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antonello

MG
Terina

Salve a tutti,posto questa minuscola moneta,

a mio parere interessante. :D

Terina

Tetraobolo (400-300 a.C.)

Diametro: 14 mm

Peso: 2.20 g.

D\Testa della ninfa Terina

post-709-1186940754_thumb.jpg

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R\ Nike seduta su un ceppo regge con la mano un uccello , nel campo a sinistra lettera Δ

SNG tav. 29 n. 1637, Sambon 16 (var.)

Terina fu una colonia di Crotone fondata verso la fine del VI secolo, l’ubicazione esatta della città è tuttora sconosciuta.

La testa giovanile muliebre si identifica con quella della ninfa Terina, divinità eponima della città; nelle monete di questo periodo lo stile richiama quella della ninfa Aretusa dei Siracusani.

Nike potrebbe rappresentare le prospere sorti di Terina e di Crotone nel periodo in cui quest’ultima città estese la sua egemonia su tutta la regione.

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oops...

Avevo dimenticato il rovescio. :blush:

post-709-1186943410_thumb.jpg

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Ciao Antonello...é una moneta interessante, anche per l'alone di mistero che circonda l'ubicazione della città....é una immagine presa a caso? Perché come moneta (forse l'immagine inganna) non mi convince (forse é fortemente cristallizzata) e sul rovescio alla base del ceppo e sotto il braccio teso della Nike vedo un solco strano...

Il mio é un parere del tutto personale, per cui non prenderlo troppo sul serio :) sicuramente ci saranno altre opinioni....

Marco

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Ciao Antonello...é una moneta interessante, anche per l'alone di mistero che circonda l'ubicazione della città....é una immagine presa a caso? Perché come moneta (forse l'immagine inganna) non mi convince (forse é fortemente cristallizzata) e sul rovescio alla base del ceppo e sotto il braccio teso della Nike vedo un solco strano...

Il mio é un parere del tutto personale, per cui non prenderlo troppo sul serio  :) sicuramente ci saranno altre opinioni....

Marco

252786[/snapback]

Ciao Cori,

la moneta è molto piccola e l'ingrandimento enfatizza alcuni particolari poco gradevoli. <_<

D'altra parte non nutro grossi dubbi sull'autenticità anche se stile, centratura e conservazione non sono, purtroppo, un granché, :rolleyes:

ma lo stesso dicasi del prezzo. :)

Salutoni,

Antonello

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La moneta postata dovrebbe essere una dracma e non un tetrobolo - considerato che Terina adotta il cd. piede italico-tarentino - ed appare affine all’esemplare n. 86 della classificazione Holloway-Jenkins o alla SNG Lockett n. 679 (gr. 2,20), che gli studiosi identificano appunto come dracma. Bisogna tuttavia considerare che le oscillazioni ponderali sono a volte piuttosto sensibili: ad es. gli ess. Holloway-Jenkins nn. 86-88 oscillano tra gr. 2,20 e 2,01. Alla definizione del nominale come dracma non osta, comunque, nemmeno il modulo alquanto ridotto della moneta, si veda ad es. l’es. Holloway-Jenkins n. 107 (dracma), il cui modulo misura 14,5 mm.

Il toponimo Terina viene trasmesso da Erodiano e successivamente da Stefano Bizantino, secondo il quale Terina è una città dell’Italía, fondata da Crotone, ma anche un fiume omonimo, per testimonianza di Flegetonte di Tralle; secondo alcuni era il nome dell’isola sulla quale sarebbe stato spinto il corpo della sirena Ligea, come attesterebbe il v. 726 di Licofrone riportato da Stefano di Bisanzio.

La città viene identificata, secondo le ipotesi prevalenti, con il sito di S. Eufemia Vetere (il famoso Terinaios kolpos citato da Tucidide), sulla costa tirrenica dell’odierna Calabria, per i numerosi rinvenimenti di materiali greci, ellenistici e romani, seppure per lo più occasionali. Va ricordato, in proposito, che il famoso ripostiglio monetale rinvenuto in contrada “Bosco Amatello” (comune di S. Eufemia Vetere) contiene il nucleo più cospicuo della monetazione di Terina (27 ess.) proveniente da un contesto “chiuso”, rendendo pertanto ipotizzabile la prossimità della zecca.

Fondata agli inizi del V sec. a.C., secondo ipotesi accreditate, la polis introduce alla fine degli anni Sessanta del V sec. a.C. una monetazione a proprio nome contrassegnata dai tipi testa femminile/Nike.

La testa di Ninfa al D/, che sulle serie più antiche è contrassegnata dalla leggenda TEPINA, resta l’epísema della città fino alla conquista da parte dei Brettii. La De Sensi Sestito, sulla scia di studi precedenti (Millingen, Fiorelli, Türk, Giannelli, Parise, Caccamo Caltabiano), ha riproposto l’equazione Terina=Ninfa=divinità eponima collegando il tipo monetale con una sorgente sacralizzata, che la studiosa identifica nel torrente Spìlinga. Il richiamo alla sorgente, che non appare isolato nell’ambito magnogreco (Thurii avrebbe preso nome da una fonte omonima; Sibari ed il fiume Sibari dalla sorgente omonima lasciata dai coloni nella patria Bura; analoghi i casi di Hyele e Mesma) sembrerebbe avvallato dal tipo dell’hydria su cui siede la Nike alata sul R/ degli stateri del gruppo B Holloway-Jenkins (nn. 10-15), o con la quale attinge acqua da una fontana monumentale su uno statere del gruppo C (Holloway-Jenkins, n. 38).

Interessanti risultano, inoltre, i confronti istituibili con la documentazione archeologica restituita dal comprensorio lametino e, in particolare, con un’antefissa con nimbo di IV sec. a.C. proveniente da località Balzano di Maida e con altre due raffigurazioni di divinità entrambe databili alla fine del V sec. a.C. Non si possono poi dimenticare il celeberrimo “tesoro di S.Eufemia”, composto da gioielli di chiara pertinenza femminile, e l’hydría rinvenuta in contrada Gelseto nel 1955, la cui iconografia è stata recentemente letta come rito nuziale identificando la Nymphé ingioiellata con la divinità eponima Terina. Il risalto dato ai gioielli potrebbe infatti suggerire sia l’esistenza di un artigianato orafo particolarmente sviluppato nella città, sia la tradizione di grande raffinatezza nella incisione dei coni che la monetazione di questa polis rivela sin dalla fasi iniziali.

Riguardo all’interpretazione della figura femminile alata del R/ le ipotesi non sono state univoche. Studi di antica data (ad es. Avellino) tendevano a ravvisarvi la sirena Ligea, ipotesi inficiata dall’identificazione esplicita del personaggio del R/ come NIKA (Holloway-Jenkins, n. 1). Studi più recenti ribadiscono invece l’interpretazione come Nike suggerendo di considerarla frutto del sincretismo della Vittoria con la stessa Terina, divinità eponima della città. Più di recente la Caccamo Caltabiano ha rilevato la natura acquatica di Terina, la progressiva sostituzione di essa a Nike nell’immagine del rovescio, la sua natura complessa, urania e ctonia, e l’analogia con altre divinità eponime di colonie greche. In quest’ottica ulteriori interessanti osservazioni sono state proposte dalla De Sensi, la quale prospetta un originario culto autonomo di Nike a Terina; culto che si localizzerebbe nel territorio lametino, ricco di acque sorgive e di zone palustri, e che riguarderebbe, in particolare, la Nike nipote di Licaone e compagna di Atena mostrando forti elementi di analogia con quello praticato presso la palude sacre di Cotilia da Aborigeni, Siculi e Pelasgi, secondo quanto riferito da Dionigi di Alicarnasso (I, 15 e 33). La presenza di questo culto nel Lazio antico, nell’Italia e nella Sicilia orientale (dove la Nike è raffigurata frequentemente nella monetazione siracusana e non) potrebbe costituire, secondo la De Sensi, un altro di quegli elementi culturali comuni che giustificherebbero i rapporti di syngheneia tra i popoli di queste regioni descritti da Antioco.

Consiglio vivamente la lettura dei due tomi a cura di G. De Sensi Sestito, Tra l’Amato e il Savuto. Ricerche storico-topografiche sul territorio lametino nell’antichità, ed. Rubbettino, Soveria Mannelli 1999, nei quali viene affrontato lo studio del vasto comprensorio lametino sulla base della revisione critica della documentazione letteraria, archeologica e numismatica e viene fornita una ricchissima bibliografia di riferimento.

Saluti

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Ancora una volte grazie Dracma per le esaustive informazioni che sei in grado di fornirci nonché per gli interessantissimi spunti di approfondimento proposti. :D

Premettendo che brancolo intorno allo studio della monetazione magno-greca con un approccio del tutto dilettantistico, nel mio tentativo di classificazione ho utilizzato il testo di Attianese "Calabria Greca" che mi pare inquadri questa tipologia prprio in tetraoboli (Vol. I, pagg. 372-376).

Spero che non tu non storca il naso :( , in attesa di maggiori competenze mi è sembrato un interessante lavoro per chi, come me, si è da poco avvicinato a questi capolavori antichi ed eterni. :)

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Tempo fa chiedevo un dettaglio tecnico di alcuni stateri di Terina e cioè il motivo per cui su tutti gli esemplari di un certo tipo ci fossero delle linee in corrispondenza del mento .

Mi rispose Cid1 dicendomi che, parimenti dietro la nuca , potevano essere delle misure che prendeva l'incisore per la sua opera .

Vi ripropongo solo alcuni di questi capolavori :

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...ucID=157&Lot=29

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...cID=136&Lot=488

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...AucID=84&Lot=64

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...AucID=62&Lot=43

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Ciao Antonello,

in aggiunta al testo di Attianese ti suggerisco il volume:

R.R.Holloway-G.K.Jenkins, Terina, ed. Arte & Moneta, Bellinzona 1983.

Si tratta di uno studio della monetazione della città attraverso l'analisi della sequenza di coni.

Saluti

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Per Eurosabre: le tue osservazioni riguardo le linee presenti in corrispondenza del mento della figura femminile sono interessanti, tuttavia non credo che si tratti di misure prese dall'incisore.

Le monete postate, infatti, appartengono tutte alla medesima serie e, a quanto sembra, sono tutte riconducibili alla coppia di coni n. 84 della classificazione Holloway-Jenkins.

In questo caso propenderei per un difetto del conio stesso, che si acuisce con la progressiva usura dovuta alla battitura continua: prova ne sia il fatto che tali segmenti appaiono a volte più marcati, altre volte meno.

Certo, se queste linee comparissero su esemplari di serie diverse, la mia teoria sarebbe probabilmente da rivedere.

Saluti

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Ciao Antonello...é una moneta interessante, anche per l'alone di mistero che circonda l'ubicazione della città....é una immagine presa a caso? Perché come moneta (forse l'immagine inganna) non mi convince (forse é fortemente cristallizzata) e sul rovescio alla base del ceppo e sotto il braccio teso della Nike vedo un solco strano...

Il mio é un parere del tutto personale, per cui non prenderlo troppo sul serio  :) sicuramente ci saranno altre opinioni....

Marco

252786[/snapback]

Dovrebbe essere cristallizzata, perchè mi sembra buona.

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Premettendo che brancolo intorno allo studio della monetazione magno-greca con un approccio del tutto dilettantistico, nel mio tentativo di classificazione ho utilizzato il testo di Attianese "Calabria Greca" che mi pare inquadri questa tipologia prprio in tetraoboli (Vol. I, pagg. 372-376).

Spero che non tu non storca il naso :( , in attesa di maggiori competenze mi è sembrato un interessante lavoro per chi, come me, si è da poco avvicinato a questi capolavori antichi ed eterni. :)

252967[/snapback]

Caro Antonello,

non c'e' bisogno di umiliarsi alla guisa di frate terziario..

Il tuo approccio non mi pare affatto dilettantistico. Per un approccio puramente numismatico l'opera di Attianese e' abbastanza appropriata; per maggiori approfondimenti il volume di Holloway Jenkins "Terina", suggerito da Dracma (che mi ha preceduto) risulta estremamente esauriente.

Se invece intendi fare una tesi di dottorato su Terina... :D

Cordialmente,

numa numa

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Concordo pienamente con numa,

sei un sincero appassionato e ti stai accostondo alla studio della numistatica magno-greca con grande entusiasmo, oltre che con una indiscutibile serietà. Continua così e sicuramente darai dei punti a tutti noi <_<

Giacomo

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Ciao Antonello,

in aggiunta al testo di Attianese ti suggerisco il volume:

R.R.Holloway-G.K.Jenkins, Terina, ed. Arte & Moneta, Bellinzona 1983.

Si tratta di uno studio della monetazione della città attraverso l'analisi della sequenza di coni.

Saluti

253027[/snapback]

Aggiungerei alla bibiloagrafia K.Regling, Terina, Berlin 1906

anche se sicuramente è ''vecchio'' come testo ;)

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Caro Antonello,

non c'e' bisogno di umiliarsi alla guisa di frate terziario..

numa numa

Chi si è umiliato e in che modo? :huh:

Grazie ggugliandolo! :D

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Per Eurosabre: le tue osservazioni riguardo le linee presenti in corrispondenza del mento della figura femminile sono interessanti, tuttavia non credo che si tratti di misure prese dall'incisore.

253030[/snapback]

La curiosità di capire cosa fosse questo " segno " , mi venne durante una ricerca fatta per alcune analogie che ci sono tra questo tipo ed alcune monete di Neapolis, ed esattamente un obolo ad imitazione del tipo del rovescio, le affinità di tipo stilistico-iconografico del dritto di una didracma ( rif. Santangelo 1116 ) e la legenda EYA - EYE - EYT , frequente su didracme Neapolitane con la simile EYA incisa nello sfendone della nike al rovescio del tipo Terinese, e riconducibili secondo l' Evans, all'incisore Eveneto.

Datosi che si tende sempre ad indicare tali segni in modo evasivo " difetto di conio " mi chiesi se fosse stato possibile attribuire a questo segno, un identità più precisa.

Inizialmente ho pensato ad una frattura di conio, ma alla luce di alcune considerazioni fatte che esporrò di seguito, ho teso ad escluderlo

Come hai gia precisato , secondo Holloway - Jenkins, al conio 84 del gruppo E, sono associabili almeno quattro coni di rovescio, i n° 78 / 81, aggiungendoci un analisi di tipo visivo, ci sono emissioni ove sono riscontrabili tracce di stanchezza di conio , il tutto induce a pensare che la durata di questo conio e stata tutt'altro che breve.

In oltre sappiamo che all'atto della battitura il tondello subendo uno schiacciamento, tende ad allargarsi in modo circolare e concavo sul rovescio, verso l'esterno ( visibile con la presenza di striature su numerose monete ), e proprio questo movimento presumibilmente, avrebbe fatto si che le due fratture parallele col susseguirsi della battitura si sarebbero allungate verso il bordo, col conseguente allargamento della frattura verticale, se non addirittura del distacco del pezzo in esse contenuto.

Prendendo ad esempio le foto delle monete postate da Eurosabre, si puo delineare una sequenza temporale di emissione, la foto A e B fanno parte sicuramente delle prime emissioni lo si nota dalla freschezza iconografica della foto A, mentre le C e D sono di fase successiva, lo si deduce dagli ulteriori due segni dietro la nuca e che molto probabilmente formatosi con l'usura del conio, la moneta della foto D va collocata sicuramente nelle ultime fasi di produzione, perche proprio su questa si notano tracce di stanchezza, l' evanescenza del segno sulle foto B e C è dovuta all'usura deducibile rispettivamente dalla legenda e dai rilievi piu alti dei capelli , anch'essi consunti.

Nel quadro complessivo si può notare che il segno in esame, coevo col conio rimane inalterato per tutta la durata del conio stesso.

Alla luce di ciò mi è difficile pensare che un conio con una tale frattura, e nel punto in cui si trova, riuscisse a durare tanto tempo da arrivare a battere una tale quantità di monete al punto da emetterne di conio stanco.

Provando ad escludere la frattura, cosa potrebbe essere, la quasi perfetta simmetria, e le coincidenze dei tratti orizzontali, il primo con la parte inferiore dell'occhio, e il secondo con l'orecchio, mi hanno portato a pensare ad una forma di misura per una proporzione iconografica, anche se tracciata in modo errato perche fuori dall'incisione stessa.

Questo spiegherebbe anche l'inconsueta rintracciabilità su monete di tali segni, che comunque venivano tracciati, deducibile in modo visivo dalle legende, su numerose di esse sono visibili i punti incisi per dare proporzione, i quali venivano poi uniti da linee a formare le lettere.

In ogni caso la mia è solo un ipotesi, sarebbe comunque interessante approfondire.

post-1457-1187777273_thumb.jpg

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