Vai al contenuto
IGNORED

Il mosaico di Ketton in Rutland rivela una versione della guarra di Troia di un'opera perduta di Eschilo


Risposte migliori

Inviato

Al di là della notizia in se' voglio porre all'attenzione di lor signori il fatto che l'archeologia possa confermare e/o aiutarci a capire le letteratura antica e non solo viceversa. Il ritrovamento è del 2020, le notizie sui siti partonio dal dicembre del passato 2025 (a proposito auguri a tutte/i).

Riferimento accademico NB: IL TESTO è DECISAMENTE TROPPO LUNGO X ESSERE COPIATO QUI MA ESSENDO UN RIFERIMENTO UFFICIALE AD UNA RIVISTA SCIENTIFICA NON DOVREBBE CANCELLARSI.

Jane Masséglia, Jennifer Browning, Jeremy Taylor and John Thomas
Troy Story: The Ketton Mosaic, Aeschylus, and Greek Mythography in Late Roman Britain
Published online by Cambridge University Press:  03 December 2025
DOI: https://doi.org/10.1017/S0068113X25100342
LINK ALL'ARTICOLO: https://www.cambridge.org/core/journals/britannia/article/troy-story-the-ketton-mosaic-aeschylus-and-greek-mythography-in-late-roman-britain/AF6081088C925F10AB0DC670A7540A7D

Abstract

The Ketton Mosaic depicts the duel between Achilles and Hector, the dragging of Hector’s body and its ransom. Despite initial associations with the Iliad in the press, this article demonstrates that the Ketton mosaic does not illustrate scenes from Homer but an alternative variant of the narrative which originated with Aeschylus and remained popular in Late Antiquity. The composition also reveals its debt to a pattern repertoire shared by artists working in media such as painted pottery, coin dies and silverware, which had been circulating in the ancient Mediterranean for many centuries. Through its textual and visual allusions, the Ketton mosaic makes a strong case for the engagement of fourth-century Roman Britain with the cultural currency of the wider empire.

LINK al PDF: https://www.cambridge.org/core/services/aop-cambridge-core/content/view/AF6081088C925F10AB0DC670A7540A7D/S0068113X25100342a.pdf/troy-story-the-ketton-mosaic-aeschylus-and-greek-mythography-in-late-roman-britain.pdf

-----------------------------------------------------------------------------------------------

https://archaeologymag.com/2025/12/ketton-mosaic-in-rutland-roman-britain/

Ketton mosaic in Rutland reveals rare Aeschylean Trojan War scenes in late Roman Britain

 
 

Archaeologists have taken a significant step toward understanding one of the most striking Roman mosaics ever unearthed in Britain. A new study from the University of Leicester has confirmed that the celebrated Ketton mosaic in Rutland does not follow the familiar storyline of Homer’s Iliad, as originally assumed. Instead, it draws from a different and largely lost retelling of the Trojan War — one attributed to the Greek tragedian Aeschylus — which circulated in antiquity but survives today only through indirect references.

Ketton mosaic in Rutland reveals rare Aeschylean Trojan War scenes in late Roman Britain
The ransom of Hector (Panel 3, top) in the mosaic. Credit: University of Leicester Archaeological Services (ULAS) / J. Masséglia et al., Britannia (2025)

Found by the local resident Jim Irvine during lockdown in 2020, the mosaic instantly attracted national attention for its size, artistic quality, and remarkably well-preserved scenes. Large-scale excavations immediately took place by the University of Leicester Archaeological Services and Historic England; the villa complex was quickly granted Scheduled Monument status. The newly published research now reshapes how specialists interpret both the mosaic and the cultural world that produced it.

Set out in three dramatic panels, the artwork follows the clash between Achilles and Hector, the dragging of the Trojan prince’s body, and the final moment when King Priam seeks its return. It is the last scene that shows the strongest break from Homer. Rather than describing a negotiation over talents of gold, the mosaic depicts Priam placing heavy gold vessels onto a set of scales to match the weight of his son’s body, a detail which aligns with the now-lost tragedy Phrygians. This narrative choice suggests that the villa’s owner favored a more erudite and less widespread version of the myth, one that would have signaled learning and sophistication.

Researchers also found that the mosaic’s design was anything but a provincial improvisation: many of its elements can be traced to artistic patterns circulating in the Mediterranean for hundreds of years. The image of Hector standing in his chariot is very close to a second-century coin from Ilion; the image of Achilles dragging the body is very similar to an Attic vase from circa 490 BCE. The small touches, like the snake beneath the horses, are also Greek models. The central weighing scene has a close parallel in a silver jug from Roman Gaul. Taken together, these parallels confirm that the craftsmen working in Rutland were part of an extensive network, drawing on visual templates passed down by generations of artists across the empire.

Ketton mosaic in Rutland reveals rare Aeschylean Trojan War scenes in late Roman Britain
Detail of a silver oinochoe from the Berthouville treasure, showing Achilles dragging Hector around the walls of Troy in the post-Euripidean variant, first century CE. Credit: Marie-Lan Nguyen, CC BY 2.5

This study shows how stories of the Trojan War moved not only through texts but through a shared repertoire of images created in pottery, silverware, coinage, and mosaics. The Ketton mosaic is evidence that people in late Roman Britain were not in a state of cultural isolation but drew upon the same artistic and intellectual currents that gave form to the wider classical world.
This new interpretation deepens our understanding of the site’s inhabitants and the choices behind the artwork’s creation. It suggests a household eager to present itself as connected, educated, and attuned to the prestige of classical myth.

 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante mappa e testo

https://tech.everyeye.it/notizie/archeologi-trovano-mosaico-racconta-versione-perduta-guerra-troia-850905.html

image.png
Archeologi trovano un mosaico che racconta una versione perduta della guerra di Troia

di 
 

L'Iliade è sicuramente uno dei miti più importanti della cultura occidentale, il poema omerico da cui traggono origine le vicende di tanti altri miti, a cominciare dal viaggio di Ulisse fino ad arrivare all'assassinio di Agamennone, di ritorno in patria.

Per quanto ognuno di noi abbia studiato almeno una volta nella vita l'Iliade a scuola, i testi che si trovano all'interno dei libri di testo traggono spunto dal poema classico, ovvero dalla versione più diffusa e meglio conservata del mito. Esistono tuttavia diverse altre versioni del conflitto di Troia, molti dei quali presentano vicende poco conosciute ai più.

A dimostrarlo è stato il ritrovamento di un particolare mosaico in Gran Bretagna, di manifattura romana. Scoperto nel 2020, durante la pandemia da Covid, questo mosaico oggi è universalmente conosciuto come "mosaico di Ketton" e descrive una storia alquanto peculiare dell'Iliade.

Si tratta dello scontro fra Achille ed Ettore, forse l'evento più importante dell'intera guerra di Troia e uno dei combattimenti mitici più famosi dell'intera letteratura occidentale.

La cosa interessante è che in questo mosaico lo scontro viene narrato come una vera e propria graphic novel. Gli artisti romani hanno rappresentato il duello fra gli eroi, la vittoria di Achille, la scena in cui il cadavere di Ettore viene trascinato dietro un carro e il momento in cui Priamo, addolorato e da solo, giunge dentro la tenda di Achille per chiedere il corpo del figlio.

A differenza però di quanto narrato nell'Iliade, lo scontro fra i due eroi non avviene a piede ma si svolge sopra due impressionanti carri da battaglia. Inoltre il corpo di Ettore presenta delle ferite che secondo il mito gli dei impedirono di formarsi.

La differenza più grande si osserva però nella scena del trascinamento del cadavere. In questo mosaico il corpo di Ettore viene infatti trasportato insieme a dell'oro ed è posto sopra a delle enormi bilance, ad indicare che Priamo, prima di ricevere il corpo del figlio, dovrà riscattarlo con tutti i tesori della sua città.

Questa versione dello scontro fra i due eroi è molto più antica rispetto alla versione attualmente presente nell'Iliade, ma questo ritrovamento ci fa capire che era abbastanza diffusa nell'impero romano, tanto da venir rappresentata in una provincia periferica come la Britannia romana.

In particolare sembra che gli artisti romani abbiano usato la versione basata sull'opera perduta "I Mirmidoni" di Eschilo. In quest'opera Ettore viene infatti pesato su una bilancia e scambiato a peso d'oro (qui è possibile vedere il settore del mosaico in cui è stata descritta questa scena), mentre Achille trascina il corpo di Ettore attorno alla tomba di Patroclo, non lungo le mura di Troia.

Nella versione di Eschilo Achille sembra quindi molto meno empatico nei confronti di Priamo, ma ugualmente accetterà di consegnare il corpo del nemico e di affrontare per un'ultima volta il destino, venendo ferito mortalmente al tallone, cercando di assediare la città.

Di recente la guerra di Troia sembra essere divenuta un argomento caldo sul web, grazie alla proiezione nei cinema dei primi 5 minuti della prossima pellicola di Christopher Nolan.


Inviato

https://scenarieconomici.it/lincredibile-mosaico-di-ketton-non-e-liliade-ma-una-storia-perduta-che-riscrive-la-cultura-della-britannia-romana/

L’incredibile mosaico di Ketton: non è l’Iliade, ma una “Storia Perduta” che riscrive la cultura della Britannia romana

Un mosaico romano nel Regno Unito svela una versione della Guerra di Troia che credevamo perduta. Non è l’Iliade, ma qualcosa di molto più raro.

Hector-Prince-of-Troy-in-His-Chariot-120

Durante il lockdown del 2020, mentre gran parte del mondo si dedicava alla panificazione casalinga, nelle campagne del Rutland, nel Regno Unito, stava per riemergere una storia dimenticata. Una passeggiata fortuita e un’occhiata attenta a Google Earth hanno portato alla luce una delle scoperte archeologiche più significative dell’ultimo secolo in Gran Bretagna: il Mosaico di Ketton.

Non si tratta solo di un pavimento ben conservato, ma di un documento storico che sfida le nostre conoscenze sulla cultura letteraria della tarda antichità. Contrariamente a quanto riportato inizialmente dalla stampa generalista, questo mosaico non illustra l’Iliade di Omero. Racconta invece una versione alternativa della Guerra di Troia, basata su un’opera perduta di Eschilo, svelando un livello di raffinatezza culturale nella “periferica” Britannia romana che molti storici non avrebbero osato immaginare.

La Scoperta: Tra Passeggiate e Tecnologia

Tutto inizia con Jim Irvine, figlio del proprietario terriero, che nota cocci e gusci d’ostrica in un campo. L’intuizione lo porta a consultare le immagini satellitari, dove i cropmarks (i segni nella crescita delle colture) delineavano chiaramente le fondamenta di un edificio.

L’intervento degli archeologi dell’Università di Leicester (ULAS) ha confermato l’esistenza di una grande villa romana, con un complesso sistema di edifici, terme e una grande sala absidata, probabilmente un triclinium (sala da pranzo). È qui che giaceva il mosaico: tre pannelli figurativi, incorniciati da eleganti motivi a treccia (guilloche), che narrano il duello finale tra Achille ed Ettore.

Achille-e-le-sue-guardie-assistono-al-ro

Achille e la sua corte assiste al rogo di Patroclo

Il “Giallo” Letterario: Perché non è Omero

Appena scoperto, il collegamento con l’Iliade è sembrato ovvio. C’è Achille, c’è Ettore, c’è la guerra. Tuttavia, un’analisi più tecnica e attenta dei dettagli iconografici rivela discrepanze insanabili con il testo omerico.

L’autrice dello studio, Jane Masséglia, smonta la tesi “omerica” con la precisione di un filologo, evidenziando dettagli che non possono essere frutto di licenza artistica, ma indicano una fonte diversa.

Ecco le principali differenze riscontrate:

image.png

Il dettaglio della bilancia è decisivo. Nell’Iliade (libro 22), Achille minaccia Ettore dicendo che non restituirà il corpo nemmeno se lo pagassero il suo peso in oro. È una figura retorica, un’iperbole. Nel mosaico, invece, questa minaccia diventa un atto letterale e amministrativo: il corpo viene pesato.

image.png

La Pista di Eschilo e i “Libri di Modelli”

Se non è Omero, chi è? Gli indizi puntano verso una tragedia perduta di Eschilo, intitolata I Frigi (o Il Riscatto di Ettore), scritta nel V secolo a.C. In quest’opera, nota solo attraverso frammenti e commentari (scoli), la pesatura del corpo era l’evento centrale.

Ma come ha fatto un proprietario terriero della Britannia del IV secolo d.C. a conoscere una tragedia greca vecchia di 800 anni, di cui non ci sono giunte copie manoscritte illustrate?

Qui la storia diventa affascinante per chi ama le dinamiche della trasmissione culturale (e, perché no, del mercato delle idee). Non è necessario ipotizzare che nella biblioteca della villa ci fosse un prezioso codice miniato di Eschilo. È molto più probabile che l’artista mosaicista disponesse di “libri di modelli” (pattern books) o repertori visivi.

Questi cataloghi circolavano in tutto l’Impero, standardizzando l’immaginario collettivo.

  • Il motivo di Ettore sul carro si ritrova su monete coniate a Ilio (Troia) nel II secolo.
  • La scena della pesatura appare su argenteria ritrovata in Gallia (il tesoro di Berthouville).
  • Il serpente sotto i cavalli (visibile nel pannello centrale) richiama la tomba di Patroclo, un dettaglio iconografico presente nella ceramica attica del V secolo a.C., poi scomparso a favore della versione di Euripide (che ambienta la scena sotto le mura di Troia).
Achilles-Dragging-the-Body-of-Hector-Beh

Achille trascina Ettore e ne strazia il corpo. Università di Leicester

Una Britannia connessa con il mondo culturale romano

Questa scoperta ci costringe a rivedere l’immagine della Britannia romana. Non era un avamposto militare fangoso e culturalmente isolato. Il committente di questo mosaico voleva ostentare la sua paideia (formazione culturale), attingendo a un patrimonio visuale che collegava la sua sala da pranzo alle grandi tradizioni del Mediterraneo, dall’Asia Minore alla Gallia.

L’esistenza di questo mosaico dimostra che la circolazione delle idee, e dei “podotti” culturali, era incredibilmente fluida. Come in un mercato efficiente, i motivi iconografici viaggiavano, venivano “acquistati”, adattati e riutilizzati per secoli, sopravvivendo persino ai testi letterari che li avevano generati.

Il Mosaico di Ketton è, in definitiva, un meraviglioso “falso storico” rispetto a Omero, ma un verissimo documento della vitalità della Tarda Antichità. Ci ricorda che la cultura non è mai statica, ma un flusso continuo di reinterpretazioni dove anche una storia “perduta” può riemergere sotto i piedi di un agricoltore del Rutland.


Domande e Risposte

Perché il mosaico non rappresenta l’Iliade di Omero?

La differenza fondamentale risiede nella scena del riscatto. Nell’Iliade, Priamo offre tessuti e doni preziosi, ma non avviene alcuna pesatura del corpo. Achille cita il “peso in oro” solo come minaccia iperbolica. Il mosaico, invece, mostra letteralmente il corpo di Ettore su una bilancia, contrapposto a un mucchio d’oro. Questo dettaglio narrativo deriva da una tradizione alternativa, resa celebre dalla tragedia perduta I Frigi di Eschilo, e dimostra che il committente seguiva una variante del mito diversa da quella omerica divenuta poi canonica.

Come è arrivata questa storia nella Britannia del IV secolo?

È improbabile che il proprietario possedesse una rara copia illustrata di Eschilo. La spiegazione più plausibile risiede nei “repertori di modelli” (pattern books): cataloghi visivi utilizzati dagli artigiani che circolavano in tutto l’Impero Romano. Questi repertori raccoglievano motivi iconografici standardizzati tratti da monete, ceramiche e argenteria. Il mosaico è quindi un “assemblaggio” di motivi visivi antichi (alcuni risalenti al V secolo a.C.) che viaggiavano attraverso le rotte commerciali e culturali, permettendo a un mito greco arcaico di decorare una villa inglese.

Cosa rappresenta il serpente sotto i cavalli di Achille?

Il serpente non è un mostro marino né un semplice decoro. Rappresenta il “genio” o lo spirito tutelare della tomba di Patroclo. Nelle ceramiche greche più antiche (V sec. a.C.), il trascinamento del corpo di Ettore avveniva attorno al tumulo di Patroclo, simboleggiato dal serpente. Successivamente, con Euripide, la tradizione spostò la scena sotto le mura di Troia. La presenza del serpente a Ketton indica che il mosaico attinge a una tradizione visiva antichissima, precedente alla “riscrittura” euripidea, preservata incredibilmente per secoli nei repertori artistici.

 

Inviato

https://www.stilearte.it/rutland-mosaico-romano-eschilo-guerra-troia/

Struggente l’amore del padre. In una villa romana in Inghilterra scoprono un mosaico tratto dal poema perduto di Eschilo, dedicato alla Guerra di Troia. Perchè non fu scelta l’Iliade di Omero? Cosa raccontava Eschilo? E che fa qui Priamo per riavere il corpo dell’amato figliolo?

Sotto questa superficie agricola giaceva per secoli un segreto che avrebbe ridisegnato la comprensione della Britannia romana: tessere minute, sapientemente disposte, raccontano le vicende di Achille ed Ettore, il drammatico trascinamento del corpo del principe troiano e il gesto simbolico di Priamo nel riscattarne il corpo. Questo mosaico, scoperto a Ketton, nel cuore del Rutland, non solo contraddice la tradizione omerica, ma rivela una versione perduta della Guerra di Troia attribuita a Eschilo, e testimonia la sorprendente capacità della Britannia romana di interconnettersi con l’ampio mondo culturale mediterraneo.

La scoperta della versione “apocrifa” dell’Iliade è avvenuta durante lo studio risale al 2020, durante il lockdown per la pandemia di COVID-19, quando Jim Irvine, residente locale, notò un rilievo insolito nel suo terreno agricolo. La segnalazione portò all’intervento dell’University of Leicester Archaeological Services (ULAS), con il sostegno di Historic England, che avviarono uno scavo sistematico. La villa, ora parzialmente riportata alla luce, si trova a pochi chilometri dall’attuale centro di Stamford, a circa 150 km da Londra e 120 km dal porto di Boston, a meno di 100 km dal fiume Welland, un tempo via di comunicazione naturale verso l’entroterra. La posizione, apparentemente marginale, dimostra come anche le regioni periferiche della Britannia fossero integrate in reti culturali e artistiche di portata imperiale.

Il mosaico, suddiviso in tre pannelli principali, narra le vicende centrali della Guerra di Troia. Nel primo pannello, Ettore appare sul suo carro, pronto allo scontro, una scena che richiama il disegno di una moneta romana del II secolo d.C. proveniente da Ilio (odierna Turchia). Ogni dettaglio, dal serpente avvolto sotto il carro alla postura dei cavalli, indica la conoscenza di modelli iconografici mediterranei tramandati nei secoli.

Il pannello centrale raffigura Achille trascinare il corpo di Ettore, mentre Priamo supplica per la restituzione del figlio. La composizione si ispira a un vaso attico a figure rosse datato circa 490 a.C., conservato al Museum of Fine Arts di Boston, dimostrando come i motivi greci fossero reinterpretati in Britannia tardo-romana con straordinaria perizia tecnica. Le tessere sono disposte con precisione per rendere tridimensionalità e movimento, conferendo un realismo drammatico alla scena.

È nel terzo pannello che emerge la principale divergenza dalla tradizione omerica. Priamo, anziano e dignitoso, dispone vasi d’oro su una grande bilancia per equilibrare il peso del corpo del figlio. Questa scena non compare nell’Iliade, ma trova corrispondenza nella tragedia perduta dei Frigi di Eschilo, conosciuta solo attraverso frammenti e testimonianze indirette. Il gesto di Priamo trasforma la morte in un atto rituale, enfatizzando giustizia, pietà e rispetto dei riti, e segnalando un’attenzione alla moralità e alla mediazione piuttosto che al puro eroismo bellico.

Secondo la Dott.ssa Jane Masséglia, professoressa associata di Storia Antica presso l’Università di Leicester e autrice principale dello studio, il mosaico rappresenta una vera finestra sul mondo mediterraneo. I modelli iconografici utilizzati nei tre pannelli dimostrano che gli artigiani romano-britannici non operavano isolati, ma partecipavano a reti professionali trans-imperiali. Cataloghi di figure, motivi e scene eroiche venivano trasmessi e reinterpretati nel tempo, consentendo a Rutland di dialogare artisticamente con Atene, Ilio e la Gallia romana. Persino dettagli apparentemente marginali, come il serpente sotto il carro o gli ornamenti delle armature, rimandano a precedenti iconografici di grande valore.

La scelta di rappresentare Eschilo invece di Omero può essere interpretata in chiave culturale, sociale ed emotiva. Eschilo era considerato più erudito e intellettualmente prestigioso, perché le sue tragedie sviluppavano il mito con riflessioni morali e rituali, piuttosto che come semplice narrazione epica. Esporre la versione eschilea significa comunicare un alto livello di istruzione e il desiderio di distinguersi attraverso una lettura sofisticata della tradizione classica.

Ma non va escluso un livello più personale e psicologico: l’episodio del riscatto del corpo, con Priamo che pesa Ettore sulla bilancia, potrebbe rappresentare una proiezione emotiva del committente della villa, un padre che ha subito la perdita di un figlio e cerca nel mito una forma simbolica di lutto e memoria. In questo senso, il mosaico unisce dimensione culturale e personale, intrecciando prestigio intellettuale e riflessione sulla fragilità umana.

Il sito si inserisce nel contesto della Britannia tardo-romana, quando ville agricole di grandi dimensioni erano centri di produzione, prestigio e cultura. La villa di Ketton, a circa 10 km dal fiume Welland, poteva fungere da punto di riferimento sociale e culturale locale, collegando simbolicamente il proprietario ai centri mediterranei attraverso l’arte e la narrazione mitologica. Le decorazioni del mosaico, insieme a terme e ambienti di rappresentanza, suggeriscono un proprietario colto, consapevole della propria immagine e del valore educativo e simbolico delle opere esposte.

Ma torniamo a Eschilo. Che fine ha fatto il suo lavoro su Troia? Quando fu realizzato? Cosa è sopravvissuto di quanto aveva scritto su questi temi?

La narrazione della Guerra di Troia secondo Eschilo rappresenta uno degli aspetti più affascinanti e al contempo oscuri della tradizione letteraria greca. Vissuto tra il 525 e il 456 a.C., Eschilo si colloca circa un secolo dopo la composizione dell’Iliade di Omero, che tradizionalmente risale all’VIII secolo a.C., e più di tre secoli dopo la presunta epoca degli eventi della guerra. La sua opera, quindi, non costituisce un resoconto storico, bensì una rielaborazione tragica e morale del mito troiano, filtrata dai codici culturali e rituali del V secolo a.C.

Eschilo avrebbe composto una sorta di “trilogia troiana”, comprendente drammi come Troezenoi e Teucri, dedicati alla caduta di Troia, agli eroi greci e alle conseguenze della guerra. Queste tragedie si basavano sui medesimi eventi raccontati dall’Iliade, ma enfatizzavano aspetti morali e psicologici, introducendo riflessioni sul giudizio degli dei e sul destino degli uomini, oltre a conferire un ruolo centrale al coro come intermediario tra mito e pubblico. In questo senso, la tragedia eschilea amplia e drammatizza l’epica omerica, spostando il focus dalla singola ira di Achille all’intera guerra e alle conseguenze della caduta di Troia.

Purtroppo, gran parte della produzione di Eschilo è andata perduta. Su più di novanta tragedie, ne sono sopravvissute integralmente solo sette. La perdita è dovuta a motivi di trasmissione manoscritta selettiva, degrado dei materiali e disinteresse culturale nel tempo. La conoscenza delle opere troiane ci arriva quindi principalmente attraverso citazioni di autori successivi, come Aristotele, Plutarco e Dionisio di Alicarnasso, nonché da elenchi antichi di titoli e temi.

Nonostante ciò, sono giunti fino a noi frammenti testuali, spesso brevissimi, che permettono di ricostruire schemi narrativi, personaggi e alcuni temi trattati, oltre a immagini figurative su vasi attici e calici del VI–IV secolo a.C., che raffigurano episodi della guerra come il Cavallo di Troia o il saccheggio della città. Pur non essendo attribuibili direttamente a Eschilo, queste immagini riflettono la ricezione visiva dei miti che egli stesso drammatizzava.

In sintesi, la narrazione troiana di Eschilo è un ponte tra epica e tragedia, che trasforma la memoria collettiva della guerra in dramma morale e psicologico. La sua perdita integrale ci impedisce di leggere l’opera nella sua completezza, ma frammenti testuali, citazioni antiche e testimonianze iconografiche ci permettono di comprendere l’importanza della sua visione: una Guerra di Troia che non è solo eroica, ma anche etica, tragica e profondamente riflessiva sul destino degli uomini e sul ruolo degli dei.

Il contributo di Jennifer Browning dell’ULAS è stato fondamentale nella ricostruzione delle tessere danneggiate dal tempo e dagli incendi, permettendo di confermare la scena finale della pesatura e di documentare la straordinaria maestria tecnica degli artigiani. La collaborazione con Historic England, evidenziata da Rachel Cubitt, ha permesso di comprendere meglio l’intero contesto della villa e della vita culturale della Britannia romana. La professoressa Hella Eckhardt dell’Università di Reading osserva che il mosaico dimostra come le storie degli eroi greci fossero veicolate non solo tramite testi, ma anche tramite repertori visivi condivisi su mosaici, ceramica, argento e pittura.

 

Il mosaico di Ketton rimane oggi una delle testimonianze più importanti della Gran Bretagna romana, non solo per la qualità artistica, ma per il suo valore culturale, emotivo e intellettuale. Le tessere, disperse nei secoli, raccontano una storia di continuità e innovazione culturale, collegando la Britannia, l’Asia Minore, Atene e la Gallia in un unico filo di conoscenza, mito e memoria personale.


Riferimenti accademici

Masséglia J, Browning J, Taylor J, Thomas J. Troy Story: Il mosaico di Ketton, Eschilo e la mitologia greca nella tarda Britannia romana. Britannia. Pubblicato online nel 2025:1-42. doi:10.1017/S0068113X25100342

University of Leicester Archaeological Services; Historic England


 

 
  • Grazie 1

Unisciti alla discussione

Puoi iniziare a scrivere subito, e completare la registrazione in un secondo momento. Se hai già un account, accedi al Forum con il tuo profilo utente..

Ospite
Unfortunately, your content contains terms that we do not allow. Please edit your content to remove the highlighted words below.
Rispondi a questa discussione...

×   Hai incollato il contenuto con la formattazione.   Rimuovere la formattazione

  Only 75 emoji are allowed.

×   Il tuo collegamento è stato incorporato automaticamente.   Mostra come un collegamento

×   Il tuo contenuto precedente è stato ripristinato..   Cancella editor

×   You cannot paste images directly. Upload or insert images from URL.

Caricamento...
×
  • Crea Nuovo...

Avviso Importante

Il presente sito fa uso di cookie. Si rinvia all'informativa estesa per ulteriori informazioni. La prosecuzione nella navigazione comporta l'accettazione dei cookie, dei Terms of Use e della Privacy Policy.