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      Aggiornamento   15/10/2017

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caiuspliniussecundus

Dracme padane

Risposte migliori

caiuspliniussecundus

Ho da tempo alcune domande che mi volano per al testa ogni volta che vedo una dracma padana. Forse qualcuno, come Lorenzo Bassi, che è appassionato ed esperto di questa monetazione, essendo il responsabile di un sito specifico http://www.sesterzio.eu/dracme.htm , può trovarmi qualche risposta.

1. sistema ponderale della dracma padana. I pesi delle dracme variano sensibilmente. Quale sistema ponderale viene seguito?? Quanto dovrebbe pesare esattamente una dracma padana? E’ possibile che ci fosse più di un nominale e che le monete più pesanti fossero didramme?? Sono note fasi di svalutazione con impoverimento del titolo d’argento???

2. datazione. Le coniazioni partono dal III secolo ed abbracciano un periodo molto largo, si spingono fin nel I secolo ac, in piena epoca romana. Eppure non vedo studiosi stracciarsi le vesti perché non si conosce la data di emissione della dracma padana. Si ha un’idea precisa di quando queste coniazioni sono iniziate?? Come poteva essere la circolazione in quel periodo, tra monete autoctone e romane?? Si sa che rapporto potesse esserci tra dramma e denario e vittoriato ?? In alcuni ritrovamenti misti ci sono parecchi vittoriati.

3. E’ possibile riconoscere coniazioni padane in corrispondenza di eventi storici, per esempio la discesa di Annibale in pianura padana ?? Possibile che lo stazionamento di un simile esercito non abbia provocato qualche scossone nella monetazione autoctona?? Avrà ben portato con sé dell’Argento il Barcide!!

4. Mi sono fatto l’idea, forse sbagliata, che le emissioni preromane fossero molto intermittenti, cioè emissioni prodotte a tratti sotto necessità (guerra, altro) e poi lunghi periodi senza emissioni. E’ possibile ?

Grazie a chi volesse rispondere

Caius

index.php?act=Attach&type=post&id=47758&a.jpg

index.php?act=Attach&type=post&id=47757&a.jpg

Per gradire aggiungo due foto di dracme, insubres e salluvii.

post-705-1222027363_thumb.jpg

post-705-1222027391_thumb.jpg

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cori

4. Mi sono fatto l’idea, forse sbagliata, che le emissioni preromane fossero molto intermittenti, cioè emissioni prodotte a tratti sotto necessità (guerra, altro) e poi lunghi periodi senza emissioni. E’ possibile ?

Grazie a chi volesse rispondere

Caius

197076[/snapback]

Ciao Caius

...credo di aver letto da qualche parte...che le dracme padane venivano usate solo per i grossi scambi commerciali con le popolazioni vicine...ed erano rapportate al vittoriato...ma credo che proprio Lorenzo possa togliere ogni dubbio in merito...

Marco

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LUCIO

Non so se può essere utile, ma faccio notare che a partire dall'ultimo quarto del III sec. a.C. la maggior parte della Gallia Padana è già sotto diretto controllo militare romano oppure in orbita romana (anche se sotto il profilo culturale siamo ancora in pienissimo celtismo e lo saremo come minimo per altri centocinquant'anni).

Quindi così a naso il fenomeno sembrerebbe non alternativo, ma bensì convergente rispetto alla monetazione romana in argento.

Poi per quello che ne so le attestazioni sono spalmate sul territorio e le emissioni ben mescolate, inoltre non mi pare (a differenza di quanto mi pare accada talora per le dramme celtiche nelle aree transalpine) che ci sia una tendenza notevole alla attestazione di gruzzoli consistenti riconducibili ciascuno alla medesima emissione. Questo non sembrerebbe a favore dell'idea di un uso fondamentalmente per grosse transazioni.

A meno che . . . la maggior parte di queste coniazioni non servissero effettivamente per importanti transazioni internazionali (a seguito delle quali finissero subito fuse in qualchecos'altro) e solo in piccola parte restassero in circolazione.

Quali grosse transazioni internazionali? Boh. Però non mi stupirebbe che alcune etnie gallopadane avessero un tributo da versare. Quel gran concussionario (peculator) del vecchio Scipione doveva saperne qualcosa ;) .

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miglio81

Correggimi Lorenzo se sbaglio, ma io credo che il sistema ponderale seguito in questa monetazione, fosse quello da cui si rifacevano e che imitavano, ovvero la colonia Massalia.

Ovvero il sistema ponderale Foceo, sensibilmente calato di peso, come già era successo nel passaggio dal sistema ponderale "Corinzio", a quello magno-greco "acheo" (da 8,7 grammi a 7,8-8,0 grammi).

Il sistema Foceo era basato sulla didramma da 7,5 grammi e di conseguenza alla dracma da 3,75 grammi.

In realta le dracme a Massalia furono ridotte a 2,5-3 grammi circa.

Se noi guardiamo il peso delle dracme padane di imitazione, troviamo pesi che variano anche più di un grammo, da 2,3 a poco più di 3,5 grammi.

Mi chiedo, è possibile che si possano datare queste dracme in base al peso, ovvero le più leggere, legate al sistema ponderale di Massalia, più antiche e le più pesanti al vittoriato o comunque al sistema ponderale romano che andava via via a sostituire la "grecizzazione"??? :(

Cioè è possibile che cominciarono ad apparire queste dracme con sistema ponderale Foceo-ridotto (Massalia) per poi essere sostituite pian piano da pesi maggiori legati alla monetazione romana?

Oppure sbaglio totalmente strada? :blink:

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LUCIO
Correggimi Lorenzo se sbaglio, ma io credo che il sistema ponderale seguito in questa monetazione, fosse quello da cui si rifacevano e che imitavano, ovvero la colonia Massalia.

Ovvero il sistema ponderale Foceo, sensibilmente calato di peso, come già era successo nel passaggio dal sistema ponderale "Corinzio", a quello magno-greco "acheo" (da 8,7 grammi a 7,8-8,0 grammi).

Il sistema Foceo era basato sulla didramma da 7,5 grammi e di conseguenza alla dracma da 3,75 grammi.

In realta le dracme a Massalia furono ridotte a 2,5-3 grammi circa.

Se noi guardiamo il peso delle dracme padane di imitazione, troviamo pesi che variano anche più di un grammo, da 2,3 a poco più di 3,5 grammi.

197588[/snapback]

Mi par proprio che il discorso sia corretto.

Mi chiedo, è possibile che si possano datare queste dracme in base al peso, ovvero le più leggere, legate al sistema ponderale di Massalia, più antiche e le più pesanti al vittoriato o comunque al sistema ponderale romano che andava via via a sostituire la "grecizzazione"??? :(

Cioè è possibile che cominciarono ad apparire queste dracme con sistema ponderale Foceo-ridotto (Massalia) per poi essere sostituite pian piano da pesi maggiori legati alla monetazione romana?

Oppure sbaglio totalmente strada? :blink:

197588[/snapback]

Dove trovare una conferma o una smentita ad una idea di questo genere?

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lorenzobassi

Provo a rispondere ad alcune domande poste dall’amico Plinius. Premetto che tutto quello che scriverò in seguito ha un’unica fonte bibliografica , gli scritti dello unico e vero studioso della monetazione celtico padana Andrea Pautasso. E’ stata l’unica persona che ha potuto visionare e studiare le dracme padane provenienti da ripostigli e ritrovamenti. Altri hanno cercato di proseguire i suoi studi, ad esempio Arslan, ma senza aggiungere nuovi e seri elementi( questo secondo il mio personale parere).

1. Il sistema ponderale della dracma padana.

La monetazione padana è costituita da un unico tipo di numerario e ripete, sia pure in forme figurative diverse, un unico tema tipologico: al D/ la testa di Diana ed al R/ il leone ruggente della dramma massaliota.

Dall'esame ponderale della monetazione cisalpina emergono le seguenti osservazioni:

Variazioni ponderali in ogni tipo di monetazione. Nell'ambito di ogni monetazione si riscontra una notevole varietà nei pesi dei singoli pezzi monetati, che non può avere altra spiegazione se non nel fatto che la monetazione cisalpina era affidata a metodi di fabbricazione assai lontani dalla perfezione.

I monetatori dovevano ricavare un determinato numero di monete da una determinata quantità di metallo, ma se ciò poteva facilmente ottenersi colando, col metallo destinato alla monetazione, un prefissato numero di tondelli destinati alla coniazione — il sommario procedimento non poteva evitare differenze di peso, anche sensibili, nei singoli pezzi monetati. E, poiché il potere d'acquisto delle antiche monetazioni era basato sul valore effettivo del metallo contenuto nella moneta, è assai probabile che gli scambi avvenissero a peso, mancando l'equivalenza di intrinseco tra monete soggette a squilibri tanto sensibili.

L'unico elemento rispondente alle intenzioni dei monetatori era il peso medio, poiché su di esso si compensavano i singoli scarti della monetazione. Per la classificazione ponderale dei vari tipi di monetazione, è quindi opportuno riferirsi, non a pesi di singoli esemplari, ma ai pesi medi dei vari tipi di monetazione: questi soltanto indicano la norma su cui erano battute quelle specie monetate.

Variazioni ponderali notevoli si riscontrano in tutti i tipi della monetazione in esame.

Pertanto abbiamo i seguenti dati:

La monetazione Pedemontana oscilla tra un massimo di gr. 3,58 ed un minimo di 2,40, con un peso medio di gr. 2.90 circa;

quella Salluvia, da 2,65 a 1,10 con peso medio gr. 2,25 circa (le ultime emissioni, peso medio gr. 2,20 circa);

quella Cenomane, da 2,45 a 1 gr., con peso medio gr. 2 circa.

In poche parole non esisteva un vero sistema ponderale. Nelle ultime emissioni, quelle che Pautasso definiva Leponzie, si nota un impoverimento dell’argento tale da sembrare monete in bronzo.

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lorenzobassi

La datazione.

La datazione proposta per i vari tipi di monetazione padana è stata tratta unicamente dai dati forniti dai ripostigli.

Riporto parte di quanto scrive il Pautasso a riguardo la datazione:

“Dalle rilevazioni di ripostiglio, risulterebbe quindi che la monetazione padana inizia verso il 230 a.C. e gradualmente si svolge per oltre due secoli, perdurando lungamente nell'uso fino agli inizi del 1° secolo dopo Cristo, come attesta la tomba romana del tempo di Tiberio scoperta in Como nel 1903.

Non deve stupire che il fenomeno monetario cisalpino si verifichi in anticipo rispetto alle altre popolazioni galliche poiché, nella Valle Padana, i Galli sopraggiunti prendono dimora stabile, diventano agricoltori e la moneta è una necessità di scambio connessa con le nuove condizioni del loro stato sociale, di un più progredito stadio di civiltà. La necessità di una moneta propria è conseguenza dell'adozione di una sede stabile e di un'attività ordinata, non altrettanto per le tribù nomadi, dedite al saccheggio, in possesso semplicemente degli armenti che assicurino il loro essenziale fabbisogno.

Peraltro, può apparire alquanto strano che il fenomeno monetario cisalpino si manifesti proprio mentre ha luogo la conquista romana della Gallia Cisalpina (225-219 a.C.) e più ancora che gli Insubri inizino la loro monetazione verso il 180 a.C., cioè mentre Roma rinnova guerra all'Italia Superiore e da tempo (dopo che nel 222 le truppe romane erano entrate in Milano) era iniziata la penetrazione commerciale romana (nonostante la parentesi della 2a guerra punica) e l'influenza commerciale di Massalia volgeva al suo termine.

Non pare trattarsi di una monetazione « polemica » di popoli in guerra con Roma, poiché tale fenomeno monetario è generale di tutte le regioni cisalpine, compresi i Cenomani ed i Veneti alleati di Roma. La spiegazione sta forse nel fatto che, proprio dopo la fine delle guerre (con la vittoria di Claudio Marcello nel 196 a.C.) ed il passaggio della Cisalpina allo stato di « provincia romana », le attività commerciali assumono maggiore sviluppo ed anche la particolare moneta può essere una espressione di autonomia locale, pur nell'ambito del nuovo assetto politico. Autonomia che non era in contrasto con la condizione di « provincia », poiché la politica di espansione romana tendeva essenzialmente ad assicurarsi il possesso di caposaldi e strade, lasciando che le popolazioni continuassero nei loro usi e tradizioni locali.

Va inoltre considerato che la monetazione cisalpina era costituita da numerario che, data la varietà dei pesi e l'incertezza della lega, non avrebbe potuto competere con il « vittoriato » ed il « denario » destinati a conquistare pacificamente il mercato per le qualità intrinseche possedute.

Si può tuttavia constatare che l'uso della dramma cisalpina perdura anche oltre la conquista romana, per un periodo di tempo veramente notevole.”

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lorenzobassi

Alla domanda dell’eventuale rapporto tra dramma padana e vittoriato ti riporto una parte tratta dal Pautasso “La monetazione preromana dell’Italia settentrionale, 1966”:

INFLUENZA DEL «VITTORIATO» SULLA DRAMMA PADANA?

“Nata sotto l'influenza commerciale di Massalia, la dramma padana perde ben presto ogni relazione con quella monetazione da cui aveva tratto i riferimenti d'origine.

Può quindi porsi il quesito se il diverso andamento ponderale della monetazione cisalpina possa essere stato determinato dall'influenza del « vittoriato », cioè da quella particolare moneta coniata da Roma sul piede della dramma focese e destinata al commercio con le regioni adriatiche e ioniche, l'Italia meridionale, la Spagna, la Liguria e con Massalia, ove la presenza fu tale da determinare l'allineamento ponderale della stessa dramma massaliota .

Istituita come moneta per i commerci con l'estero (mentre a Roma circolò esclusivamente il denario con le sue suddivisioni), il vittoriato pesava gr. 3,41 e veniva scambiato in ragione di 3/4 di denario. Dalle fonti tradizionali sappiamo che nel 217 a.C,, dopo l'inizio della 2a guerra punica, allorché la lex Flaminia ridusse il peso del denaro romano a gr. 3,90, il vittoriato fu contemporaneamente ridotto a gr. 2,92 affinchè risultasse invariato il rapporto preesistente. Una successiva riduzione subì verso il 104 a.C. in seguito alla lex Clodia che ne fissava il peso a gr. 1,95 rendendolo quindi pari a mezzo denario e portandolo, di fatto, a ricostituire il quinario romano che aveva cessato di esistere con la riforma monetaria del 217 a.C.

Benché il vittoriato avesse vasta diffusione anche in regioni lontane, non si può dire che abbia esercitato una influenza determinante nella regione cisalpina. Se può scorgersi un accostamento iniziale, allorché il peso medio della dramma padana di gr. 2,90 circa parrebbe accordarsi col vittoriato ridotto e confortare l'opinione del Mommsen (1) circa l'influenza ponderale del vittoriato sulla dramma padana, manca invece qualsiasi riferimento con la successiva riduzione apportata al vittoriato della lex Clodia, cioè proprio quando l'influenza di tale moneta sarebbe dovuta risultare più intensa per i crescenti scambi col mondo romano.

In ogni caso, una eventuale equivalenza monetaria realizzata per dare un rapporto fisso e comodità di scambio col vittoriato sarebbe attestata da un sensibile numero di ripostigli promiscui di dramme padane e vittoriati. Invece, non può dirsi frequente la presenza di vittoriati nei ripostigli di dramme padane, il che induce a ritenere che la dramma padana non avesse notevoli rapporti di coesistenza col vittoriato.

Indipendentemente da un diretto rapporto con la dramma cisalpina, i ripostigli di vittoriati in Valle Padana (a Gambolò, Caltrano Vicentino, ecc.) mostrano che il vittoriato, come il denario, affluì gradualmente nelle regioni cisalpine con la crescente influenza commerciale romana.”

----------------------------------------------------------------------------------------------------------

1 - T. MOMMSEN Histoire de la mannaie romaine, Tomo II, Parigi 1870, pag. 99.

Modificato da Lorenzo Bassi

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caiuspliniussecundus

Grazie mille Lorenzo, salvato ed archiviato.

Mi spiace solo che della discesa di Annibale in Italia non sia rimasta traccia numismatica, sarebbe bello :D : una dracma padana con Artemide da una parte e un elefante lisergico dall'altra + Hannibal scritto in caratteri Leponzi.... :o

(chissà cosa daresti per una moneta così, eh Lorenzo.... B) )

index.php?act=Attach&type=post&id=47760&a.jpg

dracma cenomana

post-705-1222027668_thumb.jpg

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numa numa

Vi e' una raffigurazione di elefante su un quadrilatero (aes signatum), ma la sua data di produzione dovrebbe essere precedente alla discesa di Annibale in Italia.

La raffigurazione dell'elefante sul denario di Cesare no n e' invece da mettere in connessione con tale evento.

Segnalo una pubblicazione aggiornata e molto specifica dedicata alla monetazione dei Leponti, in cui viene riassunto lo stato della ricerca corrente su tale tema, edita dal nostro circolo:

“Arslan, Ermanno A. e Riccardo Carazzetti (a cura) I Leponti e la moneta (Atti della giornata di studio, Locarno 16 novembre 1996), Locarno, Circolo Numismatico Ticinese, 2000.

numa numa

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lorenzobassi

Segnalo una pubblicazione aggiornata e molto specifica dedicata alla monetazione dei Leponti, in cui viene riassunto lo stato della ricerca corrente su tale tema, edita dal nostro circolo:

“Arslan, Ermanno A. e Riccardo Carazzetti (a cura) I Leponti e la moneta (Atti della giornata di studio, Locarno 16 novembre 1996), Locarno, Circolo Numismatico Ticinese, 2000.

Numa, grazie per la segnalazione. Avevo sentito di tale pubblicazione ma non ho mai trovato una copia.

Puoi aiutarmi?

Grazie Lorenzo

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caiuspliniussecundus
Vi e' una raffigurazione di elefante su un quadrilatero (aes signatum),  ma la sua data di produzione dovrebbe essere precedente alla discesa di Annibale in Italia.

198269[/snapback]

Come giustamente suggerisci, credo che quel quadrilatero sia più facilmente da mettere in rapporto all'avventura di Pirro in Sud Italia. Fu la prima volta che i romani incontravano gli elefanti.

index.php?act=Attach&type=post&id=47761&a.jpg

dracma veneta

post-705-1222028084_thumb.jpg

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LUCIO
. . . Pirro in Sud Italia. Fu la prima volta che i romani incontravano gli elefanti.

198278[/snapback]

Quella dell'iconografia dell'elefante in ambito italico e romanorepubblicano di III sec. a.C. è una vera e propria vexata quaestio, sia in relazione ai fatti militari che per quanto riguarda gli studi numismatici.

C'è della bella bibliografia, fra gli altri vi segnalo questo studio abbastanza recente (e scaricabile gratuitamente):

http://www.cq.rm.cnr.it/elephants2001/pdf/381_386.pdf .

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quattrino

Discussione molto interessante. Sarebbe da inserire tra quelle importanti :)

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numa numa

“Arslan, Ermanno A. e Riccardo Carazzetti (a cura) I Leponti e la moneta (Atti della giornata di studio, Locarno 16 novembre 1996), Locarno, Circolo Numismatico Ticinese, 2000.

Numa, grazie per la segnalazione. Avevo sentito di tale pubblicazione ma non ho mai trovato una copia.

Puoi aiutarmi?

Grazie Lorenzo

198276[/snapback]

Lorenzo la pubblicazione e' disponibile presso il nostro Circolo, raccoglie gli atti della giornata di studio dedicata alla monetazione dei Leponti e fa il punto sulla ricerca attuale relativa a questa monetazione.

Ti segnalo anche il volume :

"La monetazione celtica cisalpina" Locarno 1996 che e' il catalogo della mostra connessa con la giornata di studio di cui sopra e che illustra, riportando descrizione dei tipi e dati, oltre 90 esemplari di dracme cisalpine.

Anche questo titolo dovrebbe essere disponibile, mandami un MP se sei interessato al loro acquisto.

numa numa

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gpittini

:GIANFRANCO Il volume di Arslan è sicuramente molto aggiornato, ma non facilissimo da trovare. Per qualcosa di più snello e comodo, consiglio il riassunto della conferenza tenuta da Giuseppe Girola al Circolo Culturale Numismatico Milanese nella primavera 2006, che si può leggere sul sito: WWW.CCNM.IT. Ci sono anche diverse immagini.

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lorenzobassi

Grazie Gianfranco per la segnalazione, una cortesia, non riesco a trovare l’articolo nel sito del Centro Culturale Numismatico Milanese gentilmente mi puoi dare il link diretto?

Grazie

Lorenzo

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numa numa

Se a qualcuno serve l'articolo del Dr. Girola posso procurarlo essendo in contatto con lui.

Segnalo anche che il Dr. Girola ha tenuto un'interessante conferenza, all'assemblea annuale del Circolo Numismatico Ticinese tenutasi a Bellinzona, sulla Monetazione di MUSSO (lago di Como) a nome di Giangiacomo Medici, feudatario di Musso nel 1500, detto il "Medeghino".

numa numa

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piergi00

Aggiorno la discussione con qualche nota tratta dalla lettura del volume "Dalla dracma gallo-celtica al marengo napoleonico " di Elio Biaggi Edizione Gaudory 2004

La tipologia monetaria emessa dalla Zecca di Massalia (Marsiglia) dal 526/520 a.C. al 49 a.C risulta :

DRACME in buon argento o DRACMA pesante del peso medio di gr. 3,7

DRACME in argento o DRACMA leggera dal peso medio di gr. 2,50 (dal 220/218 a.C al 49 a.C.)

OBOLI in buon argento dal peso medio di gr. 0,67

Monete in BRONZO - serie divisionale assunte dai tipi bronzei Siracusani di Agatocle.

Per quanto riguarda il ritrovamento piu' ricco di monete padane direttamente interessante l' area Piemontese si e' verificato nel 1923 a SERRA RICCO' localita' ligure sull' appennino , in provincia di Genova .

Il tesoro ,secondo le prime testimonianze , formato da Dracme e divisionali consisteva in peso in 2 o 3 KG. (2000/3000 monete) ; molto materiale ando' disperso , vennero recuperati 87 Dracme e 681 Oboli.

Vi riporto un elenco ripreso da quello pubblicato dal Dr. A.Pautasso nel 1966 e aggiornato dalla Dr.ssa Paola Agostinelli inserito negli atti del Congresso di Bordighera del 1994, relativo ai ritrovamenti di monetazione pre-romana del tipo celtico-padano nell' area piemontese :

Ovviamente e' incompleto e non tiene conto dei ritrovamenti non documentati e della dispersione del materiale fra "amatori" e da parte degli stessi proprietari dei fondi in cui e' avvenuto il ritrovamento

Prov di Alessandria : Balzola 1 , Casale 2 , Germiasco 3 , Serravalle 4

Prov di Aosta : Aosta 5 , Colle gran San Bernardo 7 , plan de joux 6 , Saint-Rhemy 8

Prov di Asti : Asti 9

Prov di Biella : Graglia 10 , Val Mosso 11 , Zubiena 12

Prov di Cuneo : Barge 3 , Caraglio 14 , Paesana 15 , Revello 16 , Vinadio 17 , Venasca 18

Prov di Novar : Ameno 19 , Biandrate 29 , Briga 21 , Buccione 22 , Bugnate 23 , Carcegna 24 , Corconio 25 , Gattico 26 , Gozzano 27 , Invorio 28 , Lumellognolo 29 , Miasino 30 , Suno 31 , Vaprio 32

Prov di Torino : Almese 33 , Val pellice 34 , Barbania 35 , Bricherasio 36 , Brosso 37 , Chieri 38 , Chiomonte 39 , Val Chisone 40 , Garzigliana 41 , Giaglione 42 , Gravere 43 , Levone 44 , Meugliano 45 , Moncenisio 46 , Piossasco 47 , Trana 48 , Villafranca 49 , Vische 50

Prov di Verbania Ossola : Bannio anzino 51 , Crevola 52 , Gignese 53 , Gravellona Toce 54 , Migiandone 55 , Ornavasso 56 , Pedemonte 57 , Piedimulera 58 , Vogogna 59

Prov di Vercelli : Borgovercelli 60 , Cavallirio 61 , Muleggio 62 , Mulino 63 , Pezzana 64 , Vercelli 65

Localita' dell' Appennino Ligure - Piemontese

Prov di Genova : Serra Ricco 66

Prov di Savona : Sassello 67

Modificato da piergi00

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Horben Tumblebelly

Vorrei aggiungere delle piccole note che forse riterrete utili.

Mi rifaccio ai discorsi del Dott. G. Gorini negli articoli a) La circolazione del numerario di Velia e di Massalia in Italia Settentrionale, in La monetazione dei Focei in Occidente, CISN Napoli convegno XI, ottobre 1996 (pubblicazione 2002); b ) La presenza greca in Italia Settentrionale: la documentazione numismatica, in Griegos en Occidente, Sevilla-España-1992.

Gorini come Pautasso conferma l'esistenza contemporanea e uno scambio di ruoli della monetazione celtica con quella greca e romana. In particolare però vede le seguenti fasi grecizzanti:

1) imitazione dramme massaliote pesanti + monetazione di Velia (didrammi soprattutto) + dramme massaliote? (secondo Gorini nessun ritrovamento ufficiale fino alla composizione dell'articolo) - fine IV inizio III sec.

2) Oboli massalioti, dracma leggera (una?), bronzo massaliota - metà I sec. a.C.

Nel caso al numero 1), le monete di Velia sono sporadiche, quindi non certifica una vera e propria circolazione ma piuttosto una ben definita "sottrazione di circolante", cioè una diffusione generata dall'introduzione di grumi di tali monete nel circolante celtico. Queste informazioni possono essere contestualizzate in un più vasto panorama, che spinge monete di Velia sin in Danimarca e in Polonia (Soro e Inowroclaw, rispettivamente) attraverso una dorsale tirrenica (da Velia a Massalia, da Massalia all'area padana) e una adriatica (da Velia ad area padana e poi Norico; anche se per quest'ultima si hanno ancora dubbi sulle tappe precise).

Le dramme a leggenda Seghedu di area leponzia (con dispersione dal Canton Ticino al Vicentino), al dritto pongono una testa di Artemide e al rovescio un cervo, ad imitazione del gruppo monetale velino analogo.

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Horben Tumblebelly

Sempre in tal seno della discussione riporto altre informazioni forse utili relativamente alla circolazione di monet greca nell'area veneta:

1) monete greche di periodo ellenistico sono quasi probabilmenete introdotte nell'Italia Settentrionale da mercenari celti di ritorno dai luoghi di battaglia.

2) le monete greche introdotte nell'area padana hanno come vettore prima gli Etruschi, poi i Celti e infine i Greci (in particolare mercanti, marinai, viaggiatori: si tratta pur sempre di presenze ridotte).

3) la moneta fu considerata moneta solo in un secondo momento. Agli inizi non perdeva il suo carattere fiduciario, ma semplicemente era riserva di valore per il metallo di cui era costituita.

Queste ed altre informazioni sono presenti nell'articolo Monete greche dal Veneto, di Giovanni Gorini, in Presenza e funzioni della moneta nelle chorai delle colonie greche dall'Iberia al Mar Nero; pubblicazione 2004, atti del convegno (XII) indetto dal CISN di Napoli e dall'ateneo napoletano Federico II (giugno 2000).

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Horben Tumblebelly

E ancora di Giovanni Gorini consiglio la lettura del contributo La circolazione in ambiente adriatico, in La monetazione dell'età dionigiana edito nel 1993 sempre a cura del CISN di Napoli.

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piergi00

Mi sono aggiudicato questo volume nel nostro mercatino , nell' attesa che il venditore ritorni dalle ferie per la spedizione ,potete anticiparmi il tenore e la qualita' dei contenuti

Dopo la lettura dell' ultima opera del Biaggi mi sono incuriosito a questa monetazione e sto ricercando qualche testo

Centro Numismatico Valdostano. Monete preromane del Nord Italia, Celtiche della Gallia dell’Est Europeo: Collezione Andrea Pautasso. Mostra Numismatica. Aosta, Chiesa di San Lorenzo, 3 settembre – 2 ottobre 1988. Aosta, 1988. Bianco e nero. In-8, pp. 50 tav. XIII nel testo, brossura.

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cori
Mi sono aggiudicato questo volume nel nostro mercatino , nell' attesa che il venditore ritorni dalle ferie per la spedizione ,potete anticiparmi il tenore e la qualita' dei contenuti

Dopo la lettura dell' ultima opera del Biaggi mi sono incuriosito a questa monetazione e sto ricercando qualche testo

Centro Numismatico Valdostano. Monete preromane del Nord Italia, Celtiche della Gallia dell’Est Europeo: Collezione Andrea Pautasso. Mostra Numismatica. Aosta, Chiesa di San Lorenzo, 3 settembre – 2 ottobre 1988. Aosta, 1988. Bianco e nero. In-8, pp. 50 tav. XIII nel testo, brossura.

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ciao...ti posso assicurare che é un ottimo libro, che ho ricevuto in regalo... tratta della Mostra delle collezioni numismatiche Pautasso donate alla Valle d'Aosta, elenca tutti i rinvenimenti (ripostigli) del nord Italia, un esauriente documentazione storico fotografica di tutte le tipologie...é diviso in tre parti, la prima parte é dedicata al famoso ripostiglio di Serra Riccò...la seconda parte, mette a confronto le dramme di Massalia con tutte le imitazioni seguenti delle dramme Cisalpine emesse dai Pedemontani, Salluvi, Cenomani, Veneti, Insubri e Leponzi...la terza parte tratta di emissioni della Gallia e delle regioni danubiane...

Aggiungerei che il testo é un'ottima infarinatura per avvicinarsi a questa monetazione...

Marco

Modificato da cori

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marchemilio

per chi non la conoscesse ancora segnalo :-"la monetazione delle genti celtiche a nord del po tra IV e I secolo ac"-arslan&morandini- edita da ET,per il museo di s.giulia, nell'ambito della mostra di brescia sulle trovaglie di manerbio- mi par proprio ben fatta ed esaustiva con foto splendide-a me l'hanno portata dalla mostra, ma credo si possa trovare scrivendo direttamente al sitomuseo s.giulia

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