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"Romano" genitivo plurale


L. Licinio Lucullo
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Sui alcuni lingotti dell'aes signatum compare la scritta "ROMANOM", che diventa nella monetazione romano-campana (a prescindere, adesso, dall'indicazione in lettere greche presente sulla moneta Cr. 1/1) "ROMANO".

Ma vi chiedo: che lingua è? Non è certo una trasposizione dal Greco. Forse Latino arcaico? Eppure quelle monete non dovrebbero risalire oltre al 3° sec. a.C. ... non mi consta che in epoca tutto sommato così recente il Latino fosse tanto diverso. Forse allora è una contrazione di ROMANO[RU]M?

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In effeti credo sia proprio cosi': Romano=Romanom =Romanorum le prime due sono desinenze arcaiche del genitivo plurale che veniva usato nelle monete greche per affermare il regime democratico della citta' che coniava (moneta del popolo romano) ricordiamo che la moneta da te citata con la scritta Romanion in alfabeto greco molto probabilmente fu coniata in una zecca campana (Capua o Neapolis). Tuttavia pochi anni dopo verra' abbandonato l'uso del genitivo plurale sostituito dal nominativo ROMA con carattere sicuramete più categorico ed imperativo a testimonianza anche della politica espansionistica della citta'.

Ciao Maumo

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Salve... concordo sul fatto del latino arcaico. Se vi interessa la seconda declinazione arcaica è:

singolare plurale

lupos lupoi

lupi lupom

lupoi lupois

lupom lupons

lupe lupoi

lupod lupois

E' chiaramente molto più simile alla declinazione greca che a quella latina classica.

Un saluto :)

Edited by cometronio
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Salve... concordo sul fatto del latino arcaico. Se vi interessa la seconda declinazione arcaica è:

singolare plurale

lupos lupoi

lupi lupom

lupoi lupois

lupom lupons

lupe lupoi

lupod lupois

Interessante. Ti chiedo allora: in quale epoca si usavano queste desinenze? Immagino che l'epigrafia e/o la tradizione di autori più risalenti ci dovrebbe permettere di individuare una data

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Ciao,

qui trovi qualche considerazione generale ed esempi:

Testi latini arcaici

In realtà bisognerebbe approfondire desinenza per desinenza. Direi che la desinenza "-OM" del genitivo plurale sia tra quelle il cui uso si è fatto rado già in tempi anteriori.

Tuttavia bisogna ricordare che essa si è conservata pur mutando la "o" in "u" in alcuni sostantivi (tra cui anche "nummus"!) e, specialmente in ambito formulare, è d'uso piuttosto comnune. La si ritrova, per esempio, negli scritti di Ennio della seconda metà del III secolo a.C., ma anche nel "classico" Cicerone.

Di sicuro è una ricerca di grande interesse, del resto se parliamo di una moneta del terzo secolo a.C., e quindi siamo in un ambito che più ufficiale non si può, la presenza dell'uscita in -OM, fatte le debite considerazioni, dovrebbe ben inserirsi nel quadro generale.

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