Jump to content
IGNORED

Il valore e l'interesse numismatico delle monete emesse appositamente per i collezionisti


Mr. Coin
 Share

Recommended Posts

Salve a tutti, spero di non scatenare polemiche e di non offendere nessuno con questo argomento, essendo la mia intenzione esclusivamente di approfondimento e conoscenza dei pareri di forumisti ben più esperti nella materia. Ebbene, da modesto collezionista ho sempre considerato l'interesse ed il valore numismatico di una moneta legato inscindibilmente con il fatto di essere oggetto destinato alla circolazione e quindi alla quotidianità ed alla cultura e storia di un popolo, non solo a quella passata ma, appunto, all'attualità ed alla vita quotidiana del periodo in cui avvengono l'emissione e l'utilizzo delle monete. Perciò mi portano ad immaginare quella quotidianità che mi fa considerare di grande interesse proprio le monete più utilizzate. Chiaramente è elemento compreso anche l'interesse per la parte artistica, da cui è logico cercare di collezionare le monete nella conservazione migliore possibile. Non riesco però a comprendere il senso (e qui mi perdoneranno, spero, i collezionisti del genere) di una moneta Proof, ovvero emessa con un trattamento diverso da quello riservato alle monete per la circolazione, e delle monete in oro ed argento con valori assolutamente fittizi e simbolici, e comunque non emesse per la circolazione che è resa praticamente impossibile. Grazie mille a chiunque voglia espormi il suo punto di vista

Max

Edited by Mr. Coin
Link to comment
Share on other sites


Nemmeno a me interessano le monete coniate per i collezionisti. Però non penso che queste non abbiano nessun legame con la cultura e la storia della nazione che le ha emesse, almeno in generale, poi ci sono monete e monete

Link to comment
Share on other sites


Di principio sono d'accordo.

Ma vale solo per quelle contemporanee.

Altrimenti non si spiega perché gli aurei di Casa Savoia palesemente emessi NON per la circolazione raggiungano certe cifre.

Link to comment
Share on other sites


Grazie. Preciso che il mio riferimento era in particolare alla storia attuale, contemporanea alla moneta e, nello specifico, riguardante la quotidianità, l'economia. Monete realizzate per la circolazione hanno una ragion d'essere pratica, mentre una moneta da 20 euro in oro, sebbene possa essere commemorativa di un particolare anniversario e/o mostrare soggetti storici/culturali, non ha alcun legame con la realtà. Per la maggior parte delle monete per collezionisti di V.E.III, invece, non è così: gli "scudi" ed i "marenghi" erano monete ancora utilizzate, anche se abbastanza meno rispetto all'eall'epoca dei sovrani precedenti. Dunque un legame con la realtà l'avevano eccome, e se non sbaglio fino a un certo punto vennero cedute in banca al valore nominale. Analogamente, come detto sopra, non comprendo il senso della finitura "proof", diversa da quella per la circolazione.

Edited by Mr. Coin
Link to comment
Share on other sites


Che una moneta per collezionisti non abbia la funzione basilare di essere uno strumento di pagamento, anche se legalmente ce l'avrebbe, su questo siamo d'accordo tutti. Ma non è che queste monete non abbiano senso, sono semplice coniate per un altro scopo, così come la finitura proof ha un fine estetico, c'è a chi piace e a chi non piace. Dopodiché ognuno compra e colleziona secondo la propria sensibilità, l'importante è essere consapevoli di ciò che si sta acquistando

  • Like 2
Link to comment
Share on other sites


Ciao, io per esempio colleziono i due euro commemorativi di alcuni stati, in versione proof e fdc. Credo, almeno questo vale per me, che ognuno di noi voglia collezionare la moneta in modo che sia la migliore possibile a livello estetico, cioè, utopisticamente, sia la più bella di tutte...questo è un po' lo spirito di ogni collezionista, si spera di avere in collezione sempre il pezzo migliore. Va da se che la bellezza è un concetto relativo e soggettivo ed è per questo che trovo le monete proof estremamente eleganti e nelle quali poter apprezzare ogni dettaglio del conio. Se poi parliamo dei 2 euro cc, spesso la versione proof coincide con il tipo del circolante, ma diverge solo per la qualità e lavorazione del conio.

  • Like 1
Link to comment
Share on other sites


Supporter

Ciao Max, personalmente non colleziono le emissioni commemorative non destinate alla circolazione, anche se qualche monetina fondo specchio della Repubblica le ho e le trovo meravigliose da vedersi.

Per me sono esercizi di tecnica (e stile), utili al miglioramento dei conii delle future emissioni per la circolazione.

Edited by rintintin
Link to comment
Share on other sites


16 ore fa, Mr. Coin dice:

Grazie. Preciso che il mio riferimento era in particolare alla storia attuale, contemporanea alla moneta e, nello specifico, riguardante la quotidianità, l'economia. Monete realizzate per la circolazione hanno una ragion d'essere pratica, mentre una moneta da 20 euro in oro, sebbene possa essere commemorativa di un particolare anniversario e/o mostrare soggetti storici/culturali, non ha alcun legame con la realtà.

D'accordo con te. Io per non cadere in tentazione colleziono banconote, almeno quelle sono sicuramente fatte tutte per la circolazione! :)

16 ore fa, Mr. Coin dice:

Per la maggior parte delle monete per collezionisti di V.E.III, invece, non è così: gli "scudi" ed i "marenghi" erano monete ancora utilizzate, anche se abbastanza meno rispetto all'eall'epoca dei sovrani precedenti. Dunque un legame con la realtà l'avevano eccome, e se non sbaglio fino a un certo punto vennero cedute in banca al valore nominale. Analogamente, come detto sopra, non comprendo il senso della finitura "proof", diversa da quella per la circolazione.

Qui invece sono un po' meno d'accordo... soprattutto VEIII ha coniato quasi esclusivamente aurei che all'atto pratico erano in tutto e per tutto emissioni per collezionisti, ci mancava solo la confezione della Regia Zecca.

Alcuni dei quali sono stati proprio emessi ad un valore superiore al nominale.

Ma ci sono sicuramente moltissimi collezionisti che conoscono la questione meglio di me.

Link to comment
Share on other sites


Buongiorno,  io giusto in questi giorni sto pensando di passare dal collezionare 2 € CC in FDC a quelle in versione PROOF. 

Tutto ció perche sto osservando una degradazione molto alta delle monete in cupro-nichel,  anche se conservate in capsula e toccate solo con i guanti. 

Mi chiedo cosa rimarrá di queste monete fra 50 anni e per questo motivo sto pensando alle PROOF. 

Certo il prezzo é molto diverso e reiniziare da zero comporterebbe una spesa non indifferente, peró, perlomeno fra 50 anni, i miei nipoti, se ne avró,  potranno leggere le monete e studiare la Storia dell Unione.

Sono combattuto visto che anche io apprezzo il fatto di collezionare monete da corso legale e non per collezionisti, forse, per i 2 € cc PROOF si puó parlare di un ibrido da pseudo circolazione.... :hi:

 

  • Like 1
Link to comment
Share on other sites


Principalmente puntini di ossidazione,  come macchioline nere. 

In secondo aloni tra le due parti metalliche dei 2 €

Nella sezione Euro si discute molto di questi difetti,  che con il tempo ho visto affiorare anche su monete da me personalmente estratte da rotolino o coin card e inserite con guanti nelle capsule. 

Al momento posseggo due 2 € cc in versione proof e grazie a questa particolare lavorazione,  sembra che siano esenti da tali difetti. 

Peccato che io aprirei tutte le confezioni per incapsularle e riponerle nei cofanetti trio deluxe con conseguente perdita di valore. 

E sui 2 € CC PROOF non parliamo di 3/4 euro :wacko:

 

Link to comment
Share on other sites


E' l'annosa questione di come considerare le emissioni, soprattutto commemorative, di monete teoricamente utilizzabili "per la spesa", dato che nascono da apposito decreto come tali, ma in pratica destinate a rimanere a far bella mostra di sè negli astucci, border line tra monete e medaglie. Ciascuno è libero di considerale e collezionarle come crede; il mio parere, assolutamente personale, è quello di considerare monete solo quelle che hanno non solo corso legale, ma anche reale, e di attribuire dignità di moneta anche a quelle FDC in confezione per collezionisti; considero invece medagliette senza valore numismatico, se non quello dell'argento contenuto, tutte le altre.  Ma nessuno vieta di collezionare anche queste (con qualche riserva sulla curva del loro valore nel tempo ...).

  • Like 3
Link to comment
Share on other sites


23 ore fa, Mr. Coin dice:

Salve a tutti, spero di non scatenare polemiche e di non offendere nessuno con questo argomento, essendo la mia intenzione esclusivamente di approfondimento e conoscenza dei pareri di forumisti ben più esperti nella materia. Ebbene, da modesto collezionista ho sempre considerato l'interesse ed il valore numismatico di una moneta legato inscindibilmente con il fatto di essere oggetto destinato alla circolazione e quindi alla quotidianità ed alla cultura e storia di un popolo, non solo a quella passata ma, appunto, all'attualità ed alla vita quotidiana del periodo in cui avvengono l'emissione e l'utilizzo delle monete. Perciò mi portano ad immaginare quella quotidianità che mi fa considerare di grande interesse proprio le monete più utilizzate. Chiaramente è elemento compreso anche l'interesse per la parte artistica, da cui è logico cercare di collezionare le monete nella conservazione migliore possibile. Non riesco però a comprendere il senso (e qui mi perdoneranno, spero, i collezionisti del genere) di una moneta Proof, ovvero emessa con un trattamento diverso da quello riservato alle monete per la circolazione, e delle monete in oro ed argento con valori assolutamente fittizi e simbolici, e comunque non emesse per la circolazione che è resa praticamente impossibile. Grazie mille a chiunque voglia espormi il suo punto di vista

Max

Mi sono posto lo stesso problema poco tempo fa. La mia conclusione, del tutto personale, è che anche queste emissioni sono frutto del loro tempo, delle richieste del mercato, del modo di concepire la moneta, dell'interesse per certi avvenimenti ecc. Hanno quindi una loro ragione storica pur conducendo una vita diversa dalle monete circolanti (che pure io preferisco). Dal mio punto di vista la collezione (di qualsiasi genere) deve dare emozioni al collezionista e in questo si conclude la sua ragione di esistere. Valore futuro, interesse per i discendenti, sono auspicabili ma secondari e imponderabili.

  • Like 4
Link to comment
Share on other sites


4 ore fa, b8b8 dice:

Principalmente puntini di ossidazione,  come macchioline nere. 

In secondo aloni tra le due parti metalliche dei 2 €

Nella sezione Euro si discute molto di questi difetti,  che con il tempo ho visto affiorare anche su monete da me personalmente estratte da rotolino o coin card e inserite con guanti nelle capsule. 

Al momento posseggo due 2 € cc in versione proof e grazie a questa particolare lavorazione,  sembra che siano esenti da tali difetti. 

Peccato che io aprirei tutte le confezioni per incapsularle e riponerle nei cofanetti trio deluxe con conseguente perdita di valore. 

E sui 2 € CC PROOF non parliamo di 3/4 euro :wacko:

 

Se penso che ci sono monete coniate 2 mila anni fa che ancora mantengono uno stato di conservazione perfetto, trovo stupefacente che vi siano monete non manipolate e conservate in atmosfera protettiva che per contro si deteriorano nell'arco di qualche anno. Mah...misteri della chimica

Link to comment
Share on other sites


Io colleziono anche le versioni Proof ma solo di monete che mi piacciono particolarmente, essendo comunque consapevole di cosa stia acquistando e attribuendo il massimo senso alle monete per la circolazione che restano sempre le vere protagoniste. Le monete Proof le colleziono vedendole come una sorte di "omaggio" estetico a quei tipi di monete che mi piacciono particolarmente e quindi per me sono un'abbellimento che mi da molte soddisfazioni. Che poi siano uno stratagemma delle zecche per fare soldi non mi interessa sinceramente, so cosa sto acquistando

Edited by Erdrückt
  • Like 1
Link to comment
Share on other sites


Bisogna anche distinguere le "proof" fra loro. Una moneta con finitura "proof" o "brilliant uncirculated" odierna non ha certo la stessa valenza storica-numismatica di una moneta "di presentazione" prodotta con fondi speculari, semplicemente mediante estrema accuratezza e cura del conio, al fine di ottenere l'autorizzazione a iniziare una produzione oppure quale regalia diplomatica. 

Porto una moneta ad esempio:

1254948.jpg.c6a889a08c5d1f3b9ae97134534dc25d.jpg

Non è certo nata per essere destinata alla circolazione ma quanta storia racchiude? Non può certo essere equiparata ad una "proof sovereign 2018". Il desiderio resta un sentimento soggettivo ma l'interesse numismatico di molte monete "proof" (quanto la pochezza di molte altre nate esclusivamente per fini speculativi) è innegabile.

Buona giornata.

  • Like 2
Link to comment
Share on other sites


Il 7/3/2018 alle 14:18, Mr. Coin dice:

Ebbene, da modesto collezionista ho sempre considerato l'interesse ed il valore numismatico di una moneta legato inscindibilmente con il fatto di essere oggetto destinato alla circolazione

Ciao.

Da un punto di vista soggettivo, l'affermazione citata è indiscutibile, giacché ciascuno può benissimo ritenere di proprio interesse e attribuire valore numismatico solo alla monetazione che ha effettivamente circolato.

In senso oggettivo, invece, l'affermazione citata non ha granché fondamento, poichè l'interesse ed il valore numismatico di una moneta non sono necessariamente ravvisabili solo con riferimento alla monetazione che ha realmente circolato.

Basti pensare, solo per rimanere alla numismatica italiana degli ultimi trecento anni,  all'interesse ed al valore storico e numismatico che suscitano le monete di prova (che non hanno mai circolato), le monete auree del penultimo Re d'Italia (che non hanno mai circolato), molti moduli argentei del '900 (che non hanno circolato o che hanno circolato pochissimo), le monete straniere contemporanee a cui faceva riferimento Enzo nel precedente post (di presentazione, proof, ecc.).

Tutte produzioni non destinate a circolare eppure estremamente ambìte; e non solo per aspetti puramente commerciali, ma anche storici.

Quindi è certamente lecito, se parliamo di posizioni personali, ritenere interessanti numismaticamente solo le monete circolate.

Ma sostenere che solo queste monetazioni abbiano valore ed interesse numismatico mi sembra un'affermazione difficilmente condivisibile.

Il 7/3/2018 alle 17:03, Mr. Coin dice:

 Per la maggior parte delle monete per collezionisti di V.E.III, invece, non è così: gli "scudi" ed i "marenghi" erano monete ancora utilizzate, anche se abbastanza meno rispetto all'eall'epoca dei sovrani precedenti. Dunque un legame con la realtà l'avevano eccome, e se non sbaglio fino a un certo punto vennero cedute in banca al valore nominale. Analogamente, come detto sopra, non comprendo il senso della finitura "proof", diversa da quella per la circolazione.

Anche questa affermazione è difficilmente condivisibile, dal momento che se come esempio di monete ancora utilizzate si citano gli scudi ed i marenghi di V.E. III, si deve subito rilevare come ciò non corrisponda alla realtà.

Cosa poi vogliamo intendere con il concetto delle "monete che hanno un legame con la realtà"?

Se per "realtà" si intende l'effettiva circolazione, diciamo allora subito che gli scudi e marenghi di V.E. III erano del tutto avulsi dalla realtà.

Questo è un sicuro dato storico, oltreché numismatico.

Oggi però noi guardiamo a quelle produzioni "storicizzate" con notevole interesse numismatico ma, a ben vedere, quelle produzioni non sono molto diverse, anche per le tirature, dagli aurei che vengono oggi coniati per i collezionisti.

Solo che questi ultimi non sono ancora "storicizzati".

Personalmente mi viene difficile distinguere in categorie le monete emesse da un'Autorità munita del potere di battere moneta.

Capisco il discorso che la moneta dovrebbe essere coniata essenzialmente per la circolazione e cioè per lo scopo naturale per il quale è concepita; ma non mi sento di operare, soggettivamente, delle distinzioni fra "monete di serie A" e "monete di serie B" (o, magari, addirittura "non monete"...), preferendo limitarmi a prendere atto delle emissioni monetarie di una data Autorità.

In altre parole: non mi sento di stabilire io quali sono le monete da considerare tali e quali non considerare, preferendo rimettermi alle valutazioni dell'Autorità che ha il potere di battere moneta e che ha la prerogativa insindacabile di stabilire quali sono le (proprie) monete che hanno corso legale.

Non so se sia il metodo giusto; quanto meno tale metodo ha il pregio di identificare con esattezza ed inconfutabilmente quali siano le monete a corso legale che un'Autorità ha deciso di coniare, al netto di soggettivismi che possono portare a fallaci esclusioni (ma, perché no, anche a fallaci inclusioni).

Saluti.

Michele

  

Edited by bizerba62
  • Like 1
Link to comment
Share on other sites


Il 7/3/2018 alle 14:18, Mr. Coin dice:

Ebbene, da modesto collezionista ho sempre considerato l'interesse ed il valore numismatico di una moneta legato inscindibilmente con il fatto di essere oggetto destinato alla circolazione e quindi alla quotidianità ed alla cultura e storia di un popolo, non solo a quella passata ma, appunto, all'attualità ed alla vita quotidiana del periodo in cui avvengono l'emissione e l'utilizzo delle monete. Perciò mi portano ad immaginare quella quotidianità che mi fa considerare di grande interesse proprio le monete più utilizzate. Chiaramente è elemento compreso anche l'interesse per la parte artistica, da cui è logico cercare di collezionare le monete nella conservazione migliore possibile.

Stesse considerazioni che faccio io, aggiungendo alle caratteristiche distintive delle monete per me interessanti anche il ruolo nel contesto economico e politico. Senza nulla voler levare alle monete da collezione, che nel caso di quelle in metallo prezioso potrebbero comunque essere usate lo stesso come mezzo di scambio, il fascino delle circolanti è tutt'altra storia.

Link to comment
Share on other sites


Il Friday, March 09, 2018 alle 21:22, bizerba62 dice:

Ciao.

Da un punto di vista soggettivo, l'affermazione citata è indiscutibile, giacché ciascuno può benissimo ritenere di proprio interesse e attribuire valore numismatico solo alla monetazione che ha effettivamente circolato.

In senso oggettivo, invece, l'affermazione citata non ha granché fondamento, poichè l'interesse ed il valore numismatico di una moneta non sono necessariamente ravvisabili solo con riferimento alla monetazione che ha realmente circolato.

Basti pensare, solo per rimanere alla numismatica italiana degli ultimi trecento anni,  all'interesse ed al valore storico e numismatico che suscitano le monete di prova (che non hanno mai circolato), le monete auree del penultimo Re d'Italia (che non hanno mai circolato), molti moduli argentei del '900 (che non hanno circolato o che hanno circolato pochissimo), le monete straniere contemporanee a cui faceva riferimento Enzo nel precedente post (di presentazione, proof, ecc.).

Tutte produzioni non destinate a circolare eppure estremamente ambìte; e non solo per aspetti puramente commerciali, ma anche storici.

Quindi è certamente lecito, se parliamo di posizioni personali, ritenere interessanti numismaticamente solo le monete circolate.

Ma sostenere che solo queste monetazioni abbiano valore ed interesse numismatico mi sembra un'affermazione difficilmente condivisibile.

Anche questa affermazione è difficilmente condivisibile, dal momento che se come esempio di monete ancora utilizzate si citano gli scudi ed i marenghi di V.E. III, si deve subito rilevare come ciò non corrisponda alla realtà.

Cosa poi vogliamo intendere con il concetto delle "monete che hanno un legame con la realtà"?

Se per "realtà" si intende l'effettiva circolazione, diciamo allora subito che gli scudi e marenghi di V.E. III erano del tutto avulsi dalla realtà.

Questo è un sicuro dato storico, oltreché numismatico.

Oggi però noi guardiamo a quelle produzioni "storicizzate" con notevole interesse numismatico ma, a ben vedere, quelle produzioni non sono molto diverse, anche per le tirature, dagli aurei che vengono oggi coniati per i collezionisti.

Solo che questi ultimi non sono ancora "storicizzati".

Personalmente mi viene difficile distinguere in categorie le monete emesse da un'Autorità munita del potere di battere moneta.

Capisco il discorso che la moneta dovrebbe essere coniata essenzialmente per la circolazione e cioè per lo scopo naturale per il quale è concepita; ma non mi sento di operare, soggettivamente, delle distinzioni fra "monete di serie A" e "monete di serie B" (o, magari, addirittura "non monete"...), preferendo limitarmi a prendere atto delle emissioni monetarie di una data Autorità.

In altre parole: non mi sento di stabilire io quali sono le monete da considerare tali e quali non considerare, preferendo rimettermi alle valutazioni dell'Autorità che ha il potere di battere moneta e che ha la prerogativa insindacabile di stabilire quali sono le (proprie) monete che hanno corso legale.

Non so se sia il metodo giusto; quanto meno tale metodo ha il pregio di identificare con esattezza ed inconfutabilmente quali siano le monete a corso legale che un'Autorità ha deciso di coniare, al netto di soggettivismi che possono portare a fallaci esclusioni (ma, perché no, anche a fallaci inclusioni).

Saluti.

Michele

  

Grazie mille per il puntuale e dettagliato intervento. Cerco di chiarire la mia tesi: le monete di prova, anche se non le collezionerei mai, credo abbiano comunque un valore storico/numismatico laddove correlate ad emissioni (o mancate emissioni) di moneta pensata per la circolazione. Non credo però che le monete in oro e e gli scudi in argento di V.E.III siano avulse dalla realtà quanto le odierne commemorative in euro negli stessi metalli: le 20 lire Littore, tanto per citarne un tipo, mi pare siano state coniate per la circolazione, anche se questa non sarà stata massiccia. Così come le 5 lire 1911 e 1914 e le 20 lire Aquila Sabauda, seppur non destinate alla circolazione, vennero coniate in un contesto in cui (correggetemi se sbaglio) gli scudi da 5 lire e le monete d'oro da 20 lire dei sovrani precedenti erano ancora in uso, sebbene in sostituzione progressiva con i biglietti di banca. Inoltre taglia monete, almeno fino a un certo punto, sono state cedute al facciale ed utilizzate per ritirare i vecchi argenti ed ori. I loro moduli, quindi, non erano affatto fuori della realtà. Idem per le 100 lire Prora che corrisposero ad una diminuzione del modulo aureo, dato che il fino del vecchio modulo era superiore al valore nominale. La quantità di metallo prezioso contenuto era quindi ancora realistica. Nulla a che vedere, quindi, con le attuali emissioni in euro volutamente emesse con valori simbolici che, perdonatemi, mi sembrano delle vere e proprie prese in giro (es. monete da 100 euro che contengono 30g d'oro e ne costano 3000). 

Link to comment
Share on other sites


Supporter

Purtroppo ti devi rassegnare al fatto che le commemorative sono molto collezionate e ambite,francamente sono molto più  belle di quelle fatte per la circolazione,che sono sempre uguali cambia solo l'anno,ne devi convenire.Solo la vecchia monetazione pontificia è  spettacolare,saluti Aldo.

Edited by aldo marchesi
Link to comment
Share on other sites


3 ore fa, Mr. Coin dice:

Non credo però che le monete in oro e e gli scudi in argento di V.E.III siano avulse dalla realtà quanto le odierne commemorative in euro negli stessi metalli: le 20 lire Littore, tanto per citarne un tipo, mi pare siano state coniate per la circolazione, anche se questa non sarà stata massiccia.

Ciao.

Le 20 lire "Littore" (che non sono comunque equiparabili agli "scudi", visto che pesano 15 grammi anziché 25 ed hanno un titolo d'argento di '800/1.000 anziché .900/1.000), potrebbero anche aver avuto una brevissima ed "elitaria" circolazione.

3 ore fa, Mr. Coin dice:

Così come le 5 lire 1911 e 1914 e le 20 lire Aquila Sabauda, seppur non destinate alla circolazione, vennero coniate in un contesto in cui (correggetemi se sbaglio) gli scudi da 5 lire e le monete d'oro da 20 lire dei sovrani precedenti erano ancora in uso, sebbene in sostituzione progressiva con i biglietti di banca

Teoricamente gli scudi d'argento ed i marenghi, non solo dei sovrani precedenti ma anche di V.E. III erano, più che in uso, ancora in corso legale.

Ma il corso legale "teorico" di queste monete (che poi è lo stesso che ritroviamo nelle attuali monete in oro ed in argento non destinate alla circolazione), rende le emissioni degli scudi d'argento (1901, 1911 e 1914) e di tutte le altre monete auree di questo sovrano, avulse dalla effettiva circolazione.

3 ore fa, Mr. Coin dice:

Inoltre taglia monete, almeno fino a un certo punto, sono state cedute al facciale ed utilizzate per ritirare i vecchi argenti ed ori.

Che all'epoca le monete d'oro e gli scudi d'argento siano state ceduti al facciale, ne dubito fortemente.

Intanto, sappiamo con certezza che per l'acquisizione di monete come il fascione il fascetto la vetta, la Zecca richiedeva agli acquirenti addirittura il quadruplo del valore facciale.

Per altre emissioni auree, l'acquirente doveva fornire l'oro e pagare alla zecca le spese di affinazione e di coniazione.

Quanto ai due scudi d'argento (1911 e 1914), abbiamo già visto come il primo fosse ceduto mediante pagamento con altro scudo (quindi niente banconote o monete non argentee) mentre dello scudo del '14 se ne sono da subito perse le tracce e se qualcuno riuscì ad acquistarlo consegnando in cambio uno scudo d'argento di Umberto o di V.E. II deve considerarsi un "miracolato" (o un raccomandato.....:acute:).

In altre parole, pur avendo corso legale (al pari delle attuali monete in oro ed in argento) quelle monete non hanno in realtà mai circolato.

E lo testimoniano ampiamente anche le tirature limitate di tutte queste monete, tirature che non sono compatibili con un intento circolatorio.

3 ore fa, Mr. Coin dice:

I loro moduli, quindi, non erano affatto fuori della realtà. Idem per le 100 lire Prora che corrisposero ad una diminuzione del modulo aureo, dato che il fino del vecchio modulo era superiore al valore nominale.

 I loro moduli erano astrattamente contemplati dal sistema monetario vigente ma tali monete non circolavano comunque.

Le 100 lire "prora" e le 50 lire "Littore" in oro, che vennero battute negli anni 1931, '32 e '33 non smentiscono quanto detto sopra.

Le emissioni di queste monete, che mai finirono nella circolazione, vennero commissionate alla Zecca quasi esclusivamente da due Banche (Banca francese ed italiana per l'America del sud, rappresentata dalla Banca Commerciale italiana e poi commissionate dal Banco di Roma).

Queste monete finirono in gran parte all'estero (America del sud ed in alcune località del Bacino del Mediterraneo orientale dove tali Banche avevano delle Filiali:

http://www.ilgiornaledellanumismatica.it/?p=8349

Ovviamente non circolarono neppure all'estero, ma finirono negli stock aurei di quelle due banche.

Fra l'altro, il rapporto fra lira e oro, pur modificato da Mussolini per adeguarlo alla nuova situazione economica dell'epoca, era puramente teorico, cosicché chi avesse avuto 100 lire in cartamoneta o anche in argento, non avrebbe potuto comunque acquistare una moneta d'oro da 100 lire, dal momento che il valore effettivo dell'intrinseco era di fatto superiore a quello facciale.

E questo è un altro motivo per il quale anche i moduli aurei "riformati" di V.E. III non entrarono mai  nella circolazione effettiva.

Saluti.

M.

 

 

 

Edited by bizerba62
Link to comment
Share on other sites


Invece i marenghi di Umberto I circolavano ? E si potevano cambiare in carta e vice versa ?

Oppure furono tesaurizzati tutti appena emessi ? Il che mi farebbe sospettare che non fossero cambiabili con argento o con carta.

Link to comment
Share on other sites

Awards

8 minuti fa, giulira dice:

Invece i marenghi di Umberto I circolavano ? E si potevano cambiare in carta e vice versa ?

Oppure furono tesaurizzati tutti appena emessi ? Il che mi farebbe sospettare che non fossero cambiabili con argento o con carta.

In genere la moneta aurea "faceva aggio" su quella cartacea (anche se in un determinato e brevissimo lasso di tempo dell'800 avvenne, curiosamente, il contrario).

Quindi, negli scambi, per una moneta aurea da 20 lire era richiesta una somma in moneta cartacea superiore alle 20 lire.

Nei vecchi prontuari dei cosiddetti "conti fatti" era regolarmente riportata la misura dell'aggio.

E' anche vero che la moneta d'oro, specialmente in Italia, era un "lusso" che si potevano consentire relativamente pochi fortunati.

M.

 

Link to comment
Share on other sites


1 ora fa, bizerba62 dice:

Ciao.

Le 20 lire "Littore" (che non sono comunque equiparabili agli "scudi", visto che pesano 15 grammi anziché 25 ed hanno un titolo d'argento di '800/1.000 anziché .900/1.000), potrebbero anche aver avuto una brevissima ed "elitaria" circolazione.

Teoricamente gli scudi d'argento ed i marenghi, non solo dei sovrani precedenti ma anche di V.E. III erano, più che in uso, ancora in corso legale.

Ma il corso legale "teorico" di queste monete (che poi è lo stesso che ritroviamo nelle attuali monete in oro ed in argento non destinate alla circolazione), rende le emissioni degli scudi d'argento (1901, 1911 e 1914) e di tutte le altre monete auree di questo sovrano, avulse dalla effettiva circolazione.

Che all'epoca le monete d'oro e gli scudi d'argento siano state ceduti al facciale, ne dubito fortemente.

Intanto, sappiamo con certezza che per l'acquisizione di monete come il fascione il fascetto la vetta, la Zecca richiedeva agli acquirenti addirittura il quadruplo del valore facciale.

Per altre emissioni auree, l'acquirente doveva fornire l'oro e pagare alla zecca le spese di affinazione e di coniazione.

Quanto ai due scudi d'argento (1911 e 1914), abbiamo già visto come il primo fosse ceduto mediante pagamento con altro scudo (quindi niente banconote o monete non argentee) mentre dello scudo del '14 se ne sono da subito perse le tracce e se qualcuno riuscì ad acquistarlo consegnando in cambio uno scudo d'argento di Umberto o di V.E. II deve considerarsi un "miracolato" (o un raccomandato.....:acute:).

In altre parole, pur avendo corso legale (al pari delle attuali monete in oro ed in argento) quelle monete non hanno in realtà mai circolato.

E lo testimoniano ampiamente anche le tirature limitate di tutte queste monete, tirature che non sono compatibili con un intento circolatorio.

 I loro moduli erano astrattamente contemplati dal sistema monetario vigente ma tali monete non circolavano comunque.

Le 100 lire "prora" e le 50 lire "Littore" in oro, che vennero battute negli anni 1931, '32 e '33 non smentiscono quanto detto sopra.

Le emissioni di queste monete, che mai finirono nella circolazione, vennero commissionate alla Zecca quasi esclusivamente da due Banche (Banca francese ed italiana per l'America del sud, rappresentata dalla Banca Commerciale italiana e poi commissionate dal Banco di Roma).

Queste monete finirono in gran parte all'estero (America del sud ed in alcune località del Bacino del Mediterraneo orientale dove tali Banche avevano delle Filiali:

http://www.ilgiornaledellanumismatica.it/?p=8349

Ovviamente non circolarono neppure all'estero, ma finirono negli stock aurei di quelle due banche.

Fra l'altro, il rapporto fra lira e oro, pur modificato da Mussolini per adeguarlo alla nuova situazione economica dell'epoca, era puramente teorico, cosicché chi avesse avuto 100 lire in cartamoneta o anche in argento, non avrebbe potuto comunque acquistare una moneta d'oro da 100 lire, dal momento che il valore effettivo dell'intrinseco era di fatto superiore a quello facciale.

E questo è un altro motivo per il quale anche i moduli aurei "riformati" di V.E. III non entrarono mai  nella circolazione effettiva.

Saluti.

M.

 

 

 

Grazie. Riconosco tranquillamente il fatto che le monete citate non circolarono e non furono coniare per la circolazione, però la gran parte aveva un valore facciale ampiamente più realistico rispetto alle emissioni più recenti, dove il taglio è volutamente simbolico e fatto apposta per rendere del tutto implausibile la circolazione: questo non lo trovo giusto e compatibile con la definizione di moneta. Sarebbe ben diverso, secondo il mio personalissimo parere, se il valore fosse vicino a quello intrinseco, tale da rendere comunque improbabile la circolazione, ma comunque più realistico  (es. monete da 200, 500, 1000 euro). So che anche i tagli da 20 e 50 in oro sono molto ricercati (e ce ne sono stati addirittura da 10 in oro!) e me ne faccio tranquillamente una ragione, ma non capisco proprio come faccia a non contare il valore facciale. Ne collezionerei volentieri qualcuna, invece, se il taglio fosse più realistico. Ad esempio per il periodo Repubblica, trovo ben più degne di considerazione le commemorative da 500 lire in argento che avevano lo stesso modulo delle Caravelle, moneta realmente esistente, anche se emesse in periodi successivi, che non quelle da 100000 lire in oro, con il valore simbolico. 

P.s. E le monete da 1000 lire "Roma Capitale" come dobbiamo considerarle? Per la circolazione o no?

Edited by Mr. Coin
Link to comment
Share on other sites


Join the conversation

You can post now and register later. If you have an account, sign in now to post with your account.

Guest
Reply to this topic...

×   Pasted as rich text.   Paste as plain text instead

  Only 75 emoji are allowed.

×   Your link has been automatically embedded.   Display as a link instead

×   Your previous content has been restored.   Clear editor

×   You cannot paste images directly. Upload or insert images from URL.

Loading...
 Share

×
  • Create New...

Important Information

We have placed cookies on your device to help make this website better. You can adjust your cookie settings, otherwise we'll assume you're okay to continue., dei Terms of Use e della Privacy Policy.