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IGNORED

Tessera per la teriaca


pozleo

Risposte migliori

No, aspetta, questo che hai postato è lo stemma civico di Cogollo del Cengio (VI):

di rosso, a quattro cogoli sovrapposti a piramide al naturale.

Qui i quattro cogoli sono pietre da selciato.

Mentre l'unico cogolo della famiglia omonima è un attrezzo da pesca.

:good:

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Purtroppo non ho trovato immagini dello stemma della famiglia Cogolo.

Ma al post #214 ho trascritto la descrizione blasonica che ne dà il Crollalanza, completa di fascia e rose visibili nello stemma della tessera.

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Supporter

Torno alla farmacia Alle due Colonne perchè quando si parla di essa non si può non menzionare anche quella Alla Colonna e mezza.

Si deve premettere che tutte le farmacie di Venezia erano differenziate per l’insegna, che doveva essere esposta "per non incorrere nella multa di 5 ducati" e costituiva anche negli atti pubblici il "marchio" distintivo delle varie botteghe. Per questo motivo non era ammesso che due farmacie potessero postare la stessa insegna.

Scrivono le cronache: "Racconta la tradizione che a due Spezierie volevasi porre la medesima insegna alle "Due Colonne", e che un Magistrato, per tagliar corto, come non si usa certamente adesso, mandò un Fante a tagliare in una di queste farmacie una colonna per metà, per cui ne vennero e sussistono ancora le due insegne: Due Colonne e Una Colonna e Mezza, rispettivamente in Campo S. Canciano e in Campo S. Polo.

Dice ancora la leggenda che, ai tempi della dominazione austriaca, venisse imposto di ritirare l'insegna della colonna e mezza che stava appesa sopra la porta della Spezieria perchè serviva di ostacolo al passaggio delle baionette delle truppe che andavano all'esercitazione in Campo di Marte e che in seguito anche gli altri credettero di fare lo stesso. (Fonti: M. Trinchieri di Venanson-A. Schwarz).

Insegna dal Codice Gradenigo

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Insegna effettiva

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apollonia

Modificato da apollonia
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Eccellente testimonianza, grazie!

Che conferma quanto sia importante farsi riconoscere bene e univocamente.

Non importa che lo si faccia tramite stemmi, insegne, marchi, loghi o quelchetipare...

Bello il passaggio circa la multa per gli inadempienti:

(...)

tutte le farmacie di Venezia erano differenziate per l’insegna, che doveva essere esposta "per non incorrere nella multa di 5 ducati" e costituiva anche negli atti pubblici il "marchio" distintivo delle varie botteghe. Per questo motivo non era ammesso che due farmacie potessero postare la stessa insegna.

Scrivono le cronache: "Racconta la tradizione che a due Spezierie volevasi porre la medesima insegna alle "Due Colonne", e che un Magistrato, per tagliar corto, come non si usa certamente adesso, mandò un Fante a tagliare in una di queste farmacie una colonna per metà, per cui ne vennero e sussistono ancora le due insegne: Due Colonne e Una Colonna e Mezza, rispettivamente in Campo S. Canciano e in Campo S. Polo.

(...)

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Supporter

@@Corbiniano

Pensa che il nome della farmacia è rimasto quello ancora oggi.

La farmacia, una delle più antiche della città, si trova nel centro storico di Venezia e mantiene il nome dell’antica insegna seguito da quello dell’attuale titolare: Farmacia San Polo - "Alla Colonna e Mezza" - Dr. Burati G. E P. snc

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Nell’ovale sulla colonna di destra sono scolpite la colonna intera e la colonna/2, più evidenti nel particolare ingrandito.

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apollonia

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Supporter

Bello!

:good:

Per favore, puoi dirmi qualcosa di più sul Codice Gradenigo da cui provengono quegli emblemi a stampa?

Il Codice Gradenigo della Biblioteca del Civico Museo Correr di Venezia al quale ho fatto rifermento per le “insegne di Botteghe Medicinali in Venezia” è Codice Gradenigo. N. 200, vol. 4°, da c. 292 a c. 302. Vi sono riprodotte 99 insegne settecentesche che portano al di sopra il loro nome e un millesimo e al di sotto il nome e cognome dello speziale conduttore nell’anno soprascritto, con la carica che talvolta ricopriva nel collegio degli speziali.

Puoi trovare la riproduzione di queste insegne in bianco e nero nel libro di Girolamo Dian “Cenni storici sulla farmacia veneta”, Filippi Ed., Venezia (ristampa anastatica 1983 dell’opera del 1900) e a colori nel secondo volume della Collana Schiapparelli, Ed. Skema, 1981 (Angelo Schwarz, Per una storia della farmacia in Italia. Venezia e Veneto).

apollonia

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Altro tappo sigillo entrato da poco in collezione

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Piombo: 6,00 g, 20 mm.

La parte leggibile della scritta è: TERIACVENE… IL …

Dal confronto della raffigurazione con quelle delle insegne riportate dal Dian, ho trovato corrispondenza con l’insegna della farmacia ‘Il Cedro imperiale’.

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apollonia

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Questa foto è sicuramente migliore della mia scansione

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La particolarità della farmacia all’insegna de ‘Il Cedro imperiale’ è che fu associata alla farmacia all’insegna ‘Alla Vecchia’, sita lì vicino sempre in campo S. Luca.

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La farmacia ha assunto così una doppia insegna che ha mantenuto nel tempo perché l’attuale indicazione della farmacia nella stessa zona in campo S. Luca del sestiere di S. Marco è "Farmacia all'insegna della Vecchia e del Cedro Imperiale" e l’insegna che si trova all’esterno, sulla colonna a destra dell’ingresso, è questa:

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apollonia

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Leggenda e storia delle farmacie all’insegna della Vecchia, del Cedro imperiale e della Vecchia e del Cedro imperiale.

All’insegna della Vecchia

La spezieria – che si affacciava sullo stesso campo di quella al Cedro – era antichissima e tanto famosa da dar vita a una leggenda intorno alla sua singolare insegna. Sembra che un’anziana piuttosto avara tenesse tutti i suoi risparmi cuciti nella fodera di un tabarro dismesso; una fredda sera d’inverno, il figlio ignaro donò l’indumento a un povero mendicante. Scoperto l’accaduto, la madre rivelò al figlio cosa c’era dentro al tabarro. Questi allora, travestito da mendico andò a Rialto, dove passano tutti, ritrovò il povero e gli propose di scambiare il vecchio tabarro col proprio, nuovo. Fu così che la vecchia e il fanciullo recuperarono il tesoro “e con promiscuo piacere ripristinarono a loro buon pro l’opulenta borsa. Così continua il misterioso simbolo a rammentare il fatto, stante che col mezzo del soldo si fondò florido negozio di accreditata farmacopea, contradistinta da un significante intaglio che rappresenta una vecchia sedente con la rocca ed il fuso, a cui piedi sta il fanciullo, facendo il filo col mezzo di un naspo. Il fanciullo stesso si chiamava Vicenzo Quadrio, spicier all’insegna della Vecchia.”

La figura della vecchia seduta con la rocca e il fuso dell’antica insegna compare anche sul tappo sigillo della teriaca prodotta dalla spezieria con la scritta THERIACA . F . ALLA . VECCHIA . IN . VE ed è rimasta nell’insegna dopo la fusione con la spezieria del Cedro imperiale.

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(segue)

apollonia

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All’insegna del Cedro imperiale

Vincenzo Quadrio fu effettivamente il primo gestore della spezieria alla Vecchia, che conobbe vari passaggi di proprietà o di affitto almeno fino agli anni Quaranta del Seicento quando ebbe inizio la gestione del capostipite della famiglia Gorgazini, Lorenzo (1642). Più di un secolo dopo, nel 1763, a gestire la spezieria troviamo un discendente omonimo, Lorenzo Gorgazini, che si appella alla Sanità perché lo speziale al Cedro (ora Cedro Imperiale), che dava sullo stesso campo S. Luca, vendeva un medicamento che spacciava per la sua polvere ermodattilata, segreto autorizzato. I provveditori rispondono prontamente con una terminazione favorevole al Gorgazini e che commina una multa di 100 ducati ai trasgressori, primo fra tutti il dirimpettaio di campo S. Luca. Una cosa curiosa è che la contraffazione del segreto lega fra loro due spezierie di proprietà della stessa famiglia: i Gorgazini. Allo speziale Filippo Ongarato, proprietario e gerente del Cedro Imperiale dal 1701 al 1748, era subentrato infatti nella gestione Antonio Tivani, e nella proprietà nientemeno che Lorenzo Gorgazini.

La fusione in una sola farmacia tra quelle all’insegna de ‘Il Cedro imperiale’ (anch’essa triacante con il tappo sigillo del medicamento dispensato che ho in collezione) e ‘Alla Vecchia’ per diritti di proprietà acquistati avvenne in base ai documenti nel maggio del 1822. È probabile che allora l’insegna assunse la forma di un ovale con la Vecchia in alto e un albero di cedro in basso come la troviamo ancora oggi, ma c’è una spiegazione più "romantica" di questa trasformazione.

Narrano le cronache che il 10 gennaio 1755 "occorresse il funerale della Ill.ma Sig. Catterina Thosor, moglie del Sig. Smith, console della Gran Bretagna, incommodata da molti anni...era vestita d'un abito bianco di seta...con un Cedro in mano, come Geroglifico dell'Eternità".

In memoria di questa signora, il farmacista dell'epoca che secondo i pettegoli era legato da "affettuosa amicizia" alla defunta, decise di modificare l'insegna consegnandola ai posteri com'è oggi.

(segue)

apollonia

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All’insegna della Vecchia e del Cedro Imperiale

La farmacia, sita a due passi dal teatro di S. Luca (battezzato nel 1833 "Teatro Apollo" e nel 1875 "Teatro Goldoni"), era il ritrovo degli artisti e di quanti praticavano il teatro, tra i quali George Sand che utilizzava la farmacia come recapito per la sua corrispondenza a Venezia.

E ancora, Gioacchino Rossini, che non solo frequentava la spezieria, ma ne era diventato l'ospite del titolare Giuseppe Ancillo "chimico-farmacista assai reputato, ed uomo di spirito, colto ed istruitissimo", col quale il grande pesarese coltivò grandissima amicizia testimoniata dalle numerose lettere da lui scritte (ora conservate in collezione privata) e da un prezioso dono: il leggio su cui il Maestro compose e diresse per la Fenice la prima della Semiramide, conservato nel Museo del Conservatorio di Musica S. Pietro a Majella di Napoli.

Sul mobile sono incollate due attestazioni autografe di Gioacchino Rossini, coperte da vetri. Quella inferiore riporta: Faccio dono di questo Lettorino all'antichissimo amico Ancillo, ed attesto avere composta La Semiramide su questo modesto arnese. Venezia 1823. Gioacchino Rossini. Quella superiore: "Riveggo con somma soddisfazione nell'abitazione del mio dilettissimo amico Ancilo il Lettorino modesto che mi fornì l'Impresa del Teatro della Fenice per comporre la mia Semiramide. Primo Marzo 1841: Gioacchino Rossini".

Ingresso della farmacia con l’insegna

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Mosaico sul pavimento che raffigura la Vecchia seduta con la rocca e il fuso

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apollonia

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Non colleziono manufatti attinenti alla teriaca, ma leggere gli scritti di Apollonia, proprio non ne posso fare a meno. Certo un bel libro dove raccogliere tutte queste notizie, sarebbe bello e auspicabile. Credo che oggi in Italia, Apollonia sia diventato il massimo esperto della materia. Complimenti di cuore.

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Supporter

Non colleziono manufatti attinenti alla teriaca, ma leggere gli scritti di Apollonia, proprio non ne posso fare a meno. Certo un bel libro dove raccogliere tutte queste notizie, sarebbe bello e auspicabile. Credo che oggi in Italia, Apollonia sia diventato il massimo esperto della materia. Complimenti di cuore.

Grazie dareios per i complimenti ma il tuo giudizio è troppo generoso.

A presto, con il prossimo tappo sigillo.

apollonia

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I due tappi sigillo che mi restano da presentare appartengono alle farmacie all’insegna dell’Aquila nera e de ‘i due Mori’ (o i due Saraceni o al Seresin).

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Entrambe le spezierie sono nel novero delle dodici più note produttrici di triaca (o triacanti) nel periodo 1580-1672. Le altre dieci sono quelle alle seguenti insegne: Testa d’oro, Cedro imperiale, la Madonna, il Pomo d’argento, lo Struzzo d’oro, il Pellegrin, l’Umiltà coronata, il Doge, il Redentore e il Paradiso.

(segue)

apollonia

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Tappo sigillo della spezieria all’insegna dell’Aquila nera

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Piombo: 9,161 g, 24 mm.

La scritta è: TERIACA F ALL’AQVILA (N)ERA VEN.

Altra foto del diritto

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apollonia

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Tappo sigillo della spezieria all’insegna dei due Mori

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Piombo: 7,765 g, 23 mm.

Due busti affacciati. Scritta non decifrabile.

Altra foto del diritto

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apollonia

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Insegne di spezierie e di vetrerie

Tra le antiche insegne delle fornaci di Murano (oggetto di una interessante indagine in http://www.isolainvisibile.it/Insegne%20Fornaci/Introduzione%20Insegne/Frameset%20introindex.html ) ce n’è una con la raffigurazione dei due Mori come quella della spezieria triacante di Venezia con la stessa insegna (disegno nel Codice Gradenigo della foto a destra) e il corrispondente tappo sigillo del vasetto di teriaca che ho postato in precedenza.

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In effetti la raffigurazione dell’insegna della foto a sinistra è comune a due vetrerie di Murano distinte dal colore dei due soggetti, quella “ai doi Mori d’oro” e quella “ai doi Mori d’arzento”. Vi sono altri casi di due vetrerie con questa tipologia di insegne distinguibili tra loro solo cromaticamente. Dato che le vetrerie appartenevano a membri della stessa famiglia, si può dedurre che, quando veniva a mancare il titolare di una fornace, molto spesso il simbolo che dava il nome alla sua insegna vetraria veniva diviso tra gli eredi che lo contraddistinguevano unicamente per il colore. E infatti le due succitate vetrerie erano “…tute doi in un cason…”, “... in uno istesso locho...”, cioè nella stessa sede della fornace. I segni creati con questo criterio potevano essere così apposti alle vetrerie familiari vecchie e nuove, distribuendo teoricamente tra esse in parti uguali, i meriti, la tradizione e i vantaggi commerciali acquisiti dalla precedente buona gestione del caro estinto.

E’ presumibile che il criterio di assegnazione esclusiva dei simboli delle insegne abbia assunto maggior elasticità rispetto al passato anche per altri settori merceologici di competenza del registro, perché altrimenti non si spiega la contemporanea esistenza nel XVIII secolo di insegne di spezierie simili tra loro quali ad es. Al S. Marco e Alli due S. Marchi e Alle due sirene scarpigliate e Alle due sirene d’oro.

D’altra parte alcuni documenti testimoniano con immagini una coeva esistenza, a Venezia, di altre insegne non appartenenti a vetrerie, ma aventi parecchie affinità con esse. I disegni settecenteschi di antiche insegne farmaceutiche raccolti nel Codice Gradenigo rivelano che i soggetti rappresentati sono spesso i medesimi di quelli scelti per le vetrerie di Murano. Quindi vi fu comunanza nominale e grafica fra i simboli delle spezierie e delle vetrerie dai nomi eguali quali: Al S. Marco, Al Leon d’Oro, Al Campanile, Alla Testa d’Oro, Al Castello, Alla Fenice, Alla Pigna, Al Gallo, Al Calice, Al Mondo.

apollonia

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Ciao Apollonia, complimenti per la tua ricerca.

Ti segnalo un articolo sulla Teriaca Veneta a firma Roberto Stoppato Badoer apparso su "Storia Veneta", n.26, aprile 2014,, ed.Elzeviro.

pozleo

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Supporter

Ciao Apollonia, complimenti per la tua ricerca.

Ti segnalo un articolo sulla Teriaca Veneta a firma Roberto Stoppato Badoer apparso su "Storia Veneta", n.26, aprile 2014,, ed.Elzeviro.

pozleo

Ciao pozleo e grazie di tutto. Mi procurerò senz'altro l'articolo.

apollonia

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Sulle insegne delle spezierie da medicine di Venezia

Ai tempi della Repubblica veneta c’erano molte spezierie, forse troppe per i bisogni della popolazione, per la qual cosa si presero disposizioni che ne regolavano le distanze e ne limitavano il numero. Queste disposizioni, ispirate al principio di tenere alta la dignità del commercio, di favorire le industrie e di evitare concorrenze controproducenti, valevano anche per altri esercizi come tipografie, librerie, alberghi, caffè, fabbriche di amido, ecc. Caratteristica distintiva di ogni spezieria era l’insegna, che doveva essere esposta ogni giorno per non incorrere in una multa di cinque ducati. Le insegne erano per lo più tavolette di legno scolpite o dipinte su fondo dorato, o tabelle di ferro anch’esse dipinte a colori vivaci.

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L’antica insegna della farmacia all’Ercole (S. Fosca) non più esposta fu probabilmente opera del celebre scultore Andrea Brustolon (1662-1731), famoso per gli intagli e le sculture in legno che si possono ancora ammirare all’interno della farmacia dove è conservato anche un libro raro dal titolo ‘La Teriaca’.

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Dell’insegna di questa farmacia posso presentare solo il disegno tratto dal Codice Gradenigo che, come per tutte le spezierie, non ne riproduce in maniera fedele l’insegna reale ma offre una visione ‘idealizzata’ della stessa.

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Dietro ad Ercole è raffigurato Cerbero, e quindi l’insegna fa riferimento alla sua dodicesima e ultima fatica.

Il nome sottostante è quello del celebre farmacista, chimico e botanico Giovanni Girolamo Zannichelli (1662-1726) che esercitava qui con licenza di produrre e commerciare «un preziosissimo farmaco: le pillole dette ‘del Piovan’, d’origine antichissima e inventate, secondo una tradizione, da un parroco della vicina chiesa di Santa Fosca. Farmaco salito a gran fama per la sua efficacia, specialmente quando di esso dovette occuparsi anche il Governo della Serenissima, dietro richiesta di Gian Girolamo Zannichelli, ‘Spezier all’Ercole d’oro’, del 1701, che volle, continuandone la manipolazione, difenderlo dalle fraudolente falsificazioni. Lo Zannichelli, e più tardi il figlio suo Gian Giacomo, vissero nella fastosità barocca di quella farmacia la loro vita di chimici valentissimi; una fastosità fatta di pilastrini, di cornici, di timpani, di riquadri arzigogolati e volute a gobbe, di figure simboliche, di statue, che serrano così bene, e illeggiadriscono con grazia i grandi armadi tutti in legno massiccio, e le porte poderose sorridendo, aiutati dai bianchi riflessi dei bei vasi allineati in buon ordine, al mobilio, […], al soppalco variatamente dipinto nella leggiadria regolare delle sue travi» (citazioni tratte da Carlo Pedrazzini, La farmacia storica ed artistica italiana, Milano, Edizioni Vittoria, 1934).

apollonia

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Per le insegne di alcune spezierie è possibile presentare, oltre al disegno riportato nel Codice Gradenigo, anche l’immagine di quella effettivamente esposta fuori dalla farmacia. Ad esempio la testa di rame laminato, dorata e circondata di alloro che si trova ancora appesa all’esterno della storica farmacia ai piedi del ponte di Rialto e che rappresenta l’antichissima insegna della Testa d’oro (ad signum capitis aurei).

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Forse con essa si voleva ricordare qualcuno degli antichi iniziatori della medicina araba o greca e con molta probabilità uno dei tanto decantati composti di Andromaco o di Mitridate che si producevano a Venezia.

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apollonia

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Data la diffusa credenza religiosa dei tempi, per denominare un’insegna si ricorreva spesso ai nomi dei santi, se non addirittura al Redentore o alla Madonna.

Nella farmacia Morelli, con l’insegna della Madonna ancora esposta, si conserva tuttora in vetrinette vario materiale attinente alla teriaca (timbri, foglietti illustrativi, tappi sigillo, ecc.) e anche un attestato dei passaggi di proprietà.

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apollonia

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La spezieria Al redentore

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La farmacia gestita nel 1706 dal farmacista Girolamo Mantovani conserva al suo interno la scultura lignea dell’insegna qui riprodotta, attribuibile allo scultore veneziano Giovan Battista Florio, attivo nella prima metà del Seicento. Cristo Redentore era il patrono degli spezieri della Repubblica di Venezia, scelto nella Serenissima dopo i primi santi protettori dei medici e farmacisti SS. Cosma e Damiano.

Una curiosità narrata dal Dian. Avendo una spezieria assunto l’insegna del Redentore, il buon popolo credenzone, ammettendo una certa superiorità nel Redentore rispetto alla Madonna, riteneva dovesse avere più efficacia la teriaca fabbricata nella farmacia che portava la prima insegna piuttosto di quella che si vendeva nella seconda.

apollonia

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