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IGNORED

"Coin of akragantine type"


VALTERI
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Così descritte da Jenkins le monete di Himera con raffigurato il granchio .

Un interessante esemplare di queste dracme imeresi con al rovescio granchio con leggenda tra le zampe, sarà a giorni in asta Gorny&Mosch 280 al lotto 73 .

301 Gorny&mosch 280 n. 73.jpg

303 Gorny&Mosch 280 n. 73.jpg

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Buonasera @VALTERI,

Decisamente meno comuni dei didracmi, le dracme imeresi battute durante l’occupazione akragantina non sono meno affascinanti storicamente e non solo.

Credo si possa ben dire che rappresentino un documento importantissimo, che testimonia la realizzazione ultima del lungo ed inarrestabile interesse di Akragas nel suo sviluppo verso la direttrice nord/tirrenica, nel periodo che va dalla tirannide di Falaride a quella di Terone, dal secondo quarto del VI secolo a.C. alla fine degli anni 70 del V secolo a.C. (anche se è da notare che la presenza nelle aree menzionate di seguito da parte di Akragas non si conclude con la tirannide Emmenide).

Sappiamo dalle indagini di scavi archeologici che già poco dopo la sua fondazione da parte di Gela (580 a.C.), Akragas iniziò ad allargare la propria sfera di influenza nella valle dell’Imera meridionale (a discapito proprio della madrepatria) e che tale controllo fu esercitato all’incirca fino a metà del V secolo a.C. Ma anche lungo il corso del fiume Halikos Akragas muoveva a nord, verso Himera, tanto che l’intero territorio compreso tra i due corsi d’acqua ricadeva sotto il dominio della polis.

Le ragioni di tale interesse erano essenzialmente tre: motivi di politica interna, commerciali/economici e di politica estera/espansionistica.

In politica interna si voleva appagare ed acquisire sostenitori, guadagnare prestigio (ricordiamo, Falaride e Terone erano tiranni).

Le ragioni economiche spaziavano invece dalla possibilità di intrattenere rapporti di scambio con l’entroterra indigeno alla possibilità di ottenere uno sbocco sul Tirreno, quindi ad aprirsi una via diretta al commercio con quelle popolazioni che abitavano ed effettuavano scambi nel mediterraneo nord occidentale, dall’Italia alla Spagna.

La politica espansionistica di Akragas è un tema più articolato, difficile se non impossibile da riassumere in poche righe. Da un lato all’epoca di Falaride abbiamo la volontà di stabilizzare e consolidare i confini orientali (Gela) e quelli occidentali (Selinos), mirando al contempo ad “occupare” le zone interne indigene ed a contenere l’espansione punica nel nord ovest dell’isola (si pensi alle imprese del generale cartaginese Malco intorno alla metà del VI secolo a.C., ma abbiamo in merito poche notizie dato che “Cartago deleta est”). Dall’altro lato, una settantina di anni dopo, la politica di Terone è ancora tesa ad espandersi sulle stesse direttrici, ma l’alleanza politica prima e “di sangue”  poi con Gelone gli garantirono la possibilità di occupare stabilmente Himera nel periodo in cui furono emesse le serie dette appunto di tipologia akragantina, nonché di infliggere la gravissima sconfitta all’esercito cartaginese di Amilcare nella battaglia di Himera del 480.

 

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Interessante come sempre   @Archestrato  quanto hai scritto .

Comunque luminosa e tragica, è breve la parabola di Agrigento : a soli 175 anni dalla sua fondazione, diventata "...città la più bella fra quante albergo son di uomini..." secondo Pindaro, viene rasa al suolo dai Cartaginesi .

a Te un saluto ed una buona serata

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