antvwaIa Inviato 19 Gennaio, 2025 #1 Inviato 19 Gennaio, 2025 (modificato) Durante il regno di Leone III Isaurico (717-741) viene realizzata una riforma monetaria che introduce il miliaresion d'argento e, pur confermando la coniazione del follis presso la zecca di Costantinopoli, sopprime la data, sostituita dalle lettere XXX e NNN disposte verticalmente ai lati dell'indicazione del valore della moneta (M, K o I) il cui significato, probabilmente corrisponde all’invocazione ΧΡΙΣΤΟΣ ΝΙΚΑ (Cristo Vittorioso) ripetuta tre volte. A Leone III fece seguito il figlio Costantino V e quindi il nipote Leone IV, durante il cui regno la zecca di Costantinopoli cessò di coniare le frazioni del follis. Tuttavia, mi domando se il numerale indicato sulla moneta di bronzo al tempo di Leone III corrispondesse al valore reale: infatti si osserva chiaramente la mancanza di relazione tra le dimensioni della moneta (tanto in peso quanto in diametro) e il numerale riportato sulle stesse. Inoltre, i mezzi follis e i deka sono stati coniati in misura modesta e sono piuttosto rari. Azzardo l'ipotesi che ben presto sia cessata la coniazione delle due frazioni del follis, sostituite da un follis ridotto. Ipotesi a prima vista ragionevole, ma che trova difficoltà ad essere sostenuta poiché le dimensioni dei follis, indipendentemente dal loro disegno, sono molto variabili e, soprattutto, senza soluzione di continuità e, pertanto, nell'uso quotidiano il loro valore restava sempre piuttosto incerto.... Cosa ne pensate? Leone III, follis e divisionali (fotografie in scala 1:1): 1) Leone con Costantino, follis, 4,5 g, 21 mm (Naumann); 2) Leone III con Costantino, follis, 3.26 g, 12 mm (Numismad); 3) Leone III con Costantino e Irene, follis, 2,36 g, 20 mm (Naumann); 4) Leone III con Costantino, mezzo follis, 1,86 g, 17 mm (CNG); 5) Leone III, deka, 2,55 g, 19 mm (CNG); 6) Leone III, deka, 1,63 g, 17 mm (CNG). Modificato 19 Gennaio, 2025 da antvwaIa 2 Cita
antvwaIa Inviato 19 Gennaio, 2025 Autore #2 Inviato 19 Gennaio, 2025 Continuando con il dialogo che non ha mai avuto inizio, a Leone III fece seguito il figlio Costantino V e quindi il nipote Leone IV, durante il cui regno la zecca di Costantinopoli cessò di coniare le frazioni del follis che restò l’unica moneta di bronzo emessa dalla Capitale. Alla morte di Leone IV subentrò il figlio Costantino VI, di appena 9 anni, e il governo fu gestito dalla madre Irene Ateniese la quale nel 797 depose il figlio e lo fece accecare. Niceforo I Logoteta, ministro delle finanze, nell’802 detronizzò Irene e assunse la porpora imperiale dando origine all’effimera dinastia niceforiana: con Niceforo I fu definito l’uso del titolo di βασιλεύς ρωμαίων, riservato all’imperatore, che indossa sempre la clamide, e δεσπότης, riservato al figlio destinato alla successione al trono, il quale indossa la lorica. Nell’811, combattendo i bulgari Niceforo fu ucciso e il figlio Stauracio, rimasto gravemente ferito, abdicò a favore di Michele I. Questi, sconfitto dai bulgari nell’813, abdicò a favore di Leone V Armeno, che godeva dell’appoggio dell’esercito. Durante questo periodo il follis tornò ad avere una certa stabilità dimensionale. 1) Leone IV con Constantino VI, Leo III e Constantino V, follis, 5,10 g, 25 mm (Naumann); 2) Irene, follis, 3,78 g, 21 mm (Naumann); 3) Irene, follis, 2,50 g, 17 mm (CNG); 4); Niceforo I, follis, 5,93g, 23 mm (CNG); 5) Michele I con Teofilo, follis, 4,5g, 23 mm (Naumann); 6) Michele I, follis, 5,47g, 21mm (Savoca); 7) Leone V, follis, 6,3 g, 22 mm (N&N London); Leone V con Costantino, follis, 5,82 g (Busso Peus Nachfolger). Fotografie in scala 1:1. 1 Cita
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