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Nichelino del 1918,


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Le immagini che vedete non sono dei 20 centesimi esagono del 1918, ma sono della prima moneta che fu chiamata nichelino (perché in nichelio), coniata sotto Umberto I nel 1894. Queste immagini vi aiuteranno ad decifrare le tracce sulla 20 centesimi esagono allegata a questa scheda.

Le monete 20 centesimi esagono, sono considerate monete di emergenza, coniate per colmare la carenza di nichelini circolanti. Furono coniate dal 1918, in anni in cui la crisi monetaria cominciava a far sentire pesantemente i suoi effetti. Come tondelli per la loro coniazione furono utilizzati i nichelini coniati nel 1894 e 1895 sotto il regno di Umberto I (un esemplare 1894 è raffigurato sopra e sotto questa scheda) e ritirati dalla circolazione dal 1909 al 1914. I 20 centesimi esagono ne risultarono, ovviamente, monete dello stesso peso: 4 g e (per effetto della compressione del conio) aventi un diametro: 21,3 mm, 0,3 mm più grande del nichelino di Umberto I. Le foto che invece potrete scaricare come files allegati a questa scheda mostrano un esemplare di 20 centesimi esagono del 1918 con evidenti tracce del conio precedente (nichelino del 1894), sia sul diritto che sul rovescio. Contorno: liscio, oppure con tracce più o meno evidenti di rigato del conio precedente. Seconda classe di conio, tranne che per i nichelini coniati nel 1920: i soli classificati come prima classe di conio (questo fa pensare che probabilmente quelli del 1920 siano stati coniati su tondelli nuovi, anche perché non ve ne sono con tracce di rigatura sul contorno). Materiale: Cupronichelio (con 75% rame e 25% Nichel), lega caratterizzata da una notevole resistenza all'erosione e ancor più alla corrosione.

Cenni Storici: Questa moneta va inquadrata nel difficile periodo storico che prende avvio dalla fine della prima guerra mondiale. Nel mondo, la grande guerra aveva portato le gravi perdite di vite umane e di ricchezza: circa 10 milioni di morti, 20 milioni di feriti, tra cui moltissimi invalidi non più idonei al lavoro, e circa 400 miliardi di dollari di spese di guerra. La malasorte aveva poi aggiunto ai morti della grande guerra ben 50 milioni di morti per l’epidemia dell’influenza spagnola nel 1918 (675 mila solo negli Stati Uniti). In questo quadro, già desolante di per sé, si affacciarono altri problemi economico-finanziari dovuti a:

- il tracollo economico della Germania sotto il peso del riconoscimento dei debiti di guerra e del pagamento delle riparazioni imposto dal trattato di Versailles;

- la riduzione degli scambi internazionali conseguente al crollo dell’Impero asburgico ed alla nascita di numerosi altri Stati (Jugoslavia, Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia) dalle politiche protezionistiche;

- la rivoluzione russa e l’autoesclusione dell’economia sovietica dai liberi scambi mondiali e la nascita di ancora altri Stati, come la Finlandia e le Repubbliche baltiche di Estonia, Lituania e Lettonia.

C’è da aggiungere che fino al 1914 il commercio internazionale, che aveva avuto come strumento predominante il credito privato, usava molto poco il concetto di cambio perché le monete dei singoli Stati, grandi e piccoli, avevano la parità aurea o vi si avvicinavano. La guerra mondiale uccise anche quell’unità monetaria. Durante la guerra cominciarono a verificarsi delle divergenze di cambio e dopo la guerra si sono avuti sbalzi imprevisti e molto ampi. Non si era preparati, né vi erano le condizioni internazionali per tenere sotto controllo i cambi. Tutti gli Stati, quelli ricchi e quelli poveri, si abbandonarono in una qualche misura ad una emissione sregolata di moneta.

In Italia fu costituita la Commissione reale per il dopoguerra, alla quale fu affidato il compito di vagliare le questioni più urgenti della vita economica, giuridica, amministrativa e politica. La sua sezione finanziaria dimostrò che il considerevole inasprimento dei prezzi delle derrate e delle merci all'interno era fondamentalmente dovuto all'aumento dell'emissione della moneta. Alla fine del 1918, la commissione votò che, in un periodo non superiore a cinque anni, si procedesse ad una progressiva riduzione della circolazione. Ma la complessiva circolazione, che a finee 1918 era di circa 14 miliardi di lire, invece aumentò fino a 22 miliardi a dicembre 1920, e si stabilizzò sui 21 miliardi e mezzo negli anni successivi. Sempre in Italia, ai lutti e alle difficoltà economiche del dopoguerra si accompagnò una ripresa dell’irredentismo, movimento diretto alla redenzione delle terre italiane rimaste soggette all'Austria dopo il 1866 che porterà alle successive vicende di Fiume e la questione dalmatica. E’ l’inizio di un lungo perdurare di incontrollate tensioni e rivendicazioni politiche e finanziarie, che non possono essere dimenticate pensando al Fascismo, alla crisi economica mondiale del 1929 e infine al Nazismo.

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