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El Chupacabra

Cartofilia
Giochiamo alla guerra?

55 risposte in questa discussione

Cari Lamonetiani,

rimettendo a posto delle vecchie carte in uno di questi "sonnacchiosi" giorni d'agosto, è riaffiorata questa foto che credevo ormai perduta. Ebbi modo di vederla una sola volta molto tempo fa e fu l'occasione perché i miei mi raccontassero alcune vicende legate ad uno degli uomini presenti nella foto. I miei genitori sono scomparsi da più di trent'anni e quindi non ho più la possibilità di approfondire (o ripassare) la storia. Tuttavia, se qualcuno la vorrà conoscere, sarò ben lieto di far riemergere ciò che ricordo di quanto mi dissero allora, ancora ragazzo...

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Tramandare quello che i nostri genitori hanno vissuto e visto personalmente è interessante,farlo conoscere ancor di piu in questo  periodo che si corre in tutto a volte far riflettere i nostri figli cio che i nonni hanno sofferto quando avevano la loro eta in tempo di guerra.Personalmente ho iniziato a scrivere quello che mi è stato detto dai nonni , dai miei genitori e suoceri adesso la mente è ancora lucida.:)

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Ero ragazzino alle elementari. Un giorno il maestro, che era zoppo ( si può dire zoppo o si incorre in qualche censura...con una gamba diversamente lunga forse va meglio) scomparve e poi scoprimmo che si era aggiunto a un gruppo di partigiani. Passarono 15 giorni di scuola "auto-gestita" con partite interminabili di biglie finchè arrivò una maestra a sostituirlo.

Poi passarono di lì i tedeschi che si installarono nella scuola cacciandoci e allora si faceva lezione in un granaio dismesso. Uno  stanzone cui mancava una parete ovviamente perchè era un granaio. C'era solo un parapetto basso e dovevamo starne lontani. Per fortuna era primavera...

Non si sapeva mai se ci sarebbe stato qualcosa da mettere sotto i denti. Meno male che qualche zuppa di verdura bollita e qualche scodella di latte annacquato si riusciva a rimediare. Il pane ? dopo la mietitura si andava a cercare qualche spiga rimasta a terra e poi il mugnaio scambiava con qualche pò di farina. Le carrube che ho mangiato...comprate per qualche soldino (o rubate, il Giuann faceva finta di non vedere ma dovevamo rubarne poche poche...)

Altro che "aiuti umanitari" di cui vanno cianciando, oggi, tutti i figli di p...(pardon, di "buonadonna") delle associazioni a delinquere....oppss...umanitarie. 

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2 ore fa, rorey36 dice:

Altro che "aiuti umanitari" di cui vanno cianciando, oggi, tutti i figli di p...(pardon, di "buonadonna") delle associazioni a delinquere....oppss...umanitarie. 

Bel post, davvero, peccato ti sia perso nel finale.

Può anche darsi che alcune (non certo tutte) "associazioni umanitarie" perseguano altri scopi, ma non mi pare sia il caso di fare di tutta l'erba un fascio, no?

petronius

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22 ore fa, El Chupacabra dice:

I miei genitori sono scomparsi da più di trent'anni e quindi non ho più la possibilità di approfondire (o ripassare) la storia. Tuttavia, se qualcuno la vorrà conoscere, sarò ben lieto di far riemergere ciò che ricordo di quanto mi dissero allora, ancora ragazzo...

Che aspetti? :)

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1 minuto fa, petronius arbiter dice:

Che aspetti? :)

Allora vediamo di procedere con ordine in quella che è una storia che solo in Italia - penso - possa svolgersi...

Innanzitutto la foto: probabilmente siamo nell'inverno (gennaio-febbraio) del 1944, a Milano, nei pressi del quartier generale di Rodolfo Graziani. Vi sono tre giovani soldati italiani (credo Arditi dalle mostrine) che sembrano - nonostante tutto - non aver perso lo spirito goliardico e due soldati tedeschi (in verità un poco perplessi) che si prestano a posare per la foto. Ovviamente per questi ultimi, la guerra è una cosa seria e sembrano un po' impacciati e rigidi in quella che per loro è una poco comprensibile sceneggiata. Il sergente, se non ricordo male, mi è stato descritto come un elemento di collegamento tra il Comando tedesco e quello italiano in qualità d'interprete e svolgeva anxhe un'altra incombenza: si occupava di aggiornare sulla cartina i movimenti del fronte puntando delle bandierine-segnalino che, con suo sommo dispiacere, vedeva di giorno in giorno, convergere verso la Germania.

Ma torniamo ai tre soldati italiani: non so dirvi esattamente quale sia il soldato di cui ho sentito la storia nè ricordo il nome. Non so nemmeno se si trattasse di un lontano parente, di un amico di famiglia o di un semplice vicino di casa. Mi è rimasta impressa solo la sua vicenda umana.

Era nato credo nel 1924, la sua giovinezza si svolse tutta nell'esaltazione della Patria: l'epopea del Risorgimento, il fresco ricordo di Vittorio Veneto, il Duce che aveva sempre ragione, la vittoriosa guerra d'Etiopia, l'Impero, le quattro Divisioni al Brennero a monito contro Hitler... insomma, mettetevi nei panni d'un ragazzo che crede di appartenere ad una grande e vincente nazione intriso fino al midollo di retorica fascista con cui era "nutrito" a scuola e capirete perchè, allo scoppio della guerra nel 1940, sedicenne, non ci pensa due volte e "corre alle armi" ad arruolarsi come volontario.

Suo padre, che la guerra l'aveva fatta per quattro anni sul serio, compresa tutta la ritirata di Caporetto, non appena saputa la notizia, trascina il figlio all'ufficio reclutamento per tentare di annullare la domanda e deve subire la ramanzina dell'addetto al reclutamento. "Lei dovrebbe essere fiero di suo figlio... lo spirito guerriero... La Patria ha bisogno di tutti, va servita nel momento del massimo bisogno... si vergogni..." Il destino volle che, richiamato dalla discussione, intervenisse l'ufficiale in comando che, riconusciuto nel padre l'eroico sottufficiale di cui aveva potuto apprezzare l'abnegazione, richiamò il reclutatore al rispetto per l'uomo e gli ordinò di stracciare la domanda d'arruolamento.

Passarono i mesi, il nostro ebbe modo di "assaggiare" la tanto esaltata guerra coi primi bombardamenti su Milano, coi razionamenti, con le notizie dal fronte che - sebbene edulcorate - lasciavano trasparire tutte le difficoltà di un esercito impreparato per un conflitto mondiale. Al compimento del diciottesimo anno d'età (1942) venne chiamato alle armi, ma già tutto l'ardore guerriero era scemato. Ebbe appena il tempo di terminare l'addestramento e tornare a Milano in attesa della nuova destinazione, quando giunse l'8 settembre 1943. A questo punto non ebbe esitazioni: buttò la divisa (e con lui altri migliaia di soldati) e tornò a casa convinto che la guerra fosse finita. Naturalmente non era così: il destino aveva in serbo per lui altri progetti.

image001.gif.fe6ebd7d6a16c9437da1fe636667a8ad.gif

(fine prima parte)

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Inviato (modificato)

1 ora fa, petronius arbiter dice:

Può anche darsi che alcune (non certo tutte) "associazioni umanitarie" perseguano altri scopi, ma non mi pare sia il caso di fare di tutta l'erba un fascio, no?

Quando sento parlare di aiuti umanitari, cibo,tende,vestiti ecc. che si devono distribuire ai civili di qualche zona di guerra mi viene l'orticaria e penso che ci siano troppi approfittatori che in tutto ciò vedono solo il loro personale tornaconto. Sarà perchè ci furono guerre in cui nessuno si preoccupava dei civili bombardati e della gente che non aveva nulla da mangiare e ci sono guerre, oggi, dove tutti se ne preoccupano.

Quando vedo la ambasciatrice USA all'ONU che mostra le foto dei bambini uccisi dall'attacco chimico di quel cattivone di Assad, che non mi è simpatico, ma ha ragioni da vendere, e poi quando si scopre che era tutta una montatura a favore dell'ass.umanitaria dei Caschi Bianchi cui è stato pure regalato un Oscar mi indigno, oh se mi indigno.

Che poi ci sia qualche ass.um. onesta non lo nego ma "rari nantes in gurgite vasto.........." 

Modificato da rorey36
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Aspettando la seconda parte,aggiungo qualcosa di quello che mi è stato raccontato.Con 8 settembre anche mio zio poco piu che vent'enne e  frequentante l'accademia militare con i gradi di tenente come tutti torno a casa,ma nascondendosi per paura delle allore ritorsioni dei nazisti(fucilazioni) fu aiutato da civili che lo nascondevano nel suo tragitto di ritorno a casa.Per quando riguarda cio che racconta rorey36, mio padre non ancora maggiorenne all'epoca della guerra rimase con qualche fratello nella masseria ad accudire gli animali e i raccolti mentre i suoi genitori con i fratelli e sorelle piu piccoli si rifugiarono in montagna,non ebbero problemi di alimenti anche perchè un ufficiale tedesco si comporto' un po piu da cristiano non togliendo tutto il necessario per vivere,anzi molte volte evitando che altri ufficiali e soldati si comportassero come i fatti raccontano,per questo cito un episodio accaduto ad una zia di mio padre che stava per essere ammazzata perchè si rifiuto'energicamente alle SS di consegnarli gli animali da cortile mio padre e i fratelli andarono di corsa  da quest'ufficiale che intervenne subito evitando che la zia fosse ammazzata.Mi fermo anch'io aggiungo solo che qualche anno dopo quest' ufficiale,un capitano, ritorno' in Italia e cerco' la mia famiglia per rincontrarsi in tempo di pace ma purtroppo la famiglia si era trasferita e le persone interpellate che sapevano dove era ,ancora con la paura della guerra e dei tedeschi non rivelarono il posto.

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Ne aggiungo un pezzetto anch'io:

Eravamo a scuola nel granaio quando passò a bassa quota un caccia Spitfire inglese che poco dopo mitragliò un camion poco distante. Il primo pensiero fu di andare poi a raccogliere i bossoli della mitragliatrice con cui giocavamo a "birilli" ( mia madre non voleva per paura che ce ne fossero di inesplosi, ma noi li cercavamo lo stesso). Il camion mitragliato era di un caseificio e uno dei due autisti era il papà di un compagno di scuola. Se la cavò ma divenne sordo perchè le pallottole gli erano passate vicinissime. Purtroppo l'altro autista ci lasciò la pelle. 

Il giorno dopo il caseificio vendette il carico del camion al mercato locale e così mangiai il primo pezzo di provolone della mia vita. Sembrava emmenthal quello coi buchi perchè aveva dei buchi grandi bruciacchiati fatti dalle pallottole, ma non importava si raschiava via e c'era qualcosa da mangiare. 

Sapevamo che l'aereo era uno Spitfire perchè  i tedeschi ci avevano regalato delle riviste per i militari , Signal, con tante foto di aerei e carri armati ecc. Ne  avevo conservate un paio per tanti anni e adesso stanno nella libreria di mio figlio.

Risultati immagini per signal rivista tedesca

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Sezze, 90 km a Sud di Roma, ultima settimana di maggio del 1944.


Le truppe tedesche della 1° Divisione Corazzata Paracadutista Hermann Göring, di stanza nella vallata di Suso, appresa la notizia della caduta del fronte a Montecassino, abbandonano le postazioni per dirigersi verso i Castelli Romani e organizzare la difesa della Capitale.

Cinque soldati, addetti alla mensa, decidono di disertare e attendere l'arrivo degli Alleati. "Non abbiamo nulla da temere - si dicevano - per noi la guerra è finita". Sfortuna volle che a Sezze non arrivarono gli Inglesi o i Polacchi, ma i poco benevoli Americani dell'85ma Divisione di Fanteria.
I cinque ragazzi allora appresero - loro malgrado - come gli uomini dell'85ma non facessero prigionieri: vennero fatte scavare loro tre buche, vennero fatti scendere due nella prima, due nella seconda e uno nella terza e vennero freddati a raffiche di mitra.

Quando alla metà degli anni '50 si procedette alla riesumazione dei corpi, per deporli nell'ossario del locale cimitero, le divise che li rivestivano erano ancora integre: nello stivale di uno dei cinque venne rinvenuto un pettine, un paio di pinze da meccanico e una fotografia raffigurante una giovinetta con un bimbo fra le braccia.

La guerra...

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Altra puntata:

I nonni abitavano in una sperduta frazione di montagna e con mamma e fratellino si passava l'estate da loro. Un mattino il luogo venne invaso da militari tedeschi. Era piovuto tutta la notte e loro, fradici, si erano fatti "ospitare" dai pochi residenti per asciugarsi e scaldarsi alla stufa perennemente accesa.

Così mi alzai e trovai un biondo seminudo che si stava mangiando il mio pane e latte mattutino. Non lo mangiò tutto lasciandomene una parte e anche qualche galletta umidiccia che tirò fuori da una scatola metallica dallo zaino.Lasciò un pacchetto di sigarette bagnate che mio nonno recuperò e si fumò nella pipa. Dopo anni ne parlava ancora.

C'era qualcuno di loro che parlava un poco di italiano e spiegarono al prete che c'era stato un disertore e avevano avuto l'ordine di acchiapparlo. Come lo avessero trovato col buio e la pioggia non so. Ma lo presero, lo fucilarono e lo seppellirono. Al prete dissero che era protestante e che non c'era bisogno di lui. Il prete piantò un alberello su quella tomba anonima, i tedeschi se ne andarono e la cosa fu dimenticata.

 La faccenda mi aveva impressionato e l'avevo immagazzinata nella memoria. L'alberello era cresciuto e noi ormai ragazzi lo chiamavamo l'albero del tedesco.   Non ricordo come si venne a  parlare della vicenda con un professore di storia venuto a passare lì le vacanze. Probabilmente fu per il suo interessamento che dopo qualche tempo la salma venne riesumata e portata in Germania.   

Può stupire che in età avanzata ci si ricordi di fatti accaduti durante l'infanzia e magari non si ricordi cosa abbiamo mangiato a cena ieri sera. Spiegazione non scientifica : da bambini abbiamo un grande spazio nella memoria e la riempiamo di tutto quello che ci impressiona. Poi accumuliamo e accumuliamo finchè finiamo i Gigabyte. La cena di ieri sera non è stata immagazzinata per ragioni di spazio. 

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Inviato (modificato)

SECONDA PARTE

Naturalmente, l'esercito della Repubblica di Salò che andava costituendosi, aveva gli elenchi di tutti i militari arruolati e - come riporta il manifesto alla fine della prima parte di questo mio racconto - iniziò i rastrellamenti nel tentativo di recuperare tutti gli sbandati ed i renitenti che troppo presto avevano dato per scontato che la guerra fosse finita ed anche per impedire che molti andassero ad ingrossare la Resistenza partigiana. Il nostro protagonista s'era imboscato alla bell'e meglio e, nel dubbio su cosa fosse meglio fare, si rese irreperibile. Quando una pattuglia di Repubblichini si presentò a casa sua, non trovandolo e non trovando neppure il padre (che era anche capo-fabbricato), pensò bene di arrestare la sorella che venne tradotta in carcere. Non appena appresa la notizia rientrato a casa, il papà si presentò in caserma come ostaggio al posto della figlia. A questo punto, il nostro - venuto a sapere delle vicissitudini patite dai familiari - non poteva esimersi dal presentarsi di persona per non far subire al genitore ritorsioni dovute alla sua "diserzione".

Rinchiuso in cella insieme a molti altri ragazzi nelle sue stesse condizioni, venne a sapere che la sua condotta, a tutti gli effetti considerata diserzione davanti al nemico, prevedeva la condanna a morte. Dopo una notte insonne a meditare sulla brevità della vita, all'alba si presentò dinanzi l'uscio un sergente che, nel confermare ai presenti il "passaggio a miglior vita" tramite fucilazione, permetteva, tuttavia - a chi si fosse pentito - di salvarsi firmando l'arruolamento come volontario nella Repubblica Sociale.

Non ho memoria di qualcuno che abbia rifiutato di firmare.

Ed ecco che il nostro, con spirito decisamente diverso rispetto a solo tre anni prima, si trovò rivestito di una nuova divisa e, poiché "volontario" e quindi "fidatissimo" (mi ripeto, ma credo che solo in Italia possa succedere certe cose...) fu spedito nella guarnigione a guardia del quartier generale del Maresciallo Graziani (nominato nel frattempo Ministro della Guerra).

Sebbene impossibilitato ad andarsene (la famiglia era sempre passibile di ritorsioni), ebbe modo di ricavarsi un suo spazio che gli permise di sopravvivere nell'inferno della guerra in una città come Milano.

A volte era la goliardia a sostenerlo (ricordiamo ch'era un ragazzo di vent'anni), come quando posava per una foto (vedi quella che ha dato il via a questa discussione), o come quella volta che, portato dai suoi camerati (anch'essi poco più che ragazzi) con tutta la branda sotto una nevicata mentre dormiva, si risvegliò in mezzo alla neve, si rivestì di tutto punto e, rientrato in camerata, depose una bomba a mano nella stufa e tranquillamente raggiunse l'uscita sotto gli occhi esterrefatti dei presenti che invece di ridere alle sue spalle come s'erano riproposti, fuggirono tutti in mutande sprofondando nella coltre bianca (chi la fa, l'aspetti). L'esplosione si sfogò attraverso il tubo sparando l'anello di raccordo con la stufa a piantarsi sul soffitto e, sebbene redarguito, il suo gesto non ebbe seguito: gesti "macho" di questo tipo erano sotto sotto tollerati nell'ambiente repubblichino. O quando, messo a guardia di un deposito munizioni, stufo di stare a fissare il nulla, si mise a gridare "chi va là" per poi sparare al buio. Svegliato tutto il corpo di guardia, riferì di aver visto tipi sospetti aggirarsi nei dintorni e per questo ricevette i complimenti dall'ufficiale in servizio.

A volte era la possibilità di aiutare la sua famiglia potendo attingere alla dispensa del Comando: riusciva a portare un sacco di farina da 25 chili a casa dove la madre, donna dal cuore d'oro, distribuiva a tutto il caseggiato. A Milano, come in ogni grande città, si soffriva la fame: "più facile" era per chi abitava nei paesi dove si poteva contare sulla natura per racimolare un po' di cibo in più.

A volte era lo scampato pericolo, come quando di vedetta sul retro d'un camion addetto al trasporto di vettovaglie per il Comando, fece in tempo a segnalare all'autista l'arrivo d'un caccia americano ed a tuffarsi in un fosso lungo il bordo della strada, evitando così di rimaner vittima del mitragliamento e poté vedere in che modo un proiettile avesse trapassato al pari del burro la testata del motore del mezzo. I piloti americani erano spesso ubriachi, soprattutto quelli dei caccia che compivano missioni di mitragliamento a bassa quota, per reggere lo stress ed il peso di dover sparare anche su civili...

Così si giunse al 25 aprile 1945: per le vie di Milano s'udì cantare "Bandiera Rossa" e le strade si ricoprirono di "cimici" (i distintivi del Partito Fascista che quasi tutti portavano all'occhiello; qui http://www.gams-dlfud.it/ARTICOLI/Le pulci del fascismo.pdf per chi volesse maggiori informazioni). I Milanesi se ne liberavano o perché finalmente liberi dal giogo nazifascista o per paura di incappare nella "pulizia" partigiana.

Ricordo personale: la portinaia presso la quale era l'autorimessa di famiglia piangeva ancora, alla fine degli anni settanta, la fucilazione del fratello. "Aveva vent'anni" - diceva - "fu trovato con la divisa da Repubblichino dai partigiani che lo fucilarono sul posto..." Era il tempo delle vendette e della resa dei conti.

Ed il nostro? Riuscì a scamparla ed a tornare a casa sano e salvo: Ma il destino non era ancora soddisfatto...

 

(fine seconda parte)

Modificato da El Chupacabra
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Inviato (modificato)

Racconti molto interessanti, che risalgono a un'epoca di cui qualcuno ha una sorta di nostalgia.

C'è chi vorrebbe de facto farci tornare a quando l'Europaccia cattiva non esisteva, con tutti i difetti che pure ha nella sua forma attuale, e i disaccordi fra gli stati non si fermavano come oggi ai litigi in parlamenti e consigli, o al massimo in qualche decisione unilaterale discutibile, ma proseguivano con forti tensioni politiche, campagne propagandistiche di stato contro l'avversario di turno, blocchi delle importazioni, guerre commerciali, alleanze militari di questi contro quelli, unità militari allertate, truppe alle frontiere ecc. ecc. ecc.

Ancora oggi all'insorgere di qualche problema sento qualche mentecatto invocare pure col suo confinante dell'UE reazioni politiche ed economiche eclatanti, se non addirittura militari, e farneticare di nuove alleanze militari, immemore forse di com'era un passato che molti di noi hanno avuto la fortuna di non vivere. Immemore per ignoranza oppure talmente esaltato ed estremizzato politicamente da non aver imparato nulla dalla storia, anzi, di usare un passato come quello qui descritto addirittura come buon esempio da applicare ancora.

Modificato da ART
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Penso che persone con un minimo di buon senso non vorrebbero mai tornare a quel passato che ha causato guerre e dolori a non finire. Il problema è capire se la strada intrapresa sia quella giusta. Penso che all'inizio la CEE e poi UE ecc. sia stata la strada giusta, ma alla lunga penso che vada profondamente riformata ed equilibrata per non riportarci indietro. Se rimaniamo a lungo nella situazione attuale (cioè germanico-centrica) sarà inevitabile alla lunga la disgregazione dell'Europa.

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Inviato (modificato)

7 minuti fa, simonesrt dice:

Penso che persone con un minimo di buon senso non vorrebbero mai tornare a quel passato che ha causato guerre e dolori a non finire.

Fidati che ci sono, e parecchi.

 

7 minuti fa, simonesrt dice:

Il problema è capire se la strada intrapresa sia quella giusta. Penso che all'inizio la CEE e poi UE ecc. sia stata la strada giusta, ma alla lunga penso che vada profondamente riformata ed equilibrata per non riportarci indietro. Se rimaniamo a lungo nella situazione attuale (cioè germanico-centrica) sarà inevitabile alla lunga la disgregazione dell'Europa.

Questo è fin troppo evidente, anche se il problema non è tanto l'inevitabile tendenza di questo o quello stato ad imporre il suo peso, situazione difficilmente gestibile in un sistema a stati sovrani che difendono quelli che ritengono essere gli "interessi nazionali", ma la struttura stessa dell'attuale Comunità europea, a mio avviso di stampo troppo confederale/intergovernativo. Qui però andiamo off-topic.

Modificato da ART

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Riportiamo la discussione nel seminato.
Il fregio presente sul cappello da campagna del mitragliere repubblicano (-ini è brutto) è quello della fanteria; le mostrine dovrebbero essere rosso scuro, ma è difficile stabilirlo dalla foto in b/n.

Per restare in tema, ma con toni più lievi, mi piace ricordare il simpatico caso di un graduato del 3° Reggimento di Artiglieria Alpina. L'8 settembre del 1943 si trovava in Piemonte con il suo Reparto; appena ebbe ascoltato il comunicato dell'armistizio, il Comandante dell'unità pose tutti i suoi uomini in licenza straordinaria, permettendo loro di allontanarsi o restare a combattere al fianco dei tedeschi.

ll nostro artigliere percorse con mezzi di fortuna i 700 km che lo dividevano da casa e, giunto a destinazione, si mise ad aspettare che la guerra finisse. Fortuna volle che un reparto tedesco installasse il proprio quartier generale proprio nella sua abitazione, chiudendo un occhio sulla sua condizione di "non belligerante".

Due anni fa mi capitarono fra le mani alcuni fogli matricolari del disciolto Distretto Militare di Littoria / Latina e recuperai la documentazione relativa al suddetto soldato. Fin qui nulla di eccezionale, se non fosse che, dal momento che non era mai rientrato nella propria unità di appartenenza, era stato accusato di diserzione e mai posto in congedo fino al... 1984! :blink:

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Speriamo che altri arricchiscono con altre interessanti storie e nell'attesa del terzo capitolo aggiungo ancora qualcosa di quello che mi è stato raccontato.
Quando i tedeschi iniziarono a ritirarsi per lo sbarco degli alleati anche dove stava mio padre con la famiglia riunita compreso  lo zio che era fuggito dall'accademia militare, arrivarono gli Inglesi, se il capitano tedesco fu clemente nel non prendere tutto questi invece come si dice mangiarono anche i peli dei maiali.Vi potete immaginare lo sconforto che prese un po tutta la famiglia, mio nonno  era generoso e una persona altruista  aveva molti lavoranti e quindi bocche da sfamare e si dispiaceva che il cibo venisse preso con la prepotenza di chi è vincitore.Pero' quello che vi sto per raccontare un po di giustizia è stata fatta, non fu "guai ai vinti"ma ai vincitori. Tutti sappiamo che gli inglesi sono gli inventori del gioco del calcio pertanto i soldati inglesi erano sempre pronti a sfidare i ragazzi italiani che poveretti prendevano botte di santa ragione sopratutto da un ufficiale inglese.Mio zio poco piu che ventenne ottimo tiratore con fucile e pistola ma anche eccezionale con le mani ,tornando dai campi non potè resistere a quelle angherie e senza pensarci due volte entro' subito nel gioco e alla prima occasione ando a  contrastare l'ufficiale inglese credo che questi non si rese conto cosa gli fosse accaduto e non so se ricordo' le parole che gli disse mio zio credo anche in dialetto ma le riporto in italiano"La guerra avete vinto ma con le mani vi dovete stare".Per un bel po lo zio dovette stare nascosto ma tutti gli italiani soddisfatti, e l'ufficiale inglese  per un periodo di tempo non potè giocare a calcio.

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Stanno venendo fuori tante testimonianze autentiche di vita vissuta. Ora sono con il cellulare, ma domani vi racconterò qualcosa sull'arrivo dei Goumiers Marocchini sui Monti Lepini. Furono loro, a Sud di Roma, il terrore della popolazione civile, anziché i Tedeschi che anzi ancora oggi vengono ricordati dai più anziani per qualche gesto di inaspettata umanità.

 

 

 

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Allora, vediamo di continuare a parlare di storia, magari senza seguire la corrente della propaganda politica, grazie

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Supporter
Il 15/8/2017 at 22:02, Theodor Mommsen dice:

i Tedeschi che anzi ancora oggi vengono ricordati dai più anziani per qualche gesto di inaspettata umanità.

Consiglio la lettura di "Si accende il buio" di Matteo Incerti e Johannes Lübeck, edito da Aliberti editore, anche se si svolge fra l'appennino emiliano, la Toscana, Berlino e la Germania settentrionale

 

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In attesa che @El Chupacabraci racconti la terza parte della vicenda, continuo con qualche schizzo di vita militare.

 

Febbraio 1943, l'artigliere da montagna C.L. è in licenza per la nascita della figlia.
Furbescamente, a ridosso della scadenza della licenza, ha un colpo di genio: prolungare la permanenza a casa, procurandosi un accidente. Così, dopo essersi schiacciato l'alluce, lo cosparge con la sostanza lattiginosa delle foglie di fico. Morale della favola, l'infezione gli causa un febbrone da cavallo e gli vengono riconosciuti sessanta giorni di convalescenza. L'alluce, invece, non sarebbe più tornato lo stesso di prima, lasciandogli - a perenne memoria - un'unghia più brutta delle altre.

A fine aprile rientra in caserma. Qui viene accolto con stupore da un graduato che gli chiede come mai fosse lì e soprattutto per quale ragione fosse ancora vivo.

La batteria di C.L., infatti, non esisteva più: destinata al presidio italiano in Corsica, era stata imbarcata sul Piroscafo Francesco Crispi, affondato da tre siluri britannici nel pomeriggio del 19 aprile, 18 miglia a largo di Punta Nera.

Al nostro artigliere (salvo per un'unghia, è il caso di dire) rimase per anni il peso - misto di gioia e rimorso - di non essere stato una delle 943 vittime dell'affondamento.

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17 minuti fa, Theodor Mommsen dice:

La batteria di C.L., infatti, non esisteva più: destinata al presidio italiano in Corsica, era stata imbarcata sul Piroscafo Francesco Crispi, affondato da tre siluri britannici nel pomeriggio del 19 aprile, 18 miglia a largo di Punta Nera.

Mio nonno era in artiglieria. Nei pochissimi racconti trapelati parlò di una prima assegnazione nella difesa costiera della Puglia e poi di un trasferimento proprio in Sardegna: delle varie navi partite  (7? 8? ) arrivò solo la sua. Le altre tutte affondate e su una di quelle c'era un suo cognato.  Da quello che capii sbarcarono sotto il fuoco nemico e si salvò sotto una grossa roccia o una grotta dove rimase per giorni, finché in preda alla febbre  fu portato in casa da dei civili e curato per poi riaggregarsi al reggimento. Contrasse comunque dei gravissimi reumatismi alle gambe che lo accompagnarono anche dopo la guerra per almeno tutti gli anni '50. 

Mi piacerebbe sapere in che reggimento stava e avere più dati certi su date e trasferimenti ma non abbiamo nessun documento e ormai è morto da anni...

Saluti

Simone

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Inviato (modificato)

Salve @uzifox,

è probabile che la vicenda in questione si sia svolta verso la fine del febbraio 1943, quando le incursioni aeree anglo-americane tennero bloccato il porto di Cagliari per diversi giorni, impedendo alle navi attraccate di compiere le regolari operazioni di sbarco.
Per quanto riguarda la possibilità di risalire al Reggimento di appartenenza d è piuttosto semplice: basta recarsi presso l'Archivio di Stato della propria provincia e chiedere il Foglio Matricolare del soldato in questione. I Distretti Militari, dopo alcuni anni, passano il loro materiale agli Archivi, quindi la documentazione diventa pubblica e facilmente consultabile. 
Visto che si accenna a una prima dislocazione sulle coste della Puglia, si potrebbe ipotizzare che appartenesse ad una batteria di Artiglieria Marittima, in tal caso sarebbe più difficile perché non erano inquadrate nel Regio Esercito, ma nella Milizia.

Modificato da Theodor Mommsen
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3 ore fa, Theodor Mommsen dice:

Salve @uzifox,

è probabile che la vicenda in questione si sia svolta verso la fine del febbraio 1943, quando le incursioni aeree anglo-americane tennero bloccato il porto di Cagliari per diversi giorni, impedendo alle navi attraccate di compiere le regolari operazioni di sbarco.
Per quanto riguarda la possibilità di risalire al Reggimento di appartenenza d è piuttosto semplice: basta recarsi presso l'Archivio di Stato della propria provincia e chiedere il Foglio Matricolare del soldato in questione. I Distretti Militari, dopo alcuni anni, passano il loro materiale agli Archivi, quindi la documentazione diventa pubblica e facilmente consultabile. 
Visto che si accenna a una prima dislocazione sulle coste della Puglia, si potrebbe ipotizzare che appartenesse ad una batteria di Artiglieria Marittima, in tal caso sarebbe più difficile perché non erano inquadrate nel Regio Esercito, ma nella Milizia.

Cagliari... Lo sai che ora che ci penso credo proprio avesse nominato questa città?

Per quanto riguarda il foglio matricolare mi attivo.

Grazie!

Saluti

Simone

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Il 14/8/2017 at 20:43, rorey36 dice:

Quando sento parlare di aiuti umanitari, cibo,tende,vestiti ecc. che si devono distribuire ai civili di qualche zona di guerra mi viene l'orticaria e penso che ci siano troppi approfittatori che in tutto ciò vedono solo il loro personale tornaconto. Sarà perchè ci furono guerre in cui nessuno si preoccupava dei civili bombardati e della gente che non aveva nulla da mangiare e ci sono guerre, oggi, dove tutti se ne preoccupano.

Quando vedo la ambasciatrice USA all'ONU che mostra le foto dei bambini uccisi dall'attacco chimico di quel cattivone di Assad, che non mi è simpatico, ma ha ragioni da vendere, e poi quando si scopre che era tutta una montatura a favore dell'ass.umanitaria dei Caschi Bianchi cui è stato pure regalato un Oscar mi indigno, oh se mi indigno.

Che poi ci sia qualche ass.um. onesta non lo nego ma "rari nantes in gurgite vasto.........." 

a me è sorto anche il dubbio che dietro questa campagna contro le statue e i simboli che riportano ai confederati ci sia proprio lo zampino del premio nobel per la pace .

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