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Abruzzo CArlino di Carlo V


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Questo e' un carlino di Carlo V per Napoli del tipo giovanile.

Il ritratto e' ancora di tipo fisiognomico, riportando i tratti del volto del sovrano, che successivamente verra' ritratto sempre piu' idealizzato.

La monetazione di Carlo V segna il trapasso dalla ritrattistica 'veristica' rinascimentale a quella idealizzata e successivamente manieristica che distinguera' il resto del XVI secolo.

Ricordo anche che la comparsa del ritratto fisiognomico (ovvero un ritratto veristico del sovrano o del signore) in epoca moderna, a parte alcune rarissime eccezioni, avviene attorno alla meta' del XV secolo.

Non si puo' ancora determinare con assoluta precisione chi fu il primo regnante che pose per primo il proprio ritratto sulle monete, ma Ferdinando I d"Aragona per la zecca di Napoli, Francesco II Sforza per quella di Milano e forse Borso d'Este per quella di Ferrara sono tutti validissimi candidati, attorno al 1458-1462.

numa numa

post-4253-1184699573_thumb.jpg

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Questo e' un carlino di Carlo V per Napoli del tipo giovanile.

Il ritratto e' ancora di tipo fisiognomico, riportando i tratti del volto del sovrano, che successivamente verra' ritratto sempre piu' idealizzato.

La monetazione di Carlo V segna il trapasso dalla ritrattistica 'veristica' rinascimentale a quella idealizzata e successivamente manieristica che distinguera' il resto del XVI secolo.

Ricordo anche che la comparsa del ritratto fisiognomico (ovvero un ritratto veristico del sovrano o del signore) in epoca moderna, a parte alcune rarissime eccezioni, avviene attorno alla meta' del XV secolo.

Non si puo' ancora determinare con assoluta precisione chi fu il primo regnante che pose per primo il proprio ritratto sulle monete, ma Ferdinando I d"Aragona per la zecca di Napoli, Francesco II Sforza per quella di Milano e forse Borso d'Este per quella di Ferrara sono tutti  validissimi candidati, attorno al 1458-1462.

numa numa

247089[/snapback]

C'è chi la attribuisce alla zecca di Napoli, chi alla zecca de L'Aquila.

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mi permetto di esporre il mio parere al riguardo...

i carlini che sono stati attribuiti alla zecca de L'Aquila sono caratterizzati dall'assenza della lettera O nella parola ARAGO...

quindi l'attribuzione è:

ARAG L'Aquila

ARAGO Napoli

La moneta proposta da rigo è in effetti di questo secondo tipo. Inoltre nella variante da me proposta vorrei farvi notare sotto il volto dell'imperatore una specie di lettera R che risulta essere assente nelle altre varianti (da non confondere con la R dell'incisore: Luigi Ram)

PS la qualità delle mie foto è letteralmente schifosa...

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La moneta proposta da rigo è in effetti di questo secondo tipo. Inoltre nella variante da me proposta vorrei farvi notare sotto il volto dell'imperatore una specie di lettera R che risulta essere assente nelle altre varianti (da non confondere con la R dell'incisore: Luigi Ram)

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A parte la lettera dell'incisore Ram nel campo del dritto, la R corsiva della legenda del dritto Polase è presente anche su monete coniate a Napoli (secondo Pannuti e Riccio ai numeri 36a e 36c; R di Ram e nella legenda R corsiva) oltre che sulle presunte aquilane.

In realtà la legenda sulle presunte aquilane è ARAG e non ARAGO semplicemente perchè l'ultima parola della legenda del rovescio è SICIL (quindi per motivi di spazio), invece nelle napoletane è SI ET

In sostanza si tratta di varianti di legenda (ne esistono centinaia se non migliaia) e non metterei la mano sul fuoco nell'attribuirle ad una zecca piuttosto che all'altra solo per qualche lettera di differenza.

Con Pannuti e Riccio la legenda base del rovescio è considerata la seguente: REX ARAGO VTRIVS SI ET e due punti a separare le parole

Con D'Andrea-Andreani la legenda base: R ARAG VTRIVS SICIL e due punti a separare le parole. Per il resto stesse caratteristiche iconografiche e stilistiche.

Ardua è la sentenza... :)

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Grazie Polase,

si, conosco la collezione della Bnaca d'Italia che e' particolarmente ricca per le zecche del Sud Italia. Nella collezione si trova un ducato di Carlo V (n. 1) del medesimo tipo del carlino in argento con ritratto giovanile da me postato, assente invece nella collezione della Banca.

numa numa

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  • 6 years later...

Sarebbe possibile spostare gentilmente questa discussione nella sezione delle monete e medaglie del Sud? Chiedo scusa per aver riesumato questa vecchia discussione ma è un argomento che m'interessa in particolar modo. Grazie :good:

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Caspita Francesco, qui giaceva da 7 lunghi anni.....come hai fatto a scovarla ? Che occhio ! Nel rileggerla è bella questa discussione veramente.....si legge un numa numa in pantaloni corti..... :blum: che fa, come sempre d'altronde, delle interessanti osservazioni su quale potesse essere il primo ritratto rinascimentale, in effetti è un argomento molto interessante, direi sovrasezionale, anche se effettivamente, Travaini in testa, ritiene essere quello di Ferdinando I d'Aragona, comunque interessante, quante volte abbiamo parlato qui di iconografia, ritratti, classico argomento che appassiona tutti noi e che può unire più voci.....provvedo dopo sette lunghi anni di silenzio a spostarla immediatamente,

Mario

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A parte la lettera dell'incisore Ram nel campo del dritto, la R corsiva della legenda del dritto è presente anche su monete coniate a Napoli (secondo Pannuti e Riccio ai numeri 36a e 36c; R di Ram e nella legenda R corsiva) oltre che sulle presunte aquilane.

In realtà la legenda sulle presunte aquilane è ARAG e non ARAGO semplicemente perchè l'ultima parola della legenda del rovescio è SICIL (quindi per motivi di spazio), invece nelle napoletane è SI ET

In sostanza si tratta di varianti di legenda (ne esistono centinaia se non migliaia) e non metterei la mano sul fuoco nell'attribuirle ad una zecca piuttosto che all'altra solo per qualche lettera di differenza.

Con Pannuti e Riccio la legenda base del rovescio è considerata la seguente: REX ARAGO VTRIVS SI ET e due punti a separare le parole

Con D'Andrea-Andreani la legenda base: R ARAG VTRIVS SICIL e due punti a separare le parole. Per il resto stesse caratteristiche iconografiche e stilistiche.

Ardua è la sentenza... smile.gif

Ma già un pò di annetti fà il buon Gionata a cosa alludeva quando scriveva "oltre chè alle presunte Aquilane".

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Alberto Tufano lo interpretò secondo una logica sua personale sovrapponendo i vari caratteri che compongono la parola AQUILA. ...... mentre il sottoscritto è riuscito di recente ad arrivare allo scioglimento del monogramma seguendo un'altra strada. Quando avrò terminato alcune ricerche iconografiche allora pubblicherò le stesse ma fino a quel momento non ho alcuna certezza matematica.

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