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medusa

Sigmund Freud, Edipo e la Sfinge

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medusa

Edipo e la Sfinge: dal Mito alla Psicanalisi

***********************************************

Medaglia di bronzo coniata da un gruppo di amici di Freud per il suo cinquantesimo compleanno (nell'anno 1906):

al rovescio, una splendida rappresentazione di Edipo di fronte alla Sfinge con intorno incisi i famosi versi dall'Edipo Re di Sofocle:

O∑ TА/ΚLEIN AINIГMAT 'HIΔEI/KAI KPATI∑TO∑ 'HN ANHP

* Quello, il grande, che l'Enigma / famoso intese e sciolse. *

Sigmund Freud e il Complesso di Edipo :rolleyes:

*****************************************

La più famosa interpretazione dell'Edipo Re di Sofocle si deve a Freud - Interpretazione dei sogni, 1900 - che dalla tragedia fece derivare il nome del complesso maschile infantile per cui il bambino viene portato ad odiare il padre e ad attaccarsi morbosamente alla madre.

Così Freud stesso spiegò l'efficacia della tragedia: “Il suo (di Edipo) destino ci commuove soltanto perché sarebbe potuto diventare anche il nostro, perché prima della nostra nascita l'oracolo ha decretato la medesima maledizione per noi e per lui. Forse a noi tutti era dato in sorte di rivolgere il nostro primo impulso sessuale alla madre, il primo odio e il primo desiderio di violenza contro il padre: i nostri sogni ce ne danno convinzione. (...) Davanti alla persona in cui si è adempiuto quel desiderio primordiale dell'infanzia indietreggiamo inorriditi, con tutta la forza della rimozione che questi desideri hanno subito da allora nel nostro intimo. Portando alla luce della sua analisi la colpa di Edipo, il poeta ci costringe a prendere conoscenza del nostro intimo, nel quale quegli impulsi, anche se repressi, sono pur sempre presenti…”

Robert Graves e .... il complesso dell'ippopotamo ... ;)

************************************************

Graves nella sua esplorazione del mito greco rifugge da ogni suggestione di matrice psicoanalitica,

dimostrandosi ostile a Freud, a Jung, a Kerényi. Pertanto anche del racconto di Edipo e della Sfinge,

Graves propone una sua interpretazione più concreta….

Particolarmente gustosa … l'ironica citazione di Graves a commento di un aneddoto tratto dal De Iside et Osiride di Plutarco:

in Egitto l’ippopotamo era considerato un simbolo di feroce impudenza e Plutarco ne dà per ragione che questa fiera “uccide il padre e violenta la madre”.

Scrive Graves…:

**La teoria freudiana che il “Complesso di Edipo” sia un istinto comune a tutti gli uomini, fu suggerita dal fraintendimento di questo aneddoto:

Plutarco, pur narrando che l’ippopotamo “uccise il genitore e violentò la genitrice

non ne avrebbe mai dedotto che ogni uomo ha...

il complesso dell’ippopotamo.” **!!!! :) ;)

Valeria

PS: adoro questa medaglia...... oggetto del mio desiderio ... :wub:

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medusa

Di medaglia in ... gettone ? :)

***************************

Non potendo avere la stupenda medaglia commemorativa … :rolleyes:

... ho comunque soddisfatto il mio recondito desiderio

regalandomi questo gettone di SIEGMUND FREUD - ANNI 1950 ... :P:rolleyes:

Bronzo - 30 mm

Il gentile titolare del negozio mi ha informato che il gettone faceva parte di una grande collezione tedesca di medaglie e monete a tema medicina e sanità da lui acquisita lo scorso anno. Secondo lui, inoltre, si tratterebbe di materiale pubblicitario (di un’azienda farmaceutica) dei primi decenni del secolo scorso...

Mi piacerebbe davvero saperne di più… Voi che ne pensate??????? :unsure:

Valeria

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Utente.Anonimo3245

:) Ciao Medusa, bellissime immagini hai postato e grazie per le interessantissime notizie che ci hai regalato.

Purtroppo non ne ho da regalarti io sul tuo gettone, lo trovo semplice ed elegante, dalla linea pulita e abbastanza accurato come conio.

Certo al paragone della medaglia, che è bellissima davvero, perde un po' di fascino, ma accontentiamoci di quello che abbiamo :lol: :lol:

Trovo molto inquietante la figura leonina-femminile sul retro della medaglia, sembra quasi pronta a saltare su l'uomo per divorarlo, ma dona un fascino particolare alla stessa.

Ciao Giò :P :D

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sandokan
Supporter

Ciao Medusa,

è raro vedere medaglie come quella che hai mostrato, originale e bellissima.

Molto elegante anche la scritta in greco decentrata e appena graffita.

Anche il volto ritratto nel gettone non è affatto male : chissà a che serviva.....

Probabilmente a nulla, mi ricorda altre iniziative del genere : forse solo ad essere collezionato.

Saluti :)

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okt

Non mi spiego come mai l'incisore, Karl Maria Schwerdtner, abbia usato la lettera L latina in KLEIN. ma potrebbe anche trattarsi di un voluto arcaismo grafico.

Ecco la citazione completa: è il coro, che canta:

ὦ πάτρας Θήβης ἔνοικοι, λεύσσετ᾽, Οἰδίπους ὅδε,

ὃς τὰ κλείν᾽ αἰνίγματ᾽ ᾔδει καὶ κράτιστος ἦν ἀνήρ, 1525

οὗ τίς οὐ ζήλῳ πολιτῶν ἦν τύχαις ἐπιβλέπων,

εἰς ὅσον κλύδωνα δεινῆς συμφορᾶς ἐλήλυθεν.

ὥστε θνητὸν ὄντα κείνην τὴν τελευταίαν ἰδεῖν

ἡμέραν ἐπισκοποῦντα μηδέν᾽ ὀλβίζειν, πρὶν ἂν

τέρμα τοῦ βίου περάσῃ μηδὲν ἀλγεινὸν παθών. 1530

Naturalmente mi attendo da qualcuno una buona traduzione italiana, alla quale - ovviamente - assegnerò un voto! :D

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medusa

Innanzitutto Grazie ai carissimi Giovanna, Sandokan e Okt per i loro sempre preziosi contributi!!! :)

Non mi spiego come mai l'incisore, Karl Maria Schwerdtner, abbia usato la lettera L latina in KLEIN. ma potrebbe anche trattarsi di un voluto arcaismo grafico. ...

Squisito Lapsus Freudiano???? ( ... tanto per restare in tema ... :rolleyes:

KLEIN, infatti... è anche un termine tedesco che significa PICCOLO ... : un tentativo (seppur INCONSCIO... :P ) dello scultore di SMINUIRE il termine greco kleinos che significa al contrario ILLUSTRE / FAMOSO ???? ;) :D

.... Ecco la citazione completa: è il coro, che canta:

ὦ πάτρας Θήβης ἔνοικοι, λεύσσετ᾽, Οἰδίπους ὅδε,

ὃς τὰ κλείν᾽ αἰνίγματ᾽ ᾔδει καὶ κράτιστος ἦν ἀνήρ, 1525

οὗ τίς οὐ ζήλῳ πολιτῶν ἦν τύχαις ἐπιβλέπων,

εἰς ὅσον κλύδωνα δεινῆς συμφορᾶς ἐλήλυθεν.

ὥστε θνητὸν ὄντα κείνην τὴν τελευταίαν ἰδεῖν

ἡμέραν ἐπισκοποῦντα μηδέν᾽ ὀλβίζειν, πρὶν ἂν

τέρμα τοῦ βίου περάσῃ μηδὲν ἀλγεινὸν παθών. 1530

Naturalmente mi attendo da qualcuno una buona traduzione italiana, alla quale - ovviamente - assegnerò un voto! :D

Dopo essermi goduta la TUA assai gustosa traduzione dei versi dalla commedia di Aristofane, Gli Uccelli, che alludono all"abitudine di portare (anche da vivi ;) ) gli Oboli in bocca "...

http://www.lamoneta.it/index.php?showtopic...st&p=429740

"Ma per Dioniso, sicuro, anch'io vedendo un falco rotolai (a terra)

e quando mi rialzai avevo inghiottito un obolo e tornai a casa con la borsa vuota."

(mia [di Okt :) ] modesta traduzione) ...

CHI oserebbe mettersi in competizione con te??? Ergo ... Regalaci la TUA interpretazione ...:rolleyes:

Qui io vorrei solo aggiungere un'altra citazione da Aristofane (Le Vespe), tra OBOLI e FREUD ...

Nel 1900 Freud pubblica "Die Traumdeutung" - "L'Interpretazione dei sogni",

il testo che segna ufficialmente la nascita della psicoanalisi

Sarebbe proprio il caso di aggiungere che :

" E non lo piglio a nolo per due oboli

un sí sottile Interprete di Sogni ... :)

εἶτ᾽ οὐκ ἐγὼ δοὺς δύ᾽ ὀβολὼ μισθώσομαι

οὕτως ὑποκρινόμενον σοφῶς ὀνείρατα

Valeria

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medusa

Edipo ascolta l’enigma della Sfinge, “Vates Obscura

Medaglia di bronzo del 1840 (Krüger) emessa dalla città di Lipsia in celebrazione del 50esimo del Prof. Dott. Phil. Gottfried Hermann. 27,52 g. 39,5 mm.

AMBAGES ET VATUM AENIGMATA SOLVIT

… La scritta richiama fortemente i versi di Ovidio … - Metamorfosi VII, 759-761

“ Carmina Laiades non intellecta priorum

solverat ingeniis, et praecipitata iacebat

inmemor ambagum vates obscura suarum”

Il figlio di Laio aveva risolto l'enigma che prima / nessuno aveva compreso,

e l'ambigua profetessa, / gettatasi nel vuoto, giaceva immemore delle sue ambagi.

Edipo ascoltò l’enigma della Sfinge e riuscì a risolverlo: la soluzione era “l’uomo”.

Infatti da bambino ha quattropiedi, perchè cammina a quattro zampe; da adulto due piedi; e da vecchio tre, perchè si appoggia al bastone.

La Sfinge allora si gettò a capofitto giù dalla rocca del Monte Ficio

- o dall'Acropoli di Tebe .... : Apollodoro infatti offre due versioni differenti sul luogo dove risiedeva la Sfinge ....-

mentre Edipo ebbe il regno e, inconsapevole, sposò sua madre...

Valeria

PS: Avete altre medaglie da proporre con Edipo e la Sfinge ??? O con la sola Sfinge??? :unsure:

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luke_idk

Toglietemi una curiosità: ma in che lingua si scrie Siegmund? :blink:

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medusa
Toglietemi una curiosità: ma in che lingua si scrie Siegmund? :blink:

Spulciando nelle pagine tedesche .... ho rinvenuto queste notizie...

Che ne pensi, Luke???

Il nome Siegmund ha origine nell’Altdeutsche –tedesco antico -, dalle radici "Sigu" - Vittoria e "Munt" - Protettore/Difensore : colui che protegge con la Vittoria....

Nel medio Evo in particolare era in uso il nome latinizzato Sigismund , da Segimundus, presente negli Annales di Tacito.

Segimundus era il fratello di Thusnelda, la figlia di Segestes (nobile appartenente alla tribù germanica dei Cherusci) il quale, assediato nella sua fortezza dai compatrioti, aveva chiesto aiuto a Germanico. Entrambi i fratelli furono portati a Roma ed esibiti nella parata che Germanico organizzò nel 17….

Ma a partire dal XIX secolo diventerà sempre più popolare il nome Siegmund sull’onda dell’entusiasmo nei confronti delle medievali Saghe eroiche tedesche quali espressione conscia ma anche inconscia dei valori ideologici e culturali della società tedesca....

Fra il 1856 il 1867 Richard Wagner compose la musica e scrisse il libretto della celeberrima tetralogia L'anello del Nibelungo (Der Ring des Nibelungen): curioso che in uno dei drammi – La Valchiria” - l’eroe, Siegmund, cada preda di un amore apparentemente incestuoso…. :P

Sulla simbolica della narrazione eroica nel 1911 scriverà anche C. G. Jung: psichiatra e psicoanalista svizzero, in origine discepolo prediletto di Freud …

Quante suggestioni per una variante di un nome ... tra SIGMUND e SIEGMUND..... :rolleyes:

Valeria

PS: Sigismund Schlomo Freud era il nome alla nascita di Freud (1856): nel 1877 abbreviò il suo nome in Sigmund Freud ....

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luke_idk

Esatto, Valeria. Abbreviò il nome in Sigmund, non Siegmund. Questo mi ha fatto pensare ad un possibile errore dell'autore. Poteva, forse, essere straniero o comunque non di lingua tedesca? O forse proprio tedesco e in Germania il nome Siegmund è più comune di Sigmund? Se, davvero, si tratta di gettoni pubblicitari di una casa farmaceutica, l'ipotesi Germania o Svizzera sarebbe anche più plausibile, rispetto all'Austria.

Indagherò, per quanto possibile :P

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medusa
Esatto, Valeria. Abbreviò il nome in Sigmund, non Siegmund. Questo mi ha fatto pensare ad un possibile errore dell'autore. Poteva, forse, essere straniero o comunque non di lingua tedesca? O forse proprio tedesco e in Germania il nome Siegmund è più comune di Sigmund? Se, davvero, si tratta di gettoni pubblicitari di una casa farmaceutica, l'ipotesi Germania o Svizzera sarebbe anche più plausibile, rispetto all'Austria.

Indagherò, per quanto possibile :P

Grazie Luke :)

Comunque credo che la dizione Siegmund sul gettone sia stata mutuata pari pari dalla celeberrima medaglia del 1906 (Siegmund Freud/Edipo Sfinge)... E in quest'ultima, l'arcaismo potrebbe essere stato intenzionale (da parte dei committenti, che erano amici di Freud)... :unsure:

Valeria

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luke_idk

Qiesto è quello che succede, quando si è passata una giornata a scrivere analisi e codici al pc e non si reilegge tutto, attentamente :blush:

La domanda di fondo, però, resta: da dove deriva questo misspelling?

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luke_idk

Per ora non ho ricevuto risposte precisabili, a parte una dissertazione fonetica sulla pronunica del dittongo "ie" in lingua tedesca, comparato con la pronuncia inglese :huh:

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apollonia

Salve

Mi aggancio a questa discussione per segnalare l’articolo di Danilo Soscia dal titolo EDIPO E LA MONETA In https://squadernauti.wordpress.com/2014/12/26/edipo-e-la-moneta/ qui riportato.

 

Questa è Tebe, la superstite.

Due piaghe l’hanno devastata. La peste, soffiata dalla Sfinge sulle case dei porcari. La ricchezza, giunta al colmo di una notte che nessuno ricorda, sconosciuta ai nostri dèi, scomposta in piccole monete, sulle cui facce erano impressi il profilo di Edipo e una spiga di grano.

Tutti ricordano invece l’enigma che la Sfinge sottopose a mio padre. In realtà le prove furono due, e alla seconda Edipo risultò perdente.

Domandò infatti la Sfinge, Chi è l’uomo più ricco della terra?

Rispose sicuro Edipo, Re Laio che domina dall’alto la città di Tebe.

Domandò ancora la Sfinge, Perché diresti che Laio è l’uomo più ricco?

Rispose Edipo, Suo è tutto quanto sorge dentro le mura, sua la vita degli uomini e delle donne che nascono e muoiono a Tebe, compresa la mia, che ancora non ha varcato la soglia della città.

Allora la Sfinge gli posò sul palmo della mano destra un tondo d’argento, più grande dell’iride di un occhio, più piccolo del buco dell’ano, sottile come la lingua di un bambino. Edipo la guardò. La mise in bocca e la sputò.

Per la prima volta da quando era giunto a quel confine, si rivolse impaurito al divino animale, Cosa è questo tuo dono?

Rispose la Sfinge, È una moneta. Guarda le sue facce. Vedi? Questo è il tuo profilo. Questa è una spiga di grano. Sei tu, Edipo, l’uomo più ricco sulla terra. Con questa entrerai a Tebe, e salirai al trono. Più riuscirai a forgiarne, più il tuo regno sarà prospero e lungo, e così per i figli che avrai. La proprietà di ogni cosa, mio re, sarà garantita dalle infinite monete con il tuo volto. E tutto il mondo sarà tuo.

Fu così che la Sfinge si fece da parte. Edipo entrò in una Tebe deserta. Case rare, bestie malate di febbre, bambini infernali. La chiamavano Tebe, ma in realtà era una città di morti.

Giunto alle soglie del palazzo di Laio, Edipo lo trovò sguarnito. Immersa in una pozza di acqua piovana, Giocasta lo accolse, come fosse un parente. Edipo le mostrò la moneta, e le riportò le parole della Sfinge.

Disse Giocasta, Re Laio è morto di peste, e di fame. Tebe è da molto tempo una città senza governo. Se è vero che è stata la Sfinge a donarti la moneta, interroghiamola.

Domandò mio padre, Come è possibile chiedere un responso a un frammento di argento?

Rispose Giocasta, Fa’ roteare in aria le sue facce. Afferrala ancora in volo, e scopri quale delle due guarda verso di te. Se sarà quella con la tua effigie, allora resterai un uomo tra gli uomini in un mondo senza più figli. Se sarà il grano ad affacciarsi dal tuo palmo, allora Tebe ti affiderà la sua salvezza, le sue terre, e il frutto che esse sapranno dare.

Edipo eseguì. La moneta girò così forte nell’aria da diventare un’ombra, fino a quando mio padre l’afferrò e ne lesse il volto.

Poi, disse, Il grano è il mio destino.

Fu Edipo a edificare Tebe, così come generazioni l’hanno conosciuta. Intrisa di morte, la sua terra era la più fertile.

Gli eventi dei nostri antenati ci avevano insegnato che la vita degli uomini e delle donne è lastricata di scelte. Mio padre, Edipo, non scelse mai. Fu la moneta a scegliere per lui. Fu l’effigie del grano a insegnargli la strada fino al suo ultimo giorno.

Edipo condusse l’acqua dentro la città, riedificò dalle fondamenta il palazzo dei Labdacidi, armò un esercito triplo a quello che fu di Laio, e vergò migliaia di monete identiche a quella che gli aveva offerto la Sfinge in dono quando era ancora un ragazzo.

Infine Edipo si unì a Giocasta, ed ebbero quattro figli: me, Eteocle e Polinice, gemelli, Ismene.

Re Edipo e la sua moneta dettarono la sorte di due generazioni. Qualcuno insinuò il sospetto che gli dèi invidiassero la ricchezza di mio padre, incapaci com’erano di controllare i responsi della moneta. La testa di Edipo o la spiga di grano, l’uno o l’altra per stabilire la vita o la morte. Non vi fu guerra per anni. Ciascuno dirimeva le proprie contese attraverso quella alternanza. Non era vero che gli dèi invidiassero Edipo. Stavano a guardare. Abitavano Tebe in silenzio, in attesa.

Mio padre volle che anche i suoi figli diventassero amministratori di quel culto, e un giorno, alla presenza di noi tutti, passò la moneta prima nella mano di Eteocle e poi in quella del suo gemello Polinice.

Disse, Gli dèi hanno smesso di parlare agli uomini, ma un dio più forte governa le nostre vite. Tocca a voi, da questo giorno fino a quello della vostra morte, diventare i garanti e gli esecutori del suo volere.

Eteocle pronunciò il suo pieno assenso, Polinice, al contrario, si ribellò. Edipo ordinò che si tirasse la moneta per sciogliere il conflitto, ma Polinice si dispose fuori le mura con il suo esercito, e assediò la città. Altrettanti difesero Tebe, fedeli al re e a suo figlio Eteocle.

La guerra fu lunga e senza esito. Tutti morirono, tranne Edipo. Eteocle finì i suoi giorni sbranato da una torma di cani senza padrone, Polinice si suicidò, stanco di non avere un trono da cui comandare i poveri di Tebe.

Il terrore della peste assillò di nuovo i sudditi che implorarono mio padre di incendiare il prima possibile i cadaveri. Ma Edipo dispose diversamente. Eteocle e l’esercito della moneta sarebbero stati celebrati e sepolti secondo le leggi. Polinice e il suo esercito di banditi avrebbero fatto da cibo per i lupi, i topi, le mosche, fino a quando le ossa, seccate al sole, non fossero diventate buone per i maiali.

Ero bambina allora, e Giocasta mi teneva con gli altri bambini. Nelle braccia di mia madre, una notte, vidi apparire una donna alata che aveva il volto di Eteocle e di Polinice, nuda, il capo coperto da un elmo d’argento. Mi raccolse dal mio giaciglio, e mi imboccò il suo capezzolo. Mi domandò poi in un orecchio, Chi è l’uomo più ricco della terra?

Risposi, Edipo, mio padre, e la donna alata mi lasciò cadere nel vuoto.

Al mio risveglio raccolsi i bambini di Tebe, e li condussi fuori dalle mura. Non fummo così veloci da seppellire ogni morto sul campo. Facemmo in tempo a coprire di terra il cadavere di Polinice, ma molto presto dalle mura della città ci scorsero, e lanciarono l’allarme.

Mio padre non volle vedermi. Ordinò solo che fossi rinchiusa. Così infatti aveva sentenziato la moneta. Mia madre invece giungeva tutte le mattine a visitarmi, raccontandomi l’epopea di Edipo, e della sua ricchezza.

Per anni, in prigione, sognai un gigante che mi aiutava a dormire. Mi raccoglieva da terra e mi posava sul suo petto. Batteva piano le sue dita sulle mie natiche. Mi dondolava e mi cullava, mentre io mi abbandonavo con quiete alle lacrime. Soffiava dai denti una melodia di cui non conoscevo i toni. Placata da ogni dolore, mi riponeva di nuovo a terra, posata su un fianco. Accanto a me, ancora ticchettava la punta delle dita sul mio addome. Aveva il volto di mio padre.

I bambini mi chiamavano a giocare. Dicevano, Antigone, vieni fuori qui da noi.

Rispondevo, Edipo non vuole.

Poi, smisero di chiamare.

Mio padre e mia madre morirono, e Tebe fu di nuovo senza re e senza regina. Coloro che mi avevano condannata a crescere e a morire in carcere, avevano lasciato il mondo dei vivi per sempre.

Fuori di prigione, nel freddo dell’inverno e armata di pugnale, ritrovai la Tebe dei racconti giovanili di mia madre. Una terra infetta, nella quale il confine tra gli uomini e gli animali delle loro stalle, era indefinito, colpevole. Attraversai strade costellate di esseri senza veste, che solo l’attenzione della paura mi faceva riconoscere come uomini e donne.

Non vi era più alcuna traccia delle monete di Edipo.

Giunta nei pressi delle mura, rivolsi gli occhi sulla cima di una torretta. Un essere alato svolgeva e avvolgeva contro il sole una specie di coda. Poi si levò, e oscillando in aria mi venne incontro. Aveva il volto di una bambina e il corpo di un leone, gli occhi bianchi, senza iride, e le zanne di gatto. Era la Sfinge, o almeno così me l’aveva sempre descritta Giocasta.

Dissi, mentre le accarezzavo il dorso, Ti prego, non domandarmi chi sia l’uomo più ricco della terra. Dimmi piuttosto dove sono i bambini che con me seppellirono mio fratello Polinice.

Rispose la Sfinge, Sono morti di fame, uccisi dalle guerre che si sono susseguite dentro e fuori Tebe negli anni della tua prigionia. Oppure hanno avuto altri bambini, e non hanno più memoria di te, Antigone.

Mi posò una moneta d’argento sul palmo della mano destra. Su una faccia vi era il mio profilo, la testa incoronata di alloro. Sull’altra, una spiga di grano.

Domandò la Sfinge, Quante volte hai sentito raccontare questa storia?

Risposi, Tutti i giorni della mia vita.

Lanciai la moneta in aria, e la afferrai.

Poi, la mostrai alla Sfinge. Dissi, Il grano è il mio destino.

E senza che potesse dire un’altra parola, le tagliai la testa.

 

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apollonia

Se poi qualcuno vuole cimentarsi in un rebus non particolarmente impegnativo...

Metto anche la prima lettura: 1 3 1 4 5 1 2 = 10 2 5

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