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picchio

40 franchi Grand'Ammiraglio

Risposte migliori

picchio

Il 40 franchi coniato a Napoli nel 1810 è una delle monete maggiormente ambite dai collezonisti del periodo napoleonico. Batttuta da due conii differenti e per mano di due grandi incisori partenopei Arnaud e Morghen, se ne contano di una ventina di esemplari tra le due emissioni. Oltre ai pezzi in oro si conosce un esemplare del conio Morghen in piedfort (Pagani Prove 753), venduto nel 1956 Asta Ratto lotto 1040 e realizzò quanto l'80 lire 1821 di Vittorio Emanuele I, che già ai tempi era una moneta di successo.

Nella produzione più o meno apocrifa si inseriscone le emissioni in piombo, e piombo ramato (Pagani Prove 754 in stagno). In mancanza di altro, queste emissioni possono riempire il vuoto del pezzo in oro oppure dell'ancor più raro in argento.

Per la cronaca il conio del Morghen è il meno raro dei due, e per saperne di più vi è un interessantissimo articolo di Carlo Prota - Napoli Settembre 1931 che documenta la storia di questa sfortunata emissione.

D/ GIOACCHINO NAPOLEONE RE DEL * DUE SICIL * testa nuda a sinistra con lunghe basette, nel taglio del collo N.M.,

Rv: PRIN E GRAND'AMMI DI FRAN 1810, nel campo tra due rami di alloro a corona legati alla base FRANCHI / 40

Taglio liscio

Piombo verniciato a rame gr. 7,090

Asta Montenapoleone 4, Milano 1984, n. 1617 Collezione prove Gen. Rocca (?),

Modificato da picchio
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min_ver

Ottimo Picchio, un post sontuoso come merita una delle grandi rarità italiane. Aggiungo che la coniazione fu subito sospesa perché non conforme al sistema decimale francese, che fu introdotto il 19 maggio 1811 e che prevedeva il passaggio ai 100 e 50 franchi. Non conoscevo questa prova in piedfort.

Un caro saluto

M

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Rex Neap

Anche se non sono molto preparato sulle Napoleonidi e ancor meno su queste Prove e Progetti come non poter effettuare un piccolo intervanto davanti a questo esemplare che intanto si prende un bel "Mi Piace".......mi sembra l'occasione giusta per imparare ;)

Caro Picchio vediamo se posso estorcerti qualche notizia:

Hai detto che il conio Morghen è il meno raro dei due, ma io non ho capito rispetto a quale;

Le emissioni in Piombo o Piombo ramato non sono catalogate dal Pagani ? (è una domanda)

Tu conosci il perchè questa pur essendo in piombo pesa solo gr. 7,09.............e si conosce con che metodo sono state coniate?

P.S. mi sembra che Gioacchino abbia l'orecchino :o

Seguirò con interesse gli ulteriori commenti.

Grazie

Modificato da peter1

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picchio

Ebbene Conte di Nuova Latina cercherò porre risposte alla Sua sete di sapere:

1 - Fu indetto un concorso in zecca per la coniazione di questi pezzi in oro da 40 franchi, Vi parteciparono due abili incisori Achille Arnaud e Nicolò Morghen. Il primo utilizzò della lega d'oro presente in zecca, al titolo di 800 millesimi, infatti i pochi esemplari noti, oltre a quelli per il concorso e gli esemplari per i reali di Napoli e per l'Imperatore ed il Museo della Zecca di Parigi, sono "pallidi". Non piacquero al direttore di Zecca Marchese Giuseppe de Turris che li defì mal centrate e dall'orlo carente. Non recano le sigle dell'incisore e ... questo lo sanno in pochi ... hanno gli assi di conio contrapposti ed il bordo con una serpentina in rilievo. Sono dell'idea che i famosi 18 esemplari sempre portati come coniazione effettuta siano quelli di questo artista. Per compensare il titolo sono leggermente eccedenti nel peso 12,910

Andò meglio al Morghen con una esecuzione migliore e soprattutto l'utilizzo dell'oro a 900/1000 come previsto dalla pari monetazione francese. Peso di 12,666 e taglio con con globetti in successione ed assi paralleli (alla tedesca).

I conii, una volta superata la commissione, presero a battere moneta che fu introdotta in commercio nel giugno del 1810, a tutti gli effetti moneta circolante e regolare, ma nel dicembre dello stesso anno furono ritirate; infatti, non vi era alcuna autorizzazione ne legge che le ammettesse al circolante. In seconda ragione la dicitura in franchi non era confacente alla nomenclatura nazionale. Piuttosto che altro non vi era una tabella di ragguaglio tra queste monete e quanto precedentemente coniato dai Borbone. Furono quindi ritirate e rifuse; chiaramente non tutte e vari esemplari sono giunti sino a noi. Stimo in circa venticinque esemplari tra collezioni private e musei del Morghen, e meno di una decina il tipo Arnaud.

Non sono al corrente di passaggi a pezze da 50 o 100 franchi, tanto che non furono batutti per tutto l'Impero oppure durante la restaurazione.

2 - L'opera di Antonio Pagani sulle Prove e Progetti battuti in Italia, cita numerosi esempalri in piombo e piombo ramato, personalmente sono sempre dififdente di queste emissioni, ci sono quelle buone e quelle che buone non sono. Sarebbe un discorso lungo e ... mi sto godendo un buon bicchiere di vino ed ho poco spirito per pensare :)

3 - Perchè è sottile, meno della moneta che dovrebbe rappresentare, poco più di una lamina.

4 - Non ha l'orecchino ... è il punto di compasso nel conio che serviva a definire la distanza della legenda dal centro. Fora il conio e quindi si riempire in fase di battuta con un globetto di mettalo, è visibile in quasi tutte le monete.

Mi auguro sia stato di Suo interesse, e grazie per la correzione si tratta del Pagani Prove 753.

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giangi_75it

Tutte le volte che apro il Gigante e lo sfoglio passo sempre davanti a questa moneta ed alle cifre astronomiche associatogli.

Qualcuno possiede le foto di un esemplare per poterlo ammirare?

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Rex Neap

Grazie Picchio, un ultima domanda......ma le sigle N M dell'incisore sono di Nicola Morghen, che è la stessa persona in Nicolò Margheri ?

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picchio

Esatto, alcuni testi lo riporano come Nicolò ed altri come Nicola, sempre lui.

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picchio

Le può recuperare da due cataloghi abbastanza recenti, era presente nella collezione Vitalini con provenienza di vecchia collezione il tipo NM, mentre quello Arnaud da una vendita NAC 35 mi pare nel 2007

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Rex Neap

Tutte le volte che apro il Gigante e lo sfoglio passo sempre davanti a questa moneta ed alle cifre astronomiche associatogli.

Qualcuno possiede le foto di un esemplare per poterlo ammirare?

Eccoli giangi......ho fatto una ricerca e li ho trovati....così possiamo anche confrontarli con quello di Picchio.

Asta Nac 35 del 2/12/2006 lotto 290

post-21354-0-08846000-1328475268_thumb.j

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Rex Neap

E questo è quello d'oro....lotto 289 >

post-21354-0-44453800-1328475362_thumb.j

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picchio

l'esemplare in oro è il tipo Arnaud, cambia per l apunta del collo, e l'assenza delle sigle dell'incisore.

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fedafa

Questo l'esemplare passato da Nomisma Ex Vitalini. Sul taglio del collo ben visibili le sigle N.M.

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giangi_75it

Grazie delle immagini, mi ero dimenticato che l'avevo vista nella Vitalini.

Ad occhio trovo piu' gradevole il conio di Morghen.

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picchio

Esemplari in elevata conservazione in tempi recenti, sono pochi, ne ricordo solo tre, vado a memoria: un venduto a Zurigo dalla NAC, un altro esemplare alla Montenapoleone ed un terzo Asta Ratto 1954. Ne sono passati altri esemplari ma probabilmente questi erano i migliori.

Non ricordo l'esistenza di prove in rame.

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JunoMoneta

I miei più ammirati complimenti a Picchio per aver aperto una discussione di elevatissimo spessore e di indiscutibile interesse. Ringrazio tutti inoltre per aver condiviso le immagini di tanti rari esemplari in oro e in altri metalli. Per puro amore di completezza, aggiungo la scansione della pagina del Pagani "Prove e Progetti" di cui si è tanto discusso. Sono censiti due esemplari. Il primo in argento, di elevato peso e spessore, passato in asta Ratto, di cui viene pubblicata la foto. Il secondo in stagno, privo di riferimenti pondometrici e di immagine, appartenuto alla collezione Florange Ciani:

IMG-15.jpg

Ma a catturare tutta la mia attenzione è il nome di Niccolò Morghen. Pochissimi i riferimenti a me noti su questo personaggio, tanto che persino l'eccellente "Medagliere" del D'Auria lo liquida sbrigativamente nelle notizie biografiche, riferendo solamente delle medaglie a lui attribuite tra il 1790 e il 1802. E infatti il suo monogramma compare su alcuni dei più significativi esempi del gusto neoclassico alla corte dei Borboni, tra cui la medaglia premio ai professori di belle arti (1790) e quella per la spedizione in Lombardia del 1796.

Ma il nome Morghen ha un'eco ben più profonda nella cultura napoletana del tempo, tale da rimpicciolire persino i nomi dei Perger e degli Arnaud. Filippo Morghen, incisore a bulino di origini fiorentine, fu autore con Giovanni di buona parte delle incisioni contenute ne "Le antichità di Ercolano esposte", l'imponente opera voluta da Carlo di Borbone per pubblicare gli straordinari reperti che stavano venendo alla luce durante gli scavi di Ercolano e di Pompei. L'opera, tirata in pochissimi esemplari destinati ai maggiorenti del regno, fu ben presto esaurita e invidiata da tutto il bel mondo d'Europa, che cominciava a vagheggiare il gusto pompeiano nelle arti applicate.

Pochi anni dopo, a Firenze, Filippo fu peraltro autore di una curiosa opera illustrata, "Raccolta della cose più notabili vedute dal Cavaliere Wild Scull, e dal sig: de la Hire nel lor famoso viaggio dalla Terra alla Luna", che con il suo gusto bizzarro ed eccentrico anticipava di quasi un secolo le fantasmagorie di Grandville.

Ma il nome più fulgido della stirpe è quello di Raffaello, nato a Portici nel 1761 da Filippo, che divenne il massimo divulgatore delle opere del Rinascimento italiano per mezzo del suo segno inciso dalla perfezione millimetrica. Sua la riproduzione a stampa del cenacolo vinciano, che immortalò l'opera di Leonardo prima che fosse irrimediabilmente danneggiata da infiltrazioni d'acqua, tanto da meritare una lunga evocazione nella Recherche di Proust come esempio utile a spiegare il concetto di "tempo ritrovato".

Interessante notare come Leonard Forrer, nel suo monumentale Dizionario dei medaglisti e degli incisori di gemme, inserisca il solo Raffaello Morghen, attribuendogli una medaglia per Maria Luisa di Borbone con il figlio Carlo Ludovico duca d'Etruria, eseguita nel 1803 su disegno di Giovanni Antonio Santarelli; un'altra per Giovanni Fantoni del 1807; una per la visita a Milano di Ferdinando III d'Etruria (1814); e infine persino una non meglio identificata medaglia per Ferdinando IV di Napoli del 1792. Mi chiedo quale sia il rapporto di parentela tra il misterioso Niccolò e gli altri più celebri Morghen. E mi piacerebbe poter vedere in foto le medaglie attribuite a Raffaello dal Forrer.

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picchio

C'è un particolare che va messo a fuoco: chi ha inciso il conio, il secondo per intenderci, quello entrato in circolazione assume più identità, per Carlo Prota si tratta di Nicola Morghen come Pannuti-Riccio, Pagani nel Prove e Progetti lo cita come Nicolò Margheri. Forse ciò potrebbe aver generato qualche incertezza a sull'esattezza del nome.

Modificato da picchio

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dareios it

Bellissime le monete di Gioacchino. Quello che ho notato di differenza tra i due coni del 40 franchi, è il fiocchetto sotto la cifra 40. Mentre sull'esemplare con firma Morghen, le nocchette del fiocco stanno sullo stesso piano, l'esemplare senza firma, presenta la nocchetta di destra più bassa rispetto a quella di sinistra.

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JunoMoneta

Riguardo al titolo ribassato dei 40 franchi a firma Arnaud mi sono andato a guardare le tavole dedicate al Regno delle Due Sicilie in "Nouvelle Encyclopedie Monetaire ou Nouveau Traité des Monnaies d'Or et d'Argent en circulation chez les diverses Peuples du Monde", pubblicato a Parigi nel 1849 da Alphonse de Bonneville.

Il volume, che riprende la prima edizione dello zio (P. F. de Bonneville, 1808), saggiatore della Banca di Francia e del Commercio, è aggiornato a tutte le monete in oro e in argento coniate nel mondo fino a quella data e ancora circolanti. Non mi aspettavo di trovare il 40 franchi, evidentemente già ritirato dalla circolazione, e non mi aspettavo di vedere censito proprio un esemplare dal titolo ribassato. Dai saggi effettuati dall'autore francese, la rarissima moneta di Murat risulta infatti coniata al titolo di 879 millesimi, a fronte delle 40 lire in oro 900 e delle monete d'oro borboniche, tutte al titolo elevatissimo di 996 millesimi. Con il peso di 12,903 grammi al cambio in valore reale con il franco francese, corrispondeva al tempo a 38 franchi e 98 cent.

IMG_0001.jpg

Nella stessa tavola è pure censito un 15 ducati di Francesco I di Borbone. Mi domando dove i Bonneville siano riusciti a reperire esemplari in oro di tale rarità. Evidentemente una qualche circolazione, sia pur ristretta, devono averla avuta.

Modificato da JunoMoneta
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picchio

Probabilmente non hanno recensito gli esempalri ma i documenti.

Nella prima edizione (ricordavo fosse del 1806 e non 1808) è rappresentato lo scudo delle 24 ore o scudo di Perugia della Repubblica Romana, e dubito lo avessero in mano all'atto della compilazione. In un'altra edizione tedesca il 5 Franchi con l'effige di Napoleone protettore della Confederazione del Reno di cui sono noti solo 4 esemplari.

Come detto, parte dei 40 Franchi 1810 entrarono in circolazione e quindi, immagino, anche nelle tariffe di cambio.

Non ricordo se presenti nel Mazzucchelli e nelle tabelle di conversione del 1812, in serata provo a dare un'occhiata, ho alcuni volumi usati dai cambi del tempo, e sarebbe interessante vedere da diffusione della moneta.

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JunoMoneta

Probabilmente non hanno recensito gli esempalri ma i documenti.

Nella prima edizione (ricordavo fosse del 1806 e non 1808) è rappresentato lo scudo delle 24 ore o scudo di Perugia della Repubblica Romana, e dubito lo avessero in mano all'atto della compilazione. In un'altra edizione tedesca il 5 Franchi con l'effige di Napoleone protettore della Confederazione del Reno di cui sono noti solo 4 esemplari.

Come detto, parte dei 40 Franchi 1810 entrarono in circolazione e quindi, immagino, anche nelle tariffe di cambio.

Non ricordo se presenti nel Mazzucchelli e nelle tabelle di conversione del 1812, in serata provo a dare un'occhiata, ho alcuni volumi usati dai cambi del tempo, e sarebbe interessante vedere da diffusione della moneta.

Hai ragione: l'edizione curata dallo zio Pierre-Frederic porta la data 1806. Si tratta di un mio refuso.

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JunoMoneta

C'è un particolare che va messo a fuoco: chi ha inciso il conio, il secondo per intenderci, quello entrato in circolazione assume più identità, per Carlo Prota si tratta di Nicola Morghen come Pannuti-Riccio, Pagani nel Prove e Progetti lo cita come Nicolò Margheri. Forse ciò potrebbe aver generato qualche incertezza a sull'esattezza del nome.

Se mi assicuri che non c'è certezza sul cognome dell'incisore del 40 franchi (io liquidavo in partenza, credendolo errato, il nome fornito dal Pagani) allora le iniziali NM sulle medaglie di Ferdinando IV e quelle sulla moneta d'oro di Murat potrebbero non riferirsi alla stessa persona. Perché l'incisore delle medaglie di Ferdinando IV esce allo scoperto, almeno in un caso.

Lo fa sulla medaglia per l'istituzione della Scuola di disegno a Palermo, del 1792. Al diritto di questa medaglia, sulla spalla del sovrano, si firma "N. MOR.". Mentre al rovescio, entro un cartiglio in esergo, compare per esteso "NIC. MORGHEN", che può essere Nicola (come Niccolò o Nicolò), ma il cognome è quello. E questa medaglia potrebbe essere la stessa di Ferdinando IV del 1792 che Leonard Forrer attribuisce a Raffaello Morghen.

Mi sono permesso di sollevare la questione perché i Morghen sono troppo profondamente legati a committenze della corte borbonica per non avere nessuna connessione con il nostro misterioso N. M. Oltre alla Antichità di Ercolano, disegnate da Giovanni Elia ed incise al bulino dal fratello Filippo, quest'ultimo realizza diversi ritratti incisi di Ferdinando IV su disegni del pittore di corte Francesco Liani:

http://www.britishmuseum.org/research/search_the_collection_database/search_object_details.aspx?objectId=3233983&partId=1

http://www.britishmuseum.org/research/search_the_collection_database/search_object_details.aspx?objectId=3233979&partId=1

Anche il figlio Raffaello, a soli sedici anni, incide due ritratti di Maria Carolina, pure su disegni del Liani:

http://www.britishmuseum.org/research/search_the_collection_database/search_object_details.aspx?objectId=3232560&partId=1

http://www.britishmuseum.org/research/search_the_collection_database/search_object_details.aspx?objectId=3234004&partId=1

L'altro figlio Guglielmo riproduce antiche tele per l'ambasciatore plenipotenziario inglese William Hamilton e ancora per la regina di Napoli:

http://www.britishmuseum.org/research/search_the_collection_database/search_object_image.aspx?objectId=3024681&partId=1&searchText=guglielmo+morghen&fromADBC=ad&toADBC=ad&orig=%2fresearch%2fsearch_the_collection_database.aspx&numPages=10&currentPage=1&asset_id=271294

http://www.britishmuseum.org/research/search_the_collection_database/search_object_image.aspx?objectId=3024700&partId=1&searchText=guglielmo+morghen&fromADBC=ad&toADBC=ad&orig=%2fresearch%2fsearch_the_collection_database.aspx&numPages=10&currentPage=1&asset_id=271295

Dalla biografia di Raffaello, scritta dal suo allievo Niccolò Palmerini, risulta pure l'esistenza di un secondo fratello, tale Antonio, anche lui incisore al bulino. Apparentemente nessuna traccia di N. Morghen di qualsiasi sorta. Filippo e Raffaello furono anche autori dei rami che illustravano l'opera encomiastica, Elogio Storico di Carlo III, pubblicata in 4° dalla Stamperia Reale di Napoli nel 1789. E qui troviamo un ritratto di Ferdinando IV inciso da Raffaello:

AN00782235_001_l.jpg

La cui somiglianza con l'effigie del sovrano presente sulla medaglia a firma N. Morghen è piuttosto sorprendente...(rubo l'immagine a Francesco, che spero non me ne vorrà):

40158.jpg

E' successo a volte che gli allievi, per umiltà e devozione, avessero preso a prestito il nome dei loro maestri per firmarsi sulle medaglie, come accade sulla medaglia per l'assunzione al trono di Francesco di Borbone, in cui Francesco d'Andrea si firma F. Rega in omaggio al suo maestro Filippo. Ma sinceramente non so se il caso di Nic. Morghen possa essere interpretato come un travestimento di questo tipo. In ogni caso sarei gratissimo a chiunque volesse aggiungere testimonianze utili a sciogliere questo enigma che mi perseguita da molti anni.

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rhoss

Desidero anche io rinnovare i complimenti a Picchio per la interessantissima discussione aperta e per averci mostrato un bell' esemplare "prova" del 40 franchi. Proprio in merito a queste "prove" volevo riportare le note inserite nella descrizione dell'altro esemplare postato facente parte della vendita Nac 35 del dicembre 2006:

"Le prove in piombo venivano usate come donativi alle autorità, a visitatori o dipendenti della zecca e non per saggiare la riuscita dei conî. A volte venivano inviate ai vari uffici amministrativi dello Stato che le metevano in circolazione al fine di rendere conosciuto alla popolazione il nuovo nominale. La ramatura avveniva per scopi puramente estetici. Questa pratica ebbe larga diffusione in epoca napoleonica. Gli esemplari fusi sono generalmente copie dei primi del 900".

Questo (il fatto che siano anche circolate) spiegherebbe anche il perchè l'esemplare di Picchio sia di conservazione leggermente inferiore a quello Nac che poi, per la cronaca, fu aggiudicato a 850 euro per poi essere ribattuto addirittura, se non sbaglio, intorno ai 2500 euro nell'Asta Nomisma-Vitalini.

Complimenti anche a JunoMoneta e alle sue inesauribili fonti letterarie.

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min_ver

Veramente, uno scambio di elevato livello culturale, interessante sia per gli esperti che per i principianti. Complimenti a entrambi!

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picchio

Desidero anche io rinnovare i complimenti a Picchio per la interessantissima discussione aperta e per averci mostrato un bell' esemplare "prova" del 40 franchi. Proprio in merito a queste "prove" volevo riportare le note inserite nella descrizione dell'altro esemplare postato facente parte della vendita Nac 35 del dicembre 2006:

"Le prove in piombo venivano usate come donativi alle autorità, a visitatori o dipendenti della zecca e non per saggiare la riuscita dei conî. A volte venivano inviate ai vari uffici amministrativi dello Stato che le metevano in circolazione al fine di rendere conosciuto alla popolazione il nuovo nominale. La ramatura avveniva per scopi puramente estetici. Questa pratica ebbe larga diffusione in epoca napoleonica. Gli esemplari fusi sono generalmente copie dei primi del ‘900".

Questo (il fatto che siano anche circolate) spiegherebbe anche il perchè l'esemplare di Picchio sia di conservazione leggermente inferiore a quello Nac che poi, per la cronaca, fu aggiudicato a 850 euro per poi essere ribattuto addirittura, se non sbaglio, intorno ai 2500 euro nell'Asta Nomisma-Vitalini.

Complimenti anche a JunoMoneta e alle sue inesauribili fonti letterarie.

Esatto, fu acquistato dal Dr. Vitalini, che fece a mio giudizio uno straso nel pagarlo 850€ (feci anche una mezza gaffe, dicendogli che la moneta aveva fatto una follia, senza sapere che l'avesse acquistata lui) ed ebbe ragione ricavandone 2.500 euro alla vendita.

Indipendentemente da quanto ricavato, rmango dell'idea che sia un prezzo eccessivo già 850 euro in moneta odierna, ma ch eè anche l'unica possibilità per una rappresentanza del 40 franchi Grand'Ammiraglio in collezione senza spenderne 40.000.

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