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Dantedì e monete....


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Numismatico 007
1 ora fa, ak72 dice:

decima bolgia dell'ottavo cerchio, per esempio

Ciao,

in questa bolgia cosa è citato?

Un saluto

Antonio Valentino

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TIBERIVS
3 ore fa, Numismatico 007 dice:

Ciao,

in questa bolgia cosa è citato?

Un saluto

Antonio Valentino

si parla di fiorini: ( da W.)

I falsari di moneta: maestro Adamo - vv. 46-90[modifica | modifica wikitesto]

220px-Stradano_Inferno_Canto_30.jpg
 
Canto 30, Giovanni Stradano, 1587

Dante guarda allora ad altri mal nati e ne nota uno che gli ricorda un liuto (strumento a corde allora piuttosto raro quanto lo è oggi, che fu popolare nel XV secolo) con le gambe, perché l'idropisia che lo affligge gli modifica la pancia, che è ingigantita, mentre il viso è magro e smunto e le labbra sono aperte grottescamente come fa il tisico (l'etico), che le tiene arricciate per la sete una in su e una in giù (da notare il linguaggio tecnico di Dante, che era stato iscritto all'Arte dei Medici e Speziali a Firenze).

L'episodio che segue, che ha per protagonista Maestro Adamo, come egli stesso si presenterà al verso 61, è tra i brani più eterogenei per stile e emozioni di tutto l'Inferno di Dante. Prima grottesco, nella descrizione del suo stato fisico, poi si nota il suo dolore attraverso la descrizione delle labbra. Egli si rivolge ai due pellegrini con sofferenza citando un passo biblico ("guardate e attendete" [se esiste un dolore come il mio], Libro delle Lamentazioni I, 12), indice di tristezza e sofferenza priva di qualsiasi volgarità; poi il suo diventa nostalgico, perché se in vita ebbe tutto ora non può ottenere nemmeno un goccio d'acqua, invocazione seguita da una malinconica rievocazione del Casentino e dei suoi ruscelletti freschi e morbidi. La rievocazione del luogo dove visse (presso il castello di Romena) subito riporta alla mente il suo peccato, quello di falsario di fiorini ai quali toglieva tre dei ventiquattro carati d'oro sostituendoli con mondigia cioè immondizia, metalli non nobili. Anche la rievocazione del suo corpo "arso" è malinconica, ma subito il sentimento si tramuta in odio verso coloro che lo indussero a peccare, i fratelli dei conti Guidi di Romena, Guido, Alessandro e Aghinolfo, verso i quali Mastro Adamo non sa cosa darebbe per vederli all'Inferno, dovesse anche rinunciare a placare la sua sete. Con tono patetico dice che se potesse muoversi anche di un'oncia (pochi centimetri) ogni cento anni per raggiungerli lo avrebbe già fatto, ma è inchiodato al suolo.

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Numismatico 007

Wow... 

29 minuti fa, TIBERIVS dice:

si parla di fiorini: ( da W.)

I falsari di moneta: maestro Adamo - vv. 46-90[modifica | modifica wikitesto]

220px-Stradano_Inferno_Canto_30.jpg
 
Canto 30, Giovanni Stradano, 1587

Dante guarda allora ad altri mal nati e ne nota uno che gli ricorda un liuto (strumento a corde allora piuttosto raro quanto lo è oggi, che fu popolare nel XV secolo) con le gambe, perché l'idropisia che lo affligge gli modifica la pancia, che è ingigantita, mentre il viso è magro e smunto e le labbra sono aperte grottescamente come fa il tisico (l'etico), che le tiene arricciate per la sete una in su e una in giù (da notare il linguaggio tecnico di Dante, che era stato iscritto all'Arte dei Medici e Speziali a Firenze).

L'episodio che segue, che ha per protagonista Maestro Adamo, come egli stesso si presenterà al verso 61, è tra i brani più eterogenei per stile e emozioni di tutto l'Inferno di Dante. Prima grottesco, nella descrizione del suo stato fisico, poi si nota il suo dolore attraverso la descrizione delle labbra. Egli si rivolge ai due pellegrini con sofferenza citando un passo biblico ("guardate e attendete" [se esiste un dolore come il mio], Libro delle Lamentazioni I, 12), indice di tristezza e sofferenza priva di qualsiasi volgarità; poi il suo diventa nostalgico, perché se in vita ebbe tutto ora non può ottenere nemmeno un goccio d'acqua, invocazione seguita da una malinconica rievocazione del Casentino e dei suoi ruscelletti freschi e morbidi. La rievocazione del luogo dove visse (presso il castello di Romena) subito riporta alla mente il suo peccato, quello di falsario di fiorini ai quali toglieva tre dei ventiquattro carati d'oro sostituendoli con mondigia cioè immondizia, metalli non nobili. Anche la rievocazione del suo corpo "arso" è malinconica, ma subito il sentimento si tramuta in odio verso coloro che lo indussero a peccare, i fratelli dei conti Guidi di Romena, Guido, Alessandro e Aghinolfo, verso i quali Mastro Adamo non sa cosa darebbe per vederli all'Inferno, dovesse anche rinunciare a placare la sua sete. Con tono patetico dice che se potesse muoversi anche di un'oncia (pochi centimetri) ogni cento anni per raggiungerli lo avrebbe già fatto, ma è inchiodato al suolo.

Wow... nessuna moneta in più cita?

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