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Marco08

I sacrifici a roma

Sono rimasto affascinato dai rovesci delle monete romane che raffigurano scene di sacrificio e gli oggetti utilizzati. Però non sono riuscito a trovare nulla a riguardo, sapete se esiste qualche libro a proposito o qualche sito web che tratta l'argomento?

Grazie mille :)

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Argomento molto interessante… diciamo che ogni culto ed ogni rito avevano caratteristiche proprie, quindi bisognerebbe scendere nello specifico e ti dico già che le mie conoscenze sono limitate a “settori particolari”.

Ad ogni divinità venivano sacrificati particolari animali e la scelta era determinata da motivazioni varie (ad esempio a Liber/Bacco/Dioniso veniva usualmente sacrificato un capro perché tale animale era ghiottissimo dei tralci di vite, pianta molto cara al dio).

Puoi usare questa pagina per avere un'idea del gran numero di festività legate al calendario romano... trovato il nome avrai un riferimento per procedere ad ulteriori ricerche.

Dizionario delle feste dell'Antica Roma

Ora come ora ti segnalo questo link:

Mitra e il Mitraismo

…appena recupero altro ti faccio sapere ;).

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Inviato (modificato)

Grazie Rapax, molto interessante... da questi link posso appronfondire gli argomenti che cerco. :)

Intanto ho 2 domande :P

a Roma imperiale venivano compiuti sacrifici umani?

e gli oggetti rappresentati sulle monete a cosa servivano? esempio

purtroppo sul web ho trovato poco :(

Modificato da Marco08

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a Roma imperiale venivano compiuti sacrifici umani?

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Che io sappia no.

e gli oggetti rappresentati sulle monete a cosa servivano?

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Allora... quelli da te segnalati non sono strumenti sacrificali ma pontificali:

Da sinistra a destra:

Quella specie di mestolo è un Simpulum (o Simpuvium ) e serviva per attingere dei liquidi. In genere si versava poi il contenuto sul capo della vittima sacrificale.

Poi c'è l'Aspergillum , una "stecca" o "bastoncino" con delle crine di cavallo alle estremità e , come dice il nome stesso, serviva per aspergere oggetti, altari, ecc...

Poi c'è una brocca (?? Praefericulum ?? del nome non ne sono sicuro) nella quale era contenuto il liquido da versare col Simpulum o da aspergere con l'Aspergillum .

E per ultimo c'è il Lituus Auguralis , un bastone ricurvo utilizzato dagli Auguri per tracciare nel cielo la "porzione" da osservare ed utile per trarre gli auspici.

Altri strumenti possono essere la Patera , una sorta di piattino circolare usata per raccogliere liquidi con cui omaggiare gli dei o per raccogliere il sangue delle vittime dei sacrifici e poi un lungo pugnale chiamato Secespita usato per uccidere l'animale.

Ho chiesto anch'io spiegazioni qui sul forum in passato... in particolare sulla differenza tra Culullus e Simpulum , e sono emerse alcune cose che potrebbero interessarti:

Vecchia discussione

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Inviato (modificato)

a Roma imperiale venivano compiuti sacrifici umani?

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Non vorrei sbagliarmi, ma mi sembra che siano storicamente attestati, in età repubblicana, solo per momenti di particolare gravità, come ad esempio durante la II Guerra Punica dopo la sconfitta di Canne (che credo poi sia l'ultimo episodio per cui essi vengono attestati). Se riesco proverò a cercare il passo letterario specifico.

Più in generale, alcune fonti raccontano come all'interno dei confini dell'Impero vi fossero culti dediti anche a sacrifici umani: ricordo che talvolta gli storici cristiani muovevano a culti pagani (specie proprio il Mitraismo) l'accusa di ricorrere a sacrifici umani nel tentativo di screditarli.

Modificato da chersoblepte

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Inviato (modificato)

Non vorrei sbagliarmi, ma mi sembra che siano storicamente attestati, in età repubblicana, solo per momenti di particolare gravità, come ad esempio durante la II Guerra Punica dopo la sconfitta di Canne (che credo poi sia l'ultimo episodio per cui essi vengono attestati). Se riesco proverò a cercare il passo letterario specifico.

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Ecco qua (Tito Livio, Storia di Roma dalla sua fondazione; XXII, 57, 6):

«Nel frattempo si fecero alcuni sacrifici straordinari, secondo i precetti dei libri Sibillini; tra questi, uno che non era affatto in uso presso i Romani. Infatti, un Gallo ed una donna gallica, un Greco ed una Greca furono calati vivi sottoterra nel foro Boario, in un luogo circondato da pietre, già da anni prima impregnato del sangue di vittime umane.»

Modificato da chersoblepte

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Nella Roma Imperiale non mi sono mai imbattuto in letture che parlavano di sacrifici umani "ufficiali", io non ne ho notizia ma potrei ovviamente sbagliarmi.

In età repubblicana invece si, avevo inquadrato la domanda di Marco limitatamente all'Impero.

Cherso, il passo di Livio è questo: "ex fatalibus libris sacrificia aliquot extraordinaria facta; inter quae Gallus et Galla, Graecus et Graeca, in foro bovario sub terram vivi demissi sunt in locum saxo consaeptum, iam ante hostiis humanis, minime romano sacro, imbutum” (Storie, XXII, 57, 6).

In età repubblicana era praticato anche il rito della devotio. Si tratta di un vero e proprio suicidio, ma è sempre un sacrificio umano.

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Nella Roma Imperiale non mi sono mai imbattuto in letture che parlavano di sacrifici umani "ufficiali", io non ne ho notizia ma potrei ovviamente sbagliarmi.

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In effetti non intendevo iniziative "ufficiali" (o meglio, praticate per volontà imperiale), ma cerimonie attribuibili a culti iniziatici o misterici: al momento non ricordo le testimonianze storiche specifiche, ma, anche in questo caso, se trovassi qualcosa, ve lo riporterò.

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Inviato (modificato)

Ci siamo sovrapposti :)... versione in latino e traduzione ;)

Voglio però fare una considerazione sul modo in cui questo sacrificio fu attuato.

Per i Romani seppellire viva una persona non significava ucciderla...almeno era una delle loro solite scappatoie.

Pensiamo alle vergini vestali, queste erano considerate sacre ed intoccabili, se incontrate per strada anche i consoli dovevano ceder loro il passo ed i condannati a morte ricevevano la grazia. La loro condizione sociale era elevatissima, godevano di diritti e privilegi enormi, al contrario di tutte le altre donne romane.

Se però queste sacerdotesse facevano spegnere il fuoco sacro oppure perdevano la verginità erano guai...

Siccome erano considerate sacre ed intoccabili, non potevano essere uccise da comuni uomini e per questo venivano sepolte vive, con una lucerna e qualche simbolica scorta alimentare.

Non che il risultato finale cambiasse di molto... in questo modo però dei semplici uomini non uccidevano materialmente degli "esseri divini".

Nella pratica furono attuati, ma l'etica romana, probabilmente, non accettava di buon grado il concetto di sacrificio umano vero e proprio.

Cherso se trovi altro facci sapere ;) ...non è materiale che si trova facilmente.

Modificato da Rapax

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Molto interessante, grazie a entrambi :)

Con le informazioni che riesco a raggruppare ho intenzione di scrivere un testo sui sacrifici, che ritengo un argomento affascinante e misterioso, grazie al vostro aiuto ho già molto materiale :)

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Ho trovato un documento in francese:

http://www.mediterranees.net/histoire_roma...e/merimee4.html

che nelle note (la 4) tratta proprio di questo argomento.

Tra l'altro riporta, se non ho capito male, che Plutarco descrive un sacrificio come quello da voi riportato, fatto qualche anno prima.

Mi dispiace non potrelo tradurre, conoscessi il francese lo farei con piacere. Se tra voi c'e qualche volenteroso volontario... :D

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Inviato (modificato)

Ho trovato un documento in francese:

http://www.mediterranees.net/histoire_roma...e/merimee4.html

che nelle note (la 4) tratta proprio di questo argomento.

Tra l'altro riporta, se non ho capito male, che Plutarco descrive un sacrificio come quello da voi riportato, fatto qualche anno prima.

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Il passo in questione di Plutarco (in questo caso si parla dei preparativi per la guerra contro gli Insubri) è il seguente (Plutarco, Vita di Marcello; 3, 6):

«I Romani, infatti, non erano soliti praticare nessun rito barbaro o non indigeno e riguardo al culto avevano un atteggiamento mite ed il più possibile vicino a quello dei Greci. Ma allora, quando scoppiò la guerra, furono costretti, cedendo ad alcuni oracoli tratti dai libri Sibillini, a sepellire nel luogo chiamato foro Boario due Greci, un uomo ed una donna, ed in modo analogo anche due Galli. Ed in loro onore ancora oggi, nel mese di Novembre, celebrano dei riti segreti a cui non si può assistere.»

Circa il tema precedente, ovvero l'attestazione di sacrifici umani presso culti pagani in età imperiale, posso riportare un passo tratto dalla Storia Ecclesiastica di Socrate Scolastico riguardo i fatti degli anni 360/361 ad Alessandria (Socrate Scolastico, Storia Ecclesiastica; III, 2):

«Presso la grande città d'Alessandria, avvenne che, per la causa seguente, sorgesse un tumulto; la città aveva un luogo deserto e abbandonato sin dai tempi più antichi e pieno di molte immondizie, nel quale gli Elleni, in antico, usando compiere riti misteriosi a Mitra, facevano sacrifici umani. Constantino aveva già da prima assegnato questo luogo alla Chiesa d'Alessandria, in quanto era deserto. Ma Giorgio, poichè desiderava farvi costruire una casa di preghiera, ordinò che il luogo stesso fosse ripulito e purificato. Ed ecco che, durante le pulizie, venne trovata, a gran profondità, una fossa nella quale erano state nascoste le pratiche segrete degli Elleni; queste erano molti teschi d'uomini, di giovani e di anziani, i quali la ragione determinava e limitava che erano stati uccisi anticamente, quando gli Elleni si valevano di vaticini ottenuti per mezzo di viscere e compivano offerte magiche, ingannando le anime con superstizioni. Certamente i Cristiani, trovate queste testimonianze nel sacrario del Mitreo, fecero ogni sforzo per mostrare chiaramente a tutti quanto era avvenuto, allo scopo di rendere oggetto di ludibrio i riti sacri degli Elleni. Allora essi portarono subito in processione i teschi, mostrandoli apertamente al popolo.»

La traduzione del passo in questione (più ampia di quanto qui riportato, ed affiancata dal testo originale) potete trovarla a questo indirizzo, all'interno di un articolo incentrato sulla figura di Ipazia:

http://www.signainferre.it/modules.php?nam...&thold=0#_ftn11

Modificato da chersoblepte

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ciao intervengo in questa interessante discussione per dire che tra le varie pratiche religiose in auge a Roma abbiamo:

IL VOTUM: il più terribile di questi era il VER SACRUM con cui si offriva alla divinità tutto ciò che nasceva nella ventura primavera, sia persone, sia bestiame e sia raccolti. I bambini nati nella FATAL primavera in origine erano uccisu, poi, aboliti i sacrifici umani erano cacciati fuori dai confini dello stato.

Altro grave voto era la DEVOTIO, con cui un volontario, per allontanare una sciagura dalla Patria consacrava la propria vita agli dei come fece DECIO MURE nel 340 a C..

Il SACRIFICIUM invece prevedeva la distruzione dell'oggetto o animale consacrato, i sacrifici erano CRUENTA se si uccideva un animale (BOVINO o animale più piccolo). ;) un piccolissimo contributo ciao

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I romani ricorrevano ai sacrifici umani in momenti difficilissimi per la loro patria. La DEVOTIO risale all'epoca in cui si praticavano sacrifici umani, divenuti rarissimi nell'impero.

Come già detto da altri nei post precedenti con la venuta di Annibale la grande paura riportò eccezionalmente alla luce questa pratica.

I Romani ogni anno, il 15 maggio, lanciavano nel Tevere, dal Ponte Sublicio, deia manichini di giunco, detti Argei, una reminiscenza di un sacrificio a Saturno, in vittime umane".

Tito Livio ci descrive una "devotio" praticata dal console Decio durante una dura battaglia contro i Sanniti;Decio,decide di sacrificare la propria vita agli dei in cambio della salvezza del suo esercito. Il racconto di Tito Livio dice che Decio si scaglia a cavallo contro l'esercito nemico con una tale foga da spaventare i nemici e metterli in fuga.

Ovidio, ci racconta che a Roma esisteva anche una cerimonia che prevedeva il "gettare gli anziani dal ponte" voluta da un oracolo e che consisteva nella eliminazione degli anziani. Tale pratica sarebbe stata poi sostituita dal meno sanguinoso lancio dei fantocci nel fiume. C'è chi dice che "gettare gli anziani dal ponte" si riferisse al fatto che, gli anziani non potevano più votare e quindi non potevano più attraversare la stretta passerella che portava ai seggi. ;)

bye

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Ringrazio tutti per gli interessanti contributi, la discussione è parecchio costruttiva.

Sacrifici umani tipo quelli segnalati da legioprimigenia sono comuni a più culture antiche e vanno inquadrati, nella maggior parte dei casi, in una sorta di sistema di controllo demografico.

In tempi in cui le carestie non erano affatto sporadiche, l’eliminazione degli “anelli deboli” della società era un metodo che consentiva all’intera comunità di sopravvivere. La religione, come spesso accadeva, forniva il “pretesto”… il dio adirato, la necessità di riguadagnarsi il favore divino, ecc…

I popoli italici non erano estranei a queste pratiche, ma le fonti si riferiscono presumibilmente ad un periodo piuttosto arcaico, in cui è difficile identificare i canoni religiosi tipici della Roma repubblicana e poi imperiale.

Altri sacrifici descritti dalle fonti sono comunque identificati come straordinari per l’Urbe, vengono definiti riti barbari e/o eccezionali… e qui sta il punto.

Possiamo dire che i culti ordinari romani non prevedevano lo spargimento di sangue umano… mentre questo scorreva a litri nelle arene. Uccidere per gli dei no, uccidere per divertimento si… comprendere questo tipo di mentalità non è semplice ed immediato, almeno per me.

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a Roma imperiale venivano compiuti sacrifici umani?

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Diciamo che questo è un bell'esempio di quella ipocrisia che è una componente molto evidente della mentalità romana (almeno a noi appare come tale) : consideravano il sacrificio umano una barbarie, poi sterminavano 10,000 persone in una sola sessione di giochi del circo... :(

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Possiamo dire che i culti ordinari romani non prevedevano lo spargimento di sangue umano… mentre questo scorreva a litri nelle arene. Uccidere per gli dei no, uccidere per divertimento si… comprendere questo tipo di mentalità non è semplice ed immediato, almeno per me.

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Salve a tutti, intervengo anche io nella discussione perchè l'ultimo messaggio di Rapax mi ha fatto riflettere molto. In effetti nel mondo romano i sacrifici umani rappresentavano una rarità, e non certo la regola sin dai tempi più antichi. Tuttavia, i combattimenti gladiatorii e la pubblica esecuzione di condanne a morte negli anfiteatri rappresentavano la normalità, soprattutto in epoca imperiale e fino al IV secolo.

Leggevo recentemente sul bel libro di Mejer, "Un giorno al colosseo. Il mondo dei gladiatori", che era frequente assistere alla messa in scena nell'arena di eventi mitologici in cui l'eroe protagonista moriva tragicamente: in queste "rappresentazioni" l'eroe era impersonato da un condannato a morte che veniva così costretto a subirne la medesima sorte...

Queste barbare esecuzioni, però, rintravano nella mentalità romana come eventi normali: per loro si trattava, in fin dei conti, di giustiziare persone che si erano rese colpevoli di gravi delitti, quindi la differenza con un sacrificio umano stava probabilmente nella motivazione per la quale veniva inflitta la morte...

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Queste barbare esecuzioni, però, rintravano nella mentalità romana come eventi normali: per loro si trattava, in fin dei conti, di giustiziare persone che si erano rese colpevoli di gravi delitti, quindi la differenza con un sacrificio umano stava probabilmente nella motivazione per la quale veniva inflitta la morte...

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Però potevano sacrificare i condannati a morte, oppure no?

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Spartacus ha centrato il nocciolo della questione e Marco ha posto una giusta domanda...

Condannati a morte, prigionieri, rei in genere, schiavi, ecc.. non erano certo considerati esseri umani come gli altri, non erano uomini come i cittadini romani veri e propri. Le uccisioni di questi individui non toccavano le coscienze proprio perchè queste interessavano "esseri inferiori ed indegni" (nella migliore delle ipotesi).

Agli dei non venivano offerti sacrifici di questo tipo... probabilmente era considerato più degno o idoneo un toro o una capra... questa è la sola spiegazione che riesco a darmi.

Come dice Paleologo... si tratta di un esempio della tipica "ipocrisia" romana.

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Anch'io avevo ipotizzato che i Romani ritenessero indegni queste persone, può darsi che credevano che gli dei non accettavano queste offerte indegne e quindi non bastavano a placare le loro ire... e nel Colosseo davano più spettacolo :(

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Anch'io avevo ipotizzato che i Romani ritenessero indegni queste persone

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Tenderei a pensare che piuttosto le considerassero "non-persone", almeno per quanto riguarda gli schiavi. Il termine generico latino per schiavi era mancipia, neutro: in pratica delle cose.

P.

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