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Caio Ottavio

Bonoso.

Risposte migliori

Caio Ottavio

Durante il III secolo d.C. molti furono i problemi che l'Impero Romano, avviato ormai a misurarsi con la sua progressiva decadenza, dovette affrontare. Una delle maggiori preoccupazioni dei governanti era tenere a bada i propri generali affinchè non costituissero una minaccia al loro potere. Le truppe, in particolar modo in questo periodo, svolgevano un ruolo di primaria importanza: ricevere il consenso dei soldati (non solamente pretoriani, come accadeva in precedenza) significava ricevere il trono. Ma i soldati richiedevano in cambio principalmente denaro e congedi al momento adatto. La ferma nell'esercito durava una ventina d'anni e spesso i veterani venivano richiamati nei periodi di grandi guerre e contrasti per rimpolpare i ranghi e affiancare le reclute. Uno dei casi di rivolta militare forse meno discusso che si realizzò nel III secolo fu quello di Gaio Quinto Bonoso. Costui era nato nella Provincia d'Hispania da padre romano originario della Britannia e da madre gallica. Perso il padre in tenera età, Bonoso fu educato dalla madre, educazione che gli permise di intraprendere la carriera militare (uno degli sbocchi più facili per un personaggio come lui che non era un romano in piena regola). Sotto le armi, il giovane si mise subito in evidenza per le sue capacità e portò avanti un servizio eccellente. Il disastro avvenne sul Reno dove era stato nominato comandante della "classis germanica", ovvero la flotta fluviale romana che era stanziata lungo il limes renano e che serviva di appoggio alle truppe terrestri: infatti, egli permise ai Germani di bruciare l'intera flotta di cui lui era il responsabile. Era una grave perdita: le acque del Reno rimanevano scoperte in balia di possibili attacchi delle tribù germaniche. Un pericolo reale e non da poco per l'Impero che già aveva i suoi problemi da gestire all'interno. Bonoso, temendo la reazione delle autorità da Roma, si ritirò a Colonia Agrippina, nella Germania Inferiore, e chiese l'appoggio delle legioni che vi risiedevano. Era l'anno 281 d.C. Nello stesso anno anche Tito Ilio Proculo aveva accettato la porpora imperiale offertagli dalla popolazione gallica di Lugdunum. Gli abitanti di questa città avevano ricompensato in questo modo l'abile generale, poichè li aveva liberati dalla minaccia di un'invasione nemica da parte degli Alamanni. Probo, il legittimo imperatore, non poteva fronteggiare il pericolo dato che si trovava in Oriente a combattere i Sassanidi. Si noti che pure Proculo aveva fatto carriera nell'esercito e che nelle sue vene non scorreva solo sangue romano: egli era, infatti, imparentato con la tribù dei Franchi, una popolazione di stirpe germanica che giocò un ruolo fondamentale in seguito come "foederati" del tardo Impero Romano. Quindi, Bonoso e Proculo si associarono nel potere costituendo un blocco governativo se non unico, almeno collaborativo. Purtroppo questa esperienza terminò quando Probo fece ritorno dall'Oriente: Proculo fu messo in ritirata e, costretto a rifugiarsi a nord, chiese l'aiuto dei suoi parenti Franchi che, però, lo tradirono e lo consegnarono al legittimo imperatore. La sua sorte era segnata: i suoi beni furono confiscati, la famiglia risparmiata e lui fu messo a morte in quanto usurpatore e traditore della Res Publica. Sorte analoga toccò all'oggetto di questa discussione: Bonoso, senza più il sostegno del suo alleato, organizzò un'eroica resistenza in Germania coinvolgendo principalmente le legioni che gli avevano giurato fedeltà. La rivolta fu dura da reprimere: Probo non vi riuscì fino a quando, sfiduciato, Bonoso si suicidò impiccandosi. Solo allora l'imperatore riuscì a ricondurre a sè le legioni in rivolta. Riconoscendo il coraggio e le capacità militari del suo defunto avversario, Probo risparmiò la sua famiglia che fu trattata con tutti gli onori che spettavano ad una donna e ai suoi due figli che avevano accompagnato una figura così ambigua e nello stesso tempo audace come quella del generale Bonoso. Venendo al lato numismatico, non potevano mancare le monete, rare, naturalmente, coniate a nome di questi due usurpatori:

1) per Bonoso abbiamo un AE antoniniano coniato intorno al 280 d.C. con al D/ [M] C BONO~SVS [///], testa radiata verso destra; al R/ ...AVG, incerta divinità in piedi, forse la Salus, dato che ha un serpente in mano. Rif.: RIC 2cf. Segue:" This is what RIC writes about this issue:

<<The coins of this reign suggest a somewhat earlier date than 280 AD. They are of small diameter, thick... The neck is always bare, the workmanship barbarous and the lettering blundered.>> On this particular coin the wavy arms of the deity on reverse are almost identical in style to the style of RIC 2 coin, where Pax is depicted in a very similar manner, and the dies for these coins were probably cut by the same person."

2) sempre per Bonoso, un altro antoniniano coniato nel 280 d.C. Al D/ M C BONOS AVI (?), busto radiato e drappeggiato verso destra; al R/ IOVL X AIVN, Bonoso in piedi andante verso destra regge una lancia di traverso. Rif.: RIC p592.

Per Proculo, invece, c'e da segnalare un AE antoniniano di una zecca incerta della Gallia, coniato intorno al 280-281 d.C. Sembrerebbe un unicum apparso in asta nel 1994 al lotto n° 640. Al D/ IMP C PROCVLVS AVG, busto radiato e corazzato a destra; al R/ (VI)CTORIA AV(G), figura femminile stante a sinistra regge una corona e uno scettro. Rif.: Auction 1994 lot. 640.

Di seguito, come faccio di solito, allego le immagini tratte dal web degli esemplari sopra descritti.

Modificato da Caio Ottavio
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Caio Ottavio

L'unicum di Proculo dall'Auction 1994, lot 640:

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Illyricum65

Ciao Caio Ottavio,

ottima ricerca, per il motivo che sugli usurpatori "minori" i dati sono sempre alquanto incerti e le fonti spesso di parte.

Io avrei rintracciato in merito la seguente versione su un testo inglese, e se a grandi linee i tratti biografici e storici corrispondono (tranne nella parte relativa ad un coinvolgimento della Britannia da parte di Bonosus), sulle date non ci siamo, pur rientrando sempre nel regno di Probus.

http://books.google.it/books?id=QnDtohOe8-QC&printsec=frontcover&dq=chronicle+britain&hl=it&ei=OsGpTdvJL4PTsganj6iZCA&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=4&ved=0CDkQ6AEwAw#v=onepage&q=bonosus&f=false

pagina 116

Tu che ne pensi?

E al limite puoi segnalarmi per PM la tua fonte?

Ciao

Illyricum

:)

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Caio Ottavio

Salve Illyricum65. Sono contento che abbia letto la mia piccola ricerca. Le mie fonti sono state principalmente due: per i fatti storici e le biografie mi sono attenuto alle notizie esposte su Wikipedia, per Proculo al seguente link http://it.wikipedia.org/wiki/Proculo e per Bonoso a quest'altro http://it.wikipedia.org/wiki/Gaio_Quinto_Bonoso. ( "si fece acclamare imperatore (c. 281)"). L'unico rapporto che collega Bonoso alla Britannia Romana, come si evince dalle fonti che ho postato, è la provenienza del padre: si legge infatti che Bonoso " Nacque in Hispania da padre proveniente dalla Britannia Romana e madre gallica...".Le date sono tratte da queste due fonti. Inoltre, si può evincere come le notizie esposte da Wikipedia siano state tratte in gran parte dall'"Historia Augusta". Forse quest'opera non è totalmente affidabile, ma, come fa notare la stessa Wikipedia "essa è l'unica fonte letteraria continua per questo periodo, il cui contenuto coincide a volte con quello di epigrafi e di altro materiale documentario pervenutoci e quindi, pur con tutti i suoi limiti, è di interesse considerevole."

Ne indico di seguito il link dove si può trovare il testo in inglese relativo alle biografie di questi usurpatori: http://penelope.uchicago.edu/Thayer/E/Roman/Texts/Historia_Augusta/Firmus_et_al*.html

Lo stesso testo in lingua latina: http://www.thelatinlibrary.com/sha/firmus.shtml

Per quanto riguarda le monete mi sono affidato alle tavole di wildwinds e anche queste date sono tratte dalle descrizioni relative alle monete postate. Mi sono sempre trovato bene con questo materiale e non ho mai avuto particolari problemi, soprattutto per quanto concerne il lato storico e biografico. Credo che l'opera "The British Chronicles" sia tarda rispetto all'"Historia Augusta", e per questo molto meno attendibile, dato che i testi più antichi consultati per la sua composizione risalgono al VI o al massimo al V secolo d.C.e non sono ritenuti del tutto credibili. Essa, infatti, fu scritta nell'VIII secolo d.C. da un monaco inglese di nome Nennio. L'opera racchiude sia tradizioni orali che fatti storici tradotti dal gallese al latino. C'è da tener presente, invece, che la maggior parte dei dati fornitici dall'"Historia Augusta" sono documentabili oggettivamente tramite rinvenimenti archeologici, come ho già riportato sopra. Spero di esserti stato utile. :)

Modificato da Caio Ottavio

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