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Su due oboli dell'Italia centrale


Fidelio
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Salve, le monete che posto ed attribuite ad Alba Fucens / Isernia mi hanno sempre affascinato ma non capisco come e perchè per una dello stesso periodo non è presente la sigla della città di appartenenza. Come è stata dedotta l'attribuzione ad Alba? Nonostante le rappresentazioni siano vicine c'è solo una differenza di segno nel retro. Fulmine/serpente. Ha un significato particolare per le due colonie di appartenenza?

Se qualcuno vuol fare un internvento ne sarei lieto.

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gli oboli di Alba Fucens riportano alcuni la scritta ALBA  e altri no, quelli senza scritta  "potrebbero" essere stati emessi  ad imitazione da un centro vicino

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Ciao@fidelio, anche l'obolo di Aesernia con l'aquila riporta il riferimento della popolaziome emittente..al diritto, davanti alla testa di Atena, possiamo trovare la legenda: AISERNO, AISERNIO, AISERNIM, AISENIOM

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Riguardo la simbologia dell'obolo isernino, ti riporto quanto detto da Napoleone Stelluti, autore del libro Monete della zecca di Aesernia...:" l'aquila simboleggia la luce, il cielo, mentre il serpente è l'oscurità, la terra.L'aquila nutrendosi del serpente, rappresenta, idealmente, la vittoria del bene sul male..Saluti Eliodoro

 

 

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19 ore fa, eliodoro dice:

Riguardo la simbologia dell'obolo isernino, ti riporto quanto detto da Napoleone Stelluti, autore del libro Monete della zecca di Aesernia...:" l'aquila simboleggia la luce, il cielo, mentre il serpente è l'oscurità, la terra.L'aquila nutrendosi del serpente, rappresenta, idealmente, la vittoria del bene sul male..Saluti Eliodoro

 

 

Avrei scommesso più sull'idea che l'aquila rappresenti il simbolo del potere di Roma/imperatore, vedere l'aquila custodita dalla centuria, perciò pensando alle colonie, queste sembrano immagini rappresentanti il potere della legione in missione. Per il territorio montano di Aesernia il serpente potrebbe rappresentare i sanniti come a qualcosa di velenoso da estirpare mentre per Alba il fulmine è la collera e l'ira nei riguardi della fierezza dei Marsi poichè i romani ebbero non poche difficoltà contro di essi. Deduzioni o no vedo che comunque ci sono esemplari con l'attribuzione della colonia anche per Alba; grazie @santoneAquilifer.JPG.a1353ac698d4673ef1a5dc18d6f177b5.JPG

 

Edited by Fidelio
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Non è che i sanniti vengono rappresentati ma sono i sanniti a rappresentarsi come bovino. C'è differenza! Chi batte moneta sceglie i soggetti o mi sbaglio? Quindi se una etnia deve dire qualcosa lo fa dal suo punto di vista con le varie allusioni.

Edited by Fidelio
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Non concordo sul fatto di considerare Aesernia una semplice protesi di Roma..descrivere i sanniti come serpenti da parte di una comunità sannita sarebbe stato oltraggioso e provocatorio. Aesernia, seppur colonia, manteneva forti legami con le popolazioni italiche, sannite e magno greche, tant'e' che coniava oboli che facevano capo al piede ponderale della magna grecia

 

 

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Mi sono occupato della monetazione di Alba Fucens per un Convegno i cui atti vedranno la luce (spero) nella prossima primavera.

L’aquila sul fulmine, retrospiciente o meno, trova il suo modello nella monetazione alessandrina e, più in generale, in quella ellenistica, i cui motivi sono ripresi dal bronzo romano-campano Cr. 23/1 e dall’oro sesterziario.

Per i più coraggiosi, fornisco qualche rimando bibliografico sulla simbologia in questione: M. BAHRFELDT, Le monete romano-campane, in «Rivista italiana di numismatica e scienze affini» XIII (1900), pp. 11-84; L. BREGLIA, La prima fase della coniazione romana dell'argento, Roma 1952; M. SORDI, La dracma di Aleuas e l’origine di un tipo monetario di Alessandro Magno, «Annali dell’Istituto Italiano di Numismatica» III (1956), pp. 9-22; B. CARROCCIO, Come Zeus: aquila, fulmine e cornucopia segni dei poteri nelle monete ellenistiche, in Tyrannis, Basileia, Imperium. Forme prassi e simboli del potere politico nel mondo greco e romano, a cura di M. Caccamo Caltabiano, C. Raccuia, E. Santagati, Giornate Seminariali in onore di S. Consolo Langher, Messina, 17-19 dicembre 2007, Messina 2010, pp. 354-374.

Edited by Theodor Mommsen
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Anche perché Aesernia - anche quando entrò nell'orbita romana - era una colonia di diritto latino, quindi possedeva piena autonomia amministrativa. 
Le colonie di diritto latino erano, ipso facto, equiparate agli stati esteri. Come se Roma dicesse "ok, siamo amici, ma fate un po' come vi pare".

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In effetti la monetazione di Alba Fucens mostra elementi di grande interesse ed è composta da due serie, una con leggenda ALBA e una anepigrafe, di stile simile e ancora di incerta attribuzione. C'è chi la ritiene ugualmente emessa da Alba Fucens e chi ritiene invece emessa da centri vicini,

Allego una mia vecchia monografia su questa zecca, dove è possibile leggere qualche commento anche sulla tipologia usata.

Alba Fucens.pdf

Ovviamente attendo con grande interesse la pubblicazione di un nuovo studio, preannunciato da Theodore Mommsen e spero di poter avere una copia.

Buon Ferragosto!

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Appena avrò fatto le dovute correzioni al testo, lo condividerò con voi in anteprima.
Nel frattempo, visto che non mi rispondono alle e-mail, dovrei fare un salto al Museo dell'Aquila per fotografare l'emiobolo con delfino.

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Posso raccontare un mio aneddoto.....

Intorno al 1984 ero andato con mio padre, su appuntamento, al medagliere del Museo dell'Aquila per visionare la presenza di eventuali denari della Guerra Sociale, essendo allora impegnato alla stesura del mio Corpus su quella monetazione. C'era una signora, di cui non ricordo il nome, che era gentilissima e mise a mia disposizione gli armadi metallici con cassettiere piene di monete antiche. Lei ovviamente stava sempre vicino a me e, durante la ricerca, mi ricordai dell'importante serie di Alba Fucens, che fu già descritta da Attilio Stazio come presente in quel medagliere. Chiesi pertanto alla signora dove poteva stare la cassetta con le monete di Alba Fucens. Non ebbe difficoltà a rintracciarla.

Quando depose la cassetta sul tavolo ebbi un tuffo al cuore. Le monetine erano ammassate alla rinfusa e proprio l'emiobolo, una sottile monetina, rischiava di essere schiacciata da altra moneta più grande di altra zecca che stava occupando lo stesso riquadro nella cassetta. Non riuscii a reprimere un moto di rabbia per vedere la trascuratezza con cui venivano conservate le monete e feci notare la cosa alla povera funzionaria, che era visibilmente imbarazzata e probabilmente non aveva una sua personale colpa.

Nel frattempo squillò il telefono nella stanza vicina e la signora si allontanò per rispondere e fu piuttosto impegnata. Intanto io restavo a osservare il materiale, rimettendolo un poco in ordine. Poi mi venne d'istinto una perfida idea. Strizzai l'occhio a mio padre, che mi stava guardando perplesso, e tirai fuori dalla tasca una di quelle piccole custodie lenticolari rigide per conservare piccole monetine, con un sottile strato di ovatta (e non mi ricordo perché l'avevo in tasca da lungo tempo). Misi l'emiobolo nella custodia e, sempre strizzando l'occhio a mio padre, la misi nel mio taschino.

Avevo appena finito l'operazione quando la signora rientrò nella stanza dove eravamo presenti e mi chiese se avevo ormai finito. La ringraziai e la signora ripose la cassetta nell'armadio. Sotto i cassetti c'erano depositati alcuni sacchetti di stoffa, alcuni chiusi con ceralacca e altri non sigillati. Chiesi gentilmente cosa contenevano questi sacchetti e lei mi rispose che erano vari ripostigli, evidentemente ancora da riordinare. Chiesi se potevo vedere almeno uno. Tirò fuori un bel sacchetto fra quelli non sigillati, che risultò essere pieno di coronati medievali, credo angioini, in ottimo stato di conservazione...

La ringraziai e lei stava ormai chiudendo l'armadio, quando le chiesi se non mancava qualcosa.... Lei rimase di stucco e allora tirai fuori dal mio taschino il piccolo astuccio con l'emiobolo di Alba. Le spiegai che avevo provveduto a migliorare la sicurezza di quella monetina, che facilmente si sarebbe spezzata anche per l'evidente forte cristallizzazione e che era anche la prova di una carenza di sicurezza durante una ricognizione al medagliere. Il suo imbarazzo fu così forte che provai pena e la consolai, raccomandando al contempo un maggiore rigore con i visitatori. Inutile dire che lei si profuse in mille scuse e non nascondo di avere provato per un momento una perfida soddisfazione di avere messo in difficoltà una povera funzionaria della Soprintendenza....

Ci  congedammo poi con grande calore e non ebbi più occasione di tornare a quel medagliere. Quindi, se il medagliere di L'Aquila è sopravvissuto al terremoto e ci sono ancora le monete di Alba Fucens, forse ritroverete il mio vecchio astuccio trasparente, che amorevolmente avevo poi rimesso nella cassetta con l'unico esemplare noto di emiobolo di Alba.....

Edited by acraf
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Non ho dubbio alcuno che l'emiobolo - ammesso che ci sia ancora - sarà nell'astuccio del 1984! Che tristezza: potrei raccontare decine di situazioni come questa - da Oristano a Napoli, passando per Anzio - ma andrei fuori tema.

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Grazie @Fidelio per l'ottima segnalazione bibliografica. Si tratta di un argomento molto dibattuto: ho trovato spunti chiari e interessanti in L. Capogrossi Colognesi, La terra in Roma antica: forme di proprietà e rapporti produttivi, Roma 1981. Il professor Capogrossi Colognesi - tra l'altro - mi diceva che ritiene indispensabile l'apporto della numismatica allo studio dell'amministrazione coloniale romana.

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Sicuramente.

Ringrazio per l'articolo di Gagliardi e, nel caso specifico di Alba, bisogna bene valutare il contesto storico e le condizioni "amministrative" di questo territorio e comprendere meglio il significato della serie con etnico rispetto a quella anepigrafe.

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ciao @acraf 

alcuni oboli di Alba sono esposti al museo archeologico di Chieti, insieme ad alcune monete greche in argento provenienti dalla zona di L'Aquila,

magari anche l'esemplare da te maneggiato negli anni 80 è stato trasferito a Chieti ??

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Ho sguinzagliato i Servizi... Nell'arco di qualche giorno saprò (sapremo) se le monete donate al Museo Nazionale d'Abruzzo dal Conte Cesare Pace di Massa d'Albe e descritte da Attilio Stazio nel 1956 siano state trasferite o meno nella sede di Chieti.

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Fantastico! Sperando nel catalogo! :)

Nel frattempo posto un interessante obolo dalla biblioteca Nazionale di Francia_dipartimento delle monete medaglie e antichità, (0,62 g) ; 12 mm.

f1.highres

f2.highres

 

 

Edited by Fidelio
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  • 2 weeks later...

Ho appena avuto conferma: le monete di Alba, pubblicate dallo Stazio nel 1956, esistono ancora e si trovano nel medagliere di Chieti.
Ho chiesto di averne riproduzione fotografica, mi hanno detto che non dovrebbero esserci problemi e mi hanno indicato la procedura per inoltrare la richiesta.




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