apollonia Inviato 13 Giugno, 2017 Supporter #27 Inviato 13 Giugno, 2017 5.Il contrattacco degli assediati In risposta i Tiri diedero inizio alla principale azione difensiva dell’assedio utilizzando una vecchia nave per il trasporto dei cavalli che fu riempita di rami secchi, pece, zolfo e altri combustibili. Dalla prua sporgevano due lunghe travi di legno dalle quali pendevano altri due recipienti pieni di pece e nafta. Due triremi uscirono dal porto trainando a rimorchio la nave incendiaria, e quando furono a poca distanza dal molo, aumentarono al massimo il ritmo di voga e la sganciarono dopo averle dato fuoco e dopo aver incendiato anche le travi. Lo scafo, avvolto in un turbine di fiamme, andò avanti per forza d’inerzia, mentre le due triremi viravano di bordo sui lati, e finì per incagliarsi sul fianco del molo a poca distanza dalle torri d’assalto. Le travi di prua, divorate dal fuoco, si spezzarono e i recipienti incendiari si sfracellarono esplodendo in due globi di fuoco che aggredirono le basi delle torri. Dai posti di guardia accorsero subito delle squadre macedoni per spegnere il rogo, ma dalle triremi nemiche sbarcarono gruppi di assaltatori armati per contrastarli cosicchè le due torri furono completamente avvolte dal fuoco. Alessandro arrivò al galoppo lungo il molo in sella a Bucefalo, passò attraverso i fuochi come una furia infernale e si fermò a poca distanza dalle torri proprio nel momento in cui collassavano in un ultimo crollo fragoroso, in un’esplosione di fiamme, fumo e scintille. Accorsero subito dietro di lui i suoi compagni e, dopo qualche tempo, anche gli ingegneri e i meccanici che avevano costruito quelle meraviglie. L’ingegnere capo, Diade di Larissa, guardava impietrito il disastro con gli occhi pieni di rabbia impotente, ma senza tradire nel volto la minima emozione. Alessandro scese da cavallo, fissò le mura della città e poi le sue macchine distrutte e infine i suoi ingegneri che sembravano paralizzati davanti a quello spettacolo e ordinò: - Ricostruitele. Cita
apollonia Inviato 13 Giugno, 2017 Supporter #28 Inviato 13 Giugno, 2017 6.La risposta di Alessandro Pochi giorni dopo, mentre gli ingegneri di Alessandro cercavano di trovare il modo di ricostruire al più presto le macchine distrutte, una violenta mareggiata danneggiò irreparabilmente il molo creato a prezzo di tante fatiche: sembrava che improvvisamente gli dei avessero voltato le spalle al loro prediletto. Il re divenne intrattabile, ma smaltita la collera, Alessandro riprese in mano la situazione e radunò un consiglio di guerra allargato: convocò i suoi generali, gli architetti, i tecnici, gli ingegneri e Nearco con i capitani della flotta. Per prima cosa i capitani dovevano studiare le correnti e i venti di quel tratto di mare, così che gli architetti potessero progettare un nuovo molo più resistente. Poi gli ingegneri dovevano progettare macchine galleggianti, mentre il molo veniva completato. I lavori ripresero immediatamente: si diede mano alla ricostruzione del molo secondo le indicazioni dei marinai di Cipro e di Rodi, che conoscevano benissimo quelle acque. Da parte sua Diade, cui spettava il compito più gravoso, progettò delle torri d’assalto montate ciascuna su una piattaforma fissata alla tolda di due navi da guerra agganciate. Nel volgere di un mese furono approntate due strutture complete e appena si presentò una giornata di mare calmo, cominciarono ad accostarsi a forza di remi alla cinta della città. Quando furono molto vicini, gli scafi vennero ancorati e gli arieti entrarono in funzione iniziando a martellare incessantemente le mura. Gli abitanti di Tiro reagirono ben presto e inviarono di notte dei sommozzatori che tagliarono le cime delle ancore mandando le imbarcazioni alla deriva verso gli scogli. Nearco, che vigilava al comando della quinquereme reale, diede immediatamente il segnale d’allarme e si lanciò con una decina di navi verso le piattaforme galleggianti, che a causa del vento non riuscivano più a manovrare. Le affiancò, le immobilizzò gettando sui parapetti delle cime con degli uncini e le rimorchiò di nuovo in posizione a forza di remi. Le corde delle ancore furono sostituite con delle catene di ferro. Il martellamento ricominciò, ma intanto gli abitanti della città avevano foderato le mura con dei sacchi pieni di alghe per attutire i colpi degli arieti. La caparbia resistenza di Tiro sembrava non conoscere limiti. 1 Cita
apollonia Inviato 13 Giugno, 2017 Supporter #29 Inviato 13 Giugno, 2017 7.l’ineluttabile attacco finale Approntato il nuovo molo, le batterie di catapulte furono messe in posizione. Altre due piattaforme montate su coppie di triremi e sormontate da torri con gli arieti si accostarono alle mura per aprire una breccia. Al contempo, delle navi si avvicinarono alla riva sbarcando alcune migliaia di incursori che dovevano stabilire una testa di ponte davanti a una delle porte della città. Quando videro gli incursori che cercavano di incendiare la porta, i difensori lanciarono dall’alto della sabbia che avevano reso incandescente sul fuoco, dentro scudi di bronzo. La sabbia rovente penetrava dentro le vesti e sotto le corazze, facendo impazzire di dolore gli attaccanti e costringendoli a gettarsi in mare urlando per il tormento insopportabile. Nonostante questi lamenti tormentassero Alessandro e facessero inferocire sempre più i soldati macedoni, il re era riluttante a condurre l’attacco finale che si sarebbe concluso con un massacro e pensò ad altre soluzioni meno drastiche che salvassero il suo onore e lasciassero una via di scampo agli abitanti di Tiro, di cui ammirava il grande valore e la straordinaria caparbietà. Consigliatosi con Nearco, decise di inviare al mattino un’ambasceria scegliendo i più anziani e i più saggi dei suoi consiglieri, ma quando a mezzogiorno vide sulle torri più alte che sovrastavano la cinta di Tiro cinque croci con i corpi degli ambasciatori inchiodati e coperti di sangue, non potè far altro che chiamare al suo fianco Efestione e Tolomeo, ordinare le sue armi e dare il segnale a tutte le torri di attaccare. Quindi chiese a Nearco di portarlo sulla piattaforma con la torre d’assalto più vicina alle mura, dalla quale fu calato un ponte sul ballatoio che permise ad Alessandro e ai suoi compagni di avventarsi all’assalto all’interno della città. Così, mentre in mare, fuori dal porto, la flotta tiria affrontava in un duello disperato le possenti quinqueremi di Nearco, nella Nuova Tiro fu fatta strage dei difensori che si arroccavano casa per casa, strada per strada, a combattere davanti alle porte delle loro dimore fino all’ultimo alito di vita. Molti dei superstiti si rifugiarono nei santuari aggrappandosi ai simulacri delle loro divinità e Alessandro ordinò di risparmiarli, ma fu impossibile frenare la sete di vendetta dell’esercito su coloro che furono presi per le strade e sul molo, lungo il quale vennero crocefissi duemila prigionieri. 1 Cita
apollonia Inviato 14 Giugno, 2017 Supporter #30 Inviato 14 Giugno, 2017 Il 13/6/2017 at 12:16, King John dice: La scena è dell’episodio 5 ‘Il contrattacco degli assediati’ del post successivo, quando le navi tirie completano l’opera di distruzione delle torri d’assedio sul molo, avvolte dalle fiamme, anche con sbarchi di gruppi di assaltatori armati per contrastare le squadre macedoni che cercavano di spegnere il fuoco. Alessandro arrivò al galoppo lungo il molo in sella a Bucefalo, in tempo per assistere al crollo delle torri. Dev’essere lui il cavaliere che si vede sul molo, a destra della torre. Cita
Matteo91 Inviato 19 Luglio, 2017 #31 Inviato 19 Luglio, 2017 Mi erano sfuggiti gli ultimi sviluppi di questa interessante discussione. Grazie @apollonia, molto interessante. Cita Awards
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