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dabbene

DAL BANCO ALLA BANCA

Risposte migliori

dabbene
Supporter

Sembra quasi uno slogan, in realtà è l'evoluzione di un processo economico in atto nell'età comunale, è una discussione che riguarderà diverse città, ma Genova sicuramente in Italia sarà almeno inizialmente protagonista.

L'argomento è trattato da diversi, è caro a Spufford, Menant, non è prerogativa di qualcuno in particolare, ma iniziamo ....

Nel 1150 viene concesso il monopolio " dei banchi del comune di Genova " per 29 anni a un consorzio di ricchi cittadini che si impegnano a tenerlo per almeno otto ; si tratta di banchi di cambiatori, ma il registro di Giovanni Scriba dice che le operazioni comprendevano già dei prestiti e forse anche dei depositi.

Tranne in qualche registro di notai genovesi il vuoto come documentazione è enorme, in particolare per il periodo tra il 1150 e il 1250.

Il primo libro di conti è di un fiorentino,un banchiere attivo nel 1211, del 1260 di un banchiere di Imola,poi quelli della compagnia fiorentina dei Borghesi e il libro delle fiere della Champagne degli Ugolini.

Il cambio manuale è l'attività originaria, viene praticato nelle strade commerciali e sulle piazze principali, lì i cambiatori tengono le loro tavole o banchi : a Venezia a Rialto e a San Marco, a Firenze al Mercato Vecchio, a Bologna al mercato di Porta Ravegnana, a Pistoia nella piazza principale.

Dal termine di " banco " avrà origine quello di banca , mentre " tavola "designerà le più importanti compagnie tipo "la Tavola dei Bonsignori " di Siena.

I cambiatori esercitano un ruolo pubblico, non cambiano soltanto, controllano la qualità delle monete, ecco uno dei motivi del monopolio di Genova.

In età comunale molti cittadini in possesso di ricchezza monetaria diventano prestatori, il denaro diventa mestiere ; la banca nasce nell'Italia di quel tempo ed è alla metà del XII secolo a Genova che si hanno le prime notizie di banche e banchieri.

Dall'unione delle due attività, il deposito e il prestito,nasce la forma iniziale di deposito bancario.

La formalizzazione del contratto di cambio alla metà del XII secolo diventa il passo fondamentale dell'evoluzione della tecnica bancaria.

Una somma versata a Genova per esempio in moneta genovese può essere rimborsata nella Champagne in moneta locale, denari provisini,entro un termine stabilito e un tasso pattuito.

E' sempre Genova che ci fornisce informazioni : i banchi vengono affittati spesso " a Stranieri "e questi stranieri sono gli astigiani e i piacentini.

L'attività bancaria si sviluppa inizialmente nel nord ovest, parte da Genova con protagonisti prima gli astigiani poi i piacentini ,ma poi la storia cambierà e nella prima metà del XIII secolo i protagonisti del campo bancario saranno altri, dovremo guardare in Toscana, a Firenze ovviamente ,ma non solo, anche Lucca, Siena e altre città saranno artefici dello sviluppo bancario.

Ma di Firenze, della Champagne, ma anche di Venezia parlerò in un prossimo post.....

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matteo95
Supporter

Discussione molto interessante .... non vedo l'ora di leggere i prossimi post ...complimenti

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odjob

C'è una discussione aperta da me in Monete e Medaglie pontificie"I banchieri Fugger su CN".

--odjob

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dabbene
Supporter

Continuo, ero rimasto agli astigiani e ai piacentini, i piacentini in particolare hanno un ruolo specifico nel finanziare l'economia genovese, rapporto che nasce nel 1148 basato sulle operazioni marittime e il cotone che veniva fornito a Piacenza per la sua industria.

Dopo il 1255 i piacentini dominano praticamente la piazza bancaria di Genova, alcuni finanziano l'appalto della coniatura della moneta genovese, altri finanziano le operazioni della città.

Ma è nella Champagne che si gioca la partita del commercio e della finanza che sta nascendo : è un periodo di grande attività quello tra il 1244 e il 1260 e anche qui oltre agli astigiani, i piacentini sono i più attivi.

Saranno attivi nella Champagne ,ma anche a Parigi, Provenza,in Inghilterra, Castiglia e Portogallo.

Più della metà dei contratti di cambio della Champagne saranno redatti da piacentini e questo è un dato non di poco conto.

Quindi nella specializzazione del prestito su pegno in quel periodo abbiamo Piacenza seguita da Asti.

E Venezia come si colloca in tutto questo ? Il contratto di cambio a Venezia si sviluppa più lentamente che a Genova ; nel 1227 il governo preferisce ancora pagare un grosso acquisto di frumento con delle barre d'oro.

Mezzo secolo dopo il Consiglio maggiore approverà dei contratti di cambio e questi diventeranno poi pratica usuale.

A Siena il decollo della sua banca è evidente intorno al 1200 con il prestito alla Curia pontificia di denaro tramite società di banchieri romani.

Nel 1193 è già presente la società Piccolomini e quella dei Bonsignori forse nel 1209 ; dal 1230 i senesi acquistano anch'essi un ruolo internazionale, sono presenti nella Champagne ma soprattutto diventano i preferiti da parte della Curia per le operazioni della stessa.

Se vogliamo fare un pò una chiosa su questa prima parte, potremmo dire che due essenzialmenti sono gli artefici dello sviluppo del prestito finanziario, le fiere della Champagne, grande centro di commerci e di transazioni finanziarie, e la raccolta finanziaria degli introiti Pontifici.

Non dimenticando in tutto questo il grande ruolo avuto dai cosiddetti " lombardi " nella pratica del prestito avuto in tutta Europa.

Ma adesso arriva il momento di parlare di Firenze , e lo farò più avanti.......

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rick2

Lombard street vicino alla bank of england , nella city di Londra di oggi deriva il suo nome dai banchieri lombardi che li esercitavano la loro mestiere

ma invece i cambiavalute romani ?

che facevano quelli ?

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rorey36
Supporter

:good:

Modificato da rorey36

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dabbene
Supporter

Ma i banchieri romani sembrano avere un ruolo non primario ma di collegamento con altri più attivi, per esempio i senesi che avevano un rapporto stretto e preferenziale con la Curia Pontificia, però questi erano presenti in Roma e spesso si mettevano, essendo sul posto, in società con gli altri per esempio gli stessi senesi.

Firenze si afferma tardi a livello finanziario dopo la metà del XIII secolo, segue il modello senese come riferimento.

La preminenza e importanza di Firenze cresce, conia una moneta d'oro vincente e riconosciuta e questo è un altro indicatore del suo predominio, invece Siena e anche Lucca tentano di battere anche loro una moneta d'oro non con gli stessi risultati, Piacenza non ci prova neanche, si crea un club ristretto di grandi Genova, Venezia, Milano, ma soprattutto Firenze.

Le quattro città elencate sono le città emergenti del 1300 e superano la soglia dei 100.000 abitanti e anche questo è importante.

E' in questo momento che si mette a punto la pratica associativa a Firenze che era nata precedentemente a Siena e Lucca , è la cosiddetta " compagnia ".

Si formano attorno a un nucleo di associati , spesso di cerchie familiari, nasce un capo che spesso è quello che fornisce il nome alla società stessa ; gli associati lavorano nelle società e mettono le loro risorse finanziarie, i capitali.

I Peruzzi dispongono nel 1310 di 100.000 fiorini di corpo e di pari depositi ; i Bardi nel 1318 arrivano a 875.000 fiorini, queste grandi e potenti compagnie imprestano denari ai grandi sovrani del tempo, i bilanci delle compagnie fiorentine all'epoca si avvicinano a quelle dei grandi regni.

Spesso poi succedeva però che questi capitali erano immobilizzati, e si parlava del Re d'Inghilterra, del Papa, del re di Francia, degli angioini di Napoli, perchè questi grandi debitori spesso poi non pagavano gli interesi dovuti e capitava che non rimborsassero le somme ricevute.

Però i guadagni arrivavano lo stesso tramite i profitti dei trasferimenti pontifici e nel caso inglese con l'esenzione sulle tasse di esportazione e altri stratagemmi anche diplomatici.

Continua.....

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rick2

mi riferivo ai "romani" come impero romano di 2000 anni fa , non come romano di roma, ma fa niente !!! :)

cmq aggiungo anche che venezia nel 1500 aveva 300.000 abitanti , mentre londra al tempo ne faceva 40.000 solo

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dabbene
Supporter

Ma non era ovviamente tutto così facile e semplice, i rischi più le compagnie erano grandi e importanti e più imprestano aumentavano,ed erano direttamente proporzionali ai profitti.

Rovesci finanziari capitavano e potevano provocare il ritiro dei depositi e i fallimenti.

E' anche vero che quando falliva una di queste grandi compagnie in posizione dominante veniva sostituita da altre, i monopoli continuavano e dietro nascevano e c'erano comunque diverse compagnie meno potenti che potevano integrare le varie attività finanziarie intraprese.

I Bardi, i Peruzzi, gli Acciaioli lavoravano spesso in rete per difendersi dai tracolli che comunque ci saranno poco prima della peste tra il 1343 e il 1346.

Nonostante tutto questo l'egemonia economica fiorentina e anche quella toscana si mantiene e si rafforza fino alla peste e anche dopo e rimane basilare nell'economia occidentale del tempo.

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417sonia
Supporter

Buona Domenica

Bravo Mario, bell'argomento.....mi stai "tirando la volata", procedi così :clapping: :good:

Io mi riprometto di intervenire, relativamente a Venezia, in epoca successiva (1450-1500), quando i Banchi veneziani, al pari di altri banchi esteri, cominciano a "soffrire" per i crediti inesigibili contratti a suo tempo da stati e signorotti vari, per finanziare guerre, per "ammortizzare" i mancati introiti e/o le spese dovute alle epidemie....è un periodo per Venezia e buona parte dell'Europa, denso di incognite e problemi socio/economici; i primi a farne le spese sono proprio i Banchi non adeguatamente capitalizzati.....

Saluti

Luciano

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dabbene
Supporter

Grazie Luciano cerco di fare del mio meglio nell'ambito delle mie possibilità , Rick ha parlato dei " lombardi ",effettivamente l'argomento merita un approfondimento.

Il nome " lombardi " fino alla fine del XIII secolo viene esteso spesso a tutti mercanti e banchieri italiani operanti in Francia, in particolare nella Champagne, spesso parliamo anche di usurai specializzati nel prestito .

Qualche volta vengono chiamati Caorsini confondendoli con altri usurai ; molti provengono da Asti, Chieri, Alba,Piacenza, anche dalla toscana ; si formano tra questi delle vere e proprie dinastie che lavorano in tutta Europa, i Roero, i Solaro, gli Asinari, i Garretti, i Mazzetti, i Malabaila.

Le loro agenzie di prestito dette " casane " o " banchi "sono diffuse a partire dagli anni venti del XIII secolo , il capitale è garantito da un gruppo di soci o di famiglie che detengono quote nelle casane e che accettano depositi da parte di stranieri.

L'organizzazione del prestito ricorda quella quelle compagnie toscane, in realtà è più elastica, meno strutturata.

Per i "Lombardi " il prestito rappresenta un'attività esclusiva fondata sul monopolio, i tassi di interesse erano elevati e ovviamente la considerazione nei loro confronti non era delle migliori.

Concluderei con un passo riportato in " Dalla carità al credito " di Renato Bordone, si parla di Asti e dei suoi commercianti.

"Alla meta del trecento , secondo il commentatore Benvenuto da Imola, era voce diffusa che gli astigiani fossero i più ricchi di tutti gli italiani, ma si aggiungeva criticamente perchè sono i maggiori usurai. Che la città nel medioevo fosse ricca e fiorente era un dato di fatto ed era altrettanto vero che la sua classe dirigente avesse accumulato ingenti capitali attraverso l'esercizio dell'attività di prestito, specialmente all'estero ".

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417sonia
Supporter

Buona Domenica

Dalle pagine de: Marin Sanudo – Pagine scelte edito dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, vi riporto una storia ''esemplare''; di come fu vissuta la crisi del Banco Garzoni, avvenuta a Venezia.

A di' 29 zener (1499) in collegio. In questa matina el principe (era Doge Agostino Barbarigo) non vene in collegio, ma in la sua camera chiamoe li cai dil consejo di X (i Capi del Consiglio dei Dieci), li consejeri et li savj, e niun altri lassati intrar, et 7 volte intrassemo dentro noi ai ordeni (noi Savi agli Ordini) et li cai di 40 (e i Capi della Quarantia) et poi eramo mandati fuora, et fono in consulto come poi se intese per il banco di Garzoni che tumultuava voler falir, dimandando ajuto a la Signoria nostra....

Da questi primi passi possiamo notare un modo inusitato ed irrituale di gestire i problemi pubblici; non si concerta una riunione di governo, dove i vari responsabili di dicastero dicono la loro, ma ogni magistratura viene interpellata per quelle che potrebbero essere le proprie competenze, senza che ci possa essere una commistione con le altre; i Savi agli Ordini ed i Capi della Quarantia, sono stati fatti entrare ed uscire dalla camera del Doge, ben 7 volte; e' evidente che alcune cose potevano sentirle e conoscerle ed altre no....sempre presente il ''tremebondo'' Consiglio dei Dieci.

I Garzoni erano una famiglia tra le piu' cospicue a Venezia, commercianti di origini lucchesi, si erano insediati a Venezia ed avevano avuto la cittadinanza fin dal 1335 ed a seguito dei molti denari elargiti al governo al tempo della guerra di Chioggia, ottennero il patriziato entrando di diritto nel Maggior Consiglio, organo sovrano della Repubblica.

Il Banco Garzoni era ''pericolante'', poca liquidita' e molti impieghi poco o nulla esigibili...la stessa Repubblica gli doveva qualche migliaia di ducati; ovvio che si rivolgessero in primis ai maggiorenti dello Stato per recuperare i crediti e pregarli di aiutarli.

Et con gran streteze fo consultato l'honor di questa terra esser in mantegnir ditto banco in piedi, et terminato sine strepitu servirlo di qualche denari, et perche' non ne era di la Signoria nostra per esser su gran spexa e guerre da do bande, fo ordine tuor in prestedo da le procuratie e altri banchi, et quelli procuratori erano in collegio, zoe' sier Ferigo Corner (Federico Corner) et sier Nicolo' Mozenigo (Nicolo' Mocenigo) fono contenti, et cussi' sier Lunardo Loredan (Leonardo Loredan), et fo mandado per sier Nicolo' Lion e sier Alvise Bragadin procurator, et datoli solenne sacramento, esortoe el principe a prestar denari etiam per sier Carlo Trun facea l'oficio in loco di sier Filippo suo cuxino, quelli tutti fono contenti di prestar..

Cosa sta succedendo? Inquadriamo il periodo.

Venezia e' in guerra su due fronti distinti; il primo, al fianco del re di Francia, contro il Ducato di Milano e Ludovico Sforza; il secondo contro gli Ottomani per il controllo del Mediterraneo orientale. Come di consueto in questi casi, Venezia emette delle cartelle di debito di stato per autofinanziarsi, obbligando i possidenti nobili e/o non veneziani, a comperare queste cartelle in numero e valore proporzionale al loro reddito imponibile accertato.

Per queste persone voleva dire vendere beni o monetizzare cartelle acquistate precedentemente ad un valore infimo rispetto a quello di acquisto, oppure ritirare denari contanti dalle banche per poter acquistare forzosamente le cartelle del nuovo debito ed assolvere l'obbligazione nei confronti dello stato; quasi sempre queste manovre generavano perdite cospicue e tanti ci smenarono una fortuna....i beni di tante famiglie possidenti, furono annichiliti e queste famiglie furono letteralmente ridotte in poverta'.

Continua....

Luciano

Modificato da 417sonia
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dabbene
Supporter

Per Venezia vedo che ci sta pensando ottimamente Luciano ad integrare,ma anche all'estero oltre alla Champagne si muovevano i prestatori italiani.

In Inghilterra nonostante la loro espulsione nel 1240, gli italiani lavorano e fanno bei guadagni , si arricchiscono e comprano i più bei palazzi di Londra.

Gli italiani lavorano col commercio della lana e l'alta finanza, entrambe praticate molto dai fiorentini ; per l'attività finanziaria il maggior cliente degli italiani è lo stesso sovrano inglese.

I banchieri gli prestano somme ingenti , spesso sono rimborsate con sgravi fiscali sulle esportazioni della lana e con condoni.

Il sistema viene organizzato nel 1275 da Edoardo I che lo affida ai Ricciardi di Lucca ; i Ricciardi , e questo mi interessa molto parlando di Lucca, gli imprestano in media 18.500 lire all'anno che sarebbero circa la metà del suo bilancio.

I Ricciardi si procurano il denaro direttamente nelle fiere della Champagne o presso compagnie attive italiane in Londra.

Falliti i Ricciardi nel 1294 verranno rimpiazzati da famiglie fiorentine, i Frescobaldi, i Bardi e i Peruzzi poi.

Nel 1336 Bardi e Peruzzi imprestano a Edoardo III 125.800 lire , servono per finanziare la guerra alla Francia.

L'incapacità del re a rimborsare queste somme porterà al fallimento di queste due compagnie che però in realtà erano già in affanno.

Italiani quindi protagonisti all'estero con più o meno fortuna,ma anche di Bruges dovremo poi parlare, perchè Bruges diventerà uno snodo commerciale fondamentale e anche gli italiani saranno lì presenti.......

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417sonia
Supporter

Ritorniamo alla riunione che si svolge irritualmente nelle stanze private del Doge.

La Serenissima non si puo' permettere che il Banco di Garzoni fallisca; ella stessa ha attinto a piene mani dai fondi della banca e tantissimi nobili hanno depositato parte dei loro averi; non di meno la voce del fallimento gia' corre per la citta' e tutti vogliono ritirare i propri soldi, aggravando cosi' la situazione finanziaria.

Gli stessi Garzoni non hanno avuto cuore di presentarsi al banco, nessuno di loro e' seduto dietro al tavolo delle contrattazioni; questo non fa che avvalorare le peggiori ipotesi e aggravare la situazione.

Il Doge sa che non ci sono soldi da scucire, sono tutti impegnati nelle due guerre che Venezia sta conducendo, ma si puo' trovare qualche denaro se i più facoltosi nobili presenti alla riunione si dichiarassero disponibili a prestarne, cosi' pure si potrebbe attingere ad altri banchi più forniti e cosi' si fa; tutta una serie di nobili e banchieri si prestano a questa operazione, cosi' da salvaguardare il nome del Banco e dello stato che ne garantisce la solvibilita''.

Ecco i banchieri...et per sier Hironimo Lipomano (Geronimo Lippomano) dal banco, per sier Maffio Agustini (Maffeo Agostini) dal banco et credo etiam per sier Alvise Pixani (Alvise Pisani) dal banco, dai qualli pur fono trovati alcuni denari, qual io vidi fono portati in caxa del principe in sacheti: et fono dati a essi Garzoni ducati....., et mandato sier Piero da Pexaro (Piero Pesaro) cassier a Rialto: tamen nulla valse come diro' perche' tutti trazeva (ritirava) a furia denari etc.

Anche il recupero di sacchetti di ducati presso altri Banchi, non e' sufficiente. Piero Pesaro, cassiere in Rialto si incarica di rifornire il banco di ducati, ma quelli che vogliono ritirare in contanti i loro averi sono molti di piu' di quanti si possono soddisfare.

La situazione si trascina fino al primo febbraio, fino a quando la folla di depositanti tumultua pericolosamente, ovunque si grida: '' il Banco Garzoni e' fallito''.

Il Doge fa chiamare immediatamente in collegio il Consiglio dei Dieci con una giunta di Savi e viene deciso di fornire al Garzoni Andrea ed ai suoi nipoti un salvacondotto della durata di un anno, sia per i propri beni, sia per le loro persone.

E' chiaramente un escamotage; non si puo' risolvere il problema dei denari contanti e quindi si vieta ai creditori di far valere i loro diritti nei confronti del Banco...si congela la situazione.

Chiaro che il problema è stato accantonato ma non risolto e tutti mormorano (soprattutto i nobili che hanno depositato soldi nel banco e non vogliono restare con il cerino in mano).

A di 4 fevrer in collegio. Erano li capi del consejo di X et mandati tutti li altri fuora non intravano nel consejo di X, vene sier Andrea Garzoni dal banco con soi fioli e nepoti, et disseno voler pagar tutti, et come di la vigilia di nadal in qua haveano dato fuora di quel banco in contadi ducati 128 milia, (oltre Kg. 455 di oro puro; €. 17.608.500 al solo valore dell'oro) ….et in conclusione, non dieno dar più di 95 milia ducati...

I Garzoni ringraziano del salvacondotto, ma desiderano aver il supporto della Serenissima per poter pagare tutti i creditori; ne mancano per 95.000 ducati e taluni di questi fan gran baccano per potersi intromettere nella società per controllare i libri contabili e per questo vogliono eleggere dei capi in rappresentanza; cio' fa imbestialire i Garzoni che si definiscono onesti ed ordinati, che sono conosciuti fin dal 1430 ed hanno sempre rispettato tutti e soprattutto hanno sempre rispettato i loro impegni; dover mettere in mano il banco ai creditori, proprio non gli va.

Continua

Luciano

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dabbene
Supporter

Da Venezia a Bruges : Bruges diventa uno snodo di scambi commerciali tra Baltico, Inghilterra, valle del Reno e regioni meridionali.

Gli italiani sono frequentatori abituali della Champagne ma nel 1275 incominciano a installarsi a Bruges dopo i tedeschi.

Bruges viene collegata anche a livello marittimo prima direttamente con Genova ( 1277 ) ,poi con Venezia ( 1314 ) e con l'Inghilterra.

Sono i fiorentini con le loro compagnie i primi a mettere rappresentanze, in seguito tutte le maggiori città italiane metteranno delle filiali.

Bruges diventa un grande polo dell'Europa del nord ovest commerciale e bancario.

Gli usurai italiani conoscono Bruges già dalla metà del XIII secolo, successivamente si attiveranno all'inizio del XIV secolo anche ad Anversa.

La prima concessione a due lombardi da parte del conte di Fiandra per l'apertura di un banco è del 1281, successivamente ne arriveranno molte altre ; le concessioni saranno molto onerose.

Il conte di Fiandra stesso e i suoi amministratori saranno grandi clienti dei lombardi che addirittura nel 1314 avranno in pegno persino i gioielli della corona.

Insomma eravamo dovunque ed eravamo come prestatori molto richiesti e riconosciuti, anche questa è storia, la nostra storia.

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ciosky68
Supporter

Lombard street vicino alla bank of england , nella city di Londra di oggi deriva il suo nome dai banchieri lombardi che li esercitavano la loro mestiere

ma invece i cambiavalute romani ?

che facevano quelli ?

ma dai...veramente? di che periodo si parla?

ciao R.

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numa numa
Supporter

del XIII-XIV secolo

ma in realta erano piu banchieri fiorentini che lombardi, ma per gli inglesi che gia all-epoca facevano confusione con gli itaiani :), erano tutti lombards..

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417sonia
Supporter

Et cussi' chiamati nui altri di collegio, el principe parloe di la bona volonta' havia questi Garzoni di pagar ogni uno, et da puo' pasqua piacendo a Dio voriano dar principio, et havenao molti debitori a scuoter; confortandoli a taser, et che voleano tutto il suo ubligarlo ai creditori, et li danari scuoderano ponerli a li camerlengi nostri con una chiave lhoro et un'altra li cai etc.....

La Serenissima decide di farsi parte garante nei confronti dei creditori incaricando alcuni nobili che gestiscano le entrate che i Garzoni riceveranno dai propri debitori, a favore dei creditori e si arriva all'epilogo..

Febbraio 1500 A di tre, fo San Biaxio. Da matina per il collegio nostro, fono mandati alcuni deputati, qualli insieme con sier Andrea di Garzoni, fioli et nepoti, fono a una solennissima messa in San Zuam di Rialto (San Giovanni Elemosinario). In questo mezo, sopra el suo banco, era assaissimi ducati d'oro, molti sacheti di moneda, et in monte mocenigi (lire mocenighe) di zecha; fo judichato da 60 a 70 milia ducati, et il zornal preparato.

Il banco è salvo, il denaro si è trovato, ma non solo, i Garzoni hanno dato al governo una fidejussione di ulteriori 50.000 ducati e la Serenissima, a sua volta, garantisce ulteriori 20.000 ducati per tacitare tutti.

A questo punto c'è un colpo di scena. Tranquillizzati i creditori e visto l'impegno del governo a garanzia del banco, si fanno nuovamente vedere gli investitori e i depositanti: ….un tal Zuam da Tolentino, luchese, li portò in oro ducati....milia, et fo la prima partida; poi Mario Cini, fiorentin, ducati...milia; poi domenego Cavalin, per nome de sier Antonio Grimani, procurator, ducati 2.500 et molti alti infiniti: etiam portoe Focher (Fugger), todesco, ducati X milia ongari......; in tanto che have forssi ducati 50.000 milia in questo zorno.

Morale: in questo caso, nel giro di un anno, la situazione debitoria del banco ha avuto un epilogo positivo; non lo fu in altre occasioni per altre banche, dove queste fallirono, trascinando con se tutti coloro che avevano denari depositati; la banca Garzoni riusci' a risalire la china grazie anche al governo e grazie al fatto che, comunque, c'erano debitori che dovevano rimettere importi tali da poter tacitare i creditori; diciamo che quella del Garzoni era, in fondo, una banca virtuosa.

Se è vero che le banche erano vulnerabili in caso di congiunture come era avvenuto in questa occasione per i Garzoni, la buona norma imponeva che la banca non si esponesse oltre quello che era l'entita' dei suoi depositi; spesso non era così.

Le banche che ricevevano denaro per renderlo disponibile su un'altra piazza, lo utilizzavano nel frattempo per speculazioni, prestiti, anticipi dati a commercianti, ecc. ecc. e quando questi impieghi andavano troppo oltre il proprio giro d'affari, un intoppo causato da una guerra, una epidemia ed altri gravi accidenti, rendevano inesigibili i crediti oppure i capitali restavano bloccati per mesi in una piazza isolata per via dei blocchi navali creati dai nemici; questo causava una crisi di liquidità che poteva impedire alla banca di far fronte ai propri impegni arrecando danni ai clienti, al suo buon nome ed allo stato.

Spero di non avervi tediato più di tanto

Saluti

Luciano

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adolfos

Scusate il ritardo. Solo ora riesco a connettermi per vari problemi.

Solo per puntualizzare (come saprete sono di parte :D ) :

Cari saluti e complimenti a tutti coloro che sono intervenuti nella discussione

Vendittelli 1993

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dabbene
Supporter

Hai ragione anche tu Adolfo, di Roma quando ci sono gli aspetti economici si parla sempre troppo poco, ma sarebbe giustamente bello che chi conosce la propria realtà possa integrare e ampliare ; Marco Vendittelli è in effetti la voce più attendibile e probabilmente informata della situazione romana.

Cerco di aggiungere qualche cosa anch'io, per quello che ho letto: di Roma si può parlare dei mercatores e dei baroni, questi sono i due aspetti predominanti in età comunale.

Roma comunque dipende molto dalle dinamiche delle grandi famiglie a favore del Papa e della curia cardinalizia.

E non è poco, seguire solo questo,poteva ed era anche sufficiente, non per nulla, come abbiamo visto, altri cercano di inserirsi a curare i profitti del Papato.

Nel XII secolo il Comune è retto da diverse famiglie aristocratiche che occupano il senato, per esempio i Frangipane,Pierleoni, Boveschi,Papareschi.

Poi ci sono i mercatores, descritti bene dal Vendittelli che hai citato giustamente sopra, è un nucleo di mercanti, banchieri che iniziano l'attività nella metà del XII secolo e si affermano completamente nel XIII secolo.

La sponda privilegiata è comunque da quello che mi risulta il finanziamento a favore dei Papa, e successivamente i toscani si inseriranno alla grande in tutto questo.

Ci sono per esempio i Manetti, chiamati banchieri del Papa,che sostengono il Papato,i Vescovi, ma anche dei Comuni vicini quali Orvieto e Perugia.

I Manetti sono presenti anch'essi nella Champagne e frequentano il consiglio senatorio.

Alla fine del XII secolo si affermano sulle altre alcune grandi famiglie dell'aristocrazia, si sviluppa il cosiddetto nepotismo pontificio ; in poche parole nascono e si affermano dei baroni ,tipo i Colonna o i Normanni,o anche i Conti.

Qualcuno diventa anche cardinale in famiglia, il che aiuta,la loro potenza economica si accresce enormemente, grazie ai possidimenti avuti, e alle risorse che arrivano dalla Curia.

Nel XIV secolo sarà il momento degli Orsini e dei Colonna che diventeranno egemoni nel gruppo ristretto dei baroni .

Il baronaggio e questa scrematura delle grandi famiglie porta a una concentrazione di ricchezze e potere in mano a poche grandi famiglie.

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dabbene
Supporter

Mi sono chiesto, ma per esempio in regioni tipo la Sardegna, fuori dai circuiti commerciali tradizionali, c'erano i mercanti,che economia c'era ?

Massimo Rassu che studia la Sardegna medievale mi aiuta : certamente siamo in una economia tipicamente rurale, basata molto sui prodotti che vengono dalla terra,essenzialmente di tipo locale, anche se poi sia Genova che Pisa avranno scambi e presenze sul territorio.

La società sarda in quell'epoca all'interno dei villaggi e città era divisa essenzialmente in tre classi : quella dei " liberi ", quella dei " colliberti " e quella dei " servi ".

La prima classe comprendeva i majorales, i piccoli proprietari terrieri, gli artigiani, i mercanti che avevano la possibilità di migliorare la propria posizione sociale ; la seconda, i colliberti sono i servi liberati che però mantenevano alcuni obblighi specifici nei confronti dei loro signori ; la terza, i servi, che probabilmente rappresentavano la maggior parte della popolazione.

Bisogna però specificare che i servi dipendevano dal padrone solo per il lavoro che dovevano dedicargli e in questo senso potevano essere venduti, comprati, donati, ma sul piano personale erano liberi e potevano per esempio sposarsi liberamente, avere un proprio cognome, testimoniare ai processi.

Il lavoro femminile era in gran parte all'interno della casa, non c'era equiparazione con la parte maschile.

Siamo indietro ovviamente alle altri parti e regioni, la Sardegna è lontana, devono essere i Genovesi e i Pisani ad andarci, però i mercanti c'erano in Sardegna e i loro prodotti li vendevano sia agli esterni all'isola che ovviamente localmente.

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dabbene
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Storie varie e particolari di banchieri.

GLI SCOTTI DI PIACENZA

Gli Scotti hanno una tradizione popolare e mercantile ; nel 1170 sono " guardiani di navigli " sul Po, il che si traduce in esazione di tributi, quindi anima commerciale ma anche legati alle autorità vescovili e comunali.

Rinaldo Scotti nel 1184 è console dei mercanti, nel 1221 Lanfranco è capo della societas populi .

La loro compagnia è molto attiva a Genova nel commercio dei panni nel XIII secolo e accumulano grandi fortune, possedimenti fondiari,castelli e signorie rurali.

Aderiscono al partito guelfo e grazie ad alleanze matrimoniali nell'aristocrazia guelfa accrescono sempre più il loro prestigio.

Quando Piacenza si sottomette a Carlo d'Angiò, loro sono i finanziatori dello stesso, e quando diventa Papa il piacentino Gregorio X gli Scotti assurgono ai principali banchieri guelfi.

Verso la fine del XIII secolo la compagnia Scotti ha sede a Genova dove fa di tutto, assicura i capitali da Parigi alla Champagne sui panni francesi, è la più importante importatrice di lana inglese ; Alberto Scotti nel tempo stesso è a capo di questa grande compagnia, è capo del partito guelfo di Piacenza e della società dei mercanti e delle Arti, nel 1290 è signore della città .

Un mix finanziario, politico e di buone alleanze e rapporti importanti e prestigiosi.

I CANCELLIERI DI PISTOIA

Pistoia non è paragonabile a Firenze come centro commerciale, ma è degna comunque nel settore del prestito e della banca.

La famiglia Cancellieri è una delle più ricche della città,all'interno della famiglia si scateneranno delle lotte che sono all'origine delle fazioni dei Neri e dei Bianchi ; conta 18 cavalieri, diversi giudici, castelli e torri.

Ma dagli archivi risulta che derivano da un individuo chiamato Porcone, un ricco contadino arrivato in città il secolo prima i cui eredi fecero poi fortuna col prestito e poi con la banca.

Denaro, un minimo di cultura permettono l'ascesa sociale, il tramite di solito sono l'usura o i grandi commerci internazionali.

I SALIMBENI DI SIENA

I Salimbeni sono una signoria autonoma del territorio senese, acquisiscono sei castelli in Val d'Orcia : il Comune glieli cede come pegno per i prestiti avuti e non rimborsati.

I Salimbeni si muovono con la loro compagnia in tutte le piazze europee ; nel 1265 Notto Salimbeni è capo guelfo e finanzia la spedizione di Carlo d'Angiò.

E' un percorso comune ad altre famiglie, banca internazionale, guelfismo,fino al piccolo stato signorile con possedimenti terrieri.

I Salimbeni, ma anche i Roero si inventano anche ascendenze immaginarie per allontare il ricordo dell'origine usuraia delle loro fortune con la pretesa ottenuta di avere un discendente che abbia partecipato alla prima crociata.

Come potete notare le componenti comuni e simili in queste grandi famiglie sono molte e ricorrenti, spesso si parte dall'usura e poi si arriva alle compagnie, alle banche, alle piccole signorie,alla politica e ai buoni rapporti con l'aristocrazia e il Papato.

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