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L. Licinio Lucullo

Il valore del denario

Risposte migliori

L. Licinio Lucullo

Cari amici, vi propongo di inserire in questa discussione fonti che ci permettano i capire, in termini reali, quanto valesse il denario durante la Repubblica. Propongo un “post” per ogni fonte.

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L. Licinio Lucullo

150 a. C., Gallia cisalpina

Prezzi all’ingrosso

1 denario = 50/80 kg di grano

1 denario = 195/312 litri di vino locale

Prezzi al dettaglio

1 denario = 20/36 giorni di pensione completa in locanda

Cambio

1 denario = 5 od 8 (?) oboli padani

Narra infatti Polibio (II, 14, 35) “Non è facile descrivere adeguatamente la fertilità del territorio … un medimno siciliano di frumento costa per lo più 4 oboli, uno d’orzo 1 obolo due oboli e un metrete di vino costa quanto un medimno di orzo … … Quanto poi al buon prezzo al minuto … basta citare questo fatto: chi … alloggia in locande … non chiede il prezzo delle singole consumazioni, concorda il prezzo complessivo … per mezzo asse al giorno, cioè per la quarta parte di un obolo”.

Ricavo da Giuseppe Amisano che Polibio si recò in Pianura padana fra il 151 e il 150 a.C., che un medimno siciliano era pari a 51,8 litri e, quindi, a circa 40 kg di grano, 1 metrete era pari a 39 litri. Il resto sono mere equivalenze. Purtroppo, la data cade esattamente nel periodo di incertezza sulla ritariffazione del denario da 10 a 16 assi, per cui non sappiamo se gli assi cui pensa Polibio si fossero già svalutati a 1/16 di denario; per questo propongo due valori differenti.

È evidentissimo dal brano che Polibio riferisce questi prezzi ritenendoli estremamente bassi; ricavo da Amisano l’opinione che quelli di Roma ammontassero a 5 o forse anche a 6 volte tanto. Aggiungendo l'incertezza sulla ritariffazione del denario, si ricavano quindi i seguenti estremi:

150 a. C., Roma

Prezzi all’ingrosso

1 denario = 8,3/16 kg di grano

1 denario = 32,5/62,4 litri di vino della Pianura padana

Prezzi al dettaglio

1 denario = 3/7 giorni di pensione completa in locanda

Colgo l’occasione per tessere un po’ le lodi dell’opera di Amisano (che ringrazio per la citazione: La storia di Rom antica e le sue monete, vol. II). Alcune sue idee numismatiche mi sembrano eccentriche, i continui rinvii alle (sue) idee politiche (in senso lato) e sociali contemporanee possono far sorridere o anche dar fastidio, ma il suo modo di narrare è esattamente quello che piace a me della numismatica: “leggere” i brandelli di storia rimasti “appiccicati” alle monete. E, comunque, non si può dire che manchi di autonomia di giudizio, sul piano scientifico!

Modificato da L. Licinio Lucullo
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rorey36
Supporter

Io ho questi dati, trovati non ricordo dove.

PAGHE E PREZZI NEL MONDO ROMANO (circa 50 a.C. – 235 d.C.)

Un legionario riceveva tra il 46 a.C. e 84 d.C. dieci assi al giorno ( 225 denari all’anno). Un pretoriano

2 denari al giorno (720 denari all’anno). Domiziano aumentò la paga del legionario a 300 denari l’anno.

Settimio Severo(195) a 400, Caracalla (215) a 600.

I braccianti Pompeiani (50 a.C.- 79 d.C.) ricevevano da 5 a 16 assi al giorno per il lavoro stagionale.

Nel 2° secolo d.C. i minatori in Dacia da 6 a 10 assi più vitto e alloggio con contratti di 6 o 8 mesi.

PREZZI

Le granaglie erano alla base dell’alimentazione. Misurate in Modius ( 8,75 litri pari a 6,66 Kg.o 14,3 libbre) il cui prezzo era :

Roma 1 modius da 1 a 1.5 denari

Italia 1 modius 1 denario

Asia Minore 1 modius da ½ a 1 denario

Africa 1 modius da 6 assi a 1 denario

Egitto 1 modius ½ denario

Un adulto necessitava di 60 modii di grano all’anno. Una famiglia di contadini di 4 persone 150 modii. Durante le feste popolari gli aristocratici donavano ai poveri ½ o 1 denaro ciascuno. In Italia 2 assi al giorno e 45/50 denari erano necessari per la sopravvivenza. Ad Efeso nel 150/200 fu imposto il prezzo della farina di grano a ¼ o ½ denaro ( da 2 a 4 oboli) per libbra.

I liquidi ( olio e vino) si misuravano in Anfore ( 26 litri).

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L. Licinio Lucullo

Poco dopo il 124 a.C., la legge frumentaria di Gaio Gracco fissò il prezzo di vendita del grano al prezzo di costo, 6 assi per modio (8,75 litri). Visto il rapporto volume/peso del grano già detto nel mio precedente post, si deduce:

123 a. C., Roma

Prezzi all’ingrosso

1 denario = 18 kg di grano

La sostanziale concordanza con il dato precedente è confortante

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L. Licinio Lucullo

QUesti dati li ho trovati in una vecchia discussione del forum, non so quale ne sia la fonte:

80 a. C., Roma

Prezzi al dettaglio

1 denario = 15 kg di farina

1 denario = 26 litri di vino

1 denario = 7 litri di olio

Il valore in termini di farina mi sembra decisamente alto, considerato che la farina non può non costare più del grano (venduto all'ingrosso, solo due generazioni prima, in termini di 16/18 kg per denario); quello riferito al vino invece coerente

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numa numa
Supporter

sinceramente questi valori mi paiono un po' elevati..

Un denario corrispondeva a 26 ,litri di vino e un soldato guadagnava un denario al giorno ?

Ma come avvenivano i commerci al dettaglio quotidiano. Dato l'elevato valore del denario dov'era la moneta spicciola ?

il quinario era già piuttosto raro, non parliamo poi del sesterzio d'argento che fu coniato veramente poco

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L. Licinio Lucullo

Si sembrano alti anche a me, come dimostra il raffronto fra farina e grano, purtroppo non so la fonte. Però non sono del tutti "fuori linea". Il dato del 123 è certamente attendibile, le differenza non è inconciliabile. Forse con un denario si potevano comprare non 26, ma 13 litri di vino ... Perché no poi? Che ci vuole oggi a comprare 13 litri di Tavernello? Mica all'epoca esisteva solo il Falerno.

Gli spiccioli immagino che fossereo gli assi: come ho scritto in n'altra discussione, credo che durante il bellum sociale ne siano stati coniati in grande quantità.

Piuttosto mi viene in mente un'altra valutazione: il dato del 123 sembrerebbe dimostrare che quelli di Polibio si riferissero già, nel 150, a un asse che era 1/16 del denario

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poseidon

Credevo che lo spicciolo era il Quadrante non i sesterzi,fatemi capire meglio,argomento interessantissimo.Vorrei sapere gentilmente come agiva nell'economia dell'epoca,magari Avgvstea,anche il Dupondio.

Saluti a tutto il forum.

Modificato da poseidon

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cliff

Recentemente al museo numismatico di Atene ho acquistato un interessante volumetto intitolato "How much does it cost our daily bread from ancient to modern times" dove si danno i riferimenti al potere d'acquisto delle varie monetazioni nelle varie epoche storiche dall'antica Grecia ai giorni nostri. Il capitolo sull'antica Roma (che tratta anche le abitudini alimentari e dà alcune ricette originali romane) è curato da Eva Apostolou, curatrice della sezione romana del museo numismatico di Atene. Vedo se riesco a postare una scansione della pagina con i valori di riferimento per la monetazione romana.

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L. Licinio Lucullo

Credevo che lo spicciolo era il Quadrante non i sesterzi,fatemi capire meglio,argomento interessantissimo.Vorrei sapere gentilmente come agiva nell'economia dell'epoca,magari Avgvstea,anche il Dupondio.

Saluti a tutto il forum.

Lo spicciolo in origine era il quarto di oncia (quartuncia). Poi non fu più coniato, e il taglio minore rimase la semioncia.

Le ultime semioncie note dovrebbero essere del 105-104 a.C. (RRC 315/2 e RRC 316/2), ma fu forse una coniazione sporadica. Da tempo il taglio più piccolo era divenuto l'oncia.

Anche la coniazione delle once però finì probabilmente nel 105 a.C. (RRC 315/1). Rimase allora il sestante (ma per le prime serie attestate sino al sestante, come RRC 334 e RRC 335, non si può escludere che esistesse un'oncia, ormai perduta).

A un certo punto si cessò di coniare anche il sestante, e lo "spicciolo" rimase il quadrante. Per ultima, la serie RRC 350B fu coniata sino al quadrante, probabilmente nell'86 a.C. Da allora, nel caos di guerre (esterne e civili) che investì la Repubblica nei suoi ultimi 70 anni di vita, i divisionari dell'asse non si coniarono più, e anche le emissioni di assi furono sporadiche e in alcuni casi (quelle dei figli di Pompeo) avevano forse valore più di manifesto politico che di effettiva moneta di scambio.

Infine, con Augusto, finite le guerre civili il sistema fu stabilizzato, e il pezzo più piccolo coniato rimase il quadrante (l'inflazione aveva mangiato il valore dei tagli inferiori, probabilmente). Su questo però devi chiedere a chi s'intende di monetazione imperiale, io capisco già poco di quella repubblicana.

Modificato da L. Licinio Lucullo

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L. Licinio Lucullo

e un soldato guadagnava un denario al giorno ?

Non sarei così sicuro che i dieci assi corrispondessero a un denario.

E' vero che questo cambio di favore fu concesso alle legioni all'epoca della ritariffazione (collocata dagli studiosi tra il 150 e il 130), ma mi sembra impossibile che sia sopravvissuto sino all'epoca citata da rorey36, ovvero sino all'epoca cesariana (fu Cesare, infatti, che "aumentò" lo stipendium a 10 assi al giorni, nel 46, un secolo dopo la ritariffazione)

In verità, si ritiene che il cambio di favore concesso alle legioni all'atto della ritariffazione significhi che (1) lo stipendium erano computato in assi (come dimostra la testimonianza cesariana) ma erogato, a fine servizio, in denarii e (2) quando si decise che per ottenere un denario occorressero 16 assi, lo stipendium fu aumentato del 60% per far sì che i legionari si trovassero in mano lo stesso numero di denarii che il loro gruzzolo (in assi) avrebbe permesso loro di ottenete con il cambio 1:10.

Come sia sia, comunemente si ritiene che lo stipendium cesariano corrisponda a 225 denarii all'anno, non a 360. Se così non fosse, non si spiegherebbe come mai Domiziano lo abbia "aumentato", un secolo dopo, a 300 denarii all'anno.

Modificato da L. Licinio Lucullo

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numa numa
Supporter

e un soldato guadagnava un denario al giorno ?

..

In verità, si ritiene che il cambio di favore concesso alle legioni all'atto della ritariffazione significhi che (1) lo stipendium erano computato in assi (come dimostra la testimonianza cesariana) ma erogato, a fine servizio, in denarii e (2) quando si decise che per ottenere un denario occorressero 16 assi, lo stipendium fu aumentato del 60% per far sì che i legionari si trovassero in mano lo stesso numero di denarii che il loro gruzzolo (in assi) avrebbe permesso loro di ottenete con il cambio 1:10.

Come sia sia, comunemente si ritiene che lo stipendium cesariano corrisponda a 225 denarii all'anno, non a 360. Se così non fosse, non si spiegherebbe come mai Domiziano lo abbia "aumentato", un secolo dopo, a 300 denarii all'anno.

1.si certo dipende a quale momento si riferisce il valore in assi del denario

2. 225 denarii all'anno corrispondeva a 7 mesi e mezzo di stipendio giornaliero, è possibile che fosse questo il periodo di 'paga' per le prestazioni dei soldati (che chiaramente non si sarebbero esteso al totale dei 360 giorni che componevano l'anno )?

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L. Licinio Lucullo

2. 225 denarii all'anno corrispondeva a 7 mesi e mezzo di stipendio giornaliero, è possibile che fosse questo il periodo di 'paga' per le prestazioni dei soldati (che chiaramente non si sarebbero esteso al totale dei 360 giorni che componevano l'anno )?

Scusa ma a questo punto mi rendo conto di non aver capito. Da dove ricavi la paga di 1 denario al giorno? E con riferimento a quale periodo?

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numa numa
Supporter

messaggio n. 3

(225 denarii all'anno) oppure ho letto male ? :pardon:

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L. Licinio Lucullo

Appunto, lì dice 10 assi al giorno, che non è 1 denario al giorno, come invece tu hai scritto nel messaggio # 6.

La cifra di 10 assi, come ho scritto nel messaggio # 12, si riferisce a una riforma di Cesare, e quindi a un'epoca in cui le legioni restavano ormai in servizio 360 giorni all'anno (che era ancora di 360 giorni) per molti anni di seguito.

Quindi anche il totale, 225 denari, è riferiro a 12 mesi, non a 7 mesi e mezzo, come tu hai ipotizzato al messaggio #13.

Infatti, all'epoca il denario valeva ormai sicuramente 16 assi, per cui si ricava (10 / 16) * 360 = 225.

Modificato da L. Licinio Lucullo

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numa numa
Supporter

nel titolo del messaggio 3 si leggeva 50ac-235dC , quindi non si capiva bene a quale valore, delle varie riforme si riferisse il corrispondente valore in assi del denario, che avevo, erroneamente , ipotizzato a 10 assi per denario.

Quindi il ragionamento sarebbe :

1. il soldato riceveva la paga di 10 assi al giorno

2. se il valore del denario non era piu' 10 assi ma, dopo la riforma , di 16 assi, il totale ricevuto era di 225 denari per un anno di servizio pari a 360 giorni, ovvero 225 denarii

domanda: di fatto il valore della paga si era improvvisamente svalutato, ovvero la paga era rimasta identica ma il suo valore in denarii era inferiore rispetto a quando 10 assi corrispondevano ad un denario . Cosa è successo al livello dei prezzi nello stesso periodo ?

Se un litro di vino (invento ) costava 1 denario=10 assi e poi per lo stesso litro di vino mi chiedono 16 assi= 1 denario di fatto il suo prezzo aumenta del 60% ?

e' corretto come ragionamento ? Abbiamo evidenza di cosa successe ai prezzi pre- e post-riforma ?

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L. Licinio Lucullo

All'epoca in cui parliamo (), il valore del denario non era più di 10 assi da ben 100 anni. Nel frattempo, l'inlazione si era sicuramente manifestata, come attesta il dimezzamento

Prima della riforma di Cesare

Modificato da L. Licinio Lucullo

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numa numa
Supporter

credo si possa approfondire meglio l'argomento, molto interessante, dell'inflazione in epoca romana

Mi ricordo una pubblicazione che trattava l'argomento specifico ma ora mi sfuggono gli estremi..

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Rapax
credo si possa approfondire meglio l'argomento, molto interessante, dell'inflazione in epoca romana

Mi ricordo una pubblicazione che trattava l'argomento specifico ma ora mi sfuggono gli estremi..

"Coinage in the Roman Economy" di Kenneth Harl potrebbe essere?

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L. Licinio Lucullo

Perdonami, stavo tentando di rispondere alle Tue due domande, al mio post precedente, quando non sono più riuscito a scrivere per gli aggiornamenti al sito.

Permettimi comunque di precisare che Ti esprimo le mie opinioni e, ci tengo a precisare, NON sono uno studioso, solo un praticone

nel titolo del messaggio 3 si leggeva 50ac-235dC

...

Quindi il ragionamento sarebbe :

1. il soldato riceveva la paga di 10 assi al giorno

Non credo che i legionari abbiano mai ricevuto 10 assi al giorno prima di Cesare, e non credo che abbiano mai ricevuto 1 denario al giorno fino a dopo Domiziano.

Come ho scritto nel messaggio # 12, Cesare "aumentò" la paga a 10 assi: prima quindi era sicuramente inferiore. Per quel che ricordo, 170 anni prima, alla vigilia della guerra annibalica, era di 120 denarî all'anno, ovvero 3 assi e un triente al giorno.

Quindi il ragionamento sarebbe :

1. il soldato riceveva la paga di 10 assi al giorno

2. se il valore del denario non era piu' 10 assi ma, dopo la riforma , di 16 assi

C'è un notevole scarto temporale fra il momento in cui il denario fu ritariffato e quello in cui lo stipendium fu portato a 10 assi al giorno.

Come ho scritto al messaggio # 12, lo stipendium fu portato a 10 assi nel 46 a.C., ed all'epoca il valore del denario era di 16 assi ormai già da circa 100 anni (dal 141 a.C., secondo Crawford; altre opinioni variano fra il 151 e il 135 a.C., se ben ricordo).

Nel frattempo, credo che l'inflazione si fosse necessariamente manifestata, come attesta il dimezzamento dello standard ponderale passato, nel 91 a.C., al piede semionciale.

Del resto, noi tendiamo ad appiattire la nostra visione storica della Repubblica romana, ma a ben pensarci 100 anni non sono pochi.

Penso a quando in Italia era in voga la canzone "se avessi 1.000 lire al mese": non solo da allora quella valuta è stata abolita, ma il valore cui si riferisce è oggi insufficiente a comprare un caffè al bar.

domanda: di fatto il valore della paga si era improvvisamente svalutato, ovvero la paga era rimasta identica ma il suo valore in denarii era inferiore rispetto a quando 10 assi corrispondevano ad un denario . Cosa è successo al livello dei prezzi nello stesso periodo ?

Se un litro di vino (invento ) costava 1 denario=10 assi e poi per lo stesso litro di vino mi chiedono 16 assi= 1 denario di fatto il suo prezzo aumenta del 60% ?

e' corretto come ragionamento ? Abbiamo evidenza di cosa successe ai prezzi pre- e post-riforma ?

Nel 141 lo Stato adottò tre provvedimenti differenti, seppur collegati:

1- ritariffazione del denario;

2- mancata applicazione della ritariffazione ai militari;

3- diminuzione dello standard ponderale.

Proviamo a immaginare come abbiano interagito.

Nel 142, i legionari avevano diritto a N assi al giorno (con N compreso fra 3,333 e 10) ma sappiamo che, di fatto, venivano pagati a fine campagna e, quindi, in denarii. L'anno dopo lo Stato decise di abbassare lo standard ponderale dell'asse al livello onciale e, contemporaneamente, ritariffare il denario a 16 assi.

La ritariffazione era collegata a una dinamica inflazionistica?

Sicuramente sì.

La ritariffazione fu la conseguenza o la causa della dinamica inflazionistica?

Probabilmente fu in parte conseguenza (di un'inflazione preesistente) e in parte causa (di un'ulteriore inflazione: ricordiamoci l'inflazione "mangia" il valore dei debiti, e quindi viene deliberatamente perseguita da Governi che hanno o devono fare debiti).

Sia come sia, la riforma del 141 "non si applicò" ai soldati. Questa notizia, pervenutaci così da Plinio (XXXIII, 45), può teoricamente significare tre cose:

(1) che i soldati ebbero la penalizzazione di poter ricevere solo 10 assi, anziché 16, ogni volta che cambiavano un denario;

(2) che ai soldati fu concesso il privilegio di ottenere 1 denario ogni volta che presentavano 10 assi, mentre tutti gli altri ne dovevano presentare 16;

(3) che il computo dello stipendium giornaliero dei soldati, espresso in assi, fu aumentato del 60%, per mantenere inalterata la somma in denarii che ricevevano a fine campagna (come ho spiegato nel mio messaggio # 13).

L'ipotesi (1) è ovviamente ridicola, nessun Governo (e soprattutto non una società guerriera, come quella di Roma) introdurrebbe una sperequazione valutaria ai danni dei soldati.

L'ipotesi (2) è irrealizzabile sul piano pratico: si dovrebbe presumere che ogni soldato sia in grado di dimostrare il suo status militare e, soprattutto, si dovrebbe imporre a ogni cambiavalute e a ogni negoziante della Res publica di accettare di perdere il 37% del suo ricavo (6 assi su 16) ogni volta che tratta con un soldato.

Non resta quindi che ipotizzare che, nel 141, lo stipendium in assi fu aumentato del 60%, per rimanere uguale in denarii.

Cosa accadde allora al potere d'acquisto dello stipendium fra il 142 e il 141?

Banalizzando al massimo, credo che sia accaduto quanto segue.

Supponiamo che a quell'epoca i legionari prendessero 5 assi al giorno e che il vino si vendesse a 30 litri per denario, ovvero a 3 litri per asse. Quindi, nel 142, i soldati potevano acquistare 15 litri di vino al giorno.

Nel 141 il loro stipendio fu aumentato a 8 assi (+60%). Dato che il vino veniva venduto in assi, il primo giorno in cui ricevettero l'aumento ebbero l'impressione di arricchirsi, perché in osteria ottennero 24 litri di vino (che ovviamente, al minuto, si vendeva con un prezzo espresso in once, e quindi in assi, non certo in denarii).

Quando però, il giorno seguente, gli osti andarono con il loro gruzzolo di assi a comprare il vino dai commercianti all'ingrosso, che esprimevano i loro prezzi in denarî, scoprirono che i grossisti (meglio informati delle riforme adottate dal Senato) non si accontentavano più di 10 assi per un denario, ma ne pretendevano 16. E allora gli osti capirono che per mantenere fermo il prezzo del loro vino in denarî (30 litri a denario) dovevano adeguarono quello in assi (1,875 litri ad asse). Come risultato, i soldati tornarono subito a comprare 15 litri di vino al giorno (che era l'intenzione del Senato: mantenere invariato il loro potere d'acquisto malgrado la ritariffazione del denario).

Il giorno successivo ancora i commercianti si accorsero che, sebbene in cambio di un denario potessero ora ricevere 16 assi onciali, quei 16 assi pesavano 16 once, ovvero quanto 8 degli assi sestantali che circolavano nel 142. Dato che il bronzo aveva un suo proprio valore (a differenza della odierna cartamoneta), ritennero necessario mantenere la parità tra costo del vino e del bronzo, e così in cambio di 16 assi onciali (= 1 denario) cominciarono a dare tanto vino, quanto nel 142 ne avrebbero dato in cambio di 8 assi sestantali. Il prezzo salì allora a 24 litri per denario, 1,5 litri per asse. Si manifestò così l'inflazione, a causa della quale i soldati - malgrado l'aumento di paga - poterono comprare solamente 12 litri di vino al giorno.

La semplificazione che ho fatto è massima: nella realtà, lo standard ponderale dell'asse stava già "scivolando" da anni verso il livello onciale, l'inflazione era già in atto e il movimento dei prezzi avvenne sicuramente in modo fluido, e non "a scatti". La dinamica, però, deve essere stata del genere ipotizzato.

Modificato da L. Licinio Lucullo

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L. Licinio Lucullo

Ehi! C'è nessuno disposto a criticare il mio ultimo post?

Sono curioso di sapere che ne pensate

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rick2

te lo critico io

(premetto che di repubblicane ne so veramente poco)

per me tu non hai una ritariffazione a causa di inflazione ma un cambio di valuta

faccio un esempio per spiegarmi meglio , la decimalizzazione del regno unito del 1970 , dove l unita` di conto rimane la sterlina , ma invece di essere espressa come 20 scellini da 12 pence viene espressa da 100 pence

non e` una dinamica inflattiva per me perche` il nominale d argento rimane lo stesso , cambiano solo i sottomultipli che tra l altro ad un certo punto diventano fiduciari , cioe` non valgono piu` il loro valore in metallo ma di piu` del metallo contenuto.

per quanto riguarda augusto di quadranti che sappia io ce ne sono in giro pochi , stesso discorso per tutta la monetazione imperiale , l unico che li emette in quantita` semidecenti e` trajano che pare li emetta per la siria

per quanto riguarda l inflazione secondo me c e` molta confusione nel senso che l inflazione e` un fenomeno monetario che si verifica quando produzione economica e circolazione monetaria non sono in pareggio , quando c e` troppa moneta rispetto ai beni prodotti da un economia

allo stesso modo quando c e` poca moneta in circolazione rispetto alla produzione economica allora hai deflazione (la ragione per cui e` stato abolito il gold standard nel 1970)

tu sei in un economia fondamentalmente agricola dove la produzione variava molto di anno in anno e militare dove i soldati vivevano di bottini conquistati in guerra quindi con afflusso di risorse non indifferenti(vedi spagna di fine 1500)

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L. Licinio Lucullo

il nominale d argento rimane lo stesso , cambiano solo i sottomultipli che tra l altro ad un certo punto diventano fiduciari

Non erano banalmente sottomultipli, perché la vita quotidiana si pagava in once ed assi, non in denarii.

Gli assi non erano "spiccioli": in Pianura padana, sappiamo per certo, con un asse pagavi 2 o 3 giorni in locanda a pensione completa! Oggi sarebbero almeno 100 euro!

Inoltre, non è ben chiaro quando, e in che misura, il bronzo abbia cominciato ad assumere valore fiduciario (nella monetazione romano-italica), me certo alla data di cui parliamo non poteva non avere una buona dose di valore intrinseco.

Modificato da L. Licinio Lucullo

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L. Licinio Lucullo

un cambio di valuta

...

non e` una dinamica inflattiva per me perche` il nominale d argento rimane lo stesso , cambiano solo i sottomultipli che tra l altro ad un certo punto diventano fiduciari

A differenza che nei tempi moderni, devi tener conto che vecchio e nuovo nominale continuavano a coesistere, come attestano i rispostigli, perché non c'era una banca centrale che potesse rastrellare e cambiare il vecchio. La differenza fra "cambio di valuta" e "ritariffazione" sta proprio qui: poichè la "vecchia valuta" viene affiancata, e non immediatamente sostituita, dalla nuova (che peraltro ha lo stesso nominale, "1 denario"), il mutamento di valore della nuova impatta sulla vecchia, detenuta e tesaurizzata, causando squilibri.

Modificato da L. Licinio Lucullo

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