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Legio II Italica

Archimede e l'ultima difesa di Siracusa

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Legio II Italica

Anno 212 a. C. , dopo oltre 500 anni dalla sua fondazione la "magnificentissima" Citta' , colonia di Corinto , fu conquistata da Claudio Marcello che ne pianse la conquista dall' alto dell' Epipoli ( la zona alta di Siracusa da cui si domina tutta la Citta' ) come ci tramanda Plutarco , nel corso della tremenda seconda guerra punica . In verita' dopo due anni infruttuosi di assedio via mare e terra , Siracusa venne conquistata solo grazie al tradimento di un mercenario di origine iberica chiamato Merico che apri' una delle porte , prospicenti il Porto Grande , delle possenti mura che circondavano completamente la Citta' , anzi le 5 Citta' di cui era composta la metropoli antica , erette da Dionisio I al tempo delle sue guerre contro i Cartaginesi ; triste destino delle grandi citta' , anche Roma in un lontanissimo futuro , subira' la stessa sorte . Siracusa la piu' grande e popolosa citta' di tutta la Magna Grecia e seconda solo ad Atene , per la Grecia continentale , resistette due anni all' assedio romano per essersi alleata con i Cartaginesi dopo la morte del fedele Ierone II , che in punto di morte raccomando' di non abbandonare mai l' alleanza con i Romani , che il grande vecchio tenne salda per circa mezzo secolo , aiutando i Romani nei momenti difficili della guerra annibalica con donazioni principalmente di equipaggiamenti militari e alimentari , nonché di armati e navi ; ma eventi umani , disastrosi per la Citta' , fecero abbandonare Roma per unirsi con gli acerrimi e secolari nemici di sempre , i Cartaginesi . Le possenti mura , parte delle quali ancora ben visibili ai nostri giorni , il valore dei cittadini avvezzi alle guerre e agli assedi e soprattutto Archimede , fecero si che i Romani non riuscirono militarmente a conquistare la Citta' , in cui una volta entrati , ne trassero un immenso e ricchissimo bottino protrattosi fino al tempo delle rapine da parte di Verre che fece indignare Cicerone , che lo cito' in tribunale con le sue famose "Verrine" . Ma ora dopo questa breve premessa , veniamo al fatto specifico .

L' argomento principale dell' assedio di Siracusa del 212 a.C. riguarda essenzialmente l' aneddoto degli specchi ustori che secondo la storia o leggenda , Archimede impiego' contro le navi romane durante la guerra contro i Romani , negli ultimi scorci della seconda guerra punica .
Quasi tutti gli storici odierni sono concordi nel ritenere questo fatto non credibile , anche perché nessuno storico antico accreditato , ne fa cenno , quindi sembrerebbe una "storiella da barbiere" , pero' alcuni particolari non quadrano , infatti due storici accennano a qualcosa in questo senso , ad esempio lo storico Silio Italico nella sua opera : Punica , verso 420 e seguenti , inoltre ne parla anche Galeno , un medico della scuola di Pergamo vissuto tra il 129 e il 201 a.C. , ma sono solo accenni , insufficenti pero' a ben capire cosa fossero veramente questi specchi ustori ; per avere piu' informazioni dettagliate dobbiamo risalire fino ad uno storico bizantino del XII secolo , Giovanni Tzetze , che tra altre opere , scrisse le "Chiliadi" grande libro a carattere storico in 13.000 versi in cui narra il fatto delle navi romane del Console Marcello incendiate dagli specchi di Archimede e ci racconta oltre al fatto anche il congegno impiegato , cosi' scrive nelle Historie , capitolo II , versi 103-120 : <<.......Il Vecchio ( si riferisce ad Archimede ) aveva costruito uno specchio a forma esagonale e ad una determinata distanza da questo dispose quattro specchi quadrati del medesimo tipo . Questi ultimi potevano essere mossi mediante cerniere di metallo . Con questo congegno prendeva i raggi del sole di mezzogiorno sia in estate che in inverno . I raggi riflettendosi in quel congegno , causavano una tremenda fiamma che accendeva le navi , che alla distanza di un tiro di freccia venivano ridotte in cenere ........>> .

Il discorso e' molto chiaro , preciso e dettagliato per essere inventato di sana pianta da chi poi non aveva la piu' pallida idea di strumenti di guerra e in particolare di apparecchiature ottiche , da cio' si puo' ipotizzare che questo racconto sia stato tramandato da uno storico dell' epoca di Archimede contemporaneo ai fatti , poi perduto , ma non creduto oralmente dagli storici di poco posteriori ai fatti storici narrati , tra cui i grandi Polibio e Livio che nelle loro opere , riferite all'assedio di Siracusa , non parlano degli specchi ustori , evidentemente ritennero una pura fantasia tramandare la storiella degli specchi . Sulla giustezza e verita' del fatto storico si potrebbe obiettare del perche' non possa essere realmente avvenuto : successivamente all' assedio di Siracusa , ci si domanda perché non sia stata riutillizzzata un' arma del genere in guerra se era tanto devastante , a cio' si puo' rispondere , primo , perche' il congegno durante la presa delle mura e il successivo saccheggio della citta' potrebbe essere stato incendiato o distrutto , secondo , perche' nessuno al mondo in quell' epoca antica , sarebbe stato in grado di ricostruire un congegno del genere che racchiudeva in se nozioni di meccanica , fisica e ottica e naturalmente di astronomia , scienze in dote ai pochi geni greci e a nessun altro mortale .
Si potrebbe altresi’ obiettare del perche’ Archimede non abbia usato contro le navi romane piu’ semplicemente frecce incendiare o il famoso “fuoco greco” , entrambe armi efficaci e sperimentate , il motivo sicuramente risiedeva nel Genio di Archimede , aveva infatti bisogno di un “arma segreta” che potesse stupire e terrorizzare gli assedianti e incendiare le navi come per magia , infatti l' incendio delle navi avveniva come per magia senza che nessun oggetto fisico venisse lanciato dalle mura di Siracusa , fatto sta che i Romani tolsero effettivamente l’ assedio via mare , terrorizzati e con la flotta semi distrutta .
Vediamo ora di cercare di capire come poteva teoricamente funzionare tutta la sequenza degli specchi per poter esercitare una concentrazione di calore tale da incendiare , forse non direttamente lo scafo delle navi , bensi prima la loro velatura , fino a 100 e piu' metri di distanza dalle mura di Siracusa .
Dalla descrizione del macchinario esposta dallo storico bizantino , si puo' ipotizzare che fosse cosi' disposto : alla base del tutto , un grande anello di legno o di metallo ruotante su di una base fissa anch' essa rotonda , un po' come una rotaia del treno e della sua ruota e mosso da leva ruotante o da un verricello , per poter mirare l' obiettivo dello specchio principale esagonale sulle navi in qualsiasi direzione ; poi , fissati alla base , sull' anello ruotante , i quattro specchi piani quadrati spostati a due a due a sinistra e destra e di rimpetto al grande specchio in modo da lasciare libera d’ innanzi la sua riflessione e che incernierati sul perno di fissaggio fisso , potevano a loro volta seguire , azionati a mano , lo spostamento del sole , per poter indirizzare i loro raggi sul grande specchio principale , grandi abbastanza da poter coprire singolarmente tutta la superficie dello specchio esagonale principale posto innanzi a loro e anch' esso fissato sulla grande ruota mobile , il tutto mosso da 4/6 persone ; infine il grande specchio esagonale , vera arma finale del macchinario e qui inizia il problema , infatti questo specchio esagonale non poteva essere di forma piana come lo potevano essere i quattro quadrati , perche' altrimenti l' effetto finale di riflessione avrebbe avuto l' unico effetto di accecare i soldati sulle navi che inavvertitamente avessero guardato le mura in quella direzione , ma non poteva causare alcun incendio perche' non esisteva concentrazione in un solo punto del fuoco dello specchio ; da cio' si deduce che Archimede , conoscendo bene le coniche , parabole e iperbole e quindi nel fatto specifico , la parabola , in cui tutti i punti di luce incidente convergono in un unico punto detto fuoco , che quindi avesse progettato lo specchio principale di questa forma suddivindelo in sei spicchi triangolari , forse per facilitarne la realizzazione e di cui dovette calcolarne la giusta curvatura affinche' i sei fuochi parziali si concentrassero tutti in un unico fuoco devastante principale lontano circa 100 metri dallo specchio ; probabilmente esisteva anche un sistema per poter variare la curvatura della parabola e variare cosi’ la lunghezza del fuoco , quello che oggi si chiamerebbe gittata di sparo .
Naturalmente tutta la serie dei cinque specchi non vanno intesi come noi oggi li conosciamo , bensi' dobbiamo immaginarli come specchi realizzati in lucido bronzo o meglio in argento , il metallo piu' riflettente la luce . Sul fatto che tale sistema potesse incendiare lo scafo in legno di poderose navi , non so , ma certamente poteva farlo sulle velature e su altri oggetti infiammabili che sicuramente non mancavano sulle navi antiche , da qui l' incendio poteva facilmente propagarsi a tutta la nave distruggendola .

Sebbene queste invenzioni ottiche fossero state devastanti contro i nemici , il Genio di Archimede nulla pote' contro la bassezza dell' animo umano attratto dalle ricchezze , un piccolo mercenario iberico , annullo' la Scienza del grande siracusano .

Claudio Marcello conscio della grandezza di Archimede ordino' che durante il sacco della Citta' non fosse fatto alcun male allo scienziato e alla sua famiglia , ma forse un rude soldato di Roma non riconoscendolo od irritato dalla risposta alla sua domanda se fosse lui Archimede , al che rispose di non disturbarlo perché stava ultimando un problema di geometria , lo uccise ; con la sua morte termina la storia di Siracusa come grande citta' , libera e indipendente .

Sotto in ordine : Coniche, parabole , iperbole e teoria dell' uso degli specchi - Probabile moneta (disegno) con al dritto Archimede ( la terza ) - Pianta della citta' antica di Siracusa - Le mura di Siracusa - Il Castello di Eurialo , immensa fortezza inespugnabile , la piu' grande pervenutaci quasi intatta dall' antichita' greco romana posta al vertice interno della Citta' , ricostruzione - Ipotetica e fantasiosa ricostruzione personale ( scusate lo scarso disegno ) del congegno ottico di Archimede per incendiare le navi romane - Probabile fisionomia di Archimede in un busto antico .

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eliodoro
Supporter

Bellissima trattazione, complimenti @@Legio II Italica

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Legio II Italica

E' interessante completare , per modo di dire , la figura di Archimede al domani della sua morte accidentale in seguito alla caduta di Siracusa , andando a rileggere Cicerone nel passo delle "Tuscolane" dove ci racconta , quando giovane politico emergente , era Questore in Sicilia e affascinato dalla figura storica di Archimede volle tentare di ritrovare la tomba del grande scienziato che era sconosciuta perfino ai suoi concittadini siracusani . Questa la sua testimonianza storica tratta da : "Tusculanae disputationes" , V , 64-66 .
"Io questore scoprii la tomba di Archimede, sconosciuta ai Siracusani, cinta con una siepe da ogni lato e vestita da rovi e spineti, sebbene negassero completamente che esistesse. Tenevo, infatti, alcuni piccoli senari, che avevo sentito essere scritti nel suo sepolcro, i quali dichiaravano che alla sommità del sepolcro era posta una sfera con un cilindro. Io, poi, osservando con gl'occhi tutte le cose - c'è, infatti, alle porte Agrigentine una grande abbondanza di sepolcri - volsi l'attenzione ad una colonnetta non molto sporgente in fuori da dei cespugli, sulla quale c'era sopra la figura di una sfera e di un cilindro. E allora dissi subito ai Siracusani - c'erano ora dei principi con me - che io ero testimone di quella stessa cosa che stavo cercando. Mandati dentro con falci, molti ripulirono e aprirono il luogo. Per il quale, dopo che era stato aperto l'accesso, arrivammo alla base posta di fronte. Appariva un epigramma sulle parti posteriori corrose, di brevi righe, quasi dimezzato. Così la nobilissima cittadinanza della Grecia, una volta veramente molto dotta, avrebbe ignorato il monumento del suo unico cittadino acutissimo, se non lo fosse venuto a sapere da un uomo di Arpino"

Dopo questa riscoperta della tomba di Archimede da parte di Cicerone , purtroppo se ne riperdono le tracce , a grande demerito dei Siracusani , pronipoti indegni del loro grande concittadino , sommo scienziato , forse il piu' grande dell' antichita' , i cui principi di fisica , scoperte e teorie sono di applicazione pratica ancora oggi .

Sotto due foto della falsa Tomba di Archimede , che in realta' e' un colombario di epoca romana , sito nella necropoli di Grotticelle alle falde dell' Epipoli , una vastissima area cimiteriale che racchiude tombe dall' epoca greca a quella romana , vicina al grande Parco Archeologico comprendente tra altro : l' Anfiteatro romano , la grande Ara di Ierone , l' Orecchio di Dionisio e il Teatro Greco , facenti parte della citta' di Neapolis , una delle cinque citta' di cui era costituita Siracusa antica .

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