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      Aggiornamento   15/10/2017

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L. Licinio Lucullo

Valerio Flacco e l'aquila legionaria

Risposte migliori

L. Licinio Lucullo

L'aquila è simbolo e messaggero di Giove. Come tale, viene raffigurata con il fulmine negli artigli e con questa iconografia compare già sull'aes signatum,

http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-AESS/2

su un rarissimo bronzo romano-campano che correntemente si ritiene coniato a Messina nel 264

http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-RC/10

e sugli aurei della serie marziale del 211

http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-A4/1.

Scomparsa per oltre un secolo, ritorna sui denarî di L. Aurelius Cotta del 105

http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-G169/1,

M. Plaetorius Cestianus del 67

http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-G104/3

e Q. Cassius Longinus del 55

http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-G191/6

nonché su uno statere di pondometria anomala, emesso da Lentulus Marcellinus forse nel 59

http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-G35/23.

Più raramente, la regina del cielo compare senza fulmine:

sul sestante semilibrale del 217-215 (ammesso che non sia un corvo; Gnecchi e Sear propendono per l'aquila), ove forse allude agli auspici tratti per la fondazione della città:

http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-RRB12/3

mentre reca i simboli della sovranità (un ricordo della leggenda di Tarquinio Prisco?), corona e scettro, sul denario di Q. Pomponius Rufus dell'83

http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-G288/1

o andante sul terreno, sul quinario di Mn. Cordius Rufus del 46

http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-G34/4.

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L. Licinio Lucullo

Nell'85, tuttavia, Gaio Valerio Flacco introduce una nuova iconografia monetale: l'aquila legionaria.

L'emissione, autorizzata dal Senato (EX S.C.) avvenne probabilmente a Massilia. Il monetiere (fratello di Lucio, il consul suffectus che, l'anno prima, aveva completato il mandato di Gaio Mario, dopo la sua morte) era un generale di parte sillana, di console nel 93, governatore delle due province di Spagna, dove rimase dal 92 sino almeno all'87 e vinse in una grande battaglia i Celtiberi (ottenendo, per tale vittoria, il trionfo nell'81) e delle due province della Gallia ove, per le ulteriori vittorie riportate, fu acclamato imperator (la cronologia del governatorato in Gallia è molto discussa; non si esclude che sia stato contemporaneo a quello in Spagna).

La moneta, a mio giudizio bellissima, fu quindi coniata per onorare (e quasi sicuramente pagare) le sue truppe:

http://numismatica-c...moneta/R-G319/1.

Al retro, sono raffigurati i signa, ovvero l'aquila legionaria affiancata da due insegne manipolari, una recante la lettera H (hastati) e l'altra la P (principes).

Di hastati, principes e triarii, s'è già parlato (http://www.lamoneta....ati#entry211771);

vale comunque la pena di ricordare che la distinzione tattica fra le tre "specialità" dell'esercito medio-repubblicano aveva ormai perso la sua ragion d'essere, sostanzialmente privata di significato con l'introduzione della manovra per coorti, introdotta da Scipione l'Africano nel 209-208 (all'interno della coorte, infatti, le tre specialità combattevano assieme) e definitivamente abolita da Gaio Mario, nella sua epocale riforma militare del 107-104. Ne discende che o l'iconografia scelta da Valerio Flacco è un ricordo nostalgico del passato, oppure (io credo più probabilmente) la distinzione sopravviveva a titolo onorifico, pur avendo perso, perso il suo significato tattico (come ad esempio, nell'esercito contemporaneo, i Granatieri, che nulla più hanno a che fare con il lancio a mano delle granate).

Modificato da L. Licinio Lucullo
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L. Licinio Lucullo

Per quanto specificamente concerne l'aquila legionaria, è notevole osservare come l'adozione del messaggero di Zeus quale simbolo standard delle legioni (al di là che poi ogni singola legione avesse una ltro simbolo, suo proprio) si deve alla stessa riforma mariana cui ho già parlato (107-104). In meno di vent'anni, a dimostrazione della bontà della scelta mariana che doveva aver colpito l'immaginario popolare, l'aquila assurgeva a simbolo militare universalmente noto, forse il primo simbolo militare a comparire sulle monete della Repubblica.

L'aquila legionaria ricompare dopo pochi anni, sul denario di A. Postumius Albinus dell'81:

http://numismatica-c...moneta/R-G296/4

Su una rarissima moneta di Sesto Pompeo del 42-40 compare montata sulla tolda di una nave da guerra:

http://numismatica-c...t/moneta/R-I6/5.

Ma qui è sull'intera composizione grafica che desidero attirare la Vostra attenzione, l'aquila legionaria affiancata dalle insegne dei reparti.

Stilisticamente mi sembra una composizione di grande impatto: nei pochi millimetri della moneta offre la sensazione di guardare, per un breve attimo, le legioni in marcia. L'aquila è infatti palesemente in primo piano; dietro di lei, le insegne manipolari offrono la sensazione del movimento, con i lunghi stendardi mossi dal vento. L'affollamento e la simmetria della scena, inoltre, sembrano richiamare, rispettivamente, la grande quantità di soldati e la ferrea disciplina con cui marciavano. Insomma, quella composizione non mi sembra inventata a tavolino: mi sembra invece che sia il tentativo di offrire l'immagine che il generale aveva quando, precedendo l'aquilifer dall'alto della sua cavalcatura, si girava a guardare le truppe in marcia.

Permettetemi un pizzico di orgoglio da collezionista: vi posto la mia, ex Collezione McCabe ...

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L. Licinio Lucullo

L'iconografia inventata da Valerio Flacco viene riproposta da Cn. Nerius nel 49:

http://numismatica-c.../moneta/R-G92/1.

Qui, probabilmente, il monetiere non intendeva alludere alle truppe, ma ai signa in sè stessi; egli infatti era quaestor urbanus ed aveva quindi, tra i suoi compiti, quello di far custodire le insegne militari nell'Aerarium sotto al tempio di Saturno (non a caso raffigurato al dritto dello stesso denario), esattamente come oggi le bandiere di guerra dismesse vengono custodite sotto all'Altare dalla Patria.

Nerio ripete la ricostruzione grafica di Valerio Flacco (finanche le lettere H e P) e persino l'affina, sul piano stilistico, ma la sua immagine è priva di quella plasticità che conferiva movimento al denario dell'85. L'aquila è statica, i vessilli non garriscono più al vento ma ricadono dall'alto verso le aste. A giudicare dalle due monete, Nerio vuole rpesentarsi come un artista, Valerio Flacco come il soldato che era; la raffigurazione del primo è elegante, ma quella del secondo è viva. Sul denario di Nerio è scolpito un quadretto, su quello di Valerio Flacco l'istantanea delle truppe in marcia; anche Saturno (al dritto) è descritto con la maestria di un incisore, ma la Vittoria alata arride schietta alle legioni di Valerio Flacco.

Non chiedetemi il perché di questi miei giudizi: da ignorante, li do sulla base delle mie sole sensazioni.

Anche qui vi posto la mia, ex Negrini ...

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L. Licinio Lucullo

L'immagine dei tre signa diventa, dopo Nerius, un simbolo stereotipato delle legioni.

Sarebbe interessante sapere se era già tale, o se fu inventato da Valerio Flacco.

I signa compaiono anche in numerose sculture, quali l'Arco degli argentari e la Colonna traiana a Roma e numerosi sarcofagi, ma per quanto ne so non si presentano mai con l'iconografia che qui abbiamo visto.

Comunque sia, pochi anni dopo Nerio il tipo viene adottato da Ottaviano, in una sua rara emissione del 42:

http://numismatica-c...moneta/R-I17/19.

Qui, per la prima volta, spariscono le lettere H e P: la coorte ha definitivamente soppiantato il manipolo, anche nell'iconografia monetale.

Dopo un timido tentativo di modificare la tipologia, operato nel 40 da un monetiere di parte ottavianea, che sostituisce il signum di destra con aratro e scettro

http://numismatica-c...moneta/R-I17/13

http://numismatica-c.../moneta/R-I2/33

http://numismatica-c.../moneta/R-I2/34

il tipo inventato da Valerio Flacco trova la sua definitiva consacrazione con l'adozione sulle emissioni legionarie di Marc'Antonio, nel 30/31

http://numismatica-c.../moneta/R-IL/39

http://numismatica-c...t/moneta/R-IL/1

http://numismatica-c.../moneta/R-IL/19

Anche un suo luogotenente, L. Pinarius Scarpa, lo adotta, negli stessi anni:

http://numismatica-c...moneta/R-I10/28.

Marc'Antonio inventa anche un nuovo tipo, sostituendo all'aquila legionaria un terzo signum

http://numismatica-c...t/moneta/R-IL/5;

immagino che questa iconografia venga introdotta per celebrare un reparto (in questo caso, le coorti "speculatorum") che non era inserito in alcuna legione.

Marc'Antonio è un soldato, più ancora che Valerio Flacco; la "sua" aquila legionaria è decisamente stilizzata ma (pur nelle numerosissime varianti offerte da un'emissione per la quale ci sono noti 960 conî di rovescio) anche decisamente "cattiva".

Anche qui dovete sopportare la fotografia della mia, di cui vado molto orgoglioso, ex HD Rauch.

La Decima Legione, i preferiti di Cesare ...

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Modificato da L. Licinio Lucullo
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L. Licinio Lucullo

Da questo momento, la composizione grafica introdotta da Valerio Flacco trova una grandissima fortuna. In epoca imperiale verrà adottato più volte; in materia sono ancora più ignorante che nel settore delle monete repubblicane (incredile!) ma permettetemi di offrirvene alcuni esempi:

http://numismatica-c...neta/R-CLMDNC/7

http://numismatica-c...neta/R-CLMDNC/9

http://numismatica-c...eta/R-NERDNR/32

Modificato da L. Licinio Lucullo

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L. Licinio Lucullo

Fra le varianti di epoca imperiale a mio giudizio più belle:

Augusto su cavallo rampante, che spicca il balzo dalle fila dei tre signa allineati:

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L. Licinio Lucullo

Una notissima emissione bronzea di Philippi, coniata forse sotto Tiberio, che riprende la versione senza aquila:

(anche questa è mia, ex Lanz)

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L. Licinio Lucullo

E infine la versione di Filippo l'Arabo, con un quarto signum a destra dell'aquila:

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L. Licinio Lucullo
gpittini

DE GREGE EPICURI

Effettivamente quelle di Antonio sono aquile un po' più cattive (vere aquile!), mentre quelle di Valerio Flacco fanno pensare a delle colombe...Grazie e complimenti per la bellissima trattazione, la più esauriente che io abbia mai letto su questo tema.

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L. Licinio Lucullo

Dimenticavo una rappresentazione augustea che non può mancare in questa carrellata: l'Aquila "recuperata" e mostrata nella sua interezza ...

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L. Licinio Lucullo

DE GREGE EPICURI

Effettivamente quelle di Antonio sono aquile un po' più cattive (vere aquile!), mentre quelle di Valerio Flacco fanno pensare a delle colombe...Grazie e complimenti per la bellissima trattazione, la più esauriente che io abbia mai letto su questo tema.

Per la verità, non sono molto d'accordo. Nelle monete "splendide", dove i particolari non sono appiattiti dall'usura, l'aquila di Valerio Flacco è molto realistica:

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L. Licinio Lucullo

E' l'aquilotto della gens Neria che sembra un po' troppo grassottello, per poter incutere paura.

Come ho detto, la moneta di Nerius è un piccolo capolavoro, ma non è la raffigurazione di un comandante militare:

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L. Licinio Lucullo

quella composizione ... sembra ... il tentativo di offrire l'immagine che il generale aveva quando, precedendo l'aquilifer dall'alto della sua cavalcatura, si girava a guardare le truppe in marcia.

A supporto di questa tesi, mi sembra di poter osservare che l'aquila di Valerio Flacco, a differenza di quelle di Nerio e di Marc'Antonio, appare (nelle monete qFDC) chiaramente fasciata, come se avesse un "cappottino", e questo appunto è il modo in cui venivano portati i signa (oltre che le armi) durante le marce di trasferimento, per protteggerli dalle interperie.

Se questo è vero, il realismo è massimo: qualunque legionario reduce da una campagna vittoriosa si sarebbe riconosciuto in quella "immaginetta"

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L. Licinio Lucullo

Sempre fra le varianti adottate da Augusto: l'Aquila e le due insegne al sicuro entro le mura del tempio ...

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Mirko8710

Bella discussione! Molto interessante! Bravi! :good:

Sul valore delle aquile, soprattutto riferite ai Templi, ho provato a scrivere qualcosa anche nella discussione sul Tempio di Giove nella sezione Imperiali...

Riporto anche qua un passo di Tacito Historiae III, 71, 9:

[...] mox sustinentes fastigium aquilae vetere ligno traxerunt flammam alueruntque.

Roma è appena stata invasa da Vitellio e molte strutture subiranno danni; le aquile poste sul fastigio del Tempio si stanno occupando di sorreggerlo.

Nardini, in Roma Antica, tomo II, libro V, p.329, nel 1808, ipotizzava, invece, che il termine "aquilae" indicasse le strutture di sostegno ai lati del tetto ma per quanto mi riguarda non sono d'accordo.

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gpittini

DE GREGE EPICURI

Non trovo il mio Tacito (tradotto!), ma io avrei interpretato: Le aquile che sostenevano il fastigio (del tempio) a causa del legno molto vecchio trasmisero rapidamente le fiamme e le alimentarono. Quindi anch'io penso che esistessero dei sostegni del tetto, scolpiti in legno, a forma di aquila.

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Caio Ottavio

Salve.

Bella discussione. :)

L'Aquila, oltre che come simbolo militare e religioso, era anche politico. E ci sono alcune monete che lo testimoniano come questa:

AE Follis; 322 d.C.; zecca di Augusta Treverorum.

D/ CONSTAN-TINUS AVG, testa laureata verso destra, indossa una trabea che tiene uno scettro con un'aquila.

R/ BEATA TRAN***QUILLITAS, un globo posto su un altare, che reca la scritta VO-TIS XX; tre stelle nella parte superiore e P(rima oficina)TR•.

Rif.: RIC Constantinus I, VII 342.

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PS: appena aggiunta alla discussione in rilievo Le grandi battaglie di Roma antica...

Modificato da Caio Ottavio

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L. Licinio Lucullo

In questo bronzo Galba riprende il motivo pompeiano dell'aquila imbarcata, combinandolo con l'iconografia "a trittico" di Valerio Flacco. Da notare la visione tridimensionale delle prorae!

As, circa Dezember 68, Rom. SER GALBA IMP CAES AVG TR P. Portraitkopf des Kaisers mit Lorbeerkranz nach rechts. Rs: Drei bekränzte Feldzeichen auf Schiffsvorderteilen stehend. RIC 507 (var., Vs.); Cohen 267. 9,74g [Lanz, numismatic rarities]

post-13865-0-64675300-1339398168_thumb.j

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Brutium

A supporto di questa tesi, mi sembra di poter osservare che l'aquila di Valerio Flacco, a differenza di quelle di Nerio e di Marc'Antonio, appare (nelle monete qFDC) chiaramente fasciata, come se avesse un "cappottino", e questo appunto è il modo in cui venivano portati i signa (oltre che le armi) durante le marce di trasferimento, per protteggerli dalle interperie.

Potrei sapere le fonti storiche dove ritrovare l'aquila fasciata? Mi servirebbe saperlo al più presto, per favore :pleasantry:

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L. Licinio Lucullo

Reminiscenze a memoria di letture di anni fa ...

In qualche storico (Polibio?) si parla della fasciatura delle parti metalliche del corredo militare durante la marcia, ma in questo momento non saprei proprio dove andarlo a pescare!

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Brutium

@L. Licinio Lucullo, posso chiederti quali fonti storiche parlano delle insegne trasportate in fasce, per favore?

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Brutium

Grazie mille lo stesso, provo a fare una ricerca in biblioteca. :D

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