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dizzeta

Liguria
Testone della Benedizione

Mi sono chiesto: ma cos’è successo nel 1554 per far decidere al doge di Genova di coniare una moneta tanto diversa dal solito?

 

Dati di fatto:

 

Era da 13 anni soltanto che a Genova si coniavano monete con la data in un solo nominale: lo scudo d’oro, solo successivamente furono battute le altre monete con la data, mentre per gli altri nominali continuavano le emissioni con i vecchi coni senza data.

 

Venezia era in crisi, per la perdita d’importanza delle rotte mediterranee a favore delle nuove vie commerciali  apertesi dopo la scoperta dell’America e circondata dalle potenze europee (la Spagna nel Ducato di Milano, gli Asburgo a Nord e l’impero ottomano a Oriente oltre a essere spesso in contrasto con lo Stato della Chiesa).

 

In quel contesto Genova pensò di coniare una moneta copiando l’iconografia veneziana con N. S. Gesù che porge il vessillo al Doge.

 

L’unico grande avvenimento che può aver determinato quella scelta fu la perdita della Corsica, nel settembre 1553, da parte ribelli còrsi sostenuti dai francesi e dal pirata Draghut che, per l’occasione, si era accordato direttamente con il re di Francia (quando i pirati militano dalla parte dei re diventano stimati gentiluomini, infatti Enrico II il 6 giugno 1553 scrive al pirata: “Magnifico signore Draghut Bey”, oltre ad esprimere la stima per la sua “lunga esperienza e valore”, Sua Maestà gli comunica di aver ordinato al barone La Garde di favorirlo e assisterlo perché faccia “bon et grand boutain -buono e grande bottino- e conclude supplicando il “Creatore Magnifico Signore, perché lo abbia nella Sua Santissima guardia”).

 

Per i genovesi lo sgomento fu grande, la Corsica era strategicamente troppo importante per vederla in mano ai francesi, ma non solo per i genovesi, infatti Carlo V mette a disposizione la sua armata; il duca di Firenze Cosimo e e il governatore di Milano mettono a disposizione cavalli e fanti e anche Andrea Doria (che aveva 87 anni) in quell’occasione aprì finalmente e generosamente i cordoni della borsa dando il buon esempio ai ricchi e meno ricchi genovesi concorrendo a dotare la Repubblica dei mezzi necessari alla riconquista.

 

Ed ecco che ricevuto solennemente in cattedrale lo stendardo della Repubblica dal Doge, il 10 novembre 1553, Andrea Doria parte al comando di 36 galee e 15 navi.

 

Con la pace firmata a Cateau Cambrésis nel 1559 tra Spagna e Francia, la Corsica verrà riconfermata a Genova consentendo al moderato Giorgio Doria di trovare un punto di convergenza e pacificazione tra i còrsi ormai soli, senza aiuti e persino discordi tra loro.

 

Secondo me questo avvenimento ha determinato l’emissione di questa moneta.

 

Ecco i tre tipi: il primo coniato con data 1554, il secondo con data 1554, 1557 e 1558 e il terzo con data 1561 e 1563.

 

PS x @@dabbene se ritieni di aggiungere questo post a quello bellissimo: “tra iconografia, sogno e araldica” potrebbe anche essere che magari…riparte

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Supporter

Intanto complimenti bellissimo post con la storia che cerca di spiegare le monete, storia e monete....., da profano penso a un messaggio simbolico con la raffigurazione sulla moneta, un Gesù che passa il vessillo al Doge e sembra dire ora pensaci tu....tocca te......

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Inviato (modificato)

Il pirata Draghut (o Dragut) era una vecchia conoscenza dei genovesi e ha avuto l'"onore" di essere immortalato sulla facciata del Palazzo Ducale tra i 6 nemici giurati di Genova ...(e sconfitti)... ma Andrea Doria ...forse ... nutriva un po' di "affetto" verso questo spietato personaggio tanto da dare quel nome al proprio gatto.

 

Tra gli episodi che lo riguardano negli scontri con i genovesi c'è la sua cattura, nell'estate del 1540, quando clamorosamente Giannettino Doria riuscì a catturare 9 dei suoi 11 vascelli e Draghut stesso, che condusse in catene nelle prigioni genovesi poi messo al remo delle galee di Andrea Doria.

Si narra che vedendo Giannettino così giovane Draghut, incredulo, reagì con rabbia dando in escandescenze per essere stato fatto prigioniero da quello che lui definiva "una donna con la barba".

Solo pochi anni più tardi Andrea Doria lo fece liberare contro il pagamento di 3.500 ducati e la cessione di Tabarca, in Tunisia, dove si stabilì una colonia genovese (quella dei Lomellini che avrebbero tratto grandi ricchezze dal commercio del corallo).

 

Eccolo qui come ancora oggi ci guarda pensieroso dalla facciata del palazzo ducale (è la terza statua partendo da destra).

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Modificato da dizzeta
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Supporter

Qui ci potrebbero stare tante riflessioni, sia da parte di appassionati di Genova, ma direi anche di Venezia, vista l'assonanza con le monete....( @@417sonia....e altri ) ma può interessare molto anche gli amici corsi ( @@jagd.....e altri ) certo le monete sono iconograficamente di impatto e di rottura ......si vuole fare un cambiamento forte e dare un segnale .....

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Per completare la serie, 27 anni dopo, si coniavano i ducatoni della benedizione: http://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-GE2P/6 con la stessa iconografia ma con l'aggiunta di alcuni personaggi (da 1 a 3) alle spalle del doge che riceve lo stendardo.

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Inviato (modificato)

... e per ultimo l'introvabile zecchino (questo pare coniato insieme ai testoni nel 1554) dove la legenda del retro recita:

 

Soli Deo optimo maximo laus et gloria (1 Tim, v 17 che è tradotta così: Al Re dei secoli incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli)

 

http://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-GE2P/1

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Inviato (modificato)

Un'altro cambiamento importante che si registra proprio in quel 1554 è l'aggiunta del numero II (secondo) al nome di Corrado, prima era solo Cvnradvs Rex Romanorvm.

 

Inoltre l'imitazione dello zecchino veneto (copia dello zecchino di Leonardo Loredan) , benché sono note molte contraffazioni o imitazioni eseguite nelle colonie genovesi dell'Egeo per i mercati orientali -che però nel 1554 erano ormai perse tutte ad eccezione di Scio che resistette ancora per un'altra decina d'anni-, io trovo estemporanea la sua emissione che, per il fatto che la moneta è conosciuta in pochissimi esemplari, il Pesce ritiene che sia stata subito ritirata dal mercato.

 

...forse che, sulle ali dell'entusiasmo, avessero in mente di riconquistare, oltre alla Corsica, anche tutte le altre colonie perdute?

Modificato da dizzeta

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Supporter

Buona giornata Daniele

 

O bella! Questa moneta non la conoscevo (mi riferisco a quella con il doge inginocchiato davanti a Cristo e che impugna il vessilo ..... ducato? testone? ducatone?); poco male per il sottoscritto che ha tutto da imparate, ma è sorprendente che nemmano il Gamberini di Scàrfea l'abbia annoverata tra le imitazioni delle monete veneziane nel suo volume "Le imitazioni e le contraffazioni monetarie nel Mondo" parte III° Venezia.  :pardon: 

 

Eppure l'iconografia adottata è palesemente "veneziana". Peraltro, gran bella moneta.

 

saluti

luciano

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Supporter

... e per ultimo l'introvabile zecchino (questo pare coniato insieme ai testoni nel 1554) dove la legenda del retro recita:

 

Soli Deo optimo maximo laus et gloria (1 Tim, v 17 che è tradotta così: Al Re dei secoli incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli)

 

http://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-GE2P/1

Questa invece mi è nota .... ed anche al Gamberini che l'ha inserita nel suo volume "Le imitazioni e le contraffazioni monetarie nel Mondo" parte III° Venezia.

 

Però ha fatto un errore; nel suo elenco di zecchini imitati, per questo ha citato che proviene dal CNI volume III, ma il disegno che ha riportato manca dell'esergo che, come correttamente scritto nel ns. catalogo, ne identifica approssimatamente l'anno di coniazione.

 

Altro dato che ne qualifica la rarità è il prezzo che viene riportato nella tariffa del Dotti: nel 1913 veniva valutata tra le 800 e 1.000 lire. (un capomastro a quel tempo, percepiva un salario mensile di ca 145 lire; per acquistarlo ci sarebbero voluti quasi 7 salari)

 

saluti

luciano

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@@dizzeta complimenti per le storie affascinanti e per le monete postate!

 

altra cosa da ricordare e di fondamentale importanza di questa discussione e periodo è la coniazione a Firenze sotto Cosimo I di ribattitura su questi Testoni della Benedizione di Genova.

 

porto l'esempio:

 

Monete Italiane Regionali
FIRENZE
Cosimo I de’Medici Duca II poi Granduca I, 1536-1574. Stellino o testone. Ar gr. 9.70 COSMVS M R P FLOREN DVX II Busto barbuto, a d., con accenno
di corazza; dietro, stella. Rv. S IOANNES BATISTA S. Giovanni seduto di fronte su muricciolo,
in atto di predicare; a s., in basso, una ciotola con un cucchiaio. CNI 33; Rav.-Mor. 4.
Raro. Tracce di ribattitura. BB Secondo l’Orsini questa moneta fu fatta coniare da Cosimo I per restituire ai Genovesi frutto e capitale della considerevole somma
di 600.000 scudi che essi avevano a lui dato in prestito. Avendo tuttavia questi ultimi rifiutato gli interessi sul capitale, il Duca
autorizzò la battitura di questo testone che conteneva maggiore quantità di fino rispetto ai tipi soliti, ripagando così gli
inconsapevoli Genovesi di interesse e capitale. In realtà le cose starebbero diversamente: il Galeotti ci informa che nel 1554 affluì
a Firenze una grossa quantità di testoni genovesi della Benedizione; piuttosto che rifonderli, si pensò bene di ribatterli sul tipo
fiorentino, apponendo però una stella al dr. per distinguerli dai tipi correnti, dal titolo e peso inferiori. Da qui il nome di
"stellino".

 

saluti

fofo

 

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Veramente grazie, non conoscevo questa notizia. Bellissimo!

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