Renato Delfiol Inviato 18 Ottobre, 2024 #1 Inviato 18 Ottobre, 2024 Buonasera, pare che io ritorni dopo una lunga assenza... ben trovati! Ho una curiosità: che equivalenza c'era, attorno al 1200, tra la moneta di Pisa e di Lucca (ho letto che erano simili) e quella di Firenze? Un grosso (come si chiamava non so) d'argento di queste due città a che cambio stava con un equivalente di Firenze, che ancora non aveva la moneta d'oro? Cita
cippiri76 Inviato 19 Ottobre, 2024 #2 Inviato 19 Ottobre, 2024 Ciao @Renato Delfiol Parlare di cambio in senso moderno credo sia improprio, i grossi avevano una loro "valuta" in denari secondo il contenuto in argento della moneta in questione. La legge di Gresham poi forzava le varie zecche ad uniformare le proprie emissioni pena la scomparsa del circolante.. Nella prima metà del '200 comunque Pisa, Siena, Arezzo e poi Firenze emettevano grossi d'argento equivalenti nel peso e nella valuta "mettendo così in evidenze un tacito accordo monetario" (M. Bernocchi - Le monete della Repubblica fiorentina vol. III pag. 126) un saluto 1 Cita
monbalda Inviato 21 Ottobre, 2024 #3 Inviato 21 Ottobre, 2024 Salve, solo una piccola specifica rispetto a quanto ha domandato @Renato Delfiol: se per inotorno al 1200 si intende appunti il principio del XIII secolo, allora: 1) Firenze ancora non coniava moneta ma usava i denari di Pisa e di Lucca; 2) i denari di Pisa e di Lucca al tempo erano effittivamente equivalenti (e teoricamente le due zecche dovevano dividere i proventi, come da accordi stipulati nel 1181. Se invece si vuol parlare del secondo quarto/ metà del XIII e di grossi ha appunto già risposto @cippiri76. Un saluto cordiale MB 3 Cita
mero mixtoque imperio Inviato 21 Ottobre, 2024 #4 Inviato 21 Ottobre, 2024 Il 19/10/2024 alle 20:16, cippiri76 dice: Nella prima metà del '200 comunque Pisa, Siena, Arezzo e poi Firenze emettevano grossi d'argento equivalenti nel peso e nella valuta "mettendo così in evidenze un tacito accordo monetario" (M. Bernocchi - Le monete della Repubblica fiorentina vol. III pag. 126) un saluto Anche Napoli in questo periodo produce grossi ghibellini (almeno senesi e pisani). Cita
monbalda Inviato 22 Ottobre, 2024 #5 Inviato 22 Ottobre, 2024 17 ore fa, monbalda dice: Salve, solo una piccola specifica rispetto a quanto ha domandato @Renato Delfiol: se per inotorno al 1200 si intende appunti il principio del XIII secolo, allora: 1) Firenze ancora non coniava moneta ma usava i denari di Pisa e di Lucca; 2) i denari di Pisa e di Lucca al tempo erano effittivamente equivalenti (e teoricamente le due zecche dovevano dividere i proventi, come da accordi stipulati nel 1181. Se invece si vuol parlare del secondo quarto/ metà del XIII e di grossi ha appunto già risposto @cippiri76. Un saluto cordiale MB Salve ho riletto soltanto adesso ciò che ho scritto e mi scuso molto per gli errori di battitura, anche se i contenuti spero che si capiscano lo stesso. Personalmente non ritengo invece che grossi di Pisa o di Siena della prima parte del Duecento siano stati prodotti legalmente e ufficialmente in zecche che non siano state sotto il controllo delle istituzioni comunali delle rispettive città; diverso il caso di eventuale circolazione di maestranze tra le diverse zecche (conosco gli studi ai quali si riferisce l'accenno fatto). Con questo chiudo qui l'argomento, che in caso andrebbe discusso in sede scientifica. Un saluto cordiale, MB Cita
mero mixtoque imperio Inviato 22 Ottobre, 2024 #6 Inviato 22 Ottobre, 2024 C'è poco spazio per nostri pareri personali. Ad esempio per il 1238 la coniazione di monete toscane a Napoli è stata documentata da E. Winkelmann, Acta Imperii Inedita, I, Innsbruck, Verlag der Wagner’Schen Universitäts-Buchhandlung, 1880, doc. 822, p. 637. Cita
monbalda Inviato 22 Ottobre, 2024 #7 Inviato 22 Ottobre, 2024 Molte grazie, così anche gli altri possono leggere direttamente. Un saluto cordiale, MB Cita
mero mixtoque imperio Inviato 22 Ottobre, 2024 #8 Inviato 22 Ottobre, 2024 Naturalmente il riferimento è solo al documento che l'autore presenta. La lettura del Winkelmann è del tutto sballata, visto che fa tornare il De Morra ad Acerra nel 1238, lo ricolloca il mese dopo in Lombardia e fa coniare queste monete a Brindisi l'anno successivo (1239). Un fantasia piuttosto fervida, ereditata a occhi chiusi dai successivi numismatici. Per una lettura più vicina alla realtà, referata positivamente e direttamente da parte di due riviste scientifiche, nonché altre 5 volte su altrettante diverse riviste scientifiche nell'ambito della descrizione di altri fatti, mi permetto di consigliare almeno la lettura del commento al doc. 11 di https://www.academia.edu/114071336/Primo_nucleo_di_fonti_sulla_zecca_sveva_di_Napoli_in_Mémoire_des_Princes_Angevins_15_2022_2023_https_mpa_univ_st_etienne_fr_index_php_id_566 Del resto tutto collima coi successivi fatti del 1243, legati alla miniera di Montieri, non alla sua fantomatica zecca, ma alla zecca di Napoli, e tutto collima con la successiva produzione di fiorini a Napoli al posto degli augustali. Cita
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