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piakos

Perchè tante Case d'asta e tanti cataloghi?

Risposte migliori

piakos

L'amico Rorey...da ultimo, ma già in precedenza molti altri utenti hanno posto all'attenzione dei fruitori di questo Sito la proliferazione di Case d'Asta (spuntano come i funghi dopo la pioggia...) e i relativi cataloghi.

Purtroppo...oltre all'invasione ed all'intasamento di vettori postali e delle nostre librerie (in effetti uno spreco si profila....) c'è anche il problema delle commissioni...che spesso lievitano ulteriormente tra balzelli ed eventuali passaggi in dogana.

Inoltre...il rischio dello "smarrimento" dei plichi è sempre presente e spesso si concretizza...ahimè! :(

A dirla tutta...le megacommissioni e la proliferazione delle aste sono diretta conseguenza della necessità (o della praticità) di passare alle Case il proprio materiale.

E questa...è una delle più grosse pecche e un notevole limite dei collezionisti o appassionati che dir si voglia.

Ci sono mille possibilità di incontro, conoscenza diretta e relative occasioni tra chi frequenta la numismatica per passione e non per lucro: aste, convegni, mercatini, workshop, circoli, conferenze...ecc.

Niente!

Massima supponenza e diffidenza...anche tra colleghi collezionisti...anzi, peggio, spesso insorge una insana competività.

Qualche eccezione per fortuna c'è...ma in quanto tale...non lascia il segno nella massa delle opportunità.

Peggio ancora?

E' possibile?

Certo.

Costoro...qualche rara volta... estemporaneamnete decidono di tirar fuori dalla tasca qualche doppione o qualcosa che li ha stancati....che fanno?

Ti chiedono di più di quello che potrebbero realizzare mediamente in asta...magari anche il doppio.

Bravi!

Pane e volpe la mattina a colazione? :D (...è solo una battuta!).

Il tutto per la piena soddisfazione degli operatori professionali...che, a loro giusta ragione, temono la diretta conoscenza tra i collezionisti...e non hanno interesse a fovorirla.

Siamo nell'ovvio!

Rebus sic stantibus... fanno bene le Case d'asta ad inondarci di cataloghi ed a chiederci salate commissioni e balzelli.

Giusta punizione.

;)

Mi scuso per la forma spesso molto diretta con cui rendo la mia esperienza ma:

- questo è un Forum;

- serve anche a leggere le reciproche cognizioni;

- le verità non le vuole sentire nessuno...ma alzare i veli che le ricoprono può far comodo a tutti.

Diciamo che è stimolante e dona profondità all'apparenza.

Un saluto a tutti.

:)

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rorey36
Supporter

Ciao Piakos,

Sarebbe interessante, e forse l'amico Alberto Varesi ci potrebbe illuminare , sapere :

Quanto costa un catalogo . Quanto costa la spedizione,l'imballaggio . Quanto si risparmierebbe a dimezzare l'invio di cataloghi .

So ,me lo ha detto uno che fa aste di pittura,che il costo è proporzionato al numero di cataloghi stampati. Cioè se ne fai 1000 costano 100 ,se ne fai 2000,costano 75 e così via.

Se i cataloghi sono inviati solo a chi ha fatto acquisti nell'asta precedente,al massimo nelle 2 precedenti,o almeno se ha inviato ordini,che anche quelli contribuiscono a far lievitare i prezzi di aggiudicazione.

Quanti cataloghi vengono spediti per Asta.

So benissimo che sto chiedendo ,forse, cose che non si dovrebbero far sapere. Questioni di marketing (che brutta parola....)

Se ho esagerato,chiedo scusa.

Roberto

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Alberto Varesi

Ciao Renzo,

i tuoi interventi sono sempre ottimi spunti di riflessione.

Per quanto riguarda quest'ultimo, ti dico la mia. Andando con la memoria a ritroso nel tempo, non posso che ricordare quanto fossero più attivi e frequentati i circoli delle varie città eppure gli scambi tra gli associati - parlo per quello di Pavia - non mi pare fossero particolarmente elevati; alla fin fine ci si rivolgeva comunque al professionista, forse perché ritirava la collezione o il gruppo in toto e non "spulciava" solo i pezzi più interessanti o forse perché il privato acquirente voleva "far l'affare" come o più del commerciante stesso....chissà !

Il mercato sta cambiando: ha iniziato circa 20 anni fa ed ora la trasformazione appare ancora più evidente. In tanti - commercianti e persino privati - si improvvisano astatori, a volte senza neanche avere quel minimo di conoscenza diretta (esperienza) o indiretta (biblioteca) che si dovrebbe portare a garanzia, tanto dell'acquirente quanto del venditore.

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Alberto Varesi

Ciao Piakos,

Sarebbe interessante, e forse l'amico Alberto Varesi ci potrebbe illuminare , sapere :

Quanto costa un catalogo . Quanto costa la spedizione,l'imballaggio . Quanto si risparmierebbe a dimezzare l'invio di cataloghi .

So ,me lo ha detto uno che fa aste di pittura,che il costo è proporzionato al numero di cataloghi stampati. Cioè se ne fai 1000 costano 100 ,se ne fai 2000,costano 75 e così via.

Se i cataloghi sono inviati solo a chi ha fatto acquisti nell'asta precedente,al massimo nelle 2 precedenti,o almeno se ha inviato ordini,che anche quelli contribuiscono a far lievitare i prezzi di aggiudicazione.

Quanti cataloghi vengono spediti per Asta.

So benissimo che sto chiedendo ,forse, cose che non si dovrebbero far sapere. Questioni di marketing (che brutta parola....)

Se ho esagerato,chiedo scusa.

Roberto

Quanto costa un catalogo ? Dipende da molti fattori: in primis se le fotografie vengono fatte internamente alla ditta o se ci si rivolge ad un fotografo professionista. Poi ovviamente concorrono a far lievitare i costi tipografici il numero di copie, il numero di pagine, il formato del catalogo, la tipologia di carta, la tipologia di stampa (anche se il bianco e nero é praticamente "estinto")

Essendoci dei costi fissi che non variano con l'aumento delle copie (fotografo, impaginazione e costi di avviamento, ad esempio), possiamo in effetti dire che - per esempio - stampando 1000 copie il costo per ogni singolo catalogo potrebbe essere pari a 10 €, con 2000 copie il costo si abbasserebbe a 7 € (sempre cad.)

Diciamo che organizzare una vendita a certi livelli ha un costo non irrisorio: dai 30 ai 40, anche 50mila €.

Ogni ditta ha poi il proprio modo di procedere (leggasi marketing): c'é chi ti spedisce 1 copia del catalogo e se non riceve offerte ti "cestina" e chi - per eccesso - ti manda i cataloghi a vita (ed anche oltre biggrin.gif). Noi, generalmente, sospendiamo le spedizioni dopo 3/4 cataloghi inviati senza ricevere offerte.

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rorey36
Supporter

Grazie.

Il bello è che con Alberto Varesi si ottiene sempre una risposta.

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piakos

Sempre acute le tue risposte Alberto.

Non a caso ricevi da anni la stima di molti appassionati.

Riguardo al tuo intervento e, sempre nell'ottica del comune interesse dei Lamonetiani, nche a rischio di apparire prolisso o complesso :D preciso che:

- già trent'anni or sono la casa numismatica Santamaria dichiarva: "il futuro della numismatica è nelle Aste". C'è chi racconta che sentirsi dire simil cosa nella penombra del salone dei Santamaria faceva uno strano effetto...era come se si sarebbe potuto incontrare Sofia Loren al supermercato mentre porta in giro il cestello della spesa; :D

- ovviamente l'incremento delle conoscenze tra collezionisti non può o potrà sostituire l'importanza delle Aste nel mercato;

- chiaramente chi decide di dar via un'intera collezione o una buona parte di essa...non può rinunciare a sentire il parere di una buona Casa.

Tuttavia ti dico che:

- quando a Roma il circolo era attivo e i convegni romani erano brillanti e rilevanti a livello nazionale...gli appassionati della piazza non conferivano granchè alle Aste. Riuscivano a cedere i doppioni, i pentimenti e i pezzi che avevano stancato gli occhi...privatamente, in proprio, anche con cambi con altri privati: l'asta era un ripiego.

- più spesso erano gli operatori professionali, sul loro invenduto a negozio, che alleggerivano lo stock ricorrendo alle aste.

Evidentemente le cose sono cambiate di molto...ed in peius. ;)

Non ci si accorge che guardare e leggere cataloghi d'asta è come leggere i testi a scuola.

Non basta.

Ci vuole la frequentazione, la ricerca, l'esperienza, l'approfondimento sul campo, il dialogo con gli altri (collezionisti ed operatori nel nostro caso). Peraltro è infinitamente più divertente. :)

Ma dicono che c'è sempre meno tempo...anche per le cose belle e le attività interessanti... peraltro il sistema multinazionale non gradisce i contatti diretti tra fruitori in ogni campo...meno ancora gradisce e promuove le occasioni di scambio... di idee e cultura. Ergo si promuove e si diffonde diffidenza nel prossimo...competitività, l'espansione di un ego troppo spesso tutt'altro che colto e potente...e, dirla proprio tutta: molto meno scaltro di quanto pensiamo.

La c.d. globalizzazione è una tecnica- fenomeno sottile, prettamente commerciale-economico che non compete ai privati...ma da questi viene meramente subito.(!)

Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti...in vari campi...specie tra i più giovani che confondono l'indifferenza con il pragmatismo.

Il massimo profitto a chi lo persegue per interesse personale, societario e professionale.

E' un giochino ormai sufficientemente noto a livello più o meno conscio.

Ma non importa niente a nessuno. Specie in Italia. Qesto è il vero problema: le ottiche commerciali e le relative strategie socio-culturali stanno propagando una sorta di desensibilizzazione dell'individuo.

Frequentare il prossimo non va di moda...è impegnativo.

Meglio competere.

Ed allora chissenefrega degli altri collezionisti e di andarli a cercare...figurarsi dover fare la fatica di esporsi e di conoscerli.

Meglio le aste...con qualche rischio del caso, balzelli compresi e povertà di contenuti.

Amen.

P.S.

Caro Alberto...il fine ultimo di questo sito, a te ben noto, è di promuovere la conoscenza.

Rinnovo la stima alla tua Casa che si distingue per serietà e competenza...unitamente a molte altre.

Stiamo solamente tentando di capire cosa ci può essere dietro la proliferazione in argomento che...alla fine, non giova a nessuno.

Come insegnava l'oracolo delfico (già molti secoli prima di Cristo) nella seconda massima: niente di troppo...e la sapevano lunga...sicuramente più di noi. Equilibrio, cultura e mercato erano parimenti importanti.

Non è più così.

:)

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rorey36
Supporter

Se Santamaria diceva che il futuro della numismatica è nelle aste,io ,che non sono purtroppo un esperto del livello di Santamaria,posso dire che il futuro è nelle Aste LIVE ,senza cataloghi e magari senza offerte via e-mail .

Niente sala ,niente contatti tra collezionisti,niente discussioni prima e dopo. Niente di niente. Solo un click sul mouse.

Che tristezza!

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Ghera

Confesso che mi piace trovare, al mio rientro da scuola, un catalogo d'asta in buchetta, sfogliarlo con calma dopo pranzo, e riflettere sulle monete che mi interessano per settimane, fino a prendere una decisione. Per un catalogo online, nonostante si apiuttosto comodo, non provo la stessa cosa. Capisco perfettamente il discorso del risparmio, sia ecologico che contante, che porterebbe ad un probabile abbassamento dei diritti d'asta da pagare alla casa d'asta.

Personalmente sono iscritto solo a poche case d'asta (Varesi, InAsta, Negrini e Ranieri) le quali so che hanno spesso delle belle monete per quel che riguarda i Savoia pre-decimali. Seguo online anche le aste Nomisma e Artemide, dato che i cataloghi non mi arrivano (Artemide) o costano troppo (Nomisma).

Sono consapevole che il futuro delle aste numismatiche è online, le quali mi sembrano un ottimo rimedio per chi non può partecipare all'asta, causa lontananza o impegni vari, anche se preferisco l'asta battuta in sala, dove chiacchieri con i colleghi collezionisti, ti confronti, vedi le monete dal vero e senti la suspense di un'asta vera, che online si sente meno.

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francesco77

Se Santamaria diceva che il futuro della numismatica è nelle aste,io ,che non sono purtroppo un esperto del livello di Santamaria,posso dire che il futuro è nelle Aste LIVE ,senza cataloghi e magari senza offerte via e-mail .

Niente sala ,niente contatti tra collezionisti,niente discussioni prima e dopo. Niente di niente. Solo un click sul mouse.

Che tristezza!

Fondamentalmente sono d'accordo con te, in ogni tipo di asta ci sono sono i pro e i contro, per un vecchio e decrepito collezionista che non mette mano al pc come è possibile partecipare alle aste on line? Ecco perchè in molti casi il cartaceo ha comunque una certa utilità.

Piuttosto, quel che si dovrebbe far capire ad alcune case d'asta è che dovrebbero inviare il catalogo a coloro che sono davvero interessati a quel tipo di materiale. Se, ad esempio, sono interessato a sole monete medievali italiane dovrebbero evitare di inviare 5 cataloghi di monete russe o medaglie eccetera. E' importante comunicare alla casa d'asta le proprie preferenze, a questo servono i moduli. :) Nel caso in cui dovessere ugualmente inviarli, beh, pazienza, ci penserebbe poi Ebay a smaltirli :lol: .

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piakos

Se Santamaria diceva che il futuro della numismatica è nelle aste,io ,che non sono purtroppo un esperto del livello di Santamaria,posso dire che il futuro è nelle Aste LIVE ,senza cataloghi e magari senza offerte via e-mail .

Niente sala ,niente contatti tra collezionisti,niente discussioni prima e dopo. Niente di niente. Solo un click sul mouse.

Che tristezza!

Straquoto.

:)

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Arka

Una volta si compravano in asta solo monete importanti. Le altre ai convegni, ai mercatini o scambi tra collezionisti. Ora va tutto in asta, battuta o elettronica che sia. Il mondo cambia, ma che nostalgia delle vecchie trattative...

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dabbene
Supporter

Io penso che anche le case d'asta tradizionali italiane dovrebbero miscelare un tot da vendere all'asta e un tot da vendere coi metodi tradizionali al dettaglio,ci sono ancora quelli che come me alla fine preferiscono ancora il contatto umano,andare,vedere,commentare,comprare ,salutare, darsi la mano ,come stanno i suoi figli...alla prossima....vi assicuro che ce ne sono ancora tanti che la pensano così.....è solo un consiglio ,per le primarie case d'aste italiane....a volte tutto ciò che è progresso non è detto che sia giusto o meglio

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francesco77

Io penso che anche le case d'asta tradizionali italiane dovrebbero miscelare un tot da vendere all'asta e un tot da vendere coi metodi tradizionali al dettaglio,ci sono ancora quelli che come me alla fine preferiscono ancora il contatto umano,andare,vedere,commentare,comprare ,salutare, darsi la mano ,come stanno i suoi figli...alla prossima....vi assicuro che ce ne sono ancora tanti che la pensano così.....è solo un consiglio ,per le primarie case d'aste italiane....a volte tutto ciò che è progresso non è detto che sia giusto o meglio

Quoto pienamente con te.

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Inasta

Ci permettiamo di portare la nostra esperienza. Il costo del catalogo, come ricordato dall'amico Alberto, è composto da tanti fattori, però diciamo che per la nstra azienda il costo medio della sola stampa si aggira sui 10 euro. A questi vanno aggiunte le spese di spedizione, catalogazione, fotografia, impaginazione ed altro. Di conseguenza dopo l'invio di 3/4 copie senza ricevere alcuna offerta l'invio viene sospeso. Quanto al proliferare delle case d'asta ritengo che la concorrenza come in tutti i i settori sia positiva, sarà poi il mercato a fare la selezione. Penso che agli occhi di molti organizzare le aste sia un lavoro abbastanza facile e ben remunerato ma credetemi, e l'amico Alberto lo sa bene, che dietro al catalogo d'asta c'è un lungo lavoro di preparazione e di impegno, a cui fa seguito un altrettanto lungo lavoro di gestione del post asta. La nostra ultima asta 36 ha avuto poco meno di 1.000 partecipanti con oltre 700 vincitori, che corrispondono ad altrettanti pacchetti (più o meno voluminosi) da preparare e spedire. Penso poi che la stampa del catalogo non potrà mai scomparire anche se internet sta prendendo sempre più piede, ma per esperienza vediamo che per esempio negli USA dove internet è molto più diffuso che da noi la stampa del catalogo viene sempre fatta. Quanto poi al contatto umano penso sia insostituibile, ed è per questo che cerchiamo per quanto possibile di partecipare al maggior numero di convegni proprio per avere un contatto diretto con i nostri clienti.

Cordiali saluti

Inasta sa

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Alberto Varesi

Io penso che anche le case d'asta tradizionali italiane dovrebbero miscelare un tot da vendere all'asta e un tot da vendere coi metodi tradizionali al dettaglio,ci sono ancora quelli che come me alla fine preferiscono ancora il contatto umano,andare,vedere,commentare,comprare ,salutare, darsi la mano ,come stanno i suoi figli...alla prossima....vi assicuro che ce ne sono ancora tanti che la pensano così.....è solo un consiglio ,per le primarie case d'aste italiane....a volte tutto ciò che è progresso non è detto che sia giusto o meglio

Concordo: sono tanti i collezionisti che preferiscono ancora il rapporto diretto, la trattativa riservata, alla vendita all'asta.

Conoscere subito la disponibilità del pezzo ed eventualmente la richiesta economica, fuggendo dalle incognite e dalle tempistiche del pubblico incanto.

Altra cosa poi il rapporto umano che si può instaurare tra il collezionista ed il suo venditore di fiducia.....

Non si può però deputare le Case d'Asta a svolgere attività che sarebbero invece proprie dei commercianti che vendono unicamente in sede fissa (negozio), mediante listino o tramite i convegni.

Purtroppo queste figure professionali é da tempo che vedono rallentare sempre più il loro commercio; "schiacciati" da una parte da una mole di offerte cartacee e dall'altra dal grande impulso delle nuove realtà di e-commerce, ebay in testa.

Mi piacerebbe ricevere cataloghi meno corposi ma più selezionati nei contenuti e lo stesso sogno vale per quelli che pubblico io ma visto l'andazzo ed il proliferare di nuove Case d'Asta penso invece che andremo nella direzione opposta, purtroppo.

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caiuspliniussecundus

Sono solo parzialmente d'accordo. Per il grosso dello stock di vendita probabilmente è così. Tuttavia ho notato che mercanti d'alto livello ricorrono alle aste solo in un secondo momento, nel senso che quando hanno una moneta "buona", ha già scritto sopra nome e cognome e di solito per venderla basta alzare una volta la cornetta.

Io poi sono in controtendenza, partito dalle aste, tendo ad acquistare solo materiale che posso studiare "de visu" coi miei occhi, e quindi solo da professionisti o collezionsiti che vendono i propri pezzi. Purtroppo ho preso delle fregature e delle foto non mi fido assolutamente più.

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BiondoFlavio82

Sono solo parzialmente d'accordo. Per il grosso dello stock di vendita probabilmente è così. Tuttavia ho notato che mercanti d'alto livello ricorrono alle aste solo in un secondo momento, nel senso che quando hanno una moneta "buona", ha già scritto sopra nome e cognome e di solito per venderla basta alzare una volta la cornetta.

Io poi sono in controtendenza, partito dalle aste, tendo ad acquistare solo materiale che posso studiare "de visu" coi miei occhi, e quindi solo da professionisti o collezionsiti che vendono i propri pezzi. Purtroppo ho preso delle fregature e delle foto non mi fido assolutamente più.

Sono d'accordo: esaminare la moneta prima dell'acquisto dovrebbe essere fondamentale. Come sistema di vendita prediligo il pubblico incanto, ma preceduto da un'esame diretto dei pezzi di interesse. Purtroppo non sempre si riesce ad avere tempo per recarsi personalmente in asta.

Modificato da BiondoFlavio82

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rorey36
Supporter

Ho dato un'occhiata ai risultati di un' asta di 10 giorni fa . Con beneficio d'inventario come si dice ,( o salvo errori ed omissioni)

Lotti presentati 2154

Lotti venduti 598 (circa 36%) di cui 380 a meno di 100 euro. Solo 15 hanno superato 1000 euro e di questi 2 a più di 3000 . Il lotto più caro ha fatto la base a 8500.

Mi dispiace per il titolare che ha stampato il catalogo , ci ha lavorato ,lo ha spedito in giro , ma mi domando che senso ha tutto ciò?

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BiondoFlavio82

Ho dato un'occhiata ai risultati di un' asta di 10 giorni fa . Con beneficio d'inventario come si dice ,( o salvo errori ed omissioni)

Lotti presentati 2154

Lotti venduti 598 (circa 36%) di cui 380 a meno di 100 euro. Solo 15 hanno superato 1000 euro e di questi 2 a più di 3000 . Il lotto più caro ha fatto la base a 8500.

Mi dispiace per il titolare che ha stampato il catalogo , ci ha lavorato ,lo ha spedito in giro , ma mi domando che senso ha tutto ciò?

In effetti non è raro osservare aste piene di invenduti. Come qualcuno ha più volte sostenuto, in asta dovrebbe arrivare merce di pregio o collezioni monografiche... Le monete molto comuni e in conservazione modesta andrebbero offerte con listini a prezzo fisso, e a prezzi adeguati.

Modificato da BiondoFlavio82

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Ghera

Ho dato un'occhiata ai risultati di un' asta di 10 giorni fa . Con beneficio d'inventario come si dice ,( o salvo errori ed omissioni)

Lotti presentati 2154

Lotti venduti 598 (circa 36%) di cui 380 a meno di 100 euro. Solo 15 hanno superato 1000 euro e di questi 2 a più di 3000 . Il lotto più caro ha fatto la base a 8500.

Mi dispiace per il titolare che ha stampato il catalogo , ci ha lavorato ,lo ha spedito in giro , ma mi domando che senso ha tutto ciò?

In effetti non è raro osservare aste piene di invenduti. Come qualcuno ha più volte sostenuto, bisognerebbe offrire con questo canale solo merce di pregio o collezioni monografiche... Le monete molto comuni e in conservazione modesta andrebbero offerte con listini a prezzo fisso, e ovviamente a prezzi adeguati.

D'accordo con Biondo Flavio penso che in asta vadano offerte o le collezioni di particolare pregio, magari monografiche, o al massimo selezioni di pezzi rari. Inserire monete comuni, sopratutto per le nuove case d'aste, può portare a grandi perdite :rolleyes:

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lele300

Per me le case d'aste sono un valido appoggio non solo per i miei acquisti ma anche per vedere da che parte tira il mercato....

E' altresì vero che ultimamente ci sono in giro troppi veri o presunti prefessionisti che cercano di entrare in un mercato non tanto più florido come un tempo ma basta saper scegliere...

Però se cerco una determinata moneta è molto più rassicurante trovarla in qualche asta che in qualche posto della baia dove molto spesso si trova troppa facilità nel vendere e non conoscenza del settore.....

Lele

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uzifox

Un intervento di Picchio in un'altra discussione che trovo utile e interessante riportare anche qui:

ASTA X CORRISPONDENZA N°104 NOMISMA chiusura 15 settembre 2010

Ho guardato i risultati di aggiudicazione, considerato il materiale posto in vendita non mi pare tanto male, si tratta pur sempre di una asta postale, dove per tradizione il materiale, tranne qualche eccezione, è considerato di seconda "fascia". Se poi ha realizzato tanto o poco, bhe questo penso sia una questione privata di Nomisma, sapranno far di conto e solo loro possono giudicare il buon esito o meno della vendita.

Mi permetto fare presente che una volta le case d'aste in Italia, tra gli anni '80 e '90 erano 4 o 5 in tutto, Montenapoleone, Finarte, Semenzato (nuova geri e ponte), titano e sporadicamente italphil, Christie's o Spink e non ricordo altro. Molto del commercio veniva perpetrato attraverso i numismatici professionisti, quindi, pubblicamente quanto appariva in asta era ben poca cosa rispetto al commerciato. Ora ho perso il conto delle case d'asta in Italia e San Marino e con la globalizzazione ... diventa casa nostra, la Germania, l'Austria, Francia, Spagna e via discorrendo. Una larghissima parte di materiale che, i Ratto, Santamaria, di buona memoria avrebbero avuto vergona di proporre in un listino a prezzi segnati, oggi fa bella mostra di se in asta, materiale mediocre appesta le vendite pubbliche, se va invenduto mi pare essere sola la logica conseguenza della pochezza di quanto proposto, vendere il 60 o 70 %, con la penuria di belle monete e la competizione non può essere, a mio giudizio, considerato un risultato negativo. E' modesto un realizzo di 330.000 euro, al netto delle spese resta ben poco, ma a volte si fanno vendite per ragioni poitiche e di immagine più che per mero profitto.

Il collezionista è convinto che in asta si spunti il prezzo migliore, poi al netto delle commissioni di conferimeto e dell'invenduto, a conti fatti, forse era meglio cedere la collezione in blocco ad un negoziante. Onestamente ho visto proposto in asta battuta ben di peggio dell'offerta di questa vendita.

Per la cronaca credo di essermi aggiudicato 5 o 6 lotti, e di averne persi altrettanti.

Modificato da uzifox

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