Guest Fid Inviato 3 Settembre, 2006 #1 Inviato 3 Settembre, 2006 (modificato) Affascinato dall'estrema bellezza di questa moneta, volevo rendervi partecipi di questa meraviglia e della storia leggendaria che essa raffigura,per far ciò ho cercato ,adattato e riportato per il forum degli interessanti studi. L' Oncia d'argento da 30 tarì, coniata a Palermo con l’argento proveniente dalle miniere siciliane è la più grande moneta d'argento coniata sotto i Borboni italiani(quella in foto ha un diametro di 55mm ed un peso di quasi 69 gr)ed era una moneta che raramente si vedeva in commercio(majorca)la presenza della figura della Fenice sul rogo viene spiegata dal Lancillotto Castelli come segue: "Alludendosi colla Fenice che l'Oncia rimasta per tanto tempo moneta ideale risorgeva dalle sue stesse ceneri come è stato scritto di questo favoloso uccello." Fra leggenda e realtà Gli storici hanno avuto diverse posizioni e tutt'ora non è chiaro se sia esistita davvero ,molti la considerano semplicemente il frutto della fantasia dei seguaci del Dio-Sole. altri viceversa credono che il mito possa essere nato dalla presenza di un vero uccello che viveva nella regione allora governata dagli Assiri.Nella Bibbia prende le sembianze dell'ibis o del pavone; ma storicamente la fenice veviva rappresentata con l'airone rosato o l'airone cinereo basandosi sull'abitudine degli antichi egizi di festeggiare il ritorno del primo airone cinereo sopra il salice sacro di Heliopolis, considerato evento di buon auspicio, di gioia e di speranza.Il volatile più idoneo a rappresentarla è la Garzetta: una specie di uccello affine all'airone, di cui numerosi esemplari vennero sterminati solo poiché i loro ciuffi costituivano le "aigrettes" usate per confezionare i pennacchi coi quali si adornavano le dive. La sacralità della fenice Nell'antico Egitto la Fenice venne associata col sole e rappresentava il BA ("l'anima") del dio del sole Ra , di cui era l'emblema tanto che nel tardo periodo il geroglifico del Bennu veniva impiegato per rappresentare direttamente Ra.Quale simbolo del sole che sorge e tramonta, la Fenice presiedeva al giubileo regale. Ed essendo colei che risorge per prima, venne associata al pianeta Venere che appunto veniva chiamato "la stella della nave del Bennu-Asar", e menzionata quale Stella del Mattino nell'invocazione:«Io sono il Bennu, l'anima di Ra, la guida degli Dei nel Duat [l'oltretomba] che mi sia concesso entrare come un falco, ch'io possa procedere come il Bennu, la Stella del Mattino.»Come l'airone (uccello reale con cui si identificava) , che s'ergeva solitario sulla sommità delle piccole isole di roccia che sbucavano dall'acqua dopo la periodica inondazione del Nilo che ogni anno fecondava la terra col suo limo, il ritorno della Fenice annunciava un nuovo periodo di ricchezza e fertilità. Non a caso era considerata la manifestazione dell'Osiride risorto, e veniva spesso raffigurata appollaiata sul Salice, albero sacro ad Osiride. Per questa stessa ragione venne riconosciuta quale personificazione della forza vitale, e come narra il mito della creazione fu la prima forma di vita ad apparire sulla collina primordiale che all'origine dei tempi sorse dal caos acquatico.Si dice infatti che il Bennu abbia creato sé stesso dal fuoco che ardeva sulla sommità del sacro salice di Heliopolis. Proprio come il sole, che è sempre lo stesso e risorge solo dopo che il sole "precedente" è tramontato, di Fenice ne esisteva sempre un unico esemplare per volta.Nelle leggende ebraiche, la Fenice viene chiamata Milcham. Dopo che Eva mangiò il frutto proibito, divenne gelosa dell'immortalità e della purezza delle altre creature del Giardino dell'Eden così convinse tutti gli animali a mangiare a loro volta il frutto proibito, affinché seguissero la sua stessa sorte. Tutti gli animali cedettero, tranne la Fenice che Dio ricompensò ponendola in una città fortificata dove avrebbe potuto vivere in pace per 1000 anni. Alla fine di ogni periodo di 1000 anni, l'uccello bruciava e risorgeva da un uovo che veniva trovato nelle sue ceneri.I padri della Chiesa accolsero la tradizione ebraica e fecero della fenice il simbolo della resurrezione della carne. La sua immagine ricorre frequentemente nell'iconografia delle catacombe. La morte e resurrezione Quando, dopo aver vissuto per 500 anni (secondo altri 540, 900, 1000, 1461 / 1468, o addirittura 12954 / 12994), la Fenice sentiva sopraggiungere la sua morte, si ritirava in un luogo appartato e costruiva un nido sulla cima di una quercia o di una palma. Qui accatastava ramoscelli di mirto, incenso, sandalo, legno di cedro, cannella, spigonardo, mirra e le più pregiate piante balsamiche, con le quali intrecciava un nido a forma di uovo — grande quanto era in grado di trasportarlo (cosa che stabiliva per prove ed errori). Infine vi si adagiava, lasciava che i raggi del sole l'incendiassero, e si lasciava consumare dalle sue stesse fiamme mentre cantava una canzone di rara bellezza.Per via della cannella e della mirra che bruciano, la morte di una fenice è spesso accompagnata da un gradevole profumo. Dal cumulo di cenere emergeva poi una piccola larva (o un uovo), che i raggi solari facevano crescere rapidamente fino a trasformarla nella nuova Fenice nell'arco di tre giorni (Plinio semplifica dicendo "entro la fine del giorno"), dopodiché la nuova Fenice, giovane e potente, volava ad Heliopolis e si posava sopra l'albero sacro,«cantando così divinamente da incantare lo stesso Ra» La Fenice nella storia Storicamente parlando, viene menzionata per la prima volta in un libro nell'esodo (VIII secolo AC). Uno dei primi resoconti dettagliati ce lo fa lo storico greco Erodoto circa due secoli dopo:«Un altro uccello sacro era la Fenice. Non l'ho mai vista coi miei occhi, se non in un dipinto, poiché è molto rara e visita questo paese (così dicono ad Heliopolis) soltanto a intervalli di 500 anni: accompagnata da un volo di tortore, giunge dall'Arabia in occasione della morte del suo genitore, portando con sé i resti del corpo del padre imbalsamati in un uovo di mirra, per depositarlo sull'altare del dio del Sole e bruciarli. Parte del suo piumaggio è color oro brillante, e parte rosso-regale (il cremisi: un rosso acceso). E per forma e dimensioni assomiglia più o meno ad un'aquila.»Proprio a questo spannometrico resoconto di Erodoto, dobbiamo l'erronea denominazione di "Araba Fenice". Ovidio, nelle Metamorphoses, ci narra della fenice, uccello che giunto alla veneranda età di 500 anni, termine ultimo della vita concessagli, depone le sua membra in un nido di incenso e cannella costruito in cima ad una palma o a una una quercia, e spira. Dal suo corpo nasce poi un'altra fenice che, divenuta adulta, trasportò il nido nel tempio di Iperione, il Titano padre del dio Sole.Ovidio dice: «... si ciba non di frutta o di fiori, ma di incenso e resine odorose. Dopo aver vissuto 500 anni, con le fronde di una quercia si costruisce un nido sulla sommità di una palma, ci ammonticchia cannella, spigonardo e mirra, e ci s'abbandona sopra, morendo, esalando il suo ultimo respiro fra gli aromi. Dal corpo del genitore esce una giovane Fenice, destinata a vivere tanto a lungo quanto il suo predecessore. Una volta cresciuta e divenuta abbastanza forte, solleva dall'albero il nido (la sua propria culla, ed il sepolcro del genitore), e lo porta alla città di Heliopolis in Egitto, dove lo deposita nel tempio del Sole.»Eliopoli, dove i sacerdoti di Ra conservavano gli archivi dei tempi passati. in quest'ottica, la Fenice era il nuovo profeta/messia che "distruggeva" gli antichi testi sacri per far risorgere una nuova Religione dai resti della precedente.Tacito arricchisce la storia, scrivendo che la giovane fenice solleva il corpo del proprio genitore morto fino a farlo bruciare nell'altare del Sole. Altri scrittori descrivono come la fenice morta si trasformi in un uovo, prima di essere portata verso il Sole.La lunga vita della Fenice e la sua così drammatica rinascita dalle proprie ceneri, ne fecero il simbolo della rinascita spirituale, nonché del compimento della Trasmutazione Alchemica — processo Misterico equivalente alla rigenerazione umana ("Fenice" era il nome dato dagli alchimisti alla pietra filosofale).Già simbolo della Sapienza divina (cfr. Giobbe 38 verso 36), intorno al IV secolo d.C. venne identificata con Cristo presumibilmente per via del fatto che tornava a manifestarsi 3 giorni dopo la morte, e come tale venne adottata quale simbolo paleocristiano di immortalità, resurrezione e vita dopo la morte. Dante Alighieri così descrive la Fenice: che la fenice more e poi rinasce, quando al cinquecentesimo appressa erba né biada in sua vita non pasce, ma sol d'incenso lacrima e d'amomo, e nardo e mirra son l'ultime fasce. (Inferno XXIV, 107-111) Si dice della fenice -che la Fenice, dal momento che si crea da sé, non può avere alcun Maestro. -che, essendo un uccello unico (ne esiste soltanto una per volta), è un essere solitario. -che è ancora più solitario per via del fatto che non si riproduce. -che può vivere centinaia d'anni, ma sempre da sola, senza nessuno dei suoi simili. -che, pur essendo lo scopo della sua vita quello di riportare la felicità sulla Terra, lei stessa ha dovuto rinunciare alla sua felicità personale e alla possibilità di amare, dal momento che una Fenice non può avere un compagno. Modificato 4 Settembre, 2006 da Fid Cita
avgvstvs Inviato 3 Settembre, 2006 #2 Inviato 3 Settembre, 2006 Fid, questa e' una di quelle discussioni che meritano di essere salvate su disco rigido (cosa che ho prontamente fatto :) ). Complimenti veramente per l'ottimo ed interessante lavoro! Cita
Guest Fid Inviato 4 Settembre, 2006 #3 Inviato 4 Settembre, 2006 (modificato) Ecco un altra immagine,questa raffigura la prima oncia d'argento coniata(1732) e presenta sul rovescio la leggenda "OBLITA EX AURO ARGENTEA RESURGIT" successivamente la leggenda verrà semplificherà in "EX AURO ARGENTEA RESURGIT" Modificato 5 Settembre, 2006 da Fid Cita
Guest Fid Inviato 5 Settembre, 2006 #4 Inviato 5 Settembre, 2006 (modificato) Grazie Avgvstvs,stamattina ho ritoccato ulteriormente il mio post rendendolo di più facile lettura Modificato 5 Settembre, 2006 da Fid Cita
picchio Inviato 5 Settembre, 2006 #5 Inviato 5 Settembre, 2006 L'oncia del 1732 ebbe alcuni problemi di coniazione: a causa della grande mole di metallo da imprimere fu data una eccessiva pressione al conio, tanto che questi dopo pochi pezzi coniati si incrinò e poco dopo si ruppe. Ce ne accorgiamo per la vistosa eccedenza di metallo dietro alla nuca del sovrano, come l'esemplare postato da Fid, ex vendita NAC 32, gennaio 2006. Zurigo Questa prima serie di massimali fu coniato con argento proveniente da miniere siciliane ed aiutato da altre paste d'argento presenti in zecca. L'anno successivo, una seconda emissione nella quale, come già detto, fu variato il conio sia al D/ sia al R/ con una nuova leggenda. I rilievi non sono particolarmente marcati al D/ ed anche in esemplari che hanno circolato pochissimo risultano appiattiti i riccioli del parruccone sopra l'orecchio. I pezzi coniati nel 1732 senza la cricca di conio D/ sono pochissimi. Nel 1733, data l'esperienza acquisita con la produzione precedente furono evitati quasi tutti i problemi di coniazione. Allego le immagini del D/ del 1732 e 1733 dove si evince che fu mantenuto lo stesso punzone per l'effige per i due anni riadattato portandovi solo alcune piccole modifiche. Cita
arkano Inviato 5 Settembre, 2006 #6 Inviato 5 Settembre, 2006 Complimenti Fid e Picchio....questa discussione merita una piccola monografia! Sarebbe interessante reperire notizie sugli incisori,sulle prove,bozze ecc...se erano artisti quotati..e su cosa ci rimane di loro. Probabilmente (non ne ho la minima idea) ben poco rimane di queste notizie. Ciao e grazie Cita
Guest Fid Inviato 5 Settembre, 2006 #8 Inviato 5 Settembre, 2006 (modificato) grazie ragazzi,prossimamente cercherò di postare più dati Modificato 6 Settembre, 2006 da Fid Cita
Guest Fid Inviato 6 Settembre, 2006 #9 Inviato 6 Settembre, 2006 (modificato) come già detto le monete da 30 tarì furono coniate per la prima volta sotto gli austriaci con carlo III di Sicilia (1720-1734) conquistata la Sicilia da parte di Carlo di Borbone nel 1734 questa monetazione fu tralasciata per essere ripresa nuovamente da Ferdinando III nel 1785 ecco tutti i coni conosciuti: 30 tarì 1732 Carlo III sp.53 var.515 gr 73,5-74 d. 54mm (2a foto) 30 tarì 1733 Carlo III sp.54 var.516 gr 73,5-74 d. 54-57mm ambedue con sigla dello zecchiere Simone Maurigi marchese di Castelmaurigi (S M) se non erro la sigla C P sul dritto potrebbe stare per "Corte palermitana" vedasi per queste monete: -M.Cagiati:"la monetazione di Carlo VI imperatore (III di Sicilia)" in R.I.N. anno XXIV,fasc.II,Milano 1911 -R.Spahr:"Le monete della zecca di Palermo ed altre siciliane coniate durante il regno di Carlo III (VI imperatore) in Boll.del circolo numismatico napoletano,anno XXXVIII,Napoli 1953 30 tarì 1785 Ferdinando III sp.1 var.596 gr 69,10 d. 56mm zecchiere Gabriele Lancillotto Castello,Principe di Torremuzza (G.L. C.) 30 tarì 1791 Ferdinando III sp.2 var.597 gr 69 d.55mm (1a foto) zecchiere Gabriele Lancillotto Castello,Interino(G.L. C.I.) 30 tarì 1793 Ferdinando III sp.3 var.598 gr 69 d.47mm 30 tarì 1793 Ferdinando III sp.4 var.599 gr 69 d.47mm (var.sole che guarda a destra) zecchiere Nicola d'Orgemont Vigevi Barone de la Fontaine (N.d. O.V) Vedasi per queste monete: -R.Spahr "Le monete della zecca di Palermo coniate sotto Ferdinando III (1759-1816)" in Boll.del Circolo numismatico napoletano,anno XXV,Napoli 1951 Modificato 6 Settembre, 2006 da Fid Cita
sarracino5 Inviato 5 Dicembre, 2007 #10 Inviato 5 Dicembre, 2007 a me interesserebbe il tipo d'oro del 1735 qualcuno sa darmi una quotazione? Cita
ADMIN incuso Inviato 5 Dicembre, 2007 Staff ADMIN #11 Inviato 5 Dicembre, 2007 Nell'ultima Varesi ne è passata una del I tipo in FDC a 1150 diritti inclusi. Cita
sarracino5 Inviato 5 Dicembre, 2007 #12 Inviato 5 Dicembre, 2007 ma il primo tipo è quella con la data sotto giusto? a me interessa quella senza data sotto, ma con il rogo, credo che di questo tipo in oro ci sia solo quella dell'incoronazione o sbaglio? cioè questa: http://www.lamoneta.it/index.php?act=Post&...9&p=288335&st=0 Cita
ADMIN incuso Inviato 5 Dicembre, 2007 Staff ADMIN #13 Inviato 5 Dicembre, 2007 Cioè questa: http://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta.php/W-CBRS/30 Il rogo c'e' anche nel 3o tipo (non so il primo): http://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta.php/W-CBRS/31 Su coinarchives ci sono alcuni passaggi: http://www.coinarchives.com/w/lotviewer.ph...ID=324&Lot=2213 Immagino che chieda del 1735 in quanto in suo possesso, perché non ne posta una immagine? Cita
Fid Inviato 22 Maggio, 2008 #14 Inviato 22 Maggio, 2008 ma il primo tipo è quella con la data sotto giusto?a me interessa quella senza data sotto, ma con il rogo, credo che di questo tipo in oro ci sia solo quella dell'incoronazione o sbaglio? cioè questa: http://www.lamoneta.it/index.php?act=Post&...9&p=288335&st=0 288335[/snapback] non riesco a visionare il link. del 1735 lo Spahr riporta la n.3,9 e 52 tutte con il millesimo,non esiste un oncia d'oro del 1735 senza data (anche perchè non essendoci documenti sulla coniazione sarebbe impossibile risalire all'anno in cui la moneta fu coniata) Cita
ADMIN incuso Inviato 22 Maggio, 2008 Staff ADMIN #15 Inviato 22 Maggio, 2008 In base a cosa la chiamano oncia dell'incoronazione? Cita
Fid Inviato 22 Maggio, 2008 #16 Inviato 22 Maggio, 2008 (modificato) nel 1734, durante la guerra di successione per la Polonia, Carlo di Borbone occupò facilmente il Regno di Napoli e di Sicilia, trovando in Sicilia una strenua resistenza dalle piazzeforti di Messina, Trapani e Siracusa (quest'ultima durante l'assedio coniò monete fuse da 2 e 1 grano) nel 1734 furono coniate a Palermo le prime monete di Carlo di Borbone (oncia d'oro,4 tarì, e tarì) adoperando coni affrettatamente approntati,nei quali l'effige del re ricorda l'effige dell'austriaco predecessore (anche lui di nome Carlo) con queste prima coniazioni si generò una certa confusione fra il popolo e non si intravedeva la discontinuità dell'autorità regnante nel 1735, Carlo di Borbone fu ufficialmente incoronato Re di Sicilia, per l'occasione furono anche coniate monete con la leggenda "FAVSTO CORONATIONIS ANNO" le monete per gli anni successivi riportavano la differente leggenda "HISPAN INFANS" per rimarcare come Carlo di Borbone fosse l'erede al trono di Spagna (come effettivamente diventò nel 1759) come ci indica lo Spahr la coniazione di Once d'oro fu abbondante mentre scarsa fu la coniazione di alcuni pezzi di rame oggi ricercatissimi sul mercato (sopratutto il 5 e il 3 grani 1746-1747) questo tipo di monetazione quindi può essere divisa in tre periodi: 1) Emissioni anteriori all'incoronazione (1734) 2) Emissioni per l'incoronazione (1735) 3) Emissioni successive (1736-1758) Modificato 22 Maggio, 2008 da Ieronimoy Cita
Fid Inviato 11 Agosto, 2008 #17 Inviato 11 Agosto, 2008 ... Siracusa (quest'ultima durante l'assedio coniò monete fuse da 2 e 1 grano) se qualcuno avesse o immagini di queste monete o passaggi d'asta può cortesemente comunicarmeli.Grazie Cita
carlino Inviato 12 Agosto, 2008 #18 Inviato 12 Agosto, 2008 Ho letto tardi questa discussione, riporto qui una discussione da me aperta precedentemente in un altro forum di lamoneta, ma credo che questo sia più appropriato: Prendendo come riferimento il volume "Dall'opera di Don Gianrinaldo conte Carli" 1785 e partendo dalla considerazione che un oncia sicula fina è pari a g 26,4473 e che : 1 libra = 12 once 30 tarì = 1 Oncia 20 grani = 1 tarì 6 piccioli = 1 grano dal testo estraggo i seguenti rapporti 6 pierreali d'oro = 1 Oncia 2 pierreali d'argento = 1 taro 60 pierreali d'argento = 1 oncia e rapporta anche le once deglia ltri stati con i tarì siculi: Tarì 33 oncia 1 Cologna tarì 31 e grani 12 e un terzo oncia 1 in Acri tarì 31 e grani 12 oncia 1 in Cipri tarì 29 e grani 18 e mezzo oncia 1 in Costantinopoli tarì 29 e grani 10 oncia 1 in Pera tarì 33 oncia 1 in Chiarenza e Ancona tarì 30 e grani 16 oncia 1 in Venezia tarì 31 oncia 1 in Bologna tarì 22 oncia 1 in Firenze tarì 31 e grani 13 e mezzo oncia 1 in Siena tarì 31 e grani 15 oncia 1 in Lucca tarì 31 e grani 3 oncia1 in Genova tarì 33 e grani 6 oncia 1 in Majorca tarì 34 e grani 13 oncia 1 in Parigi tarì 34 e grani 10 oncia 1 in Brige tarì 33 oncia 1 in Londra tarì 31 e grani 7 oncia 1 in Roma tarì 32 e grani 6 oncia 1 in Perugina tarì 31 e grani 13 e mezzo in corte di Papa tarì 32 e grani 6 e mezzo 1 oncia in Siviglia tarì 33 1 oncia in Avignone Antonio Cita
Fid Inviato 12 Agosto, 2008 #19 Inviato 12 Agosto, 2008 (modificato) Ciao Carlino, grazie per il contributo, appena avrò la possibilità di avere sotto mano qualche appunto e qualche testo verificherò se esistono dati aggiuntivi che potrebbero essere utili Modificato 12 Agosto, 2008 da Fid Cita
carlino Inviato 12 Agosto, 2008 #20 Inviato 12 Agosto, 2008 Ciao Carlino, grazie per il contributo, appena avrò la possibilità di avere sotto mano qualche appunto e qualche testo proverò ad aggiungere ulteriori indicazioni Ciao Fid, :rolleyes: è un piacere poter dare dei contributi sulla monetazione siciliana, così vasta, interessante e piena di cultura. Saluti Antonio Cita
francesco77 Inviato 20 Marzo, 2013 #21 Inviato 20 Marzo, 2013 Bella discussione, spero di avervi fatto cosa gradita riesumandola, non conosco l'autore, ho notato che è stato bannato dal forum, non conosco i motivi, mi complimento comunque con lui per le belle discussioni postate già prima che io frequentassi questa splendida community. :hi: Cita
Rex Siciliae Inviato 24 Marzo, 2013 #22 Inviato 24 Marzo, 2013 Bella discussione, spero di avervi fatto cosa gradita riesumandola, non conosco l'autore, ho notato che è stato bannato dal forum, non conosco i motivi, mi complimento comunque con lui per le belle discussioni postate già prima che io frequentassi questa splendida community. :hi: Concordo pienamente! Ho notato varie discussioni di quest'utente ,che nell'esprimersi nella monetazione siciliana era didattico e preparato,complimenti !!!!! Peccato,magari un pezzo forte sarebbe stato!!! :mellow: (come d'altronde altri) :) Magari fugge sotto i nostri occhi con un altro nome :D ...............chi lo sa....................... Saluti Cita
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