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giano3

terico I altro radiato

Risposte migliori

giano3

Ciao eccomi qui,vorrei sottoporre alla vostra perizia ed opinione anche questa di tetrico,peso 2.35g diametro17-18mm.

Stavolta non ho dubbi sul carattere imitativo in quanto:sul diritto il ritratto è veramente approssimativo(un pò ridicolo secondo me),l'imperatore ha 3 ciuffetti di capelli e 3 ciuffi di barba;nella legenda non vedo la I di IMP,i caratteri sono anormali.

sul rovescio:la figura presenta un braccio allungato(poi ho visto che nella monetazione ufficiale non ci sono figure con la lancia a sinistra ma a destra),la legenda è tutto un programma pare di leggere RRCT con una C fatta a segmenti.....

Chiedo quindi lumi se siete concordi con le mie opinioni e quant'altro vogliate aggiungere grazie.

Aggingo che come detto nell'altra discussione sono le prime 2 monete di tale tipo che acquisto e mi paiono abbastanza interessanti.

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giano3

aggiungo foto con flash del diritto che rende bene l'idea del conio

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grigioviola

inquadramento corretto.

si tratta di un bell'esemplare di radiato imitativo, la legenda al dritto e il volto barbuto richiamano Tetrico I.

Si tratta di un radiato ibrido, nel senso che un rovescio con figura maschile con lancia stante a destra non esiste nella produzione ufficiale di Tetrico, quindi le ipotesi probabili sono sostanzialmente tre (forse quattro, ma ne descrivo tre! :P ):

- o si tratta di un rovescio derivato da Vittorino dal tipo COMES AVG Ric 42

- o si tratta di un rovescio sempre derivato da Vittorino dal tipo VIRTVS AVG Ric 78

- o si tratta di un rovescio derivato da un Tetrico tipo PRINC IVVENT però "specchiato"

dato lo stile e il livello di degenerazione delle legende si tratta molto probabilmente di un radiato che come tipologia di imitazione aveva un altro radiato imitativo e non una emissione ufficiale.

bella moneta anche in questo caso! complimenti per l'acquisto!

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tacrolimus2000

Vorrei evindeziare una interessante caratteristica della legenda di dritto: mentre la maggior parte delle lettere sono ben eseguite, le I degenerano in pallini.

Si tratta di una caratteristica abbastanza comune su imitazioni con legende di buona fattura generale (grado I secondo Hill).

Non si può certo dire che una I sia difficile da copiare, per cui mi sembra più probabile che la sceltaderivi dalla mancata conoscenza del significato reale del segno.

Luigi

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grigioviola

indubbiamente abbiamo a che fare con maestranze che non comprendevano il significato delle lettere che andavano a copiare e molto probabilmente non erano in grado di distinguere se fossero effettivamente lettere o simboli. visto il tenore di degenerazione delle legende, io ipotizzavo infatti che il prototipo di partenza fosse anch'esso un imitativo. qui siamo abbastanza spostati verso il III grado della scala di Hill... sistema di classificazione che secondo me lascia un po' il tempo che trova... tre gradi non sono molti se li consideriamo in senso assoluto... tenendo conto dell'estrema stilizzazione che presentano alcuni radiati dove difatto dritto/rovescio sono segni astratti e le legende sono per lo più ||:; e segni privi di alcun nesso, qui direi che siamo a cavallo tra II e III gruppo.

la scala di Hill pur essendo ancora spesso citata, è nella pratica della catalogazione (o meglio, nella pratica dello studio) di fatto abbandonata. è comunque interessante proprio perché rappresenta uno dei primi approcci allo studio di questo interessante settore della numismatica!

...sbaglio o anche tu, luigi, sei un appassionato di radiati imitativi?

...allora non siamo poi così pochi in questo forum!!! :)

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giano3

Vi ringrazio entrambi per le risposte,come detto sono le prime 2 monete di questo tipo che prendo e sono contento che piacciano anche a voi come a me :lol:

Ora scusate ma ma ho una domanda:allora ho capito che alcune zecche diciamo ausiliarie facevano degli imitativi spesso in dimensioni ridotte che comunque erano accettati come moneta circolante per via di tutti i motivi che mi avete spiegato(risparmio di metallo ecc...)

Adesso vedo che come modello potevano usarsi sia monete ufficiali (in tal caso l'imitativo ha un conio diciamo migliore)oppure come in questo caso un imitativo stesso (e qui il conio è più scarso e pieno di errori dato che probabilmente non sapevano nemmeno leggere e scrivere)

La domanda è :ma allora in un certo senso il nome barbarici indica che erano fatti dagli indigeni del luogo(gallia)considerati alla stregua di barbari in queste zecche?,inoltre mi chiedo erano ugualmente accettati anche questi ibridi più scarsi dal punto di vista estetico?cioè mi spiego meglio se ho capito è sbagliato pensare che per dire queste popolazioni si autofabbricassero delle monete da poter spendere in giro e non sono da consoderarsi come dei falsi.

Aggiungo che in questa moneta gli assi di diritto e rovescio(sempre considerando una linea verticale passante la testa o la figura)formano una croce sono cioè tra loro perpendicolari.

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tacrolimus2000

La gradiazione di Hill è assolutamente soggettiva, è vero, ma se ci riferiamo al dritto (e credo sia lecito trattare diversamente i due lati della moneta quando differiscono) non credo si possa parlare di grado III perchè la legenda è perfetta, se si esclude la degenerazione della lettera I. Il grado III viene assegnato a monete con leggende totalmente errate o assenti.

Il rovescio appare più incongruo nella legenda (almeno da quello che riesco a vedere dalla foto), ma la figura non è stilizzata. Personalmente gli assegnerei un grado II, sicuramente non III.

Non credo, infine, che la moneta imiti una imitazione, ma che siano stati accoppiati i conii che si avevano a disposizione senza preoccuparsi della rispondenza con la realtà.

Le imitazioni delle imitazione producono iperboli di errori, ossia deformazioni delle figure e invenzioni di attributi delle personificazioni assai più marcate.

@giano3

Si può ragionevolmente affermare che gli "antoniniani irregolari" erano prodotte per sopperire alla scarsa quantità di circolante ufficiale in alcune aree dell'impero romano; infatti il fenomeno non riguarda tutte le province romane. Queste monete erano pertanto scambiate e tesaurizzate, anche insieme a monete ufficiali, a prescindere dallo stile. Fino all'intervento di Aureliano, la loro circolazione fu tollerata dal potere centrale.

A mio avviso, il termine "barbarous" utilizzato da Akerman (barbarous imitations of roman types) esprimeva un giudizio soggettivo sullo stile, per distinguerle dalle emissioni ufficiali, non di assegnazione ad una popolazione.

@grigioviola

Appassionato forse è un termine eccessivo; diciamo che mi interessa approfondire le aree meno studiate, piuttosto che quelle in cui abbondano studi consolidati.

Luigi

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grigioviola

@luigi

la debolezza del sistema di Hill sta proprio nella soggettevità e nel nostro argomentare l'abbiamo appena dimostrato! ciò che per me è un grado II (dritto) tendente al III (rovescio) per te è un II per entrambi i versi! :)

le imitative offrono il fianco a molte speculazioni e nella maggiornaza dei casi è impossibile stabilire come possa essere stata la genesi reale... sì la tua ipotesi di casualità nell'accopiare i coni disponibili è validissima e più che credibile: due coni distinti che si rifacevano ad altrettante due distinte monete ufficiali. ma credo che anche la mia ipotesi possa avere un fondo di verità... di fatto è molto arduo stabilirlo dall'analisi di una moneta decontestualizzata e proveniente dal mercato collezionistico e quindi del tutto priva di informazioni circa il luogo del rinvenimento e le modalità della scoperta... che comunque avrebbero potuto aiutare come pure il contrario! di certo si può dire che si tratta dell'accoppiamento di due coni che si riferivano a due distinte monete... ma non è dato sapere se in origine ognuno di questi coni avesse il suo "fratello" corrispondente al modello originale (e quindi siano stati accoppiati in un secondo tempo dopo la rottura/inutilizzabilità dei rispettivi fratelli) o se questi stessi coni fossero "fratelli" perché ispirati a un imitativo già ibrido.

c'è anche da dire che l'imitazione di un imitativo non necessariamente genera un imitativo più degradato perchè magari la conoscenza delle maestranze è la medesima e la legenda "corretta" viene quindi ri-imitata correttamente magari con piccole imperfezioni (ecco per esempio la I che magari nell'imitativo di partenza era fatta anche in aderenza alla I "originale")... diciamo che per me è proprio questo uno degli aspetti interessanti delle imitative! la ridda di ipotesi che si aprono di fronte a ogni singola monetina!

@giano3

in merito al termine "barbari" e derivati, luigi ti ha illustrato correttamente la genesi e il senso dell'uso di questo vocabolo in relazione ai radiati imitativi. c'è poi da dire che in passato nella storiografia il termine "barbaro" aveva un connotato negativo poi negli anni rivalutato.

queste monete circolavano comunemente nell'impero gallico, specialmente nel periodo dei Tetrici e costituivano una parte molto importante del circolante. ma non era l'unico territorio in cui penetravano. radiati imitativi sono stati trovati anche in ripostigli dell'impero centrale.

uno scritto bereve inserito in una bella tesi di laurea sull'antoniniano fa una panoramica dei ripostigli italiani di antoniniani (e quindi anche di quelli imitativi) e parla anche della circolazione/penetrazione nei flussi monetali ufficiali di queste monete.

ti/vi lascio il link: http://paduaresearch.cab.unipd.it/473/

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