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Guest utente3487

cataloghi commerciali

Risposte migliori

Guest utente3487

I cataloghi commerciali, mi rivolgo in particolar modo all'amico Elledi, vuoi per motivi di spazio, vuoi per seguire una logica dinastica, partono dai Borbone (1734).

In un'altra discussione si è osservato questa tradizione...Che ne pensate? Siete dell'idea di partire da un periodo più remoto? E se si quali sono le motivazioni?

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piergi00

Far partire i cataloghi un secolo prima causerebbe l' aumento del prezzo di copertina, inoltre una buona parte dei collezionisti sono interessati solo al Regno D'Italia o a una determinata monetazione

Meglio ,secondo me, creare cataloghi piu' specifici a basso costo ricchi di note , varianti, riferimenti artistici,storici, economici,legislativi,....

Modificato da piergi00

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Ghera

Sono assolutamente d'accordo con Piergi: sarebbe meglio un catalogo per ogni monetazione (sabauda, napoletana, mantovana, lombarda,...) ricchi di note e approfondimenti :)

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lele300

Sono a strafavore nell'allargamento dei cataloghi, ridarebbe dignita' e ragione di esistere a troppe monete "declassate". C'é ed é vero il rischio di aumenti di prezzo ma sarebbe ampiamente ripagato nel piacere, nella giusta valutazione e nell'attenzione che metteremmo tutti noi nel solo guardarle e gustarle tutti i giorni. Lele

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carledo49

Sono per un allargamento dei cataloghi tradizionali. Ciò comporterebbe sicuramente un aumento del prezzo di copertina che però sarebbe sostenibile se i cataloghi fossero biennali (da un anno all'altro le variazioni sono impercettibili).

Carlo

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Liutprand
Supporter

Sono d'accordo su cataloghi biennali, d'altronde credo siano in pochi a comprarlo anno dopo anno.

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angelonidaniele

perfetto il biennale secondo me sarebbe ancor meglio se si partisse dal 1700 fino al 1945 che contemplerebbe almeno il 60% di collezionisti lasciando repubblica lire euro a se in un altro catalogo a me piacerebbe cosi' :rolleyes:

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miroita

Io sono uno di quelli che i cataloghi li acquista tutti gli anni, e nella mia esperienza

mi sono reso conto che un buon 80-90% delle monete nell'arco di uno-due anni non subiscono

alcuna variazione. Sarei quindi del parere che sia più logico fare un catalogo più completo (naturalmente avrebbe un costo più elevato) che abbia però una cadenza biennale o addirittura triennale, mentre annualmente si potrebbe stampare un aggiornamento con la revisione delle quotazioni di solo quelle monete che hanno riportato sul mercato significativi aggiustamenti dei prezzi, se non addirittura gli aggiornamenti di quelle monete che storicamente producono nel mercato continue variazioni di prezzo.

Parliamo quindi di quantitativi ben ristretti di monete, sia nell'un caso che nell'altro.

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Tm_NPZ

Trovo limitato pure io partire dal 1734... i cataloghi commerciali dovrebbero prendere in esame anche le preunitarie precedenti a quell'anno... sono indubbiamente moltissime, ma ne vale la pena (anche se non saprei... dal 1600 magari!).

Modificato da Tm_NPZ

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rob

I cataloghi specializzati per zecca sono indispensabili per il collezionista specialista o lo studioso, imprescindibili direi. Però pretendere che chi vuole semplicemente identificare una moneta "fuori zona" spenda qualche decina (o parecchie decine) di euro per un libro, magari introvabile, non è molto sensato.

Oggi dal 1600 in poi c'è il World Coins, che assolve alla sua funzione come può, e prima del '500 c'è il Biaggi, di cui si fa gran fatica a trovare una copia (se non pirata, il che non è affatto un bene).

Capisco che il bacino di clienti non è vastissimo, ma un "Italian coins", magari bilingue per poter essere venduto anche all'estero, non sarebbe affatto male. Una configurazione ideale vedrebbe una riedizione del Biaggi coprire il medioevo, e un altro volume coprire il periodo dal 1500 al 1734 - o due volumi se necessario. Non dovrebbe contenere le infinite varianti di conio che interessano i cultori delle singole zecche, semplicemente le tipologie. Un'edizione in brossura aggiornata ogni 5 o 6 anni dovrebbe essere sufficiente... personalmente non mi interesserebbe che fosse un prezziario, ma sono cosciente del fatto che così il suo mercato sarebbe ridotto. E' altrettanto vero che la quotazione dell'oro (in parte anche quella dell'argento) rendono impossibile un prezziario affidabile per la moneta grossa...

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Guest utente3487

I cataloghi specializzati per zecca sono indispensabili per il collezionista specialista o lo studioso, imprescindibili direi. Però pretendere che chi vuole semplicemente identificare una moneta "fuori zona" spenda qualche decina (o parecchie decine) di euro per un libro, magari introvabile, non è molto sensato.

Oggi dal 1600 in poi c'è il World Coins, che assolve alla sua funzione come può, e prima del '500 c'è il Biaggi, di cui si fa gran fatica a trovare una copia (se non pirata, il che non è affatto un bene).

Capisco che il bacino di clienti non è vastissimo, ma un "Italian coins", magari bilingue per poter essere venduto anche all'estero, non sarebbe affatto male. Una configurazione ideale vedrebbe una riedizione del Biaggi coprire il medioevo, e un altro volume coprire il periodo dal 1500 al 1734 - o due volumi se necessario. Non dovrebbe contenere le infinite varianti di conio che interessano i cultori delle singole zecche, semplicemente le tipologie. Un'edizione in brossura aggiornata ogni 5 o 6 anni dovrebbe essere sufficiente... personalmente non mi interesserebbe che fosse un prezziario, ma sono cosciente del fatto che così il suo mercato sarebbe ridotto. E' altrettanto vero che la quotazione dell'oro (in parte anche quella dell'argento) rendono impossibile un prezziario affidabile per la moneta grossa...

Purtroppo non conosco il Biaggi, se non per sentito dire, vista la sua rarità. Anche io sono contrario ai prezzi a tutti i costi ma il mercato collezionistico li richiede, fa niente se non sempre sono attendibili.

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francesco77

Sono d'accordo con tutti quelli che vorrebbero il catalogo biennale e che parta da prima del 1734. Si tratta di un argomento segnalato in questo topic http://www.lamoneta.it/topic/64491-tari-1689-carlo-ii/ e che l'amico Elledi ha fatto benissimo a sondarlo in un contesto generale (non solo per le monete napoletane).

A mio parere personale, per rendere un catalogo commerciale che interessi ad una fascia di utenza più ampia possibile, non andrebbe impostato in base all'inizio di una dinastia o di un periodo storico uguale per tutti gli stati preunitari ma in base alla moderna tecnica di coniazione. Mi spiego meglio, se a Napoli nel 1680 si iniziarono a battere le monete con l'utilizzo del bilanciere, il catalogo dovrà allora partire proprio da quell'anno (per qulla zecca), quell'anno, infatti, segna l'inizio della "coniazione moderna" e le case editrici ne trarrebbero maggiori vantaggi aumentando le vendite e offrendo un maggiore servizio (prezzi di copertina a parte). Io penso che i vantaggi ci saranno non solo per il maggior numero di collezionisti interessati ma anche perchè un'edizione biennale permetterebbe una maggior qualità dei contenuti (meno ripetitivi) e una vendita fatta con maggior serenità senza la corsa all'ultimo aggiornamento. La maggior parte dei collezionisti, specie quelli più giovani, sono un po' restii a collezionare le monete battute al martello (per tanti motivi), da un sondaggio personale ho capito che la maggior parte preferiscono quelle moderne ........... e a mio parere quelle moderne sono quelle coniate con le moderne tecniche e non tutte le zecche d'Italia raggiunsero nello stesso periodo questo ammodernamento, ad esempio: Roma fu tra le prime mentre Milano fu tra le ultime. Come gestire questa discordanza tra una zecca e l'altra?

L'argomento è quanto mai complesso e richiederebbe maggiore attenzione a livello nazionale, non dovrebbe perdersi tra qualche mese tra le righe dimenticate del forum, io proporrei all'amico Elledi o a qualcun altro (se volete potrei collaborare io) di fare una sorta di articolo su qualche rivista numismatica commerciale per lanciare meglio questa provocazione. L'argomento, se preso in seria considerazione dalle case editrici potrebbe cambiare il modo di collezionare di molti numismatici e certamente valorizzerebbe quella tipologia di monete finora ignorata da tanti. Tanto per fare un esempio, le monete napoletane del periodo 1680-1734 sono al momento sottostimate (eppure sono eccezionali) proprio perchè alcuni cataloghi commerciali partono dal fondatore della Real casa di Borbone Carlo (1734).

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Tm_NPZ

Sono d'accordo con tutti quelli che vorrebbero il catalogo biennale e che parta da prima del 1734. Si tratta di un argomento segnalato in questo topic http://www.lamoneta.it/topic/64491-tari-1689-carlo-ii/ e che l'amico Elledi ha fatto benissimo a sondarlo in un contesto generale (non solo per le monete napoletane).

A mio parere personale, per rendere un catalogo commerciale che interessi ad una fascia di utenza più ampia possibile, non andrebbe impostato in base all'inizio di una dinastia o di un periodo storico uguale per tutti gli stati preunitari ma in base alla moderna tecnica di coniazione. Mi spiego meglio, se a Napoli nel 1680 si iniziarono a battere le monete con l'utilizzo del bilanciere, il catalogo dovrà allora partire proprio da quell'anno (per qulla zecca), quell'anno, infatti, segna l'inizio della "coniazione moderna" e le case editrici ne trarrebbero maggiori vantaggi aumentando le vendite e offrendo un maggiore servizio (prezzi di copertina a parte). Io penso che i vantaggi ci saranno non solo per il maggior numero di collezionisti interessati ma anche perchè un'edizione biennale permetterebbe una maggior qualità dei contenuti (meno ripetitivi) e una vendita fatta con maggior serenità senza la corsa all'ultimo aggiornamento. La maggior parte dei collezionisti, specie quelli più giovani, sono un po' restii a collezionare le monete battute al martello (per tanti motivi), da un sondaggio personale ho capito che la maggior parte preferiscono quelle moderne ........... e a mio parere quelle moderne sono quelle coniate con le moderne tecniche e non tutte le zecche d'Italia raggiunsero nello stesso periodo questo ammodernamento, ad esempio: Roma fu tra le prime mentre Milano fu tra le ultime. Come gestire questa discordanza tra una zecca e l'altra?

L'argomento è quanto mai complesso e richiederebbe maggiore attenzione a livello nazionale, non dovrebbe perdersi tra qualche mese tra le righe dimenticate del forum, io proporrei all'amico Elledi o a qualcun altro (se volete potrei collaborare io) di fare una sorta di articolo su qualche rivista numismatica commerciale per lanciare meglio questa provocazione. L'argomento, se preso in seria considerazione dalle case editrici potrebbe cambiare il modo di collezionare di molti numismatici e certamente valorizzerebbe quella tipologia di monete finora ignorata da tanti. Tanto per fare un esempio, le monete napoletane del periodo 1680-1734 sono al momento sottostimate (eppure sono eccezionali) proprio perchè alcuni cataloghi commerciali partono dal fondatore della Real casa di Borbone Carlo (1734).

Concordo, sarebbe un'ottima idea secondo me!

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