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federicom73

Domanda ingenua.

Risposte migliori

federicom73

Ciao a tutti.

Quella che voglio rivolgere oggi agli esperti di storia numismatica, è una domanda che mi sono sempre posto.

Lo faccio con una certa timidezza :unsure: ..perchè mi rendo conto dell'ingenuità e (forse) della mezza assurdità della questione che pongo.

Ma del resto gli ignoranti sono tali perchè (appunto) "ignorano"......."conoscendo", non lo saranno più :) ....Confido nella comprensione del forum.

Venendo al dunque....

L'italia è una repubblica unita da 60 anni...con una forma di governo repubblicana stabile (..non mi riferisco è ovvio alla durata dei governi <_< , quanto al fatto che non si prevedono a breve restaurazioni monarchiche od altri sconvolgimenti macroscopici)...Ed ha una identità territoriale definita.

Il sistema bancario è (bene o male) moderno e capillare.

L'economia, di mercato.

Quindi mi riesce comprensibile capire come (per es.) il passaggio lira > euro sia potuto "fisicamente" avvenire......mediante ritiro progressivo della vecchia valuta ed immissione della nuova.

Ma (e qui vengo alla curiosità che mi frulla spesso nella mente di appassionato dilettante) nel passato queste "svolte" come avvenivano?

Abbandoni spontanei dei coni "in disuso"? doppie circolazioni più o meno curiose? ritiri dettati dall'autorità centrale, magari per riutilizzare i metalli preziosi?

Penso alla frammentarietà territoriale, alla maggior precarietà istituzionale di tempi più turbolenti, ai passaggi di corona connaturati nell'istituzione monarchica.

Per fare due esempio banalissimi di quel che intendo: morto Vittorio Emanuele II nel 1878, e salito al trono Umberto I, le monete del primo che "fine fecero"? continuavano a circolare, e se sì per quanto?

Tesaurizzate? ritirate il più possibile magari per il cambiamento del rapporto fra valore nominale della moneta e peso del metallo "contenuto" da essa?

E quando vi fu l'unificazione, quale fu il destino (a livello macroscopico/istituzionale, perlomeno) per es. delle piastre borboniche ferdinandee coniate in gran numero?

Vi chiedo scusa se quella che chiedo è una atroce banalità, o è domanda malposta :unsure: ...ma non intendendomene di storia numismatica, per me non la è affatto.

E poi avere le idee più chiare (sotto questo aspetto) potrebe aiutarmi a a capire maggiormente le regole che dirigono la vita di una moneta antica nel corso dei secoli ...la sua possibilità o meno di sopravvivere e/o divenire rara.

Grazie dell'attenzione :rolleyes: .

Fede

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Paolino67

La domanda è interessante e tutt'altro che banale. Da quel poco che so io, molto spesso quando cambiava un regnante/dominatore le vecchie monete continuavano a circolare, e quando queste monete erano apprezzate dalla popolazioni circolavano più quelle vecchie che quelle nuove. Per quanto riguarda il periodo successivo all'unità d'Italia le vecchie monete venivano ritirate dopo un certo numero di anni, e generalmente rifuse per coniare nuove tipologie. Sul Gigante per quasi tutte le tipologie del regno è specificata la data e il quantitativo di monete ritirate, nonchè l'uso che è stato successivamente fatto dei pezzi ritirati.

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bavastro

ciao fede, come dice paolino, sui cataloghi sono citati i regi decreti di emissione e di ritiro delle monete del regno. Come semplice appassionato di storia numismatica, posso aggiungere che la faccenda era molto complessa. Il valore nominale doveva corrispondere alla quantità di oro o argento fissata secondo certe tabelle, stabilite da decreti dell'autorità emittente, che variavano in base alla contingenza storica.

Chi non rispettava queste misure, semplicemente era rifiutato dal mercato. :ph34r:

Al contrario le monete d'oro che a parità di nominale (es. il ducato) avevano peso maggiore di pochi decigrammi, godevano di particolari privilegi.

E' così che le monete di firenze, genova e venezia hanno tenuto testa alle concorrenti del mediterraneo.

In momenti di penuria di argento, le monete venivano necessariamente ritirate e rifuse con una quantità di rame sempre maggiore. Questo portava il mercato a rifiutarle e per tornare ad essere competitive, le monete dovevano essere emesse con un nominale inferiore.

Al contrario in momenti di abbondanza di metallo nobile, le monete avevano un titolo sempre migliore e venivano emessi moduli sempre più grossi.

Insomma ci sono tanti aspetti che riguardano la domanda che hai posto, per cui attendiamo eventuali altri contributi B)

Modificato da bavastro

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max-bg

Ciao a tutti,

per quanti riguarda le monete post-unitarie mi associo a quanto detto....

Per quanto riguarda la monetazione più antica (specie medievale) il discorso si complica un po...

infatti non dobbiamo scordare che OGGI la moneta ha valore legale:10euro sono un pezzo du carta che uno stato gli associa il valore.

Un tempo la moneta avava valore intrinseco: uno zechino valeva tanto oro quanto pesava!!

Ed in effetti nelle transizioni commericiali medievali spesso si pesavano le monete:questo perchè il pagamento poteva anche avvenire con diverse valute e perciò era buona norma pesarle per eviatre le monete ''tosate''.... :(

Per quanto riguardava i numerosi cambi di potere (conqueiste, morti di sovrani etc..): in generale le monete vecchie non venivano ritirate finchè il loro contenuto in metallo era apprezzabile dal mercato...

mi spiego: lo zecchino è circolato epr quasi 500anni... ed anche a fine 1700 si trovavano in circolazione moente con i nomi di dogi di un paio di secoli prima!!

Questo perchè la quantità d'oro è rimasta sempre immutata ed il mercato lo apprazzava!!

a presto

Max

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Paleologo

In sostanza noi siamo ormai abituati alla moneta "a corso forzoso", cioè la moneta (e a maggior ragione la banconota) di per sè non VALE tot, ma RAPPRESENTA il valore di tot. Di questo valore di scambio si fa garante l'autorità emittente, in genere lo stato, e quindi la moneta contemporanea in sostanza è equiparabile a un gettone. Un tempo (in effetti fino a meno di un secolo fa), quando i sistemi monetari erano basati sui metalli preziosi, il valore della moneta era INTRINSECO, cioè era basato sul suo contenuto di metallo prezioso. Se un quintale di grano costava, per dire, cinque grammi d'argento, qualsiasi moneta che contenesse cinque grammi d'argento era un valido mezzo di pagamento indipendentemente da chi o quando l'avesse emessa. Di conseguenza l'emissione da parte di una autorità riconosciuta aveva valore di CERTIFICAZIONE: gli zecchini veneziani circolavano in tutto il Mediterraneo perché erano riconosciuti e apprezzati come moneta stabile e affidabile in termini di peso e contenuto di fino. In questo senso la moneta era uno strumento importante di politica estera e diplomazia: avere una buona moneta accresceva il prestigio di chi la emetteva.

Ciao, P. :)

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federicom73

In procinto di abbandonare il pc (week end) , lascio un saluto ed un ringraziamento a tutti coloro che mi hanno risposto...mostrando attenzione ..e facendomi pensare che la domanda non era "infantile", nè la tematica banale.

Mi sono limitato a leggere (il mio ruolo più giusto in questo frangente ;) ) ma ho seguito e trovato tutto interessante.

Mi piacerebbe leggere qualcosa di "approfondente".....purchè non mattoni da esame universitario :P

Mi limito a considerare come (in effetti) non mi ero mai soffermato con attenzione su un concetto banale...il classico uovo di colombo.

Ora mi ci avete fatto riflettere con più ponderatezza: non a caso sui vecchi biglietti di banca delle lire c'era scritto "pagabile a vista al portatore"!...concettualmente quasi un assegno insomma!..garanzia di "valore" di ciò che non è che un pezzo di carta, in sè e per sè.

ben diverso il discorso con uno scudo di argento, od un fiorino aureo..lì il valore uno lo aveva tangibilmente in mano.....e più durevole sotto diversi punti di vista (l'oro è sempre oro...sia che sia in lingotti, sia che sia in tondelli....sia che ci sia scritto Tizio, sia che ci sia scritto Caio.....ovvio).

Grazie.

Buon fine settimana :D .

Federico

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Leo1083

Ciao Federicom73,

mi voglio complimentare con la domanda che trovo molto interessante, dato che me la sono posta anch'io.

Nelle zone di confine tra due stati, ad esempio, era in corso un doppio regime monetario.

Ho fatto una specie di indagine a tal proposito: abito in una cittadina posta a ridosso dell'ex-confine Stato Pontificio- Regno delle 2 Sicilie, parlando con mia nonna mi ha detto che i suoi nonni le dicevano che prima c'erano baiocchi e tornesi e per fare un baiocco ci volevano 3 tornesi!

Ciò è tanto più sorprendente in quanto mia nonna è una contadina che non sà nemmeno che fosse esistito lo Stato Pontificio!

Inoltre tra i modi di dire in uso presso gli anziani della zona si riscontra un "Caccia la baiocca", che significa tira fuori i soldi.

La mia città faceva parte del Regno delle 2 sicilie, segno che la monetazione Pontificia era più apprezzata.

La cosa è anche confermata dai reperti che vengono fuori durante la lavorazione dei campi: In proporzione di 4 a 1 in favore dello Stato Pontificio. (ovviamente il campione statistico è basato su un numero di pezzi limitatissimo).

Ovviamente a livello di Piastre e Scudi non ho testimonianze (i contadini e il popolino se li sognavano!), ma a livello degli spiccioli in Rame è attestata una maggiore penetrazione(anche culturale) della monetazione pontificia.

Ciao Leo

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POLG
Mi sono limitato a leggere (il mio ruolo più giusto in questo frangente ;) ) ma ho seguito e trovato tutto interessante.

Mi piacerebbe leggere qualcosa di "approfondente".....purchè non mattoni da esame universitario :P

Federico, credo che i libri di Carlo M. Cipolla sono bellisimi per capire un po la storia della moneta italiana.

Ce la storia della Lira, e un'altro che non mi riccordo il nome, che parla della moneta a Milano e a Firenze, e fa capire benissimo com'era la feccenda in quell'epoca.

Saluti!

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