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417sonia

VENEZIA Monete di conto nella Venezia del XVI Secolo

Risposte migliori

417sonia
Supporter

Buona serata

 

Faccio seguito alla discussione relativa alle “Monete di conto nella Venezia Medioevale”, come da link che segue, per parlarvi di un'altra moneta di conto in uso a Venezia, ma in epoca più tarda; siamo alla fine del XVI° secolo.

 

http://www.lamoneta.it/topic/122609-monete-di-conto-nella-venezia-medioevale/

 

Le tante congiunture economico-finanziarie avvenute nel XVI° secolo, avevano causato il fallimento di tanti banchi, come quelli dei Pisani e dei Tiepolo, ma anche la chiusura di altri che, pur riuscendo a non fallire come quello dei Garzoni, chiusero e liquidarono l'attività.

 

Ciò creò evidentemente un grosso problema per la gestione del credito e delle transazioni commerciali, frenando oltremodo l'economia giacché i mercanti non avevano più riferimenti per il pagamento delle cambiali e delle merci ed anche per effettuare i cambi di valuta; il Governo decise quindi di istituire un banco pubblico, avente un capitale costituito da un cospicuo fondo fornito da vari creditori, garantito dallo Stato, chiamato “Banco Giro” e situato, ovviamente, nel fulcro commerciale della città, a Rialto e più precisamente in prossimità della Ruga degli Orefici, in Campo San Giacometto.

 

post-21005-0-18062100-1423593048.jpg

 

e quello che ne resta oggi (e non faccio riferimento all'Osteria, ma al Sottoportego :blum: )

 

post-21005-0-72687400-1423594559_thumb.j

 

I conti del Banco Giro erano tenuti in Lire o Soldi o Denari, ma indicati con speciali caratteri denominati di banco (Chiamati da Giovanni Cavalà Pasini in “La scuola pratica del banco Giro” - Venezia 1741, anche figure antiche imperiali).

 

Questa Lira di banco non è altro che la Lira di grossi, uguale a 10 Ducati, divisi in 240 Grossi, ognuno dei quali è costituito da 32 Piccoli.

 

Il fatto che questa istituzione fosse garantita dal Governo, il pubblico cominciò a preferirla ed adottarla nelle transazioni più importanti, tanto che veniva pagata o computata ad un valore superiore a quello nominale; si creò quindi un aggio che nel tempo assunse percentuali importanti e che intimorì il Governo; certo che questo comportamento creasse una “bolla speculativa” incontrollabile, limitò l'aggio al 20% del valore nominale.

 

(OT... allora ci pensavano, oggi .....)

 

Sicché per molto tempo la Lira di banco, corrispondente a 10 Ducati, veniva transata a 12 Ducati di Lira corrente ed in egual misura correvano il Grosso ed il Piccolo che, nella valuta corrente, venivano computati 1/5 in più nella valuta di banco.

 

Ma non finisce qui …

 

saluti

luciano

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417sonia
Supporter

Addenda

 

Credo che un rimando alla discussione che segue, sui Banchi, sia opportuna. :pleasantry:

 

http://www.lamoneta.it/topic/93349-dal-banco-alla-banca/?hl=%2Bgarzoni#entry1036324

 

luciano

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azaad
Supporter

La divulgazione credo sia l'attività più importante che possa essere fatta, sia in generale, sia nel piccolo mondo di un forum dove nessuno (o quasi nessuno) conosce l'altro. In questo modo le conoscenze si distribuiscono a tutti e ognuno si aricchisce, imparando qualcosa dall'altro.

Nel caso particolare, io mi limiterò a leggere, con piacere,  potendo limitarmi solo a far da discente.

buona continuazione e grazie per l'impegno ;)

Modificato da azaad
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417sonia
Supporter

La divulgazione credo sia l'attività più importante che possa essere fatta, sia in generale, sia nel piccolo mondo di un forum dove nessuno (o quasi nessuno) conosce l'altro. In questo modo le conoscenze si distribuiscono a tutti e ognuno si aricchisce, imparando qualcosa dall'altro.

Nel caso particolare, io mi limiterò a leggere, con piacere,  potendo limitarmi solo a far da discente.

buona continuazione e grazie per l'impegno ;)

Buona serata

 

E' vero; è quello a cui tanti di noi miriamo; pochi (e mi ci metto anch'io) hanno la sapienza di poter dire qualche novità al riguardo, ma io reputo necessario rendere le informazioni che io stesso ho letto ed appreso, ad altri ai quali - magari - non verrebbe nemmeno in mente di approfondire, perché sono informazioni sconosciute e non specifiche della monetazione che li appassiona. Però ci sono e divulgarle non costa molto, magari commentandole per renderle più "digeribili" :pleasantry:

saluti

luciano

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417sonia
Supporter

Buona serata

 

A distanza di molti anni, pur vigente l'aggio del 20%, definito immutabile dal Governo, ci si rese conto che questa percentuale non poteva reggere … considerata anche l'inflazione che erodeva continuamente la moneta corrente.

 

Si dovette quindi elevare l'aggio, portandolo fino al 29% e questo aumento della Lira di banco venne chiamato “sopraggio”; a questo punto si era venuta a creare una doppia valutazione della Lira di banco, quando questa era accresciuta del solo 20% originario rispetto alla lira corrente, veniva chiamata Lira di banco con sopraggio alla pari (o più sempliemente Lira alla pari); se mancava il termine: alla pari, significava che il sopraggio era superiore e andava specificato.

 

Un po' complicato vero? Ma non basta.

 

Nelle intenzioni di “semplificare” (sob!) in qualche modo la terminologia da applicare alla valuta con dei termini che la rendessero subito identificabile in funzione del proprio uso, nel XVIII secolo alla Lira di banco vennero attribuiti due nuovi termini.

 

La Lira di banco veniva chiamata a moneta corta, ovvero moneta alla parte, se questa serviva alle riscossioni ed ai pagamenti delle pubbliche Camere, come ad esempio il pagamento dei dazi o delle imposte; essa era valutata in base alla parte (decreto del Governo) che si rifaceva alla vecchia tariffa del 1687, dove il Ducato era valutato 6 lire e 4 soldi, lo Zecchino lire 17, lo Scudo lire 9 e soldi 12, il Ducatone lire 8 e soldi 18 e l'Osella lire 3.

 

L'altra Lira di banco veniva chiamata a moneta lunga ed era quella usata dai mercanti nella libera trattazione delle merci, secondo i valori della piazza e regolati dal proclama del 27 maggio 1739, e cioè: il Ducato era valutato lire 8, lo Zecchino lire 22, lo Scudo lire 12 e soldi 8, il Ducatone lire 11 e l'Osella lire 3 e soldi 18.

 

Così che il Ducato di banco, che valeva lire 6 e soldi 4 nella suddetta tariffa del 1687, se computato a moneta lunga diventava pari a lire 8 e con l'aumento del quinto per l'aggio normale diventava lire 9 e soldi 12.

 

Informazioni tratte dal Saggio sul valore della Moneta Veneziana di Nicolò Papadopoli 1885.

 

saluti

luciano

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417sonia
Supporter

Buona giornata

 

A completamento di quanto sopra scritto, ecco un acquisto (insperato) fatto questa mattina al Convegno di Bergamo.

 

E' la copia della Parte presa nel Consiglio di Pregadi il 16 marzo 1651.

 

Dalla lettura di questa, trovate le indicazioni dell'obbligatorietà di effettuare le transazioni di valore superiore ai 50 Ducati tramite il Banco Giro ed è citato anche l'aggio, ormai consolidato, del 20%.

 

post-21005-0-30726400-1423921128_thumb.j

 

Segue

 

 

 

 

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417sonia
Supporter

post-21005-0-08039400-1423921231_thumb.j

 

 

post-21005-0-35625000-1423921316_thumb.j

 

 

saluti

luciano

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petronius arbiter

A proposito del Banco Giro di Venezia, segnalo questa vecchia discussione in cui viene illustrata una cedola cartacea emessa dallo stesso nel 1798, subito dopo la caduta di Venezia sotto il dominio austriaco

 

http://www.lamoneta.it/topic/17488-cedole-veneziane/

 

Prima di allora, Venezia non aveva mai emesso cartamoneta (sebbene Marco Polo nel Milione parlasse  già della cartamoneta cinese, a quanto pare i suoi concittadini non ne erano rimasti particolarmente impressionati), e anche questa ebbe scarsa fortuna e vita breve, tanto che il biglietto da 500 ducati, inizialmente previsto, non venne poi emesso.

 

petronius :)

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417sonia
Supporter

Buona serata e grazie per aver riproposto quella vecchia discussione.

 

Proprio così petronius, a Venezia (intendo la "Serenissima") la cartamoneta non ha mai riscosso molti favori, come anche le macchine per la coniazione delle moneta, d'altra parte.

 

Sappiamo i motivi che hanno frenato l'uso delle macchine, ma per la cartamoneta credo che sia derivata da una scelta consapevole; considerata l'area nella quale Venezia commerciava, la cartamoneta non sarebbe servita e forse usarla per il solo dominio di terra fu giudicato inutile.

 

L'immobilismo monetale spinto all'ennesima potenza; o forse va considerato che il Governo era rappresentato certamente da nobili, ma soprattutto da mercanti, figli di mercanti, discendenti di stirpi di mercanti..... e il soldo era per loro qualche cosa di metallo che tintinnava, che luccicava e che era anche rotondo (o quasi); nella carta ci avvolgevano i pesci. :blum:

 

saluti

luciano

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gigetto13

Luciano ho finito i "mi piace" di oggi, ma so che capirai quanto apprezzo il tuo nuovo acquisto cartaceo...

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417sonia
Supporter

:good:

 

Lo so, lo so, non ti preoccupare

 

Buona Domenica

luciano

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petronius arbiter

Sappiamo i motivi che hanno frenato l'uso delle macchine, ma per la cartamoneta credo che sia derivata da una scelta consapevole; considerata l'area nella quale Venezia commerciava, la cartamoneta non sarebbe servita e forse usarla per il solo dominio di terra fu giudicato inutile.

 

L'immobilismo monetale spinto all'ennesima potenza; o forse va considerato che il Governo era rappresentato certamente da nobili, ma soprattutto da mercanti, figli di mercanti, discendenti di stirpi di mercanti..... e il soldo era per loro qualche cosa di metallo che tintinnava, che luccicava e che era anche rotondo (o quasi); nella carta ci avvolgevano i pesci. :blum:

 

C'è da dire anche che fino a quel momento, le esperienze di cartamoneta, dalla Francia di John Law alle Regie Finanze del Regno di Sardegna, erano state tutt'altro che esaltanti, e chi aveva affidato alla carta (moneta) i propri beni si era spesso venuto a trovare in mutande.

 

Si capisce quindi la ritrosia dei veneziani (ma non solo loro) ad usare un mezzo di pagamento che in effetti impiegherà ancora quasi un secolo per imporsi definitivamente in Europa. 

 

petronius :)

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