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Ramossen

Coniazioni simultanee

Risposte migliori

Ramossen

Buonasera a tutti.

Sabato, durante la rappresentazione in costume dell'ottimo Zecchiere svoltasi a Nepi nell'ambito della manifestazione "Monete e medaglie della Tuscia", uno spettatore mi ha posto una domanda che mi ha messo in imbarazzo, mi ha chiesto: "nelle grandi zecche della fine del medioevo (XV sec.) lavorava una sola coppia di conii alla volta oppure c'era più di un addetto al martello?" Basandomi sul fatto che a Roma il personale di zecca è sempre stato molto limitato ho risposto con poca convinzione che molto probabilmente :pardon: si coniava utilizzando solo una coppia di conii alla volta.

Sapete darmi una risposta certa a questo quesito?

Roberto

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Arka

A Venezia più conii contemporaneamente (vedi Stahl).

Arka

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mfalier

Se si parla di grandi zecche del XV secolo potevano esserci decine di coniatori all'opera contemporaneamente. Se si parla di piccole zecche signorili, soprattutto dell'Italia centrale, allora non si può escludere un numero ridotto di coniatori. Direi comunque che una sola coppia di coni al lavoro doveva essere la norma soprattutto delle zecche clandestine.

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adolfos

@@Ramossen

Come ti già detto personalmente sabato, il massimo sarebbe avere "la macchina del tempo" e fare una capatina tra i fumi pestiferi di qualche officina medievale ed origliare :D.

A mio avviso le possibilità sono molteplici in base a periodo, importanza della zecca, momenti di necessità più o meno impellenti, disponibilità di metallo etc.

Come dimostrano i messaggi di Arka e mfailer.

Ti allego una nota da A. Finetti "Numismatica e Tecnologia":

"Il personale dell'officina di Emiliano Orfinis, che nel 1461 battè a Foligno 50 libbre di moneta d'argento e 260 di mistura per il Ducato di Spoleto, era costituito dallo zecchiere e da soli quattro operai (B. Lattanzi, "Le monete di Foligno").

Saluti

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teofrasto

Buongiorno a voi,

riguardo alla parola "zecchiere", si tende a fare una certa confusione, causata dall'ambiguità del termine stesso. Esso è infatti utilizzato sia per definire la figura del responsabile della zecca sia per chi, fisicamente, materialmente, batteva le monete. Inoltre, sarebbe necessario fare una ulteriore distinzione tra la coniazione a martello e quella al torchio o tramite altre attrezzature meccaniche.

In realtà, in età basso medievale e moderna zecchieri e "battitori" - i malleatores di antica memoria - sono quasi sempre persone distinte. La figura dello zecchiere è generalmente quella di un imprenditore che prende in appalto la zecca e si impegna con le autorità del luogo a farla lavorare secondo modalità ben precise, stabilite da un contratto rogato di fronte ad un notaio. Naturalmente non è sempre così e non sono rari i casi in cui l'officina monetaria è gestita, come si dirà in età moderna, "in economia" direttamente dall'autorità politica la quale fa funzionare la zecca tramite suoi rappresentanti che riferiscono direttamente ad essa.

Lo zecchiere/appaltatore (a volte sono "compagnie" di più persone, come nel caso di Reggio Emilia nel 1233) ha poi, di solito, nozioni di oreficeria ed è l'incisore dei conii che distribuisce a suoi sottoposti i quali, attrezzati e disposti in vario modo all'interno dei locali della zecca, coniano le monete.

A meno che la zecca non fosse di dimensioni esigue oppure non si trattasse di emissioni particolari (come nel caso, solo per fare un esempio il cui motivo è evidente a tutti, delle zecche clandestine) di solito si approntavano più copie di conii che, per quanto ne sappiamo oggi, venivano utilizzate contemporaneamente.

Per dare un'idea dell'interno di una zecca di età moderna, ma che non doveva essere molto differente da ciò che si sarebbe potuto vedere entrando in un'officina del Tre-Quattrocento, allego l'immagine della copertina del volume I Luoghi della moneta. Sedi delle zecche dall'antichità all'età moderna, edito nel 2001 a cura di Lucia Travaini.

Naturalmente tutto questo viene a cambiare nel momento in cui cessa la battitura a martello e si comincia ad utilizzare la coniazione meccanica, posta in essere nelle varie zecche italiane con modalità e tempi assai differenti.

Cordiali saluti, Teofrasto

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Raistlin

Ciao a tutti, approfitto della discussione per fare un paio di domande: ma in epoca medievale con una coppia di conii quante monete potevano essere battute? Vi erano divergenze nelle quantità di battitura fra monete in oro, argento e mistura?

Non ho mai sfogliato il libro I luoghi della Zecca, è interessante e completo? Vale la pena comprarlo? Sempre che lo si trovi a vendere! :blum:

Grazie mille

Modificato da Raistlin

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adolfos

@@Raistlin

Ciao.

Non so dirti quante monete potevano essere prodotte con una coppia di conii. Ci vorrebbe qualcuno esperto in "archeologia sperimentale" oppure con bibliografia idonea da consultare. Anche se penso che la numismatica classica sia più documentata. La proporzione tra i conii a martello e i conii di incudine consisteva 2/3 a 1. La coniazione avveniva "a freddo" quindi l'usura dei conii era più consistente. Sicuramente la composizione metallica influiva nella durata. Il libro? Magari avercelo :)

Attendiamo altri amici

Salutoni

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dabbene
Supporter

Posso dire di averlo letto il libro e sicuramente ne vale la pena, l'ho preso però in prestito alla Società Numismatica Italiana, non so di che città tu sia, certo devo dire che la quota annuale della SNI, almeno per me, è stato per me il più grande " affare numismatico ", se no come avrei fatto ? Ecco perché almeno a chi è non lontano di Milano una iscrizione alla SNI la consiglio sempre.

Comunque magari anche su Internet penso che lo puoi trovare, almeno prova a vedere un po'...

Mario

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Ramossen

il Finetti nel suo libro "Numismatica e tecnologia" (pag 54) indica in circa 8000 pezzi realizzabili con il conio di martello e tra i 10000 e i 16000 quelli realizzabili con i conii da incudine, questo con tondello preventivamente riscaldato, circa la metà con tondello freddo,

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Raistlin

Quindi seguendo la teoria di Finetti, tramite la coniazione a freddo si producevano circa 4000 monete con il conio di martello e circa 8000 con quello di incudine, giusto? Ma non sembrano un po' pochine? Considerando poi che in base agli studi per l'epoca classica (si veda il Crowford) con una coppia di coni se ne battevano molte di più!

Nel frattempo ho trovato su internet un documento che riporta lo studio quantitativo di Greirson e che ipotizza circa 10000 monete per conio in epoca medievale, che ne pensate?

Un'altra curiosità: secondo voi, in una "giornata di lavoro" in una zecca medio grande con più persone al lavoro (quindi in coniazione simultanea) quante monete riuscivano a coniare? Sarebbe interessante per comprendere il quantitativo emesso dalle diverse zecche!! :)

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adolfos

I dati che indica Finetti riguardano uno studio sulla monetazione greca, presumo in bronzo. Comunque se hai trovato notizie dell'argomento da Grierson penso che ci possiamo fidare, non credi?

Fare un calcolo delle monete prodotte in un giorno per comprendere il quantitativo delle emissioni in un determinato periodo potrebbe rivelarsi azzardato, a mio avviso. Come abbiamo detto precedentemente le variabili eventuali sono numerose (post 4).

Comunque potrebbe essere una buona base di partenza per il tuo studio.

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dabbene
Supporter

Grierson in " Introduzione alla numismatica ", insieme a Finetti e alla Travaini sono importanti fonte bibliografiche sull'argomento.

Grierson effettivamente parla di 10.000 monete, però poiché le variabili sono tante, ci sono anche casi da 5.000 e da 30.000 pezzi come sottolineato da lui stesso nel libro.

Però se proprio vuoi prendere un valore di media credo che non sia azzardato prendere il dato di Grierson, riferito al periodo medievale,

Mario

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dux-sab

sul quantitativo di pezzi coniabili credo che influisca anche il modulo.

per monetine credo si superassero i 10000 pezzi, non per i testoni .

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Raistlin

Grazie mille a tutti per le risposte, sono state molto utili; ora ho più chiari un po' di concetti!

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dizzeta

Abbiamo una testimonianza nella lettera del vescovo di Tortona Carlo Settala a Papa Clemente IX del 1668 (da "Il patrimonio artistico di Banca Carige" di Lucia Travaini, pag. 16) dove indica la produzione dei Luigini:

"Nella Diocesi di Genova sono:

La città di Genova secretamente con tre torchi ciascuno dei quali ne stampa quatordicimilla al giorno operazione da me vista in alcune di queste zecche che al giorno sono 42 mila;

Tassarolo di Filippo spinola due torchi, sono 42 mila;

Ronco di Napolione Spinola due torchi, 28 mila;

Loano di Gio. Andrea Doria Sig. Lovano due torchi, 28mila;

Nella diocesi di Tortona:

Rocchetta di Napolione Spinola tre torchi, 42 mila;

Campi di Gio. Battista Centurione quattro torchi, 56 mila;

Arquata del Marchese Filippo Spinola, con tre torchi, 42 mila;

Torriglia di Gio. Andrea Doria, conte d'esso luogo torchi 2, 28 mila;

GRondona hora si piantano due torchi, feudo del detto, 28 mila;

Diocesi di Luni e Lucca:

Fos di Novo di Malaspina torchi 3, 42 mila;

La repubblica di Lucca tre torchi, 42 mila;

Si che ogni giorno se ne stampano quattrocentoseimila et un tal sossorso giornale si manda al Turco, inventione deplorabile al Cristianesimo."

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