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roth37

Alessandro Magno in Palestina

Risposte migliori

roth37
Supporter

La conquista della Palestina da parte di Alessandro Magno (336-323) rappresentata da questa moneta di bronzo con la solita testa di Ercole al diritto e l'aquila e l'aplustre al rovescio

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roth37

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dupondio

Semplicemente spettacolare! è sicuramente una moneta molto bella e storicamente molto importante.

Grazie Sergio per averla condivisa con noi!

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okt

Anche se Alessandro è sempre stata una figura affascinante, tanto da diventare oggetto di culto addirittura superstizioso, non possiamo dimenticare la spietata ferocia che dimostrò, in qualche occasione, nei confronti dei vinti.

In Palestina, da dove viene questa sua moneta, fece strage!

Sono andato a rileggermi il mio Quinto Curzio, che parla di diecimila persone uccise dopo la conquista di Gaza:

"Cecidere Persarum Arabumque circa decem millia : nec Macedonibus incruenta victoria fuit. Obsidio certe non tam claritate urbis nobilitata est, quam geminato periculo regis ; qui Aegyptura adire festinans, Amyntam cum decem triremibus in Macedoniam ad inquisitionem novorum militum misit.

Per una descrizione (in Inglese) dell'assedio di Gaza v. http://en.wikipedia.org/wiki/Siege_of_Gaza

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vince960

E' caro agli dei chi muore giovane....

La figura storica di Alessandro Magno ha probabilmente più ombre che luci, però nell'immaginario collettivo come si fa a non pensare al grande condottiero che ha conquistato il mondo allora conosciuto, piuttosto che al crudele tiranno che induce al suicidio la seconda moglie di suo padre dopo averle ucciso il giovane figlio, che in un momento d'ira ammazza l'ufficiale che gli aveva salvato la vita in battaglia, che si fa venerare come una divinità dai suoi soldati....

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apollonia
Supporter

Salve

Come anticipato in

http://www.lamoneta....no/page__st__45

al post # 46, qualche considerazione sulla moneta con l'aplustre postata da roth.

Quel grande ‘ricciolo’ centrale al diritto sembra una delle due corna di Zeus Ammone, che come è noto erano consacrate unicamente ad Alessandro.

La scritta al rovescio davanti all’aplustre (la parte terminale della poppa della nave spesso innalzato come trofeo per una vittoria su una flotta nemica) mi sembra PTOLEMY, ma non ci giurerei.

Ho individuato due emioboli in bronzo con l’aplustre simili alla moneta postata da roth.

Questo è il primo:

Tolomeo I Soter, Alessandria 305-282 a.C. AE Emiobolo (19 mm, 5,22 g). Testa diademata di Alessandro a destra. R / Aquila, con ali aperte su fulmine; davanti ‘aplustre’.

apollonia

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apollonia
Supporter

Questo è il secondo:

Tolomeo I Soter, Alessandria 305-282 a.C. AE Emiobolo (21 mm, 6,35 g).

Testa diademata di Alessandro a destra. R / Aquila, con ali aperte su fulmine; davanti ‘aplustre con elmo’.

apollonia

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apollonia
Supporter

Mi ero riservato di approfondire la questione sulla figura di Alessandro Magno che emerge da questa discussione, in particolare dalle sue vicende in Palestina, nella discussione del link al secondo post sopra questo dove avevo riportato anche qualche dato storico.

Ecco il passo tratto dalla bibliografia di Alessandro Magno di Mario Barboni dal quale si può comprendere – senza per questo approvare – il comportamento di Alessandro dopo la presa di Gaza, che aveva messo a durissima prova le falangi macedoni e in serio pericolo la vita del loro condottiero.

Nella situazione che aveva imposto ai Persiani nuovi preparativi di guerra, Alessandro, padrone ormai di tutta la costa siro-palestinese, volse verso l’Egitto. Su quel cammino, soltanto Gaza resisteva, sotto la guida di un fedelissimo di Dario, l’eunuco Betis. Questi rappresentava la vivente antitesi di Alessandro, un pingue nero di statura altissima, sgradevole e maleodorante; era tuttavia un buon soldato devoto. La città disponeva di una favorevole posizione in collina, di solide mura e di ingentissime derrate e i mercenari arabi che la difendevano ben conoscevano il territorio, delimitato dalle sabbie del deserto e dal mare paludoso. L’imprenditoria di Gaza stimolava Alessandro: riteneva infatti che la presa della città avrebbe suscitato spavento nei Persiani e avrebbe avuto un forte effetto propagandistico sugli alleati. Venne dunque creato un grande terrapieno, sul quale condurre gli ordigni bellici, particolarmente rialzato sul lato meridionale delle mura, che apparivano le meno munite.

Ancora una volta, un presagio accompagnò l’azione militare. Alessandro stava cominciando i riti sacrificali, ma un uccello rapace, volando sopra l’altare, lasciò cadere sulla sua testa una pietra che aveva artigliato. Aristandro interpretò l’evento come segno della presa della città, ma con un rischio per la vita del re. Il Macedone restò per qualche tempo in guardia, lontano dalla portata delle frecce degli assediati; ma intervenne per arginare un contrattacco degli arabi. Uno di questi, fingendosi disertore, si precipitò ai piedi di Alessandro, e tentò poi repentinamente di ucciderlo. Scampato a quel pericolo, il re fu colpito da un proiettile di catapultato da un dardo lanciato dai bastioni di Gaza. Gravemente ferito, pensò che il vaticinio dell’indovino si sarebbe interamente compiuto.

Gaza venne completamente circondata dal terrapieno e le macchine da guerra svolsero il proprio compito; gli assedianti scavarono anche gallerie sotterranee che facilitarono la caduta delle mura. Dentro la città, gli Arabi riuscirono tuttavia a resistere a tre assalti. La falange passò al quarto urto e seppe svolgere con diligenza la sua funzione di sempre, sterminando i nemici.

A Betis, catturato ma non sottomesso, venne riservata una sorte atroce. I suoi calcagni vennero forati e trapassati da anelli di bronzo e il corpo nudo dell’eunuco fu trascinato a tutta velocità intorno alle mura da un carro guidato dallo stesso Alessandro. Il poco onorevole comportamento del re verso un nemico tanto coraggioso, che s’inseriva nei massacri di Tiro e Gaza, conservava elementi arcaici e, ancora una volta, era riconducibile ad Achille e allo scempio di Ettore attorno alle mura di Troia. Ma celava probabilmente un’intima trasformazione nei sentimenti e nella psicologia del giovane re, la cui sensibilità andava sempre più allontanandosi da quella di Filippo – anche nelle intenzioni politiche – per accostarsi a quella dionisiaca e furente della madre.

apollonia

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apollonia
Supporter

@vince960

La figura storica di Alessandro Magno ha probabilmente più ombre che luci, però nell'immaginario collettivo come si fa a non pensare al grande condottiero che ha conquistato il mondo allora conosciuto, piuttosto che al crudele tiranno che induce al suicidio la seconda moglie di suo padre dopo averle ucciso il giovane figlio, …

Io conosco una storia diversa da quella che la frase di vince960 da me evidenziata in neretto fa immaginare. La racconto in tre puntate a seguire.

Filippo II di Macedonia ebbe molti amanti di ambo i sessi, ma ufficialmente sette mogli tre delle quali giocarono un ruolo importante nella vita di Alessandro: la bellissima danzatrice tessala Filinna che generò Filippo III Arrideo, il suo fratellastro mentalmente labile; Olimpiade, sua madre, figlia di re e discendente di Achille e, per parte di padre, di Elena di Troia; e la settima, una nobile macedone, Euridice, che qualcuno chiama anche Cleopatra ma è meglio usare il primo nome per non confonderla con l’affettuosa e bellissima sorella di Alessandro.

Olimpiade venne ripudiata perché si oppose al matrimonio di Filippo con Euridice, non certo per gelosia ma solo per tutelare la successione di Alessandro al trono di Macedonia. Il bambino che avrebbe potuto nascere da Euridice, tanto gradita alla corte di Macedonia quanto sgradita era Olimpiade, considerata una barbara (oggi si direbbe ‘extracomunitaria’), avrebbe potuto scavalcare Alessandro. Infatti la primogenitura e la legittimità non avrebbero salvato Alessandro in quanto i re potevano essere scelti per motivi diversi. In effetti, prima d’allora, i figli maschi primogeniti non erano mai saliti al trono, e non serviva nemmeno essere di sangue reale.

A tre mesi dal matrimonio Euridice partorì una bambina, che fu chiamata Europa, e poco tempo dopo rimase di nuovo incinta. Filippo, però, non aveva tempo per godersi la paternità perché, a parte il fatto di sentire vecchiaia e malanni, doveva affrontare nuovi problemi per i quali era necessario ricomporre il rapporto con il figlio che si era notevolmente incrinato per un episodio verificatosi nel banchetto di nozze con Euridice. La ricomposizione avvenne anche grazie all’intercessione di Cleopatra che, per volere di Filippo ma anche contenta di farlo, sarebbe presto convolata a nozze con lo zio Alessandro d’Epiro. Quando non mancava molto alla celebrazione di questo matrimonio, Euridice partorì un maschio e l’evento raffreddò ulteriormente il difficile rapporto tra Alessandro e suo padre. Fatto sta che proprio nel corso della celebrazione nuziale della figlia Cleopatra, Filippo cadde vittima di una congiura.

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apollonia
Supporter

Quando Alessandro, ora re dei macedoni, dopo gli eventi successivi all’uccisione di Filippo giunse ad Ege dove suo padre attendeva ancora la sepoltura, l’aria della reggia risuonava delle grida strazianti di Euridice.

Qui lascio la descrizione di quanto accadde alla bella ed efficace prosa di Valerio Massimo Manfredi.

- Dice che è stata tua madre a uccidere il suo bambino – spiegò Eumene ad Alessandro. – E non vuole separarsi dal piccolo cadavere.

Alessandro voleva vederla, ed Eumene lo accompagnò. Euridice si trovava nell’ala meridionale del palazzo. A mano a mano che si avvicinavano, i lamenti si facevano sempre più forti. A volte scoppiavano improvvisamente in rauche grida, a volte si spegnevano in un lungo singhiozzo.

Arrivarono davanti a una porta e Alessandro l’aprì senza esitazione, ma lo spettacolo che si trovò davanti lo raggelò. Euridice giaceva in un angolo della stanza, con i capelli scarmigliati, gli occhi gonfi e arrossati, lo sguardo stralunato, le braccia e le gambe coperte di contusioni e lividi. Teneva stretto al petto il corpo inerte del suo bambino.

Alessandro ordinò che fosse fatto venire subito il medico Filippo perché la visitasse. Ma il problema, gli fece notare Eumene, era che Euridice non voleva separarsi dalla sua creatura.

Alessandro si girò verso la ragazza, che si rannicchiò ancora di più nell’angolo, come un animale terrorizzato.

Le si avvicinò piano e si inginocchiò di fronte a lei, fissandola e piegando leggermente il capo. Poi tese la mano e le accarezzò con dolcezza la guancia. Euridice chiuse gli occhi, appoggiò la testa all’indietro contro la parete ed emise un lungo sospiro dolorante.

Alessandro tese le braccia e sussurrò: - Dallo a me, Euridice, dammi il piccolo. E’ stanco, non vedi? Dobbiamo metterlo a dormire.

Due grosse lacrime scivolarono lentamente sulle guance della giovane, fino a bagnarle gli angoli delle labbra. Bisbigliò: -Dormire… - E sciolse le braccia.

Alessandro prese il bambino delicatamente, come fosse veramente addormentato, e uscì nel corridoio.

Eumene, intanto, aveva fatto venire una donna che si avvicinò. – Lo prendo io, sire. – Alessandro lo depose fra le sue braccia e ordinò: - Mettilo accanto a mio padre.

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apollonia
Supporter

- Perché? – urlò spalancando la porta. – Perché?

La regina Olympias gli si parò davanti e gli piantò in faccia due occhi di fuoco: - Osi entrare armato nelle mie stanze?

- Io sono il re dei macedoni! – gridò Alessandro. – E vado dove voglio! Perché hai ucciso il bambino e perché hai infierito barbaramente sulla madre? Chi ti ha dato il diritto di farlo?

- Tu sei il re dei macedoni perché il bambino è morto – rispose Olympias, impassibile. Non è forse quello che volevi? Hai dimenticato come ti tormentavi quando temevi di aver perso il favore di Filippo? Hai dimenticato ciò che dicesti ad Attalo il giorno del matrimonio di tuo padre?

- Non l’ho dimenticato, ma io non uccido bambini e non infierisco su donne indifese.

- Non c’è altra scelta per un re. Un re è solo e non c’è nessuna legge che stabilisca chi deve succedere al trono. Un gruppo di aristocratici avrebbe potuto prendere il piccolo sotto tutela e decidere di governare in suo nome fino alla sua maggiore età. Se questo fosse successo, tu che avresti fatto?

- Avrei combattuto per conquistare il trono!

- E quanto sangue avresti sparso? Rispondi! Quante vedove avrebbero pianto i mariti, quante madri i figli morti anzitempo, quanti campi sarebbero stati bruciati e distrutti, quanti villaggi e città saccheggiati e dati alle fiamme? E intanto sarebbe andato in sfacelo un impero costruito con altrettanto sangue e altrettante distruzioni.

Alessandro si ricompose, facendosi scuro in volto come se le stragi e i lutti evocati dalla madre pesassero improvvisamente, e tutti insieme, sul suo animo.

- E’ destino che ciò accada – replicò. – Ma agire con onore ed essere clemente ogni volta che è possibile è nella facoltà dell’uomo e nella sua scelta. Questa è l’unica dignità che gli è concessa da quando è messo al mondo, l’unica luce prima delle tenebre di una notte senza fine…

apollonia

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gpittini
Supporter

DE GREGE EPICURI

Tornando un momento alle stragi citate da OKT, c'è da dire che gli storici antichi danno spesso dei numeri spaventosamente elevati, che in qualche caso forse andrebbero messi in dubbio. Specie nelle guerre e nelle guerre civili del periodo ellenistico, si leggono cifre enormi, che in qualche caso sembrano arrotondate (10.000, 30.000, 50.000 e così via). Esempi tipici: le reciproche stragi di ebrei e di "greci" nei durissimi scontri fra le due etnie di Alessandria, nel 1° secolo a.C. e nel 1° dopo Cristo; o la strage di romani e latini in Asia durante la rivolta scatenata da Mitridate, alleato alle città greche. Abbiamo modo di verificare queste cifre? Io credo sia molto difficile. Personalmente, tendo a pensare che in questi casi i "numeri" degli antichi siano da prendere non alla lettera, ma come indicazioni generiche di grandezza.

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apollonia
Supporter

Ciao Gianfranco

Sono d'accordo con te. Quinto Curzio Rufo, autore della bibliografia di Alessandro Magno in 10 volumi di cui i primi due persi e i rimanenti otto incompleti, parla di 10.000 persone uccise dopo la conquista di Gaza nel testo riportato da okt al post #3.

D'altra parte, nel sito inglese al quale il post rimanda per la descrizione dell'assedio di Gaza, si legge che le forze in campo erano 45.000 al comando del Grande e 46.000 (di cui 15.000 egiziani) al comando di Betis. E le perdite risultano di 3.760 unità (notare il dato non arrotondato, come se fossero state contate una per una) tra i macedoni e di ben 19.000 unità in campo avverso. Quasi il doppio di quelle date da Curzio Rufo. Una bella differenza!

apollonia

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roth37
Supporter

Ringrazio Apollonia per la bellissima disquisizione. Ritornando alla moneta da me postata, debbo riconoscere che la scritta Ptolemy mi era sfuggita, sebbene ben visibile e che quindi concordo che si tratti di Tolomeo I Soter con aplustre ed aquila ad ali chiuse. La moneta pesa 8.11 g ed ha 25 mm di phi. Il ricciolo caratteristico di Ammone avrebbe dovuto mettermi sull'avviso che si trattava della figura di Alessandrp in Egitto.

roth37

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roth37
Supporter

Incuriosito da questa discussione, ho rinvenuto fra le mie monete unn'altra assai simile a quella da me postata in apertura. Ha le stesse caratteristiche con l'aquila ad ali chiuse ed è stata riconosciuta, non da me assai poco esperto in monete egizie, come apartenere a Tolomeo II Filadelfo (308-246 a.C.). Eccola

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apollonia
Supporter

Ringrazio Apollonia per la bellissima disquisizione. Ritornando alla moneta da me postata, debbo riconoscere che la scritta Ptolemy mi era sfuggita, sebbene ben visibile e che quindi concordo che si tratti di Tolomeo I Soter con aplustre ed aquila ad ali chiuse. La moneta pesa 8.11 g ed ha 25 mm di phi. Il ricciolo caratteristico di Ammone avrebbe dovuto mettermi sull'avviso che si trattava della figura di Alessandrp in Egitto.

Molti i bronzi tolemaici con il volto di Zeus Ammone sul diritto, non pochi quelli di Alessandro con copricapo in pelle d’elefante, ma pochissimi quelli di Alessandro deificato con il corno di Ammone senza però la spoglia elefantina portata a copertura del capo.

Un esempio è l’emiobolo di Tolomeo I Sotere della foto allegata.

Ptolemaic Kingdom. Ptolemy I Soter, as king. (305/4-282 BC). Bronze hemiobol (17 mm, 3.73 gm). Tyre, after 294 or 289/8 BC. Head of the deified Alexander right with horn of Ammon and long hair, wearing mitra / [ΠΤΟΛΕΜΑΙ]ΟΥ ΒΑΣΙΛΕ?Σ, eagle with spread wings standing left on thunderbolt, club above ΠΑ monogram in left field. Svoronos 630, pl. xix, 4. Cox, Excavations at Curium, 73. Very rare. Some porosity. About extremely fine.

apollonia

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apollonia
Supporter

Anch’io sono grato a roth37 perché all’interno della sua discussione ho avuto modo di dare qualche ragguaglio sulla figura storica di Alessandro Magno.

A proposito, devo ancora richiamare l’episodio al quale fa riferimento la frase di vince960 dove afferma che …in un momento d’ira (Alessandro) ammazza l’ufficiale che gli ha salvato la vita in battaglia.

Lo farò alla prossima occasione.

apollonia

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apollonia
Supporter

Alessandro uccide il suo amico e compagno Clito: Plutarco e Curzio Rufo (vedi link)

http://online.scuola...ndro-uccide.pdf

Clito era uno degli alti ufficiali di Alessandro Magno e fratello della sua nutrice Lanice. Membro della cosiddetta vecchia guardia di Filippo II, apparteneva probabilmente a quella frazione di nobili macedoni che preferiva la politica di Filippo a quella del figlio. Tutte le fonti concordano sui tratti generali dell’episodio che avvenne nel 328 a. C. durante il soggiorno a Maracanda, in Sogdiana. Alessandro, seduto a banchetto e preda del vino, cominciò a vantarsi e a muovere critiche all’operato del padre, Filippo. Clito, anch’egli annebbiato dall’alcool, negò l’origine divina del suo re, ne sminuì le glorie militari, rinfacciandogli inoltre di avergli salvato la vita nella battaglia del Granico (334 a. C.). Furioso, Alessandro cercò di ucciderlo: mentre il primo tentativo fu fatto fallire dagli altri Macedoni, il secondo sortì il suo effetto e Clito morì, trafitto dalla lancia che Alessandro aveva strappato a una guardia. Resosi conto della gravità del delitto commesso, il re macedone si pentì del suo gesto e cercò di suicidarsi, ma ancora una volta venne fermato dai suoi sudditi. Si ritirò allora nelle sue stanze rifiutando per tre giorni cibo e acqua.

segue

apollonia

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apollonia
Supporter

Questo episodio è stato ampiamente studiato a proposito del forte contrasto che era sorto tra le due fazioni dell’esercito macedone: gli appartenenti alla vecchia guardia, che come Clito non apprezzavano i nuovi metodi di governo e l’assimilazione ai costumi persiani voluta da Alessandro, e coloro che, per amicizia come Tolomeo o per adulazione, accoglievano di buon grado le innovazioni volute dal re. In un simile contesto andrebbero anche inserite le uccisioni di Parmenione e Filota, e la congiura dei paggi di Ermelao.

Per quanto riguarda l’impressione che l’uccisione di Clito suscitò presso i contemporanei e come le fonti considerarono la responsabilità di Alessandro nella vicenda, bisogna dire che alcuni furono palesemente favorevoli ad Alessandro, gettando tutta la colpa sul solo Clito senza spiegare i motivi dell’ubriachezza. C’è anche chi consolò il macedone facendogli notare che, poiché la giustizia siede accanto a Zeus, le azioni di Zeus sono sempre giuste, e che lo stesso vale per un grande re. Il re non deve rispettare le leggi perché egli stesso è legge e giustizia dato che accanto a Zeus (e quindi al re) siedono Themis e Dike che garantiscono la giustizia di tutti i suoi atti (il re è un uomo al di sopra della legge). Nei confronti di esseri superiori non si possono fare leggi ed è impossibile quindi ritenere il re colpevole di qualunque crimine. Alcuni non cercano di discolpare il re, ma piuttosto di consolarlo. Dell’ubriachezza e di Dioniso era la colpa: ‘inter ebrios’ entrambi erano incapaci di controllarsi. Quindi perdita di autocontrollo causata dall’alcool e intervento di Dioniso nella vicenda.

segue

apollonia

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apollonia
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Ciò che mi preme sottolineare è l’atteggiamento di Alessandro nel corso degli eventi come viene descritto da Valerio Massimo Manfredi.

Accecato dall’ira per le urla e gli insulti di Clito, Alessandro afferrò la lancia di una guardia che stava alle sue spalle e la scagliò contro di lui, ma nello stesso istante fu sicuro che Clito l’avrebbe evitata, che se la sarebbe cavata con uno spavento, una lezione… Un istante interminabile, lungo come una vita, in cui la mano che aveva scagliato l’arma, ancora protesa in avanti, avrebbe voluto ancora afferrarla perché non giungesse al bersaglio, ma Clito si sarebbe scansato con un gesto fulmineo. Invece non accadde: Clito era tenuto in quell’attimo ancora da Tolomeo che voleva salvarlo dall’ira di Alessandro e trascinarlo fuori. Fu preso in pieno e trapassato da parte e parte.

Alessandro corse verso Clito, gli sfilò fulmineo la lancia dal corpo, appoggiò l’asta contro il muro e si gettò sulla punta per trafiggersi allo stesso modo. Lo afferrarono appena in tempo Seleuco e Tolomeo, mentre lui si divincolava come un ossesso urlando in lacrime di lasciarlo fare perché non meritava di vivere. Leonnato si precipitò a dare man forte agli amici ma Alessandro, liberata una mano, aveva afferrato la sua spada e tentava di uccidersi. Lo disarmarono e lo portarono via a viva forza.

Per tre giorni e quattro notti, Alessandro pianse disperatamente invocando il nome dell’amico ucciso, rifiutò il cibo e l’acqua e si ridusse a una larva. Alla fine i compagni, preoccupati che perdesse il senno e poi la vita, chiesero ad Aristando di intervenire. Il veggente riuscì a richiamarlo alla vita, ma da allora lo spettro di Clito funestò la sua esistenza con il dolore e il rimorso per il resto dei suoi giorni e delle sue notti.

apollonia

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apollonia
Supporter

Un mio bronzo con la raffigurazione di Alessandro Magno simile a quella della moneta di roth37.

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Regno d’Egitto dei Tolomei. Tolomeo I, 305-283 a. C. Zecca di Salamina, Cipro. ¼ obolo, bronzo.

D/ Testa diademata di Alessandro Magno a d. con il corno di Ammone e capelli lunghi.

R/ [ΠTOΛEMAIOΥ] BAΣIΛEΩΣ, aquila in piedi a s. ad ali aperte su un fulmine; davanti i simboli X A.

Bronzo: 3,997 g, 15-16 mm, conservazione BB.

SNG Cop. 43 (Alexandria); SNG Milano 5-6; Noeske 12; BMC 6, 8, 69.

Nel 305 a. C. Demetrio assediò Salamina e sconfisse la flotta di Tolomeo al largo della costa. Demetrio propose miti condizioni di resa e il fratello di Tolomeo, Menelao, gli consegnò la città. Dopo questa vittoria Demetrio si proclamò re, ma anche Tolomeo lo fece. Questa moneta con gli usuali tipi degli emioboli tolemaici e il titolo BASILEWS (re) in evidenza, fu coniata da Tolomeo dopo aver riconquistato Cipro nel 294 a. C. Tolomeo I e Demetrio morirono entrambi nel 283 a. C., il secondo come prigioniero di Seleuco.

apollonia

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apollonia
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Mi riaggancio a questa discussione per ricordare un evento memorabile che ebbe luogo da queste parti nel 332 a. C., con Alessandro Magno come protagonista: l’assedio di Tiro, che è stato citato in una recente discussione. Lo farò in varie puntate.

1.Tiro: la citta vecchia e la città nuova

Tiro è un’antica città della Fenicia il cui nome ancora persiste nel toponimo Şür, che designa un borgo di pescatori situato sopra un promontorio roccioso. Fino al tempo di Alessandro questo promontorio, costituito propriamente da due isole, era separato dalla terraferma mediante un braccio di mare non più largo di 600 m, poi insabbiato.

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Prima del sec. X a. C., l’isola più grande, settentrionale, ospitava la città vera e propria, con il porto e i quartieri commerciali e industriali, mentre sulla più piccola, meridionale, si levava un tempio sacro a una divinità che i greci assimilarono a Zeus Olimpio. Nel sec. X a. C. Hiram I, re di Tiro, congiunse le due isole. Sulla terraferma di fronte alla città, una pianura lunga ca. 15 km e profonda 3 era occupata da fattorie di agricoltori tiri, e vi era un tempio sacro a Melkart, che i Greci identificavano come Eracle.

Tiro era la più meridionale e più potente città della Fenicia, fedele ai Persiani, ma dotata di una politica relativamente autonoma. Sebbene troppo lontana dall’Egeo per minacciare direttamente i Greci con azioni navali, era il punto di riferimento dei traffici egiziani e ciprioti ed era uno dei centri più vitali dell’impero persiano, il terminale dei suoi mercati più interni, in un rapporto di convenienza reciproca tra i sovrani locali e il Gran Re. Dominatori sui mari, i coloni tirii avevano fondato Cartagine, che con la madrepatria conservava un rapporto intenso ma indipendente, irradiandosi nel Mediterraneo occidentale – fin oltre le Colonne d’Ercole – e sfidando con gli alleati etruschi le colonie greche dell’Italia Meridionale.

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Modificato da apollonia

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apollonia
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2.Alessandro Magno in Fenicia

Alessandro, dopo aver sconfitto Dario II nella battaglia di Isso nel novembre del 333 a. C., nel gennaio del 332 scese con il suo esercito di 35.000-40.000 uomini lungo la costa siro-palestinese ottenendo senza colpo ferire l’isola di Arado e la città di Marato, nonché la capitolazione di Biblo e Sidone. Accampato nei pressi della vecchia Tiro, Alessandro ricevette l’omaggio di una delegazione degli abitanti della città nuova che gli offriva una sorta di capitolazione formale. Il Macedone accettò l’atto di sottomissione, e sapendo che a primavera si celebravano festività solenni e sacrifici in onore del dio locale Melqart, che i Greci identificavano con Eracle, chiese di entrare nel tempio della Nuova Tiro per sacrificare, sincretisticamente, a Eracle-Melqart.

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Ma i Tiri gli opposero un rifiuto, motivandolo con il fatto che per rispetto della neutralità, né i Macedoni né i Persiani avrebbero potuto entrare nella città nuova e proposero ad Alessandro di compiere il suo sacrificio in un tempio del quartiere vecchio sulla terraferma. Probabilmente la partecipazione attiva di uno straniero a quelle cerimonie era un sacrilegio per la religione fenicia; anche più verosimile era che si ritenesse un ingresso di Alessandro nella città nuova e nel tempio come un pericolo per la sicurezza e la indipendenza della città, dato che non avrebbe potuto entrare senza una scorta. Fatto sta che ad Alessandro fu vietato l’accesso all’isoletta su cui era costruita la Nuova Tiro.

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apollonia
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3.Il casus belli

Questo rifiuto risuonava come una dichiarazione di guerra, ma nonostante la crescente reputazione del giovane macedone, i Tiri avevano buone ragioni per essere abbastanza tranquilli in quanto, oltre a una potente flotta e un esercito mercenario, la loro città nuova in mare aperto, distante ca. mezzo miglio dalla terraferma, aveva due porti fortificati e una cinta di mura altissime (ca. 46 m) che permettevano una formidabile difesa dagli assedi. Inoltre i Tiri potevano contare sull’appoggio di Cartagine, la loro colonia dove avevano già cominciato a trasferire la maggior parte delle donne e dei bambini, lasciando sull’isola forse 40.000 persone in difesa della città. E Cartagine aveva promesso ai Tiri che avrebbe inviato in soccorso più navi e più soldati.

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Alessandro era al corrente della difficoltà di espugnare Tiro e convocò un consiglio di guerra per spiegare ai suoi generali l’importanza vitale di sottomettere tutte le città fenicie prima dell’avanzata in Egitto. Tiro era una roccaforte della flotta persiana e non poteva essere lasciata alle spalle come una futura minaccia per i Macedoni. Dopo aver convinto i suoi della necessità di conquistare Tiro, come ultimo tentativo di evitare un lungo ed estenuante assedio, Alessandro mandò degli araldi sull’isola per chiedere la resa della città, ma essi vennero trucidati e i loro corpi gettati a mare. Fallito il tentativo di negoziazione, Alessandro espose il suo piano d’assedio: costruire un molo dalla terraferma fino all’isola e portare a ridosso delle mura delle torri d’assalto più alte di queste.

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apollonia
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4.Inizio delle operazioni militari

Dopo aver occupato la Vecchia Tiro, Alessandro diede inizio alla costruzione del molo attraverso il canale verso le mura della Nuova Tiro, facendo utilizzare ai suoi pietre, travi e macerie prese dagli edifici della città vecchia. All’inizio i lavori procedevano bene in quanto l’acqua vicina alla terraferma era poco profonda e il fondo fangoso, ma come la strada rialzata si allungava, sorsero le prime difficoltà. Il fondo marino si abbassava nettamente nei pressi della città, a una profondità di 5,5 m, e i lavori procedevano con estrema lentezza. Inoltre le squadre di lavoro erano continuamente bersagliate dalle frecce infuocate scagliate dalle mura della città. Allora Alessandro progettò di costruire due torri d’assedio di 50 m ciascuna per poi porle all'estremità del terrapieno. Queste torri caricavano alcune macchine d'artiglieria: catapulte in alto per aprire una breccia nelle mura e alcune baliste più in basso per lanciare rocce o per attaccare le navi ai lati. Appena arrivate all’estremità del molo, che pure era ancora incompleto, le gigantesche macchine d’assedio furono messe in funzione ed enormi macigni e globi infuocati si abbatterono sui ballatoi e dentro la città, seminando distruzione e terrore.

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Gli abitanti di Tiro risposero montando altre catapulte in cima alle mura e bersagliando i lavoratori che proseguivano nella costruzione del molo e le stesse macchine da guerra. Alessandro fece allora preparare delle tettoie di legno protette da pelli non conciate, che non potevano prendere fuoco, in modo che la costruzione del molo potesse proseguire quasi indisturbata. Le macchine vennero spinte sempre più avanti e il loro tiro si fece sempre più preciso e micidiale.

 

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King John
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