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I ludi maximi


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L. Licinio Lucullo
Supporter

Parto da questo commento dell'ottimo @lucerio per aprire una nuova discussione:

 

 

I giochi di cui egli parla furono il ludi detti Romani, Magni o Maximi, principale attrattiva ludico-sportiva della Roma Repubblicana. Traggo alcune notizie da Wikipedia ( https://it.wikipedia.org/wiki/Ludi_Romani ) : si trattava di ludi dedicati a Giove; secondo la tradizione, furono istituiti dal re Tarquinio Prisco in occasione della conquista della città latina di Apiolae (Eutropio, Tito Livio), sebbene altri autori ne indichino l'origine nella vittoria sui Latini nella battaglia del Lago Regillo del 496 (Dionigi di Alicarnasso, Cicerone). Inizialmente i Ludi Romani duravano un giorno solo, ma un secondo giorno fu aggiunto per celebrare l'espulsione dei re da Roma, nel 509, e un terzo dopo la secessio plebis del 494. Fu in occasione dei Ludi Romani che per la prima volta a Roma si misero in scena tragedie basate sulla tragedia greca.

Nel 161 a.C. il console Gaio Fannio Strabone propose la legge, che poi da lui prese il nome di Lex Fannia, che fissava il limite di spesa per i pranzi organizzati in queste occasioni in 100 assi. Dal 191 al 171 a.C. ebbero una durata di dieci giorni, mentre poco prima della morte di Gaio Giulio Cesare ne duravano probabilmente quindici, dal 5 al 19 settembre. Dopo la morte di Cesare fu aggiunto un ulteriore giorno, probabilmente il 4 settembre. Nei calendari di epoca augustea i giochi si tengono dal 4 al 19 settembre; all'interno di questo lasso di tempo cadevano anche le festività di Epulum Iovis (13 settembre) ed Equorum probatio il 14, mentre i giochi nel circo duravano dal 15 settembre al 19.

Edited by L. Licinio Lucullo
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L. Licinio Lucullo
Supporter

Ora vorrei richiamare l'attenzione sui Ludi del 217: sappiamo infatti che per la loro celebrazione furono stanziati 333.333 assi e un triente; cifra alquanto anomala, chiaramente 1/3 di un milione, che deve pur avere un qualche senso.

Una spiegazione interessante e convincente l'ha fornita Coarelli (Argentum signatum, 2013): in origine i Ludi venivano votati anni prima della loro celebrazione; in altri termini, a una certa data si prometteva agli dei anni dopo sarebbero stati loro offerti giochi sfarzosi, nella speranza di ottenerne in cambio il favore, nel periodo intercorrente. E' quindi probabile che a una certa data siano stati promessi dei giochi per un certo ammontare di assi; siccome prima della loro effettivamente celebrazione l'asse fu ridotto di peso, l'importo venne aumentato all'anomala cifra di 333.333 assi e un triente, per conseguire un identico peso in bronzo e "non ingannare gli dei".

Sembra potersene dedurre che nel 217 fosse in vigore lo standard ponderale  quadrantale. Solo così, infatti, l'anomala cifra corrisponde a un peso in cifra tonda: 1 asse infatti pesava 3 once-peso (da non confondere con l'oncia-moneta), un triente 1 oncia-peso, quindi, 333.333 assi e un triente equivalevano al peso di 1.000.000 di once-peso di bronzo.

Anzi, lo standard quadrantale potrebbe essere stato introdotto proprio nel 217: infatti, secondo Plinio, una riduzione ponderale fu introdotta “Hannibale urguente Q. Fabio Maximo dictatore”, quindi appunto in questo anno.

 

Ma adesso facciamo un passo indietro nel tempo. Anche nel momento in cui i giochi furono votati, il valore corrispondente a 1.000.000 di once-peso doveva avere un significato, e quindi corrispondere a una cifra tonda in termini di assi. E qui sorge la difficoltà, perché il sistema di ripartizione degli assi è notoriamente duodecimale, mal si adatta a un valore che è una potenza di 10.

Coarelli propone questa soluzione:  i giochi furono votati nel 222 (perché il lustro era un lasso di tempo di significato sacrale), momento di massima apprensione per le sorti della guerra contro i Galli, per un valore di 200.000 assi semilibrali. Un facilissimo calcolo dimostra che, per questo studioso, lo standard semilibrale era di 5 once-peso, e questo mi lascia perplesso.

Sappiamo che inizialmente l'asse romano assunse tre diversi valori ponderali. Prescindendo dal problema del valore più elevato (300 scrupoli, pari a 12,5 once-peso), sappiamo che ci fu un asse di 288 scrupoli, pari a 12 once-peso, e uno successivo nel tempo di 240 scrupoli, pari a 10 once-peso; quest'ultimo secondo molti autori era tagliato secondo una libbra osco-latina, più leggera di quella romana, mentre per Pedroni (Ricerche sulla prima monetazione di Roma, 1993) e Forzoni (La moneta nella storia, 1995) sarebbe stata già una prima svalutazione (segnalo a tal riguardo l'interessante ipotesi di Forzoni, che individua una svalutazione su base dextantale).

Ora, se l'asse da 10 once-peso era una svalutazione (rispetto a quello teorico da 12 once-peso), non si capisce perché il passaggio successivo (5 once-peso, secondo Coarelli) fosse tagliato su esso. Non si capisce, cioè, perché il presunto standard "semilibrale" (5 once-peso) dovesse essere la metà di quello "dextantale" (10 once-peso), anziché la metà di quello librale (12 once-peso).

Ma anche ammesso e non concesso, che la riduzione semilibrale fosse tagliata sull'asse da 10 once-peso, nell'assunto che questo non fosse già a sua volta una riduzione di un originale bensì un'ipotetica libra osco-latina, non si capirebbe perché al passaggio successivo i Romani avrebbero adottato uno standard di 3 once-peso, che invece è chiaramente una riduzione (quadrantale) della libra di 12 once-peso.

Si noti che qui non ha alcun rilievo il peso effettivo delle monete, notoriamente molto variabile: chiaramente gli stessi Romani ragionavano sul peso teorico, se no non avrebbero stanziato l'anomala cifra di 333.333 assi e un terzo. 

 

Quindi? 

E' possibile che i giochi siano stati votati per un valore di 100.000 assi, quando era in vigore l'asse da 10 once-peso (a prescindere dal fatto che fosse una libra osco-latina oppure una prima riduzione ponderale)? 

E se fosse così, quanti anni prima della loro celebrazione dovrebbero essere stati votati?

Lascio a voi la parola ...

 

 

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L. Licinio Lucullo
Supporter

Veniamo ora alle monete.

Come ha evidenziato @lucerio, si ritiene che in occasione dei ludi del 217 sia stata emessa la bellissima serie collaterale RRC 39, composta da 5 bronzi (dal triente alla semioncia) http://numismatica-classica.lamoneta.it/cat/R-RRB12

Immagine.jpg

 

Ora, il triente di questa serie pesa in media circa 50 grammi, l'oncia circa 12,5 grammi; si tratta chiaramente di un'emissione semilibrale, tagliata da un asse teorico di 6 once-peso (Crawford e Haeberlin indicano infatti un peso standard dell'asse di circa 128 grammi, Pedroni uno di 144 scrupoli). Quindi: Coarelli presuppone uno standard di 5 once-peso nel 222 e uno di 3 once-peso nel 217, ma l'emissione pacificamente attribuita al 217 risponde a uno standard di 6 once-peso. Che ne pensate?

 

Ultima domanda: come interpretate le magnifiche rappresentazioni scelte per l'iconografia di questa serie?  Si ritiene che possa raccontare una storia mitologica completa. Avete idea quale? Magari potrebbe aiutarci @Rapax?

Edited by L. Licinio Lucullo
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Supporter

Su questa bellissima serie, in un un recentissimo articolo su Cronaca Numismatica del 5/6/2020,  Roberto Salati e Lorenzo Bassi sulla base di considerazioni iconografiche propendono per richiami a tipi campani e italici.

Cito:

"Parallelamente alla serie semilibrale è nota una serie bronzea, di grande pregio estetico, prodotta in una zecca italica diversa da Roma, nota come “serie semilibrale collaterale”. Le due serie quasi sicuramente circolarono contemporaneamente. Questa seconda serie, esclusivamente coniata, comprende nominali dal triente all’oncia, riporta segni di valore a rovescio e nel peso si avvicina molto ai corrispettivi nominali della serie semilibrale.

La serie colpisce per l’essere molto curata artisticamente e per la tematica, in parte estranea alla compassata tradizione repubblicana. I temi trattati sono riferibili alla Campania e ai distretti adiacenti. Il centauro trova riscontro nelle monete di Larino, la testa del sole ed il crescente alle monete di Venusia. Per contro la tipologia del sestante è tipicamente romana, con la scelta di rappresentare la lupa ed i gemelli. Il quadrante, con il toro cozzante, trova riscontro sia in una precedente tipologia dell’aes grave, che nella monetazione di Arpi, Posidonia e Thurii. Giunone, diademata e con scettro, era venerata a Roma come a Lanuvium. I tipi quindi non sono originali ma sembrano un misto di tipologie dei diversi stati centro italici (principalmente campani) gravitanti su Roma."

 

Edited by Scipio
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