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IGNORED

Prutah della Prima Guerra Giudaica


Aristarco
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PRUTAH EMESSA DURANTE LA PRIMA GUERRA GIUDAICA

TIPO DI MONETA

Prutah

METALLO

Bronzo AE

TECNICA

Coniazione

AVVENIMENTO

Prima Guerra Giudaica

EPOCA

Romana – Giudaica

ANNO

68 – 69 d.C.

ZECCA

Giudaica (Gerusalemme?)

DIAMETRO

15,69 mm

PESO

2,44 gr

RIFERIMENTI BIBL.

B.M.C. , 27, 51 ; Meshorer, 156

DRITTO

Anfora scanalata con coperchio sfregiato; legenda in lingua ebraica : “Anno 2”

VERSO

Foglia di vite su viticcio; legenda in ebraico: “Per la libertà di Sion”

CONSERVAZIONE E GRADO DI RARITA’

mBB / NC

PROVENIENZA (Collezioni / aste)

 

 

I TEMPI DI QUESTA MONETA:

PRIMA GUERRA GIUDAICA

La moneta in questione trova la sua collocazione fra il 68 e 69 d.C. , in piena Prima Guerra Giudaica. Le origini di questa guerra vanno cercate nella pretesa del procurator Augustii della Giudea Romana, Gessio Floro, che venissero prelevati 17 talenti d’oro all’interno del Tempio di Gerusalemme. Naturalmente trovò opposizione giacché dal Tempio per la legge ebraica non doveva essere prelevato nulla, come non doveva essere posta alcuna immagine pagana. Già Caligola nel 40 d.C. ebbe a non ingraziarsi il popolo ebraico per voler far porre nel Tempio un suo busto per essere venerato. Il malcontento si interruppe all’epoca quasi subito giacché nel 41 Gaio ebbe a morire. Così arriviamo nel 66 e Gessio Floro, alla opposizione del popolo giudaico, mando i suoi soldati che uccisero circa 3600 persone. La legge romana appurò che la colpa di tali disordina era da attribuire solo al procurator Augustii e non ai Giudei; ma anche se questo doveva servire a distendere gli animi, gli ebrei più facinorosi e patrioti attaccarono la guarnigione romana di stanza a Masada sterminandola. Il sacerdote del Tempio occupò lo stesso proibendo i sacrifici nei confronti dei Romani. Incendiati nella città alta di Gerusalemme vari edifici romani, Gessio Floro mandò duemila uomini per sedare la rivolta ed il sacerdote del Tempio venne ucciso. I superstiti si rifugiarono poi in Masada. Non pago e scevro di ogni abilità politica, Gessio Floro in Caesarea fece uccidere circa diecimila Giudei facendo così espandere la rivolta in tutta la Giudea settentrionale. Causa questo espandersi, intervenne con la XII legione il governatore di Siria Gaio Cestio Gallo, che saccheggiò buona parte della Giudea spingendosi sino a Gerusalemme in concomitanza della Festa delle Capanne. In un primo momento il governatore ebbe la meglio riappacificando diversi quartieri della città, ma rivoltosi da ogni parte del territorio si unirono ai ribelli e lo stesso Cestio ebbe salva la vita con non poche difficoltà, con la sua legione quasi sterminata.

A capo della rivolta, i ribelli scelsero Eleazar, mentre nel 67, Nerone inviò a sedare questa rivolta Vespasiano, futuro imperatore , a comando di 3 legioni di 6000 armati ciascuna: la Legio V Macedonica, la Legio X Fretensis e la XV Apollinaris (il legatus era suo figlio ed anche lui futuro imperatore Tito) ; 23 coorti, 6 alae di cavalleria e diversi numeri di truppe alleate (15000 in tutto) prese da Antioco IV di Commagene, Erode Agrippa II e Gaio Giulio Soaemo e Malco II dei Nabatei.

Vespasiano e Tito da Tolemaide mossero verso la Giudea conquistando Gabara , proseguendo per Iotapata e conquistandola, provocando in Gerusalemme sconcerto per tale evento. L’arrivo dei romani venne invece accolto con gaiezza a Caesarea Marittima, dove la maggior parte degli abitanti erano di origine greca.

Proseguendo nei mesi, i Giudei rivoltosi avevano trovato rifugio fra le rovine di Ioppe, distrutta da Cestio nel 66, che ricostruirono. Ioppe fu un punto saldo per attacchi di pirateria da parte dei Giudei. Però ben presto i romani riuscirono a conquistare Ioppe dopo aver sfruttato una tempesta che distrusse la flotta nemica. Ribellatesi anche Tiberiade e Tarichee (in territorio di Agrippa) mentre Vespasiano faceva riposare l’esercito in Caesarea di Filippo, con orge e festini ed offerte agli Dèi, lo stesso inviò spedizioni punitive contro queste due città come a voler ringraziare Agrippa per la sua ospitalità. Si mosse con il figlio Tito, di stanza a Caesarea, per incontrarsi in Tiberiade, accampandosi a Sennabris, a trenta stadi dalla città. Vespasiano ebbe a mandare il decurione Valeriano con cinquanta cavalieri, a parlamentare e far proposte di pace agli abitanti, non desiderosi della ribellione; però con i suoi armati dovette fuggire in quanto un folto gruppo di rivoltosi, con a capo un certo Gesù, gli furono addosso. In seguito, Tarichee venne conquistata da Tito, nonostante le sue mura di difesa. Vespasiano invece occupò Tiberiade vendendo 30.400 schiavi, fra cui 6.000 destinati a Nerone per il canale nell’istmo di Corinto. Gli abitanti galilei accettarono di arrendersi ai Romani, ma dei rivoltosi di Giscala, Gamala e del monte Tabor continuarono a contrapporsi. Vespasiano assediò e conquistò Gamala mentre Giulio Placidio, tribunus militum, conquistava il monte Tabor. In città fu una strage, tanto che sopravvissero solo due donne. Giscala, in Galilea, aprì invece le porte a Tito che ivi si presentò con 1.000 cavalieri. Il ribelle Giovanni, che teneva sotto scacco i cittadini, chiese una tregua per decidere, visto che era il giorno del sabato. Tito acconsentì come forma di rispetto per le usanze locali, ma Giovanni ebbe a fuggire verso Gerusalemme istigando il popolo contro i Romani. Il giorno dopo, gli abitanti spalancarono le porte al futuro imperatore accogliendolo come un liberatore. Nel mentre Vespasiano mandò a Caesarea la Legio V Macedonica e la XV Apollinaris per le hiberna, mentre la X Fretensis venne inviata a Scitopoli.

Vespasiano nel mentre sottometteva Iamnia e Azoto, portando poi in Caesarea i Giudei scesi a patti.

 

In Gerusalemme invece la tensione era alta. Il Sommo Sacerdote Anania era favorevole a scendere a patti con i Romani per contrattare la pace. Dall’altra parte vi erano gli Zeloti e gli Idumenei che avevano comunque fatto breccia nelle menti della maggior parte dei cittadini. Inoltre in quei giorni in città entrarono numerosi briganti e bande provenienti da tutta la Giudea, che uccisero eminenti uomini di Gerusalemme imprigionando anche i reali. Instaurarono nel Tempio il loro quartier generale. Li chiamavano : Zeloti. Gli stessi uccisero circa ottomilacinquecento persone , loro stessi compatrioti, giacché si erano ribellati a che il Tempio venisse usato come quartier generale.

La situazione era assurda e surreale: il Sommo Sacerdote chiese aiuto ai Romani, mentre gli Zeloti agli Idumei. Così gli Zeloti si ritrovarono in Gerusalemme ad essere assediati dal popolo della città che, a sua volta, era assediato da 20.000 Idumei corsi in aiuto degli Zeloti. Questi ultimi, che si consideravano dei veri patrioti, con gli Idumei , che fecero entrare di notte, massacrarono molta della popolazione della città, Ebrei come loro, compreso il Sommo Sacerdote.

 

Arrivò l’anno 68 d.C. e molti ufficiali romani chiesero a Vespasiano il suo intervento. Questi, scaltramente, disse loro di aspettare giacché facendo così sicuramente avrebbero trovato i rivoltosi in minor numero in Gerusalemme. Nella Palestina del I sec. d.C. vi erano molte bande e molte fazione, fra le quali spiccavano i Sicarii , così chiamati dal fatto che per uccidere usavano la sica , che era una spada corta. Questo gruppo , a differenza di quel che si può pensare, non avevano nulla a che vedere con il patriottismo ebraico, anzi: erano persone dedite a ruberie di ogni sorta andando contro le leggi ebraiche della Torah. Accadde in quell’anno che durante la festa degli Azzimi, essi entrarono – forti dal sapere che i Romani non si muovevano e che Gerusalemme era allo sbando – in Engadde, una cittadina e massacrarono la popolazione rubando ogni cosa . Ci narra Giuseppe Flavio che in quell’occasione ebbero ad uccidere anche settecento fra donne e fanciulli. Le loro azioni però diedero coraggio ad altre bande giudaiche dedite a ruberie varie e così le loro fila, pian piano si ingrossarono. Ciò fece si che Vespasiano iniziò a marciare per liberare le città dagli Zeloti.

A Gadara, in Parea, gli abitanti si accordarono in segreto con i Romani, ma i ribelli vennero a sapere ciò ed iniziarono a vendicarsi. Ma all’arrivo di Vespasiano, furono gli stessi abitanti ad abbattere le mura cittadina in segno di benvenuto verso i Romani., accolti come salvatori. I ribelli vennero inseguiti da Giulio Placidio, forte di 500 cavalieri e 3.000 fanti. Inseguiti sino al Giordano, Placidio compì una strage di 15.000 Giudei, facendo 2.200 prigionieri. Occupò Giuliade, Abila e Basimoth nonché altre città fino al lago Asfaltite , ponendo a guardia delle stesse, nei presidi costruiti, i disertori più fidati. Tutta la Parea così venne posta sotto il controllo di Roma.

Recandosi ad Antipatride, intanto Vespasiano devastò il territorio circostante sino all’Idumea, uccidendo 10.000 uomini e facendo 1.000 prigionieri. Ad Emmaus, vicino, pose l’accampamento per la V Macedonica . Pose due guarnigioni a Batabris e Cafartoba, due città dell’Idumea centrale.

Scappati i rivoltosi da Gerico, Vespasiano entrò in questa che era deserta.

Gerasa venne saccheggiata, oltre che ai villaggi vicini, dalle truppe di Lucio Annio che uccisero circa 1.000 giovani e posero in schiavitù donne e bambini.

In Gerusalemme invece, nessuno poteva uscire dalla città finché vi fossero gli Zeloti; quindi gli Ebrei che patteggiavano per l’arrivo e la liberazione da parte dei Romani non poterono far altro che attendere.

Vespasiano però dovette attendere per assediare Gerusalemme, vista la notizia giunta che l’imperatore Nerone si era tolta la vita. Così il futuro imperatore dovette aspettare un nuovo imperatore e i suoi ordini. Ed il nuovo imperatore fu Galba. Tito e Agrippa vennero inviati nell’Urbe per omaggiare Galba, ma questi solo dopo sei mesi venne ucciso e al suo posto, in quell’anno dei tre imperatori, venne fatto imperatore Otone. Agrippa proseguì per Roma mentre Tito, non sapendo cosa fare in attesa di istruzioni da Roma, decise di ritornare indietro.

Fra le agitazioni in Giudea, Vespasiano vide susseguirsi a Gala diversi imperatori, sino a giungere a Vitellio. Intanto Simon bar Giora si preparava, fra tumulti vari, a conquistare Gerusalemme con 40.000 uomini. Venendo in seguito a sapere che lo stesso uomo aveva conquistato effettivamente la città, Vespasiano mosse con la cavalleria verso Gerusalemme mentre Sesto Vettuleno Ceriale devastava l’Idumea superiore. In mano ai rivoltosi e briganti rimanevano Erodion, Macherunte e Masada. Venuto a sapere , una volta tornato a Caesarea, di come Vitellio si impossessò del potere, Vespasiano venne acclamato da soldati, ufficiali e generali (visto che Vespasiano dapprima rifiutò) qual nuovo imperatore.

Mentre in Italia si fronteggiavano le legioni di Vitellio contro quelle mandate da Vespasiano, in Gerusalemme si creò una lotta fra fazioni, come quella di Eleazar ben Simon, prendendo a sé un buon numero di notabili nonché di Zeloti. Le fazioni erano capeggiate dai vari Giovanni, Simone ed Eleazar. Le vie di Gerusalemme erano colme di spargimenti di sangue continuamente. In tutto questo marasma, chi ne faceva le spese era il popolo.

Morto anche Vitellio, alla fine Vespasiano in qualità di imperatore salpò alla volta di Roma, lasciando al figlio Tito il compito di conquistare Gerusalemme e di riportare la pace in Giudea.

Al suo comando Tito, figlio di Vespasiano, aveva le legioni oramai veterane delle campagne in Giudea: la X Fretensis, la V Macedonica, la XII Fulminata e la XV Apollinaris ; inoltre disponeva di truppe alleate e di un buon numero di ausiliari siriaci. Siamo quindi giunti al 70 d.C.

Giunto che fu a trenta stadi da Gerusalemme Tito mandò avanti 600 cavalieri scelti per rendersi conto della situazione; forte del fatto che sapeva benissimo come il popolo voleva la pace. Tito infatti prendeva molto in considerazione il rispetto verso le genti di Giudea. Accampatosi ora con le legioni fuori le mura di Gerusalemme, ebbe i primi problemi sul Monte degli Ulivi dove vi furono attacchi che i Romani respinsero dopo due settimane, abbattendo la prima delle tre cinte murarie di Gerusalemme penetrando così nel quartiere di Bezeta .

Intanto per la Pasqua Ebraica, gli uomini di Eleazar fecero entrare dei pellegrini nei confini del Tempio, che altri non erano se non i seguaci di Giovanni di Gamala. I Romani da una parte e le fazioni ebraiche che combattevano fra di loro, il Tempio divenne un bagno di sangue dove alla fine gli uomini di Giovanni ebbero la meglio così che a Gerusalemme rimasero solo due fazioni.

Come detto, i Sicarii, uomini atti all’assassinio, oltre a combattere i Romani uccidevano anche persone , ebrei come loro, che denunciavano le loro violenze o persone che erano a favore dell’entrata dei Romani in città per portare la pace. Quelli che poi, superstiti della conquista di Gerusalemme in quell’anno, ebbero a rifugiarsi a Masada, non furono degli eroi, ma gente che prima di essere “patriottica”- cosa che non furono – altro non erano che assassini per i propri comodi: il potere.

Proseguendo la conquista di Gerusalemme, per facilitarsi l’ingresso verso il Tempio Tito attaccò la Fortezza Antonia, per poi conquistare la Spianata. Giovanni e Simone, catturati, vennero l’anno dopo portati a Roma. Il primo rimase a vita in carcere mentre il secondo, sfilando fra i 700 prigionieri per le vie dell’Urbe, venne poi condannato a morte. La conquista di Gerusalemme si poteva definire ultimata ma non la Guerra, tanto che proseguì sino al 73 quando venne conquistata Masada; roccaforte erodiana posta su di un altopiano scosceso retta da un gruppo di Sicarii, con a capo un certo Eleazar ben Yair. Essa venne presa sotto il comando del governatore Lucio Flavio Silva.

Viene detto che i Sicarii alla fine si uccisero coraggiosamente pur di non cadere prigionieri o sotto la spada dei Romani. Recenti scoperte archeologiche però hanno tolto però questo alone di romanticismo su quella che fu la presa di Masada e la fine dei Sicarii, non trovando abbastanza scheletri che facessero ipotizzare scientificamente ad un suicidio di massa.

Con la caduta di Masada e la conquista romana della fortezza stessa termina quella che fu la Prima Guerra Giudaica.

 

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DE GREGE EPICURI

Se le cifre riportate sono vere, più che di una guerra si può parlare di una serie di spaventosi massacri (operati un po' da tutte le parti in causa). C'è da dire che, sui numeri riportati dagli storici antichi, quelli moderni sollevano oggi molti dubbi, ritenendo che molto spesso siano state accettate in modo acritico le "voci popolari".

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Il 10/10/2021 alle 21:03, gpittini dice:

DE GREGE EPICURI

Se le cifre riportate sono vere, più che di una guerra si può parlare di una serie di spaventosi massacri (operati un po' da tutte le parti in causa). C'è da dire che, sui numeri riportati dagli storici antichi, quelli moderni sollevano oggi molti dubbi, ritenendo che molto spesso siano state accettate in modo acritico le "voci popolari".

beh si, come a Masada appunto. Ci sono state diverse sommosse in Giudea in quel periodo anche se diverse erano fra Ebrei stessi. Chi la pensava in un modo, chi in un altro. Zeloti e filo ellenici, poi i Romani. Insomma era un "minestrone" ; un polverone che esplose 

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