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  1. La monetazione Veneta è sempre fonte di sorprese e quella del doge Antonio Venier o Venerio non è da meno. Di lui abbiamo discusso proficuamente sul ritratto realistico nei grossi del 3° tipo e sulla loro evoluzione. Di lui abbiamo notato le varianti più o meno evidenti come nel caso del TITI LAVS 7 GLORIO, ma fino ad ora non si era visto un caso così evidente di doppio massaro.
  2. Credo che sia divulgativo e utile per tutti, tornare o ritornare a rotazione su monete che indubbiamente hanno la loro valenza sia per una zecca specifica, ma anche per il collezionista. Certo questa, lo Scudo della Croce da 140 soldi di Venezia, è una di quelle ambite, da chi colleziona Venezia, i grandi nominali e comunque monete di grande impatto. Tenere in mano uno Scudo Della Croce e rigirarselo è una bella sensazione che auguro prima o poi possa capitare a ogni collezionista. La moneta è conosciuta ai più, ma anche a beneficio di chi si è appena affacciato alla numismatica, sarebbe bello vedere insieme qualche punto importante e magari, perché no, vederne qualcuna. La moneta viene coniata inizialmente dal Doge Nicolò Da Ponte ( 1578 - 1585 ), anche se non si conoscono i documenti che decisero la coniazione di due nominali d'argento grossi, come lo Scudo della Croce e la Giustina Maggiore. Di certo uno dei motivi fu quello di allinearsi alle monete correnti europee che utilizzavano grandi nominali e anche per l'afflusso di argento che arrivava copioso in Italia in quel periodo. Pare che sia stato il 1578 il primo anno di coniazione, così risulterebbe da alcune memorie di zecche, il suo valore era di 7 lire o 140 soldi ; quello in oro lo si deve invece al Doge Gritti. E' per Venezia il momento della vittoria di Lepanto, i veneziani esultavano, queste monete seguono un momento di tripudio per loro. Ma la moneta, su cui spero aggiungerete osservazioni, mi sembra rimanga nei suoi tratti iconografici immobile nel tempo, probabilmente non si volle toccare una moneta che funzionava, che era conosciuta, che aveva delineato l'identità della città evidentemente. La simbologia è essenziale ma forte, la croce fogliata grande, da cui prende il nome, con rosa al centro e foglie di vite agli angolo, all'esergo le iniziali del massaro, al diritto ; al rovescio, il leone in soldo sopra scudo ornato di fogliame, all'esergo il valore 140. Quindi la croce, simbolo cristiano, il leone simbolo per antomasia veneziano, il doge è in leggenda col suo nome al diritto, al rovescio in leggenda si richiama San Marco. Quindi c'è tutto, manca a differenza di altre zecche del periodo il busto del regnante che trova ormai riscontro in molte monetazioni. Quello che posto è un bell'esemplare tratto dall'Asta Varesi 58 del 28 aprile 2011, lotto 226, è lo scudo di Pasquale Cicogna ( 1585 - 1595 ), sigla FD ( Fanti Dandolo ), argento, peso 31, 70 gr., Paolucci 11, CNI, 141, esemplare più che gradevole direi. Ovviamente ci conto sull'ampliamento delle riflessioni in merito, anche per le conoscenze personali e di tutti, il fine ultimo è poi questo, saluti, Mario
  3. Buona serata Certamente medaglie e/o gettoni veneziani sono stati già postati nel forum, nelle sezioni a loro dedicate; ricordo le medaglie coniate dalle varie Scuole di Carità e Devozione che esistevano a Venezia, postate da @@giancarlone e da altri appassionati; ricordo anche i tappi plumbei dei contenitori del polifarmaco "Teriaca" al marchio delle varie spezierie veneziane, postate da @@apollonia, ma vorrei restringere in questa sede e con questa discussione, l'argomento "medaglie" alle rappresentazioni dei dogi. Oltre ai quadri e gli arazzi commissionati dalla repubblica per enfatizzare la sua storia e quella dei suoi dogi, ci sono anche le medaglie; non si possono dimenticare e se anche queste sono state quasi sempre coniate per iniziativa privata, anch'esse rappresentano una importantissima testimonianza per conoscere i volti dei dogi, così come quello delle dogaresse e dei personaggi cospicui della Serenissima, come i procuratori di San Marco, gli ammiragli ed i vari capitani, podestà e conti che si sono succeduti nei tantissimi reggimenti delle città del dominio, ma anche i patriarchi, i filosofi e i dotti. Ci sono anche splendide medaglie con le vedute di Venezia a “volo d'uccello”, dei suoi monumenti, delle sue fortezze, dei suoi possedimenti; sono anch'esse pagine di storia e cultura. Venezia, salvo le poche e conosciute eccezioni, ha sempre negato la rappresentazione veritiera del “Principe” sulle proprie monete e lo ha relegato in una immagine stereotipata che rappresentasse il potere dello stato in quanto tale e che mai potesse essere frainteso col potere personale. La medaglia, benchè commissionata da privati, è quindi testimonianza di ciò che non possiamo trovare sulle monete veneziane. Mi permetto quindi di invitare gli appassionati collezionisti di medaglie veneziane, perché ci facciano conoscere questi tesori e possibilmente di spiegarcele. Inizio io con una medaglia trovata in rete, ma che ho visto spesso, anche in "replica" venduta in siti di aste online. Personalmente la trovo affascinante nella sua eleganza. Il "corno" occupa una porzione non indifferente; sotto questo si vede appena la "rensa" senza laccetti; il colletto e la "dogalina" con i caratteristici bottoni a pera; i tessuti arabeschi che evidenziano il probabile lavoro a soprarizzo d'oro. Tutto concorre a dare un'immagine del doge sfarzosa e regale. Marc’Antonio Memmo, 1612-1615. Medaglia solo diritto 1612 opus G. Duprè in peltro. gr. 143.50 mm 89 MARCUS ANTONIUS MEMMO DUX VENETIARUM In esergo nel giro G.DIUPRE.F.1612 Busto a d. con mantello e corno dogali. Voltolina II n. 862. Buona serata luciano
  4. Serenissima Repubblica di Venezia Ducato di Giovanni II° Corner ( 22 maggio 1709 – Venezia, 12 agosto 1722) 111° Doge di Venezia. D; *S*M*V*IOAN*CORNELIO*D (rosetta) Doge in ginocchio davanti a san Marco. In esergo le iniziali del massaro (A.M. - Alvise Minotto, 1714) R; (rosetta)DUCATUS°VENETUS (rosetta) e lettera o sigla che non ancora conosco Il leone Marciano o di San Marco (pax/tib/ma/eu/lis/me) diametro mm. 40 - peso grammi 22.67 GIOVANNI ° CORNERO (Venezia, 4 agosto 1647 – Venezia, 12 agosto 1722) 22 maggio 1709 – Venezia, 12 agosto 1722) 111° Doge di Venezia. Il 22 maggio 1709 venne eletto doge Giovanni II Corner, all’età di 62 anni. Figlio di Federico e Cornelia Contarini della famiglia detta “dagli scrigni”, nota per la principesca villa di Piazzola sul Brenta e per il teatro annesso, fu il secondo Giovanni Corner a ricoprire la carica più importante della Repubblica: il suo bisnonno Giovanni I era stato infatti doge dal 1625 al 1629. Nato il 4 agosto 1647 in condizioni di estremo agio in una famiglia che godeva di molta influenza politica e religiosa, a vent’anni sposò Laura Corner del ramo di San Maurizio della Ca’ Grande, figlia di un procuratore della Repubblica e della figlia del fratello del doge Giovanni Pesaro. L’ingresso nella vita pubblica fu una naturale conseguenza: divenne prima luogotenente di Udine, poi podestà di Brescia e generale a Palma. Venne eletto centoundicesimo doge della Serenissima al primo scrutinio con quaranta voti. Singolare il fatto che questa acclamazione non fu per nulla gradita dal diretto interessato, che fino all’ultimo chiese insistentemente di non essere messo in votazione. Oltretutto il suo dogado fu alquanto sfortunato. Cominciato in piena pace, finì funestato dalla guerra con l’impero ottomano che riconquistò la Morea. Venezia si riprese con la difesa di Corfù e le vittorie in Dalmazia e Albania, ma subì un duro colpo con le condizioni gravose del trattato di Passarowitz. Nel giorno dell’Ascensione del 1722, mentre stava per salire sul bucintoro, perse il corno ducale che gli cadde di testa. Questo avvenimento apparentemente privo di importanza lo turbò a tal punto da ritenerlo un presagio di morte. Morte che avvenne pochi mesi dopo, il 12 agosto 1722. Giovanni Corner è stato sepolto nella cappella di famiglia ai Tolentini, a Santa Croce, insieme agli influenti parenti tra i quali l’omonimo bisnonno, novantaseiesimo doge di Venezia. Particolarità; fu il primo Doge a portare la parrucca
  5. Cari amici medaglisti, vi frequento poco ma questa volta vi vorrei proporre una bella medaglia del 1716 che commemora il Maresciallo tedesco Schulenburg, che aiutò i Veneziani nelle ultime fasi del loro predominio del Levante contro il predominio dei Turchi nelle varie piazzeforti - ormai peraltro ben poco numerose - nella fattispecie l'isola di Corfù nelle Ionie. Siamo ormai alle fasi finali dei possedimenti orientali veneziani: Cipro e Candia, e la maggior parte delle colonie egee sono ormai perse da tempo. Intanto, per inquadrare la situazione storica e il curioso personaggio, mi permetto di citare il Voltolina (Venezia e le sue medaglie):
  6. Voglio iniziare questa discussione per poter condividere quelle situazioni che io adoro, ovvero, i ritrovamenti di monete relativamente "belle" nelle ciotole colme di comuni monetine di Vittorio Emanuele iii . Ho notato che é successo a varie persone nel forum. Per cominciare vi posto questo 10 soldi genovese 1814 che "ho portato a casa" per 2€, trovato in un vassoietto in una bancarella a Porta Portese-Roma.
  7. MOCENIGO di VENEZIA Proseguendo lo studio sulla monetazione della Serenissima, in questi giorni ho avuto occasione di esaminare per la sua classificazione una moneta da una lira, detta Mocenigo, con diametro 32/33 mm, peso 6,57 g. Si tratta di un esemplare battuto a nome del Doge Andrea Gritti (1523-1538), che in un primo momento aveva dato l’impressione di avere una conservazione medio bassa, ma esaminandola attentamente la conclusione è stata diversa. Moneta con campi molto puliti, gli spigoli del figurato e delle legende presentano una notevole debolezza dovuta a conii stanchi; la pasta metallica, non presenta porosità e mantiene buona parte della freschezza, con leggeri segni di usura sul figurato, propri di una moneta circolata molto poco. Ho rilevato segni di un aggiustamento del conio, visibili al D/ di fianco all’asta centrale, unitamente a evidenti tracce di uno slittamento del conio. Classificazione (da Papadopoli): Doge ANDREA GRITTI (1523-1538) MOCENIGO (21, poi 24 soldi) AG 948/°°° 6,52 g. (grani veneti 126) Varietà 21 (Vol. II pag.150) Massaro all’argento MZ D/: S. Marco in piedi porge il vessillo al Doge genuflesso ANDREAS .GRITI. .S. M. VENET Lungo l’asta DUX. R/: Il Redentore in piedi benedice con la destra e con la sinistra regge un globo sormontato da una croce le cui braccia finiscono con palline. . TIBI . SOLI . .GLORIA . Sul piedistallo le iniziali dei massari fra quattro punti. Foto eseguite con CUBO V.1.0
  8. 417sonia

    VENEZIA I Tolomazi veneziani

    Buon pomeriggio Agli inizi del mese di agosto, parecchi organi di stampa hanno lanciato un grido di allarme riguardante il mercato del pesce di Rialto; poca affluenza, poca vendita di pesce fresco; meglio chiuderlo? Dei 18 banchi che lo componevano solo una decina di anni fa, oggi ne sono rimasti la metà ed un paio sono in vendita; sono forse cambiate le abitudini alimentari dei veneziani? Decisamente no; il problema è che i veneziani si sono ridotti al lumicino, strozzati da una marea di turisti che non hanno bisogno di acquistare pesce e forse nemmeno latte, pane, carne e tutto quello che serve per preparare il pranzo e la cena; a loro interessa trovare collane, braccialetti, orecchini e animaletti di vetro di Murano (quando non sono di produzione cinese), le improbabili gondole con il carillon, le maschere, i pizzi ed i merletti e tanti “ricordini paccottiglia”. Già qualche mese fa l'Associazione “I Tolomazi”, che raccoglie circa una decina di agenzie di viaggio che operano a Venezia, ha fatto una fotografia impietosa del turismo che oggi soffoca la città e l'abusivismo di sedicenti guide turistiche che, “in nero”, accompagnano quotidianamente centinaia di comitive e le cui competenze culturali sono tutte da dimostrare. Non è questo il luogo per sviscerare queste problematiche, ma ciò che mi ha incuriosito è stato soprattutto il termine “Tolomazi”; chi sono, o meglio chi erano? Bisogna ritornare alla Venezia medioevale, quella Venezia già allora cosmopolita, che vedeva frotte di viaggiatori stranieri che, a Rialto, andavano a commerciare. C'era chi vendeva le proprie merci e chi acquistava i prodotti rari, esotici e preziosi che facevano di quella parte della città, il mercato del mondo. C'erano anche i pellegrini che volevano raggiungere Gerusalemme e che preferivano partire da Venezia, perché qui trovavano sicuri, frequenti e regolari trasporti marittimi; c'erano anche, seppur in minor misura, i turisti che volevano visitare la città, soprattutto le sue chiese e le importanti reliquie in esse contenute. In attesa di perfezionare i propri commerci o di imbarcarsi su qualche galea per la Terra Santa, tutti questi viaggiatori sostavano in città per parecchi giorni, anche settimane e chi li aiutava nel gestire le tante incombenze che necessitavano? I Tolomazi (etimologia sconosciuta!). Veri e propri assistenti turistici ante litteram, erano un numero chiuso di persone che dipendevano dall'ufficio dei Cattaveri ( da catar, corruzione dialettale veneziana del verbo prendere); a questo ufficio era infatti demandato, oltre ai controlli fiscali, la facoltà di inquisire chi praticava l'usura, la repressione al contrabbando, ma aveva anche il compito di impossessarsi dei beni dei debitori dell'Erario e di rivendicare a se tutti i tesori trovati per terra e per mare. Grazie alle “cure” dei Tolomazi, il viaggiatore veniva guidato perché potesse trovare un alloggio consono al suo censo, veniva indirizzato verso i cambiavalute più affidabili, veniva accompagnato nella visita alla città e per girare tra negozi ed anche aiutato negli acquisti e nella scelta della galea con la quale recarsi a Gerusalemme. Non ho trovato riferimenti circa la loro retribuzione, ma penso che, probabilmente, avessero una percentuale codificata sulle spese che il pellegrino effettuava presso gli esercizi consigliati; scrivo questo perché è certo che l'ufficio dei Cattaveri poteva sanzionarli se il loro operato nei confronti dei viaggiatori era irrispettoso o asfissiante o se effettuavano malversazioni a loro danno. Venezia teneva particolarmente alla promozione di una sua immagine positiva; era impensabile che i viaggiatori, una volta ritornati in patria, potessero screditarne l'accoglienza e non elogiarne i servizi offerti; gli eventuali commenti negativi dovevano essere ridotti al minimo. Se questo non è marketing ...... saluti luciano
  9. Gradirei avere qualche informazioni su questi classici volumi sulla monetazione Veneziana. Ho il pdf dei volumi I, II, e tavole del III (si trovano nella biblioteca virtuale di @incuso). Manca il testo del III. I volumi sono stati editi tra fine '800 e primi anni del '900. Poi il 1° volume è stato ristampato (Forni, credo). Non mi è chiaro se sia prevista una ristampa anastatica anche dei volumi successivi. Chiedo se qualcuno possiede il PDF degli eventuali volumi mancanti. Se si trovano i cartacei in commercio ed eventualmente qual è il loro valore se passati in asta. Grazie a chi saprà aiutarmi (ed in particolare gli amici "venetici").
  10. 1848 anno ricco di storia.. così come ricca di storia è la monetona che non ho potuto fare a meno di acquistare e portare a casa con me.. ha un abito sontuoso che solo più foto possono solo minimamente descrivere.. @ilnumismatico @Monetaio
  11. Buongiorno a tutti, Voglio mostrarvi un regalo molto gradito che mi è stato appena fatto. Si tratta di uno zecchino di Alvise Mocenigo IV e della mia prima ed unica moneta in oro! Un primo punto che voglio segnalare è la legenda al diritto: come potete vedere a sinistra la legenda dice: "S.M.VENET." Quindi dopo VENET c'è il punto e non la canonica stellina. Nel Corpus Nummorum Italicorum non trovo questa variante (purtroppo non possiedo il III volume del Papadopoli). Conoscete per caso questa eventuale variante? Non l'ho trovata girando nel web. Inoltre cosa pensate della moneta? Il certificato allegato la definisce SPL: siete d'accordo? Peso 3,46g / diametro 21mm Grazie mille a tutti
  12. Venezia: Grosso del Doge Jacopo Tiepolo (1229-1249) Anche se non sono conoscitore della monetazione della Serenissima, attirato dall’elevato stato di conservazione e dalla sua patina, recentemente ho acquisito un ‘grosso’ battuto sotto il Doge Jacopo Tiepolo tra il 1229 e il 1249. Cercando di dargli la giusta catalogazione ho indirizzato le mie ricerche sul CNI VII individuandolo a pg 32 n°8. Tale voce riporta il riferimento ad un esemplare presente nella collezione Papadopoli al n° 4. Scartabellando tra i pdf della mia biblioteca, ho trovato il testo del Papadopoli, e a pag 109 al n° 4, è riportato tale esemplare ma con un’interpunzione leggermente differente che trascrivo. CNI D/ .IA.TEV.P.L’:. R/ .SM.VENE(TI) PAPADOPOLI D/ .IA.TEVPL’:. R/ .SM VENETI. Chiedo agli specialisti di detta monetazione se si tratta di due esemplari differenti o se può essere considerata la stessa variante. Ringrazio anticipatamente chi vorrà intervenire.
  13. buona serata. Giocando :pleasantry: con il microscopio per il pc mi ha colpito il vessillo in questo grosso, ma non dovrebbe comparire la croce?
  14. buongiorno a tutti, stavo rileggendo il bell'articolo scritto da @@417sonia in due puntate sul giornale della numismatica qualche tempo fa, in cui l'argomento dell'effige del leone, di cosa rappresenta, viene spiegato davvero molto bene. L'articolo è pure corredato da ottime foto, e qui l'idea: perche non creare una discussione, in cui tutti gli amanti della serenissima possano postare delle immagini dei loro leoni? creando un bell'insieme di immagini di raffigurazioni di questa stupenda figura... diciamo una specie di raccolta dei leoni dei lamonetiani :D se vi va, fa sempre piacere vedere qualche moneta! :) (non sapevo se postare qua o nella sezione medioevali, ho scelto questa perche il primo leone raffigurato su una moneta si deve a Francesco Dandolo (1329-1339) se non erro) inizio io, con due monetine, una per il doge Venier (1382-1400) e una per Erizzo (1631-1646):
  15. Ciao a tutti, in attesa del mio primo bisante (sarà da qualche parte in qualche ufficio postale?), vorrei iniziare questa mesta discussione per non intasare una discussione di @@roth37 di diversi anni fa. Iniziamo, in mancanza delle immagini della moneta da me tanto desiderata e finalmente trovata, da lontano: una immagine di Cipro, isola che ho visitato più volte, e che ha una carica storica inimmaginabile, sin dai primissimi tempi della storia. La prima foto rappresenta la famosa "Petra tou romiou", ossia il luogo - vicino alla città di Paphos - in cui secondo una leggenda nacque dalle acque la dea Venere/Afrodite, e che nel I secolo ospitò Saulo/Paolo in uno dei suoi primissimi viaggi apostolici. La memoria di Saulo a Cipro, nel '400, era di sicuro ancora molto forte nel mondo religioso e soprattutto umanistico veneziano, e molte testimonianze non solo religiose ma anche artistiche e politiche (soprattutto dopo l'affaire Caterina Cornaro) in un certo senso facevano di quest'isola una sorta di Candia ma con innumerevoli ripercussioni che ai giorni nostri forse paiono superficiali.
  16. Girando in rete, visitando il sito di una nota casa d'aste, mi è capitato di imbattermi in questo zecchino contromarcato. Correggetemi se sbaglio, mi sembrerebbe parte del classico castello (tra virgolette) presente in alcune monete Genovesi cinque/seicentesche, nel caso fosse così mi piacerebbe vista la mia innata curiosità saperne qualcosa in merito. la moneta pesa grammi 3.48
  17. Ciao a tutti, vi ripropongo un esemplare in vendita che questa volta mi sembra buono , voi cosa ne dite ? Sempre che sia buono , MB la raggiunge ? Grazie mille ps: il peso dichiarato è di 25 grammi. Lucolos
  18. Buongiorno a tutti, ieri ho postato un soldo da 12 bagattini di Marcantonio Memmo che non è riportato ne da Papadopoli ne dal CNI vol. VII (almeno nelle versioni scaricabili da internet)...ho riportato inoltre che tale moneta (assieme ad altre con il nome dello stesso doge) sono state ritenute in passato da alcuni numismatici dei falsi (vedi Papadopoli e Gnecchi) e da altri (Meyer?) degli autentici...purtroppo non sono più riuscito a ripescare l'estratto di un articolo di Gnecchi che affrontava il contenzioso... Al mio post ieri hanno risposto @@Arka e @@417sonia ritenendo molto probabilmente la moneta un falso per collezionisti (non tanto per la qualità rappresentativa ma per questioni logiche al di là del DEFEN a R) quindi è molto probabile l'attribuzione al Cigoi...ora essendo a mio avviso la questione molto interessante e per stimolare ulteriori nuovi interventi, oltre ad allegare di nuovo le foto dell'INCRIMINATA, trasmetto il link di una casa d'asta tedesca che nel 2008 ha trattato il passaggio di una moneta identica a quella da me postata (quindi diversa da quella indicata da Luciano): http://www.lot-tissimo.com/de/i/697335/marcantonio-memmo-1612-1615-cu-soldino-12 ora una moneta uguale è stata trattata da un'altra casa d'asta tedesca credo di Monaco nel 2012 (non sono più riuscito a trovare il link...sorry). A chi volesse dare ulteriori contributi o riferimenti un sentito grazie... P.s.: diametro 19/20 mm peso 1,7 g P.P.s: comunque anche se fosse falsa..è un falso d'autore :blum:
  19. volevo delle informazioni riguardo i torneselli , quelli con croce / leone emessi dal 1350 al 1540 con interruzioni. volevo sapere quanto sono rari (mi pare più dei grossi) e a quanto si possono trovare in condizioni discrete. grazie. chiedo perchè ne ho comprato un lotticino , che poi posterò quando li ho in mano
  20. Buonasera agli amici Veneziani Con piacere vi presento l'ultimo arrivo, un marcello di Agostino Barbarigo con contromarca inedita per il tipo, un cavaliere. A mia prima impressione la contromarca può essere associata alla Russia, si veda lo scudo condiviso da @@fabry61 nella discussione dedicata alle contromarche, in particolare è comune per enteambe la perlinatura che le racchiude. Che ne pensate? Un saluto Doge92
  21. Colgo l'occasione per iniziare una discussione per la monetazione di Candia (Creta) a seguito dell'ultimo arrivo in collezione. Soldo per Candia, asta Tintinna n.47
  22. Carissimi Amici, a maggio 2014 l'asta Nomisma 49 ha portato alla luce monete di Venezia davvero rare e personalmente mai viste prima. Vorrei parlare in particolar modo di ciò che più di ogni altra cosa ha catturato la mia attenzione, ovvero delle monete di Venezia per l'Oltremare contromarcate. Faccio seguire reportage fotografico di tutti i pezzi comparsi in asta aventi questa particolarità numismatica che, specialmente sulle Nostre Monete, da loro un fascino ed un senso unico di preziosità. Premetto che apro la discussione per cercare tutti i vostri spunti e non per dare una spiegazione delle singole contromarche, in quanto non sono riuscito a scoprire molto su questo fenomeno che spesso non trova nemmeno documentazione sui noti Testi. Insomma, chi sa, parli ora o taccia per sempre! :D
  23. Salve a tutti, sono nuovo e chiedo un aiuto per l’identificazione di questa moneta. Ho provato a cercare in giro ma non ne ho trovate con la scritta AZ in basso, e mi sembra anche abbastanza nuova per il periodo. È per caso un falso? In caso contrario ha qualche valore? Grazie
  24. Salve a tutti, sono nuovo e chiedo un aiuto per l’identificazione di questa moneta. Ho provato a cercare in giro ma non ne ho trovate con la scritta AZ in basso, e mi sembra anche abbastanza nuova per il periodo. È per caso un falso? In caso contrario ha qualche valore? Grazie
  25. Provo a proporre un tema di qualche interesse numismatico, chiedendo la collaborazione dei Venetici. Le oselle, che pure dovevano avere una tiratura non particolarmente elevata (si è detto pari al numero dei membri del Maggior Consiglio, in realtà superiore) presentano spesso una molteplicità di conii (che si differenziano per minimi particolari), denotando un numero di esemplari coniati non propriamente basso. Non so se qualche documento riporti qualche dato sui pezzi coniati: però se ipotizziamo un numero di 5-10.000 esemplari per conio, allora un'osella che presenti, ad esempio, 3 differenti impronte di una determinata faccia può aver avuto una emissione di 10-20.000 pezzi. E' possibile che questo numero relativamente elevato possa trovare una qualche spiegazione nella gradevolezza o significato particolare di una determinata moneta, per la quale i privati hanno richiesto riconiazioni in zecca (come era legittimo fare). In alternativa la tecnologia monetaria del Sei- Settecento era così peggiorata che la durata media di un conio poteva risultare inferiore a quanto sopra indicato. Un altro aspetto interessante che deriva dall'esame delle varianti è una miglior comprensione di come venissero "incisi" i conii. Propongo di sotto una osella anno 1755 di Francesco Loredan con 3 varianti di Rovescio (trascuro i Diritti, anch'essi presenti con un numero comparabile di differenti conii). Le differenze sono indicate con punte di freccia rosse e arancioni e riguardano la fronda che l'angelo tiene in mano (che tocca il cerchio al bordo, lo attraversa o se ne distanzia), e la posizione reciproca tra fregi e legenda (punte verdi). In basso rappresento gli elementi che sono stati impressi nel conio senza dubbio tramite l'utilizzo di 7 punzoni: uno per l'angelo, uno per il fregio inferiore e 5 per le differenti "righe" della legenda. Queste ultime presentano singole lettere che mostrano posizioni corrispondenti nei 3 conii, (dunque punzonate come singola parola) ma il loro rapporto relativo e la distanza fra le stesse appare diverso (punte rosse spesse), indicando inequivocabilmente un'operazione di impressione nel conio separata per ciascuna riga. I Diritti, che qui non illustro, sono anch'essi ricavati dall'utilizzo di punzoncini parziali.

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