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rick2

i suberati sono falsi o emissioni ufficiali ?

110 risposte in questa discussione

apro questa discussione perche` ultimamente abbiam parlato molto di suberati

cioe` quelle monete che contengono un anima di metallo vile circondata da uno strato di argento o argentatura.

in un economia in cui il valore della moneta dipende essenzialmente dal contenuto di metallo la presenza di queste monete potrebbe provocare una crisi di fiducia nella moneta.

queste monete sono contraddistine da un elevato grado di sofisticatezza , con conii che spesso sembrano uguali a quelle ufficiali

e che se non fosse per la rottura dello strato superficiale (spesso a causa del tempo e della corrosione) sarebbero passate senza problemi ad una mano anche esperta.

vi lascio la parola , sia su tecniche produttive che sul resto

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La moneta può avere due tipi di valori: quello intrinseco o reale, legato a quello del metallo con cui è fabbricata, e quello nominale o facciale, cioè quello che lo Stato che la emette le conferisce. Il valore nominale può essere anche "d'imperio", cioè quando uno Stato attribuisce alla moneta un valore che si discosta molto da quello reale ed obbliga i cittadini a rispettarlo. Quando nello stesso Stato circolano due monete del medesimo valore nominale, una delle quali però di reale valore intrinseco (mettiamo argento quasi puro) e l'altra solo facciale (mettiamo suberato o, come al giorno d'oggi, banconota), entra in ballo la legge di Gresham: la moneta a valore intrinseco viene tesaurizzata dai cittadini e tende a ridursi nella circolazione (fenomeno dei tesoretti con ottima conservazione di moltissimi denarii anche molto antichi) mentre quella a valore facciale circola liberamente divenendo il principale strumento di spesa. E' il caso, nel 1966, delle 500 lire di argento che, quando furono affiancate da banconote del medesimo valore nominale (con azione d'imperio da parte dello Stato), in poco tempo sparirono dalla circolazione, divenendo "tesoretti" familiari, oggi ricordo di nonni e zii per i nostri ragazzi (purtroppo di scarso valore sia numismatico che effettivo). Nel mondo romano, in una società con forte senso dello Stato (centralizzato) e fiducia nelle istituzioni, almeno fino alla crisi del III° secolo, bisogna ammettere che la popolazione dovesse per forza basarsi sul valore nominale delle monete e non su quello intrinseco, anche per azione d'imperio su questo punto da parte dello Stato. Tutte le emissioni da Zecca di Stato dovevano essere recepite come valide a qualsiasi fine commerciale e, come tali, i suberati. Questi ultimi, riferendomi sempre alla legge di Gresham, avevano a parer mio libera e vasta circolazione, potendo innescare i suddetti fenomeni di tesaurizzazione che, paradossalmente, consentono a noi, oggi, di vedere più denarii di argento puro che suberati, ormai distrutti dall'uso e dal tempo.

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Inviato (modificato)

esatto !

ma la legge di gresham vale solo se tu puoi discriminare le 2 monete.

in questo caso come facevi a riconoscerli ?

eran tutti e 2 di argento (in superficie) stesso peso e stessa fattura.

a meno che queste non fossero a corso forzoso , cioe con l intrinseco inferiore al nominale , ma in quel caso devi provvedere ad agganciarti ad una moneta di riferimento (magari l aureo)

quindi in questa situazione prevarrebbe l ipotesi che siano monete ufficiali

Modificato da rick2

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esatto !

ma la legge di gresham vale solo se tu puoi discriminare le 2 monete.

in questo caso come facevi a riconoscerli ?

eran tutti e 2 di argento (in superficie) stesso peso e stessa fattura.

a meno che queste non fossero a corso forzoso , cioe con l intrinseco inferiore al nominale , ma in quel caso devi provvedere ad agganciarti ad una moneta di riferimento (magari l aureo)

quindi in questa situazione prevarrebbe l ipotesi che siano monete ufficiali

Bisogna cercare di trovare una spiegazione al riconoscimento, in antico, dei suberati da parte della popolazione. Come hai detto giustamente tu, è necessaria una pezza d'appoggio di questo genere per applicare la legge di Gresham. Si vedono spesso denarii e suberati con segni minimi (a volte anche vistosi) di saggio monetale, eseguito con strumenti di fortuna o con qualcosa di evidentemente professionale.....I denarii serrati contribuiscono ad essere identificati facilmente come puri ma la tecnica non era applicata sistematicamente dalle Zecche. Sento che siamo vicini alla chiave di volta del problema che è ancora, tuttavia, intricato.

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, con conii che spesso sembrano uguali a quelle ufficiali

Credo che la chiave di volta della questione sia se sono stati ritrovati denari suberati realizzati con gli stessi conii dei denari in buon argento......

Se la somiglianza si ferma, appunto, a una somiglianza, l'ipotesi di una produzione parallela( magari anche ad opera delle stesse maestranze di zecca con l'avvallo del magistrato monetario del momento) resta quella statisticamente più probabile.....il ritrovamento di suberati e non suberati di identico conio sposterebbe l'ago della bilancia decisamente a favore dell'emissione voluta dall'autorità emittente, ma non in grado assoluto, perché l'opzione della malversazione da parte degli operatori e gestori, resterebbe ancora valida....

l'unica cosa che posso aggiungere è che tra le monete che mi sono capitate tra le mani ho avuto diversi suberati, di provenienza confinaria( dalla germania e dalla francia) e ivi ritrovati, con un bel buco di chiodo antico ( quadrangolare) proprio nel mezzo e diversi tagliati in due, presumo allo scopo di annullarne il valore e bloccarne la circolazione...

Ora, se il riconoscimento della syberazione fosse stato dovuto all'utente, nutro forti dubbi che si sarebbe proceduto all'annullamento della validità della moneta, con danno economico solo per il possessore...probabilmente avrebbe cercato di rifilarla a qualcun'altro e via....mentre una operazione così draconiana e che non tenga conto della perdita della moneta , sembra molto più simile a quello che accade oggi quando una banca entra in " contatto" con una banconota falsa: viene tagliata e annullata....quindi, per traslato, direi che queste monete tagliate o forate potrebbero esserlo state su iniziativa di un banco metalli che si occupasse del saggio delle stesse, e che non avesse nessuna remora o perdita a distruggerle... , forse, una emanazione dell'erario imperiale o repubblicano, che reintegrasse il circolante fasullo col buono e a cui l'operazione non costasse nulla.

Se la premessa la si considera attendibile, il risultato è, giocoforza, che lo stato che si occupava della distruzione degli stessi pezzi, avesse poca logica che fosse anche lo stesso produttore "consapevole" ( potevano essere semprei famosi mastri di zecca truffaldini) oppure, con una mano dava e con una prendeva...nel senso che pur avendone la paternità occulta, ufficialmente li combatteva....

Per concludere, direi che a meno che non vi siano classificati suberati e autentici realizzati con la stessa coppia di conii, la produzione parallela non autorizzata resta la soluzione più probabile.

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nell india medievale , cosi come nella cina la saggiatura delle monete avveniva con un punzone che andava a testare che sotto ci fosse argento

aggiungo la foto di una rupia indiana con i tipici segni circolari da saggiatura

questo significa che c era la paura di falsi (anche se non ne ho mai visti).

per quanto riguarda i conii effettivamente bisognerebbe aver la pazienza di fare uno studio delle monete per vedere se si trova il die match o lo stesso conio

che comunque rimane molto difficile (non l ho ancora visto su un denaro)

allego anche uno della mia collezione

Cornelius Lentulus Marcellino 76/75 BC emesso in spagna

post-8662-0-78908700-1335085575_thumb.jp

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ecco la foto del cornelius lentulus marcellinus

post-8662-0-59414500-1335085841_thumb.jp

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e altro lato

data comunque la variabilita` dei conii credo che sarebbe stato comunque impossibile distinguere un suberato da un ufficiale

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Sicuramente, durante l'uso comune , distinguere un suberato da un ufficiale doveva essere non immediato...posso solo supporre che , forse, il suono poteva fare da campanello di allarme...a me è capitato , a volte, di maneggiare antoniniani o denari in buona quantità, e accorgermi che , facendoseli scorrere tra le mani, ce n'era uno, o più di uno, che avevano un suono diverso . Individuato quale era, immancabilmente la motivazione era che il titolo dell'argento era palesemente più basso, o ceh era un falso tout court, ma di quelli antichi, cioè solo " verniciati" in argento...qualche volta è servito anche ad individuare falsi moderni che hanno un suono più duro e alto.

E, per tornare in argomento, nessuno si sarebbe mai messo a guardare il conio dato che le coniazioni e la creazione dei nuovi conii erano work in progress....ma adesso, potrebbe essere per noi, a palle ferme, forse una delle prime cose da fare...

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l altro tema che secondo me sarebbe interessante approfondire e` quello del peso

per esempio quello che ho postato pesa 2.9 grammi , ed e` circa 1 grammo piu` leggero.

secondo me e` interessante perche` l argento ha un peso specifico maggiore rispetto ai metalli vili e quindi la produzione di un tondello della stessa dimensione e peso specifico di uno in argento richiedeva conoscenze metallurgiche piuttosto avanzate.

probabilmente richiedeva la preparazione di una lega di piombo da usare come base su cui battere poi il tondello riscaldato e avvolto dalla lamina in argento.

un suberato cosi prodotto` era quasi perfetto.....

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Buon Giorno

intervengo, spero non a sproposito (in un ambito da me lontanissimo), per indicare un metodo empirico e alla portata (quasi) di tutti anche illo tempore per discriminare tra monete di differente peso specifico:

basta metterle sui due piatti di una bilancina (non importa siano dello stesso peso) regolare il sistema (eventualmente spostando l'aggancio dei piatti) in modo da bilanciarlo, immergere entrambi i piatti in acqua e vedere come si comporta traendone le conseguenze.

il peso specifico non è una opinione.

cordialità

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tra le monete greche si trovano spesso suberati così realizzati...però, almeno per quel che ho visto io, i suberati romani sono, per la stragrande maggioranza, realizzati su tondello in rame o bronzo, rivestito da una sfoglia in argento, più o meno spessa.

Sempre traendo dati da quelle monete che ho potuto esaminare, mi sono anche reso conto che la sfoglia aveva spesore variabile tanto minore quanto più accurata era l'esecuzione del tondello sottostante. E' il caso di alcuni denari di limes, realizzati per fusione in argille, e poi velati, probabilmente tramite il mercurio, di una leggerissima sfoglia in argento. Quì, stante l'accuratezza del supporto, la quantità di argento necessaria era minima e il guadagno massimo, pur richiedendo un maggior lavoro e accuratezza per realizzare il tondello.

Viceversa, almeno per quel che ho potuto osservare io, tra le monete romane e greche o magno greche, la lamina era di maggior spessore, e il supporto poco più che un tondello con rilievi abbozzati nei punti necessari. Quì, la laminatura, più che una semplice placcatura come nei denari di limes, è una vera e propria lastrina di argento di buono spessore "incollata" probabilmente a caldo tramite amalgama di mercurio...anche perché altrimenti avrebbero dovuto aver inventato un qualche sistema di deposizione di successivi strati d'argento, che non sò se per via chimica si possa ottenere , e che oggi la si realizza tramite bagni galvanici.

Inoltre, ho fatto caso che la lastrina d'argento che ricopre i suberati, di qualsiasi epoca essi siano, ha un contenuto d'argento a volte maggiore della media del circolante coevo, e questo dovrebbe dare una indivcazione di massima per individuare le possibili tecniche di rivestimento, che necessitino o abbiano come risultato la deposizione di argento quasi puro.Anche perché se avessero potuto deporre argento a titolo più basso, lo avrebbero sicuramente fatto...

La vexata quaestio è : se i tondelli avevano davvero una lastrina adesa ad essi " ante coniatura" , al contrario dei denari placcati, allora questo implica anche la presenza di un mastro monetiere, conii e attrezzature non proprio alla portatata di tutti...come anche oggi del resto...per procedere alla battitura..E questo potrebbe anche spiegare perché i suberati siano "molto" simili ai conii autentici, ma , almeno per quel che ne sò, mai rinvenuti proprio dello "stesso" conio...era una ovvia ragione di mimetizzazione nel circolante.

Tornando al peso, tra i suberati che ho potuto vedere, ce ne sono diversi che hanno più o meno il peso ammesso per le tipologie imitate, e questa equivalenza è ottenuta con piccoli incrementi dimensionali quasi impercettibili all'occhio nell'uso comune del contante e che si fanno evidenti solo nel momento in cui si maneggiano due monete del medesimo tipo di cui una suberata e una no...il decremento ponderale, invece, è più facilmente rilevabile ad una mano abituata a maneggiare la tipologia monetale in uso.

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La diffusione dei suberati nel mondo romano, fin dall'epoca repubblicana, risulta elevatissima, come riportato anche dal Crawford, con percentuali che superavano numericamente quella dei denarii d'argento.

Su come potessero essere riconosciuti dalla popolazione i denarii d'argento dai suberati, ci sono due ipotesi assolutamente percorribili ed accettabili. La semplicità doveva essere alla base del processo. La Zecca di Stato, se emittente di suberati, per non contraddire le leggi severe (come la Lex Cornelia Testamentaria Nummaria emanata da Silla nell'81 a.C.), doveva renderli assolutamente identificabili. Pertanto, come riportato da L.Pedroni (Revue Numismatique, 1996; Vol.6, n° 151, pp 95-103), i suberati riportavano sempre un segno, che potesse essere un piccolo simbolo o una particolare disposizione di una lettera della legenda o comunque una variante nell'impronta rispetto all'originale circolante. L'individuazione di questa peculiarità permetteva di definire il suberato, senza doverlo saggiare (ovviamente, questa manovra poteva avvenire in quelle zone di confine o oltre il limes, dove la cultura romana e le conoscenze potevano essere carenti). Per alcuni Autori, i segni impressi sui suberati erano di tipo convenzionale solo per addetti ai lavori (falsari operanti nella Zecca di Stato stessa), ma la visibilità diei particolari aggiunti o varianti era così evidente da non poter sfuggire agli occhi dei più (pensate a una lettera invertita nella legenda, non è necessario essere alfabetizzati, è una forma). La seconda tecnica "popolare" e credibile per riconoscere i suberati "al volo" era il suono: far cadere su una superficie dura un suberato emetteva un suono completamente diverso da un denario di argento puro. Una volta allenato l'orecchio, il gioco era facile (come riportato su http://it.wikipedia.org/wiki/Fourr%C3%A9e).

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Il particolare della lettera rovesciata o del dettaglio modificato, come segno di riconoscimento della moneta, implica, credo, che : sia che chi la "legge" abbia un'ottima conoscenza della tipologia, sia che, eventuali "errori e varianti" di conio magari per emissioni di necessità, non fossero contemplati e/o contemplabili nella produzione del tempo e, in ultimo, che chi maneggiava le monete suddette, si mettesse a guardarle, una per una, in occasione di ogni transazione...francamente la vedo un'ipotesi di difficile applicazione nella vita commerciale dell'epoca...più facile che un banco di saggio potesse attuare una simile strategia che un privato o un commerciante...per cui, a parte l'abilità acquisita di riconoscere il peso calante, penso che l'indicatore più affidabile fosse il suono sul marmo...

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A questo punto le due ipotesi sembrano entrambe plausibili e logiche: la prima, quella del marcatore visibile sul suberato, spiegherebbe la sua riconoscibilità sopratutto per gli addetti al lavoro di individuazione dei falsi non emessi dalla Zecca ufficiale (i Nummulari, noti controllori dello Stato,, avrebbero selezionato solo quelli anomali, inviandoli alla distruzione). La seconda spiegherebbe il metodo empirico di individuazione dei suberati da parte della popolazione, giustificando la tendenza alla selezione ed all'accumulo domestico di monete in argento puro (legge di Gresham).

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a meno che i denari fossero a corso forzoso anche loro , cioe parametrati agli aurei

d altronde anche i denari legionari di bassa lega circolarono fino al II secolo.

per quanto riguarda l argentatura , quella ottenuta da bagno in amalgama di argento/mercurio io l ho sempre vista su antoniniani post 240 quando il basso titolo della moneta ufficiale rendeva antieconomico il processo di suberazione con i fogli d argento

ma questo e` un po un problema a parte , e ha molto a che fare con l inflazione del periodo

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Tanto per fare il punto sull'argento che fagocitava Roma per i suoi fabbisogni monetari e non: fino a 80.000 tonnellate/anno, in massima parte proveniente dall'Hispania (il record è stato eguagliato solo alla fine del '700 con le nuove metodiche estrattive). Il materiale estratto sopratutto dalla zona di Rio Tinto era un solfuro di piombo ricco di argento. L'inquinamento atmosferico da piombo generato dalla raffinazione del minerale è stato colossale e su scala globale e si è potuto datare con analisi di strati di ghiaccio polare come massimo dal 150 a.C. al 50 d.C (C.Giardino, Archeo; 4/2012). Quindi i nostri suberati venivano prodotti quando Roma era inondata d'argento e ad essa giungevano ulteriori ricchezze dalle terre conquistate.

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Per rispondere alle vostre teorie circa l'utilizzo dell'amalgama di mercurio per la produzione degli argentati vorrei autoquotare un mio post scritto di recente circa alcuni suberati postati da rick e relativi alla tecnica di produzione secondo il Finetti:

Sono andato a rileggermi quanto diceva Finetti sul suo "Numismatica e Tecnologia" circa l'imbiancatura e la foderatura.

Scrive che la tecnica utilizzata per le monete in mistura fino alla prima metà del III secolo doveva essere prevalentemente quella dell'imbiancatura che prevedeva il forte riscaldamento del tondello al fine di ossidare le particelle di rame contenute nella lega e presenti in superficie e la successiva immersione in una soluzione acida per rimuovere gli ossidi del rame. il tondello così trattato aveva un'aspetto superficiale del tutto simile a quello di un analogo pezzo di buon argento.

Questa pratica era adottabile però solo per una lega con tenore d'argento non inferiore al 8,3%.

Per leghe con contenuti di fino inferiori allo 8,3% si doveva necessariamente passare alla suberazione o foderatura già utilizzata durante la repubblica. A questa categoria apparterrebbero tutte le monete successive alla seconda metà del III secolo.

A quanto pare la foderatura poteva essere ottenuta immergendo il tondello nell'argento fuso oppure, come sostiene Finetti, immergendolo in una miscela di cloruro d'argento. L'amalgama al mercurio è esclusa per varie ragioni e comunque, come sottolinea Finetti, non ne è mai stata trovata traccia nelle recenti indagini metallografiche.

Con la tecnica del cloruro d'argento pare si riesca ad ottenere uno spessore di argento di 5 micron.

Dalle indagini condotte sembrerebbe che le monete di questo periodo contengono spesso una discreta quantità di piombo in superficie a testimoniare il fatto che questo metallo veniva volutamente aggiunto alla lega come legante e stabilizzante per il trattamento superficiale con l'argento.

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Inviato (modificato)

Con la tecnica del cloruro d'argento pare si riesca ad ottenere uno spessore di argento di 5 micron.

E per le monete con una foderatura di ben più che qualche micron, come procedevano? ho avuto denari in cui la foderatura era da 0,05 mm a 0,1mm...e una greca in cui lo spessore è ancora maggiore...

Modificato da numizmo

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DE GREGE EPICURI

Gli argomenti e i problemi mi sembrano molto numerosi, vi dico che cosa ne penso in modo riassuntivo:

1.Modo di ottenere lo strato superficiale di Ag nei suberati più antichi (Magna Grecia, repubblica, Alto Impero): io propendo per il riscaldamento fino ad alte temperature dei tondelli di rame con sovrapposta lamina di Ag e citerei Catalli ("Numismatica greca e romana"): "L'anima (dei suberati, che era in rame), realizzata per fusione, doveva essere pulita a specchio in modo tale da eliminare tutti gli ossidi della superficie, e quindi rivestita, a freddo e per pressione, di una lamina di Ag di piccolo spessore pur se incostante. Il tutto veniva portato alla temperatura di 960°C per raggiungere il punto di fusione dell'Ag, che sciogliendosi avrebbe aderito alla superficie del tondello di rame. Sembra giusto credere che, essendo il punto di fusione del rame a non eccessiva distanza (1080°C), l'adesione dell'Ag fosse favorita anche dal forte surriscaldamento della stessa superficie esterna del rame. La coniazione vera e propria doveva avvenire ancora durante la fase di raffreddamento dei tondelli" p.84).Vedi anche F.Bourbon, "Suberati e denari di bronzo", Monete antiche n. 46, luglio 2009.

2.La tecnica del "bagno in Ag" o del "bagno in Ag e Hg" può essere plausibile per gli Antoniniani ufficiali di Aureliano ed altre monetazioni successive (fino ai follis della Tetrarchia e ad alcune maiorine di Costantino).

3.Nei veri suberati è dimostrato che, nel tempo, le caratteristiche chimiche del rame e dell'argento tendono a provocare una disaggregazione fra i due metalli, con successivo distacco della lamina di Ag che si sfalda e gradualmente "cade".

4.Mentre sono comunissime le saggiature dei nummularii sui denari repubblicani, nel periodo imperiale credo di averne osservate frequentemente solo sui denari di Augusto, rarissimamente sugli immediati successori.

5.Personalmente ho visto fori quadrati o dimezzamenti solo per denari imperiali, ma forse ne esistono anche nei repubblicani (Numizmo, tu ne hai visti?)

6.Tutto questo fa pensare che forse potrebbe esserci qualche differenza fra i suberati repubblicani e quelli imperiali: ma occorrerebbe, come giustamente si è detto, fare uno studio sui conii.

Come saprete, Crawford ha escluso in modo drastico (ma lui è sempre drastico!) che i denari repubblicani suberati possano essere stati prodotti dallo stato, ed ha affermato che sono tutti dei falsi d'epoca. Certo, il lavoro sistematico dei nummularii sembra dargli ragione, come ha fatto notare Numizmo. Confesso che della lettera o diverso segno di riconoscimento introdotto sui suberati (Pedroni), che in questo caso sarebbero "di stato", non avevo mai sentito parlare. Mi leggerò l'articolo della R.N.

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In sintonia con numizmo, confermo che denari suberati del I° secolo che mi sono passati sott'occhio avevano foderature ben oltre qualche micron, verificabili attraverso i danni arrecati dal tempo o dai tentativi maldestri di saggio monetario. Tra l'altro l'ipotesi di lavoro di Finetti (1987) è stata affiancata da quella altrettanto convincente di Bernareggi (1992) che, con analisi chimiche con tecnica distruttiva, ha evidenziato che il suberato era ottenuto dalla apposizione di una pellicola d'argento su un tondello di rame.

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Con la tecnica del cloruro d'argento pare si riesca ad ottenere uno spessore di argento di 5 micron.

E per le monete con una foderatura di ben più che qualche micron, come procedevano? ho avuto denari in cui la foderatura era da 0,05 mm a 0,1mm...e una greca in cui lo spessore è ancora maggiore...

Quanto ho scritto sopra si riferisce a quelle monete argentate prodotte a partire dalla seconda metà del III secolo quando non era più possibile ottenere l'aspetto esteriore del buon argento con la tecnica dell'imbiancatura dal momento che la mistura conteneva una percentuale di fino inferiore all'8,3 (Finetti) e, allo stesso tempo, doveva risultare economicamente svantaggioso utilizzare la tecnica della foderatura utilizzata durante la repubblica o il primo secolo.

Prendiamo come esempio gli antoniniani da Gallieno in poi dove l'argentatura si riduce ad un sottilissimo velo superficiale. Questa velatura argentata, secondo Finetti, doveva essere ottenuta mediante immersione in miscela di cloruro d'argento e non in amalgama di mercurio della quale pare non si sia mai trovata traccia nelle prove moderne.

Diverso doveva essere il procedimento per ottenere la foderatura dei suberati del I secolo o delle repubblicane (e prima ancora per le greche) dove invece pare che la tecnica universalmente proposta dagli studiosi moderni sia grossomodo quella spiegata sopra da gpittini con l'utilizzo di una sottile lamina d'argento applicata a freddo sul tondello per poi essere portata ad una temperatura vicina alla fusione dell'argento e non lontana dalla fusione del rame.

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Inviato (modificato)

5.Personalmente ho visto fori quadrati o dimezzamenti solo per denari imperiali, ma forse ne esistono anche nei repubblicani

In una qualche discussione che non sono riuscito a ritrovare, è stato pubblicato un denario di Cesare forato (chi scriveva, ricordo, affermava scherzosamente che si trattava di un'ulteriore coltellata al defunto dittatore)

Qui è in vendita un altro suberato forato con un chiodo, questa volta un denario dei cesaricidi (RRC serie 500, diametro 19-20 mm, peso 2,6 g): http://www.vcoins.co...?idProduct=3930

Ne allego la foto per quando il link non sarà più attivo:

post-13865-0-00804000-1335260212_thumb.j

Modificato da L. Licinio Lucullo

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Tutte le emissioni da Zecca di Stato dovevano essere recepite come valide a qualsiasi fine commerciale e, come tali, i suberati.

Se questo è vero e lo è soprattutto per il periodo imperiale, che senso ha che nello stesso periodo si sia diffusa la pratica di "inchiodarli" per denunciarne la natura di suberati?

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Con la tecnica del cloruro d'argento pare si riesca ad ottenere uno spessore di argento di 5 micron.

E per le monete con una foderatura di ben più che qualche micron, come procedevano? ho avuto denari in cui la foderatura era da 0,05 mm a 0,1mm...e una greca in cui lo spessore è ancora maggiore...

Quanto ho scritto sopra si riferisce a quelle monete argentate prodotte a partire dalla seconda metà del III secolo quando non era più possibile ottenere l'aspetto esteriore del buon argento con la tecnica dell'imbiancatura dal momento che la mistura conteneva una percentuale di fino inferiore all'8,3 (Finetti) e, allo stesso tempo, doveva risultare economicamente svantaggioso utilizzare la tecnica della foderatura utilizzata durante la repubblica o il primo secolo.

Prendiamo come esempio gli antoniniani da Gallieno in poi dove l'argentatura si riduce ad un sottilissimo velo superficiale. Questa velatura argentata, secondo Finetti, doveva essere ottenuta mediante immersione in miscela di cloruro d'argento e non in amalgama di mercurio della quale pare non si sia mai trovata traccia nelle prove moderne.

Diverso doveva essere il procedimento per ottenere la foderatura dei suberati del I secolo o delle repubblicane (e prima ancora per le greche) dove invece pare che la tecnica universalmente proposta dagli studiosi moderni sia grossomodo quella spiegata sopra da gpittini con l'utilizzo di una sottile lamina d'argento applicata a freddo sul tondello per poi essere portata ad una temperatura vicina alla fusione dell'argento e non lontana dalla fusione del rame.

E il bordo cme veniva fatto? nei suberati a forte spessore, non ho potuto apprezzare linee di giunzione come , credo, dovrebbero risultare dall'incollaggio per saldatura della lamina d'argento sulle facce. A meno che non riprendessero il bordo di ogni moneta per martellamento...anche se mi pare un procedimento molto lungo martellare il bordo di ogni singola moneta

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