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Genova - quartarola IANVA


fra crasellame

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Diametro: 11 mm

Metalllo: Oro

Peso osservato: 0,9 gr.

Titolo in millesimi: 1000°/oo

Valore: 2 soldi genovesi

Rarità: R

Stato di conservazione: BB (sarebbe un bel SPL - a mio parere - se avesse l'impronta piena).

Diritto: + I . A . N . V . A . Castello entro cerchio perlinato, simbolo: Sole.

Rovescio: . + . CVNRAD1 . REX Croce patente entro cerchio perlinato.

Alcuni appunti presi dell'estratto dalla Riv. It. di Numismatica vol. IX, serie quinta, LXIII, 1961: "L'inizio della coniazione dell'oro a Genova ed una pubblicazioe del Prof. R.S. Lopez della Yale University" Corrado Astengo.

Del genovino esistono, come noto, dei sottomultipli che sono la quartarola e l'ottavino.

Queste frazioni, per indiscutibili ed universalmente ammesse ragioni stilistiche e paleografiche, sono da ritenersi anteriori al genovino e stanno a dimostrare una precedente ed inconfutabile esistenza della moneta d'oro genovese già verso il 1200, se non negli ultimi anni del 1100.

La quartarola e la sua metà sembrano piuttosto orientate al peso del tarì dell'Italia meridionale ed insulare.

Si tratta insomma evidentemente di tentativi ed assaggi minori della zecca di Genova, che hanno poi sfociato nella nuova moneta, il genovino, e di questa infatti rappresentano esattamente la quarta ed ottava parte.

Anche l'Evans accetta la priorità dei quartigli o quartarole sul genovino posteriore.

Superfluo, al riguardo, addurre lo stile ed il carattere evidenti, nella quartarola, dei tre tipi di legenda del rovescio (CVNRAD1, + CVNRAD1, + CVNRADVS) che - presentandosi nella stessa moneta e nello stesso metallo - costituiscono un'indubbia prova di consecution temporum e di precedenza graduale nel tempo.

Il terzo tipo della quartarola (+ CVNRADVS) con legenda identica a quella del genovino non può essere che sottomultiplo contemporaneo.

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Altri appunti

L'esigenza di monetare in oro si presentò indifferibile a Genova - e quindi a Firenze e a Venezia - perché non si poteva fare più affidamento sul soldo d'oro bizantino, che era irrimediabilmente sceso nella lega, e perciò nella stima e reputazione dei mercanti (tant'è che le monete erano annusate per "scoprirne" il contenuto in rame); ma perché Genova coniò i genovini e le precedenti frazioni su quel determinato peso ?

Secondo il Desimoni, ma anche altri studiosi, la quartarola derivò dal tarì siciliano.

Scrive il Lopez: "Come il tarì di conto, pesa 0,88 grammi ed è la trentesima parte dell'oncia locale (l'oncia di Genova è pressoché identica a quella di Sicilia). Vero è che il tarì conteneva soltanto sedici carati ed un terzo d'oro, mentre le monete genovesi ne avevano 24; ma appunto nella purezza del titolo sta l'originalità ed il segreto della fortuna della nuova moneta.

Non deve stupire che il modello si sia cercato in Sicilia: da secoli i genovesi avevano relazioni economiche, politiche e culturali intensissime col Mezzogiorno italiano; nel 1252, alleati del papa genovese Innocenzo IV Fieschi, potevano sperare di trionfare con lui sulla pericolosa monarchia sveva. Anche il genovino*, uguale al tarì nel peso ma superiore nel titolo, poteva essere un'arma".

*: il Lopez chiama la quartarola "genovino da due" (soldi), mentre quello intero vero e proprio lo chiama "genovino da otto" (soldi), generando anche confusione e contrasto con le sue stesse ipotesi riguardo al valore iniziale del genovino alla sua nascita.

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Altri appunti, questa volta presi da "Money and its use in medieval Europe" di Peter Spufford.

Negli anni '80 del XII secolo i genovesi esportavano beni europei a Tunisi, portavano l'oro africano in Sicilia ed importavano beni siciliani (credo in maggioranza grano) a Genova.

Analisi del XIX secolo mostrano che la polvere d'oro proveniente dalla zona superiore del fiume Senegal e da quella dell'alto Niger ("Takrur" e "Wangara" nell'area dei fu Imperi medievali dell'Ovest Africa - Ghana o Wagadou, Mali e poi Songhai) contiene 20 1/2 carati d'oro.

I registri di Giovanni Scriba negli anni '50 e '60 del XII secolo, e quelli di notai successivi, suggeriscono l'importanza per i genovesi della tratta commerciale tra Oriente ed Occidente durante la seconda metà del XII secolo. Seta, tinture, carta e tappeti erano portati dai genovesi da Alessandria ed altri porti del vicino Oriente a Bugia e Ceuta (risp. in Algeria e Marocco).

Entro la fine del 1100 un certo ammontare d'oro era disponibile a Genova, parzialmente da questo commercio di transito e parzialmente dal traffico commerciale con la Sicilia.

Documenti notarili del 1180 e 1190 distinguono pagamenti in Genova sia in "oro tarì" (così era detto l'oro dei tarì a 16 1/3 carati) sia in oro di paiola dall'Africa.

L'oro ovest africano, diventava disponibile a Genova anche non necessariamente monetato.

Bene ora che è arrivata la neuro (visto che parlo da solo) vi saluto per il previsto periodo di intern... ehm ... vacanza :D

Modificato da fra crasellame
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ciao,

concordo, con questo caldo è facile parlare da soli.

Vedo che in Lamonetapedia manca completamente la voce Quartarola nella sottosezione "nomi di monete", potresti provvedere?

:rolleyes:

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Complimenti Fra, davvero molto interessante. Ho sempre pensato che i genovini fossero le prime monete d'oro coniate da Genova e invece....

Si potrebbe quindi dire che la quartarola sia la prima moneta d'oro coniata in Italia (epoca medioevale) oppure esiste qualche sottomultiplo anche in casa fiorentina?

P.S. Chissà che emozione tenere in mano tutte quelle monete insieme....un bel tuffo nel medioevo:)

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Complimenti Fra, davvero molto interessante. Ho sempre pensato che i genovini fossero le prime monete d'oro coniate da Genova e invece....

Si potrebbe quindi dire che la quartarola sia la prima moneta d'oro coniata in Italia (epoca medioevale) oppure esiste qualche sottomultiplo anche in casa fiorentina?

P.S. Chissà che emozione tenere in mano tutte quelle monete insieme....un bel tuffo nel medioevo:)

360418[/snapback]

In realtà le monete genovesi e fiorentine non sono le prime monete d'oro coniate dopo lunghi secoli bui. In Italia - Salerno, Amalfi e la stessa Sicilia ad esempio - erano già coniate monete d'oro.

L'elemento differenziante è che le monete genovesi, fioretine e poi veneziane non prendono modelli a cui ispirarsi, come i tarì a legenda cristiana o le doblas in Castilla.

Credo che solo in un periodo a Milano ci fu un sottomultiplo dell'oro, altrimenti solo Genova coniò sottomultipli.

Se mi permettete una riflessione, conoscendo il modus operandi estremamente cauto dei genovesi, sono propenso a credere ad una coniazione verso l'inizio del XIII secolo (se non addirittura la fine del XII) come tentativo cauto e calcolato per introdurre il genovino vero e proprio.

Per quel che ne so, Firenze faticò parecchio a far accettare la nuova moneta aurea (e forse aveva meno bisogno di coniare oro rispetto alle città marinare). Certo è che la costanza pagò in termini di prestigio. Pensate a quanto dev'essere costato mantenere la bontà praticamente piena della moneta fiorentina nonostante i rialzi costanti dell'oro.

Tant'è che a Genova nel breve periodo di coniazione della serie CIVITAS IANVA si abbassò il titolo (ed anche il peso) della moneta aurea, ma anche del grosso d'argento.

Che valore storico, la tua collezione!  :)

...ed anche il testo è molto interessante! Davvero!  ;)

360419[/snapback]

Grazie

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Queste frazioni, per indiscutibili ed universalmente ammesse ragioni stilistiche e paleografiche, sono da ritenersi anteriori al genovino e stanno a dimostrare una precedente ed inconfutabile esistenza della moneta d'oro genovese già verso il 1200, se non negli ultimi anni del 1100.

360155[/snapback]

Non conoscevo queste monete, e trovo la datazione interessantissima. Non sfugge la coincidenza con l'introduzione del Ducato d'argento (grosso Matapan) a Venezia: a mio avviso la contemporaneità delle due monete sia ulteriore indizio del fatto che alla fine del XII sec. l'introduzione di moneta grossa fosse ormai un'esigenza per i mercanti italiani. Il denaro di piede carolingio era ormai irrimediabilmente svilito, e l'oro bizantino era meno affidabile di un tempo. all'inizio del XIII sec. ebbe chiaramente più successo la moneta grossa in buon argento.

Sarebbe interessante approfondire sui motivi di questo esito: forse la disponibilità d'oro non era sufficiente, o perlomeno non affidabile perché si affermasse il genovino?

O piuttosto la forte disponibilità di argento tedesco e la maggior forza commerciale sui mercati orientali favorirono il grosso veneziano?

O forse più semplicemente fu la cautela di Genova nell'introduzione dell'oro a favorire il concorrente veneziano?

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Per quanto riguarda l'argento e la comparsa dei grossi ce ne sarebbe da scrivere. In effetti la disponibilità dell'argento in Europa era parecchia. Dopo l'esaurimento delle miniere vicino a Goslar si scoprì un bel filone a Freiberg nella seconda metà del XII secolo. Nello stesso periodo, forse leggermente prima, si scoprì dell'argento anche nelle Colline Metallifere della Toscana (soprattutto nelle vicinanze di Montieri). Da non dimenticare Friesach... ma qui andrebbe tradotto tutto il capitolo "New Silver c. 1160-1330" del libro già citato. Posto solo alcune scansioni delle mappe.

Per quanto riguarda l'oro, certamente questo era più disponibile sulle coste del nord Africa.

In base allo sbocco della via principale del commercio transahariano.

La maggior fortuna del ducato veneziano, nato nel 1284 se non vado errato è da cercarsi nella rigorosità - come per il fiorino - della bontà.

PS: la datazione delle monete auree genovesi è solo una supposizione ed ancora se ne discute, vista la mancanza di documenti.

Modificato da fra crasellame
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  • 1 anno dopo...

Aggiungo anche qui per i posteri le note postate stamane in altra discussione inerente un tarì siciliano.

“Mentre nei tarì di Ruggero II e Guglielmo I, il peso, pur essendo variabile, era piuttosto regolare intorno a g. 1,05, al tempo di Guglielmo II… fu abbandonato l’uso di ogni standard ponderale nei tarì siciliani. Da Guglielmo II, dunque, i pesi individuali divennero molto irregolari, seguendo un uso ormai diffuso nei Paesi del Mediterraneo orientale…”.

“L’abbandono dello standard ponderale nei tarì siciliani comportò anche l’aumento del fenomeno dei tarì spezzati, o tagliati, di varie misure… tali frammenti non erano usati come «frazioni», ma erano ottenuti allo scopo di completare una certa somma; era però possibile effettuare con essi anche piccoli pagamenti, espressi in grani”.

Ma “nel processo generale di unificazione delle strutture finanziarie del regno, è probabile che sempre Guglielmo II avesse deciso di portare il tarì… siciliano sullo standard continentale di circa g. 0,88…”

(Estratti da: Travaini L. La monetazione nell’Italia normanna. Istituto Storico Italiano per il Medio Evo; Roma, 1995)

Queste note confortano la tesi di una coniazione della quartarola (e del raro ottavino o soldo d'oro) alla fine del XII secolo, inizi XIII.

Un vero peccato la mancanza di documenti certi che possano una volte per tutte allontanare dubbi ed incertezze.

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  • 1 anno dopo...

Il fatto che sia CVNRADVS e non CVNRAD1 fa pensare ad una quartarola più tarda

Posso chiedere ad un moderatore di spostare questa discussione qui:

In modo tale da continuare la discusione già iniziata sulle quartarole di Genova del periodo pre dogale.

Grazie

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Il fatto che sia CVNRADVS e non CVNRAD1 fa pensare ad una quartarola più tarda

Posso chiedere ad un moderatore di spostare questa discussione qui:

In modo tale da continuare la discusione già iniziata sulle quartarole di Genova del periodo pre dogale.

Grazie

Gran idéa fra ...fa come in casa tua..... :D

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Supporter

Corsodinazione, ma allora aspettavi per sorprenderci con gli effetti speciali...! A quando un genovino? o meglio un ottavino ?! Non ho più parole per quello che restituisce il tuo giardino...

capitani del popolo

somiglia a questa

http://numismatica-i...oneta/W-GEIAN/6

Comunque per quanto riguarda questa moneta sono d'accordo con Bavastro: si tratta di quel tipo di quartarola da lui indicato, con quel segno di emissione alla fine della legenda del dritto (due anelletti piccoli ed uno grande) che non si vede bene per lo spostamento del tondello tra la prima e la seconda battitura, che ha impresso tra ore 10 ed ore 11 l'anello grande e la crocetta della legenda.

Gli effetti dello spostamento del conio si vedono anche al rovescio con la S slittata in basso e la V a malapena leggibile.

Il rovescio tra i due esemplari è davvero simile: guardate l'effetto particolare dei punzoni impiegati per la croce con quella specie di "curva" a destra, ed anche la forma delle lettere.

Concordo sul fatto che la legenda CVNRADVS ma sopratutto lo stile epigrafico adottato (forma della C e della E chiuse, forma della R ed anche della X) la pongano tra le serie di quartarole tarde, che però come molti utenti del forum ormai già sanno, io non daterei contemporaneamente ai primi genovini (metà XIII secolo), ma più avanti (vedete alcune riflessioni già fatte nella discussione sui caratteri gotici nella sezione medievale).

Saluti a tutt* (e complimenti al proprietario) MB

Modificato da monbalda
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Corsodinazione, ma allora aspettavi per sorprenderci con gli effetti speciali...! A quando un genovino? o meglio un ottavino ?! Non ho più parole per quello che restituisce il tuo giardino...

capitani del popolo

somiglia a questa

http://numismatica-i...oneta/W-GEIAN/6

Comunque per quanto riguarda questa moneta sono d'accordo con Bavastro: si tratta di quel tipo di quartarola da lui indicato, con quel segno di emissione alla fine della legenda del dritto (due anelletti piccoli ed uno grande) che non si vede bene per lo spostamento del tondello tra la prima e la seconda battitura, che ha impresso tra ore 10 ed ore 11 l'anello grande e la crocetta della legenda.

Gli effetti dello spostamento del conio si vedono anche al rovescio con la S slittata in basso e la V a malapena leggibile.

Il rovescio tra i due esemplari è davvero simile: guardate l'effetto particolare dei punzoni impiegati per la croce con quella specie di "curva" a destra, ed anche la forma delle lettere.

Concordo sul fatto che la legenda CVNRADVS ma sopratutto lo stile epigrafico adottato (forma della C e della E chiuse, forma della R ed anche della X) la pongano tra le serie di quartarole tarde, che però come molti utenti del forum ormai già sanno, io non daterei contemporaneamente ai primi genovini (metà XIII secolo), ma più avanti (vedete alcune riflessioni già fatte nella discussione sui caratteri gotici nella sezione medievale).

Saluti a tutt* (e complimenti al proprietario) MB

Grazie monbalda per "l'analyse" ..resto stonato :o quelli mi sembravano del primi tempi..

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Supporter

Caro Corso, quali primi tempi intendevi ?

Così puoi fare un confronto con i denari o altre monete di quel periodo e vedere le differenze (guarda ad esempio quelle lettere che ho indicato...).

saluti MB

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