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gpittini

La Cibele dei Severi.

Inviato (modificato)

DE GREGE EPICURI

Riemergo da una serie tremenda di pranzi ed incontri familiari, e riesco a rifugiarmi nel Forum. Vi propongo comunque un tema religioso, anche se non cristiano nè natalizio, quello della Grande Madre Cibele: culto di origine sicuramente asiatica, benchè poi migrato nel mondo greco-romano. "Come GRANDE MADRE o MADRE DEGLI DEI, o anche con entrambi i nomi contemporaneamente, veniva invocata solo una delle figlie di Gea e di Urano, Rea, che aveva partorito a Cronos i tre dei sovrani del mondo: Zeus, Poseidone e Ades, e le tre dee: Era, Demetra ed Estia (...)Il presupposto dei racconti intorno a Rea vuole che essa sia stata la prima madre che ha creato i suoi compagni ed aiutanti maschi, o con le proprie mani dalla terra, o fecondata dal Dio del Cielo. Essa era naturalmente così poco NOSTRA Grande Madre, come era NOSTRA la grande dea dell'amore dalla quale, del resto, non sempre è distinta con chiarezza presso i nostri vicini orientali, nell'Asia Minore e in Siria e nelle regioni orientali ancora più distanti.(...) Nel paese dell'Asia Minore dal quale il suo culto si è diffuso ed è tornato spesso anche fra noi, cioè nella Frigia, essa si chiamava Matar Kybile, nella nostra lingua Cibele."(K.Kerényi, Gli Dei e gli Eroi della Grecia, cap. V)

Questa Grande Madre aveva una caratteristica inquietante nei confronti dei suoi adepti e sacerdoti maschi, cioè tendeva a femminilizzarli, ed a volte a indurli ad evirarsi. Stranamente (ma non tanto) questa tendenza si è ripresentata anche nell'impero del III secolo, almeno per alcuni rampolli delle Donne di Emesa; quanto meno per i cugini Eliogabalo ed Alessandro Severo, entrambi devoti sia a Cibele che al Culto del Sole.

La prima imperatrice della stirpe di Emesa fu naturalmente Iulia Domna, che sposò Settimio Severo, di origine africana.Da allora, il culto di Cibele e della sacra Pietra Nera (forse un meteorite?) si radicarono anche a Roma. Ecco un denario della stessa imperatrice (3,3 g. e 19 mm), IULIA AUGUSTA al diritto, che al R riporta la legenda MATER DEUM. Si vede Cibele in trono verso sin., con un leone ai suoi piedi sulla dx.

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Rovescio.

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Questo invece è il denario di Caracalla ben noto (spero di non annoiarvi)del tipo INDULGENTIA AUGG IN CARTHAGINEM. Al D il busto giovanile dell'imperatore, laureato: ANTONINUS-PIUS AUG. Al R, Cibele sul dorso di un leone balzante a dx; la dea regge uno scettro ed un fascio di fulmini. Dietro al leone c'è qualcosa che non distinguo bene. La moneta pesa 3,0 g. e misura 19 mm.

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Rovescio.

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Ciao Gianfranco,

Dea Cibele è la continuatrice della Dea Madre preistorica di origine anatolica e, in genere, pre e proto-storica.

La grande Dea anatolica

Dea creatrice che ha dato origine all’intero universo senza bisogno di intervento maschile, vergine inviolata e tuttavia madre degli dei. La grande dea anatolica si manifestava nella dura sostanza della roccia e si riteneva fosse caduta dal cielo sotto forma di una Pietra nera.

Sul confine occidentale della Paflagonia c’era una scogliera deserta che si chiamava Agdo e Cibele vi veniva adorata sotto forma di una pietra nera.

La leggenda narra che Zeus era innamorato di Cibele ma invano cercava di unirsi alla dea e nell'angoscia di una notte d'incubo, mentre la sognava ardentemente, il suo seme schizzò sulla pietra generando l'ermafrodito Agdistis. Questi era malvagio e violento, con le sue continue prepotenze aveva già maltrattato tutti gli dei. Sicché Dioniso, giunto all’esasperazione, volle vendicarsi e architettò ai suoi danni uno scherzo atroce. Gli portò in dono dell'ottimo vino e lo accompagnò a bere in cima a un grande albero di melograno, finché Agdistis si addormentò ubriaco fradicio in bilico su un ramo. Pian piano con una cordicella Dioniso gli legò i genitali al ramo e, sceso in terra, scosse l'albero con tutta la sua forza. Nel brusco risveglio il malcapitato precipitò strappandosi di netto il prezioso organo: così Agdistis morì dissanguato mentre il suo sangue lavava il melograno e lo faceva rifiorire rigoglioso e stupendo e carico di succosi magici frutti. La ninfa del Sangario, il fiume che scorreva nelle vicinanze, sfiorò con la sua pelle vellutata uno di quei frutti e rimase incinta di un dio.

Fu così generato Attis il bello, il grande amore di Cibele.

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Attis Chiaromonti dai Musei Vaticani.

La Signora delle fiere suonava la lira in suo onore e lo teneva perennemente occupato in voluttuosi amplessi. Ma, ingrato e irriconoscente, Attis volle abbandonare quelle gioie celesti e se ne fuggì via per vagare sulla terra alla ricerca di un'altra donna. Cibele sapeva bene che nessuna infedeltà avrebbe potuto sfuggire alla sua vista onnipotente e, trainata dai leoni, lo sorvegliava dall'alto del suo carro. Colse così Attis mentre giaceva spensieratamente con una donna terrena, convinto che le fronde di un alto pino fossero sufficienti a nascondere il suo tradimento. Vistosi scoperto, Attis fu assalito da un rimorso tormentoso e implacabile, finché all'ombra del pino si evirò.

La castrazione divina

L’immagine dell’ape regina, che durante l’atto nuziale effettua la castrazione del fuco, incarna l’essenza del mito classico su Cibele. Presso gli Ittiti, Kumarbi stacca con un morso i genitali del dio del cielo Anu, ne inghiotte una parte dello sperma e sputa il resto contro la roccia, ove si genera una bellissima dea. Benché argomento apparentemente peregrino, la castrazione è un tema mitico universalmente diffuso e si collega al nucleo della trasmissione del potere regale cui si è alimentata tanto la tradizione egiziana (Osiride) che quella Greca (con Urano).

Il mito pelasgico della creazione

In principio la grande Dea emerse nuda dal Chaos.

Non trovando nulla ove posare i piedi, divise il mare dal cielo e intrecciò sola una danza sulle onde. Danzando si diresse verso sud e il vento che turbinava alle sue spalle le parve qualcosa di nuovo e di distinto, pensò allora di cominciare l’opera della creazione: si voltò all’improvviso, afferrò il vento del nord e lo sfregò tra le sue mani finché apparve un enorme serpente.

La Dea danzava accaldata, danzava con ritmo sempre più selvaggio e il serpente, acceso dal desiderio, l’avvinghiò nelle sue spire e si unì a lei.

Volando a pelo dell’acqua la Dea assunse forma di colomba e poi, a tempo debito, depose l’uovo cosmico.

Ordinò allora al serpente di avvolgere l’uovo per sette volte: il guscio si dischiuse e ne uscirono tutte le cose esistenti. Ma ben presto il serpente si vantò d’essere egli stesso il creatore e irritò così la grande Madre che lo relegò nelle buie caverne.

E’ questo il mito Pelasgico, che alcuni Autori ascrivono ad un’origine anatolica. Si tratta di una versione in accordo con la tradizione indoeuropea degli antichi Veda (i testi sacri degli invasori giunti in India da nord e attraverso le steppe caucasiche). V’è un parallelo con Vinata, dea primordiale che guarda verso dove il limite dell’oceano si unisce con il cielo: dall’uovo cosmico che ella depone nasce un figlio alato il cui primo compito sarà di riscattare la madre dal potere dei serpenti.

Il culto

Cibele era la grande madre di tutti i viventi , protettrice della fecondità, signora degli animali selvatici e della natura selvaggia, attraversava le foreste montane su un cocchio tirato da leoni, accompagnata dal corteo orgiastico dei coribanti.

Era anche una divinità poliade, fondatrice di città e patrona del suo popolo in pace e in guerra, aveva anche caratteri oracolari.

Il suo culto,che aveva il centro principale in Pessinunte, in Asia minore, era in origine di carattere nettamente orgiastico, con danze sfrenate al suono di flauti, timpani e cembali ed estasi deliranti, durante le quali i galli, suoi sacerdoti servitori, si flagellavano e arrivavano a autoevirarsi. In seguito il suo culto passo in Grecia e specialmente a Creta, sotto il nome di Rea. Sotto l'influenza greca, questo culto perse molte delle sue caratteristiche barbariche, che riaffiorarono in epoca ellenistica.

A Roma ella fu venerata a partire dal 205 a. c. come simbolo di fecondita’.

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Octavian.

Aureus, January-April 43 B.C. Rome. Struck by Praetors L. Cestius and C. Norbanus. Draped bust of Sibyl r., head bound with fillet and hair gathered into knot behind, L. CESTIVS P.R. below, C. NORBANVS above. Rv. Cybele enthroned l. in biga of lions, S.C. above. 8.07 grams. Craw.491/2, Cal.5b. Struck from a pair of somewhat rusty dies, as frequently encountered with this issue. Close to Extremely Fine.

I suoi sacerdoti si chiamavano Galli nella Galizia, Coribanti nella Frigia, Dattili Idei nella Troade e Cureti a Creta. In suo onore furono incisi svariati fregi e solchi su marmo quale atto per ridestare l’insita sua presenza. Santuari imponenti le venivano dedicati in posti inaccessibili, ricavandoli nelle pareti a picco mille metri sul mare. Il suo misterioso culto ctonio era praticato nelle fenditure della montagna, entro nicchie e gallerie. Talora l’apertura era un lontano punto visibile su un dirupo, tal altra corrispondeva al punto più alto di un’acropoli: era l’ingresso a tunnels scavati interamente nella roccia con gradinate discendenti nelle viscere della montagna, ad andamento elicoidale e senza sbocco. Ieratica in trono, Cibele riceve gli omaggi delle processioni che avanzano al ritmo frenetico di timpani, cembali, flauti e tamburi.

Porta sul capo un ornamento cilindrico, di solito a forma turrita; è coperta da un velo o da un mantello, regge uno specchio nella mano e, sette volte su dieci, possiede una melagrana. Come Demetra, impugna le spighe d’orzo la cui Claviceps purpurea forniva la bevanda allucinogena.

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Il leone è il veicolo di Cibele ed immancabilmente lo troviamo ai suoi piedi.

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Marcus Aurelius

For Faustina Junior

Empress, wife of Marcus Aurelius

Aureus ca. 165, Rome.

Obv. FAVSTINA – AVGVSTA Draped bust to r., hair in elaborate form and drawn into bun at back of head. Rev. MATRI – MAGNAE Cybele enthroned to r. between two lions, holding drum with l. hand. 7,27 g. Calico 2071. Cohen 168. RIC 704.

Anche nei bassorilievi della corrispondente dea ittita (Kubaba) compare un leone ai piedi del trono.

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Non solo in Anatolia: nel 1200 a.C. l’iconografia di una donna nuda in equilibrio sulla schiena del leone era presente in una vasta area del bacino mediterraneo orientale che interessava Assiri (Ishtar), Fenici (Astarte) ed Egiziani (Quadesh). La criniera del leone e le sue fauci spalancate sono l’emblema del pube femminile. Solo più tardi, quando le società patriarcali hanno sviluppato concezioni misogine, nel pelo leonino è stata proiettata l’immagine raggiata della corona solare. Non deve stupirci la banalità dell’attribuzione sessuale, l’idea dell’antro genitale femminile è insita nel nome stesso di Cibele, che significa grotta. Bisogna considerare che in Cibele c’è la continuità con le semplici concezioni religiose dell’uomo del neolitico e che in Anatolia, già nel 6.000 a. C., la grande dea veniva rappresentata seduta in trono fra due leonesse.

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La MAGNA MATER

Patrona dei Mermnadi di Lidia, nel mito greco fu assimilata a Rea e associata a Demetra e venerata ovunque, in genere sotto l'appellativo di Grande Madre o Madre degli dei.

La Magna Mater altri non è che la dea Cibele, la grande divinità della Frigia, il cui culto è importato a Roma nel 204 a. C., durante le guerre con Cartagine, quando il senato decide di far venire da Pessinunte la "pietra nera" (magica, perché caduta dal cielo), simbolo della dea e di costruirle un tempio sul Palatino. Nelle intenzioni del senato il culto di Cibele avrebbe forse rinfrancato il sentimento religioso e il morale della popolazione, stremata dalla guerra. L'adozione del culto di Cibele sarebbe stata suggerita dagli auguri, che avevano consultato i Libri Sibillini e ne avevano ricavato un'allusione alla dea e all'opportunità di introdurla in Roma, per avvantaggiarsi nella situazione bellica. Per questo vengono mandati ambasciatori al re Attalo, che acconsente, dietro assicurazione che alla dea sarà tributato il culto che le compete. A Roma la pietra sacra doveva essere accolta dall'uomo e dalla donna migliori tra i cittadini. Per gli uomini fu scelto Publio Scipione Nasica, lo strenuo avversario dei Gracchi. Più confusa, nelle fonti antiche, l'identità della donna prescelta per il delicato incarico. Insieme a Cibele giungono a Roma anche i suoi sacerdoti, detti Galli, il cui capo è l'Arcigallo. Il culto di Cibele, rappresentata con la testa coronata di torri, accompagnata da leoni, o su un carro trainato da questi animali, sopravvive a lungo nella storia dell'impero romano.

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Iulia Domna, denario, raffigurata come Cybele, legenda MATER AVGG (Madre degli augusti)

Il testo, al di là delle integrazioni fotografiche, è tratto da:

http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_Dee_Cibele.htm

Un buon link per il tema su Cibele e monete a lei collegata, in lingua inglese, è il seguente:

http://www.forumancientcoins.com/moonmoth/reverse_cybele.html

Ciao

Illyricum

:)

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La grande dea anatolica si manifestava nella dura sostanza della roccia e si riteneva fosse caduta dal cielo sotto forma di una Pietra nera.
(vedi sopra)
La pietra di Emesa (Siria), trasportata a Roma dall'imperatore Eliogabalo nel 220, è una tra le molte pietre sacre betiliche (dal semitico beth-el che significa "Casa di Dio") il cui culto ha origine probabilmente presso gli antichi popoli orientali ma che in seguito si diffuse in tutta Europa con le migrazioni e le conquiste di queste popolazioni.

http://www.lamoneta....-nera-di-emesa/

...la Pietra Nera è considerata dai musulmani l'ultimo lacerto della "Casa Antica" (al-Bayt al-ʿatīq), fatta calare da Allah direttamente dal Paradiso sulla Terra e andata pressoché interamente distrutta dal Diluvio Universale. Per l' Islam, la Pietra Nera fu messa in salvo da Noè - profeta noto all' Islam arabo col nome di Nūh - all'interno di una caverna nei pressi di Mecca e da lì l'oggetto sarebbe stato recuperato da Abramo (profeta anch'egli, chiamato Ibrāhīm) nel momento in cui questi, con l'aiuto del figlio Ismāʿīl (Ismaele), avrebbe dato inizio ai lavori della nuova Kaʿba...

da http://it.wikipedia....iki/Pietra_Nera

Curioso il rincorrersi nei Miti anatolici e medio-orientali di "pietre nere" cadute dal cielo e oggetto di venerazione, sia nell'età antica che in quella moderna...

Comunque per Cibele nell'età repubblicana (da Rapax) rimando al link:

http://www.lamoneta....e-e-repubblica/

già segnalato all'interno del topic di Lamoneta di cui sopra.

Ciao

Illyricum

:)

Modificato da Illyricum65

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Questo invece è il denario di Caracalla ben noto (spero di non annoiarvi)del tipo INDULGENTIA AUGG IN CARTHAGINEM. Al D il busto giovanile dell'imperatore, laureato: ANTONINUS-PIUS AUG. Al R, Cibele sul dorso di un leone balzante a dx; la dea regge uno scettro ed un fascio di fulmini. Dietro al leone c'è qualcosa che non distinguo bene. La moneta pesa 3,0 g. e misura 19 mm.

Le sagome dietro al leone sono state interpretate come delle rocce dalle quali scaturisce un ruscello (visibile sotto il felino) ovvero la sorgente dalla quale nasceva il corso d'acqua utilizzato in epoca romana per alimentare l'acquedotto che riforniva Carthago (Cartagine).

Ciao

Illyricum

:)

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