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Le monete più "importanti" della serie pontificia


ZuoloNomisma
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Buongiorno a tutti, 

sulla scorta della discussione delle "più belle", vorrei che qui invece venissero presentate quelle che possono essere annoverate le monete più "importanti" della plurisecolare storia delle coniazioni pontificie. I motivi per i quali una certa moneta possa essere ritenuta "importante" sono svariati e possono andare da motivazioni storiche, iconografiche, intrinseci alla moneta stessa ect.

Nei più di 8 secoli di monetazione papale innumerevoli sono i fatti storici, le riforme monetarie, gli avvenimenti o le ricorrenze che sono stati motivo di coniazione di una certa moneta. Ecco, qui mi piacerebbe presentare questi esemplari, corredati da una foto e se possibile dalle nostre notazioni che motivino l'inserimento di un dato pezzo in questa speciale classifica. Se vogliamo, possiamo tracciare la storia numismatica di questa straordinaria monetazione con i veri "masterpieces" che possono quindi trasformasi in chiavi di volta della storia papale.

Ovviamente inizio io:

Sede Vacante (Camerlengo Pietro di Montebruno), 1268 – 1271 
Viterbo. Grosso paparino, AR 1,71 g. * BEATI PETRI Chiavi in palo. Rv. * PATRIMONIV Croce patente accanto­nata da quattro globetti alle estremità. Muntoni 1. Berman 162.

Si tratta della prima moneta di Sede Vacante

A Viterbo si svolse il primo Conclave della storia dei Papi. Sembra che i cittadini viterbesi, esasperati per la lentezza e l'immobilismo dei cardinali nel decidere il nome del Papa da eleggere, abbiano chiuso a chiave (da qui il nome Cum Clave) le porte del palazzo ed abbiamo affamato le autorità clericali per convincerli ad eleggere in fretta il nuovo Papa. I cardinali superstiti, esausti e affamati, elessero Gregorio X.

Da notare al D/ della moneta le due chiavi in palo. 

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Sisto IV (Francesco della Rovere), 1471 – 1484 
Doppio grosso, AR 7,05 g. SIXTVS·IIII·PONT·MAX·VRBE·REST· Busto a s. con piviale ornato. Rv. •PVBLICAE *• – •*VTILITATI• Stemma sormontato da triregno e chiavi decussate entro cornice quadrilobata. Muntoni 13. Berman 450.

Si tratta della prima moneta a recare il ritratto di un pontefice

La monete è considerata opera dell'Orfini, sebbene non siano presenti né il suo monogramma né la caratteristica rosa a quattro petali con spine. Il Muntoni, vista la loro mancanza e la presenza nelle legende di un fiore a sei petali, ha ritenuto che questa moneta fosse da attribuire alla mano di Pier Paolo della Zecca. Con questa emissione Sisto IV volle rimarcare la sua benevolenza verso la città di Roma dimostrata con lavori di ”pubblica utilità” da lui ordinati per la sistemazione delle vie ed il restauro di edifici realizzati, peraltro, utilizzando i materiali provenienti da antichi edifici di epoca romana.
 

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Clemente VII (Giulio de’Medici) 1523 – 1534 
Ducato ossidionale (1527), AR 34,96 g. CLEMENS – VII PONT MAX Stemma sormontato da triregno e chiavi decussate. Rv. DV / CATO / F su crescente (segno di zecchiere non identificato) entro corona di quercia. Muntoni 19. Berman 831.

Coniata durante il famoso "Sacco di Roma".

Questa moneta, d'insigne rarità, è un importante documento storico, poiché è parte di quell’ingente somma di 400.000 ducati versata alle soldatesche imperiali che avevano messo a ferro e fuoco la città di Roma. Tali monete furono fatte coniare in Castel Sant’Angelo da Papa Clemente VII per pagare il riscatto per la sua libertà. Per questo esemplare in particolare, la scelta di coniare la tipologia monetale dello ”scudo” d’argento, all’epoca in Italia ancora non battuto, fu dettata, con ogni probabilità, dalla presenza nelle truppe imperiali di 14.000 lanzichenecchi al comando di Georg von Frundsberg, che invece lo ”scudo” ben conoscevano e molto apprezzavano.La forma irregolare di questi ”scudi” nasceva dalla necessità di reperire in modo veloce moneta contante e quindi le operazioni di preparazione dei conii dovevano essere veloci e sicuramente poco attente al fattore estetico, così come la coniazione. Numerose sono le cronache che ci hanno tramandato notizie di quel triste evento e del motivo della coniazione di questa e delle altre monete ossidionali. Fra le più dettagliate, al riguardo, sono le ”Memorie Storiche” di Domenico de’Rossi, compagno di prigionia del papa, dalle quali sappiamo che il pagamento del riscatto doveva essere suddiviso in tre rate: ”100 mila presentemente, 50 mila tra venti giorni, cioè per tutto il giorno 26 dello stesso mese di giugno, e li restanti 250 mila fra due mesi prossimi…Furono chiamati in Castello li Zecchieri e immediatamente datogli l’oro e l’argento, che vi era dentro rifugiato, ne furono improntati 100 mila Scudi promessi e presentemente pagati; gli altri 50 mila li andavano mettendo insieme, di candelieri, croci, vasi ed ornamenti di Reliquie, quali fatti improntare con le teste di S. Pietro e Paolo, e con l’arme di Sua Santità, furono similmente pagati a quelle insaziabili turbe.” Purtroppo in questo racconto, come nelle altre cronache, non sono indicati i nomi degli zecchieri, ma da una lettera del tedesco Ambrosius von Grumppenberg, l’interprete del papa con gli imperiali, veniamo a sapere che tutto il metallo che era stato ricavato dalla fusione degli arredi sacri, tra cui anche la stessa tiara di Clemente VII, venne dato per essere coniato a tale Angelo Schauer, che lo stesso Ambrosius definì ”un tedesco depravato e birbante”. Sicuramente Angelo Schauer era la stessa persona che aveva avuto, in quanto agente dei Fugger, la direzione della zecca di Roma al tempo di Adriano VI. Lo Schauer, con questo nuovo incarico, si arricchì oltre misura, in quanto dal papa riceveva l’argento dorato considerato argento di bassa lega che poi fondeva per separarlo dall’oro che vi era contenuto. All’operazione di fusione partecipò anche il Cellini, ma non a quella di coniazione. Quindi con l’argento ricavato lo Schauer coniava gli scudi, i mezzi scudi e i quarti di scudo, trattenendo per sé l’oro, un lauto guadagno gli era quindi assicurato. Un guadagno, seppur minore, ne ricavarono anche coloro che ricevettero in pagamento tali monete, in quanto, a loro volta, le rifusero per ricavarne quella quantità di oro che era ancora rimasta nella lega, il che spiegherebbe il motivo della notevole rarità di queste emissioni ossidionali.

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Paolo III (Alessandro Farnese), 1534 – 1549 
Testone anno XII, AR 9,88 g. PAVLVS III PONT MAX Busto a s., con piviale ornato da figura di Santo; dietro, segni di Lorenzo e Giambattista degli Albizzi e di Vincenzo Castelli, zecchieri. Sotto, AN XII. Rv. TV AVTEM IDEM IPSE ES Gesù tra i dottori; all’esergo, ALMA ROMA / testina di leone. Muntoni –. Berman –.

Si tratta del primo testone da 3 giulii.

Primo testone dal valore di tre giulii coniato dalla zecca di Roma in base ai Capitoli dell’ottobre 1545 quando gli zecchieri erano Vincenzo Castelli e Lorenzo e Giambattista degli Albizzi. Probabilmente dobbiamo l’incisione dei suoi conii a Giangiacomo Bongiovanni, o Bonzagni, da Parma, assunto alla zecca come intagliatore l’8 gennaio 1546, o ad Alessandro Cesati da Milano detto il Grechetto, assunto con lo stesso incarico il 28 gennaio 1547.

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Staff

È sempre un piacere leggerti.

Da ignorante, rimango silente lettore.

complimenti per i pezzi e la metodica collezionistica

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Awards

Buonasera...Io lo dico da subito, non colleziono monete dei romani pontefici e quindi scusatemi per la capatella su un post di monete che conosco poco...però leggendovi mi è subito venuta alla mente un'asta Nac da cui prendo un gran pezzo e da cui prendo pure la descrizione....."Il Doppio ducato con il ritratto del figlio di Lorenzo il Magnifico opera di Pier Maria da Pescia, coniato nei primi due anni di pontificato di Leone X quando ancora la zecca era gestita dalla Compagnia Fugger . La scena della cavalcata dei Magi che compare al rovescio sta forse a ricordare la venuta a Roma della fastosa ambasceria del re del Portogallo o addirittura la comparsa nel cielo di Roma, avvenuta poco dopo l’elezione del Papa, di una cometa, evento ritenuto di buon auspicio tanto da meritare di essere immortalato a futura memoria su questa bella moneta. Con Leone X iniziò la pratica di servirsi di certe emissioni di monete alla stregua di medaglie facendo in modo che ciò che vi veniva rappresentato aveva lo scopo di far ricordare eventi e personaggi."

Non ho resistito :D , al tempo sfogliando il cartaceo dell'asta questo pezzo in oro mi aveva stregato (vorrei vedere direte voi!), anche se solitamente le monete in oro non mi attirano per nulla e infatti non ne ho nessuna (preferisco il rame e l'argento).

Questa però è meravigliosa, preziosa e ha un'immagine credo unica per le monete, che non può lasciare indifferenti nemmeno i meno avvezzi.

:shok::shok::shok: 

nac.jpg

Edited by Asclepia
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Piacevole come sempre leggere le tue considerazioni caro ZuoloNomisma. Tra quelle fin qui esposte considero personalmente come la più importante storicamente l' ossidionale del sacco di Roma. Poi per ragioni di " cuore " il primo testone del Farnese. Da menzionare anche la prima piastra di Sisto V, un nominale che segna ( diventando poi scudo ) un periodo di quasi 3 secoli. 

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bellissima discussione e bellissime monete .. ma sono ben piu' di 8 secoli di storia.. non dimentichiamci degli 'antiquiores'...:)

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3 ore fa, sixtus78 dice:

Piacevole come sempre leggere le tue considerazioni caro ZuoloNomisma. Tra quelle fin qui esposte considero personalmente come la più importante storicamente l' ossidionale del sacco di Roma. Poi per ragioni di " cuore " il primo testone del Farnese. Da menzionare anche la prima piastra di Sisto V, un nominale che segna ( diventando poi scudo ) un periodo di quasi 3 secoli. 

Volevo aggiungere anch'io qualcosa a questa bellissima discussione aperta da Michele, che ha piacevolmente arricchito con dettagliate note storiche.

La prima piastra Papale, il nominale piu' imponente come modulo che ha eguagliato i Ducatoni e Talleri coevi delle Signorie e Principati Italiani.

Come ricorda Sixtus78 e' con Sisto V che lo Stato Pontificio introduce la Piastra, un tondello d'argento di 42mm al peso di c.a 31,5 gr. e le prime vengono battute a Roma, Montalto e Ancona.

Personalmente e' proprio una delle prime che preferisco di tutta la serie........

233134.m.jpg.dde380d756fe55de054cc785dda1e64d.jpg   

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Il 30/4/2017 at 12:32, ZuoloNomisma dice:

Clemente VII (Giulio de’Medici) 1523 – 1534 
Ducato ossidionale (1527), AR 34,96 g. CLEMENS – VII PONT MAX Stemma sormontato da triregno e chiavi decussate. Rv. DV / CATO / F su crescente (segno di zecchiere non identificato) entro corona di quercia. Muntoni 19. Berman 831.

Coniata durante il famoso "Sacco di Roma".

A questo punto mettiamo anche il doppio carlino coniato al termine del Sacco :)

3087378.jpg.c270d35c17cc4186999f3b58821d7b94.jpg

Tutti i papi a partire da Clemente VII porteranno la barba, fino al 1700 con Clemente XI.

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Grazie a tutti per i Vostri contributi! Se continuiamo così riusciamo davvero a presentare e contestualizzare i tondelli che hanno segnato la storia della monetazione pontificia.

Adesso sono al lavoro ma stasera provo a vedere se riesco ad aggiungerne un altro... ;-)

Michele

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Eccoci qua!

Come giustissimamente detto da @numa numa ci sono anche gli "antiquiores", ovverosia le più "antiche" tra le monete pontificie. Infatti per "antiquiores" si intendono i denari d'argento coniati dai pontefici dalla fine del secolo VIII alla metà del secolo X.

E allora come non annoverare in questa classifica il più "antico" degli antiquiores?

Eccolo:

Adriano I (772-795). Roma, Denaro

Dritto: • HADRI • • ANVS PP busto di fronte / una I e una B a lato

Verso: VICTORIA DNN tre punti a triangolo. Croce potenziata su gradini / R M ai lati / CONOB in exergo

Si tratta della prima vera moneta dell'intera serie papale.

Infatti, come riportato da Muntoni e da altri autori si conoscono pezzi in bronzo di Gregorio III e del suo precedessore Zaccaria, di solito di forma quadrilatera, che vengono in genere definiti tessere. Questi pezzi sono con estrema probabilità dei pesi monetali: essi sono infatti di due misure che corrispondono, per il peso, al solido e al tremisse bizantini, corrispondenza che difficilmente può essere frutto di semplice coincidenza.

Adriano fu il primo Papa ad affrancarsi politicamente dall'Impero d'Oriente

 

AdrianoI.png

Edited by ZuoloNomisma
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Come abbiamo già accennato, nella plurisecolare storia della monetazione pontificia, numerose sono state le riforme che hanno modificato tipi monetali già esistenti o introdotto nuovi tipi monetali. 

L'emissione del fiorino papale, che più tardi prese il nome di ducato, costituisce senza ombra di dubbio una delle più rilevanti riforme monetarie dello Stato Pontificio. Con il fiorino si instaura il primo vero sistema monetario, un sistema monometallico basato su di una unità aurea la cui metrologia restava fissa mentre variava la scala dei rapporti con la moneta d'argento (grosso) e i suoi sottomultipli.

Emesso per la prima volta nella Contea Venesina durante la così detta "cattività avignonese" e più precisamente a Pont de Sorgues (Ponte della Sorga) da Giovanni XXII, il fiorino papale  venne coniato a imitazione del fiorino di Firenze, del quale possedeva tutti i dati metrologici. La sua denominazione cambiò definitivamente in quella di ducato papale sotto Pio II. Questa celebre moneta venne sostituita dallo scudo d'oro (detto anche scudo d'oro del sole), coniato per la prima volta in Avignone da Giulio II.

Giovanni XXII (Jean Duèze di Cahors) 1316-1334. Fiorino d’oro gr. 3,50, ø 20,9 mm. D/ •S IOHA  NNES•B• (mitra), San Giovanni con aureola perlinata, stante con il manto e croce astile nella sinistra. Rv: (chiavi)•SANT  PºTRH, grande giglio fiorentino. ↑. Muntoni 2 (per Urbano), Boudeau 902, Duplessy 1782 (anonime 14mo secolo), Poey d’Avant 4140. 

Si tratta della prima moneta d'oro pontificia.

GiovanniXXIID.jpg

Giovanni XXIIR.jpg

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4 ore fa, ZuoloNomisma dice:

Eccoci qua!

Come giustissimamente detto da @numa numa ci sono anche gli "antiquiores", ovverosia le più "antiche" tra le monete pontificie. Infatti per "antiquiores" si intendono i denari d'argento coniati dai pontefici dalla fine del secolo VIII alla metà del secolo X.

E allora come non annoverare in questa classifica il più "antico" degli antiquiores?

Eccolo:

Adriano I (772-795). Roma, Denaro

Dritto: • HADRI • • ANVS PP busto di fronte / una I e una B a lato

Verso: VICTORIA DNN tre punti a triangolo. Croce potenziata su gradini / R M ai lati / CONOB in exergo

Si tratta della prima vera moneta dell'intera serie papale.

Infatti, come riportato da Muntoni e da altri autori si conoscono pezzi in bronzo di Gregorio III e del suo precedessore Zaccaria, di solito di forma quadrilatera, che vengono in genere definiti tessere. Questi pezzi sono con estrema probabilità dei pesi monetali: essi sono infatti di due misure che corrispondono, per il peso, al solido e al tremisse bizantini, corrispondenza che difficilmente può essere frutto di semplice coincidenza.

Adriano fu il primo Papa ad affrancarsi politicamente dall'Impero d'Oriente

 

AdrianoI.png

Grazie Zuolo per aver postato questo esemplare del denaro di Adriano I. Da quale collezione  proviene ? Non sono infatti moltissimi gli esemplari consociuti di questa moneta che è ritenuta a ragione la progenitrice della serie pontificia. Anche se recentemente tale primato è stato posto in dubbio dalla serie - totalmente nuova e sconosciuta sia al Serafini che al Muntoni ( e anche ai commentatori piu' antichi : Scilla, Venuti etc.) delle cosiddette siliquae papali-bizantine emesse a Roma da un'autorità pontificale sotto l'egida dell'imperatore di Bisanzio. Tali emissioni hanno retrodatato di un secolo e mezzo  le prime emissioni pontificie.

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Buongiorno a tutti, 

approfitto di questa giornata libera dal lavoro e carica di nubi minacciose per aggiungere ancora qualcosa.

Riallacciandomi a quanto detto e fatto vedere da Daniele e Gionata relativamente alla prima piastra, volevo solo ricordare che si tratta dal più grosso nominale d'argento della serie papale, e venne coniata per la prima volta nel 1588 sotto Sisto V con il valore di 10 giuli. 

Con Urbano VIII tuttavia il suo valore salì a giuli 10 e mezzo, valore che mantenne fino all'ultima piastra coniata, che venne emessa durante la Sede Vacante del 1740. E' interessante rilevare che il termine piastra non è sinonimo di Scudo e non va pertanto con esso confuso. Il termine Scudo Romano era applicato ad una moneta di conto del valore di 10 giuli, mentre, come abbiamo detto la piastra ne valeva 10 e mezzo.

Sede vacante (1740) Piastra 1740 – Pag. 114; Mont. 152 AG (g 29,42)

Si tratta dell'ultima piastra pontificia coniata.

E' da segnalare il peso riformato sceso dai 32 grammi circa della precedente piastra a questo di 29,42.

piastra1740.jpg

Edited by ZuoloNomisma
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La moneta che vi presento ora è un po' diversa rispetto a quelle fin qui elencate. Ho voluto comunque inserirla in questa nostra speciale classifica proprio perché probabilmente questo pezzo e la particolarità che lo contraddistingue sono misconosciute ai più.

Si tratta in primo luogo di una moneta della più esimia rarità, una vera e propria chimera numismatica e nemesi per i collezionisti di testoni papali, di Sedi Vacanti e della zecca di Macerata.

Sede Vacante 1590 (I e II).

Macerata. Testone

D/: Stemma a targa SEDE * VACA - NTE * DEL 1590

R/: Gesù a sx e la Maddalena inginocchiata NOLI . ME . TA - NGERE   Es. MACERA // TA

Avete capito qual'è la caratteristica notevole che la contraddistingue e che la rende unica?

Si tratta della prima moneta papale in cui viene usato l'italiano e non il latino per la legenda (al dritto).

La foto è quella del Muntoni proprio perché non mi risulta che sia mai apparsa in nessuna vendita pubblica...

 

sv1590macerata.png

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Dunque vogliamo considerare la SV del 1740 come piastra o scudo ? A me sinceramente risulta un po' difficile con quel peso considerarla come piastra, no ? Saluti.

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37 minuti fa, sixtus78 dice:

Dunque vogliamo considerare la SV del 1740 come piastra o scudo ? A me sinceramente risulta un po' difficile con quel peso considerarla come piastra, no ? Saluti.

E' una piastra in virtù del valore di 10,5 giuli, la riforma del 1735 aveva ridotto il peso del giulio a 2,7 grammi e la piastra ne aveva "sofferto" di conseguenza con un calo di peso più sensibile...

Non deve essere un caso che con Benedetto XIV si avrà finalmente la coniazione dello scudo romano, fino ad allora solo "moneta di conto".

Ciao, RCAMIL.

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2 minuti fa, rcamil dice:

E' una piastra in virtù del valore di 10,5 giuli, la riforma del 1735 aveva ridotto il peso del giulio a 2,7 grammi e la piastra ne aveva "sofferto" di conseguenza con un calo di peso più sensibile...

Non deve essere un caso che con Benedetto XIV si avrà finalmente la coniazione dello scudo romano, fino ad allora solo "moneta di conto".

Ciao, RCAMIL.

Perfetto Roberto! E' esattamente questo il nocciolo della questione! 

A questo punto non resta che introdurre in classifica lo "Scudo Romano" propriamente detto! Coniato per l'appunto per la prima volta sotto Benedetto XIV nel 1753, durò sino alla riforma di Pio IX che introdusse il sistema metrico decimale con la lira pontificia.

scudod.jpg

scudor.jpg

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55 minuti fa, sixtus78 dice:

ZuoloNomisma : hai la provenienza di quest'ultimo scudo postato ? Grazie.

Certo Gionata! Proviene dal listino n°30 di Alex Numismatica, lotto 154.

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