letizia Inviato 27 Aprile, 2009 #1 Inviato 27 Aprile, 2009 Qualcuno riesce a confermare se è una moneta papale? Così avevo sentito dire sulle monete con le chiavi incrociate. Che moneta è questa? ha un qualche grado di rarità? Grazie a tutti e buona continuazione. Cita
rcamil Inviato 27 Aprile, 2009 #2 Inviato 27 Aprile, 2009 Le chiavi farebbero pensare ad una moneta papale, a meno di una imitazione coeva che da essa traeva spunto. Purtroppo ne resta ben poco, del diritto un "DEC" che mi ha fatto pensare a DECIMVS , di papa Leone X, del rovescio l'ombra di quello che sembra un santo con in mano una città (tipico di un santo patrono)... Al momento non ho trovato però corrispondenze... <_< Ciao, RCAMIL. Cita
avgvstvs Inviato 27 Aprile, 2009 #3 Inviato 27 Aprile, 2009 Il DEC potrebbe essere parte di BONA DECENS (o DECIENS), in tal caso sarebbe Desana. Cita
rcamil Inviato 27 Aprile, 2009 #4 Inviato 27 Aprile, 2009 Mi sembra una giusta ipotesi, imitazione del quattrino anonimo bolognese (con la classica legenda BONONIA DOCET) emessa a Desana :) Allego una foto presa in rete di una moneta similare. Ciao, RCAMIL. Cita
letizia Inviato 27 Aprile, 2009 Autore #5 Inviato 27 Aprile, 2009 (modificato) quindi è un quatrino bolognese? ma di che periodo è? C'è una scheda su internet per avere info? Modificato 27 Aprile, 2009 da letizia Cita
rcamil Inviato 28 Aprile, 2009 #6 Inviato 28 Aprile, 2009 E' un'imitazione del quattrino bolognese, o meglio una contraffazione allo scopo di vedere accettata la propria moneta "sul mercato" per via delle impronte simili a monete più blasonate, come quelle del capoluogo felsineo. La zecca è quella di Desana (VC), e il periodo di emissione dovrebbe essere quello di Agostino Tizzone (1559-1582), dato pescato su internet, tutto da confermare con una bibliografia specifica ;) Ciao, RCAMIL. Cita
letizia Inviato 28 Aprile, 2009 Autore #7 Inviato 28 Aprile, 2009 (modificato) grazie rcamil. Praticamente una specie di falso d'epoca. Scusami ma spero di aver afferrato bene il concetto Modificato 28 Aprile, 2009 da letizia Cita
bavastro Inviato 28 Aprile, 2009 #8 Inviato 28 Aprile, 2009 Ciao, la moneta della foto inserita da rcamil: al D/ P BONA DECIENS, al R/ S.PETRVS. una contraffazione di rarità R3. :o Cita Awards
letizia Inviato 28 Aprile, 2009 Autore #9 Inviato 28 Aprile, 2009 so che per voi è semplice ma non riesco ad afferrare il concetto. Quella che ho io è una contraffazione dell'epoca R3? Cioè è una moneta che è stata contraffatta nel 1500 in pochi esemplari? Qualcuno me lo spiegherebbe in parole veramente semplici plz. Grazie a tutti ciao Cita
ADMIN incuso Inviato 28 Aprile, 2009 Staff ADMIN #10 Inviato 28 Aprile, 2009 Non conosco la monetazione in questione ma presumo si parli piú correttamente di "imitazione". In pratica alcuni staterelli coniavano monete sfacciatamente simili a quelle di uno staterello limitrofo. Questo peraltro poteva avvenire per scopi non necessariamente truffaldini. Ad esempio si imitavano le monete maggiormente diffuse e quindi accettate un po' ovunque per aumentare la "smerciabilità" delle proprie. Da qui alla truffa comunque il passo era breve, bastava giocare sull'intrinseco... Cita
letizia Inviato 28 Aprile, 2009 Autore #11 Inviato 28 Aprile, 2009 Grazie incuso ora ho capito perfettamente..Dicciamo che ho (così sembrerebbe) una moneta pseudo-contrafatta del quatrino di bologna, e che se la mia è quella della foto di rcamil, è un R3. Grazie a tutti e scusatemi per l'ignoranza Cita
ADMIN incuso Inviato 28 Aprile, 2009 Staff ADMIN #12 Inviato 28 Aprile, 2009 Comunque ho letto troppo rapidamente, se rcamil parla di contraffazione allora è corretto contraffazione! :lol: Comunquesia non prodotta da un oscuro falsario in cantina ma da una zecca straniera ;) Cita
Paleologo Inviato 29 Aprile, 2009 #13 Inviato 29 Aprile, 2009 Si parla di "imitazione" e non "contraffazione" quando la moneta imitativa riproduce esattamente peso e titolo della moneta originale. In questo caso, come detto da incuso, lo scopo era quello di sfruttare l'effetto "traino" sul mercato delle monete, senza altro intento di frode (ricordiamoci che al tempo in cui le monete erano d'oro e d'argento il denaro oltre che mezzo di scambio era anche una merce vera e propria e le monete molto conosciute e apprezzate potevano essere scambiate a ben dei più del loro valore nominale; inoltre le monete circolavano normalmente al di fuori dei confini degli stati di origine). Ad esempio, il ducato del senato romano era una imitazione e non una contraffazione del ducato veneziano. Si parla invece di "contraffazione" quando la somiglianza era sfruttata per far passare una moneta di peso o titolo ridotto al posto della moneta originale, e quindi ottenere un guadagno fraudolento. I quattrini bolognesi di cui parliamo se non ricordo male contenevano una minima quantità d'argento; si batteva il tipo imitativo in rame puro ed ecco realizzata la contraffazione. Di questi sistemi fraudolenti ci sono vari esempi, abbastanza noto è il caso dei quattrini di Ravenna che a metà del settecento inondarono lo stato pontificio. In questo caso la "furbata" stava nello sfruttare le assurdità del sistema monetario dello stato ecclesiastico: una di queste era che il baiocco valeva cinque quattrini "Papali" (quelli battuti a Gubbio che circolavano a Roma, in Umbria e nelle Marche) ma sei quattrini delle Legazioni (quelli battuti nelle zecche dell'Emilia-Romagna: Bologna, Ferrara e Ravenna). Ecco che i concessionari della zecca di Ravenna, sotto il naso o con la compiacenza di vari Cardinali Legati, batterono una vagonata di quattrini di pessima qualità che copiavano l'iconografia di quelli di Gubbio (sostituendo S.Apollinare a S.Ubaldo) e si misero a smerciarli nelle altre provincie come se fossero papali, lucrando un profitto illecito ma evidentemente piuttosto consistente sia sul metallo che sul cambio. La cosa andò avanti per diversi anni provocando seri problemi di circolazione monetaria in tutto lo Stato Pontificio, con gravi difficoltà soprattutto per il piccolo commercio. Ciao, P. :) Cita
rcamil Inviato 1 Maggio, 2009 #14 Inviato 1 Maggio, 2009 Si parla invece di "contraffazione" quando la somiglianza era sfruttata per far passare una moneta di peso o titolo ridotto al posto della moneta originale, e quindi ottenere un guadagno fraudolento. I quattrini bolognesi di cui parliamo se non ricordo male contenevano una minima quantità d'argento; si batteva il tipo imitativo in rame puro ed ecco realizzata la contraffazione. Il caso è proprio questo. Della vicenda è presente un breve cenno nel libro di Lisa Bellocchi "LE MONETE DI BOLOGNA", dove si parla del problema dei falsi e delle contraffazioni, che già nel XIII-XIV secolo aveva interessato la citta felsinea, e che si era ripresentato con Agostino Tizzone a Desana a metà del '500. Ciao, RCAMIL. Cita
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