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maumo

quante monete venivano battute?

Risposte migliori

maumo

Cari amici ho da tempo una curiosita';

qualcuno ha notizie su teorie scientifiche o semplici ipotesi a riguardo della possibile tiratura dei denari repubblicani ed imperiali ? Spesso mi chiedo come sia possibile che ci sia un'offerta cosi' grande di queste monete in tutte le aste e dai vari commercianti a livello mondiale e per di piu' con conservazioni a volte stupefacenti per la loro antichita', inoltre quasi sempre senza nessun pedigree. Voglio sperare che dipenda solo dalle dimensioni del territorio romano nelle varie epoche, quindi enorme popolazione ed enormi tirature, perche' se cosi' non fosse ci troveremmo di fronte ad un mare di falsi di cui neanche ci accorgiamo più tranne che per quelli grossolani ?.

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g.aulisio

Sul tema delle dimensioni delle emissioni repubblicane, in termini assoluti piuttosto che relativi alla quantità di pezzi producibili da una singola coppia di coni, c'è una letteratura imponente, chiaramente caratterizzata dal livello di dibattito, che a volte trascende nella polemica e conflittualità, che è un po' la caratteristica degli studi di questo settore della numismatica romana.

Ma in generale, su questo sono quasi tutti d'accordo, il volume delle emissioni non viene ricondotto (per questo periodo) alle dimensioni del territorio dello stato, quanto piuttosto alle necessità in termini di spesa pubblica, per lo più legata ad esigenze militari. Di qui una serie di altri studi finalizzati a calcolare l'esatto ammontare del soldo di legionari e cavalieri nei vari periodi, le dimensioni della flotta, ecc., a sostegno o a smentita delle diverse teorie.

Giusto come dato indicativo (non accettato da tutti gli studiosi) il Crawford stima in 30.000 i pezzi producibili (e prodotti, in alcune occasioni) con una coppia di coni.

Kinns ha dimostrato (e su questo c'è più consenso) che la lega anfizionica di Delfi coniò tra i 25.000 e i 45.000 pezzi per conio.

Numeri importanti, soprattutto considerando che per esempio del denario di Crepusius sono conosciuti più di 400 coni del dritto...

Da cui un fiorire di studi statistici (Callatay, Duncan-Jones, ecc ecc ecc), su cui si abbatte lo

scetticismo distruttivo e dissacratore del Buttrey che provocatoriamente ipotizza per la citata serie di Crepusius un numero di esemplari coniati compreso tra i 2350 (i pezzi a lui conosciuti) e i 5 miliardi (calcolato sulla base del tasso di produttività attuale della zecca Philadelphia - USA), dato che non sappiamo fino a che livello di usura venisse utilizzato un conio nelle varie occasioni, e quindi quanti pezzi venissero prodotti effettivamente, nè la produttività annuale...

C'è pure chi si è messo a coniare pezzi d'argento, giusto per verificare sperimentalmente quanti pezzi fosse possibile produrre prima dell'inutilizzabilità dei coni, e che dopo alcune migliaia di pezzi coniati ha lasciato perdere.

Anche gli studi basati sui dati economici, ossia sul fabbisogno legato ad esempio al pagamento del soldo delle legioni, ha qualche problemino, dato che molto spesso è accertato che le legioni venissero pagate in moneta locale (denari "iberici" in Spagna o quinari -Kaletedous o altro- in Gallia).

Insomma, gli studi sono tanti ma la risposta certa non c'è.

C'è comunque un'ottima possibilità che le emissioni in alcuni periodi siano state colossali, e che di conseguenza non debba stupire la sopravvivenza di un numero di pezzi che può sembrare sorprendente a prima vista, ma che in realtà, facendo un po' di conti, non lo è.

(questo ovviamente non vuol dire che non circolino falsi... tutt'altro)

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maumo

Grazie per la dettagliata ed esauriente risposta, mi tranquillizza.

Saluti Maumo

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meja

qui trovi delle tabelle che sono da prendere con cautela ma che danno un 'idea del fabbisogno monetario solo per coprire le spese per l' esercito

resta escluso tutto il circolante che serviva per soddisfare la gran parte della popolazione

.

[modifica] Tabella riassuntiva degli stipendia militari: da Augusto a Caracalla

Qui sotto trovate una tabella che cerca di riassumere, sulla base dei calcoli effettuati da alcuni studiosi moderni e dei pochi elementi letterari dell'epoca, oltre ad una limitata documentazione archeologico-epigrafica giunta fino a noi:[15]

Legione romana Augusto Augusto Domiziano Settimio Severo Caracalla

legionario (miles) 225 300 450 675

immunis 225 300 450 675

principalis sesquiplicarius

(Cornicen, Tesserarius e Beneficiarius) 337 450 675 1.012

principalis duplicarius

(Optio, Aquilifer, Signifer, Imaginifer, Vexillarius equitum, Cornicularius, Campidoctor)

450 600 900 1.350

cavaliere legionario 262 350 525 787

centurione / decurione 3.375 4.500 6.750 10.125

centurione primo ordo 6.75 0 9.000 13.500 20.250

centurione primus pilus 13.500 18.000 27.000 40.500

praefectus castrorum 15.000 20.000 30.000 45.000

Tribunus angusticlavius 18.750 25.000 37.500 56.250

Tribunus laticlavius 30.000 40.000 60.000 90.000

Truppe ausiliarie Augusto Domiziano Settimio Severo Caracalla

fante di cohors peditata 75 100 150 225

fante di cohors equitata 150 200 300 450

cavaliere di cohors equitata 200 267 400 600

cavaliere di Ala 250 333 500 750

Praefectus cohortis 3.375 4.500 6.750 10.125

Praefectus alae 11.250 15.000 22.500 33.750

Fonte Wikipedia

Modificato da meja

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odysseos

Torno ancora su un mio quesito postato diversi giorni fa, visto che la problematica sembra possa avere ulteriore approfondimento. anno 90 a.C. consoli G. Mario e L. Cornelio Silla, nominati per rispondere alla sommossa dei popoli Italici Marsi, Peligni ecc. che non si erano visti riconoscere la cittadinanza romana. Magistrato monetale L. Calpurnio Pisone, il quale conia denari d'argento con il tipo del D. - Testa di Apollo e R. - Cavaliere al galoppo (richiamando l'uso della festa annuale dei Ludi Apollinares istituiti dal suo antenato) Crawf. 340-1. Se è corretto che il tipo del dritto è quello con la testa di Apollo, sappiamo che il conio del dritto era incastrato nell'incudine e quello del rovescio era tenuto in mano dal battitore, ora mentre il conio del rovescio poteva essere scambiato con altri nella stessa officina, quello del dritto doveva necessariamente restare nell'incudine e battere diciamo circa 30000 denari prima di venire sostituito. Da una studio che credo di aver fatto una ventina di anni fa, che riguardava l'usura dei coni, sembra che il cosiddetto conio di martello si usurasse molto di più di quello di incudine per ovvi motivi, non ricordo se si parlava di proporzioni del tipo di 1 ogni 3 coni di martello. Domande: i 30000 di cui sopra si riferiscono ai coni di martello? Si può dire che ad una tipologia di dritto corrisponde un battitore? La richiesta era tale in quel periodo da richiedere una grande molteplicità di pezzi? Considerando tutte le varietà di Dritti, dando un valore di produzione approssimativo per ogni dritto, tipo 50000 pezzi, sapendo che il limite temporale è di un anno, che la guerra che si stava combattendo era sul suolo di Roma, e quindi la produzione doveva essere anche per le paghe dei soldati romani, sappiamo anche quanto era la paga di un legionario in quel periodo specifico, potremmo riuscire ad immaginare con una certa approssimazione l'officina della zecca di Roma quanti denari "sfornava" al giorno?

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acraf

Come giustamente evidenziato da g.aulisio, esiste ormai una vasta letteratura sull'argomento e un interessante volume, il più recente. è quello edito da Francois de Callatay, "Quantitying monetary supplies in Greco-Roman times", Edipuglia Bari 2011 (che può essere reperito credo presso Classica Diana di Antonio Morello). Suggerisco l'acquisto per chi ha a cuore tale problematica.

In ogni caso non esistono ancora certezze e ormai è accettato che il numero di circa 30.000 pezzi per un conio, proposto dal Crawford (a pagina 641 e 693 della sua opera), è ora considerato grosso modo il numero massimo che si può ottenere con un conio del diritto, ossia del conio che si pone all'incudine e quindi il più resistente all'usura e rottura. Sia il Mattingly (ANS Museum Notes, 21, 1976, p. 99) sia il Buttrey hanno ritenuto eccessiva la stima del Crawford e hanno ritenuto più realistico il numero di circa 15.000 pezzi per Mattingly e 10.000 pezzi per Buttrey.

D'altra parte in genere, e basta consultare vari Corpus con analisi dei conii, il numero dei conii del diritto è inferiore rispetto al numero dei conii del rovescio, appunto in quanto il conio del rovescio, che è quello di martello, si usura prima. Ovviamente il rapporto fra i conii del diritto e quelli del rovescio tende ad allargarsi quanto più è vasta una emissione (e quindi con un'alta tiratura, con un'alta probabilità di precoce rottura dei conii R/ rispetto ai conii D/). Se una emissione ha invece una tiratura o resa molto bassa (anche pochissime migliaia di esemplari per ogni conio del diritto) tale rapporto tende ad esere 1:1 ma ovviamente possono concorrere anche vari altri fattori.

Nel caso ad esempio del periodo 90 - 87 a.C., che vide la terribile Guerra Sociale tra i ribelli italici e i Romani, e quindi un grande sforzo anche economico per fare fronte alle esigenze degli eserciti, risulta che per i denari romani furono allestiti in tutto, assommando tutte le emissioni di denari in tale periodo, almeno 3951 conii diritto e 4507 conii rovescio e fino ad oggi ci sono pervenuti oltre 100.000 esemplari. Di contro i ribelli italici allestirono complessivamente 131 conii diritto e 153 conii rovescio e fino ad oggi risultano sopravvissuti circa 900 esemplari in tutto.

Se la produzione monetaria dei ribelli italici appare molto modesta rispetto alla coeva produzione romana, bisogna notare che è dello stesso ordine di grandezza della produzione di un solo anno a Roma alla fine del II secolo a.C. ed è comunque superiore alla maggior parte delle emissioni greche prima del tempo di Alessandro Magno (sotto il quale la produzione monetaria divenne quasi "industriale").

Se la lega dei ribelli italici utilizzò circa 150 conii per lato della moneta significa che essi diedero importanza al loro denario e non vollero limitarsi a utilizzare altre monete già in circolazione, come gli stessi denari romani.

L'autore del Corpus sui denari italici, Campana, a pagina 39-40 del suo libro, ha ritenuto che comunque la produzione per conio nei denari italici dovette essere inferiore rispetto alla più collaudata produzione delle coeve zecche romane e non pochi esemplari italici presentano piccole rotture di conio, il che indica che il conio italico era meno resistente di quello romano. Ha ipotizzato che per ogni conio del diritto fossero prodotti non più di 5.000 pezzi e quindi la produzione globale dei denari dei ribelli italici, nell'arco dei 4 anni di guerra, dal 90 all'87 a.C., fu di non oltre 655.000 denari (ossia 131 conii diritto * 5.000 pezzi), concentrata soprattutto nei primi due anni e con circa 340.000 denari solo per il primo anno, 90 a.C.

Se si tiene conto che la paga annuale di un legionario a quel tempo era di circa 120 denari, non c'è motivo di ritenere che la paga annuale di un soldato scelto italico doveva essere di molto inferiore. Se accettiamo il calcolo di 340.000 denari per l'anno 90 a.C. se ne deduce che essi bastavano al mantenimento di circa 2.800 soldati, solo il 3% delle forze entrate in campo (sappiamo che furono coinvolti non meno di 100.000 uomini). Ovviamenre resta incerta la reale destinazione di questi denari. Forse erano riservati solo agli ufficiali, mentre la paga dei soldari semplici era costituita dalla valuta romana e/o da eventuali bottini di guerra.

Il fatto che fino ad oggi per i denari italici siano giunti una media di circa 7 esemplari per ogni conio del diritto (e 6 per ogni conio del rovescio) non solo conferma l'effettiva nota rarità di tale monetazione, imputabile però non tanto a una bassissima produttività delle officine monetarie italiche, quanto sporattutto a un'attenta opera di bonifica operata dai Romani al tempo di Silla, con sequestro e rifusione di monete italiche circolanti.

Questo è solo un esempio della complessità di determinare l'effettivo ammontare della produzione di una zecca antica.

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odysseos

Credo che tu abbia ragione, ma immaginare di arrivare a vedere un ciclo di produzione, dove c'è chi tiene il fuoco per scaldare i tondelli, chi prende e forse passa il tondello sull'incudine in termini di catena di montaggio, il battitore, i saggiatori, e quello che più bello da vedersi enormi giare traboccanti monete fior di conio.

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