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Il reperto numismatico come testimonianza di culti ipogei (ma non solo) in epoca imperiale.


Illyricum65
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Buongiorno,

nei dintorni di Trieste, presso il paese di Bagnoli della Rosandra, esiste una cavità chiamata Antro di Bagnoli /Na Jami (FVG 76). Si tratta di una grotta non molto nota, non tanto spettacolare nelle dimensioni e avvolta da un’aura magica. Nei pressi parte un sentiero che con un erto tracciato porta sul piatto altipiano sovrastante, superando un dislivello di più di 300 metri.

https://catastogrotte.regione.fvg.it/76

  L’area circostante è molto ricca dal punto di vista archeologico con ampie testimonianze storiche a partire dal Neolitico e che si protraggono nella Protostoria; nell’età romana poi il vicino colle di San Rocco fu sede del primo forte romano nella zona all’epoca della Guerra Istriana del 177-178 a.C.

https://www.lamoneta.it/topic/200166-nuovi-scavi-archeologici-nellarea-triestina/

 Che vari gruppi umani siano stati attratti nel tempo in questo territorio non risulta assolutamente strano se consideriamo che il Torrente Rosandra è il maggior corso d’acqua di superficie della provincia triestina, che la valle alluvionale è una delle maggiori dell’area e che la prossima costa alluvionale consentiva l’attracco ai natanti senza troppi pericoli rispetto alla diffusa costa calcarea (o arenacea) alta e rocciosa.

Con la romanizzazione l’area fu densamente antropizzata con la costruzione di ville rurali, una necropoli e la costruzione dell’acquedotto che portava l’acqua a Tergeste.

La grotta, un'unica fenditura quasi verticale, rappresenta evidentemente il canale che provvede al drenaggio delle acque di parte dell'altipiano del Monte Carso, con probabili relazioni con gli inghiottitoi di Becca e Occisla. L’altipiano sovrastante raggiunge la vetta attorno a 455 mt: l’acqua dopo percorsi sotterranei esce direttamente dall’imbocco della cavità solo in periodi di grossa portata mentre da alcune polle alcuni metri a fondovalle fuoriesce un flusso continuo di acqua più o meno importante che confluisce nel Torrente Rosandra. Chiaramente la portata è proporzionale alla quantità di acqua caduta durante i periodi piovosi.   

image.png

Questa è la sezione nota grazie alle ricerche degli speleosub.

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  • Illyricum65 changed the title to Il reperto "numismatico come testimonianza di culti ipogei (ma non solo) in epoca imperiale.

Il vestibolo, come si vede dalle immagini che seguono, è parzialmente chiuso da un muro costruito dagli abitanti locali durante la Seconda Guerra Mondiale al fine di utilizzare la cavità come rifugio antiaereo; si può penetrare per alcuni metri all’interno su una cengia rocciosa che poi diviene impraticabile

image.png

image.png

image.png

Perché ve ne parlo? Perché ero a conoscenza che dalla cavità erano uscite delle monete bronzee romane ma non avevo notizie più precise in merito. Avendo trovato il testo di riferimento della segnalazione, vi posto il paragrafo tratto da:

Stanko Flego - Lidija Rupel - Matej Župančič, “Ricognizioni topografiche e archeologiche a Bagnoli della Rosandra”, Borgolauro, Rivista semestrale di Storia Lettere ed Arti della Fameia Muiesana, Anno IX – N.13 – Muggia 1988.

image.pngimage.png image.png

image.png

Pagine 57-59.

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Dal testo di Bruno Callegher, "Ritrovamenti monetali di età romana nel Friuli Venezia Giulia. Province di Gorizia e Trieste", Trieste, EUT Edizioni Università di Trieste, 2010, pp. 383; ill.

https://www.openstarts.units.it/bitstream/10077/10947/1/Ritrovamenti_interni.pdf

inoltre riprendo l’elenco delle monete provenienti dal sito. gorini 1.JPGgorini 2.JPG

Aggiungo inoltre altre immagini delle monete, tratte dal sito IPAC della Regione:

getImg.aspx.jpg

http://www.ipac.regione.fvg.it/aspx/ViewProspIntermedia.aspx?idScheda=1132&tsk=SI&tp=vRAP&idAmb=120&idsttem=6&C1=OGTT%7cOGT%7cripostiglio&Cp1=ripostiglio&searchOn=0&order=0&START=1

Il sito, non ricco in quantità ma comunque interessante, mi permette di introdurre un articolato tema che tratta di Impero Romano, frequentazioni delle cavità ipogee, monete e culti connessi. In realtà quantomeno in parte perché non in tutti i casi di “resti di epoca romana” sono costituiti da reperti numismatici ma spesso da resti ceramici (anfore e resti fittili in genere quando non metallici ma non numismatici o lapidei).

In questo caso l’ipotesi degli studiosi è che si tratti di una manifestazione legata a Culti delle acque.

 

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Il culto delle acque è molto diffuso nella penisola italiana fino dall’età preistorica (es. Grotta Scaloria (1)) e protostorica (es.civiltà nuragica (2)? l’uomo si rese conto ben presto del valore vitale che aveva l’acqua e l’associazione a figure divine/mitologiche che potessero favorire il perpetuarsi del suo scorrere fu precoce. L’acqua è fonte di vita, animata, dotata di una forza che andava controllata: la sua scarsità risultava nefasta (siccità), una improvvisa abbondanza poteva risultare altrettanto pericolosa (es. alluvioni). Questa tendenza a conferire un’importanza magica all’acqua e nello specifico alle sorgenti da cui scaturisce è pressoché universale, si manifestò anche al di fuori della penisola italiana in culture non italiche o comunque estranee agli influssi della sfera cultuale mediterranea: nell’area celtica lo testimoniano gli abbondanti casi di offerte votive di armi (ritualmente “uccise” ovvero ripiegate) in aree umide (laghi, fiumi, fonti o aree palustri)(3, 4) anche in età protostorica. Nella Britannia preromana sono note molte divinità celtiche che hanno dato in seguito il nome al fiume che tutelavano: Sabrina/Severn, Clutoida/Clyde, Belisama/Mersey, Devona/Devon, Verbeia/Wharfe, Matrona/Marna. In Irlanda il mito riportava che Boann, Sinann e Banna erano delle ragazzine curiose che cercando la saggezza immortale si recarono a un pozzo alle foci dei rispettivi fiumi: il Boyne, lo Shannon e il Bann. I pozzi, furibondi per esser stati disturbati, niente affatto desiderosi di rivelare segreti, strariparono facendo affogare le giovani indagatrici. Così, diceva la leggenda celtica irlandese, si formarono i grandi fiumi della terra. E’ probabile che storie analoghe sulle dee-fiume venissero narrate anche in Britannia e Gallia. In prossimità delle fonti del fiume Senna sono stati trovati santuari dedicati alla Dea eponima, con numerosi ex-voto (stampi di terracotta rappresentanti arti con medicazioni di vario tipo, e soprattutto coppie di occhi di lamina di bronzo), offerte in denaro contenute in vasi di terracotta, composizioni di statuette lignee e raffigurazioni della Dea che manovra un'imbarcazione conformata come un uccello acquatico e dotata di un unico remo, da usarsi in posizione eretta (5). Oltre alle fornitura dell’acqua, indispensabile alla vita, si riscontrano poi frequentemente attestazioni di culti in fonti di acque termali. E’ recente lo spettacolare rinvenimento di San Casciano dei Bagni(6) dove sono state rinvenute numerose monete romane imperiali, ex voto e statuette deposte per procacciarsi la benevolenza della ignota divinità (ctonia?), che esprimeva il suo grato compiacimento producendo l’acqua curativa.

san c.jpg

A duemila chilometri di distanza, ai confini settentrionali del mondo noto, presso Aquae Sulis (attuale Bath) ile popolazioni locali romanizzate si appellavano alla Dea sincretica Minerva Sulis e con devozione donarono monete e costruirono delle Terme tuttora in funzione (7). Nel 410 d.C. Roma abbandonò la Britannia al suo destino ma le Terme continuarono a essere attive… 

bath.jpg

E si continuano a rinvenire monete romane deposte in antichità a mo’ di omaggio (8)

                                                                                                        

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Tornando al tema iniziale delle fonti, il pantheon latino tra divinità ancestrali italiche, fluviali e sincretiche è molto affollato. Spesso poi per noi le divinità, legate a substrati preromani, restano ignote. Vediamone alcune.

·         Fons, adorato anche dai Sabini. Figlio di Giano e Giuturna. Vi era dedicato un altare al Gianicolo, ricco di fonti e falde acquifere. Venerato nelle festività dette del Fontinalia, il 13 ottobre.

fons.jpg

Rilievo di Epitynchanus. Musei Capitolini, Palazzo Nuovo, Sala degli Imperatori inv. S. 504, (da Gregori – Mattei 1999, n. 2195, p. 574, ill. 575).(10)

Fons disteso al centro attorniato da ninfee/grazie.

Le fonti sono tutte soggette a Fons che spesso assume il numen fontium del corso d’acqua: ecco quindi comparire un Fons Ventinus o un Fons Caeretanarum, assumendo l’epiteto del ruscello o della località. 

ara.jpg

·         Lo stesso Dio Nettuno/Neptunus nasce come divinità latina e prima italica delle acque correnti e delle sorgenti che solo successivamente (post guerre puniche) prende il posto del dio del mare greco Poseidone. In breve compie lo stesso passo dell’esercito di Roma: dopo la vittoria contro Cartagine il dominio di Roma da prettamente terrestre (riferimento alle sorgenti di acque dolci) diviene potenza (Dio) dei mari e delle acque nel suo insieme. Aiuta e protegge marinai, pescatori e… cavalli, di carattere iracondo scatena spesso tempeste e terremoti.

nettuno.jpg

Agrippa (Gaio, 37-41), Asse, Roma, dopo il 37 d.C.; AE (g 11,01; mm 30; h 7); M AGRIPPA L - F COS III, testa con corona rostrata a s., Rv. Nettuno clamidato stante verso s., tiene il tridente ed un piccolo delfino; ai lati, S - C. RIC 58; C 3. Patina verde, spl.

https://www.deamoneta.com/auctions/view/389/493

·         Il mondo rurale antico è caratterizzato dalla presenza di una moltitudine di piccole divinità minori che alimentano i racconti dei Miti. Tra queste rientrano a pieno merito le ninfee che nella Antica Grecia non sono pienamente divine, non sono immortali come gli Dei e al contrario di questi non hanno accesso all’Olimpo. Sono generalmente giovani, indipendenti, libere, vergini: raramente hanno luoghi di culto dedicati se non altari improvvisati o luoghi dedicati. Gli eventi mitologici cui sono costrette le porta a trasformarsi e ad assumere una nuova connotazione. Aretusa ad esempio, inseguita dal Dio Alfeo, per sottrarsi alle sue attenzioni fu trasformata dalla Dea Artemide in fonte. Analogamente al mondo greco anche nei popoli italici il culto delle ninfee era molto rappresentato. I luoghi più sacri erano le sorgenti, le radure dei boschi, i massi di roccia, le caverne naturali, le cascatelle dei fiumi, gli stagni, gli alberi, i crepacci, o una curiosa disposizione di rocce, o una zona satura di funghi, o piante acquatiche, o piante medicamentose. Nel traversare un bosco, nel raccogliere erbe curative o mangerecce selvatiche, nell'attingere acque a una fonte o nel bagnarsi in un fiume, ciascuno si rivolgeva alla ninfa del luogo e le faceva una preghiera e un'offerta. Nella tradizione popolare rurale rimasero in vita fino al medioevo quando furono demonizzate come streghe, demoni oppure  rimasero presenti come fate dei boschi e delle sorgenti. A Roma furono collegate alle sorgenti come fonte di purificazione e Ovidio le celebra:

Così si deve placare la dea, e tu rivolto ad oriente dì quattro volte le preghiere e lavati le mani nella viva onda”.

Una ninfa di sorgente è Lara, fatta diventare muta da Giove perché aveva rivelato a Giunone la divina attrazione del padre degli dei per la ninfa Giuturna; in seguito ebbe due gemelli da Mercurio, i Lari, che proteggevano casa, famiglia e campi. Venerate assieme a Fons durante le Fontinalia, si gettavano corone di fiori presso fonti e sorgenti; nel tempo la festività più importante passò ad essere quella del 23 luglio in onore di Nettuno. (11

·         Assimilabile ad una ninfa secondo il mito era Anna Perenna, della quale nel 1999 è stata rinvenuta una fonte (quartiere Parioli di Roma). Si trattava di una antica divinità festeggiata nel capodanno romano arcaico la cui fontana fu attiva dal IV secolo a.C. ad oltre il VI d.C. Nella cisterna sono state rinvenute tavolette plumbee recanti maledizioni, figure antropomorfe, monete e lucerne.(12)

file:///C:\Users\Andrea\AppData\Local\Temp\msohtmlclip1\01\clip_image002.jpg

·         Molto probabilmente localmente il mito pescava nel substrato di tradizione locale preromano. Ad esempio al Lacus Timavi(13)* abbiamo una iscrizione che rimanda al Dio Timavo che trova probabilmente stretta connessione con lo stesso Deo Temavus rinvenuto a Montereale Valcellina (14). Altra divinità dell’area montana era Belenos (in seguito connesso ad Apollo) che trova in seguito attestazioni di culto anche nella stessa Aquileia,Lubiana/Emona, Zuglio/Iulium Carnicum, Virunum (15).

*Il Lacus Timavi era una zona nota agli antichi romani anche antecedentemente al loro insediamento nella Venezia Giulia: si tratta dell’area dove il fiume Timavo dopo un corso ipogeo di 40 km sbocca nel mare attraverso alcune polle (attualmente 3, in antico tra 9 e 7 a seconda degli autori). Si sa che nei pressi esisteva sicuramente un santuario e attestazioni culto collegate a Diomede, ad Ercole, alla Spes Augusta, a Saturno; nel 178 a.C. l’area fu utilizzata dalla flotta romana come base per l’invasione dell’Istria per cui si può dedurre che fosse ben conosciuta da tempo (la fondazione di Aquileia risale a soli 5 anni prima).

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    Personalmente ritengo che le ipotesi sul rinvenimento dell’Antro di Bagnoli sono condizionate dalla sporadicità del rinvenimento e dall’eccezionalità dello stesso. Una trentina di assi che coprono un lasso temporale fino all’età adrianea possono essere anche una parte minoritaria di un deposito cultuale contraddistinto dalla deposizione di numerali in bronzo dove quelli più pesanti (riflettendo sulle circostanze del rinvenimento) possono essere rimasti nel luogo di deposizione ipogeo a causa del loro valore ponderale maggiore. Se viceversa il lotto fosse effettivamente rappresentativo allora la deposizione assume un valore più che altro cultuale ma non di grosso valore intrinseco – l’asse era considerato un po’ lo spicciolo del periodo, la moneta di maggior utilizzo quotidiano, non al pari degli € cents attuali ma con un valore lievemente maggiore, tipo l’€ attuale… Sicuramente non si tratta di un deposito di emergenza, come già segnalato dal Flego (periodo relativamente tranquillo nell’area del nord adriatico). Forse la deposizione monetale è legata allo sfruttamento come fonte dell’acquedotto di Tergeste (di cui non si conosce una data certa di fondazione) che da qui partiva alla volta della città e può esser letta come una sorta di offerta alle divinità che presiedevano all’erogazione dell’acqua di risorgiva. O come “rito di fondazione”. D’altra parte le evidenze di frequentazioni di cavità ipogee in epoca romana sono tutt’altro che infrequenti nella Venezia Giulia, dove l’altipiano carsico risulta in particolare ricco di grotte anche dall’accesso semplice. Purtroppo la documentazione archeologica pervenuta è stata spesso danneggiata e proprio l’area prossima al già citato Lacus Timavi è quella dove le cavità sono state utilizzate e riadattate a scopo bellico/rifugio durante il primo conflitto mondiale. I fenomeni che hanno portato alla frequentazione ipogea in epoca romana sono legati al loro utilizzo come ripari, come punti di raccolta delle acque di stillicidio e talvolta per uso, appunto, cultuale. Si ha notizia di rinvenimenti di are dedicatorie rinvenute a inizio 1900 in grotte ormai distrutte (Grotta del Diavolo Zoppo, Grotta del Pettirosso). Per evitare di uscire troppo dal discorso numismatico escludo dall’elenco che segue le cavità che pur presentando una frequentazione in età romana prive di evidenze numismatiche, i rinvenimenti singoli e i quelli sporadici non ipogei. I dati sono tratti dal testo di B. Callagher di cui alla nota 20.

   Il ritrovamento più spettacolare è sicuramente la Grotta del Mitreo di Duino, cavità sistemata a tempio ipogeo dedicato al Dio Mitra (16). All’atto degli scavi furono rinvenute circa 400 monete, la maggior parte del IV secolo d.C. ; dapprima rinvenute come offerte cultuali al Dio Mitra, recentemente è stata proposta la possibilità che si tratti di monete deposte da militari di stanza in zona (per bloccare l’arrivo in Italia di Teodosio che nel 394 d.C. è impegnato nella Battaglia del Frigido (17)) e mai recuperate. Il deposito copre un periodo che va dal Primo Impero fino ad una imitativa di Valentiniano III. Tracce di incendio indicano una probabile distruzione del tempietto da parte dei paleo-cristiani che a breve distanza, alle già citate foci del Timavo costruirono un luogo di culto.

mit.jpg

ricostruzione.gif

mitreo_5.gif

Mitreo 1.JPGmitreo 2.JPGmitreo 3.JPGmitreo 4.JPGmitreo 5.JPG

anto.jpg

Tavola I, nr.10, Antonino Pio dupondio

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Nei pressi del Mitreo sono state rinvenute monete romane anche nella Grotta Alexander Hohle/Grotta II presso la fermata ferroviaria Duino-Timavo, assieme a resti di anfore(18). La moneta più tarda non supera i primi anni del V secolo d.C. per cui è stato supposto che si tratti di una deposizione legata ad una presenza collegata alle truppe impegnate nello scontro tra Alarico e Stilicone presso il Timavo (401). In alternativa è stato proposto l’utilizzo temporaneo della cavita a scopo cultuale da parte dei seguaci del Dio Mitra dopo la distruzione del Mitreo da parte dei cristiani.

419.jpg

Monete romane sono state rinvenute nella Grotta Gialla presso Aurisina, una piccola caverna orizzontale con stratigrafia pre e protostorica a circa 200 mt sud del percorso di una strada romana.

467.jpg

Oggetto di scavi archeologici, negli anni cinquanta del XX secolo, vi furono rinvenute ceramiche romane, lucerne (I-IV secolo d.C.), due monete della seconda metà del II secolo d.C. e cinque del IV. Nel 1993 furono consegnate alla Sovrintendenza 65 monete integre + 25 frammentate trovate nella grotta (III-IV secolo d.C.) che si ricollocarono alla presenta di culti a divinità a noi sconosciute. E’ segnalata la presenza di un dupondio di Antonino Pio, di una moneta di Aureliano e di un AE3 di Onorio (408-423). La massima concentrazione copre il periodo tra Costantino e Valentiniano II. Per questo motivo taluni ritengono che si tratti di un deposito monetale tardo antico.

Il rinvenimento di monete romane nel 1893 è riportato nella Grotta Romana di Sgonico assieme a lucerne, all’interno di un bacino idrico (reperti dispersi). Il rinvenimento fu considerato di tipo cultuale.

107.jpg

La Grotta di Nivize si trova all’interno di un abitato protostorico in altura e fu utilizzata probabilmente a scopo funerario (presenza di resti scheletrici umani) e/o cultuale: nel 1892 il Puschi rinvenne un bronzo di Alessandro Severo (MARS ULTOR) e uno di Gordiano III (VICTORIA AETERNA); nel 1984 fu rinvenuto un bronzetto di Valeriano I assieme ad altri manufatti in metallo e terracotta (18). E' caratterizzata da un ingresso a pozzo.

1896.jpg

Anche nella celebre Grotta Gigante(18) furono rinvenute una moneta bronzea di Lucilla (rovescio PIETAS) e un bronzetto di Costanzo II (Perko, 1897) rinvenute nel cono detritico del “piazzale di fondo” (verosimilmente caduta dall’ingresso alto) che nella cosiddetta “sala dell’altare” (giunta da un accesso ora chiuso?) che non risulta attualmente accessibile senza tecniche di esplorazioni avanzate.

grotta gigante.jpg

Altre monete non ben precisate sono segnalate nella Grotta delle Lucerne, una modesta caverna con un deposito archeologico sconvolto da scavi di sistemazione da parte dei soldati austriaci durante la Prima Guerra Mondiale e che prende il nome dal rinvenimento in una nicchia laterale di alcuni di questi manufatti fittili ascrivibili all’epoca romana. Potrebbe essere la cosiddetta “Grotta di Santa Croce” di cui sono conservati degli esemplari monetali, costituiti da una trentina scarsa di monete che coprono il lasso temporale che va dal Primo Impero a Valentiniano II.

2189.jpg

 

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  • Illyricum65 changed the title to Il reperto numismatico come testimonianza di culti ipogei (ma non solo) in epoca imperiale.
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Posted (edited)

So di dire una cosa banale, ma anche ai nostri giorni, in fondo, facciamo un po' la stessa cosa quando buttiamo le monetine (di solito di basso valore) nella Fontana di Trevi  (tanto per fare un esempio) o nei pozzi (mi viene in mente il pozzo di San Patrizio ad Orvieto).
In quel semplice gesto riconosciamo il valore dell'acqua come fonte (guarda caso) di vita, di benessere, di speranza.

Indirettamente, in questo approfondimento, @Illyricum65 ci ha ricordato l'importanza dell'acqua, proprio in questi giorni di estrema siccità.

Buona domenica da Stilicho

Edited by Stilicho
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53 minuti fa, Stilicho dice:

So di dire una cosa banale, ma anche ai nostri giorni, in fondo, facciamo un po' la stessa cosa quando buttiamo le monetine (di solito di basso valore) nella Fontana di Trevi  (tanto per fare un esempio) o nei pozzi (mi viene in mente il pozzo di San Patrizio ad Orvieto).
In quel semplice gesto riconosciamo il valore dell'acqua come fonte (guarda caso) di vita, di benessere, di speranza.

Indirettamente, in questo approfondimento, @Illyricum65 ci ha ricordato l'importanza dell'acqua, proprio in questi giorni di estrema siccità.

Buona domenica da Stilicho

 

Ciao , non scrivi assolutamente cose banali .

Gli antichi , al contrario del comportamento dei contemporanei , avevano un vero culto dell' acqua spirituale e materiale , non per nulla fecero dell' Impero una ragnatela di acquedotti e di strade , fu l' eta' dell' oro in particolare dell' Italia .

Quando nel V secolo iniziarono ad essere abbandonate le condutture idriche e le strade al loro destino per mancanza di manutenzione , cio' coincise con l' abbandono o quasi delle grandi Citta' imperiali , Roma compresa ; come un vaso sanguigno irrora di sangue l' organismo quando e' giovane e forte , cosi' le sorgenti e di conseguenza gli acquedotti irrorano finche' efficienti le sane abitudini e le vite dei cittadini .

 

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