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Buonasera a tutti! Stavolta vorrei portare alla vostra attenzione un’altra monetina piuttosto enigmatica…

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(Diametro: 17,00 x 17,78 mm; peso 1,27 g)

…su cui si è scritto parecchio ma con difficoltà data la sua impronta curiosa e di difficile interpretazione, comunissima eppure (e probabilmente proprio per questo) di grande rilievo storico-economico, ed interessante anche per noi italici, nonostante il suo luogo di nascita sia tutt’altro: la Languedoc, terra di trovatori ed avventure cortesi.

Il contesto storico-geografico

Siamo appunto in Languedoc, regione della Francia sud-occidentale fortemente caratterizzata dal punto di vista linguistico:

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Sembra che in epoca visigota (V secolo d.C.), su un’isoletta vulcanica in mezzo alle paludi costiere dell’attuale Mezzogiorno francese, sia stata fondata la cittadella fortificata di Maguelone, divenuta intorno alla metà del VI secolo sede di un vescovado per la sua posizione facilmente difendibile, tra una laguna ed il mare.

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 All’inizio dell’VIII secolo i Saraceni conquistarono la regione, ma nel 737 Carlo Martello la riconquistò, radendo al suolo Maguelone.

Il vescovo di Maguelone si rifugiò quindi nella vicina Substantion, trasferendovi la sede episcopale per i successivi 3 secoli.

I conti cui erano affidati questi territori, formalmente conti di Melgueil e Substantion, mantenevano nel frattempo il potere politico: posto a ridosso di uno stagno comunicante con Maguelone, a loro apparteneva infatti il poderoso castello di Melgueil (Melgorium) di cui resta ancora il tumulo su cui poggiavano le fondamenta.

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Poco prima della metà dell’XI secolo il vescovo di Substation Arnaud I decise di ricostruire Maguelone, collegando l’isola alla terraferma con un ponte in legno lungo un chilometro e ribattezzando il vescovado: la cittadella fortificata di Maguelone divenne nuovamente sede episcopale con la maestosa cattedrale dedicata ai santi Pietro e Paolo.

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La cittadina si ripopolò ed il suo porto divenne un centro primario per la pesca, di importanza al tempo pari a quella di Marsiglia.

Lo sviluppo economico della cittadina tuttavia fu strettamente connesso alla crescita della vicinissima Montpellier, borgo nato solo alla fine del X secolo proprio da una concessione feudale del conte Bernard II di Melgueil, ma destinato ad una rapida ascesa grazie alla posizione favorevole al crocevia di diverse vie commerciali. I signori di Montpellier diverranno quindi presto finanziatori dei conti di Melgueil, fino ad accumulare, tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo, ingenti crediti.

Nel 1085, nel quadro della grande Riforma promossa strenuamente da Papa Gregorio VII, il conte Pierre di Melgueil fu spinto a cedere i propri possedimenti alla Chiesa, ricevendoli poi in feudo e divenendo quindi soggetto alla Santa Sede.

In seguito alla trasmissione ereditaria della contea per via femminile alla contessa Ermessenda (XII secolo - morta nel 1176) ed al matrimonio di questa con Raymond VI di Tolosa (1172), la contea di Melgueil e Substantion pervenne alla casa di Tolosa e ne avrebbe così seguito le sorti.

Nel 1211, Raymond VI conte di Tolosa e Melgueil si schierò con gli albigesi; in seguito alla successiva crociata bandita da Papa Innocenzo III ed alla sconfitta degli albigesi, Raymond VI venne espropriato dei suoi possedimenti; la contea di Melgueil fu affidata nel 1215, con bolla papale, al vescovo di Maguelone Guillaume III d’Autignac; assieme all’autorità sulla contea, ai vescovi di Maguelonne passò anche il diritto di zecca; le restanti terre della casa di Tolosa furono invece assegnate a Simon di Montfort, vassallo del re di Francia (ma furono in parte recuperate, pochi anni dopo, da Raymond VI in una guerra di liberazione); solo pochi anni prima (1204) Montpellier era invece entrata nei possessi della casa di Aragona.

I vescovi di Maguelone detennero quindi il potere politico nei secoli successivi, fino al 1536, allorché la sede vescovile fu soppressa e trasferita alla vicina Montpellier, segnando il definitivo declino della città che, eletta a fortino da parte degli ugonotti, fu definitivamente distrutta nel 1622 dalle truppe reali francesi.

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La moneta melgoriense - un po’ di storia monetaria

Se dal punto di vista politico la contea di Melgueil ebbe un ruolo come si è visto tutt’altro che di rilievo, come ho invece anticipato la sua moneta ebbe un grande rilievo nel panorama della circolazione monetaria mediterranea, soprattutto tra il XII ed il XIII secolo: grazie a questo disponiamo di un’abbondantissima documentazione scritta che ci permette di seguirne l’evoluzione proprio in questi periodi, con informazioni piuttosto approfondite sulle modalità produttive e sull’andamento del suo valore nel mercato monetario. Questi dati peraltro ci permettono di stimare l’entità delle emissioni melgoriensi e di avere un’idea dei periodi di maggiore espansione della produzione di questa zecca.

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L’origine di questa monetazione inizia però ben prima, dal momento che la prima attestazione documentaria di moneta “melgorensis” risale addirittura al 949, con successive ulteriori citazioni nel corso dell’XI secolo (1051, 1071, 1076). A quei tempi, il valore di questi pezzi doveva ben inserirsi nel quadro regionale, dal momento che in documenti del 1097 e del 1103 si sanciva l’equiparazione delle monete di Melgueil a quelle coeve di Bézier e Narbona (1097) ed a quelle di Tolosa e Cahors (1103), definite tutte octene monete (a titolo di 8 denari, cioè di 667/1000). Quel che è certo, è che fino ai tempi della prima Crociata, i denari di Melgueil avevano mantenuto un valore elevato e comparabile alle altre monetazioni feudali circostanti, anzi, dovevano godere di un particolare favore dal momento che - stando al Liber di Raymond d’Aguiler (Historia Francorum qui ceperunt Jerusalem) - vennero scelti tra le valute “ufficiali” dei crociati in partenza per la Terra Santa (erat haec nostra moneta: Pictavini, Cartenses, Manses, Luccenses, Valentiani, Melgorienses, et duo Pogesi pro uno istarum).

Le svalutazioni, tuttavia, erano dietro l’angolo: già le carte del 1097 e del 1103 sopra citate parlavano di melgorenses veteres, implicando ormai la presenza di monete “nuove” a titolo inferiore… da un documento del 1109, in cui 30 soldi di Narbona sono equiparati a 40 soldi di Melgueil, si desume una riduzione del titolo a 6 denari. Erano tempi di intense spese per i signori feudali, impegnati in preparativi per le Crociate, e di progressivo sviluppo commerciale, con una progressiva domanda di moneta ed un prezzo dell’argento in costante ascesa. Non può quindi sorprendere la possibilità di ulteriori svalutazioni successive…

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È del 1125 un accordo stretto tra il conte Bernard IV di Melgueil ed il suo principale finanziatore e creditore, il Signore di Montpellier Guilhem VI, a cui viene temporaneamente accordata una quota del signoraggio sulla monetazione melgoriense e della quale viene concordato il mantenimento di un fino stabilmente a 5 denari.

La quotazione di mercato (cours marchand) dell’argento si era già trovata a salire negli anni precedenti, probabilmente per l’effetto combinato della svalutazione monetaria e dell’incremento di domanda di argento seguita alle spese per le Crociate: era così passata da un valore di 34 soldi di melgorenses per libbra d’argento fino nel 1097 ad un valore di 50 soldi per libbra nel 1116. Nel 1126, appena un anno dopo l’accordo tra Bernard e Guilhem, il cours marchand era ancora schizzato ad un valore di 45 soldi per marco d’argento (una nuova misura di peso che andava diffondendosi all’inizio del XII secolo, dal Nord Europa, anche nel mezzogiorno francese ed in Italia): per intenderci, rapportandosi alla vecchia libbra, era l’equivalente di una quotazione di 60 soldi.

Considerando che, con i termini dell’accordo del 1125, si riusciva a produrre da un marco d’argento un quantitativo di denari inferiore a quello speso per acquistare la materia prima, si può dedurre come la produzione monetaria fosse - a quei termini - impossibile: non dimentichiamo infatti come la produzione dovesse coprire sia la quota di denari da restituire a chi portava in zecca l’argento da monetare (cioè la “tariffa d’acquisto”), sia il signoraggio per il detentore del diritto di zecca (cioè il conte di Melgueil), sia i costi di produzione (locazione dei locali e della strumentazione di produzione, salario dei lavoranti), sia i proventi per l’appaltatore di zecca. Si rendeva dunque necessaria un’ulteriore svalutazione anche solo per permettere alla zecca di essere produttiva… cosa che effettivamente accadde. Guilhem VI di Montpellier, al crescere del proprio credito, si trovò quindi a negoziare con Bernard IV un nuovo accordo nel 1130, ottenendo in perpetuo una quota del signoraggio e la condizione di mantenere stabile il fino dei denari - ormai di fatto ridotto a 4 denari (333/1000) - e ad incrementare la produzione di oboli (svalutati rispetto all’accordo precedente); in cambio, Guilhem adottava il melgorensis come moneta ufficiale della città di Montpellier, le cui fortune commerciali contribuirono non poco alla fortuna della moneta di Melgueil.

L’accordo del 1130 costituisce una tappa miliare nella storia di questa monetazione per diversi motivi. Intanto, anche grazie alla quota di oboli consentita, si rendeva possibile una produzione di moneta sufficiente a coprire signoraggio, proventi e costi di produzione ed a garantire un’adeguata tariffa d’acquisto ai clienti della zecca. Inoltre, stando alla documentazione ufficiale pervenuta fino a noi, sembra che nei decenni successivi tutti coloro che sarebbero giunti a controllare la contea di Melgueil e ad avere voce in capitolo nella gestione della sua zecca avrebbero rinnovato l’adesione agli accordi del 1130 mantenendola sostanzialmente inalterata fino al 1261 ed alimentando la fama di grande affidabilità della moneta. Questa peraltro è un dato di fatto, se per tutto il resto del XII secolo il cours marchand dell’argento restò intorno ai 50 soldi melgorenses al marco, testimoniando la costanza del valore di mercato; ancora nel 1215, un denaro di Melgueil doveva contenere - legalmente - circa 0,36 g di argento fino, all’incirca il contenuto previsto dagli accordi del 1130; molte monetazioni circostanti, a quel periodo, andavano invece incontro in pochi decenni a svalutazioni sostenute.

È soltanto dagli ultimi anni del XII secolo - probabilmente complice il progressivo rincaro dell’argento - che vediamo crescere nuovamente il cours marchand al punto da compromettere nuovamente la produzione monetaria e, probabilmente, da determinarne addirittura l’interruzione intorno alla quarta decade del Duecento: nel 1261, in effetti, il vescovo Guillaume di Maguelone (detentore dei diritti di zecca in quanto investito dell’autorità comitale) lamentava in una lettera che, come già i suoi predecessori nel ventennio precedente, aveva dovuto rinunciare ai proventi di zecca proprio per la sproporzione tra costi e ricavi che impediva di battere moneta. È per questo che, a distanza di oltre 130 anni dagli accordi del 1130, nel 1261 sembra che un nuovo regolamento monetario abbia concesso una taglia di 20 soldi al marco (invece dei precedenti 18 soldi e 2 denari), riducendo il peso dei denari del 9% circa… Nel 1265, poi, il costo dell’argento spinse il vescovo di Maguelone ad accettare un ritocco al ribasso anche sull’intrinseco, avallando un’emissione al titolo di 3 denari e 22 grani (326/1000, invece di 4 denari - 333/1000) pur di venire incontro ad una situazione di estrema penuria di numerario circolante. Si trattava di una misura d’emergenza e la buona fede delle parti in causa (vescovo di Maguelone in qualità di conte di Melgueil, e signore di Montpellier) emerge dagli atti pubblici successivi: in un accordo del gennaio 1273, se lo status quo veniva confermato, veniva tuttavia anche dichiarato l’intento di rivalutare la moneta se e non appena le condizioni di mercato l’avessero consentito. Cosa che avvenne appena un mese dopo, nel febbraio 1273, allorché una nuova carta riduceva ancora a 3 denari e 18 grani il titolo dei nuovi denari ma ne innalzava la taglia a 18 soldi e 9 denari al marco di lega, di fatto con una minima rivalutazione (del 2% circa). Passeranno ancora oltre 40 anni prima che i documenti mostrino ulteriori variazioni, questa volta per motivi “politici”: è infatti del 1315 un decreto reale di Ludovico X che imponeva al vescovo di Maguelone - in quanto conte di Melgueil - una nuova tariffa per la moneta che prevedeva un titolo di 3 denari e 16 grani ed una taglia di 19 soldi e 6 denari al marco di lega (anche se ora si indicava come marco di riferimento quello di Troyes, di peso un po’ maggiore a quello di Montpellier precedentemente utilizzato): si trattava di una ulteriore svalutazione del 3,7% rispetto all’intrinseco dei denari prima prodotti ma, a ben vedere, con queste specifiche si prevedeva la produzione di un denaro contenente, legalmente, ancora un intrinseco di circa 0,3 g di argento fino, di tutto rispetto per l’inizio del XIV secolo.

L’epoca d’oro del denaro di Melgueil, in ogni caso, si avviava al tramonto, e non certo perché la svalutazione abbia condotto ad un crollo improvviso della fiducia in questa valuta.

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A partire da Ludovico IX, infatti, i re di Francia, che stavano cercando di consolidare il proprio potere centrale, iniziarono una graduale ma decisa offensiva nei confronti delle monetazioni feudali. Innanzitutto, la circolazione di queste venne limitata ai territori controllati dalle loro autorità emittenti: venne quindi riservata alla sola moneta reale - denari tournois e parisis - la possibilità di circolare in tutto il regno ed essere impiegata per tasse ed altri pagamenti dovuti alla corona.

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Si vietò inoltre ai feudatari della Corona l’apertura di nuove zecche e la creazione di nuove specie monetarie rispetto a quelle prodotte fino a quel momento, oltre ad imporre tariffe per la produzione monetaria sfavorevoli rispetto a quelle della monetazione regia (come riportato poco fa riguardo alla tariffa imposta da Ludovico X nel 1315): simili misure, che obbligavano così molte zecche a produrre unicamente denaretti svalutati in un’epoca di diffusione delle monete grosse d’argento e delle prime specie in oro, condannava di fatto le monetazioni feudali ad un ruolo subalterno rispetto a quella regia, segnando la fine della loro storia.

La moneta di Melgueil, diffusa e largamente accettata fino a quel momento, riuscì a mantenere ancora un mercato per qualche decennio, grazie anche alla sua sostanziale equiparazione al denaro tornese, ma alla lunga dovette cedere alle pressioni politiche, con il definitivo arresto della produzione probabilmente intorno alla metà del Trecento.

 

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La moneta melgoriense - la sua diffusione ed i motivi della sua fortuna
 

Come ho già anticipato, la moneta di Melgueil non si affermò solo localmente ma si trovò a correre di mano in mano in buona parte del Mediterraneo.

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Nel Midi francese, i denari a 4 anelletti si affermarono su tutta la costa della Languedoc, relegando alle loro città di origine le monetazioni di Saint Gilles, Nimês, Bèziers, Narbona e Carcassonne, e penetrarono nell’interno, arrestandosi soltanto davanti alla solidità del denaro tolosano (che peraltro rimase sostanzialmente limitato a Tolosa ed al contado ad essa associato).

Dalla Languedoc il denaro di Melgueil si affermò, verso Occidente, nel Roussillon dei re d’Aragona e sulla costa catalana, arrivando a contendere il mercato di Barcellona ai denari barcellonesi, e circolando intensamente nel regno di Majorca (anche grazie all’annessione ad ed esso della signoria di Montpellier, nel 1204).

Verso Oriente, invece, il melgoriense si era già espanso fin dalla seconda metà dell’XI secolo rappresentando una buona parte del circolante abituale in Provenza, dove dal 1050 al 1173 costituì il principale numerario citato nei documenti notarili.

Numerosi ritrovamenti attestano poi la presenza dei melgoriensi nell’intera Penisola italiana, in parte spiegata dalle rotte commerciali ed in parte dall’afflusso di pellegrini crociati che andavano ad imbarcarsi sulle coste dell’Adriatico meridionale. La diffusione di tali tesoretti mi è parsa davvero notevole, per una valuta che non è abitualmente attestata nei documenti ma che doveva essere ben nota: esemplari di melgoriensi sono stati infatti rinvenuti a Trofarello nel torinese, a Rimini, nell’area archeologica laziale di Tuscolo, in Molise e, soprattutto, in Campania (Alife, nel casertano; Sant’Angelo dei Lombardi, nell’avellinese; Salerno) e Puglia (Torremaggiore, nel foggiano; Otranto); non possiamo poi dimenticare il fenomeno della ribattitura su denari melgoriensi di denari di Asti e di Genova, che testimonia la conoscenza e l’apprezzamento della valuta anche in questi importanti snodi commerciali.

La moneta di Melgueil figura infine tra le valute ufficialmente adottate dai notabili della prima Crociata, cosa che permise il suo uso anche nel Vicino Oriente: si spiega così la presenza dei denari melgoriensi in alcuni ripostigli e ritrovamenti dalla Grecia (Samos) alla Terra Santa (Antiochia di Siria; Akko, l’antica San Giovanni d’Acri; Cesarea Marittima).

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(In ombreggiatura lilla l’areale di circolazione abituale dei denari di Melgueil. In rosso i siti di ritrovamento attestati in letteratura.)

La fortuna della moneta di Melgueil mi ha inizialmente stupito: perché proprio una delle monete più precocemente svalutate era riuscita ad affermarsi in maniera tanto eclatante?

Come riportato dal saggio di Cipolla I dollari del Medio Evo, tre dovevano essere le caratteristiche di una valuta destinata a diffondersi ed affermarsi come universalmente accettata:

  • un elevato valore intrinseco;
  • la stabilità del valore
  • un’economia forte e “sana”, in grado di “sostenere” e “promuovere” la valuta garantendole affidabilità.

Certo, la diffusione e l’accettazione dei melgoriensi non è paragonabile a quella dei veri “dollari del Medioevo”: in questo senso, il valore intrinseco di questi denari non giocò a favore; tuttavia, il loro valore relativamente contenuto rispetto alle monetazioni circostanti (una su tutte, quella tolosana, ma anche quella di Carcassonne) non fu un fattore limitante: decisivo fu evidentemente l’impatto degli altri due elementi.

Dopo la rapida svalutazione nel primo terzo del XII secolo, la successiva stabilità dei melgoriensi dovette apparire infatti eccezionale in uno scenario regionale di svalutazioni progressive e senza arresti, che a poco a poco favorì la fama di affidabilità di questa valuta.

Se, poi, l’importanza politica ed economica di una piccola contea come quella di Melgueil appare sproporzionata alla diffusione della sua moneta, non si deve dimenticare come in realtà questa fu anche la valuta ufficiale della città di Montpellier, che acquisì un’importanza sempre maggiore a partire dal XII secolo come snodo viario e commerciale tra il Nord Europa, la Spagna e il bacino del Mediterraneo e diventò la principale porta d’ingresso delle spezie nel Regno di Francia: i commerci di cui Montpellier era crocevia permisero quindi alla sua moneta di inserirsi in una robusta rete di traffici a lunga percorrenza, facendola conoscere ed apprezzare.

Da ultimo, la svalutazione stessa del melgoriense potrebbe aver costituito un elemento tutto sommato favorevole alla sua accettazione ed alla sua vitalità, in parte perché - col suo valore limitato - poteva essere usata anche per le transazioni quotidiane ed in parte perché, assumendo un valore equiparabile al denier tournois, potè per un periodo inserirsi e mantenersi in quei circuiti commerciali che i Re di Francia cercavano di monopolizzare con la propria monetazione.

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La moneta melgoriense - tipologie monetarie e seriazione

Dopo aver parlato del contesto di appartenenza di queste monete, passerei finalmente ad esaminarle per come sono fatte, ed anche qui c’è molto da dire!

L’aspetto è caratteristico e curioso:

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Diritto:

  • in campo, delimitata da un cerchio continuo, croce costituita da un palo (ad estremità “apicate” ed appuntite, con piccolo cuneo al centro dell’estremità superiore) e da due “stendardi” a doppia punta a formare le braccia laterali, accantonata da bisante nel primo quarto;
  • legenda: I A I II V II O S

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Rovescio:

  • in campo, delimitati da cerchio continuo, 4 anelletti disposti “a croce” intorno a piccolo bisante centrale
  • legenda: II A I D O II A 

Nelle legende, si evidenziano:

  • “A” costituite da due triangoli giustapposti senza sbarretta centrale;
  • tutte le lettere costituite da barrette verticali caratterizzate da 2 coppie di “spine” perpendicolari alla barretta verticale;
  • “S” coricata ed invertita

Il tipo è immobilizzato: se si cercano immagini in rete o si sfogliano cataloghi d’asta, l’impostazione è sempre la stessa, con qualche variazione di stile…

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(Diametro: 17,46 mm; peso: 1,09 g)

In un articolo liberamente accessibile online (Omni num. 9, luglio 2015), sono riportate ad esempio varianti del diritto prive di bisante nel primo quarto, prive di cuneo all’apice del palo verticale della croce o con braccia orizzontali della croce (“stendardi”) oblique e disallineate… considerazioni analoghe erano comparse successivamente sul forum…

https://www.lamoneta.it/topic/183150-alcuni-esemplari-di-maguelonne-poco-noti/#comment-2043367

La datazione che si ritrova per questi denari sulle descrizioni delle Case d’asta è, genericamente, XII-XIII secolo… mi sono tuttavia chiesto, come in tutte le monetazioni immobilizzate, se ci fosse qualche elemento in grado di permettere una seriazione ed una miglior datazione…

Ho quindi provato a cercare informazioni sulla “bibbia” delle monetazioni feudali francesi, l’opera di Faustin Poey d’Avant.

È assodato che la monetazione di Melgueil riprenda, come contraffazione, una tipologia più antica: quella di Raymond I, visconte di Narbona tra X e XI secolo, che presenta appunto al diritto la legenda “RAIMVND” intorno ad una croce patente ed al rovescio la legenda “NARBONA C(ivis?)” intorno a quattro anelletti…

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I 4 anelletti, a loro volta, sarebbero una ripresa dalla prima monetazione tolosana feudale, in cui rappresentavano la degenerazione del monogramma “ODDO” con cui il re dei Franchi occidentali Eudes (seconda metà del IX secolo) improntava le monete a suo nome.

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Tuttavia, la tipologia abitualmente in commercio e riconosciuta come “melgoriense”, secondo Poey d’Avant dovrebbe essere attribuita unicamente alle emissioni vescovili di XIII secolo. L’illustre autore francese avrebbe infatti identificato la particolare iconografia della “croce melgoriense” nel campo del diritto, con la croce tipica dei sigilli vescovili rintracciabili negli archivi dei vescovi di Maguelone proprio a partire dal XIII secolo.

Secondo Poey d’Avant, la monetazione dei conti di Melgueil, anteriore al 1211, avrebbe avuto altro aspetto, mantenendo nel campo del diritto una “normale” croce patente… le legende avrebbero riportato al diritto “RAIMVND”/“RAIMVNO” ed al rovescio “NARBONA”, ma le lettere sarebbero state scritte in maniera regolarmente leggibile…

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La posizione di Poey d’Avant mi ha lasciato perplesso, perché presupporrebbe che l’abbondante quantità di denari di Melgueil in commercio sia tutta da attribuire alla produzione vescovile di XIII secolo. In realtà, stando a quanto dedotto da Bompaire nel suo studio sulla resa al marco in rapporto al cours marchand del marco d’argento in soldi melgoriensi, il vero boom di produzione dei denari melgoriensi dovrebbe essersi verificato tra la quarta decade ed il terzo quarto del XII secolo; come riportato prima, addirittura i vescovi di pieno XIII secolo si sarebbero “lagnati” di aver dovuto a lungo bloccare la produzione monetaria a Melgueil per gli elevati costi di produzione… ma allora, se le coniazioni vescovili sono state meno abbondanti di quelle dei conti laici, perché la tipologia monetaria così diffusa ed accessibile sarebbe soltanto quella “vescovile” secondo Poey d’Avant?

Ho provato allora a vedere cosa può apportare la documentazione materiale… le monete stesse, in contesto archeologico… bastava andare a vedere tra i ritrovamenti sicuramente di XII secolo se erano state rinvenute monete attribuibili a Melgueil, e quale fosse la loro tipologia… i dati non sono moltissimi, ma questo mi ha dato molta soddisfazione.

 

Sono infatti riuscito a trovare in letteratura due principali tesori risalenti al XII secolo contenenti monete di Melgueil e corredati da documentazione fotografica:

  1. il tesoro di Samos, con interramento datato tra il 1170 ed il 1185, contenente 3 denari (peso: 1,11 - 0,98 - 1,07 g) e 1 obolo (peso 0,50 g) di tipologia chiaramente a legenda degenerata con “croce melgoriense” nel campo del diritto:

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2. ripostiglio di Alife, con interramento datato tra il 1189 ed il 1195, contenente 2 o 3 denari e 43 o 44 oboli di Melgueil, di tipologia analoga a quelli rinvenuti a Samos:

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Questo dimostra che Poey d’Avant si sbagliava: la tipologia da lui attribuita ai vescovi di Maguelone (e dunque successiva al 1215) era in realtà in circolazione già nel pieno XII secolo…

 

Ma abbiamo altri dati che ci permettano di distinguere tra i “melgorenses veteres”, di fine XI secolo, e quelli successivi, svalutati, in circolazione dalla terza decade del XII…?

Anche qui ci vengono in aiuto i documenti materiali.

Un interessante articolo online (Le graphisme du denier Melgorien) presenta un inedito frammento di tondello rinvenuto in piena Languedoc, 40 km a nord di Béziers:

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Difficile non pensare ad una moneta battuta a Melgueil, con quella croce inconfondibile nel campo della prima faccia, e quelle ombre di anelletti nel campo della seconda faccia… ma lo stile è del tutto diverso dai tipi finora visti, con il campo della croce delimitato da un cerchio cordonato e non liscio e lettere della legenda a caratteri chiaramente leggibili.

Il sospetto è che i denari di Melgueil più antichi potessero avere una grafìa delle legende non degenerata ma pienamente comprensibile, con una successiva comparsa (perché? su questo non abbiamo davvero alcuna “pista”) di quei caratteri stilizzati ed irti di cunei…

Si è parlato in molte monetazioni immobilizzate dell’importanza di analisi composizionali per approfondire la seriazione… per Melgueil, questo avrebbe un ulteriore significato date le informazioni capillari che i documenti riportano sulle varie tappe della svalutazione.

Spulciando la letteratura sulle Crociate, mi sono quindi imbattuto in questo articolo

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che descrive il materiale contenuto in un ampio lotto di monete proposte da un commerciante numismatico del Vicino Oriente all’inizio degli anni 2000. Si tratta di materiale studiato dopo lo scavo, già estratto dal suo contesto archeologico, di cui non fu possibile avere alcuna informazione; la composizione stessa del lotto non è certa, dal momento che potrebbe essere stata parte di un ripostiglio più grande… si rimarca soltanto il fatto che la patina delle diverse monete appare omogenea e fa quindi pensare effettivamente ad un’identica provenienza. Nonostante questi limiti, lo studio di questo materiale è apparso di interesse per molteplici motivi: la datazione “interna”, basata soltanto sulla cronologia delle monete presenti, ha fatto pensare ad una collocazione temporale nei primi anni della prima Crociata, dunque a cavallo tra XI e XII secolo, periodo di cui abbiamo scarsa documentazione monetale; eccezionale è parsa poi la grande quantità di monete di Melgueil che lo compongono, solitamente rinvenute in piccoli numeri nei contesti di periodo crociato in Vicino Oriente.
 

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Tra le monete di Melgueil in questo insieme si sono potuti individuare due gruppi principali:

  • un tipo “B”, costituito da 135 esemplari con legenda degenerata, con “M” e “N” costituite da barrette verticali senza barrette oblique di connessione, “R” costituite dalla sola componente verticale (e dunque indistinguibili dalle “I”) e “A” e “V” costituite da due triangoli che si toccano appena per gli apici (per lo più, con minima angolatura tra loro):

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e caratterizzato da braccia orizzontali della croce melgoriense costituite da due “stendardi” con base diritta;

 

 

  • un tipo “A” costituito da 9 esemplari con legenda ancora degenerata, ma con alcune lettere con elementi maggiormente riconoscibili (tipo “lisible”), come le barrette oblique di “M” e “N”, un braccio obliquo a distinguere le “R” dalle “I” e le “A” e le “V” composte da triangoli stretti con apici che si incrociano:

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e caratterizzato da braccia orizzontali della croce melgoriense costituite da due “stendardi” con base arrotondata (con forma definita “a tulipano”).

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(Diametro: 17,38 x 17,66 mm; peso 1,14 g)

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Vengono poi distinti altri gruppi minori, composti da un minor numero di esemplari e con legende ulteriormente degenerate (lettere mancanti o scambiate, o completamente illeggibili), sempre caratterizzati da braccia orizzontali della croce melgoriense costituite da due “stendardi” con base diritta).

L’interesse di questa classificazione sta nel fatto che alcuni di questi denari sono stati sottoposti ad analisi composizionale: 3 denari di tipo “B” sono stati sottoposti a metodica EPMA, con rilievo di titoli in argento compresi tra il 22% ed il 28%, suggerendo una loro datazione posteriore al 1130 (anno in cui fu sancita la produzione al titolo di 4 denari - 333/1000).

Del tipo “A” di questo lotto non sono state effettuate analisi, ma viene segnalato che altri denari di Melgueil analogamente classificabili (legende più “leggibili”, meno degenerate; braccia orizzontali della croce a base arrotondata) erano stati in precedenza analizzati da Bompaire e collaboratori ottenendo un titolo prossimo agli 8 denari (667/1000). Purtroppo tali dati non sono pubblicati… ho chiesto conferma al professor Bompaire, che ha avuto la cortesia di darmi un prezioso riscontro…

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Alla luce di questi dati, mi sentirei di proporre queste conclusioni preliminari, per quanto sarebbero utili ulteriori analisi ed ulteriori conferme:

  • la monetazione di Melgueil, di cui si ha notizia fin dalla prima metà del X secolo, dovette presentare nella sua iconografia, almeno dal XI secolo, la “croce melgoriense” costituita da un palo verticale accantonato da due “stendardi” orizzontali che probabilmente all’inizio presentavano base arrotondata (forma “a tulipano”);
  • almeno in una prima fase, è possibile che le legende fossero composte da lettere leggibili, a caratteri “latini”, come nelle altre monetazioni circostanti (cfr. l’esemplare presentato nell’articolo Le graphisme du denier Melgorien);
  • in un secondo momento, probabilmente verso la fine dell’XI secolo, iniziò una progressiva degenerazione delle legende, che presentavano caratteri ancora riconoscibili ma più “stilizzati” (tipo “lisible”), mantenendo la croce melgoriense con le caratteristiche precedenti (braccia orizzontali “a tulipano”); il titolo si manteneva a quel tempo ancora in linea con quello delle monetazioni circostanti (8 denari);
  • con il XII secolo, i caratteri delle legende degenerarono definitivamente assumendo un aspetto del tutto stilizzato in cui si possono riconoscere “A”, “V”, lettere tondeggianti (“D” e “O”) e “S” finale della legenda al diritto, mentre le altre lettere si presentano come barrette verticali indistinguibili e irte di “spine”.

Sarebbe a questo punto interessante analizzare, confrontandoli tra loro, ritrovamenti di XII secolo e di XIII-XIV secolo per valutare se sia possibile individuare una ulteriore evoluzione (o involuzione?😅) stilistica in grado di fornire informazioni per una datazione anche delle serie successive… cosa che mi piacerebbe fare, ancor più se qualcun altro si appassiona a questa monetazione e vuole parteciparvi!🤗

Modificato da Ulpianensis
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Bibliografia

  • Poey d’Avant F.: Monnaies féodales de France
  • Dieudonné A., Blanchet A.: Manuel de numismatique française - Tome IV: Monnaies féodales françaises
  • Castaing-Sicard M.: Monnaies féodales et circulation monétaire en Languedoc (Xe - XIIIe siècles)
  • Germain A., Mémoire sur les anciennes monnaies seigneurales de Melgueil et de Montpellier
  • Bompaire M.: Les ateliers de Melgueil, Cahors et Rodez d’après les sources écrites, in: Trèsors et emissions monétaires du Languedoc et de Gascogne (XIIe et XIIIe siècles), a cura di G. Depeyrot
  • Borrel V., comunicazione personale (estratti di tesi di dottorato)
  • Dieudonné A.: Le Melgorien, exemple de variation de monnaies mediévale (Révue numismatique française 1932)
  • Guilhiermoz P., Note sur les poids du Moyen Âge - première partie (Bibliothèque de l’École des chartes, 1906)
  • Guilhiermoz P., Note sur les poids du Moyen Âge - deuxième partie (Bibliothèque de l’École des chartes, 1906)
  • Guilhiermoz P., Remarques diverses sur les poid et mesures du Moyen Âge (Bibliothèque de l’École des chartes, 1919)
  • Guilhiermoz P., De la taille du denier dans le haut Moyen Âge (Bibliothèque de l’École des chartes, 1923)
  • Duplessy J., Metcalf D.: Le trèsor de Samos et la circulation monétaire en Orient Latin aux XIIe et XIIIe siècles (Revue belge de numismatique et sigillographie 1962)
  • Arslan E. A., Miele F., Travaini L., Bompaire M.: Il ripostiglio di Alife (Rivista Italiana di Numismatica e Scienze Affini 2015)
  • Phillips M.: A hoard of French feudal coins from the First Crusade (The Numismatic Chronicle 2002)
  • Schulze I., Schulze W.: A coin hoard from the time of the first Crusade, found in the Near East (Revue numismatique française 2003)
  • Matzke M.: The money of the First Crusade: the evidence of a new parcel and its implications (Proceedings of the XIV International Numismatic Congress 2011)
  • Phillips M.: A parcel of coins from the Near East containing a large number of halfpennies of Le Puy (The Numismatic Chronicle 2021)
  • Bompaire M., comunicazione personale
  • Le graphisme du denier de Melgueil, par Marie (accessibile online a: https://heurtoirslanguedociens.over-blog.com/article-le-graphisme-du-denier-melgorien-108029926.html)
  • Marcatili F., The Melgueil Denier (OMNI num. 9, 7/2015)
  • Ricci S., Le monete di Melgueil e di Montpellier nei secoli X-XIV (Quaderni di Lamoneta.it - accessibile online sulla piattaforma Academia.edu a: https://www.academia.edu/11512263/Le_monete_di_Melgueil_e_di_Montpellier_nei_secoli_X_XIV)
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ti faccio i miei complimenti @Ulpianensis per questa interessantissima discussione.

trovo che tu abbia analizzato con spirito critico moltissime fonti disponibili e correlate con criterio propositivo di ricerca: sicuramente rimangono molti temi "aperti", dalla classificazione dei sottotipi ad una datazione più certa degli stessi, ma ritengo che le tue conclusioni, che sono di fatto stimoli per un rinnovato interesse verso questa monetazione e per approfondire gli aspetti non ancora definitivamente sviluppati, vadano nella direzione corretta!

talvolta mi pare che lo studio di una parte della numismatica francese medioevale si sia "fermato" con il Poey d'Avant, quasi che questo possa essere considerato lo studio conclusivo (come se in Italia ci si fosse fermati al CNI) e non messo "più di tanto" in discussione nel secolo e mezzo successivo.

complimenti ancora!

aggiungo il mio modesto denaro di Melgueil, dal peso di 0,63 grammi e 16 mm di diametro, ricevuto giusto ieri

FRANCE.Melgueil.(Circa 12th-13th). Denier.  Obv : Degraded legend. Cross with cr...


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