Il 22/06/2024 alle 12:38, Stilicho dice:

io sapevo che tale divisionale (in oricalco) fu inserito con la riforma monetaria di Augusto imperatore.

 

 

Il nominale del dupondio (= 2 assi) era diffuso nella monetazione italica preromana e anche i Romani, in epoca repubblicana (molto prima della riforma monetale di Augusto) lo utilizzarono:

https://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-B17/1

https://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-B7/1 

https://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-G187/1

 

Il 22/06/2024 alle 12:38, Stilicho dice:

Come definire meglio questo nominale, quindi?

 

 

Facciamo un passo indietro. Facciamo una breve storia dei bronzi repubblicani. Ti avviso che sin d'ora che le date che utilizzerò non sono tutte pacificamente accettate dagli studiosi, ma ci permettono di avere un'idea dell'evoluzione complessiva.

----

Agli inizi del III secolo a.C. (o alla fine del IV) compaiono i primi assi repubblicani, fusi, del peso di 12 once (327 g teorici - (tieni presente che una moneta normalmente pesa di meno dello standard teorico, perché lo Stato trattiene il cosiddetto "aggio").

Una serie di svalutazioni successive porta la repubblica a emettere assi sempre più leggeri, ma sempre teoricamente attestati su multipli dell'oncia. Nel 211 a.C. l'asse (della serie Crawford 56, cui appartiene anche uno dei dupondi di cui ho indicato il link sopra) si è ridotto al peso di 2 once (cosiddetto "standard sestantale"). Nel 141 a.C. si comincia a emettere assi del peso di 1 oncia ("standard onciale").

Nel 91 si passa ad assi di mezza oncia ("standard semionciale" - peso medio 13,64 g) e questa dovrebbe essere l'ultima riduzione

[gli scavi ci hanno restituito anche assi di peso di 3-6 grammi: secondo Crawford sono rari casi di emissioni fiduciarie (il cui valore nominale, cioè, non era legato a quello intrinseco, emessi in colonie - Luceria e Canusium - i cui abitanti, avendo ereditato una lunga tradizione greca, si fidavano - a differenza dei "grezzi" Romani "DOC" - del valore fiduciario delle monete); secondo Vincenzo La Notte invece sono le prove del fatto che è esistita anche uno "standard quartunciale", seppur non attestato dalle fonti scritte, durante il quale gli assi arrivarono a pesare attorno a un quarto di oncia (6,82 g teorici)]

----

Si arriva così all'anno 84 a.C., quando a Roma vengono ancora emessi tre diversi assi di standard semionciale.

Per decenni, questa resterà l'ultima emissione di bronzi fatta a Roma [nell'82 le legioni di Silla emettono l'asse  https://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-G212/13 , peraltro di peso sovrabbondante ; è però un'emissione militare, fatta chiaramente per le esigenze dell'esercito ]

Infatti, l'emissione dei bronzi finisce del tutto; nel caos delle guerre civili, nessuno pensa più a emetterli. Si verifica una grave carenza di "spiccioli", dimostrata dalla pratica (che durerà quasi un secolo) di "spezzare" i bronzi esistenti per usarli come nominali più piccoli.

Passano quasi 40 anni.

----

Nel 46, in Spagna, Gneo Pompeo, figlio di Pompeo Magnus, emette una moneta con i tipi iconografici dell'asse, in bronzo, ma con un peso che, seppur molto variabile, in alcuni casi estremamente elevato, andando da 15 a 37 g ( https://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-CP/5 ). Perché proprio in Spagna? Perché in quella terra c'è una salda tradizione di emissione di monete enee "provinciali" e probabilmente i Pompeiani, per manifestare il loro desiderio di proporsi come eredi legittimi della repubblica, hanno voluto contrapporre a esse una moneta prettamente "romana". 

Nel 45 suo fratello, Sesto, lo imita emettendo bronzi con i tipi dell'asse, anch'essi di peso molto variabile, compreso tra 12 e 27 g circa ( https://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-I6/10 , https://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-I6/11 ).

Contemporaneamente, a Roma, Cesare emette un bronzo che pesa "solo" 11-17 g, ma per la prima volta la lega usata è quella dell'oricalco ( https://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-I2/46 ).  

Quella di cesare è l'ultima emissione di un bronzo a Roma in epoca repubblicana

[In seguito ci sarà un'ultima emissione, avvenuta però in provincia probabilmente in Acaia, https://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-I10/50 . Probabilmente si tratta di una moneta della "serie navale", di cui parlo nel prosieguo di questo post, e comunque è un "normale" asse di standard semionciale, quindi non rileva ai fini della presente disamina].

Come interpretare queste monete? E' vero che quelle dei Pompeiani portano i tipi dell'asse (testa di Giano/prora di nave), ma il peso è spesso molto eccedente rispetto all'ultimo standard ponderale utilizzato 40 anni prima. E l'emissione di Cesare? Risponde sì a uno standard ponderale semionciale, ma è in oricalco (lega che di per sè non ha un valore molto superiore al bronzo semplice, ma che suo figlio adottivo Ottaviano utilizzerà, come tu stesso hai evidenziato, per i dupondi).

Sono assi? Sono dupondi? Son sesterzi (= 4 assi)? Gli studiosi su questo sono discordi. E' ben possibile che siano dupondi.

-----

Mentre a Roma nessuno più si cura di coniare bronzi, a Vienne (come in altre colonie) nel 36 a.C. si decide di sopperire alla carenza di spiccioli emettendo nuove monete enee, fra cui appunto la tua. 

Si potrebbe pensare (e alcuni studiosi pensano) che sia un asse, ma ci sono tre buone ragioni per pensare che sia un dupondio. 

In primo luogo, ha un peso di circa 18-20 grammi, eccedente rispetto a quello standard dell'asse (13,64 g teorici) ma perfettamente accettabile per un dupondio (tenuto conto dell' "aggio" e della svalutazione, è perfettamente logico che un dupondio di 27 grammi teorici sia emesso a 20 grammi).

In secondo luogo, al dritto presenta non una sola testa gianiforme, ma due teste. Ora, devi sapere che nel 38, in varie località dell'Acaia e dell'Asia Minore, i legati di Marco Antonio avevano cominciato anch'essi a emettere bronzi. Sono detti della "serie navale" e sono catalogati fra le monete provinciali perché presentano, nelle legende, anche lettere a caratteri greci, ma rispondono in tutto e per tutto alle caratteristiche delle monete repubblicane (McCabe, giustamente secondo me, li cataloga come monete repubblicane). Questa serie comprende i nominali del sesterzio, del tressis (=3 assi), del dupondio e dell'asse e presentano una serie di simboli per far capire, anche alle persone meno istruite, quale fosse il loro valore. Ebbene, fra questi simboli c'è appunto il numero di teste raffigurate al dritto: 4 per il sesterzio, 3 per il tressis, 2 per il dupondio e 1 per l'asse. Si può ben pensare che un sistema simile sia stato adottato in un'altra parte dell'impero, anch'essa (come Acaia e Asia Minore) di ambito culturale greco/magnogreco, ossia appunto la Gallia Narbonese, a Vienne.

Terza considerazione, le monete di Vienne (così come quelle di altre colonie) sono spesso spezzate in due (come la tua, appunto) e la frattura è fatta in modo tale da presentare, su ciascuna delle metà rimaste, una testa sola. Come ti ho detto, la pratica del dimezzamento fu attuata per ottenere "spiccioli", in un momento storico in cui si accusava la carenza di monete di bronzo. Ma cosa fu spezzato, e per ottenere cosa? L'attenzione con cui veniva lasciata una testa integra fa pensare che si volesse ottenere una "unità", e quindi un asse, piuttosto che "mezza unità" (un semisse). La moneta intera, quindi, doveva probabilmente essere un dupondio.

   

 

Edited by L. Licinio Lucullo
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Supporter

@L. Licinio Lucullo

Complimenti per la cura e la chiarezza espositiva. Ho imparato un sacco di cose.

Anche come non si possa prescindere dal conoscere meglio la monetazione repubblicana  (in senso lato, come dicevamo sopra) pure per chi si interessi principalmente di monetazione imperiale (come me). In questo senso, questi post sono uno sprone allo studio e all'approfondimento.

Grazie.

Stilicho

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  • 2 weeks later...

Grazie delle delucidazioni,in alta conservazione e integra devo dire che è veramente una gran bella moneta,oltre che ricca di significato,repubblica/impero.

IMG_1527.jpeg

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